{"id":27799,"date":"2019-02-08T11:37:00","date_gmt":"2019-02-08T11:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/08\/perche-dio-si-e-eclissato\/"},"modified":"2019-02-08T11:37:00","modified_gmt":"2019-02-08T11:37:00","slug":"perche-dio-si-e-eclissato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/08\/perche-dio-si-e-eclissato\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Dio si \u00e8 eclissato?"},"content":{"rendered":"<p>Secondo alcuni filosofi e teologi del XX secolo, la storia contemporanea \u00e8 caratterizzata da una eclissi di Dio. \u00c8 un&#8217;immagine suggestiva, perch\u00e9 l&#8217;eclissi si verifica quando un corpo celeste si pone fra la Terra e un altro corpo celeste, occultandolo; per\u00f2 \u00e8 un&#8217;immagine che non va alle cause del fenomeno, cio\u00e8 non spiega che cosa si ponga fra gli uomini e Dio. Se Dio si \u00e8 eclissato, vuol dire che qualcosa si \u00e8 posto fra Lui e gli uomini, impedendo a questi ultimi di vederlo. Che cosa? Secondo il filosofo Martin Buber (1878-1965), questo qualcosa \u00e8 una ipertrofia dell&#8217;ego. Pi\u00f9 precisamente, \u00e8 una prevalenza della relazione Io-Esso rispetto a quella Io-Tu. La relazione Io-Tu \u00e8, secondo lui, la relazione tipica e fondamentale della dimensione umana: l&#8217;incontro fra due soggetti che si riconoscono nella loro pienezza e che divengono capaci di aprirsi al mistero dell&#8217;altro, arricchendosi vicendevolmente. Nella relazione Io-Esso, invece, l&#8217;altro non \u00e8 pi\u00f9 un soggetto, ma un semplice oggetto: un oggetto da osservare da studiare, o da possedere, o da usare. Qualche volta &#8212; e qui la riflessione di Buber sfiora un terreno particolarmente interessante e poco studiato &#8212; perfino la relazione di aiuto e di solidariet\u00e0 pu\u00f2 degenerare in una relazione Io-Esso, perch\u00e9 l&#8217;altro rischia di diventare una appendice dell&#8217;io, un mezzo perch\u00e9 l&#8217;io possa glorificare se stesso e porsi, ancora e sempre, al centro. Solo quando la relazione avviene su un piano non utilitaristico di alcun genere, solo quando i due io s&#8217;incontrano a met\u00e0 strada e si aprono l&#8217;uno all&#8217;altro in una modalit\u00e0 puramente disinteressata, solo allora il tu si pone veramente come tu, cio\u00e8 come soggetto e non come oggetto; e solo allora si crea una dimensione autentica della vita, perch\u00e9 l&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego tende ad adulterare e falsificare la realt\u00e0 delle relazioni umane.<\/p>\n<p>Crediamo che in questa analisi ci sia una buona parte di verit\u00e0. Con questa importante precisazione, tuttavia: che \u00e8 l&#8217;eclissi di Dio ad aver reso gli uomini incapaci di dire tu, non l&#8217;incapacit\u00e0 di dire tu che ha creato l&#8217;eclissi di Dio. Dire &quot;tu&quot;, con la lettera minuscola, richiede uno sforzo non indifferente: l&#8217;io recalcitra, resiste, cerca di opporsi: \u00e8 tropo faticoso riconoscere il tu, perch\u00e9 questo d\u00e0 all&#8217;io, per un riflesso condizionato, il timore di una diminuzione, di un indebolimento e quasi di un attentato alla propria pienezza. Solo nella relazione con Dio, cio\u00e8 con un Tu assoluto, l&#8217;io depone la sua paura ancestrale di essere sminuito e accetta di porre qualcosa di diverso da s\u00e9: appunto riconoscendo qualcosa che \u00e8 molto pi\u00f9 grande di s\u00e9. Gli altri io, invece, per lui sono solo dei concorrenti sgraditi, ai quali non vorrebbe riconoscere il proprio stesso statuto ontologico: vorrebbe considerarli sempre e solo come oggetti, non porli come soggetti, perch\u00e9 solo cos\u00ec riesce a rassicurarsi e a non sentirsi minacciato nella propria pienezza e nella propria integrit\u00e0. Sappiamo quanto \u00e8 difficile riconoscere i meriti di un altro essere umano: la gelosia \u00e8 quasi istintiva, e ci vuole uno sforzo della volont\u00e0 per trattenerla, per imbrigliarla, per porle un freno; mentre riconoscere l&#8217;infinit\u00e0 di Dio e la sua onnipotenza non sminuisce l&#8217;io, perch\u00e9 l&#8217;io e Dio sono due enti che possiedono uno statuto ontologico radicalmente differente, quindi il loro rispettivo valore \u00e8 incommensurabile. L&#8217;uomo non si sente sminuito ad adorare Dio quanto si sente sminuito a riconoscere un altro io, e trattarlo come un &quot;tu&quot;, cio\u00e8 come un soggetto e non come un oggetto. Per un essere dalla coscienza di s\u00e9 tanto sviluppata, ma anche tanto fragile, come l&#8217;uomo, \u00e8 relativamente facile porre come un tu gli esseri che giacciono su un altro piano ontologico: o pi\u00f9 alto, come Dio, o pi\u00f9 basso, come gli animali. \u00c8 frequente che delle persone ombrose, irascibili, tiranniche, amino in maniera viscerale, quasi morbosa, i loro animali domestici. Questo accade perch\u00e9 amare un cane non implica una diminuzione del proprio io: non c&#8217;\u00e8 competizione fra due creature di specie diversa. Ma porre un altro io umano, riconoscere i meriti e il valore di un tu, quello \u00e8 un altro paio di maniche: per farlo, bisogna avere un forte equilibrio interiore, cio\u00e8 una coscienza di s\u00e9 che sia sufficientemente sviluppata, ma anche equilibrata, vale a dire non minata da un inconscio senso di debolezza o da un segreto auto-disprezzo.<\/p>\n<p>Scriveva Martin Buber (1878-1965) a questo proposito (da: <em>L&#8217;eclissi di Dio<\/em>, Torino, 1990; cit. in: <em>Storia delle religioni<\/em>, a cura di Giovanni Filoramo, Laterza, 2005, e <em>La Biblioteca di Repubblica<\/em>, vo. 9, <em>Ebraismo<\/em>, pp. 326-327):<\/p>\n<p><em>Che cosa intendiamo esattamente quando parliamo di un&#8217;eclissi di Dio, che sopravviene proprio adesso? Usando questa metafora partiamo dall&#8217;ardito presupposto che ci sia possibile, mediante il nostro &quot;occhio spirituale&quot;, meglio: mediante l&#8217;occhio dell&#8217;essere, scorgere Dio come vediamo il sole e che quindi qualcosa pu\u00f2 frapporsi fra la nostra esistenza e la sua, come tra terra e sole. Soltanto la fede, e nessun&#8217;altra istanza, indica l&#8217;esistenza dello sguardo sull&#8217;essere, per nulla illusorio, che non fornisce immagini, ma rende possibili tutte le immagini; tale sguardo non \u00e8 da mostrare, lo si sperimenta soltanto, l&#8217;uomo l&#8217;ha sperimentato. Ma anche l&#8217;altro, quello che si frappone, lo si sperimenta oggi. Ne ho parlato quando ne sono venuto a conoscenza e con l&#8217;esattezza che tale conoscenza mi permetteva.<\/em><\/p>\n<p><em>La doppia natura dell&#8217;uomo, considerato quale essere tanto generato dal &quot;basso&quot; quanto inviato dall&#8217;&quot;alto&quot;, determina la dualit\u00e0 delle sue caratteristiche fondamentali. Queste non si possono afferrare nelle categorie dell&#8217;essere-per-s\u00e9 del singolo uomo, bens\u00ec in quelle dell&#8217;essere-uomo-con-uomo. Come essere inviato l&#8217;uomo esiste di fronte all&#8217;esistente dinanzi al quale \u00e8 posto. Come essere generato egli si trova accanto a tutto l&#8217;esistente del mondo, vicino al quale \u00e8 messo. La prima di queste categorie ha la sua realt\u00e0 vivente nella relazione Io-Tu, la seconda nella relazione Io-Esso. La seconda relazione ci conduce soltanto ad aspetti di un esistente, non al suo essere stesso; anche il contatto pi\u00f9 intimo con un altro rimane soverchiato dall&#8217;aspetto, se quest&#8217;altro non \u00e8 diventato per me un Tu. Unicamente la prima relazione, capace di generare la vera immediatezza tra me e un esistente, mi porta non ai suoi aspetti, ma proprio a lui stesso &#8212; naturalmente soltanto all&#8217;incontro esistenziale con lui, non a considerarlo nel suo essere come oggetto; non appena si stabilisce una considerazione oggettiva ci \u00e8 dato di nuovo soltanto un aspetto e ancora soltanto un aspetto. \u00c8 quindi unicamente la relazione Io-Tu quella in cui possiamo incontrare Dio, poich\u00e9 di lui, in contrasto con ogni alto esistente, non possiamo scorgere nessun aspetto oggettivo; anche le visioni non forniscono rappresentazioni di tipo oggettivo, e chi si sforza, dopo un&#8217;interruzione della piena relazione Io-Tu, di fissare un&#8217;immagine postuma, ha gi\u00e0 perduto la visione.<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle due relazioni Io-Tu e Io-Esso, l&#8217;Io non \u00e8 certamente per\u00f2 sempre il medesimo. Ma dove e quando gli esseri che uno ha d&#8217;attorno vengono veduti e trattati come oggetto di osservazione, di riflessione, di uso, forse anche di sollecitudine e di aiuto, ecco allora che un altro Io \u00e8 pronunciato, un altro Io insorge, esiste un altro Io che non quello che si rivela dove e quando uno con tutto il suo essere entra in un rapporto essenziale con l&#8217;essere che gli sta di fronte. Tutti coloro che conoscono in s\u00e9 entrambe le relazioni &#8212; e la vita umana porta a conoscere in s\u00e9 l&#8217;una l&#8217;altra &#8212; sanno di che cosa sto parlando. Entrambe collaborano alla costruzione dell&#8217;esistenza umana; si tratta soltanto di vedere quale delle due sia di volta in volta l&#8217;architetto e quale l&#8217;assistente. Anzi \u00e8 importante che la relazione Io-Tu sia l&#8217;architetto; poich\u00e9 naturalmente come assistente non serve e, se essa non comanda, vuol dire che sta gi\u00e0 scomparendo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel nostro tempo la relazione Io-Esso si \u00e8 molto gonfiata e quasi incontestata, ha assunto la direzione e il comando. Signore di quest&#8217;ora \u00e8 l&#8217;Io di tale relazione, un Io che tutto possiede, tutto fa e a tutto si adatta, incapace di pronunciare il Tu e di andare incontro a un&#8217;esistenza con autenticit\u00e0. Questo Ego [Ichheit] ormai onnipossente, con tutto quell&#8217;Esso intorno a s\u00e9, non pu\u00f2 naturalmente riconoscere n\u00e9 Dio, n\u00e9 un reale Assoluto, che manifesta la sua origine non-umana all&#8217;uomo. L&#8217;Ego si inserisce in mezzo, oscurandoci la luce del cielo.<\/em><\/p>\n<p><em>Tale \u00e8 l&#8217;ora presente. Ma come sar\u00e0 la prossima? Secondo una superstizione moderna il carattere di una et\u00e0 funge da fato per l&#8217;epoca seguente. Da esso ci si lascia prescrivere che cosa sia possibile e quindi lecito fare. Si dice che non si pu\u00f2 andare controcorrente. Ma forse vi sar\u00e0 una corrente nuova, di cui non conosciamo ancora la sorgente? Con altra immagine: la relazione Io-Tu \u00e8 andata nelle catacombe &#8212; chi pu\u00f2 dire con quanta maggiore potenza torner\u00e0 alla luce? Chi pu\u00f2 dire quando la relazione Io-Esso sar\u00e0 di nuovo indirizzata al posto e alla funzione di assistente?<\/em><\/p>\n<p><em>I momenti pi\u00f9 importati nella storia dell&#8217;uomo, di questa possibilit\u00e0 personificata, sono i cambiamenti che accadono cos\u00ec, causati da forze dapprima invisibili e inosservate. Naturalmente ogni et\u00e0 \u00e8 la continuazione di quella precedente; ma una continuazione pu\u00f2 essere conferma oppure rinnegamento. Nelle profondit\u00e0 avviene qualcosa che non ha ancora un nome; gi\u00e0 domani potrebbe giungere un cenno dall&#8217;alto, al di sopra delle teste degli arconti terreni. L&#8217;eclissi della luce di Dio non \u00e8 l&#8217;estinguersi, gi\u00e0 domani ci\u00f2 che si \u00e8 frapposto potrebbe ritrarsi.<\/em><\/p>\n<p>Dobbiamo chiederci, a questo punto, per quale ragione l&#8217;uomo moderno, e specialmente l&#8217;uomo contemporaneo, abbia vissuto una cos\u00ec pronunciata ipertrofia dell&#8217;io, responsabile dell&#8217;eclissi di Dio. Riprendendo quanto detto prima, ci sembra che la ragione principale consista nelle condizioni proprie della civilt\u00e0 moderna: nelle quali l&#8217;io \u00e8 esaltato e glorificato, perch\u00e9 la civilt\u00e0 moderna nasce da un&#8217;idea faustiana e titanica delle possibilit\u00e0 umane, che possono pienamente manifestarsi solo volgendo le spalle a Colui che, con la sua sola presenza, le ha sempre mortificate, cio\u00e8 Dio; ma, al tempo stesso, nelle quali la tendenza egualitaria e democratica accentua ed esaspera fino al delirio il senso di costrizione e di gelosia dell&#8217;io nei confronti degli altri io, determinando l&#8217;assoluta prevalenza di quella relazione che Martin Buber chiama Io-Esso rispetto a quella Io-Tu. Nella societ\u00e0 di massa, in particolare, ogni io si sente rivale degli altri io, coi quali \u00e8 a troppo stretto contatto di gomito; la caduta, almeno teorica, delle barriere di classe (perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra cosa), l&#8217;accesso generalizzato a quei servizi e a quelle conoscenze che, prima, erano riservate a una <em>\u00e9lite<\/em>, hanno creato una sensazione di insicurezza diffusa, nella quale ciascun io teme di essere aggredito e soverchiati dagli altri. C&#8217;\u00e8 stato un generale indebolimento dei ruoli, una caduta delle competenze esclusive: moltissime persone si sentono in grado d&#8217;intromettersi in ambiti sociali e professionali che non sono di loro competenza, semplicemente perch\u00e9 una superficiale infarinatura d&#8217;informazioni d\u00e0 loro la sensazione, generica e perlopi\u00f9 inconsistente, di reale competenza. Si vede cos\u00ec la mamma che pretende si far lezione alla maestra su come insegnare al proprio figlio, oppure l&#8217;avventore di un bar che si sente in grado di spiegare a tutti come andrebbe governata una nazione di sessanta milioni di abitanti, economia e politica estera incluse. Molti, troppi si sentono capaci di far tutto. Alpinisti dilettanti pretendono di scalare le montagne pi\u00f9 difficili e sciatori principianti si avventurarono fuori pista, in maniera spericolata. In questa generale confusione, ciascuno pretende e rivendica per s\u00e9 un ruolo speciale, e la stessa cosa fanno tutti gli altri: \u00e8 il caratteristico fenomeno dell&#8217;individualismo di massa, una palese contraddizione in termini.<\/p>\n<p>Ma che c&#8217;entra tutto questo con l&#8217;eclissi di Dio? C&#8217;entra, perch\u00e9 un io che si sente superiore agli altri io, o comunque non inferiore a nessun altro, \u00e8 un io malato d&#8217;ipertrofia e patologicamente incapace di dire tu, cio\u00e8 di porre l&#8217;altro come un soggetto anzich\u00e9 rapportarsi ad esso come un oggetto; ma se ci\u00f2 accade anche la relazione con Dio, che \u00e8 il Tu assoluto, ne risulta inevitabilmente compromessa. Cos\u00ec come non si arriva al tu direttamente, ma passando attraverso il Tu divino, nel senso che l&#8217;io non arriva ad amare il prossimo se non passa per l&#8217;amore di Dio, perch\u00e9 \u00e8 solo l&#8217;amore di Dio che rende possibile l&#8217;amore per il prossimo; cos\u00ec \u00e8 il deteriorarsi delle relazioni umane, provocato dalle condizioni di vita tipiche della modernit\u00e0, che spinge l&#8217;io a rifiutare in maniera ancor pi\u00f9 rabbiosa la relazione positiva e costruttiva con gli altri io, e ad allontanare sempre pi\u00f9 la relazione col Tu divino. In altre parole: se non si pu\u00f2 giungere al prossimo se non passando per l&#8217;amore di Dio, non si pu\u00f2 neanche amare Dio se si giunge alla rottura fisiologica della relazione con l&#8217;altro. Ma la modernit\u00e0, come abbiamo visto, nasce proprio da un progetto di rifiuto di Dio, visto come una presenza minacciosa, opprimente, castrante (Freud insegna). Quindi, la via d&#8217;uscita dal vicolo cieco dell&#8217;eclissi di Dio consiste nel togliere ci\u00f2 che si \u00e8 frapposto fra l&#8217;uomo e Dio: che \u00e8 l&#8217;io narcisista e patologico. E come lo si toglie, se non riconoscendo lo statuto ontologico dell&#8217;uomo come creaturale, e quindi come debitore nei confronti di Dio, che \u00e8 la sorgente dell&#8217;essere? Non c&#8217;\u00e8 niente da fare: per ripristinare il giusto rapporto con l&#8217;altro, bisogna ripristinare il giusto rapporto con Dio; e per farlo bisogna ripristinare il giusto rapporto con se stessi. \u00c8 una relazione triadica: l&#8217;uomo deve tornare a riconoscersi per quel che \u00e8, ossia creatura; a quel punto torner\u00e0 ad adorare il suo Creatore: e solo allora sapr\u00e0 vedere e porre l&#8217;altro come un tu&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo alcuni filosofi e teologi del XX secolo, la storia contemporanea \u00e8 caratterizzata da una eclissi di Dio. \u00c8 un&#8217;immagine suggestiva, perch\u00e9 l&#8217;eclissi si verifica quando<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30190,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[71],"tags":[117],"class_list":["post-27799","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-teologia-e-religione","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-teologia-e-religione.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27799","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27799"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27799\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30190"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}