{"id":27843,"date":"2017-07-26T10:21:00","date_gmt":"2017-07-26T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/26\/perche-la-cultura-femminista-odia-maria-vergine\/"},"modified":"2017-07-26T10:21:00","modified_gmt":"2017-07-26T10:21:00","slug":"perche-la-cultura-femminista-odia-maria-vergine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/26\/perche-la-cultura-femminista-odia-maria-vergine\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la cultura femminista odia Maria Vergine"},"content":{"rendered":"<p>Nelle sue <em>Lettere di Berlicche<\/em>, del 1942, lo scrittore cattolico inglese Clive Staples Lewis sosteneva che esistono due archetipi femminili nell&#8217;immaginario dell&#8217;uomo, la Venere celeste e la venere infernale: la prima, contraddistinta da un certo grado di spiritualit\u00e0, capace d&#8217;innalzare i pensieri e i sentimenti del suo compagno verso la dimensione superiore; la seconda, caratterizzata da una sensualit\u00e0 brutale, quasi animalesca, fatta apposta per sedurre il maschio e per trascinarlo verso il basso, nel regno della istintivit\u00e0 pi\u00f9 primitiva. Potremmo prendere a prestito questo concetto, psicologicamente esatto, e trasporlo nella dialettica oggi esistente fra il modello rappresentato dalla Vergine Maria e quello rappresentato dalla tipica donna moderna, aggressiva, in carriera, e, soprattutto, lubrica: per esempio, la cantante Madonna, la quale non certo per caso ha scelto come nome d&#8217;arte quello che si richiama direttamente a Maria, madre di Ges\u00f9, con il preciso intento di profanare il sacro e di accrescere la propria notoriet\u00e0 e la propria carica trasgressiva &quot;sporcando&quot; l&#8217;immagine pi\u00f9 casta e al tempo stesso pi\u00f9 cara al cuore dei cattolici. Ci sono, dunque, due Madonne, quella celeste e quella infernale: e si contendono l&#8217;anima di centinaia di milioni di donne in tutto il mondo, ma specialmente nelle societ\u00e0 occidentali e post-cristiane.<\/p>\n<p>Semplificando al massimo, oltre alle ragioni gi\u00e0 esposte (cfr. il nostro articolo <em>Perch\u00e9 Maria \u00e8 inconciliabile con la modernit\u00e0<\/em>, pubblicato su <em>Nuova Italia. Accademia Adriatica di Filosofia<\/em> il 26\/07\/2017), potremmo dire cos\u00ec: Maria Vergine \u00e8 il simbolo della donna che fa di se stessa un dono di amore totale e disinteressato, in un senso puramente spirituale; l&#8217;altra, la madonna terrestre, \u00e8 il tipo della donna che si offre in un senso esclusivamente carnale, e, per giunta, non si offre per donarsi, ma si offre per negarsi: cio\u00e8 per accendere il desiderio maschile e poi tirarsi indietro, rifiutando di concedersi. Un comportamento, anzi, uno stile abituale, evidenziato da tutta una serie di cose, a cominciare dall&#8217;abbigliamento, fatto apposta per attirare il massimo dell&#8217;attenzione maschile sulla propria fisicit\u00e0 (senza molta differenza con quello di una prostituta da strada, a parte il fatto che, per quest&#8217;ultima, si tratta di un modo, brutale ma spiccio, per farsi riconoscere, di notte, sui marciapiedi o a lato delle strade statali, mentre per lei \u00e8 un gioco di malizia gratuita) e che potrebbe sembrare paradossale, quasi schizofrenico &#8211; e forse lo \u00e8 realmente &#8212; ma che ha una sua, e sia pure perversa, ragion d&#8217;essere, a suo modo perfettamente logica. Provocando l&#8217;interesse del maschio nel senso pi\u00f9 carnale ed esplicito, la donna moderna &#8212; spesso non pi\u00f9 giovane, ma con un <em>look<\/em> da ragazzina; spesso separata o divorziata, ma ben decisa a godersi la sua libert\u00e0 da <em>single<\/em>, meglio se con i soldi del suo ex marito, che un giudice, di solito donna e femminista, ha condannato a mantenerla a vita, indipendentemente dalle sue possibilit\u00e0 economiche; qualche altra volta lesbica pi\u00f9 o meno felice e pi\u00f9 meno dichiarata, il che rende il suo gioco coi maschietti ancora pi\u00f9 divertente e senza rischi di coinvolgimento affettivo &#8212; si prende una sorta di rivincita su chi sa mai quali (immaginari) torti e secolari ingiustizie, subiti da parte della odiosa razza padrona di sesso maschile. E quale rivincita pi\u00f9 allegra, pi\u00f9 beffarda, pi\u00f9 tagliente di questa: infiammare il desiderio sessuale del maschio, lusingarlo, blandirlo, e poi voltargli le spalle e allontanarsi con un sorriso di disprezzo, godendo della sua vana eccitazione e della sua cocente delusione, che diventa ancor pi\u00f9 amara perch\u00e9 condita con il pepe di una inequivocabile, immedicabile umiliazione? Offendere la virilit\u00e0 dell&#8217;uomo, schiaffeggiare a sangue proprio la sua fierezza di maschio, dopo averla portata fino al <em>diapason<\/em> del desiderio: si potrebbe immaginare una vendetta pi\u00f9 saporita? E non importa se \u00e8 una vendetta nei confronti di uno sconosciuto che non centra affatto con la sua biografia le sue delusioni: basta che sia un maschio, poich\u00e9 tutti i maschi sono colpevoli <em>in solido<\/em> dei crimini di ciascuno, cos\u00ec, per decisone inappellabile della giustizia femminista; e non importa neppure se si tratta d&#8217;una vendetta che si ritorce, in ultima analisi, su colei che la attua, perch\u00e9 costringe anch&#8217;ella ad una totale sterilit\u00e0 affettiva, a una reiterazione compulsiva di strategie finalizzate al nulla.<\/p>\n<p>In fondo, in questo atteggiamento della donna moderna &#8212; e quando diciamo <em>donna moderna<\/em>, intendiamo quel tipo particolare di donna che aderisce in pieno, e consapevolmente, ai miti e ai dogmi pi\u00f9 specifici della cultura moderna: individualista, progressista, materialista, rivendicativa, e, nella fattispecie, femminista &#8212; c&#8217;\u00e8 un tratto tipico della psicologia del cittadino moderno in quanto tale, anteriormente alla differenziazione di genere: una tendenza al compiacimento sadico nei confronti dell&#8217;altro, preso come oggetto del proprio piacere, ma anche come bersaglio sul quale sfogare e riversare tutta la propria carica di aggressivit\u00e0 latente, spinta ad un livello e a delle forme tali, che, inevitabilmente, implicano degli &quot;effetti collaterali&quot; anche per colui &#8211; per colei, nel nostro caso &#8212; che brandisce il coltello dalla parte del manico ed \u00e8, quindi, la parte attiva in questo rapporto sadico. Infatti, non solo non \u00e8 un comportamento <em>normale<\/em> &#8211; ma tanto, la parola e il concetto di &quot;normalit\u00e0&quot; sono stati archiviati, con il massimo disprezzo, dalle varie forme della cultura progressista, e dal femminismo <em>in primis<\/em> &#8212; che una donna finalizzi il proprio modo di apparire, di porsi, di stare con gli altri, alla seduzione sistematica, con la precisa intenzione di non concedersi e d&#8217;irridere le <em>avances<\/em> del maschio; \u00e8 anche, in ultima analisi, autolesionistico, e quindi, almeno potenzialmente, masochista. \u00c8 inevitabile: quando ci si concentra nell&#8217;essere seducenti, si eccita il desiderio altrui, ma, in qualche misura, anche il proprio: e il negarsi, bench\u00e9 possa offrire qualche soddisfazione perversa &#8212; conosciamo delle donne che confessano di arrivare fino all&#8217;orgasmo, nell&#8217;atto di rifiutarsi &#8212; alla lunga risulta frustrante anche nei confronti di se stessi, pur se \u00e8 vero che, per la donna, la soddisfazione maggiore viene dall&#8217;ammirazione e dal desiderio che sa suscitare, pi\u00f9 che nell&#8217;atto sessuale in se stesso.<\/p>\n<p>In ogni caso, a lungo andare, questo modo di porsi finisce per provocare una vera e propria distorsione dell&#8217;affettivit\u00e0 e dell&#8217;immagine che ha la donna ha di se stessa: come un eroinomane, ella finisce per dipendere, in dosi sempre pi\u00f9 massicce, dalla sensazione di potere che le d\u00e0 il fatto di accendere il desiderio maschile, e, in tal modo, per stimare il proprio valore di <em>persona<\/em> sulla base di quest&#8217;unica prestazione. \u00c8 curioso: ma, cos\u00ec facendo, la donna moderna si mette da se stessa nel ruolo che tanto detesta, a parole, qualora le venga cucito addosso dall&#8217;uomo: quello di donna-oggetto. \u00c8 quasi superfluo aggiungere che, quando lo specchio le rimanda la propria immagine invecchiata, la donna di cinquanta, di sessanta o settant&#8217;anni, se ha impostato la propria esistenza in quella direzione, finisce per provare disgusto del proprio corpo e quindi anche di s\u00e9 come persona (per lei, non vi \u00e8 quasi distinzione fra le due cose) e per cadere in uno stato di depressione cronica; oppure si rende protagonista di una inutile e patetica ribellione contro il tempo, e allora incomincia a mettersi in competizione con le giovanissime &#8212; con sua figlia, persino con sua nipote &#8212; per apparire ancora giovane e, soprattutto, desiderabile. Ma poich\u00e9 &quot;desiderabile&quot;, nell&#8217;universo concettuale della donna moderna, coincide con &quot;provocante&quot;, \u00e8 chiaro che il gioco, a un certo punto, diventa grottesco, anche se i <em>mass media<\/em>, e specialmente la pubblicit\u00e0 televisiva &#8212; ad esempio, di una crema antitughe &#8211; fanno del loro meglio per alimentare questa pietosa illusione: ossia che un uomo giovane, in un locale pubblico, possa rimanere colpito, e mostrarsi profondamente interessato, dalla madre pi\u00f9 che dalla figlia, se le due donne sono sedute assieme e se la pi\u00f9 vecchia appare, in qualche modo, pi\u00f9 giovanile e pi\u00f9 sexy dell&#8217;altra. Ma queste cose, pur non essendo impossibili, accadono pi\u00f9 che altro in quel magazzino dei sogni che \u00e8 la realt\u00e0 virtuale dei mezzi di comunicazione di massa, non nella vita reale; anche se il cinema, per esempio, fa del suo meglio per supportare la cultura femminista anche nella fase della vecchiaia, come quando descrive con compiacimento le avventure erotiche a pagamento di una benestante e alquanto stagionata turista occidentale con qualche gigol\u00f2 dei paradisi tropicali, mentre, se si verificasse la situazione inversa, cio\u00e8 di un anziano turista maschio che ha dei rapporti sessuali a pagamento con delle minorenni, la stessa cultura femminista si straccerebbe le vesti per l&#8217;indignazione, griderebbe all&#8217;infamia e invocherebbe una legislazione severissima per reprimere un cos\u00ec nefando commercio del copro femminile ancora acerbo (cfr. il nostro articolo: <em>Il turismo sessuale fa schifo, a meno che sia quello femminile<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 27\/01\/2014).<\/p>\n<p>E ora lasciamo stare le &quot;madonne&quot; moderne, le varie Louise Veronica Ciccone &#8212; maestra di esibizioni scandalose, di trasgressione volgare e blasfema, fatta passare per creativit\u00e0, e di erotismo da postribolo di massa &#8211; e le loro emule della vita di ogni giorno, le ragazze e le signore mature della porta accanto, per tornare alla sola Madonna che la cultura europea ha ammirato, venerato, ascoltato per secoli e secoli: la Madre celeste, la Madre di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo. In lei sono evidenti le caratteristiche psicologiche, spirituali e morali diametralmente opposte a quelle ora descritte: il pudore, in luogo della sfrontatezza; la discrezione, in luogo dell&#8217;invadenza; la modestia, in luogo del narcisismo; la generosit\u00e0, in luogo dell&#8217;egoismo; la dolcezza, in luogo del cinismo; la gratuit\u00e0, in luogo dell&#8217;opportunismo; la liberalit\u00e0, in luogo del calcolo. Maria Vergine \u00e8 la Donna che primeggia su tutte le donne, \u00e8 la senza peccato, perch\u00e9 la sua volont\u00e0 si \u00e8 fatta una cosa sola con quella divina; e la sua vita non \u00e8 per se stessa, ma per mettersi totalmente al servizio del progetto di salvezza voluto da Dio, e attuato per mezzo della sua pronta, entusiasta, incondizionata collaborazione. <em>Sia fatto di me secondo la volont\u00e0 del Signore<\/em>: questa \u00e8 la frase che riassume il modo di essere di Maria; e questo \u00e8 il modo di essere che le ha conferito un primato morale fra gli Apostoli, anche dopo la partenza del suo divino Figlio, e che l&#8217;ha resa, idealmente, madre della Chiesa nascente e, nello stesso tempo, madre di tutti gli uomini, come una novella Eva, riparatrice del peccato della nostra progenitrice. Eva, infatti, pecc\u00f2 di superbia, perch\u00e9 ascolt\u00f2 il diavolo che le disse: <em>Sarete come Dio<\/em>, e fece peccare anche l&#8217;uomo, il suo compagno; Maria ha annullato la propria volont\u00e0, ha ucciso il proprio io, ha accettato il mistero inaudito della sua Maternit\u00e0 divina, con obbedienza e letizia perfette. Tutta la vita di Maria \u00e8 un dono: dono totale, dono di se stessa, e non dono di questa o quella parte del suo tempo, della sua disponibilit\u00e0, della sua personalit\u00e0. Maria si \u00e8 interamente annullata per essere una cosa sola con la volont\u00e0 del Signore: ha fatto, su di s\u00e9, ci\u00f2 che Ges\u00f9 avrebbe fatto su se stesso: rimettersi interamente al Padre, volere solo quello che vuole Lui, e non ci\u00f2 che vorremmo noi.<\/p>\n<p>Ecco: questi sono i due modelli, opposti e inconciliabili. Per secoli, il modello della Vergine Maria ha improntato di s\u00e9 la societ\u00e0 europea; con l&#8217;avvento della modernit\u00e0, il secondo modello si \u00e8 sostituito gradualmente al primo e grazie alla sua capillare penetrazione nell&#8217;immaginario collettivo, ha radicalmente modificato il modo di porsi, e di essere, della donna. Se, un temo &#8212; un tempo non lontano! &#8212; la donna che vestiva in modo provocante e assumeva atteggiamenti disinvolti veniva bollata con la riprovazione morale dei suoi compaesani, ora si \u00e8 verificato il fenomeno inverso: \u00e8 la donna pudica e riservata, la donna interamente dedita ai suoi doveri di sposa e di madre, oppure la donna che ha seguito la vocazione religiosa, ad essere oggetto d&#8217;ironia, disapprovazione e, non di rado, disprezzo. Lo stesso accade per le giovanissime che pensano solo a studiare, non frequentano i bar o le discoteche, non bevono alcolici, non danno troppa confidenza ai maschietti &#8212; per dirla tutta: che conservano la loro verginit\u00e0 &#8211; e, soprattutto, che non si vestono, si truccano o si atteggiano in maniera provocante, ad incorrere nell&#8217;ironia e, non di rado, in forme di ostracismo o di autentica persecuzione da parte delle compagne pi\u00f9 &quot;sveglie&quot; e moderne. E a criticare ed accusare con pi\u00f9 forza, con pi\u00f9 aggressivit\u00e0, con pi\u00f9 inclemenza questo tipo di donna, chiamiamola tradizionale, sono proprio le altre donne: quelle &quot;emancipate&quot;, impregnate di cultura femminista, sovente delle divorziate che guardano dall&#8217;alto in basso le loro &quot;colleghe&quot; ancor sottomesse alle <em>servit\u00f9 familiari<\/em>, e alle quali il fatto del divorzio ha conferito, quanto meno nella loro immaginazione, ma spesso anche nella stima delle amiche, una specie di superiore autorevolezza, quasi un&#8217;aura carismatica. Se, poi, qualcuno facesse notare a queste madri moderne ed emancipate, gioiosamente libere nei loro comportamenti, che, per esempio, i loro figli, a scuola e fuori, sarebbero meno disadattati e problematici, complessati e litigiosi, o che le loro figlie sarebbero pi\u00f9 tranquille e serene, meno propense alla depressione o ai disordini alimentari, se loro dedicassero un poco pi\u00f9 di tempo ai loro bambini e ragazzi, magari rinunciando a qualche seduta dall&#8217;estetista o a qualche trattamento per l&#8217;abbronzatura, o a qualche <em>shopping<\/em> con le amiche per acquistare inutili vestiti e prodotti di bellezza &#8212; inutili, perch\u00e9 ne hanno gi\u00e0 una scorta ragguardevole -, ecco che le interessate, sostenute da tutta la fanfara della cultura femminista e politicamente corretta, scatterebbero in piedi, come leonesse infuriate, per respingere, con sdegno, il tentativo di attuare su di loro l&#8217;eterno ricatto della maternit\u00e0, allo scopo d&#8217;imprigionarle fra le mura domestiche e tarpare le ali ai loro sogni. Sono, in fondo, delle romantiche senza saperlo, perch\u00e9 il romanticismo \u00e8 questo: l&#8217;ebbrezza di essere stupidi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle sue Lettere di Berlicche, del 1942, lo scrittore cattolico inglese Clive Staples Lewis sosteneva che esistono due archetipi femminili nell&#8217;immaginario dell&#8217;uomo, la Venere celeste e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30165,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[77],"tags":[243],"class_list":["post-27843","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mariologia","tag-santa-vergine"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-mariologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27843","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27843"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27843\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30165"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27843"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27843"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27843"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}