{"id":27838,"date":"2020-11-06T10:47:00","date_gmt":"2020-11-06T10:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/11\/06\/perche-luomo-moderno-e-inquieto-e-angosciato\/"},"modified":"2020-11-06T10:47:00","modified_gmt":"2020-11-06T10:47:00","slug":"perche-luomo-moderno-e-inquieto-e-angosciato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/11\/06\/perche-luomo-moderno-e-inquieto-e-angosciato\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno \u00e8 inquieto e angosciato?"},"content":{"rendered":"<p>Una caratteristica tipica ed evidente dell&#8217;uomo moderno \u00e8 la presenza costante, in lui, di una forma d&#8217;inquietudine che non prelude allo slancio verso la meta, anche perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno non ha mete, dal momento che non riconosce alcuna verit\u00e0 assoluta; ma che sempre ristagna e fermenta in lui, tormentandolo e straziandolo in una <em>danza di morte<\/em>, per dirla con lo scrittore e drammaturgo svedese August Strindberg. Un&#8217;inquietudine che degenera sovente in vera e propria in angoscia, il cui simbolo potrebbe essere <em>L&#8217;urlo<\/em> di Edvard Munch, il famosissimo quadro del pittore norvegese considerato, insieme all&#8217;olandese Vincent Van Gogh, il massimo precursore dell&#8217;espressionismo (e sarebbe una questione non oziosa capire perch\u00e9 siano tutti scrittori o artisti nordici, figli della cultura protestante, calvinista o luterana; e mettiamoci pure il danese Kierkegaard e il norvegese Ibsen). Ma perch\u00e9 l&#8217;uomo moderno \u00e8 costantemente inquieto e angosciato, visto che si \u00e8 affidato alla scienza e al progresso per emanciparsi dalle paure che invece, a suo credere, tormentavano i figli del buio medioevo? Come si spiega questo apparente paradosso?<\/p>\n<p>Proviamo a rispondere partendo da una pagina di Ren\u00e9 Gu\u00e9non, tratta da <em>Iniziazione e realizzazione spirituale<\/em> (titolo originale: <em>Initiation et R\u00e9alisation spirituelle<\/em>, Paris, \u00c9ditions Traditionelles, 2003; traduzione dal francese di Pietro Nutrizio, Milano, Luni Editrice, 2003, pp. 22-24):<\/p>\n<p><em>A tal proposito si pu\u00f2 rilevare subito che la perpetua inquietudine dei moderni altro non \u00e8 che una delle forme di quel bisogno di agitazione che abbiamo spesso denunciato, bisogno che in campo mentale si traduce nella ricerca per se stessa, ossia di una ricerca che, invece di trovare il proprio termine nella conoscenza come normalmente dovrebbe, si protrae indefinitamente e non porta veramente a nulla, ed \u00e8 del resto intrapresa sena nessuna intenzione di arrivare a una verit\u00e0, alla quale tanti dei nostri contemporanei non credono neppure. Siamo d&#8217;accordo che una certa inquietudine pu\u00f2 avere il suo legittimo posto all&#8217;inizio di ogni ricerca, in quanto impulso incitante ala ricerca stessa, giacch\u00e9 \u00e8 ovvio che se l&#8217;uomo fosse soddisfatto del suo stato di ignoranza resterebbe immerso in esso indefinitamente e non cercherebbe affatto di uscirne; forse sarebbe meglio dare un altro nome a questo tipo di angustia mentale: in realt\u00e0 essa non \u00e8 nient&#8217;altro che quella &quot;curiosit\u00e0&quot; che secondo Aristotele \u00e8 l&#8217;inizio della scienza, la quale &#8212; beninteso &#8212; non ha nulla in comune con i bisogni puramente pratici a cui gli &quot;empiristi&quot;e i &quot;pragmatisti&quot; vorrebbero attribuire l&#8217;origine di ogni conoscenza umana; ma in tutti i casi, la si chiami inquietudine o curiosit\u00e0, essa \u00e8 qualcosa che non avr\u00e0 pi\u00f9 ragion d&#8217;essere n\u00e9 potr\u00e0 pi\u00f9 sussistere in alcun modo a partire dal momento in cui la ricerca sia arrivata al suo fine, vale a dire dal momento in cui la conoscenza sia stata raggiunta, e questo, di qualunque tipo di conoscenza si tratti; a maggior ragione essa dovr\u00e0 necessariamente scomparire, in modo completo e definitivo, quando a essere in questione sia la conoscenza per eccellenza, che \u00e8 quella della sfera metafisica. Si potrebbe perci\u00f2 vere, nell&#8217;idea di un&#8217;inquietudine senza termine, e di conseguenza di un&#8217;angustia che non serve per trarre l&#8217;uomo dalla sua ignoranza, il segno di una specie di &quot;agnosticismo&quot;, che in molti casi pu\u00f2 anche essere pi\u00f9 o meno cosciente, ma non \u00e8 per questo meno reale: parlare di &quot;inquietudine metafisica&quot; in fondo equivale, lo si voglia o no, a negare la conoscenza metafisica, o quanto meno a dichiarare la propria impotenza a ottenerla, cosa che in pratica non \u00e8 molto diversa; e quando tale &quot;agnosticismo&quot; sia realmente consapevole, in genere si accompagna con un&#8217;illusione che consiste nel prendere per metafisica qualcosa che non lo \u00e8 affatto, e non \u00e8 neppure una qualsiasi conoscenza valida, foss&#8217;anche di ordine relativo; intendiamo parlare della &quot;pseudo metafisica&quot; dei filosofi moderni, la quale \u00e8 un effetti incapace di dissipare l&#8217;inquietudine anche pi\u00f9 piccola, inteso che non \u00e8 una vera conoscenza e non pu\u00f2 quindi, ben al contrario, se non accrescere il disordine intellettuale e la confusione d&#8217;idee di coloro che la prendono sul serio, e rendere la loro ignoranza ancora pi\u00f9 inguaribile; da questo punto di vista, cos\u00ec come da ogni altro, la falsa conoscenza \u00e8 sicuramente molto peggiore della pura e semplice ignoranza naturale.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno, come abbiamo detto non si accontenta di parlare di &quot;inquietudine&quot;, ma si spinge fino a parlare di &quot;angoscia&quot;, che \u00e8 ancora pi\u00f9 grave, ed esprime un atteggiamento forse ancor pi\u00f9 antimetafisico, se fosse possibile; i due stati d&#8217;animo sono a ogni modo pi\u00f9 o meno comunicanti, e ci\u00f2 a motivo del fatto che l&#8217;altro hanno una comune radice nell&#8217;ignoranza. Di fatto l&#8217;angoscia \u00e8 soltanto una forma estrema e per cos\u00ec dire &quot;cronica&quot; di paura; ora, l&#8217;uomo \u00e8 naturalmente portato a provare paura di fronte a ci\u00f2 che non conosce o non capisce, e questa stessa paura diventa un ostacolo che gli impedisce di vincere la propria ignoranza, poich\u00e9 lo spinge a distogliesi dall&#8217;oggetto in presenza del quale la prova e al quale ne attribuisce la causa, quando in realt\u00e0 quest&#8217;ultima risiede soltanto in lui; per di pi\u00f9 tale reazione negativa \u00e8 anche troppo spesso seguita da un senso di vera e propria avversione per ci\u00f2 che \u00e8 incognito, soprattutto se l&#8217;uomo ha l&#8217;impressione, sia pure confusa, che tale incognito si pone al di l\u00e0 dalle sue attuali possibilit\u00e0 di comprensione. Se per\u00f2 l&#8217;ignoranza pu\u00f2 venir dissipata, la paura svanisce con ci\u00f2 stesso immediatamente, come nell&#8217;esempio ben noto della corda che viene confusa con un serpente; la paura, e di conseguenza l&#8217;angoscia, che di essa \u00e8 solo un caso particolare, \u00e8 perci\u00f2 incompatibile con la conoscenza, e se tocca un livello tale da diventare veramente invincibile, la conoscenza sar\u00e0 da essa impedita, quand&#8217;anche in assenza di qualsiasi altro ostacolo connesso con la natura dell&#8217;individuo; in questo senso si potrebbe perci\u00f2 parlare non di &quot;angoscia metafisica&quot;, ma al contrario di un&#8217;&quot;angoscia antimetafisica&quot; che ricopre il ruolo, in certo qual modo, di un vero e proprio &quot;guardiano della soglia&quot;, secondo l&#8217;espressione degli ermetisti, e impedisce all&#8217;uomo l&#8217;accesso alla sfera della conoscenza metafisica.<\/em><\/p>\n<p>Ci sembra di poter concordare su molti passaggi del ragionamento di Gu\u00e9non, non per\u00f2 sul suo presupposto di fondo, n\u00e9 sulla conclusione. \u00c8 vero, infatti, verissimo, che l&#8217;inquietudine dell&#8217;uomo moderno \u00e8 un aspetto della pi\u00f9 generale agitazione che lo caratterizza in tutti i suoi atti, frutto della velocit\u00e0 che la tecnica ha impresso a ogni aspetto della vita, e della stessa, incalzante ideologia del progresso, che \u00e8 alla base di tutta la concezione del mondo moderna. Ed \u00e8 altrettanto vero che l&#8217;inquietudine, o piuttosto l&#8217;agitazione, a livello intellettuale, \u00e8 la manifestazione visibile di una ricerca che non tende a una meta, per la semplice ragione che l&#8217;uomo moderno non crede alla verit\u00e0, e quindi la sua ricerca diviene fatalmente fine a se stessa, come un cane che si morde la coda; il che attesta l&#8217;essenza antimetafisica o, se si preferisce, &quot;agnostica&quot;, di tutta la cultura moderna. Vero, infatti, anche il concetto che giungere alla metafisica equivale ad acquietare l&#8217;animo, perch\u00e9 l&#8217;intelligenza trova il cibo di cui aveva fame, e la volont\u00e0 trova l&#8217;acqua di cui aveva sete; mentre il persistere dell&#8217;inquietudine, o piuttosto, come osserva giustamente Gu\u00e9non, della curiosit\u00e0 come premessa d&#8217;una conoscenza pi\u00f9 sostanziosa, che per\u00f2 non arriva, indica che si \u00e8 ben lontani dalla vera metafisica, ma s&#8217;indugia piuttosto in ambito anti-metafisico, perch\u00e9 inquietudine e angoscia, se non sono il segno d&#8217;una tensione interiore verso la meta della vera conoscenza, ma la spia di un movimento che gira a vuoto e si avvolge su se stesso, tradiscono uno stato di disordine intellettuale che \u00e8 l&#8217;opposto dell&#8217;ordine armonioso originato dalla vera conoscenza metafisica.<\/p>\n<p>E tuttavia, la premessa di tutto questo ragionamento \u00e8 errata, dunque \u00e8 errata anche la conclusione. Con tutto il rispetto dovuto a una figura di studioso serio e profondo come Ren\u00e9 Gu\u00e9non, a noi sembra che il suo ragionamento sia viziato da un pregiudizio che egli non si cura di dimostrare, ossia che l&#8217;inquietudine e l&#8217;angoscia dell&#8217;uomo moderno sono il frutto della paura, e che la paura \u00e8 a sua volta l&#8217;effetto dell&#8217;ignoranza. L&#8217;errata conclusione \u00e8 che basta liberarsi dall&#8217;ignoranza per superare automaticamente anche la paura: proprio come, per Socrate, liberarsi dall&#8217;ignoranza etica equivale automaticamente a scegliere il bene, e a farlo. Entrambe le cose, al contrario, sono tutt&#8217;altro che dimostrate; quanto a noi, le neghiamo recisamente. Non \u00e8 vero che si ha paura solo di ci\u00f2 che non si conosce: si ha paura anche del male, e il male si vede benissimo. Socrate, che non lo vede, \u00e8 un illuminista, e lo \u00e8 anche Gu\u00e9non: se davvero bastasse conoscere il vero per liberarsi da ignoranza e paura, e quindi da inquietudine e angoscia, vorrebbe dire che non esiste separazione fra il conoscere e il volere, n\u00e9 fra il volere e l&#8217;agire; e che non esiste il male. Inoltre, vorrebbe dire che tutte le intelligenze rispondono agli stessi meccanismi e tutte le anime sono mosse dalla stessa aspirazione al vero e al bene: ma anche questi presupposti sono, a nostro parere, falsi; o meglio sono veri, ma solo a livello teorico, vale a dire considerando le menti e le anime non per ci\u00f2 che effettivamente sono, ma per ci\u00f2 che potrebbero essere, se assecondassero il movimento universale del Vero e del Bene. Di fatto, gli esseri umani assecondano o no il movimento universale verso il Bene e il Vero per una libera scelta, che non tutti sono disposti a fare: e tale rifiuto non \u00e8 questione d&#8217;ignoranza, o non solo d&#8217;ignoranza, ma di cattiva volont\u00e0. In altre parole, non basta vedere il vero per amarlo, n\u00e9 \u00e8 sufficiente vedere il bene per riconoscerlo e metterlo in pratica (qui i passaggi sono addirittura due: il comprendere e l&#8217;agire). Rousseau, sulle orme di Socrate &#8212; dal quale, per altri aspetti, \u00e8 cos\u00ec lontano, e soprattutto cos\u00ec immensamente inferiore &#8211; crede nell&#8217;innocenza originaria dell&#8217;uomo, proprio come Gu\u00e9non crede che basti illuminare l&#8217;anima con la verit\u00e0 metafisica perch\u00e9 si trasformi e si orienti nella giusta direzione, vincendo i fantasmi dell&#8217;ignoranza, della paura, dell&#8217;inquietudine e dell&#8217;angoscia. Per questo abbiamo detto che Gu\u00e9non, come Socrate, \u00e8 un illuminista: ripone tutta la sua fiducia nella virt\u00f9 soteriologica dell&#8217;illuminazione interiore, che nel suo pensiero fa le veci della redenzione cristiana (si noti che aveva lasciato il cristianesimo per l&#8217;islamismo, sia pure nella sua forma esoterica, perch\u00e9 sentiva quest&#8217;ultimo pi\u00f9 vicino alla sua visione di un tradizionalismo radicale). Ma chi pensa che l&#8217;uomo possa auto-illuminarsi, e tutti gli esoteristi lo pensano, proprio come gli illuministi &#8212; ed ecco la naturale convergenza fra illuminismo e massoneria &#8212; concede troppa grazia alle virt\u00f9 naturali dell&#8217;uomo e ne fa, addirittura, un piccolo dio, o meglio un dio in potenza, che attende solo la magica scintilla per risvegliarsi e rendersi conto della propria natura divina. Anche Platone, il massimo discepolo di Socrate, e Plotino, il massimo continuatore di Platone, la pensano in tal modo. Ebbene tutti costoro: Socrate, Platone, Plotino, Rousseau e Gu\u00e9non, sopravvalutano immensamente le possibilit\u00e0 della creatura umana; e gli ultimi due, che vengono dalla cultura cristiana e la rifiutano deliberatamente, pensano che la redenzione di Cristo possa essere sostituita dall&#8217;auto-redenzione dell&#8217;uomo. Ci\u00f2 \u00e8 la conseguenza del rifiuto del Peccato originale: chiunque affermi che l&#8217;uomo ha in s\u00e9 gli strumenti per elevarsi con le sue forze al di sopra della propria inquietudine e dissipare ogni senso d&#8217;angoscia e paura con la contemplazione della verit\u00e0, \u00e8 un illuminista; in senso cristiano, \u00e8 un pelagiano.<\/p>\n<p>L&#8217;errore concettuale di Gu\u00e9non \u00e8 quello di scambiare la causa per l&#8217;effetto. L&#8217;anima non si libera dalla paura quando \u00e8 illuminata, ma \u00e8 illuminata quando si libera dalla paura; e la mente non giunge alla vera conoscenza quando si libera dall&#8217;ignoranza, ma si libera dall&#8217;ignoranza quando perviene alla vera conoscenza. L&#8217;uomo tuttavia non pu\u00f2 compiere questo doppio movimento, dell&#8217;anima verso l&#8217;illuminazione e della mente verso la verit\u00e0 &#8212; che poi \u00e8 un solo movimento, che alla conoscenza imperfetta appare formato da due elementi distinti, e sia pure contigui e paralleli &#8212; con le sue sole forze e i suoi soli mezzi. Opinare diversamente \u00e8 come credere che un uomo sprofondato in una profonda palude possa tirarsene fuori semplicemente afferrandosi per i capelli e tirando verso l&#8217;alto; o che un uomo immerso nelle tenebre pi\u00f9 fitte possa giungere a vedere la luce ordinando al sole d&#8217;illuminarlo. In realt\u00e0, n\u00e9 l&#8217;uomo pu\u00f2 uscire dalla palude facendo forza su se stesso, n\u00e9 pu\u00f2 vedere la luce finch\u00e9 si trova al fondo d&#8217;una buia e profondissima caverna, per uscir dalla quale non dispone di alcuno strumento: lampada, scaletta, bussola. L&#8217;uomo non \u00e8 un piccolo dio e neppure un dio in potenza, un dio inconsapevole, un dio temporaneamente addormentato; in lui vi \u00e8, s\u00ec, una scintilla divina, ma non della stessa sostanza di Dio, bens\u00ec come riflesso del Creatore nella sua creatura. E non \u00e8 neppure una creatura naturalmente innocente e naturalmente buona: se lo fosse, allora s\u00ec che basterebbe contemplare il vero e il bene per metterli in pratica. Di fatto, tra il vedere ci\u00f2 che \u00e8 vero e ci\u00f2 \u00e8 bene, e metterli in pratica, corre una distanza immensa, che l&#8217;uomo pu\u00f2 superare solamente a due condizioni: primo, che ne abbia effettivamente la volont\u00e0, il coraggio e la determinazione; secondo, che riconosca la propria piccolezza, fragilit\u00e0 e insufficienza e perci\u00f2 chieda, e riceva, l&#8217;aiuto della grazia divina. Senza ci\u00f2, l&#8217;uomo \u00e8 condannato a restare nell&#8217;angoscia e nella paura. E non c&#8217;\u00e8 luce che possa indicargli la via, n\u00e9 salvezza possibile: uno solo \u00e8 il Redentore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una caratteristica tipica ed evidente dell&#8217;uomo moderno \u00e8 la presenza costante, in lui, di una forma d&#8217;inquietudine che non prelude allo slancio verso la meta, anche<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[263],"class_list":["post-27838","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27838","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27838"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27838\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27838"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27838"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}