{"id":27834,"date":"2019-08-10T09:35:00","date_gmt":"2019-08-10T09:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/10\/perche-lallergia-e-divenuta-la-malattia-del-secolo\/"},"modified":"2019-08-10T09:35:00","modified_gmt":"2019-08-10T09:35:00","slug":"perche-lallergia-e-divenuta-la-malattia-del-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/10\/perche-lallergia-e-divenuta-la-malattia-del-secolo\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l&#8217;allergia \u00e8 divenuta la malattia del secolo?"},"content":{"rendered":"<p>Le statistiche dicono che quindici milioni di persone, in Italia, soffrono di allergia. Quindici milioni, su una popolazione complessiva di sessanta milioni, rappresenta il 25%: esattamente un quarto degli italiani. Naturalmente non \u00e8 una malattia specificamente italiana, perch\u00e9 numeri paragonabili si riscontrano nel censimento delle malattie allergiche di tutto il mondo. Inoltre non si tratta di un dato stabile: ancora le statistiche dicono che i casi di allergia sono in continuo aumento, in una progressione sconcertante, che spinge anche l&#8217;osservatore pi\u00f9 distratto a domandarsi, come del resto fanno gi\u00e0 i medici, a cosa sia dovuto il fenomeno, visto che i nostri nonni non ne soffrivano in cos\u00ec larga misura e che, risalendo ancora pi\u00f9 indietro, non si hanno testimonianze del fatto che l&#8217;allergia fosse una patologia di massa, bens\u00ec relativa a pochi casi isolati. Certo, alcuni decenni fa l&#8217;aria non era impregnata di sostanze chimiche utilizzate largamente nell&#8217;agricoltura, n\u00e9 di quelle dovute agli scarichi e alle emissioni industriali, sostanze che naturalmente passano nell&#8217;acqua e nella costituzione dei vegetai e degli animali da allevamento, e da l\u00ec nel sistema circolatorio, nel fegato, nel cervello e in ogni altro organo e tessuto del nostro corpo. E tuttavia, l&#8217;inquinamento atmosferico e quello dell&#8217;acqua e dei cibi \u00e8 sufficiente a spiegare il dilagare sempre pi\u00f9 incontenibile delle patologie allergiche, dovute sia ai pollini primaverili, specie delle graminacee, sia agli acari e ad altre sostanze presenti in qualsiasi periodo dell&#8217;anno e in qualsiasi ambiente, sia umido che secco e polveroso, sia rurale che urbano? Non ne siamo affatto persuasi, e quindi ci sembra doveroso considerare meglio l&#8217;origine del fenomeno, invece di concentrarci esclusivamente &#8211; come fa in genere la medicina accademica &#8212; sui sintomi e sulle terapie da seguire: perch\u00e9 individuare le cause di una malattia significa aver gi\u00e0 fatto met\u00e0 della strada che conduce verso il modo pi\u00f9 efficace per contrastarla o, meglio ancora, se possibile, prevenirla.<\/p>\n<p>Scriveva il dottor P. Sangiorgi, gi\u00e0 libero dicente di Patologia medica preso l&#8217;Universit\u00e0 di Pavia, una figura di medico che la cultura ufficiale ha totalmente rimosso &#8211; probabilmente perch\u00e9 non si uniformava all&#8217;indirizzo che la medicina accademica ha preso nel corso del Novecento, ma era ancora legata a quella del medico-umanista di antica memoria &#8211; nel suo libro <em>A tu per tu con l&#8217;allergia<\/em> (Varese, Istituto Editoriale Cisalpino, 1956, pp. 248-249):<\/p>\n<p><em>L&#8217;influenza dell&#8217;ambiente nella predisposizione dell&#8217;allergia clinica \u00e8 ovvia. Gi\u00e0 dissi che, per lo pi\u00f9, occorre una lunga esposizione ad una sostanza per acquistarne la sensibilizzazione o soggiacere ad una sua esposizione massiva. Ovvio, quindi, che sia pi\u00f9 facile per un cittadino di New York, dove in ogni metro cubo di aria vi sono, in primavera, milioni di grani di polline di &quot;ragweed&quot; [ambrosia: pianta spermatofita dicotiledone della famiglia delle Asteracee], cader vittima della pollinosi che per un pescatore del Labrador o una guida alpina. E cos\u00ec, le zone umide predispongono all&#8217;allergia alle muffe, quelle industriali ai loro pulviscoli specifici, le case coloniche alle polveri dei cereali e delle stalle.<\/em><\/p>\n<p><em>La vita che si conduce nelle grandi citt\u00e0 predispone all&#8217;allergia pi\u00f9 di quella che si conduce nelle citt\u00e0 piccole o nelle campagne. Questo si osserva persino nelle pollinosi, in contrasto col fatto che nelle campagne vi sono pi\u00f9 pollini che nelle citt\u00e0. Fino dal 1937, ho interpretato questo orientamento allergofilo con la maggiore instabilit\u00e0 dell&#8217;equilibrio neurovegetativo di coloro che vivono la vita tumultuosa ed eccitante delle citt\u00e0 pi\u00f9 popolose, e confermavo le vedute dell&#8217;Haaag che il vitto delle moderne folle urbane, ricco di carni, di grassi, di uova, di pesci, ecc., sia il maggior responsabile dell&#8217;asma allergico, dell&#8217;orticaria, dell&#8217;eczema, dell&#8217;emicrania e delle coliti, anche se l&#8217;allergene si di tutt&#8217;altra natura. L&#8217;uso eccessivo delle proteine animali, delle carni ad alto contenuto colesterinico compronette, anzitutto, la funzionalit\u00e0 epatica e contribuisce alla formazione di quei fattori che entrano a far parte della predisposizione allergica intesa in senso generale.<\/em><\/p>\n<p><em>Traverso il vaglio delle mie osservazioni non mi sembra di poter affermare che un tenore di vita molto disagiato predisponga particolarmente all&#8217;allergia. Chi affronta intemperie e rigori stagionali pu\u00f2 andare incontro a conseguenze morbose, specialmente respiratorie che, a loro volta, potranno favorire lo instaurarsi di allergie nasali o bronchiali, ma pu\u00f2 anche allenarsi a tali cause e superarle. Non assistiamo spesso al fatto che soggetti i quali vivono una loro comoda vita, difesa dagli insulti dell&#8217;ambiente, del clima o del lavoro, cadono facilmente in preda alle pi\u00f9 diverse manifestazioni allergiche? Probabilmente \u00e8 in giuoco qui la maggiore labilit\u00e0 neuro-vegetativa con la quale non soltanto si pu\u00f2 nascere, ma che pu\u00f2 si pu\u00f2 acquisire fra i colpi e i contraccolpi, gli abusi e le eccitazioni di una vita esasperatamente vissuta come esasperatamente la si vive oggi nelle nostre civilissime citt\u00e0 sia dal punto di vista sessuale che intellettuale ed alimentare, per tacere degli incubi e dei terrori vissuti durante la prima e la seconda guerra mondiale e le angosce di una avvenire economico e sociale estremamente cupo ed incerto,..<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco perch\u00e9 l&#8217;allergia non sembra soltanto ma effettivamente \u00e8 in aumento; ed \u00e8 la &quot;malattia del secolo&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Per quel che riguarda gli aspetti psicologici, spirituali e morali del proliferare delle malattie tipicamente &quot;moderne&quot;, ne abbiamo gi\u00e0 parlato in diverse occasioni, ricorrendo anche agli scritti di psicologi di valore, anche se pochissimo conosciuti al di fuori della loro ristretta cerchia, come nel caso del sacerdote giuseppino Domenico Franco di Oderzo (vedi specialmente l&#8217;articolo: <em>L&#8217;ecologia della mente come presupposto dell&#8217;equilibrio spirituale<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 06\/09\/07 e ripubblicato sul doto dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 06\/01\/18). Ma \u00e8 possibile separare tali aspetti, diciamo cos\u00ec invisibili, dagli aspetti materiali, virali o genetici, ossia dagli aspetti visibili, osservabili e misurabili in sede clinica? Noi crediamo di no; e osiamo affermare che quasi sempre la malattia (e adoperiamo il &quot;quasi&quot; per una forma inveterata di prudenza intellettuale, che d&#8217;altronde ci sembra giusta di fronte al mistero della natura), di qualunque genere essa sia, ad eccezione delle patologie traumatiche, \u00e8 la risultante di una predisposizione ereditaria, di un complesso di cause esterne accidentali &#8211; microbiche o altro &#8212; ma anche di un orientamento generale della vita interiore di quel determinato soggetto. Infatti \u00e8 ben diverso il caso di un organismo non solo sano, ma sostenuto da una forte volont\u00e0 di vivere, il quale viene aggredito da una malattia infettiva, e quello di un organismo altrettanto sano, ma indebolito da una stanchezza spirituale o da una forma di rifiuto o disgusto della vita, per cui esso cerca, inconsciamente, non la guarigione, ma l&#8217;aggravamento del proprio male e, in prospettiva, la morte, percepita dal subconscio come la sola liberazione possibile da una condizione esistenziale del tutto insoddisfacente. Del resto, i microbi sono qui, tutto intono a noi, nell&#8217;aria, nell&#8217;acqua, negli oggetti che tocchiamo, perfino dentro di noi, nella gola, nel naso, nello stomaco, nell&#8217;intestino, a milioni e milioni; eppure ben raramente noi ci ammaliamo. Se la salute dipendesse dalla loro assenza, allora nessuno dovrebbe mai essere sano; e del resto, come spiegare che, di fronte a un&#8217;aggressione microbica, un organismo permane perfettamente in salute, mentre un altro soccombe all&#8217;attacco, deperisce e muore? Evidentemente, la condizione psicologica, spirituale e morale in cui si trova ciascun individuo fa la differenza: pensieri positivi e una forte fiducia in se stesso sono gi\u00e0 elementi deterrenti nei confronti delle malattie, che alimentano la risposta dell&#8217;organismo nell&#8217;attivazione degli anticorpi. Gli anticorpi li abbiamo tutti, sono l\u00ec al nostro servizio e servono appunto a contrastare l&#8217;aggressione degli agenti patogeni esterni: perch\u00e9 dunque essi talvolta non rispondono, o rispondono in maniera troppo debole e troppo lenta? \u00c8 molto probabile che anche l&#8217;insorgere dei tumori, dovuta a una proliferazione geneticamente &quot;sbagliata&quot; delle cellule di un organo o di un tessuto corporeo, abbia origini non materiali, ma interori: ad esempio, come ha sostenuto il dottor Ryke Geerd Hamer (1935-2017), l&#8217;esperienza di un trauma emotivo, di un conflitto, di uno stress, che determina l&#8217;insorgenza della proliferazione tumorale in una parte ben precisa del corpo, a seconda del tipo di <em>shock<\/em> che l&#8217;individuo ha subito.<\/p>\n<p>Lo stesso discorso vale per i pollini e per tutte le sostanze chimiche presenti nell&#8217;aria e suscettibili di scatenare una reazione allergica da parte dell&#8217;organismo. Se certe muffe, o certi acari, o certi pollini, sono allergenici, perch\u00e9 una bella fetta della popolazione rimane del tutto immune dai loro attacchi, o, per meglio dire, non reagisce in alcun modo alla loro presenza, come se neppure se ne avvedesse? In un certo senso, di fronte al problema dell&#8217;insorgere delle malattie noi dovremmo capovolgere la nostra prospettiva tradizionale, e chiederci non perch\u00e9 un certo organismo soccomba a una certa patologia, ma perch\u00e9 ci\u00f2 non accada anche a tutti gli altri, i quali si trovino in condizioni simili di ambiente, di clima, e magari anche di patrimonio genetico e predisposizioni familiari. E dunque: pollini, acari e muffe rappresentano il <em>fattore scatenante<\/em> delle allergie; ma qual \u00e8 la vera <em>causa<\/em> di esse, la loro origine profonda? Infatti, se tali sostanze chimiche avessero di per s\u00e9 il potere di far insorgere delle patologie, non si vede perch\u00e9 non dovrebbero colpire indistintamente tutti gli individui, o prima o dopo. In particolare, il fatto che le allergie da polline colpiscano un maggior numero di soggetti nelle zone urbane, dove le piante sono confinate entro poche aree verdi e lungo i viali alberati, invece che in ambiente rurale, attesta chiaramente quale sia la radice del problema: non l&#8217;agente scatenante in s\u00e9, ma la natura dei soggetti i quali subiscono l&#8217;attacco senza riuscire a difendersi adeguatamente. E non vi \u00e8 dubbio che gli organismi degli abitanti delle citt\u00e0 sono pi\u00f9 deboli e maggiormente predisposti a subire negativamente gli effetti della loro presenza, che non gli organismi degli abitanti dei paesi e delle campagne, sebbene in tali zone sia presente una massa di pollini immensamente pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Le allergie si possono definire la malattia del secolo perch\u00e9 sono strettamene correlate con il tipo di vita che gli uomini conducono nell&#8217;ambiente moderno per eccellenza, quello delle citt\u00e0 agitate da mille forze contrastanti e i cui abitanti sono esposti a mille stimoli, sia materiali che intellettuali, sensoriali, sessuali. Il dottor Harold Shryock faceva osservare che le emozioni sono, di per se stesse, elementi perturbatori dell&#8217;equilibrio psico-fisico e quindi potenzialmente nemiche della salute dell&#8217;individuo; aggiungiamo che il sistema neuro-vegetativo, nello stile di vita tipico delle citt\u00e0 moderne, \u00e8 aggredito continuamente da stimoli ed elementi perturbatori che lo costringono a consumare, per potersi difendere, pi\u00f9 energie di quante, sovente, riesca a ricostituirne mediante il suo ciclo naturale. L&#8217;individuo allora fa ricorso a farmaci di vario tipo, anche solo per ripristinare le normali funzioni fisiologiche: l&#8217;appetito e il sonno, le quali, se non vengono soddisfatte, finiscono per creare un corto circuito che conduce inevitabilmente l&#8217;organismo al collasso. Ecco dunque una prima conclusione, in apparenza sorprendente: le malattie, e in modo evidente le allergie, sono alterazioni del sistema neuro-vegetativo che colpiscono n primo luogo le persone sottoposte a un tipo di vita particolarmente innaturale, eccitato e frenetico, cio\u00e8 quelle maggiormente proiettate fuori di s\u00e9, all&#8217;inseguimento di beni e obiettivi che sono dei veri e propri miraggi, nemici della vera pace e dell&#8217;equilibrio spirituale (cfr. su ci\u00f2 il nostro articolo: <em>La causa delle malattie, in ultima analisi, \u00e8 allontanarsi dall&#8217;Essere<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 20\/08\/17). In senso specifico, le allergie attestano un rifiuto inconscio dell&#8217;esistente: sono una ribellione del corpo (che non mente) a condizioni di vita stressanti, angosciose e frustranti e presentano qualche analogia, in senso psicologico profondo, con la diarrea (l&#8217;espulsione patologica delle feci come desiderio di fuga dalla realt\u00e0), con certe forme di tosse compulsiva di origine isterica, e con la sudorazione eccessiva o i rossori incontrollati dovuti a una sollecitazione abnorme dell&#8217;emotivit\u00e0. In questo senso, e come tutte le altre malattie, l&#8217;allergia \u00e8 un campanello d&#8217;allarme che segnala, perlopi\u00f9 inutilmente, che l&#8217;equilibrio dell&#8217;io con se stesso e fra l&#8217;io e il mondo si \u00e8 rotto e chiede una riparazione. Perci\u00f2, invece di precipitarsi ad assumere farmaci, chi ne \u00e8 colpito dovrebbe farsi qualche domanda sul tipo di vita che conduce e provvedere a una correzione di rotta.<\/p>\n<p>Una brevissima nota personale. Chi scrive ha sofferto di allergia da polline sin da piccolo; da adulto essa si \u00e8 estesa agli acari e da stagionale \u00e8 divenuta permanente. Le cure farmacologiche prescritte dalla medicina ufficiale si sono rivelate del tutto inefficaci. A quel punto \u00e8 intervenuto un vecchio che curava l&#8217;allergia secondo il calendario lunare, inserendo due lunghi spilli nei lobi delle orecchie, in un giorno e ad un&#8217;ora precisi; spilli che andavano rimossi ventiquattro ore dopo. Qualche mese di tale pratica ha sortito il successo pi\u00f9 totale: da allora, e son passati vent&#8217;anni, neppure uno starnuto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le statistiche dicono che quindici milioni di persone, in Italia, soffrono di allergia. 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