{"id":27811,"date":"2019-04-08T08:25:00","date_gmt":"2019-04-08T08:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/08\/perche-coltivare-una-cultura-auto-denigratoria\/"},"modified":"2019-04-08T08:25:00","modified_gmt":"2019-04-08T08:25:00","slug":"perche-coltivare-una-cultura-auto-denigratoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/08\/perche-coltivare-una-cultura-auto-denigratoria\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 coltivare una cultura auto-denigratoria?"},"content":{"rendered":"<p>Eppure, come si usa dire, non ce l&#8217;ha ordinato il medico: perch\u00e9 dunque costringiamo i nostri giovani, fin dai banchi di scuola, a studiare una storia d&#8217;Italia che \u00e8 denigratoria nei confronti del popolo italiano e che si caratterizza in senso spiccatamente anti-nazionale? Una storia che \u00e8 lesiva dell&#8217;onore e della dignit\u00e0 nazionali, mentre le celebrazioni e le tirate d&#8217;ammirazione nei confronti di altri Paesi e altri popoli si sprecano? La risposta sembrerebbe facile: per la stessa ragione per cui il cinema italiano ha sempre coltivato &#8212; sempre, intendiamo dire, dal 1945 &#8212; una visione caricaturale degli italiani, e specialmente delle nostre forze armate: la versione del &quot;tutti a casa&quot;, dell&#8217;8 settembre 1943 come <em>forma mentis<\/em> dell&#8217;italiano e come vocazione naturale del soldato italiano; e cio\u00e8 per compiacere i nostri benefattori e liberatori, gli Alleati anglo-americani e, in minor misura, anche tutti gli altri: tutti quelli che ci hanno generosamente aiutato, e sia pure a suon di bombe, stupri e guerra civile, a liberarci da quella orribile pestilenza che \u00e8 stato il fascismo. Eppure, forse questa spiegazione non \u00e8 del tutto sufficiente. Dopotutto, son passati pi\u00f9 di settant&#8217;anni dalla fine della Seconda guerra mondiale; tedeschi e giapponesi hanno smesso da un pezzo di auto-flagellarsi, anche se crimini di guerra, le loro forze amate e le loro polizie politiche, ne hanno perpetrati ben pi\u00f9 delle nostre. Allora, una eterna tendenza all&#8217;auto-disprezzo, che il popolo italiano cova in se stesso da molto prima che il fascismo cadesse in modo poco glorioso, dopo che aveva promesso di far rivivere le glorie dell&#8217;Impero Romano? Certo, anche questa \u00e8 una risposta abbastanza convincente; e tuttavia neppure essa, forse, esaurisce del tutto l&#8217;interrogativo. No: pi\u00f9 si considera la cosa, e pi\u00f9 ci si persuade che, alla base dell&#8217;auto-denigrazione sistematica, attuata non solo da scrittori. cantanti e registi, ma anche dagli autori dei libri di testo scolastici e dalla stessa classe insegnante, c&#8217;\u00e8 un nodo ben pi\u00f9 profondo e, per certi aspetti, indicibile, nel senso che, se pure qualcuno ne intuisce la presenza, fa bene a tacere e fingere di non aver visto n\u00e9 udito nulla, perch\u00e9 chi mostra di aver visto, udito e soprattutto compreso, rischia l&#8217;emarginazione totale dai salotti buoni della cultura e dell&#8217;informazione, se non qualcosa di peggio: il licenziamento o la denuncia penale. Proprio come nei regimi totalitaria e, in particolare, nell&#8217;ex Unione Sovietica. E qual \u00e8 questo segreto indicibile, che \u00e8 meglio ignorare e fingere di non vedere e non sapere? Che la classe dirigente italiana, nel suo complesso, e salvo alcune rare eccezioni (Enrico Mattei, per esempio, che si sa come \u00e8 finito; o il generale Dalla Chiesa) \u00e8 la stessa che, nel &#8217;45, \u00e8 andata al potere sull&#8217;onda di una guerra civile che, nelle ultime settimane, si \u00e8 trasformata in un massacro indiscriminato dei vinti, e di una guerra mondiale vinta dal nemico; e quindi essa \u00e8 debitrice a quel nemico, divenuto prodigiosamente alleato e liberatore, della propria permanenza nei posti chiave dell&#8217;economia, della finanza, della politica, dell&#8217;amministrazione pubblica e della cultura. In altre parole, dal 1945 la classe dirigente italiana \u00e8 divenuta una classe su-coloniale al servizio del vincitore: ha esercitato per delega il suo potere e fatto i suoi intessi, non quelli della nazione. Il grado di servilismo che i nostri politici, specialmente di sinistra, hanno mostrato anche recentemente nei confronti dei poteri stranieri &#8212; la grande finanza di Soros, la BCE, la Francia di Macron, gli USA e soprattutto Israele &#8211; ha una ragione precisa: esistono grazie alla benevolenza di quei poteri; dunque, guai a offenderli. Pi\u00f9 che custodi dell&#8217;interesse nazionale, essi sono i cani da guardia di poteri stranieri le cui politiche ed interessi sono, sovente, contrari ai nostri. In quale Paese ove esista un minimo di fierezza nazionale, un partito di opposizione scrive una lettera di scuse ad un governo straniero che ha insultato pesantemente l&#8217;Italia e il suo governo, legittimamente eletto? Eppure, anche questo obbrobrio abbiamo dovuto vedere, ad opera del vertice del Pd, nei confronti del signorino Macron. Solo se si tiene conto di questa dipendenza fisiologica si capisce perch\u00e9 i nostri governi hanno sempre ceduto alle richiese e alle prepotenze dei Paesi cosiddetti amici e alleati. Non potrebbero fare diversamente, perch\u00e9 una vera base popolare non ce l&#8217;hanno. O servire quei poterei, o lasciare le amate poltrone.<\/p>\n<p>E ora, ci sia permesso illustrare il nostro discorso facendo ricorso a due casi esemplari, uno degli ultimissimi anni in cui l&#8217;Italia \u00e8 stata uno Stato indipendente e sovrano, il 1940; l&#8217;altro della tarda Repubblica di Pulcinella, quella, per intenderci, uscita dalla disfatta militare, dal sangue della guerra civile (a lungo dissimilato dietro fiumi di retorica) e del servilismo della nostra classe dirigente nei confronti dei poteri stranieri.<\/p>\n<p>Orazio Pedrazzi (Travo, Piacenza, 11 agosto 1889-Firenze, 6 ottobre 1962), giornalista e scrittore ai suoi tempi assai noto e oggi, significativamente, pressoch\u00e9 obliato, nonch\u00e9 capoufficio stampa di D&#8217;Annunzio a Fiume, poi deputato al parlamento, console e ambasciatore di Sua Maest\u00e0 Vittorio Emanuele III, autore di libri come <em>Dalla Cirenaica all&#8217;Egeo<\/em>, <em>La conquista della Libia<\/em>, <em>L&#8217;Alto Adige e i Tedeschi<\/em>, <em>La Dalmazia e gli Slavi del Sud<\/em>, <em>La nazione Ceca<\/em>, <em>L&#8217;Italia e l&#8217;Oriente mediterraneo<\/em>, <em>Castelli di Boemia e di Moravia<\/em>, <em>Spagna di Dio<\/em>, <em>La stella solitaria<\/em>, <em>Italiani nel mondo<\/em>, <em>Terra di Dio<\/em>, riporta questo fatto realmente accaduto (da: O. Pedrazzi, <em>Racconti dell&#8217;Italia lontana<\/em>, Torino, S.E.I., 1940):<\/p>\n<p><em>Era un fanciullo silenzioso, solitario, che giocava poco e rifletteva molto, come fosse gi\u00e0 stato un grande. Aveva pochi amici e leggeva assai, tutti lo consideravano come uno che aveva voglia di lavorare sul serio e lo stimavano. Il giorno in cui alla scuola italiana dove era andato per iscriversi, gli dissero che i posti erano al completo e che bisognava rivolgersi altrove, il silenzioso fanciullo aveva dato la stura a tutta la sua eloquenza e si era messo a pregare cin caldo fervore per essere accettato; se appena fosse stato possibile lo avrebbero accontentato volentieri. Ma non era possibile; il siciliano scesele scale della scuola lacrimando senza dire pi\u00f9 niente e fu anche lui del branco che pochi giorni dopo dovettero sedere sui banchi pi\u00f9 comodi, ma tanto poco amati, delle scuole straniere.<\/em><\/p>\n<p><em>Divenne pi\u00f9 silenzioso che mai; rispondeva il puro necessario ai compagni ed ai maestri, come avesse voluto adoperare il minor numero possibile di parole francesi; la sua faccia aveva delle strane contrazioni ogni volta che il professore di storia e geografia capitava a parlare dell&#8217;Italia. Quelle lezioni di storia o di geografia lo facevano immensamente soffrire e quando sentiva l&#8217;insegnante parlare degli italiani con ironia o con sarcasmo egli chinava il capo sul libro per non stare attento e per non farsi vincere dalla voglia di prendere per il collo l&#8217;antipatico maestro.<\/em><\/p>\n<p><em>Erano passati cos\u00ec ala meglio due mesi, quando un giorno il ragazzotto siciliano arriv\u00f2 a scuola con un libro sotto il braccio e con un&#8217;aria che non prometteva nulla di buono. Un atro italiano vedendolo in quello stato gli domand\u00f2 che cosa avesse; allora il siciliano gli mostr\u00f2 il libro che aveva con s\u00e9 (era il testo di geografia della scuola) ed additandogli una pagina gli disse: leggi! L&#8217;altro lesse; si parlava dell&#8217;Italia meridionale: &quot;il paese della miseria e dei briganti!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; E noi dobbiamo studiare su questi libri &#8212; esclam\u00f2 il ragazzotto con voce commossa &#8212; e dobbiamo imparare queste porcherie a danno del nostro Paese!<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Ed ora che farai?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Lo vedrai!<\/em><\/p>\n<p><em>Cominciava proprio in quel momento la lezione di geografia; gli scolari avevano preso posto nei loro banchi ed aspettavano rispettosamente che l&#8217;insegnante parlasse. Ma ecco che, prima di lui, il ragazzo siciliano si alza e con voce chiara e forte domanda:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Signor maestro, voi sapete che nella vostra classe ci sono molti italiani? &#8212; Tutta la scolaresca si vol\u00f2 a guardare meravigliata l&#8217;audace compagno, mentre il maestro rispondeva con aria stupefatta: &#8211; Sicuro!<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Ed allora &#8211; continu\u00f2 imperterrito il fanciullo &#8212; come vi permettete di farci studiare su un libro come questo? Tenetevelo! &#8212; e nel cos\u00ec dire lo scolaro lanci\u00f2 il libro di geografia sulla testa dell&#8217;insegnante, che al colmo della sorpresa e della indignazione urlava:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Andate fuori di scuola! Andate via!<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Certo &#8212; aggiunse calmo lo scolaro &#8212; perch\u00e9 sono Italiano e mi vergognerei di restar qui un minuto di pi\u00f9<\/em>.<\/p>\n<p><em>Successe un putiferio. Lo scolaro siciliano fu espulso da tutte le scuole francesi, i giornali parlarono dell&#8217;incidente ed il libro di testo fu cambiato. Poche settimane dopo il ragazzo siciliano si imbarcava per la Sicilia. I suoi genitori lo mandarono a continuare gli studi a Messina. Egli tornava alla cara terra della sua gente, alla visione meravigliosa dello stretto, a quel paese &quot;della miseria e dei briganti&quot; dove vive n mezzo ai fiori sotto il bacio del sole e carezzato dalla brezza del mare Mediterraneo il popolo pi\u00f9 buono, bravo e generoso che possa vantare la terra<\/em>.<\/p>\n<p>Il secondo esempio \u00e8 di una ventina d&#8217;anni fa, il 1991. Si tratta di un romanzo per ragazzi di un certo Alki Zei, <em>Storia di Petros<\/em>, tradotto in varie lingue, che narra le avventure e il duro apprendistato alla vita di un ragazzo greco, durante il periodo del&#8217;occupazione italiana e tedesca della sua patria, durante la Seconda guerra mondiale. Quel libro \u00e8 stato tradotto anche in Italia, da una prestigiosa casa editrice, la Mondadori, e inserito in catalogo all&#8217;interno di una nota collana di libri per la giovent\u00f9, quelli che abitualmente vengono adottati nelle scuole medie, o nel biennio delle superiore, e coi quali i professori cercano di stimolare nei loro giovani allievi il gusto per le buone letture. Ebbene, in quel libro due personaggi, di nazionalit\u00e0 greca, a un certo punto stanno parando delle nostre forze d&#8217;occupazione, e uno dei due se ne viene fuori con questa espressione: <em>quei coglioni degli italiani<\/em>. A parte la parolaccia, forse non proprio idonea alla formazione di un giovane lettore, per di pi\u00f9 in ambiente scolastico (ma queste, ormai, sono sottigliezze del galateo delle quali ben pochi adulti si preoccupano, professori compresi), l&#8217;espressione \u00e8 estremamente ingiuriosa per le nostre forze armate e per il popolo italiano nel suo complesso. L&#8217;Italia ha lasciato parecchie migliaia di morti in quella terra, nel periodo 1940-1941; il nostro esercito si \u00e8 battuto valorosamente, come valorosamente si \u00e8 battuto quello greco, e siamo ben disposti a riconoscerlo: non riteniamo lecito accettare un tale insulto alla memoria dei nostri soldati, i quali, fra le altre cose, e per unanime testimonianza dei greci stessi, si comportarono assai umanamente verso la popolazione civile, a differenza dei loro camerati tedeschi. Vi furono alpini, fanti e marinai italiani che giunsero a togliersi il pane di bocca per darlo ai bambini greci, mentre una fierissima carestia riduceva quel popolo quasi alla totale prostrazione. A quanto ci risulta, nessuno scrittore italiano ha mai adoperati espressione ingiuriose per i soldati e per i popoli che combatterono contro l&#8217;Italia nel corso della Seconda guerra mondiale: greci, russi, francesi, britannici, americani, eccetera. Se, per ipotesi, qualcuno lo avesse fatto, noi saremmo i primi a comprendere che un tale romanzo, presso quel popolo, non meriterebbe di trovare una casa editrice disposta a tradurlo, n\u00e9 un professore, o comunque un adulto, intenzionato a farlo leggere. Ma nell&#8217;Italia di oggi, questo avviene e nessuno registra l&#8217;anomalia: si vada in rete e si controlli se mai qualcuno ha protestato per quella frase contenuta in quel libro, il quale, al contrario, ha ricevuto una buona accoglienza nel nostro Paese. Il fatto \u00e8 che la nostra classe dirigente persegue la politica dell&#8217;auto-mortificazione nazionale: nulla di pi\u00f9 normale, da noi, che mettere in commercio un libro straniero che insulta gli italiani &#8212; e potremmo fare tanti altri esempi; ma le cose non vanno in questo modo nei maggiori Paesi stranieri. Come minimo, una nota fuori testo avrebbe dovuto spiegare ai giovani lettori italiani che quella frase \u00e8 sbagliata, oltraggiosa e immeritata: perch\u00e9 gli italiani, in Grecia &#8211; indipendentemente dal giudizio che si vuol dare di quella campagna militare &#8212; furono valorosi in guerra e generosi dopo la vittoria, cio\u00e8 nei due anni abbondanti dell&#8217;occupazione militare di quel Paese.<\/p>\n<p>E ora si confronti questo episodio con il brano scritto da Orazio Pedrazzi in <em>Racconti dell&#8217;Italia lontana<\/em>. Quel libro era destinato, esso pure, ai giovani lettori: ma il suo scopo era quello d&#8217;instillare in essi una giusta fierezza della propria nazionalit\u00e0. Perch\u00e9 questa \u00e8 ancora oggi la linea seguita da americani, britannici, francesi, eccetera: noi soltanto perseveriamo nel pessimo vizio dell&#8217;auto-disprezzo. Il fatto \u00e8 che, oggi, l&#8217;ininterrotta egemonia culturale della sinistra \u00e8 stata tale, che anche solo accennare un discorso come quello che stiamo facendo fa venire la bile a tutto l&#8217;<em>establishment<\/em> politicamente corretto; e subito decine d&#8217;intellettuali progressisti, pacifisti, umanitari, buonisti, immigrazionisti e, naturalmente, antifascisti, insorgeranno, strepitando: <em>Come, come? Si vuol dunque far risorgere l&#8217;esecrabile nazionalismo? Ma non sapete, non ricordate pi\u00f9 che il nazionalismo \u00e8 l&#8217;anticamera del fascismo? Vogliano dunque consentire il ritorno del fascismo?<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eppure, come si usa dire, non ce l&#8217;ha ordinato il medico: perch\u00e9 dunque costringiamo i nostri giovani, fin dai banchi di scuola, a studiare una storia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[178],"class_list":["post-27811","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27811","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27811"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27811\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27811"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27811"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27811"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}