{"id":27833,"date":"2022-06-14T10:06:00","date_gmt":"2022-06-14T10:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/14\/perche-limpero-romano-perseguito-i-cristiani\/"},"modified":"2022-06-14T10:06:00","modified_gmt":"2022-06-14T10:06:00","slug":"perche-limpero-romano-perseguito-i-cristiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/14\/perche-limpero-romano-perseguito-i-cristiani\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l&#8217;Impero romano perseguit\u00f2 i cristiani?"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 l&#8217;Impero romano perseguit\u00f2 i cristiani? Al di l\u00e0 delle discussioni e delle polemiche sul numero delle vittime delle persecuzioni e sulle modalit\u00e0 con cui si svolsero, alimentate, a partire dall&#8217;Illuminismo, da successive generazioni d&#8217;intellettuali di formazione e di orientamento ateo, o massonico, e comunque anticristiano, il fatto resta, ed \u00e8 quello: l&#8217;Impero romano, tollerante con tutte le alte religioni &#8212; e furono molte &#8212; che via via furono inglobate nella sua compagine sociale e religiosa, solo coi cristiani si mostr\u00f2 sommamente intollerante e fece di tutto, nel corso di due secoli e mezzo, per cercare di estirparli. Non vi riusc\u00ec; ma il fatto non pu\u00f2 non suscitare delle domande, se davvero la storia contiene e sviluppa un elemento razionale, anche senza spingersi cos\u00ec lontano da asserire, come fanno Hegel e Croce, che tutto quanto \u00e8 razionale \u00e8 reale e tutto quanto \u00e8 reale \u00e8 anche, per ci\u00f2 stesso, razionale.<\/p>\n<p>Che si accetti oppure no la testimonianza di Tertulliano, secondo la quale fu Nerone ad introdurre una legislazione specificamente anticristiana, con la semplice motivazione <em>non licet esse vos<\/em>, \u00abnon vi \u00e8 permesso di esistere\u00bb (nello scritto intitolato <em>Ad nationes<\/em>, in difesa dei cristiani e contro i pagani), e gli imperatori successivi non fecero altro che attenervisi, fino a Traiano ed oltre, restano immutati i termini del problema: perch\u00e9 i romani, che tolleravano tutti i culti praticati nel loro Impero, verso i cristiani furono cos\u00ec rigidi e inflessibili? Di che cosa erano accusati specificamente i cristiani? E se non esisteva un&#8217;accusa specifica vera e propria, oltre al fatto di non voler prestare il debito culto agli dei della patria, quale fu la radice di un&#8217;ostilit\u00e0 cos\u00ec tenace, di un odio cos\u00ec implacabile, da indurre quei saggi amministratori a trasformarsi in aguzzini di pacifici cittadini e di miti padri e madri di famiglia, di ragazzi e vergini fanciulle, di vecchi, di gente inerme che non avrebbe mai alzato un dito per difendersi, n\u00e9 avrebbe fatto appello alle leggi, dato che nessun magistrato pareva disposto a tener conto di eventuali reclami o attenuanti, ma dava per presupposta la loro colpevolezza non appena veniva formulata un&#8217;accusa nei loro confronti, e sovente metteva nel proprio ufficio un di pi\u00f9 di zelo e crudelt\u00e0?<\/p>\n<p>L&#8217;interrogativo diviene ancora pi\u00f9 arduo, e il mistero pi\u00f9 fitto, se si considera che i cristiani non erano i soli a praticare un rigido monoteismo, che forse irritava e mal disponeva, di per s\u00e9, i magistrati e l&#8217;opinione pubblica, poich\u00e9 sembrava disprezzare tutti gli dei di una societ\u00e0 politeista, che a quegli dei ed al loro culto era profondamente legata, considerando la religione come il mezzo indispensabile per procurare alle cose terrene prosperit\u00e0 e fortuna, e lunga vita allo Stato del quale essi erano orgogliosi cittadini. Oltre ai cristiani, infatti, c&#8217;erano i giudei, dai quali del resto in origine non era facile, ad un romano, distinguerli, i quali praticavano il culto di un solo Dio con altrettanta fermezza e intransigenza, e consideravano un abominio prestare il culto a qualsiasi altra divinit\u00e0. In effetti, l&#8217;apparente contraddizione si pu\u00f2 spiegare abbastanza facilmente, se si considera che mentre per gli ebrei, Yahv\u00e9 era il loro dio nazionale, e i romani rispettavano tutte le divinit\u00e0 nazionali, aggiungendo per loro un posto in qualche recesso del proprio Pantheon, per i cristiani invece il Dio Padre, del quale Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il Figliolo, e dai quali procede lo Spirito Santo, \u00e8 aperto ad accogliere tutti nel suo abbraccio e si pone come il solo Dio da adorare, come dice Ges\u00f9 stesso nell&#8217;intenso episodio del colloquio con la donna samaritana (<em>Gv<\/em> 4, 19-26):<\/p>\n<p><em>19\u00a0Gli replic\u00f2 la donna: \u00abSignore, vedo che tu sei un profeta.\u00a020\u00a0I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che \u00e8 Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare\u00bb.\u00a021<strong>\u00a0<\/strong>Ges\u00f9 le dice: \u00abCredimi, donna, \u00e8 giunto il momento in cui n\u00e9 su questo monte, n\u00e9 in Gerusalemme adorerete il Padre.\u00a0<\/em>22\u00a0<em>Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perch\u00e9 la salvezza viene dai Giudei.\u00a023\u00a0Ma \u00e8 giunto il momento, ed \u00e8 questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verit\u00e0; perch\u00e9 il Padre cerca tali adoratori.\u00a024<strong>\u00a0<\/strong>Dio \u00e8 spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verit\u00e0\u00bb.\u00a025<strong>\u00a0<\/strong>Gli rispose la donna: \u00abSo che deve venire il Messia (cio\u00e8 il Cristo): quando egli verr\u00e0, ci annunzier\u00e0 ogni cosa\u00bb.\u00a026\u00a0Le disse Ges\u00f9: \u00abSono io, che ti parlo\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>In altre parole, Egli \u00e8 un Dio che chiede di essere adorato in spirito e verit\u00e0, a livello interiore e non esteriore; un Dio totalmente spirituale, che ha orrore delle manifestazioni di culto puramente materiali come gli olocausti, e che offre la salvezza in maniera gratuita, per mezzo del Sacrificio del suo Figlio e con l&#8217;azione della grazia, altrettanto gratuita da parte sua, chiedendo agli uomini, da parte loro, una radicale conversione di vita.<\/p>\n<p>Non deve perci\u00f2 stupire che il monoteismo ebraico fosse tollerato dai Romani, bench\u00e9 esclusivista e nazionalista, mentre il cristianesimo venne perseguitato. Paradossalmente (per la nostra mentalit\u00e0) proprio perch\u00e9 universalista e puramente spirituale, la fede cristiana toccava i fondamenti dell&#8217;ordine sociale romano: era suscettibile di diffondersi in ogni ceto, ed esigeva un&#8217;adesione totale del credente, che lo rendeva refrattario a qualunque compromesso col politeismo e con l&#8217;ordine sociale ad esso sotteso. In altre parole, non era possibile essere cristiani e al tempo stesso &quot;buoni cittadini&quot;, se per essere considerati tali bisognava sacrificare agli d\u00e8i e, cosa pi\u00f9 importante di tutte, al genio dell&#8217;imperatore. La cosa suscitava non solo scandalo, ma incredulit\u00e0 nei magistrati e nel volgo, ai cui occhi doveva apparire sommamente illogica. Perch\u00e9 mai i cristiani trovavano cos\u00ec arduo rendere il culto a un uomo divinizzato, essi che adoravano un uomo morto sulla croce come un volgare malfattore?<\/p>\n<p>Scriveva un insigne studioso del cristianesimo dei primi secoli, Sisto Colombo (1878-1938), salesiano, docente di Letteratura cristiana presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano, nel suo dotto saggio <em>Primavera cristiana. Studi e documenti sulla Chiesa antica<\/em>, apparso postumo (Torino, S.E.I., 1939, p. 391-401, <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p><em>Presso i Romani antichi, RELIGIONE e STATO erano due concetti inseparabilmente uniti. Il dispregio delle deit\u00e0 tutelari dello Stato era al tempo steso il dispregio dello Stato; rinnegando gli dei, si rinnegava la patria. Il concetto d&#8217;una religione interiore, non limitata alle barriere politiche tra Stato e Stato, era completamente estraneo alle antiche civilt\u00e0 mediterranee e, in generale, a tutte le civilt\u00e0 precristiane. La ragione storica fondamentale del conflitto fra il Cristianesimo e l&#8217;Impero risiede quindi nel fatto che il programma cristiano non poteva assolutamente subordinare le proprie esigenze morali, la propria dottrina, insomma la propria esistenza, alle tendenze, alle tradizioni, agl&#8217;interessi d&#8217;uno Stato. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e9 si deve disconosce re che Roma antica aveva, come gl&#8217;inglesi d&#8217;oggi [1939], una disposizione particolare di tolleranza riguardo alle forme e alle istituzioni pubbliche e private dei popoli assoggettati. Questa tolleranza, che fu per\u00f2 pi\u00f9 spontanea e sincera durante il periodo repubblicano, giungeva sino ad alloggiare in Roma le deit\u00e0 e i riti dei popoli stranieri, quasi a cementare nell&#8217;alleanza del culto religioso la fedelt\u00e0 dei sudditi e a coonestare e ratificare la conquista come fatto riconosciuto e sancito dai numi indigeti e dai loro sacerdoti trapiantati in Roma. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il Cristianesimo, invece, presentava due caratteri che lo distinguevano nettamene da tutti gli altri culti nazionali: anzitutto esso era religione di nessuno e di tutti: di nessun Stato esclusivamente e di tutte le umane coscienze, senza distinzione di classi o di paese, in secondo luogo esso, ed esso solo per la prima volta nella storia della civilt\u00e0, affermava il supremo diritto della VERIT\u00c0 contro ogni interesse pubblico e privato. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il rifiuto di aderire al culto nazionale romano era, s\u00ec, l&#8217;aperta provocazione contro istituzioni religiose e, al tempo stesso, politiche; ma v&#8217;era a riguardo dei cristiani un&#8217;inesplicabile diffidenza, una latente disposizione d&#8217;ostilit\u00e0, una specie di timor panico, come verso gente pericolosa, da cui bisognasse difendesi, come da indistinto e funesti pericolo. Perch\u00e9? Quella &quot;gens nova&quot; prava un linguaggio non mai udito, enunziava con una sicurezza sbalorditiva massime e principi che toccavano l&#8217;assurdo e capovolgevano le nozioni pi\u00f9 venerande e indiscusse della civilt\u00e0 dominatrice. Mostrava nell&#8217;enunciarli una sicurezza, che giungeva sino al dispregio della vita, in omaggio alle NOVIT\u00c0 di dottrina e di condotta ch&#8217;essa proclamava. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Contro i Cristiani che rinnegavano la religione nazionale, si procedette con una norma di legge molto incerta sulle prime, e solo da Traiano in poi sistemata sulla base d&#8217;un rescritto imperiale. Non costa veramente quale sia stata la forma legale che determin\u00f2 la procedura anticristiana prima di Traiano. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>E allora emerge un altro e pi\u00f9 grave problema: quali erano i punti d&#8217;accusa, i CRIMINI intentati dall&#8217;autorit\u00e0 inquirente? In altri termini: di quale delitto venivamo accusati i cristiani, deferiti ai tribunali proconsolari o procuratoriali? Anche su questo punto, le opinioni non sono pienamente concordi. Si ritiene che generalmente l&#8217;accusa fosse impostata sul &quot;crimen maiestatis&quot;, delitto di lesa maest\u00e0 imputato ai cristiani. Quest&#8217;accusa di lesa maest\u00e0, &quot;maiestas&quot;, aveva un&#8217;accezione piuttosto larga. In genere s&#8217;intendeva la &quot;maiestas&quot; come attributo collettivo del popolo romano, &quot;maiestas Populi Romani&quot;. Cos\u00ec compreso, il &quot;crimen maiestatis&quot; contemplava ogni sorta d&#8217;attentato contro l&#8217;integrit\u00e0 delle pubbliche istituzioni, cio\u00e8 contro la sicurezza dello Stato. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>E qui si presenta una nuova questione, relativa al &quot;crimen religionis&quot;, in se stesso considerato. Esisteva nell&#8217;antico diritto romano un crimine di lesa religione, quale soleva venire attribuito ai cristiani, ossia l&#8217;accusa di negar culto agli dei di Rima? La risposta pare debba essere negativa. Abbiamo esempi d&#8217;accuse d&#8217;indole religiosa, ma che si riferiscono a fatti di profanazione nell&#8217;ambito del culto vigente e praticato coi riti consueti. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La conclusione che emerge da queste osservazioni \u00e8: nel diritto romano non si conosceva un crimine consistente nel semplice rifiuto di aderire al culto nazionale. Se dunque questo rifiuto costitu\u00ec un vero e proprio delitto di lesa religione riguardo ai cristiani, ci\u00f2 si spiega solamente per il fatto che nell&#8217;et\u00e0 imperiale, il culto di Cesare venne a far parte della religione di Stato, anzi, divenne l&#8217;elemento preponderante di essa. Di qui, il negar culto a Cesare veniva considerato al tempo stesso come delitto di lesa maest\u00e0 e di violata religione, pur restando, in linea di diritto, separata e distinta l&#8217;una e l&#8217;altra categoria criminale.<\/em><\/p>\n<p>Il problema di fondo dell&#8217;assoluta incompatibilit\u00e0 del cristianesimo con l&#8217;Impero romano risiede comunque &#8211; lo ha osservato con molto acume, padre Colombo &#8212; risiede nel contrasto fra verit\u00e0 e interesse, che non \u00e8 suscettibile di mediazione. I cristiani rivendicavano il diritto di adorare Dio in spirito e verit\u00e0; i romani pretendevano che si uniformassero al culto pagano per l&#8217;utile che ne derivava al buon funzionamento dell&#8217;organismo politico e sociale. Ma il vero \u00e8 una cosa sola con il bene: ed entrambi rivendicano per se stessi l&#8217;assoluta priorit\u00e0 rispetto a qualsiasi considerazione di utilit\u00e0, sia pubblica che privata. Pertanto se \u00e8 cosa buona e giusta rendere il debito culto al vero Dio, non pu\u00f2 esserlo anche rendere culto ai falsi dei, o addirittura all&#8217;imperatore divinizzato, perch\u00e9 costui \u00e8 un uomo, e lo si pu\u00f2 rispettare e onorare, giammai adorare. Tale contrasto inconciliabile, sostanziale e non accidentale, \u00e8 gi\u00e0 adombrato nel dialogo fra Ges\u00f9 Cristo e il procuratore romano Ponzio Pilato (<em>Gv<\/em> 18, 33-38):<\/p>\n<p><em>33<strong>\u00a0<\/strong>Pilato allora rientr\u00f2 nel pretorio, fece chiamare Ges\u00f9 e gli disse: \u00abTu sei il re dei Giudei?\u00bb.\u00a034\u00a0Ges\u00f9 rispose: \u00abDici questo da te oppure altri te l&#8217;hanno detto sul mio conto?\u00bb.\u00a035\u00a0Pilato rispose: \u00abSono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?\u00bb.\u00a036<strong>\u00a0<\/strong>Rispose Ges\u00f9: \u00abIl mio regno non \u00e8 di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perch\u00e9 non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non \u00e8 di quaggi\u00f9\u00bb.\u00a037<strong>\u00a0<\/strong>Allora Pilato gli disse: \u00abDunque tu sei re?\u00bb. Rispose Ges\u00f9: \u00abTu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verit\u00e0. Chiunque \u00e8 dalla verit\u00e0, ascolta la mia voce\u00bb.\u00a038\u00a0Gli dice Pilato: \u00abChe cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 l&#8217;Impero romano perseguit\u00f2 i cristiani? 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