{"id":27814,"date":"2022-10-29T11:48:00","date_gmt":"2022-10-29T11:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/29\/perche-e-per-chi-s-agostino-scrisse-la-citta-di-dio\/"},"modified":"2022-10-29T11:48:00","modified_gmt":"2022-10-29T11:48:00","slug":"perche-e-per-chi-s-agostino-scrisse-la-citta-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/29\/perche-e-per-chi-s-agostino-scrisse-la-citta-di-dio\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 e per chi S. Agostino scrisse la Citt\u00e0 di Dio"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 nozione comune che S. Agostino, nel comporre &#8212; fra il 413 e il 426 &#8212; la sua opera pi\u00f9 vasta, pi\u00f9 impegnative e pi\u00f9 completa, la <em>Citt\u00e0 di Dio<\/em>, intese dare una risposta alle accuse rivolte dai pagani al cristianesimo, di aver causato il sacco di Roma da parte di Alarico nel 410 come conseguenza dell&#8217;abbandono del culto degli antichi d\u00e8i, i quali, a loro volta, avevano abbandonato i Romani, mentre fino a quel momento, nel corso dei secoli, li avevano favoriti, protetti e condotti alla vittoria contro ogni nemico.<\/p>\n<p>Questa &quot;spiegazione&quot; \u00e8 sostanzialmente esatta, ma al tempo stesso \u00e8 fortemente riduttiva rispetto alle reali motivazioni dell&#8217;autore e alla complessit\u00e0 del contesto culturale e spirituale entro il quale egli si muoveva. Nel corso del IV secolo, parallelamente all&#8217;irresistibile marcia ascensionale del Cristianesimo (passato dall&#8217;ultima e pi\u00f9 dura,persecuzione, quella di Diocleziano e Galerio, alla &quot;svolta&quot; costantiniana e alla vittoria politica e giuridica, con Teodosio, culminata nell&#8217;editto di Tessalonica), si era verificata una vera e propria &quot;rinascenza pagana&quot;, sia sotto il profilo filosofico che sotto quello poetico, letterario e filologico. Non si era trattato di un movimento &quot;dal basso&quot;, cio\u00e8 di una reazione di origine popolare, ma, tutto al contrario, di un fenomeno decisamente colto e aristocratico, che traeva origine dallo &quot;zoccolo duro&quot; della nobilt\u00e0 senatoria, per cui si erano mobilitati gli esponenti delle pi\u00f9 antiche e prestigiose famiglie patrizie, alti funzionati dello Stato, grandi proprietari terrieri, membri dei collegi sacerdotali, accomunati sia da una fervidissima nostalgia del passato, sia da un&#8217;avversione, mista a disprezzo, verso la nuova religione &quot;plebea&quot; che aveva conquistato, in maniera per essi incomprensibile, i gangli vitali dello Stato e stava trascinando l&#8217;Impero verso la rovina a causa della sua irriverenza, dell&#8217;ingratitudine e dell&#8217;empiet\u00e0 nei confronti degli d\u00e8i dell&#8217;Urbe.<\/p>\n<p>L&#8217;ansia di tornare alla devozione e ai costumi di vita di un tempo, di rimettere in auge antiche tradizioni ormai quasi dimenticate e di restaurare perfino il purismo linguistico, dopo una lunga fase di decadenza, nonch\u00e9 di purificare la societ\u00e0 da quanto di basso, d&#8217;innaturale e, secondo loro, d&#8217;irreligioso, l&#8217;aveva contaminata (non si dimentichi che i cristiani erano stati accusati, per tre secoli, di &quot;ateismo&quot;) si univa, in questi esponenti dell&#8217;aristocrazia senatoria, alla totale chiusura nei confronti di ogni cosa nuova, a cominciare dal rifiuto di prendere atto dell&#8217;imbarbarimento dell&#8217;esercito e delle province, ossia di un processo in corso da molto tempo e che aveva consentito, bene o male, di ritardare le invasioni germaniche e di puntellare lo Stato vacillante. \u00c8 da loro che era partita la campagna di delegittimazione contro il generale vandalo Stilicone, il pi\u00f9 abile ministro di Onorio (odio implacabile anche <em>post morte,<\/em> di cui v&#8217;\u00e8 un&#8217;eco nel <em>De Reditu suo<\/em> di Rutilio Namaziano), culminata nel suo repentino arresto e nel suo assassinio appena mascherato da un velo di giustizia formale.<\/p>\n<p>Insomma era un &quot;partito&quot; nostalgico e reazionario, che non aveva imparato nulla dalla lezione della storia, n\u00e9 aveva alcuna &quot;ricetta&quot; per affrontare la crisi del mondo romano, se non quella di rifiutare ciecamente ogni mutamento avvenuto negli ultimi secoli, dal Cristianesimo alla progressiva germanizzazione (che poteva piacere o non piacere, ma alla quale, nonostante le apparenze, era legata la sopravivenza stessa dello Stato &#8211; come perfettamente aveva visto Stilicone &#8211; e quindi anche del potere della grande aristocrazia senatoria) e di arroccarsi irrealisticamente a difesa di un mondo sorpassato e di fatto gi\u00e0 estinto, perch\u00e9 del tutto svuotato di sostanza vitale, la quale si esprime nella capacit\u00e0 di confrontarsi coi problemi presenti e non gi\u00e0 nel fatto di evadere in mondi ideali tramontati per sempre.<\/p>\n<p>Questa mancanza di realismo, di concretezza, di spirito positivo, \u00e8 palese in tutte le opere espresse dagli esponenti della rinascenza pagana, non solo a livello politico (dalla restaurazione di Giuliano l&#8217;Apostata all&#8217;ultimo, disastroso e patetico tentativo di Eugenio e Arbogaste, naufragato nella battaglia del Frigido del 394) ma anche sul terreno ad essi pi\u00f9 congeniale, quello strettamente intellettuale e culturale. Se si passano in rassegna le ultime opere degli scrittori pagani e le si confronta, una per una, con le corrispondenti opere degli scrittori cristiani, emerge impietosamente la congenita inadeguatezza dei primi rispetto i secondi, riflesso della loro complessiva incapacit\u00e0 di cogliere i fermenti vitali di un mondo che pure stava attraversando una profondissima crisi e di trovare le risorse spirituali per rinnovare il proprio patrimonio ideale, in un senso che non fosse di puro e semplice restauro filologico.<\/p>\n<p>Si confronti, ad esempio, la forza, la persuasivit\u00e0, la serrata capacit\u00e0 di argomentare di sant&#8217;Ambrogio contro il prefetto Simmaco nella controversia sull&#8217;altare della Vittoria, nella curia del Senato; o si confronti il carteggio di san Paolino di Nola con quello, cos\u00ec frivolo e banale, del suo maestro Ausonio (l&#8217;autore della <em>Mosella<\/em>) che pure era un cristiano, ma talmente tiepido e imbevuto di mentalit\u00e0 pagana, che non lo si crederebbe tale se non si sapesse il contrario. Ancora, si confrontino la vivacit\u00e0, la schiettezza, lo spirito costruttivo che animano i versi di Prudenzio nel <em>Cathemerinon<\/em> e nel <em>Peristephanon<\/em> con la sterile riproposizione di modelli obsoleti nella poesia di Claudiano, come nel pur grazioso <em>De raptu Proserpinae<\/em>, per non parlare dei versi cortigiani in lode di Stilicone.<\/p>\n<p>Passando al campo dell&#8217;arte figurativa, si confronti la luminosit\u00e0, l&#8217;equilibrio, l&#8217;armonia delle prime basiliche cristiane, come Santa Sabina sul colle Aventino, e la goffa, pesante, stanca riproposizione dell&#8217;arte celebrativa del passato, come l&#8217;arco di Costantino (inteso a celebrare il primo imperatore favorevole ai cristiani, ma realizzato secondo gli schemi della cultura pagana) che, osservato da vicino, mostra come non ci fossero pi\u00f9 scultori capaci di svolgere decentemente il compito loro assegnato e fosse perci\u00f2 necessario saccheggiare opere precedenti, asportandone i bassorilievi, per adornare i nuovi edifici.<\/p>\n<p>Sul piano filosofico, poi, si confronti la ricchezza, la profondit\u00e0 e la vigorosa novit\u00e0 stilistica delle <em>Confessioni<\/em> di sant&#8217;Agostino con le opere di Ammonio Sacca, di Porfirio, di Proclo, di Giamblico, ossia dei massimi esponenti del pensiero neo-platonico: e se ne ricaver\u00e0 la fortissima impressione che i cristiani sapevano capire l&#8217;ora presente perch\u00e9 sapevano andare al cuore delle cose e al cuore dell&#8217;uomo, cogliendone i lati pi\u00f9 nascosti ed esplorandone, con spietata sincerit\u00e0, le pieghe pi\u00f9 intime, laddove i pagani cesellavano le idee e arzigogolavano su questioni teoriche lontanissime dalle gravi urgenze dell&#8217;ora presente, ritagliandosi una comoda nicchia culturale e scrivendo gli uni per gli altri, ma senza essere in grado di dire una sola parola che potesse significare qualcosa per le persone comuni.<\/p>\n<p>E per quanto riguarda la visione esistenziale complessiva e il concreto rapporto fra societ\u00e0 e individuo?<\/p>\n<p>Qui il confronto va fatto fra i <em>Saturnalia<\/em> di Macrobio, vero e proprio monumento celebrativo, erudito e nostalgico insieme, dei <em>mores<\/em> del tempo antico e della cultura antica, riproposti quale panacea contro tutti i mali del presente; e quella che si pu\u00f2 considerare come la pi\u00f9 compiuta ed autorevole &quot;risposta&quot; di parte cristiana, ossia la <em>Citt\u00e0 di Dio<\/em> di S. Agostino (seguiamo qui una notevole intuizione del latinista Gian Biagio Conte).<\/p>\n<p>Osservava G. B. Conte (in: <em>La letteratura latina. Manuale storico dalle origini alla fine dell&#8217;impero romano<\/em>, Firenze, Le Monnier, 1987, pp. 541-543):<\/p>\n<p><em>[Nella &quot;Citt\u00e0 di Dio&quot;] la grandezza dell&#8217;idea di fondo, che la storia non deve essere pi\u00f9 storia delle nazioni, ma storia dell&#8217;umanit\u00e0 e il fondamentale contributo che essa reca all&#8217;edificazione di un sistema ideologico del Cristianesimo, debbono fare i conti con problemi di inquadramento per noi ancora irrisolti, e resi pi\u00f9 complessi dalla pubblicazione per gruppi di libri, via via che la stesura procedeva. Questo pu\u00f2 spiegare le ripetizioni e qualche contraddizione, ma non basta a chiarire le difficolt\u00e0 nello stabilire il rapporto fra Chiesa e citt\u00e0 di Dio e quello fra citt\u00e0 terrena e stato pagano-temporale, che a volte sembrano identificarsi, a volte invece avere ruoli ben distinti.<\/em><\/p>\n<p><em>Certo, nella vasta produzione di Agostino, la &quot;Citt\u00e0 di Dio&quot; \u00e8 non solo l&#8217;opera pi\u00f9 imponente per impegno e mole (l&#8217;autore stesso la definiva un grande e arduo lavoro, &quot;magnum opus et arduum&quot;) ma anche la pi\u00f9 consapevole che egli abbia mai scritto: si trattava di contrastare definitivamente la forza della grande intellettualit\u00e0 pagana, di respingere la minaccia insita nel neopaganesimo letterario e filosofico ch ancora cercava di imporre il proprio primato culturale. Non si trattava solo di opporsi a conservatori intransigenti ma singolarmente isolati, quanto invece di impedire che l&#8217;aristocrazia intellettuale &#8212; coscientemente e coerentemente organizzata &#8212; temprasse contro la dissuasione del Cristianesimo la prestigiosa tradizione pagana. Vista in questa luce, la &quot;Citt\u00e0 di Dio&quot; \u00e8 l&#8217;ultimo atto di un lungo dramma: scritta da un antico protetto di Simmaco (l&#8217;autorevole campione del &quot;partito&quot; pagano), essa doveva sancire il definitivo ripudio del paganesimo da parte di un&#8217;aristocrazia che aveva preteso di dominare la vita intellettuale della sua epoca.<\/em><\/p>\n<p><em>Baster\u00e0 ripensare ai &quot;Saturnali&quot;di Macrobio per riconoscere chiaramente i gusti di questo ambiente di conservatori: un libero di conversazioni immaginarie che ritrae o grandi tradizionalisti romani al tempo del loro apogeo (intorno al 380). In queste conversazioni possiamo cogliere qualcosa di pi\u00f9 che non l&#8217;aristocratico godimento di un grande passato: \u00e8 tutta una cultura che lotta per sopravvivere. La Vecchia Tradizione, la &#8216;vetustas&#8217;, deve adesso essere \u00absempre venerata\u00bb. Ci troviamo di fronte a un curioso fenomeno, quelli della conservazione nel presente di tutto un sistema di vita, che si cerca di salvare trasfondendo in esso l&#8217;inviolabile sicurezza di un passato venerato. Ma non era tutto: questi uomini erano anche profondamente religiosi; potevano gareggiare con i Cristiani nella loro solida credenza in premi e pene dopo la morte. Si pu\u00f2 anzi ricordare che Macrobio aveva scritto anche un commento al &quot;Sogno di Scipione&quot; in cui si mostrava come \u00able anime di coloro che hanno ben meritato dalla societ\u00e0 umana lasciano il corpo per ritornare al Cielo a godervi una beatitudine eterna\u00bb. A questi uomini il Cristianesimo appariva come una religione disgiunta dagli assunti naturali di tutta una cultura. A loro, anzi, i grandi platonici dell&#8217;epoca, Plotino e Porfirio, potevano offrire una visione profondamente religiosa del mondo, in cui confluiva del tutto naturalmente una tradizione antichissima e profondamente radicata. Le asserzioni dei Cristiani, all&#8217;opposto, mancavano dei fondamenti intellettuali, mancavano di conoscenze razionalmente conquistate.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 insomma a questa (anzi, contro questa) aristocrazia colta pagana che si rivolge Agostino nella &quot;Citt\u00e0 di Dio&quot;: e mentre mira a costruire un fondamento intellettuale del Cristianesimo, non manca di demitizzare il grande passato dei Romani, rifugio idealizzato in cui la cultura pagana cercava scampo contro l&#8217;amara realt\u00e0 del presente. Con ironia appassionata egli sa mostrare che la storia romana non \u00e8 affatto piena di &quot;exempla&quot; morali; che disastri di ogni tipo erano gravi e frequenti nel passato come nel presente; che questi non erano se non i segni della peccaminosit\u00e0 umana; che nulla contavano vizi o virt\u00f9 dei Romani; che i Romani, anzi, non erano n\u00e9 migliori n\u00e9 peggiori di altri popoli; che l&#8217;Impero romano, lungi dall&#8217;essere l&#8217;oggetto privilegiato della Provvidenza Divina, era del tutto inessenziale per la salvazione dell&#8217;umanit\u00e0, era semmai un fenomeno storico destinato col tempo a scomparire. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La sua filosofia della storia raggiunge orizzonti inusitati per ampiezza di tempi e di spazi; da sempre e in tutto l&#8217;universo la Divina Provvidenza guida e regge meravigliosamente tutte le cose e tutti gli eventi, preparando la salvezza dell&#8217;umanit\u00e0. Agostino dichiara che gli uomini non sono sempre esistiti e non sono destinati a esistere sempre: che la giustizia sociale in questo mondo (nella &quot;civitas mundi&quot;) non \u00e8 mai raggiunta e compiuta. Le due citt\u00e0 (quella terrena e quella divina) hanno avuto il loro principio, avranno i loro progressi e la loro fine. Le due citt\u00e0 hanno caratteri opposti anche se esse di fatto convivono intrecciate e mescolate in ogni uomo. Il futuro dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;inseparabile mescolanza delle due realt\u00e0 diventi alla fine separazione; con lo sguardo della sua speranza Agostino separava quello che egli ancora vedeva unito e mescolato nella realt\u00e0 del mondo: al di l\u00e0 delle apparenze egli vedeva appunto due popoli, i fedeli e gli infedeli.<\/em><\/p>\n<p>La grandezza di S. Agostino come pensatore \u00e8 qui, nella sua filosofia della storia, che oltrepassa audacemente i limiti del mondo romano per abbracciare, in una sintesi grandiosa, di una vastit\u00e0 da mozzare il respinto, l&#8217;intera umanit\u00e0, anzi, l&#8217;universo tutto; e pi\u00f9 ancora perch\u00e9 egli dal riconoscimento delle due citt\u00e0 non trae la conclusione che, dunque, tanto vale attendere che Dio alla fine le separi, e intanto i buoni si adattino ad attendere, meglio che possono, l&#8217;ora della liberazione finale: al contrario, ne deduce che bisogna formare un nuovo tipo umano, che si consideri pellegrino del mondo, e perci\u00f2 &quot;straniero&quot;, ma proprio per questo un pellegrino cosciente del fatto che, per giungere alla meta, che \u00e8 Dio, bisogna vivere nel modo giusto, cio\u00e8 attraversare la valle della vita terrena con il giusto orientamento esistenziale.<\/p>\n<p>Qui sta la grandezza incomparabile di S. Agostino, il quale ricapitola un&#8217;intera civilt\u00e0 e indica la via per edificarne una nuova; e qui sta il vero universalismo del cristiano, il quale si sente cittadino del mondo non perch\u00e9 la patria gli sia indifferente, ma perch\u00e9 ha compreso che la vera patria \u00e8 Dio, e che si serve adeguatamente la propria patria terrena, cio\u00e8 la societ\u00e0 degli uomini, quando lo si fa in accordo con Dio e non contro di Lui, cio\u00e8 andando verso di Lui e la Sua citt\u00e0, e non lontano da Lui, verso la citt\u00e0 dell&#8217;orgoglio umano.<\/p>\n<p>Che cosa avevano da proporre, di contro, gli intellettuali pagani, all&#8217;umanit\u00e0 turbata e sofferente dei secoli IV e V dopo Cristo? La celebrazione dei Saturnali? Le dotte disquisizioni fra eruditi? Le precisazioni e le pignolerie filologiche? Oppure, magari, l&#8217;evasione nel paradiso dei sensi, ad esempio abbracciando una schiavetta germanica, come Ausonio nei tanto (troppo) celebrati versi della sua <em>Bissula<\/em>?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 nozione comune che S. Agostino, nel comporre &#8212; fra il 413 e il 426 &#8212; la sua opera pi\u00f9 vasta, pi\u00f9 impegnative e pi\u00f9 completa,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30148,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[72],"tags":[107,259],"class_list":["post-27814","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dogmatica","tag-cattolicesimo","tag-tradizione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-dogmatica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27814","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27814"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27814\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30148"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27814"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27814"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27814"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}