{"id":27817,"date":"2009-08-05T09:16:00","date_gmt":"2009-08-05T09:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/05\/perche-non-amiamo-la-natura-una-riflessione-sulle-responsabilita-della-cultura-contadina\/"},"modified":"2009-08-05T09:16:00","modified_gmt":"2009-08-05T09:16:00","slug":"perche-non-amiamo-la-natura-una-riflessione-sulle-responsabilita-della-cultura-contadina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/05\/perche-non-amiamo-la-natura-una-riflessione-sulle-responsabilita-della-cultura-contadina\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 non amiamo la natura? Una riflessione sulle responsabilit\u00e0 della cultura contadina"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 gli Italiani mostrano cos\u00ec poco amore nei confronti della natura, degli animali, dell&#8217;ambiente?<\/p>\n<p>Giriamo la domanda al naturalista Franco Tassi, autore del bellissimo libro \u00abAnimali a rischio. Salvare la fauna del mondo, un impegno per l&#8217;umanit\u00e0\u00bb (Milano, Editoriale Giorgio Mondadori, 1990, p. 29:<\/p>\n<p>\u00abSpesso ci si chiede perch\u00e9 il nostro splendido popolo italico, malgrado le prediche ambientali e certe scottature ecologiche, resti tanto coriaceo alle esigenze della natura. La questione non \u00e8 peregrina, e del resto anche una regina mitteleuropea soleva rammaricarsi del destino delle terre mediterranee, &quot;tanto benedette dalla natura, quanto maltrattate dagli uomini&quot;.<\/p>\n<p>Come ben sa chi si occupa di ecosociologia, la scienza che studia i comportamenti sociali di fronte alle tematiche ambientali, a tale situazione non \u00e8 certo estranea la filosofia antropocentrica giudaico-cristiana che pone l&#8217;uomo al centro dell&#8217;universo, per dominare e sfruttare a proprio vantaggio ogni altra creatura. (Diversamente,, gran parte delle filosofie orientali e molte culture primeve, specialmente quelle indio-pellerossa americane, vedono l&#8217;uomo come parte di un&#8217;armonia globale della Terra).<\/p>\n<p>Ma sul destino dell&#8217;Italia paraecologica gravano anche un lungo passato di dominazioni straniere e un ricco rituale di piccole furberie quotidiane. Ammazzare il cervo, o abbattere la quercia, significava un tempo averla fatta in barba al &quot;signore&quot;, magari straniero. Il quale li proteggeva di rado disinteressatamente, per il bene della collettivit\u00e0: pi\u00f9 di frequente, invece, esclusivamente a proprio uso e consumo.<\/p>\n<p>;Malgrado tutto ci\u00f2, all&#8217;inizio del secolo l&#8217;Italia sembrava pervasa da notevole fervore culturale &quot;europeo&quot; in difesa del proprio patrimonio naturale &#8211; sia pur visto riduttivamente, in base alo spirito del tempo, come &quot;paesaggio&quot; da preservare allo stesso modo di un bel quadro -, e fu cos\u00ec che nacquero alcune delle scarse realizzazioni concrete, tra cui i nostri primi Parchi Nazionali. Ma al tempo stesso, sulle prime della filosofia crociana, che relegava la natura tra le proiezioni soggettive del pensiero umano e non tra le realt\u00e0 di consistenza obiettiva, la riforma scolastica di Giovanni Gentile archivi\u00f2 le scienze naturali tra le discipline secondarie. Ecco perch\u00e9 le successive generazioni di italiano hanno vissuto crogiolandosi in una cultura umanistica ridondante, ma ignorando anche l&#8217;abbicc\u00ec dell&#8217;ecologia (e non \u00e8 raro ancor oggi udire politici di primo piano sostenere che &quot;le foreste non servono a nulla&quot; e che &quot;glia animali vanno eliminati&quot;).<\/p>\n<p>Ad accentuare la corsa ala distruzione ambientale, accanto alla mancanza di &quot;valori comunitari&quot; e allo sfrenato individualismo, ha concorso pure il complesso della &quot;natura matrigna&quot; da sconfiggere, vivissimo nella coscienza di un popolo agrosilvospastrorale troppo frettolosamente inurbato, e di una razza di pescatori troppo facilmente arricchita: che da una parte associava il verde all&#8217;idea della sofferenza e della miseria, e dall&#8217;altra si cullava nell&#8217;illusione che il mare fosse una cornucopia di risorse inesauribili.<\/p>\n<p>A questo punto non \u00e8 stato difficile per la &quot;intellighenzia&quot; nostrana e per la cultura di ispirazione marxiana rifiutare in blocco l&#8217;ecologia, nella convinzione di salvare il popolo da chiss\u00e0 quale &quot;imbroglio ecologico&quot;. Ricostituendo, cos\u00ec, un prezioso alibi per chi volesse continuare nella rapina a piene mani delle risorse della natura. La quale per\u00f2 si \u00e8 vendicata presto, schiacciando le ideologie con i fatti: di fronte ai quali molti hanno gi\u00e0 dimostrato d&#8217;intendere chiaramente che l&#8217;unico vero &quot;imbroglio ecologico&quot; \u00e8 stato proprio quello d&#8217;aver fato credere che l&#8217;ecologia fosse un imbroglio. Nella pi\u00f9 recente fase &quot;cosmetica&quot; la moda della riscoperta ecologica si presenta effimera e incoerente. Domina qui la pi\u00f9 pura schizofrenia, perch\u00e9 tutti &#8211; industriali, costruttori, finanzieri, cacciatori e via dicendo &#8211; proclamano a gran voce assoluto e sacro &quot;amore per la natura&quot;, pur persistendo tenacemente in ogni disastrosa attivit\u00e0 contro di essa. Al massimo, se proprio un responsabile dei mille guasti ormai evidenti si dovesse individuare, sar\u00e0 qualcun &quot;altro&quot;: lo stesso popolo non \u00e8 mai &quot;inquinatore&quot;, ma sempre &quot;inquinato&quot;; e se l&#8217;abusivismo individuale pare scorretto, quello collettivo diventa un rispettabile fenomeno sociale, meritevole di indulgenza plenaria.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque, per Franco Tassi, le cause generali dello scarso amore del popolo italiano per la natura, per il paesaggio, per le piante e gli animali selvatici, sono le seguenti:<\/p>\n<p>1)  la concezione antropocentrica propria della cultura giudaico-cristiana, con il suo portato di dominio e sfruttamento ai danni di tutte le altre creature;<\/p>\n<p>2)  l&#8217;eredit\u00e0 storica delle lunghe dominazioni straniere e dell&#8217;abitudine a cercare di eluderne i divieti in materia di caccia, pesca e sfruttamento del legname;<\/p>\n<p>3)  lo svilimento della natura proprio della filosofia idealista (particolarmente crociana), vista come proiezione soggettiva del pensiero umano;<\/p>\n<p>4)  la mancanza di valori comunitari e, pi\u00f9 in generale, di un senso civico riguardo alla nozione del bene comune, a fronte di un individualismo anarcoide;<\/p>\n<p>5)  l&#8217;eredit\u00e0 psicologica della cultura contadina, che ha sempre visto nella natura una matrigna che relega l&#8217;uomo in una condizione di miseria, e dalla quale occorre emanciparsi con qualunque mezzo a disposizione;<\/p>\n<p>6)  la diffidenza della cultura marxista per l&#8217;ecologia, vista come un inganno dei padroni a danno delle classi popolari;<\/p>\n<p>7)  l&#8217;ipocrisia di una cultura ecologica di maniera, per cui perfino i palazzinari e i cacciatori si proclamano valido baluardo a difesa della natura minacciata;<\/p>\n<p>8)  la sfrenata demagogia politica, che attribuisce ogni guasto e ogni responsabilit\u00e0 sempre ad un fantomatico \u00abaltro\u00bb, e mai ai presenti.<\/p>\n<p>Si tratta di un elenco largamente condivisibile, pur con qualche ritocco e precisazione.<\/p>\n<p>Ad esempio, il punto 1 sembra non tenere conto del fatto che la cultura giudaico-cristiana non \u00e8 appannaggio dei popoli mediterranei, ma che, anzi, per certi aspetti, \u00e8 pi\u00f9 viva nei paesi protestanti del centro e nord Europa, dove, tuttavia, i valori ambientali sono molto pi\u00f9 profondamente sentiti e rispettati; cosa che dovrebbe indurre, evidentemente, ad ulteriori riflessioni.<\/p>\n<p>Al punto 2 bisogna aggiungere, secondo noi, che la tendenza a vedere nel governo una forma egoistica di tutela dell&#8217;ambiente a danno del popolo e delle sue legittime esigenze, non riguarda solo l&#8217;ambito delle dominazioni straniere.<\/p>\n<p>Per fare un esempio, i boschi del Montello e del Cansiglio erano gelosamente custoditi dal governo della Serenissima Repubblica di Venezia, per il legname destinato a fornire, rispettivamente, i remi e il fasciame della flotta; e, non appena il dominio veneziano decadde, gli abitanti del posto penetrarono in quei boschi, sfruttandoli senza misura, tanto da portare alla scomparsa di quello del Montello (poi ricostituito, ma in un contesto completamente mutato).<\/p>\n<p>Al punto 6, poi, si potrebbe aggiungere che il \u00abpeccatum originalis\u00bb della cultura marxista nei confronti dell&#8217;ecologia non \u00e8 stato solo quello di vedere in essa un cavallo di Troia degli interessi padronali per ingannare e sfruttare il popolo (tanto che, nel 1968, ci fu una rivolta popolare e di sinistra contro il progetto di istituire un parco in Sardegna per salvare gli ultimi esemplari, gravemente minacciati, del cervo isolano; ma nessuno ne parla pi\u00f9: forse perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 \u00abpoliticamente corretto\u00bb rivangare sempre e solo la rivolta del \u00abBoia chi molla\u00bb di Reggio Calabria del 1969, in quanto fenomeno di destra).<\/p>\n<p>Alludiamo al fatto che, per il marxismo, non meno che per l&#8217;idealismo (dal quale direttamente deriva: il debito di Marx verso Hegel \u00e8 vistoso ed esplicito, cos\u00ec come lo \u00e8 quello di Gramsci verso Croce), la natura non \u00e8 un bene in se stessa, non \u00e8 un valore in se stessa; \u00e8 solo il teatro in cui l&#8217;intraprendenza umana dispiega tutte le sue potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Detto pi\u00f9 sinteticamente e, se s vuole, pi\u00f9 brutalmente: per Marx, pervaso di spirito positivista e scientista, la terra \u00e8 il nemico da abbattere e incatenare, il magazzino cui attingere illimitatamente, la discarica ove gettare indiscriminatamente ogni sorta di rifiuti; l&#8217;unica cultura veramente nobile \u00e8 quella della macchina: sar\u00e0 l&#8217;industria a salvare l&#8217;uomo dalla miseria e ad affrancarlo dallo sfruttamento, ovviamente dopo che sar\u00e0 passata di mano dai capitalisti cattivi ai proletari buoni e innocenti.<\/p>\n<p>Sotto questo punto di vista, il pensiero di Marx \u00e8 brutalmente e rozzamente antiecologico quanto pu\u00f2 esserlo quello di un neoconservatorismo capitalista miope e ignorante alla Bush o alla Thatcher; nessuno si faccia illusioni: il marxismo \u00e8, nella sua essenza, profondamente, visceralmente antinaturalistico (cfr., in proposito, il nostro precedente articolo: \u00abCome si uccide un mare interno in nome dello sviluppismo\u00bb, dedicato alla tragedia ecologica del lago di Aral, e consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Del resto, possibile che gli ultimi, smarriti orfanelli dell&#8217;ideologia marxista, non abbiano avuto agio di riflettere che dal governo cinese, l&#8217;ultimo grande governo ufficialmente ispirato a quella ideologia, sta venendo la pi\u00f9 massiccia e devastante offensiva contro la natura ed i suoi equilibri, che l&#8217;uomo abbia mai lanciato, dai tempi della prima Rivoluzione industriale nell&#8217;Inghilterra di oltre due secoli fa?<\/p>\n<p>Ad ogni modo, si tratta di precisazioni che non tolgono validit\u00e0 alle tesi di Franco Tassi, le quali, anzi, mostrano, nel complesso, un notevole livello di lucidit\u00e0 ed esattezza, nell&#8217;individuare le cause culturali e psicologiche, lontane e vicine, del disamore nostrano verso la natura.<\/p>\n<p>Vorremmo, piuttosto, dedicare una pi\u00f9 circostanziata riflessione al punto 5, anche perch\u00e9 essa pu\u00f2 offrirci l&#8217;occasione di sfatare alcuni ingannevoli luoghi comuni circa la societ\u00e0 contadina e la sua cultura, viste oggi &#8211; ipocritamente &#8211; pi\u00f9 o meno nell&#8217;ottica in cui gli intellettuali illuministi, figli di una cultura razionalista che stava distruggendo ovunque le culture di tipo etnologico, si fabbricava su misura, quasi a scopo autoassolutorio, il mito del \u00abbuon selvaggio\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque: la distruzione della cultura contadina, fra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso- avvenuta, oltretutto, nel silenzio omertoso o distratto di tanti intellettuali ideologicamente impegnati e, ovviamente, \u00abprogressisti\u00bb (quando mai un intellettuale si \u00e8 proclamato \u00abregressivo\u00bb?: altro portato dell&#8217;eredit\u00e0 illuminista), \u00e8 stata un crimine.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, e detto senza fronzoli e senza giri di parole, bisogna pure aggiungere che quella cultura non era, tuttavia (a dispetto di un pasoliniano alone di nostalgia che l&#8217;ha trasfigurata \u00aba posteriori\u00bb in una realt\u00e0 puramente immaginaria), n\u00e9 cos\u00ec ecologista, n\u00e9 cos\u00ec solidarista, come generalmente si crede; o, almeno, come credono i suoi acritici celebratori: forse gli stessi che, quaranta o cinquant&#8217;anni fa, l&#8217;hanno lasciata morire, senza muovere un dito per cercare di salvarla.<\/p>\n<p>Come osserva giustamente Tassi, n\u00e9 il contadino, n\u00e9 il pastore, n\u00e9 il boscaiolo sono quegli intrepidi difensori della natura che a certi intellettualini di citt\u00e0, i quali non hanno mai visto una mucca se non in cartolina, n\u00e9 hanno mai imbracciato il forcone una volta in vita loro, per spalare il letame da una stalla, credono e vorrebbero far credere.<\/p>\n<p>La vita del contadino italiano era dura, durissima; per un groviglio di ragioni storiche, egli stentava a mantenersi sulla terra che lavorava: vuoi perch\u00e9 era troppo piccola, vuoi perch\u00e9 non possedeva strumenti adeguati, vuoi per il carico fiscale eccessivo da parte dello Stato (e questo specialmente dopo l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, con buona pace degli sprovveduti esaltatori del Risorgimento, che vorrebbero addossare ogni male all&#8217;Austria: dimenticando che il Lombardo-Veneto era la parte di gran lunga pi\u00f9 progredita, pi\u00f9 istruita, la meglio amministrata e la pi\u00f9 \u00abeuropea\u00bb delle varie regioni del nostro Paese).<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo un caso che gli apocalittici flussi migratori, che presero avvio nell&#8217;Italia di fine Ottocento, raggiungendo ai primi del Novecento la cifra mostruosa di mezzo milione di partenze l&#8217;anno, si misero in moto subito dopo il compimenti dell&#8217;Unit\u00e0, e non prima; e che furono accompagnati dal totale disinteresse, se non dall&#8217;aperto compiacimento, della nostra classe dirigente, la quale non seppe vedere in essi altro che un salutare allentamento della eccessiva pressione demografica, ed una opportunit\u00e0 di acquisire valuta pregiata, sotto forma delle rimesse dall&#8217;estero degli emigrati.<\/p>\n<p>Dunque, dicevamo che la vita del contadino italiano era durissima: mangiava polenta, polenta e ancora polenta, fino ad ammalarsi di pellagra; mentre al Centro e al Sud era falcidiato anche dalla malaria, contratta negli estesi terreni paludosi.<\/p>\n<p>Per lui, la natura non era amica; non la vedeva come tale, non la trattava come tale. Il suo atteggiamento verso gli animali selvatici, cacciati a morte fino all&#8217;estinzione di intere specie, e verso la vegetazione spontanea, abbattuta senza criterio per far posto alle colture ed ai pascoli, la dice lunga in proposito.<\/p>\n<p>Nemmeno verso gli animali domestici e verso le piante domestiche si pu\u00f2 dire che, in generale, egli provasse amore: li considerava esclusivamente come strumenti di sopravvivenza; li sfruttava senza piet\u00e0 e non aveva per essi che le cure strettamente necessarie, nell&#8217;ottica del suo interesse. Se il vitello si ammalava, era un danno economico; se la siccit\u00e0 uccideva il grano, era un danno economico: e questo era tutto.<\/p>\n<p>Gli animali domestici, in particolare, non erano &#8211; salvo rare eccezioni -, virgilianamente, i compagni della sua fatica, i suoi amici pi\u00f9 fidati: non si commuoveva per le loro sofferenza, non esitava a sfruttarlo oltre ogni limite (e non \u00e8 necessario aver letto qualche novella del Verga per farsi persuasi di ci\u00f2: basta aver conosciuto qualche famiglia contadina di due generazioni or sono, o, meglio ancora, avervi vissuto).<\/p>\n<p>Non provava piet\u00e0 per il cane da caccia legato alla catena sei giorni su sette, che soffriva e si dimenava in uno spazio minuscolo; non ne provava per i maiali, immersi in una sporcizia inimmaginabile, e dai quali non attendeva che il momento di farne salsicce; e meno ancora per il pollame da cortile o per i conigli, cui tirava il collo o spezzava il capo, senza un&#8217;ombra di commozione, anzi, con evidente compiacimento.<\/p>\n<p>Dicendo queste cose, non intendiamo istituire un assurdo processo alla mancata sensibilit\u00e0 morale o ecologica del contadino; la sua vita era durissima, gi\u00e0 lo abbiamo detto: ma, per piacere, smettiamola di dipingerlo come il nobile pellirossa che rispettava tutte le creature di Manit\u00f9 e vedeva nella terra la nostra madre amorevole.<\/p>\n<p>Il fatto che alla cultura contadina sia succeduta una cultura infinitamente pi\u00f9 brutale e volgare, la cultura della modernit\u00e0, protesa unicamente alla potenza e al denaro, non significa che dobbiamo idealizzare oltre ogni limite di buon senso l&#8217;immagine della prima, magari spinti dalla cattiva coscienza per aver lasciato che tutto ci\u00f2 accadesse senza muovere un dito.<\/p>\n<p>Del resto, se vogliamo essere onesti fino in fondo, dobbiamo andare ancora un passo pi\u00f9 in l\u00e0, ed ammettere che la cultura contadina non \u00e8 stata propriamente assassinata; ma che essa si \u00e8, alla lettera, suicidata.<\/p>\n<p>\u00c8 stato il contadino stesso che, sedotto dalla possibilit\u00e0 di ottenere un raccolto molto pi\u00f9 abbondante e, quindi, dal miraggio di un pi\u00f9 elevato tenore di vita, ha incominciato ad irrorare la terra di velenosissimi prodotti chimici, fertilizzanti ed antiparassitari, tralasciando i concimi naturali; e ad ingozzare gli animali da allevamento di sostanze altrettanto dannose, al solo fine di farli ingrassare pi\u00f9 in fretta e di far loro produrre pi\u00f9 carne, pi\u00f9 latte, pi\u00f9 uova.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 contadina ha incominciato a morire in quel preciso momento: non quando, come cantava Adriano Celentano ne \u00abIl ragazzo della Via Gluck\u00bb, i palazzinari cattivi hanno incominciato a costruire case su case, ingombrando la campagna di catrame e cemento. Certo, il mondo contadino \u00e8 stato aggredito anche dall&#8217;esterno; ma, prima ancora, \u00e8 caduto vittima di un collasso interno. Ha rinunciato ai suoi valori, ha smarrito il suo ruolo e la sua identit\u00e0.<\/p>\n<p>E la prova di questo fatto, sgradevole fin che si vuole, ma purtroppo vero, sta nel fenomeno, vistosissimo, della fuga dalle campagne, e, pi\u00f9 ancora, nella fuga dalla montagna, iniziatosi appunto negli anni del \u00abboom\u00bb economico: fenomeno di proporzioni bibliche, che anticipava quello odierno della fuga dalla Romania e da altri paesi dell&#8217;Europa orientale (guarda caso, a prevalente cultura contadina) verso il miraggio scintillante dell&#8217;Occidente ricco e progredito.<\/p>\n<p>Quando migliaia, milioni di giovani piantano tutto e partono verso la citt\u00e0, sia pure sotto la spinta di gravi difficolt\u00e0 economiche, significa che essi non credono pi\u00f9 nella civilt\u00e0 dei loro padri; significa che non credono pi\u00f9 che valga la pena di lottare per quel sistema di vita e per quei valori, per i quali hanno lottato e sofferto tante generazioni prima di loro (magari in condizioni sociali ed economiche ancora pi\u00f9 ingrate e disperanti).<\/p>\n<p>Tanto andava detto, per amore di verit\u00e0, se si vuole davvero capirci qualcosa nel fenomeno del generale disamore del nostro popolo nei confronti della natura, percepita come qualcosa di estraneo, o, al massimo, come una fonte di potenziale guadagno.<\/p>\n<p>Un discorso ancora pi\u00f9 crudo, ancora pi\u00f9 impietoso, bisognerebbe fare &#8211; volendo &#8211; sulla cultura dei pastori e dei boscaioli: meno ancora dei contadini, essi hanno visto la natura come una madre amorosa o come una amica da proteggere; pi\u00f9 ancora di loro, al contrario, l&#8217;hanno vista e trattata come una matrigna ostile e spietata, che meritava di essere ripagata con la stessa moneta.<\/p>\n<p>Del resto, non \u00e8 forse vero che, ancora oggi, all&#8217;inizio del terzo millennio, la maggior parte degli incendi che devastano le regioni ove ancora sopravvive una residuo di cultura silvo-pastorale, come la Calabria o la Sardegna, sono proprio quelle dove ogni estate, puntualmente, scoppiano apocalittici incendi che divorano centinaia di ettari di foreste; e che tali incendi, il pi\u00f9 delle volte, sono appiccati precisamente da pastori del luogo?<\/p>\n<p>\u00c8 inutile nascondersi dietro un dito; possiamo raccontarci tutte le storie che vogliamo: ma la realt\u00e0 \u00e8 questa.<\/p>\n<p>Gli uccellatori di frodo che, ogni anno, fanno stragi inaudite di volatili d&#8217;ogni specie; i cacciatori che perseguitano a morte cervi, caprioli, cinghiali, lupi: non sono forse, in larga misura, contadini e pastori del luogo, e solo in minor misura gente di citt\u00e0, venuta da fuori?<\/p>\n<p>Coloro che disseminano i boschi di tagliole, condannando a una morte lunga e atroce ogni genere di selvaggina (e, non di rado, provocando anche gravi incidenti a danno di altri esseri umani), non sono forse, nella gran maggioranza dei casi, contadini, pastori e boscaioli, che vivono a diretto contatto con la natura, che la conoscono piuttosto bene, ma non la amano affatto, n\u00e9 la rispettano, come il loro modo di agire mostra fin troppo chiaramente?<\/p>\n<p>Coloro che pi\u00f9 si oppongono alla limitazione della caccia, alla protezione della flora, alla istituzione di nuovi parchi naturali, non sono forse gli stessi abitanti dei luoghi interessati, preoccupati (a volte anche in maniera legittima, nulla da dire) per il danno economico che potrebbero subire da una legislazione troppo favorevole alle piante e agli animali, e non abbastanza sensibile alle loro necessit\u00e0 ed esigenze, agli effetti negativi per le loro propriet\u00e0?<\/p>\n<p>E allora diciamolo francamente, con buona pace della demagogia marxista, secondo la quale il popolo ha sempre ragione ed \u00e8 sempre la vittima designata: dei crimini che noi tutti continuiamo a perpetrare ai danni dell&#8217;ambiente, \u00e8 responsabile l&#8217;insieme della nostra cultura e l&#8217;insieme della nostra societ\u00e0, cos\u00ec in alto come in basso, cos\u00ec in citt\u00e0 come in campagna.<\/p>\n<p>Dobbiamo fare un grosso e sentito \u00abmea culpa\u00bb, tutti quanti.<\/p>\n<p>E chi \u00e8 senza peccato, scagli la prima pietra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 gli Italiani mostrano cos\u00ec poco amore nei confronti della natura, degli animali, dell&#8217;ambiente? 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