{"id":27797,"date":"2023-01-06T06:54:00","date_gmt":"2023-01-06T06:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/01\/06\/perche-dio-ha-creato-il-mondo\/"},"modified":"2023-01-06T06:54:00","modified_gmt":"2023-01-06T06:54:00","slug":"perche-dio-ha-creato-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/01\/06\/perche-dio-ha-creato-il-mondo\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Dio ha creato il mondo?"},"content":{"rendered":"<p>Il non credente si chiede: \u00abPerch\u00e9 esiste il mondo?\u00bb.<\/p>\n<p>Il credente formula cos\u00ec la domanda: \u00abPerch\u00e9 Dio ha creato il mondo?\u00bb.<\/p>\n<p>Notiamo, di passaggio, che questa \u00e8 una situazione decisamente moderna, frutto, in gran parte, proprio della filosofia cristiana, anche se in maniera discreta e quasi inavvertita. La quasi totalit\u00e0 degli antichi, credenti o non credenti, non aveva dubbi sul fatto che il mondo esiste da sempre, e che quindi non ha molto senso interrogarsi sul perch\u00e9 mai si prenda la briga di esistere. Esso \u00e8 eterno, nessun Dio l&#8217;ha creato.<\/p>\n<p>Tutt&#8217;al pi\u00f9, alcuni filosofi greci arrivavano a immaginare, nelle loro teogonie e cosmogonie, che vi siano state diverse creazioni, ossia che diverse volte qualche Demiurgo divino, non soddisfatto della propria opera o per altre ragioni, ripetutamente abbia posto mano, per cos\u00ec dire, all&#8217;ordine universale, senza peraltro creare nulla nel senso proprio del termine, vale a dire <em>ex nihilo<\/em>. Nella cultura moderna, che non a caso ha ripreso molti spunti del paganesimo antico, e specialmente l&#8217;antichissima tentazione della gnosi (mista, a un certo punto, con elementi della cabala spuria, rabbinica e talmudica), questo tema sembra tornare d&#8217;attualit\u00e0: non \u00e8 pi\u00f9 considerato assurdo, o quantomeno perfettamente inutile, il fatto di porselo.<\/p>\n<p>Questo parziale ritorno si \u00e8 verificato soprattutto verso la fine del XIX secolo, con il diffondersi del movimento teosofico: nella sua dottrina segreta, Helena Petrovna Blavatsky sosteneva di aver saputo dai suoi maestri sconosciuti dell&#8217;Himalaia (forse esseri viventi a lei sola visibili, forse antichi esseri disincarnati) e dall&#8217;ancor pi\u00f9 sconosciuto &#8212; e inquietante &#8211; <em>Libro di Dzyan<\/em> che sulla Terra avrebbero dovuto succedersi ben sette razze umane (l&#8217;attuale non \u00e8 che la quinta), via via sempre pi\u00f9 perfezionate. In ogni caso, sembra probabile che debba essere posto in relazione con la pi\u00f9 ampia, e pi\u00f9 drammatica, domanda di significato che sembra aver investito l&#8217;umanit\u00e0 negli ultimi decenni, mano a mano che la Grande Promessa &#8211; dell&#8217;economia, dello sviluppo, della felicit\u00e0 &#8211; mancava clamorosamente, uno dopo l&#8217;altro, tutti i suoi obiettivi, anche i pi\u00f9 modesti e familiari, come quello di assicurare un minimo di stabilit\u00e0 e sicurezza, se non proprio un lungo periodo di pace e benessere alla maggior parte dei suoi membri.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 proprio della natura umana porsi sempre delle domande, cercare di risolvere degli interrogativi; e l&#8217;esistenza effettiva del mondo \u00e8 probabilmente la prima e pi\u00f9 significativa esperienza che l&#8217;essere umano fa sin da piccolo, al punto che sono relativamente pochi i filosofi che si sono spinti a negare, direttamente o indirettamente, l&#8217;esistenza di un mondo esterno a noi, e del quale noi siamo parte. La disputa, semmai, \u00e8 su quanto di esso possiamo conoscere (il noumeno o solo il fenomeno?); se tale conoscenza \u00e8 immediata e diretta, o mediata e indiretta; e infine quanta parte di noi, dei nostri schemi mentali, delle nostre aspettative emozionali, entra a far parte del quadro.<\/p>\n<p>La mente umana \u00e8 cos\u00ec piccola che non afferra pienamente la differenza ontologica: le sembra che, se Dio \u00e8 creatore soltanto a met\u00e0, allora egli stesso non \u00e8 poi tanto minuscolo dinanzi a Lui. E in effetti, poste cos\u00ec le cose, il ragionamento ha una qualche plausibilit\u00e0. Il fatto \u00e8 che Dio non crea il mondo a met\u00e0; non lo crea e poi lo disfa: lo crea o non lo crea. Potrebbe anche non crearlo, perch\u00e9 egli \u00e8 infinitamente libero e nulla potrebbe obbligarvelo; lo crea per un atto di pienezza d&#8217;amore assolutamente libero, e dopo averlo creato, non \u00e8 qualcosa di meno n\u00e9 qualcosa di pi\u00f9 di ci\u00f2 che era prima; inoltre lo sostiene, lo preserva, e fa ogni cosa possibile per suscitare in esso, nella sua parte senziente e razionale, il desiderio o l&#8217;istinto di rispondere a quell&#8217;atto d&#8217;infinito amore e di cooperare alla creazione stessa, sia rispettando le leggi di natura e il giusto ordine delle cose, sia, nel caso degli uomini, accogliendo integralmente e incondizionatamente la sua offerta\/sacrificio, inginocchiandosi ai piedi della croce e lasciandosi irrorare dalla grazia divina che scende abbondante dal sangue effuso da Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza facile capire perch\u00e9 l&#8217;uomo, e specialmente l&#8217;uomo moderno, nutra una cos\u00ec profonda e radicata diffidenza, per non dire antipatia, nei confronti dell&#8217;idea di una Creazione <em>ex nihilo<\/em>: perch\u00e9, ai suoi poveri occhi, accresce a dismisura la distanza che lo separa dal Creatore e perci\u00f2, in un certo senso, accentua e sottolinea la sua piccolezza, la sua fragilit\u00e0, la sua impotenza, infliggendo una ferita insanabile al suo ego ipertrofico.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una bella pagina di Maurice Blodel (un autore che per altri aspetti abbiamo criticato), che pone in maniera chiara e, umanamente parlando, soddisfacente, questa abissale, incommensurabile domanda (Blondel, <em>La filosofia e lo spirito cristiano<\/em>, trad. it. Brescia, La Scuola Editrice, vol. 1, pp. 43-44):<\/p>\n<p><em>Se l&#8217;idea di creazione \u00e8 rimasta pressoch\u00e9 ignorata al di fuori della tradizione ebreo-cristiana, e se ancora essa rimane quasi inassimilabile per una filosofia razionalistica, ci\u00f2 \u00e8 accaduto di fatto perch\u00e9 resta enigmatica per chiunque non vada al di l\u00e0 di un semplice problema di potenza e di causalit\u00e0, senza considerare le segrete intenzioni di una Provvidenza, non solo intelligente ed organizzatrice di una natura ben ordinata in se stessa, ma infinitamente caritatevole verso la sue creature. Quando S. Giovanni dichiarava, per riassumere tutta la Buona Novella, di gran lunga superiore a tutte le altre concezioni: resta enigmatica per chiunque non vada al di l\u00e0 di un semplice problema di potenza e di causalit\u00e0: NOS CREDIDIMUS CARITATI, significava con ci\u00f2 che il privilegio incomparabile del cristianesimo \u00e8 la rivelazione e l&#8217;attuazione di quell&#8217;ordine superiore che l&#8217;apostolo chiama la filantropia divina. Dio ha tanto amato il mondo che gli ha dato il suo unico Figlio, affinch\u00e9, essendosi il Verbo eterno fatto uomo, l&#8217;uomo potesse venire realmente adottato, divinizzato da questo Mediatore. Si sono talvolta contrapposte due interpretazioni della tradizione cristiana e del suo centro di equilibrio: teocentrismo, che riporta tutto al principio divino; antropocentrismo, che riporta tutto, e Dio stesso, all&#8217;elevazione di graziane moltiplica in qualche modo la vita divina. Queste due prospettiva non devono punto essere contrapposte, perch\u00e9, se la prima \u00e8 assoluta in s\u00e9 e perfettamente sovrana, la seconda, che del resto la presuppone, \u00e8 essa stessa essenzialmente inerente a tutto il disegno creatore.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;enigma della creazione non trova dunque il suo significato che in un nuovo mistero, quello del destino delle creature spirituali, legate esse stesse a tutte le preparazioni dell&#8217;ordine universale, che formano i ripiani graduali di tutte queste ascensioni dei viventi e degli spiriti. Questo organa mento progressivo, COMPAGES RERUM, serve di condizione e di appoggio all&#8217;avvento di un Regno, che la Rivelazione chiama il Regno di Dio, il Regno del Padre celeste attraverso la storia totale che compongono insieme il piano provvidenziale e le peripezie prodotte dalla libert\u00e0 degli spiriti creati, partecipanti colle loro opinioni al proprio destino. Ora tutto questo piano, in cui si dispiegano l&#8217;iniziativa creatrice e la partecipazione delle volont\u00e0 create, procede inizialmente da una sola intenzione, che dobbiamo ormai prendere come luce per tutto il nostro cammino, come forza motrice e direttrice di tutte le nostre tappe, come il segreto supremo insieme di a Dio e del mondo nelle loro mute relazioni. Rammentiamoci dunque costantemente che l&#8217;universo \u00e8 stato creato per attuare un libero e supremo disegno di amore; poich\u00e9, se abbiamo affermato nella Trinit\u00e0 che essa \u00e8, nella sua immutabilit\u00e0 feconda, il mistero dei misteri, possiamo ora dire che anche quello della creazione racchiude il suo mistero dei misteri, quello della supernaturalizzazione delle creature: mistero di adozione, che solo d\u00e0 un senso adeguato a tutto ci\u00f2 che si prepara nel tempo e si consuma nell&#8217;eternit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Del resto, come ha egregiamente mostrato Giuseppe Zamboni, se si formula l&#8217;ipotesi che debba esistere un essere assolutamente libero e indipendente, cio\u00e8 autosufficiente, sia quanto all&#8217;essenza, sia quanto all&#8217;esistenza, \u00e8 impossibile, volendo evitare una <em>regressio ad infinitum<\/em>, non arrivare all&#8217;Essere assoluto, cio\u00e8 a Dio. Tutti gli altri esseri che cadono sotto la nostra esperienza e che sono da noi pensabili devono ricevere da qualcun altro la loro essenza o la loro esistenza; nessuno \u00e8 capace di darsele da se stesso. Questo significa che l&#8217;universo non \u00e8 soltanto il pi\u00f9 grande mistero d&#8217;amore e di perfezione che la mente umana possa mai considerare, ma anche che esso dimostra per s\u00e9 stesso, per il solo fatto di esistere, l&#8217;esistenza del Dio Creatore, dato che evidentemente \u00e8 stato creato. Nessuno degli elementi dei quali \u00e8 costituito pu\u00f2 crearsi da solo; sono tutti dipendenti da una sorgente esterna che dia loro l&#8217;essenza ed, eventualmente, l&#8217;esistenza. Infatti nell&#8217;ambito del contingente viene prima l&#8217;essenza dell&#8217;esistenza (io posso pensare un bellissimo cavallo, che \u00e8 sempre qualcosa di pi\u00f9 di un cavallo del tutto inesistente, e dunque neanche pensato), ma nell&#8217;ambito del necessario una cosa deve innanzitutto esistere, e con la sua esistenza porter\u00e0 seco anche le caratteristiche che compongono la sua essenza.<\/p>\n<p>Inoltre, nessuno potrebbe pensare il mondo, e neppure percepirlo, se il mondo non fosse fatto secondo una misura capace sia di percepirlo che di pensarlo. Noi non potremmo dire: \u00abquesto \u00e8 un albero\u00bb, oppure: \u00abquesta \u00e8 una statua\u00bb, se la percezione sensoriale non ci permettesse di riconoscere un albero o una statua, formulandone il concetto (essenza) e permettendoci di riconoscere quella tale specie di albero o di imitare, immaginare, ricordare, la statua che abbiamo visto, o comunque una simile ed essa e svolgente la stessa funzione (esistenza). Dunque c&#8217;\u00e8 una mente, una mente infinita e perfetta, non una mente limitata da mille lati come la nostra, che \u00e8 in grado di rendere il mondo percepibile e pensabile da parte nostra. Se cos\u00ec non fosse, o non ci accorgeremmo dell&#8217;esistenza del mondo, nel senso che non saremmo in grado di percepirla, oppure esso sarebbe per noi qualcosa di molto peggio di un mistero: sarebbe un assurdo. E a che servirebbe l&#8217;esistenza di un mondo infinitamente ricco e affascinante, in tutto il dispiegarsi della sua magnificenza, se noi non arrivassimo neppure a comprendere il senso e la natura della pi\u00f9 piccola delle sua parti, per non dire dell&#8217;insieme?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 infine un&#8217;ultima considerazione da fare su tutto ci\u00f2. Una mentre infinitamente sapiente e organizzata ha voluto che noi, la parte pensante della creazione, potessimo non solo percepire, come un bambino percepisce il prato, il cielo e il pallone dietro al quale sta correndo, sa che potessimo anche comprendere, almeno fino ad un certo punto, l&#8217;immensa complessit\u00e0 e l&#8217;impareggiabile armonia di cui \u00e8 intessuto l&#8217;universo. Noi vediamo un albero e comprendiamo, oltre alla sua intrinseca bellezza, il suo significato nell&#8217;economia degli esseri viventi; siamo in grado di afferrare che \u00e8 grazie al suo fogliame, e a tutta la vegetazione della terra, che si deve la possibilit\u00e0 dell&#8217;esistenza di tutti i viventi, grazie al miracolo quotidiano della fotosintesi clorofilliana: la trasformazione di materiali di scarto della vita (anidride carbonica) in ossigeno puro e quindi in una sempre rinnovata possibilit\u00e0 di vita, di riproduzione, di propagazione. La nostra mente \u00e8 in grado di capirlo e, per conseguenza, il nostro cuore \u00e8 il grado di stupirsi, di commuoversi, di ringraziare. Senza questo impercettibile processo chimico, assolutamente spontaneo, gratuito e silenzioso, regnerebbe ovunque la morte. E senza gli alberi, le piante, i fiori, il singolo filo d&#8217;erba, noi non vi saremmo. Questo ci \u00e8 chiaro: la nostra mente \u00e8 fatta in guisa da capirlo e da apprezzarlo. Essa \u00e8 pure consapevole che non potrebbe mai, neppure con la sua tecnologia pi\u00f9 sofisticata, riprodurre un fiore, n\u00e9 trarre ossigeno dall&#8217;anidride carbonica senza l&#8217;aiuto della natura. Dunque la mente che ha fatto tutto questo, e lo ha reso intelligibile a noi esseri mortali, \u00e8 una mente di una potenza, di una creativit\u00e0, di una forza espansiva assolutamente senza pari e senza rivali. E questo era solamente un piccolo saggio della sua sapienza e della nostra piccolezza. Che si deve pensare di una mente di tale onnipotenza, che sa chinarsi delicatamente su tutte le sue creature, illuminare il fiore, proteggere la tana dal freddo, fornire all&#8217;ingegnosit\u00e0 umana tutto quanto le pu\u00f2 occorrere per condurre una vita operosa e ben ordinata? Si tratta di cose assolutamente gratuite: ci sono, ma avrebbero potuto non esserci. Quella mente prodigiosa avrebbe potuto concepirne l&#8217;essenza, ma non dar loro l&#8217;esistenza (<em>actus essendi<\/em>): mentre \u00e8 per il fatto di esistere che noi riceviamo ogni sorta di beni, come da una cornucopia inesauribile.<\/p>\n<p>Di quale natura sar\u00e0 una tal mente, dunque, se non, incommensurabilmente buona, pietosa, compassionevole, e sollecita al massimo grado del bene di tutte le cose create, sicch\u00e9 ciascuna possa realizzare il massimo della propria (relativa) perfezione? Sar\u00e0 di una perfezione che noi non arriveremmo neanche a immaginare, se il Verbo non ce lo avesse rivelato, incarnandosi per amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il non credente si chiede: \u00abPerch\u00e9 esiste il mondo?\u00bb. Il credente formula cos\u00ec la domanda: \u00abPerch\u00e9 Dio ha creato il mondo?\u00bb. 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