{"id":27796,"date":"2009-03-07T02:06:00","date_gmt":"2009-03-07T02:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/07\/come-possibile-che-dio-non-si-sia-ancora-stancato-di-noi\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:41","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:41","slug":"come-possibile-che-dio-non-si-sia-ancora-stancato-di-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/07\/come-possibile-che-dio-non-si-sia-ancora-stancato-di-noi\/","title":{"rendered":"Com&#8217;\u00e8 possibile che Dio non si sia ancora stancato di noi?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abCom&#8217;\u00e8 possibile che Dio non si sia ancora stancato di noi?\u00bb.<\/p>\n<p>Questo mi domandava un amico, qualche giorno fa, nel corso di una conversazione.<\/p>\n<p>Si parlava del bene e del male, e di come nel mondo si potrebbe vivere infinitamente meglio, se negli esseri umani non insorgessero di continuo gli istinti dell&#8217;egoismo, della sopraffazione, della violenza; se cos\u00ec tanti di noi, fin dai loro microcomportamenti quotidiani, non appesantissero l&#8217;atmosfera e non angustiassero il prossimo con la loro incoercibile tendenza a prevaricare, a far di tutto per mettersi in mostra, a scaricare sugli altri &#8211; nel modo pi\u00f9 grossolano &#8211; i propri conflitti irrisolti, la propria immaturit\u00e0 e la propria mancanza di autostima, malamente mascherata da narcisismo paranoide.<\/p>\n<p>Lui sosteneva di non sentirsi migliore di nessuno, di non voler giudicare nessuno, pur ritenendo suo dovere sforzarsi di agire rettamente e opporsi al male, ogni qual volta ci\u00f2 sia possibile. Mi citava una frase di Gandhi, secondo la quale la nonviolenza non \u00e8 affatto sinonimo di rassegnazione o, peggio, di acquiescenza davanti al male: se vediamo qualcuno commettere violenza su un bambino, ad esempio, abbiamo il preciso dovere di intervenire; non possiamo trincerarci dietro il pretesto di non voler alimentare la spirale della violenza.<\/p>\n<p>Io gli rispondevo che esistono diversi livelli evolutivi e che chi ha raggiunto il livello minimo della decenza etica, consistente nel sapersi guardare dentro e nell&#8217;agire verso gli altri come noi vorremmo che essi facessero con noi, non deve paragonarsi a chi non ha mai neanche tentato di fare altrettanto, limitandosi a rovesciare su tutto e su tutti i propri peggiori istinti e comportandosi come se il mondo avesse il dovere di sopportarlo all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>L&#8217;amico, a questo punto, ha fatto presente che non possiamo entrare nel mistero di un&#8217;altra anima per capire come mai un certo individuo non abbia intrapreso il proprio cammino di chiarificazione interiore.<\/p>\n<p>Ho risposto che questo \u00e8 vero; ma che, mentre non si pu\u00f2 pretendere di dire nulla per quel che riguarda il piano dell&#8217;Assoluto, noi, che siamo immersi nel relativo, di necessit\u00e0 dobbiamo agire come se fossimo, tutti, interamente responsabili dei nostri atti; anche se, ovviamente, possono esistere mille ragioni per cui alcuni sono, per cos\u00ec dire, pi\u00f9 liberi di altri. Infatti, gli ho detto, \u00e8 la fede nel libero arbitrio dell&#8217;uomo che ci d\u00e0 non solo il diritto, ma perfino il dovere di giudicare: altrimenti, dovremmo concludere che nessuno \u00e8 responsabile di nulla, e che agire come Jack lo Squartatore o come Madre Teresa di Calcutta \u00e8 assolutamente indifferente.<\/p>\n<p>Lui ha detto di non condividere la fede nel libero arbitrio, pur ammettendo la distinzione tra il piano dell&#8217;Assoluto e quello del relativo.<\/p>\n<p>Poi, facendosi pensoso, ha aggiunto: \u00abE Dio, del resto, come pensi che faccia a sopportarci? Eppure ci sopporta. Sopporta l&#8217;ingiustizia, la violenza, la cattiveria degli uomini: non si ribella, l\u00e0 dove noi saremmo portati a ribellarci. Non \u00e8 un grande mistero, questo?\u00bb<\/p>\n<p>Ne ho convenuto.<\/p>\n<p>Lui ha ripreso: \u00abIo credo che Dio soffra, che soffra atrocemente\u00bb &#8211; e qui mi sono venuti alla mente alcuni versi di un poeta come Davide Maria Turoldo: \u00abe tu, Dio, infelice pi\u00f9 di noi\u00bb -; \u00abche si sia pentito, forse, di averci creati, di averci affidato un ruolo cos\u00ec importante nelle vicende di questo mondo. Ma adesso che le cose stanno a questo punto; adesso che la nostra iniquit\u00e0 grida vendetta al cielo, ebbene, lui ci sopporta in silenzio; lui non ci annienta con un battito di ciglia.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, questo \u00e8 un profondissimo mistero; ancora pi\u00f9 grande del mistero del male.<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile che Dio non si muova a sdegno della nostra ingiustizia e continui a tollerare lo spettacolo atroce di tutto il male che continuiamo a commettere, pervicacemente, trasformando il mondo &#8211; che, teoricamente, potrebbe assomigliare molto a un Paradiso &#8211; nel doloroso teatro della nostra malvagit\u00e0 quotidiana?<\/p>\n<p>Secondo il mio amico, Egli continua a sopportarci perch\u00e9 \u00e8 straziato dai sensi di colpa e dai rimorsi; dal rimorso di averci creati, di averci affidato una responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grande di noi: quella della scelta tra il bene e il male.<\/p>\n<p>Nel momento stesso in cui ha deciso di creare il mondo, Egli ha assunto su di s\u00e9 l&#8217;imperfezione. \u00c8 uscito dalla propria assoluta, beata autosufficienza, e si \u00e8 reso fragile, vulnerabile, fallibile: come sempre avviene quando ci si apre all&#8217;amore dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Alcuni hanno pensato, in passato, che la spiegazione consista nel fatto che non Dio ci ha creati, ma un Demiurgo pasticcione e, forse, malvagio: tanto sembrava loro inconcepibile che il Dio della vita e dell&#8217;amore avesse creato un mondo cos\u00ec imperfetto.<\/p>\n<p>Sia come sia, noi siamo qui: continuiamo a prevaricare, vestendoci d&#8217;ipocrisia; a tramare il male del prossimo, nascondendo la mano che scaglia la pietra; a calunniare tutto ci\u00f2 che \u00e8 vero, buono e bello, animati da un perverso spirito di malvagit\u00e0. E nessun fulmine divino ci annienta, nessun diluvio universale ci sommerge.<\/p>\n<p>Appare pi\u00f9 probabile che saremo noi stessi, alla fine, ad autodistruggerci, quando non ce la faremo pi\u00f9 a sopportarci gli uni gli altri; che saremo noi stessi a troncare, nel modo pi\u00f9 drastico, la radice della nostra cattiveria, liberando il creato dalla nostra terribile presenza.<\/p>\n<p>Ma Dio, nel frattempo, continua a far spuntare il Sole e a far cadere la pioggia sul giusto e sull&#8217;ingiusto, con incomprensibile, quasi irritante imparzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Si direbbe proprio che Dio taccia; che non possa o non voglia dire niente davanti allo spettacolo atroce di tutto il male, piccolo e grande, che ogni giorno commettiamo impunemente: con le azioni che compiamo e con quelle che ci asteniamo dal compiere, con le parole che pronunciamo e con quelle che seppelliamo in fondo al cuore.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero? \u00c8 proprio vero che Dio se ne sta in silenzio perch\u00e9 non ha niente da dirci, perch\u00e9 non vuole dirci niente?<\/p>\n<p>Oppure siamo noi che non sappiamo interpretare il suo silenzio; che non sappiamo &#8211; o non vogliamo &#8211; ascoltare quello che esso ci sta dicendo?<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che non sappiamo pi\u00f9 ascoltare il silenzio: siamo troppo frastornati da mille rumori inutili, a cominciare da quello del nostro falso ego.<\/p>\n<p>Forse, se reimparassimo a fare silenzio dentro di noi, potremmo riscoprire quella semplice verit\u00e0 che i nostri antenati sapevano cos\u00ec bene, prima che le luci abbaglianti della modernit\u00e0 la offuscassero sino a farcela smarrire: che il silenzio delle cose \u00e8 pieno di parole (come ben sanno i poeti ed i mistici); e che le parole di Dio, l&#8217;Essere che pervade ogni cosa &#8211; compreso il nostro stesso silenzio &#8211; non hanno bisogno di articolarsi in un discorso per raggiungerci: ad esse \u00e8 sufficiente l&#8217;assenza di ogni discorso, l&#8217;apparente vacuit\u00e0 del Silenzio.<\/p>\n<p>E quali sono le parole del Suo discorso, dunque?<\/p>\n<p>Sono quelle parole che possiamo udire quando imponiamo di tacere ai mille rumori inutili con i quali siamo soliti stordirci, per combattere il vuoto e la noia della nostra esistenza quotidiana.<\/p>\n<p>\u00c8 la parola della foglia che esce lentamente dalla gemma, quando il tepore primaverile si posa sugli alberi e ne carezza il tronco e i rami, dopo il gelo dell&#8217;inverno.<\/p>\n<p>\u00c8 la parola dei raggi di Sole che, dopo giorni e settimane di cielo grigio e livido, si aprono a viva forza una strada fra i banchi di nubi ed erompono con forza irresistibile, accendendo ogni cosa con l&#8217;incanto della loro luce.<\/p>\n<p>\u00c8 la parola del passero che si posa cinguettando sul davanzale della finestra e poi, reso coraggioso dalla bella stagione che ritorna, salta sul terrazzino e zampetta fino alla porta, becchettando qualche briciola di pane e riempiendo l&#8217;aria dei suoi lieti richiami.<\/p>\n<p>\u00c8 la parola del ghiaccio che, d&#8217;inverno, avvolge le pendici dei monti, ricopre gli abeti e serra nella sua morsa la superficie del lago, disegnando fantastici arabeschi sui vetri del balcone e dipingendo di bianco e di azzurro i tetti delle case.<\/p>\n<p>\u00c8 la parola dei bambini che, nelle sere quiete di maggio, riempiono la strada con le loro vocine allegre, con i loro passi in corsa, con i loro scoppi di risa: felici perch\u00e9, nei loro vestitini leggeri, pregustano le vacanze ormai vicine e lo splendore della libert\u00e0 di giochi senza fine.<\/p>\n<p>\u00c8 la parola di un amico che si accorge di quando soffriamo o di quando siamo preoccupati, e ci fa sentire il calore della sua presenza.<\/p>\n<p>\u00c8 la parola che possiamo leggere nello sguardo interrogativo di chi ha bisogno di noi, della nostra protezione, del nostro aiuto, del nostro sostegno: del bambino che sta imparando a muovere i suoi primi, incerti passettini, e dell&#8217;anziano che mette avanti le gambe con fatica.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 la parola che possiamo udire, se ascoltiamo il Silenzio, quando il dolore bussa alla nostra porta e ci fruga dentro il cuore con la sua morsa inesorabile, svuotandoci di ogni coraggio e di ogni speranza.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe dire che l&#8217;esistenza di tante cose buone e belle non bilancia tutto il male e tutta l&#8217;ingiustizia che regnano nel mondo, non asciuga tutte le lacrime e non conforta tutti gli animi spezzati e brancolanti nel buio.<\/p>\n<p>No, forse no.<\/p>\n<p>E tuttavia, se esistono tante cose buone e belle, ci\u00f2 significa che non tutto \u00e8 perduto; che il nostro mondo non \u00e8 votato al Male, che la nostra vita non \u00e8 votata al Nulla; che esiste una possibilit\u00e0 di riscatto, di ripresa, di rinascita.<\/p>\n<p>Il bene non pu\u00f2 esistere per caso: esso \u00e8 il segno visibile di un altro e pi\u00f9 elevato livello di esistenza, verso il quale il mondo anela e geme, come &#8211; per usare una immagine di San Paolo &#8211; se soffrisse nelle doglie del parto.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, non c&#8217;\u00e8 una risposta al mistero del male, cos\u00ec come non c&#8217;\u00e8 una risposta al perch\u00e9 Dio continui a sopportare l&#8217;umana iniquit\u00e0. Si tratta di un duplice mistero, che eccede la capacit\u00e0 delle nostre menti; anche se potremmo fingere che non sia tale, e nasconderlo con una serie di risposte pi\u00f9 o meno plausibili, pi\u00f9 o meno razionali, ma tutte &#8211; \u00e8 ovvio &#8211; terribilmente umane.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che non lo sappiamo.<\/p>\n<p>Possiamo, per\u00f2, metterci in ascolto: in ascolto del Silenzio, in ascolto dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Forse, lo spettacolo della bellezza del mondo e la consapevolezza che vi sono occhi capaci di contemplarlo e cuori capaci di riscaldarsene, tutto questo \u00e8 gi\u00e0 la risposta.<\/p>\n<p>O forse la risposta \u00e8 in questo nostro incessante, ansioso interrogarci; in questa nostra incapacit\u00e0 di rassegnarci e di arrenderci alla falsit\u00e0, alla bruttezza e alla cattiveria; in questo tornare a porre le domande, cui pure non riusciamo a trovare una risposta.<\/p>\n<p>Forse, la risposta \u00e8 in questa farfalla che vola sul prato indossando il suo sontuoso abito multicolore, minuscola scaglia di Sole e di cielo, leggera come un alito di vento.<\/p>\n<p>Forse, per incominciare a capire, bisogna imparare a farsi piccoli, piccoli come quella farfalla dalle ali meravigliose; bisogna farsi simili a delle piccole scaglie d&#8217;infinito, che trasvolano lievi questa breve estate della vita.<\/p>\n<p>Nessuno ci domanda di raddrizzare il mondo, di purificarlo e di salvarlo.<\/p>\n<p>Ma ci verr\u00e0 domandato, forse, se siamo mai stati capaci di assumere l&#8217;umilt\u00e0 e la bellezza di quel minuscolo, stupendo frammento d&#8217;infinito, con tutta la sua semplicit\u00e0 e con tutta la sua delicata leggerezza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, se saremo stati capaci di farlo, anche per un attimo solo, allora avremo contribuito &#8211; nella misura delle nostre possibilit\u00e0 -, a rendere il mondo un po&#8217; migliore di come lo abbiamo ricevuto allorch\u00e9, per la prima volta, abbiamo spalancato gli occhi su di esso, colmi di trepidante meraviglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCom&#8217;\u00e8 possibile che Dio non si sia ancora stancato di noi?\u00bb. 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