{"id":27836,"date":"2020-06-07T02:59:00","date_gmt":"2020-06-07T02:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/07\/perche-lidentita-e-un-valore-e-perche-va-difesa\/"},"modified":"2020-06-07T02:59:00","modified_gmt":"2020-06-07T02:59:00","slug":"perche-lidentita-e-un-valore-e-perche-va-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/07\/perche-lidentita-e-un-valore-e-perche-va-difesa\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 un valore, e perch\u00e9 va difesa"},"content":{"rendered":"<p>Oggi si parla spesso di identit\u00e0: sia con riferimento allo stato, alla nazione, alla patria, sia in riferimento alla chiesa, alla religione, alla fede. Per alcuni non se ne parla abbastanza, per altri se ne parla anche troppo. Gli uni ne fanno un valore, gli altri la considerano, se non proprio un disvalore, almeno potenzialmente una trappola che rinchiude individui e comunit\u00e0 nel loro bozzolo, li rende egoisti, refrattari alla solidariet\u00e0 e all&#8217;inclusione. Prima di partire, a lancia in resta, per collocarsi in uno di due schieramenti &#8211; perch\u00e9 di due eserciti si tratta, l&#8217;un contro l&#8217;altro armati, piaccia o non piaccia &#8212; bisogna avere ben chiaro cosa significa <em>identit\u00e0<\/em>. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un precedente lavoro (cfr. l&#8217;articolo <em>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;identit\u00e0?<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 07\/10\/17) e in primo luogo abbiamo operato una distinzione tra il concetto di identit\u00e0 in filosofia e il medesimo concetto in sociologia, psicologia, antropologia. Un terzo concetto di identit\u00e0, quello della matematica, lo lasciamo da parte, perch\u00e9 non ha attinenza col ragionamento che ci accingiamo a fare, e che riguarda la sfera pratica della vita, non la dimensione teorica. Dunque, avevamo visto che, in filosofia, l&#8217;identit\u00e0 (da\u00a0<em>identitas<\/em>, che a sua volta deriva da\u00a0<em>idem<\/em>, cio\u00e8 &quot;la stessa cosa&quot;, dal greco\u00a0<em>tautotes<\/em>) \u00e8 la prerogativa di un oggetto di essere uguale a se stesso, e pertanto riconoscibile rispetto ad altri oggetti; mentre in sociologia l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 la coscienza e l&#8217;idea che un individuo ha di se stesso e che lo rende distinguibile dagli altri; coscienza ed idea che non rimangono fissi, ma evolvono, sia rispetto alla crescita dell&#8217;individuo, dall&#8217;infanzia alla vecchiaia, sia per effetto dei cambiamenti che si verificano a livello sociale, dato che ciascun individuo \u00e8 inserito in una societ\u00e0 e ne risente l&#8217;influsso. In questa sede vogliamo condurre un approfondimento del primo significato, senza per\u00f2 perdere di vista neppure il secondo, in quanto, nella sfera della vita pratica, \u00e8 cosa impossibile, e comunque sbagliata, volerli separarli in maniera drastica, mentre si pu\u00f2 prescindere dal significato matematico dell&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n<p>Dire che le cose sono caratterizzate dalla loro identit\u00e0, ossia dal fatto di essere se stesse e non altro, potrebbe sembrare una ovviet\u00e0 addirittura lapalissiana, ma di fatto \u00e8 la chiave di volta di tutta la logica, o almeno della logica occidentale, figlia della filosofia greca. Su tale concetto si fonda il principio di non contraddizione, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che A non \u00e8 uguale a B solo a condizione che A sia uguale ad A, vale a dire a se stesso. E tuttavia c&#8217;\u00e8 il pericolo di forzare il significato di quel concetto fino a stravolgerlo, portandolo all&#8217;assurdo. Infatti, dire che una cosa \u00e8 proprio quella se \u00e8 uguale a se stessa, non pu\u00f2 voler dire che quella cosa deve rimanere eternamente immobile, intangibile e immodificabile. Tutte le cose &#8212; non solo gli organismi viventi, ma proprio tutte &#8212; sono soggette al mutamento, perch\u00e9 tutte sono soggette al movimento. La prima prova dell&#8217;esistenza di Dio elaborata da san Tommaso d&#8217;Aquino, che si rif\u00e0 al concetto della Causa Prima di Aristotele, si rif\u00e0 proprio a questo dato di fatto: le cose si muovono, e pi\u00f9 precisamente sono mosse da altro da s\u00e9 (la sola che non subisce il moto, ma ne \u00e8 la causa, \u00e8 il Motore Immobile, che in termini cristiani \u00e8 Dio). Ora, se tutte le cose sono soggette al moto, allora tutte le cose subiscono un processo di trasformazione pi\u00f9 o meno rapido. Per notare il cambiamento di una montagna sono necessari milioni di anni, mentre per notare il cambiamento di un essere umano sono sufficienti alcuni anni; per quello di una farfalla, dei giorni; per quello dell&#8217;insetto chiamato <em>Eph\u00e9mera<\/em>, bastano alcune ore (poich\u00e9 vive un giorno in tutto). Perfino la morte \u00e8 soggetta a cambiamento: se infatti non viene congelato, oppure mummificato, qualsiasi corpo si decompone pi\u00f9 o meno velocemente e alla fine scompare, distrutto dai batteri o microrganismi decompositori. Noi tutti siamo coscienti di quanto l&#8217;identit\u00e0 delle cose e delle persone sia labile: scattiamo fotografie e realizziamo filmati per catturare la testimonianza di ci\u00f2 che, un domani, ci aiuter\u00e0 a non smarrirne l&#8217;identit\u00e0, in una specie di lotta perenne contro l&#8217;impermanenza. Guardando le nostre foto di quando eravamo bambini, possiamo misurare quanto la nostra identit\u00e0 si \u00e8 modificata, al punto che chi ci ha conosciuto solo da adulti, a cominciare dai nostri stessi figli, probabilmente non riconoscerebbe in quelle immagini la nostra identit\u00e0, la quale diventa cos\u00ec un segno di contraddizione: da un lato attesta che le cose permangono uguali a se stesse, dall&#8217;altro reca la testimonianza inoppugnabile che cambiano, e pi\u00f9 trascorre il tempo, pi\u00f9 si allontanano, almeno esteriormente, da ci\u00f2 che sono state in passato. Strano, vero? Una vecchia fotografia ci dice che quella persona \u00e8 proprio lei e sempre lei, per\u00f2, nello stesso tempo, ci dice che \u00e8 cambiata cos\u00ec tanto da essere divenuta irriconoscibile, se non per chi le \u00e8 stato accanto ogni giorno nel corso degli anni. E una ricognizione geologica ci dice che in Antartide, ove ora non ci sono che neve e ghiaccio, in un tempo remoto le palme e le felci arborescenti stormivano alle dolci brezze tropicali. Questi fatti ci ricordano che essere uguali a se stessi non significa esserlo in senso assoluto, ma relativo. In un certo senso, tutto viaggia col tempo e avere coscienza di s\u00e9 equivale ad avere coscienza di come il mondo, e noi con esso, subiamo perennemente il movimento e quindi siamo trasformati dalla sua azione. Dire tempo \u00e8 come dire moto: il tempo esiste perch\u00e9 le cose si muovo, e il tempo \u00e8 la misura degli effetti di quel movimento. Niente moto, niente trasformazione e quindi niente tempo, ma solo un eterno presente, un tempo fuori dal tempo. Anche il nostro pensare, anche il nostro ricordare, anche il nostro prevedere (il futuro), si muovono all&#8217;interno del tempo; noi siamo figli del tempo e quindi del cambiamento. E tuttavia in noi vi \u00e8 una parte che anela a uscire dai lacci del tempo, che ha sete di eternit\u00e0 e che talvolta riesce a intravedere nel suo slancio mistico &#8212; che non \u00e8 qualcosa d&#8217;irrazionale, ma di sovra-razionale &#8212; la realt\u00e0 assoluta al di fuori del tempo. Proprio come un uccello fatto per le altezze, un grande albatro, riesce a oltrepassare la cortina delle nuvole e a vedere il sole che brilla al di sopra di esse; mentre tutti gli altri, che restano sulla terra, vedono solo grigiore e assenza di luce.<\/p>\n<p>Abbiamo dunque acquisito un primo punto importante: l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 la coscienza del permanere delle cose in se stesse, pur nel loro incessante mutare. Difendere l&#8217;identit\u00e0, riconoscere un essa un valore, non pu\u00f2 essere quindi una difesa statica dell&#8217;esistente, cos\u00ec come esso appare oggi: anche perch\u00e9, dal punto di vista delle generazioni passate, anche solo della generazione appena passata, il presente \u00e8 gi\u00e0 molto cambiato rispetto a ci\u00f2 che esisteva prima. La difesa dell&#8217;identit\u00e0 e il riconoscimento del suo valore consistono allora nella coscienza che le cose mutano, restando tuttavia se stesse. Se una cosa dovesse mutare al punto da divenire altro da s\u00e9 &#8212; cosa impossibile nel regno della pura logica, per il principio di non contraddizione, ma possibile, almeno in apparenza, nel mondo della vita empirica &#8212; allora non sarebbe che un inganno, perch\u00e9 trascinerebbe in errore chi la volesse assumere e difendere per ci\u00f2 che era, ma ora non \u00e8 pi\u00f9. Si pone perci\u00f2 la domanda: \u00e8 possibile che il mutamento, quando \u00e8 radicale, o molto veloce, induca nelle cose una trasformazione che non \u00e8 pi\u00f9 soltanto quantitativa &#8212; come il bambino che diviene adulto, ma resta sempre un preciso individuo &#8212; bens\u00ec anche qualitativo, tale cio\u00e8 da snaturare completamente l&#8217;identit\u00e0? Facciamo un esempio: se una citt\u00e0, in un certo lasso di tempo, diventa cento volte pi\u00f9 grande, e cambia totalmente aspetto, davvero \u00e8 ancora la citt\u00e0 di prima, sia pure accresciuta e modificata? O non \u00e8 divenuta, di fatto, una citt\u00e0 interamente nuova, senza pi\u00f9 nulla a che fare con quella di prima? Facciamo un altro esempio: se una persona soggiace al cosiddetto disturbo della personalit\u00e0 multipla; oppure se viene posseduta da uno spirito maligno, \u00e8 ancora lei, \u00e8 ancora se stessa, oppure \u00e8 divenuta un&#8217;altra? E l&#8217;animale selvaggio, una volta ammaestrato da un esperto domatore, \u00e8 ancora se stesso o \u00e8 divenuto un altro? Un animale selvaggio lo riconoscerebbe ancora come un suo simile? Domande difficili, senza dubbio, ma che ci fanno vedere come la linea di confine fra identit\u00e0 e diversit\u00e0 \u00e8 assai memo netta, pi\u00f9 sfumata di quel che comunemente si crede. E questo perch\u00e9 siamo immersi nella dimensione dell&#8217;impermanenza, caratterizzata dallo scorrere del tempo, che agisce sulle cose per mezzo del moto (anche le rughe sono una forma di moto, ossia di spostamento, in questo caso un cedimento delle cellule cutanee). Sorge a questo punto un ulteriore interrogativo: qual \u00e8 la vera identit\u00e0 delle cose? Vale a dire: qual \u00e8 l&#8217;essenza, il <em>quid<\/em>, che le fa essere ci\u00f2 che sono e che permane, anche se le forme esteriori mutano con lo scorrere del tempo? Ad esempio, l&#8217;essenza della notte \u00e8 il buio, come quella del d\u00ec \u00e8 la luce. Se non vi \u00e8 pi\u00f9 una distinzione riconoscibile fra essi, come accade alle alte latitudini, allora di fatto la loro identit\u00e0 svanisce, anche se continua ad esistere come modello teorico ad uso dei geografi. Ebbene, qual \u00e8 l&#8217;essenza di ciascuna cosa?<\/p>\n<p>Rispondiamo, e pu\u00f2 sembrare una tautologia, ma non lo \u00e8, che l&#8217;essenza di una cosa \u00e8 ci\u00f2 che la fa essere quel che \u00e8. L&#8217;essenza di un organismo \u00e8 vivere; l&#8217;essenza di una macchina \u00e8 svolgere un certo lavoro; l&#8217;essenza della filosofia \u00e8 il pensiero, e l&#8217;essenza del pensare \u00e8 comprendere; l&#8217;essenza dell&#8217;arte \u00e8 esprimere il bello e l&#8217;essenza della religione \u00e8 stabilire una relazione sufficientemente chiara fra l&#8217;uomo e Dio. In altre parole, l&#8217;essenza delle cose \u00e8 ci\u00f2 che definisce il loro fine; e gi\u00e0 questa definizione ci pone in confitto con la cultura moderna, perch\u00e9 la cultura moderna rifiuta il finalismo, lo considera una specie di superstizione e afferma che le cose esistono sena alcun fine, causalmente, sulla base delle leggi intrinseche della materia o, nel caso dell&#8217;uomo, della psiche (niente anima ovviamente, anche questa \u00e8 una superstizione). Pazienza per la cultura moderna, della quale facciamo volentieri a meno, e proseguiamo per la nostra strada. Qual \u00e8 l&#8217;essenza dell&#8217;uomo? Evidentemente, quella definita dal suo fine. E qual \u00e8 il fine dell&#8217;uomo? L&#8217;uomo, lo abbiamo detto pi\u00f9 volte, possiede una doppia cittadinanza, carnale e spirituale, che sono per loro natura in conflitto reciproco e che solo nelle nature superiori si armonizzano in una sintesi pi\u00f9 alta, nella quale comunque \u00e8 sempre lo spirituale ad adeguare a s\u00e9 il carnale, e mai viceversa. Dotato di uno statuto ontologico complesso, privilegiato, di non facile identificazione, l&#8217;uomo ha un fine e perci\u00f2 una essenza, ma sotto il segno della libert\u00e0 e non della necessit\u00e0, quindi \u00e8 la sola creatura che pu\u00f2 non solo mancare il proprio fine, ma anche tradire la propria essenza. Da parte nostra, ribadiamo che il fine dell&#8217;uomo \u00e8 riconoscere il suo Creatore, amarlo, adorarlo, lodarlo e servirlo fedelmente; e che quindi la sua essenza \u00e8 inseparabile da quel Dio al quale egli tende, da quell&#8217;Assoluto di cui ha una viva nostalgia fin dalla nascita.<\/p>\n<p>Tutto questo, in linea generale. Per noi europei del terzo millennio, identit\u00e0 significa appartenenza alla civilt\u00e0 europea, le cui radici sono cristiane e la cui arte, la cui filosofia, la cui scienza sono cristiane. L&#8217;Europa moderna si \u00e8 allontanata da se stessa e quindi l&#8217;europeo moderno \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un alienato, che si \u00e8 separato dalle proprie radici. La cosa diventa ancor pi\u00f9 evidente, e ancor pi\u00f9 drammatica, se si entra nel cuore del cattolicesimo. La chiesa di Bergoglio non \u00e8 cattolica e non \u00e8 nemmeno cristiana, \u00e8 una anti-chiesa satanica, schiava del mondo e alleata con tutte le forze diaboliche che mirano alla distruzione del regno di Dio sulla terra. Il male per\u00f2 comincia assai prima di Bergoglio, secoli fa e si manifesta apertamente col Concilio Vaticano II, che promuove la sovversione radicale, dichiarata, della vera chiesa di Cristo e la persecuzione dei santi (quelli veri, come padre Pio, e non quelli fasulli come Roncalli e Montini). L&#8217;Europa, quindi, non \u00e8 pi\u00f9 se stessa perch\u00e9 ha smesso di essere se stessa e ha rifiutato con disprezzo le proprie radici cristiane; e la chiesa non \u00e8 pi\u00f9 se stessa perch\u00e9 se ne sono impadroniti i cardinali e i vescovi massoni che hanno favorito, pervertendo l&#8217;insegnamento nei seminari e la pastorale nelle parrocchie, l&#8217;affermazione delle forze anticristiane e sataniche, le quali da sempre spiavano l&#8217;occasione favorevole per sferrare l&#8217;assalto. Oggi, come dice monsignor Vigan\u00f2, la situazione si \u00e8 fatta quanto mai chiara: \u00e8 in corso una lotta senza quartiere tra i figli delle luce e i figli delle tenebre, e il falso clero bergogliano ha fatto la sua scelta, schierandosi coi secondi e contro i primi. Perdere la propria identit\u00e0 si rivela pertanto come il primo passo verso la perdita della propria anima. L&#8217;Europa sta cadendo sotto il doppio assalto dell&#8217;immigrazione\/invasione afro-islamica e della sottomissione ai poteri finanziari di stampo massonico. Se vuole sopravvivere, deve tornare a essere ci\u00f2 che era: la figlia della grande civilt\u00e0 cristiana; cos\u00ec come la vera chiesa, se vuol sopravvivere, deve tornare a tendere al proprio fine: l&#8217;annuncio del Vangelo. Basta con il falso ecumenismo, il falso dialogo, la falsa libert\u00e0; basta con la Pachamama, con Abu Dhabi e con l&#8217;equiparazione di tutte le fedi nel nome di una fratellanza di stampo massonico e anticristico. L&#8217;Europa vivr\u00e0 se ritrover\u00e0 l&#8217;orgoglio di ci\u00f2 che \u00e8 stata e che ha fatto la sua grandezza; e la chiesa vivr\u00e0 se torner\u00e0 ad annunciare Cristo, a qualsiasi prezzo, anche a prezzo della vita, in un mondo che lo rifiuta, ma che ha pi\u00f9 che mai bisogno di Lui. La via \u00e8 quella indicata dai cattolici cinesi: la via luminosa della croce che redime, non quella indicata da Bergoglio che strappa l&#8217;applauso del mondo e conduce all&#8217;inferno. Forse non tutto \u00e8 perduto. Oggi \u00e8 domenica e un suono di campane entra dalla finestra aperta. Un suono dolce, che ci ricorda ci\u00f2 che eravamo e ci ricollega all&#8217;infanzia, alle radici, alla nostra identit\u00e0. Noi siamo ci\u00f2 che siamo perch\u00e9 siamo stati ci\u00f2 ch&#8217;eravamo. Questo, nessuno ce lo pu\u00f2 rubare. E se Cristo \u00e8 con noi, di chi dovremo aver paura?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi si parla spesso di identit\u00e0: sia con riferimento allo stato, alla nazione, alla patria, sia in riferimento alla chiesa, alla religione, alla fede. 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