{"id":27819,"date":"2014-02-01T04:50:00","date_gmt":"2014-02-01T04:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/01\/perche-i-cinesi-sono-diventati-cosi\/"},"modified":"2014-02-01T04:50:00","modified_gmt":"2014-02-01T04:50:00","slug":"perche-i-cinesi-sono-diventati-cosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/01\/perche-i-cinesi-sono-diventati-cosi\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 i Cinesi sono diventati cos\u00ec?"},"content":{"rendered":"<p>Fra cinquant&#8217;anni o un secolo, coloro che verranno (se ci saranno) e si domanderanno da dove abbia avuto origine la distruzione della spiritualit\u00e0 nel mondo moderno, disporranno di una visuale pi\u00f9 ampia di quella che ci viene offerta oggi e capiranno, probabilmente, che \u00e8 puerile e semplicistico attribuire ogni &quot;colpa&quot; all&#8217;Occidente, come se l&#8217;Occidente fosse stato il portatore di un morbo alieno in un mondo sostanzialmente sano.<\/p>\n<p>Il materialismo e l&#8217;utilitarismo occidentali, il capitalismo industriale e finanziario, il consumismo sfrenato, non sono state &quot;invenzioni&quot; dell&#8217;Occidente; \u00e8 vero, piuttosto, che l&#8217;Occidente, avendo imboccato quella strada prima di altre civilt\u00e0, \u00e8 giunto per primo a cibarsi dei suoi frutti avvelenati e ha incominciato a diffonderli ai quattro angoli del pianeta, affrettando un processo &quot;naturale&quot; che, con molta probabilit\u00e0, anche se in forme pi\u00f9 lente e graduali, si sarebbe comunque verificato: l&#8217;eclissi del sacro, l&#8217;adorazione dell&#8217;esistente e l&#8217;oblio dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Come facciamo ad affermarlo? Semplicemente guardando, fin da oggi, al di fuori dell&#8217;angolo visuale della nostra civilt\u00e0; guardando, per esempio, alla civilt\u00e0 &quot;orientale&quot; per antonomasia, ossia la cinese; dove &quot;orientale&quot; ha significato, e continua per molti occidentali a significare, l&#8217;antitesi al materialismo e all&#8217;edonismo volgare, la quintessenza di ci\u00f2 che \u00e8 saggio, interiore, spirituale, diciamo pure quel mito di Agartha, di una sorta di Eden perduto del sapere e della pace autentica (si pensi romanzo di James Hilton \u00abOrizzonte perduto\u00bb e alla sua mitica &quot;Shangri-la&quot;, nonch\u00e9 al successo straordinario del film omonimo), che, nato e alimentato dalla cattiva coscienza dell&#8217;Occidente, \u00e8 divenuto, a sua volta, parte del meccanismo consumistico del &quot;kitsch&quot; di marca New Age, proprio laddove pretende di sfornare un surrogato di massa alla vera necessit\u00e0 di ritrovare la pace dello spirito, rifiutando la frenesia del mondo moderno.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 cinese \u00e8 stata, senza alcun dubbio, una grande civilt\u00e0: le sue basi spirituali, per\u00f2, non sono mai state molto solide, e questo precisamente per la ragione che, in essa, l&#8217;elemento religioso non ha mai affondato in profondit\u00e0 le proprie radici, non ha mai coinvolto le coscienze nel profondo; non ha mai saputo interpretare la tensione dell&#8217;anima verso l&#8217;assoluto, l&#8217;inquietudine ontologica della creatura umana, il suo bisogno di proiettarsi fuori dal piccolo Io. Il confucianesimo non \u00e8 mai stato una vera religione, ma piuttosto un insieme di riti e di norme per il buon vivere, con i vivi e con i defunti; il taoismo \u00e8 stato sempre qualche cosa di pi\u00f9 o qualche cosa di meno: una filosofia per pochi eletti, o una superstizione per le masse ignoranti; e il buddismo, corpo estraneo piovuto dalla lontana India, \u00e8 stato cos\u00ec riadattato allo spirito cinese, da snaturarlo completamente.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0, partendo da una analogia con gli individui, che un popolo non ha bisogno della religione per sviluppare una sua spiritualit\u00e0; ma \u00e8 uno sbaglio. La societ\u00e0 non \u00e8 soltanto una somma aritmetica di individui e ci\u00f2 che pu\u00f2 essere vero per il singolo individuo (si badi: pu\u00f2 essere vero, ma non \u00e8 detto che lo sia), non pu\u00f2 essere esteso automaticamente a una societ\u00e0 intera, a un popolo intero. Un individuo interiormente molto evoluto e dotato di un buon livello di consapevolezza pu\u00f2 avere una vita spirituale intensa e profonda, pur senza aderire ad alcuna religione e senza praticarne alcuna; ma un popolo privo di religione accumula un &quot;gap&quot; spirituale sempre pi\u00f9 ampio, e una societ\u00e0 che possiede solo una religione formale, rischia di poggiare letteralmente sul vuoto.<\/p>\n<p>La religione, senza dubbio, \u00e8 altra cosa dalla fede: \u00e8 la fede che vivifica la religione, e la fede \u00e8, prima di tutto, una esperienza interiore. Tale esperienza interiore, tuttavia, a un certo punto traluce all&#8217;esterno, diventa un fatto visibile, che modifica e rivitalizza i rapporti tra le persone, tra le generazioni e tra gli individui e la societ\u00e0 nel suo insieme. Non ne consegue, tuttavia, che la religione non abbia, in se stessa, alcun valore positivo: la societ\u00e0, nel suo insieme, non pu\u00f2 vivere la dimensione della fede senza quella della religione, ma neppure quella della religione senza la fede, pena il suo regredire allo stato di mera superstizione e di puro formalismo.<\/p>\n<p>L&#8217;illustre sinologo Marcel Granet, nel suo saggio \u00abLa religione dei cinesi\u00bb, considerando le tre grandi religioni come un tutto e riconducendole all&#8217;insieme compatto della civilt\u00e0 cinese, sostiene che quella societ\u00e0, proprio in virt\u00f9 della sua solidit\u00e0 e compattezza, ha saputo piegarle e adattarle al proprio &quot;fondo&quot;; ma a noi sembra che sarebbe pi\u00f9 giusto, e anche pi\u00f9 franco, ammettere che quel &quot;fondo&quot;, evidentemente, era talmente chiuso in se stesso, da non poter accogliere alcuna religione come elemento fondante della propria visione del mondo, ma da dover assimilare a se stesso qualunque religione: il che \u00e8 quanto dire disinnescarla come religione. E trasformarla in qualche cosa d&#8217;altro, appunto, come un insieme di riti, utili per la coesione civile della societ\u00e0, ma non per aprire quest&#8217;ultima all&#8217;esperienza del sacro come &quot;altro&quot;.<\/p>\n<p>Riportiamo una pagina della monografia \u00abCina\u00bb di Charles Meyer (titolo originale: \u00abA P\u00e9kin et en Chine\u00bb, Paris, Librairie Hachette, 1982; traduzione dal francese di C. Menegazzi, Verona, Edizioni Futuro, pp. 82-83):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 difficile rispondere in poche parole alla domanda: &quot;Qual \u00e8 (qual era) la religione dei cinesi?&quot;. Si ricordano di solito i tre grandi movimenti religiosi storici, il confucianesimo, il taoismo e il buddismo, senza considerare che i primi due furono essenzialmente delle scuole filosofiche e che il terzo, venuto dall&#8217;India, si trasform\u00f2 al punto di rendere irriconoscibile l&#8217;originario messaggio. Di fatto, si pu\u00f2 parlare di una religione ufficiale, di Stato, con un suo clero distinto, taoista e buddista, e di una mitologia popolare.<\/p>\n<p>Il confucianesimo, o &quot;scuola dei letterati&quot;, si richiama al pensiero di Confucio, ma includeva anche antiche credenze: concretamente consisteva in tutta una serie di culti &quot;amministrativi&quot;, di corporazioni o privati, con rituali meticolosamente regolati per assicurare l&#8217;ordine morale nello Stato, nella societ\u00e0 e nella famiglia. Ebbe i suoi momenti di vitalit\u00e0 e di splendore nella storia, ma cadde progressivamente in un esasperato ritualismo e conformismo, strumento di dominio in mano ai mandarini e ai grandi proprietari terrieri.<\/p>\n<p>Fu inevitabilmente travolto dall&#8217;ondata rivoluzionaria, o almeno sembrava del tutto dimenticato e giudicato anacronistico, quando stranamente, nel 1973, il nome di Confucio, associato a quello del traditore Lin Biao, fu oggetto di una campagna di denuncia politica denominata &quot;pi Lin pi Kong&quot; (contro Lin e contro Confucio). Oggi &quot;il maestro&quot; \u00e8 lasciato in pace e se ne pu\u00f2 visitare il tempio e la tomba a Qu Fu (Shandong), dove nacque nel 551 a. C.<\/p>\n<p>Quanto poi ai bonzi buddisti e ai &quot;daoshi&quot; taoisti, furono ridotti alla vita laicale dopo il 1949. Del resto godevano gi\u00e0 di una pessima reputazione in mezzo al popolo; il compito dei primi, battezzati comunemente &quot;asini calvi&quot;, si limitava alla recita di salmodie buddiste durante i funerali, quello dei secondi all&#8217;esorcismo dei demoni. Il sinologo francese Marcel Granet osservava ancora nel 1922: &quot;\u00c8 pacifico che bonzi e &quot;daoshi&quot; hanno ogni sorta di vizio: ladro, imbroglioni, golosi, dissoluti&#8230; o cos\u00ec almeno vengono rappresentati sulle scene teatrali. La taccia di furfanti proviene loro dal fatto che tali appaiono effettivamente alla gente, non perch\u00e9 costituiscono un basso clero, schernito e temuto.&quot;<\/p>\n<p>Nonostante tutto, una piccola comunit\u00e0 di monaci buddisti sopravvive a Pechino, studiosi laici fanno ricerche sui vecchi testi, templi e pagode, dichiarati monumenti nazionali, sono ben curati e restaurati; la pagoda Guangji, a Pechino, \u00e8 aperta al culto. La Costituzione cinese, all&#8217;art. 88, recita che ogni cittadino gode della libert\u00e0 religiosa. Una cosa per\u00f2 appare evidente: che i problemi religiosi, in Cina, interessano una minima parte della popolazione. Persino fra i dieci milioni di musulmani delle minoranze etniche, i quattro milioni di cattolici o i 6-700.000 protestanti, secondo le stime ufficiali, i praticanti non sono mai stati in cos\u00ec gran numero. Scrive ancora Granet: &quot;N\u00e9 dogmi n\u00e9 clero presiedono alla vita religiosa dei cinesi. Essa consiste in una caterva di ricette pratiche, riguardo alle quali \u00e8 difficile dire quale importanza ciascuno attribuisca loro, e in un groviglio di credenze confuse, di cui \u00e8 difficile dire quanto ciascuno presti loro fede.&quot; Sicuramente molto diffuso \u00e8 sempre stato un tipo di culto degli antenati, familiare, semplicissimo, che resiste ancora nelle campagne, ma ci\u00f2 che colpisce \u00e8 il persistere di una mitologia fantasiosa, popolata di imperatori celesti, di re-dragoni, di dei e di dee, di geni familiari e di esseri immortali, di demoni e di fantasmi. Ma in realt\u00e0 tutti questi personaggi non sono che dei pretesti per aneddoti, racconti, apologhi, indicazioni morali, che non implicano il credere nella loro esistenza.\u00bb<\/p>\n<p>Come sono i Cinesi, oggi, dal punto di vista spirituale? Come si pu\u00f2 considerare la loro attitudine, da questo punto di vista, osservando come si comporta la Cina nei confronti del popolo tibetano e della sua religione (ma anche nei confronti della popolazione musulmana del Turkestan orientale); come si orienta nei riguardi dei problemi ecologici e ambientali, a fronte della propria rivoluzione industriale, fondata sulle fabbriche a carbone; come si pu\u00f2 valutare il suo atteggiamento nei confronti dei diritti umani, politici e sindacali da un lato, e dei miti consumisti e &quot;americanisti&quot; dall&#8217;altro? Detto pi\u00f9 brutalmente: che ne \u00e8 dell&#8217;anima cinese, saggia, paziente, antica, ora che la societ\u00e0 cinese \u00e8 stata risucchiata vorticosamente nei meccanismi della modernit\u00e0 avanzata e ora che quel popolo sembra avere bruscamente introiettato non solo quasi tutti i valori occidentali, ma specialmente quelli pi\u00f9 discutibili, come la smania del profitto attraverso un lavoro incessante, una manipolazione delle cose e dell&#8217;ambiente senza alcun senso del limite, un rapido oblio delle proprie tradizioni a vantaggio di modelli comportamentali estranei?<\/p>\n<p>Ci si sarebbe potuto aspettare che la societ\u00e0 cinese, in virt\u00f9 della propria antichit\u00e0 e della propria peculiarit\u00e0, sapesse difendere assai meglio la propria specificit\u00e0 culturale e la propria tradizione spirituale, venendo a contatto con il mondo moderno, e sia pure nella fase estrema della globalizzazione; invece bisogna ammettere che i Giapponesi, che si sono aperti all&#8217;Occidente un secolo prima e che hanno portato all&#8217;estremo certe forme del &quot;gigantismo&quot; industriale e urbanistico nordamericano, in realt\u00e0, sotto la superficie, hanno conservato con molta pi\u00f9 tenacia e fedelt\u00e0 le proprie tradizioni e la propria spiritualit\u00e0; mentre l&#8217;ascesa di una mentalit\u00e0 occidentalista deteriore, in Cina, \u00e8 stata rapidissima, quasi fulminea.<\/p>\n<p>N\u00e9 giova, a spiegarla, la campagna lanciata contro Confucio dal maoismo, che distrusse quanto ancora restava di quella tradizione, dopo che, a partire dal 1949, tutte le religioni praticate in Cina, compreso ovviamente il cristianesimo, erano state poste, di fatto, sotto il pieno controllo dell&#8217;apparato statale comunista, che aveva imposto loro tali e tante limitazioni e imposizioni, da ridurle rapidamente all&#8217;ombra di se stesse. Infatti, se un sentimento religioso \u00e8 vivo e vitale, scende magari nelle catacombe, ma non crolla verticalmente; non si lascia sradicare con tanta facilit\u00e0, non appena viene lanciata una parola d&#8217;ordine contro di esso.<\/p>\n<p>Un po&#8217; di luce viene forse gettata sull&#8217;arcano dal clima generale di discredito e di vero e proprio disprezzo che circondava le tre religioni ed i loro sacerdoti, assai prima della rivoluzione comunista e della guerra civile che, nel 1949, portarono alla nascita della Repubblica popolare; discredito e disprezzo che trovano un riscontro, in Occidente, solo nel clima culturale dell&#8217;ellenismo e della romanit\u00e0 inoltrata, nella quale, leggendo le opere dei poeti e dei commediografi, si desume che la civilt\u00e0 classica si era distaccata per sempre dalle proprie credenze religiose, ridotte a storie puerili per vecchiette superstiziose e fatte oggetto di lazzi e risate da parte degli intellettuali, ma anche delle persone comuni.<\/p>\n<p>Quando una civilt\u00e0 comincia a deridere i propri d\u00e8i e a disprezzare i propri sacerdoti, vuol dire che ha incominciato a perdere il collegamento con le proprie radici spirituali profonde, e si sta avviando inarrestabilmente verso quella che Oswald Spengler chiamava la fase della &quot;civilizzazione&quot;, caratterizzata da formalismo, incredulit\u00e0, relativismo etico, edonismo, gigantismo architettonico, urbanizzazione massiccia. Una fase in cui essa va perdendo la propria anima.<\/p>\n<p>Questa, nel caso della civilt\u00e0 cinese, era una possibilit\u00e0 inscritta nel suo divenire storico fin dalle prime fasi, perch\u00e9 essa non seppe, o non volle, darsi una religione capace di esprimere a pieno le potenzialit\u00e0 spirituali insite nella natura umana. Forse Matteo Ricci lo vide e lo comprese, e fu sul punto di cristianizzare la Cina, se, da Roma, la condanna dei &quot;riti cinesi&quot; non avesse fermato l&#8217;opera dei gesuiti. O forse, chiss\u00e0, anche se questi ultimi fossero riusciti a convertire l&#8217;intera Cina, dall&#8217;imperatore all&#8217;ultimo contadino, il vuoto spirituale sarebbe rimasto intatto: perch\u00e9 una religione venuta da fuori non pu\u00f2 colmare una lacuna di spiritualit\u00e0 che sia il riflesso di un vuoto strutturale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra cinquant&#8217;anni o un secolo, coloro che verranno (se ci saranno) e si domanderanno da dove abbia avuto origine la distruzione della spiritualit\u00e0 nel mondo moderno,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[110,267],"class_list":["post-27819","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-civilta","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27819","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27819"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27819\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}