{"id":27792,"date":"2019-11-01T02:49:00","date_gmt":"2019-11-01T02:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/01\/per-vivere-bene-adesso-nulla-di-ieri-si-deve-perdere\/"},"modified":"2019-11-01T02:49:00","modified_gmt":"2019-11-01T02:49:00","slug":"per-vivere-bene-adesso-nulla-di-ieri-si-deve-perdere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/01\/per-vivere-bene-adesso-nulla-di-ieri-si-deve-perdere\/","title":{"rendered":"Per vivere bene adesso nulla di ieri si deve perdere"},"content":{"rendered":"<p>I luoghi in cui viviamo sono parte essenziale del nostro essere: senza di essi, il nostro esistere sarebbe impensabile e, comunque, sarebbe insensato. Questa \u00e8 la tragedia della modernit\u00e0: avere ingabbiato miliardi di uomini all&#8217;interno di non luoghi dove non c&#8217;\u00e8 essere, quindi non c&#8217;\u00e8 identit\u00e0, quindi non c&#8217;\u00e8 appartenenza, n\u00e9 a se stessi, n\u00e9 alla comunit\u00e0 di cui fanno parte. La distruzione dei luoghi fisici e la loro sostituzione con dei non luoghi anonimi e artificiali si accompagna ed \u00e8 il segno esteriore di uno sradicamento e di un&#8217;alienazione ancor pi\u00f9 gravi, quelli interiori. L&#8217;uomo moderno \u00e8 disancorato dalla verit\u00e0, quindi non \u00e8 a casa sua in nessun luogo e pertanto \u00e8 a tutti gli effetti un estraneo e uno straniero, ovunque vada e qualsiasi cosa faccia. Cosa ancor pi\u00f9 grave, \u00e8 estraneo e straniero a se stesso, perch\u00e9 non si conosce, non si appartiene, non ha pi\u00f9 dei legami profondi con i suoi simili. Le citt\u00e0 moderne e gli altri non luoghi della modernit\u00e0 (autostrade, aeroporti, trafori stradali e ferroviari) sono costruiti in modo da rompere violentemente col passato, da annullare, cancellare i segni della vita precedente e quelli della natura, in modo che rimanga la funzione pura, slegata da ogni altro fattore. La bellezza dei luoghi, per\u00f2, viene dalla fusione di funzionalit\u00e0 ed estetica: cos\u00ec la pensavano tutte le civilt\u00e0 precedenti e cos\u00ec la pensavano anche i nostri nonni, come si vede osservando una casa, una strada, un borgo del periodo anteriore al <em>boom<\/em> economico, dove nulla \u00e8 casuale, nulla \u00e8 superfluo, ma tutto concorre alla fusione di funzionalit\u00e0 e senso estetico, dalla fontana che zampilla al centro del paese alle facciate decorate dei palazzi e alle sculture delle chiese. La ragion d&#8217;essere delle osterie, botteghe, dei mercati, perfino delle banche (intendiamo le piccole casse di risparmio fino agli anni &#8217;60 del Novecento) era pensata non solo in funzione dell&#8217;utile e del profitto, ma anche in funzione del decoro, della dignit\u00e0, della socialit\u00e0, ed era questa filosofia che consentiva loro di rinnovarsi e di succedersi lungo il tempo, ma senza stravolgere l&#8217;insieme, senza rinnegare il passato, ma accogliendolo e assimilandolo nel presente, in un cammino virtuoso che andava dal passato al presente e dal presente al futuro, senza forzature, senza brusche lacerazioni, senza disprezzo o indifferenza per ci\u00f2 che esisteva prima e che era stato realizzato dall&#8217;amore e dalla capacit\u00e0 dei padri.<\/p>\n<p>Poi, con il <em>boom<\/em>, sono andati al potere gl&#8217;imbecilli. Amministratori comunali, urbanisti e architetti presuntuosi e ignoranti hanno abbattuto, demolito, sventrato i centri storici; con la scusa di riqualificarli, li hanno trasformati in isole dorate per i benestanti, gli stessi che se n&#8217;erano andati per sfuggire al degrado facendosi la villa in collina, mentre negli ultimi tempi erano divenuti il rifugio dei cittadini pi\u00f9 poveri e anziani; e, gi\u00e0 che c&#8217;erano, hanno demolito ci\u00f2 che restava delle mura medievali, dei caseggiati di periferia e hanno messo mano a una modernizzazione forzata che ha i suoi riscontri oggettivi solo nei Paesi dell&#8217;ex blocco comunista e specialmente nella Romania di Ceausescu. Somiglianza tutt&#8217;altro che casuale, visto che gl&#8217;imbecilli di casa nostra erano quasi tutti professionisti e amministratori di sinistra, usciti da licei e universit\u00e0 dove erano stati indottrinati da professori di sinistra, e ora identificavano rozzamente il passato col feudalesimo, o il clericalismo, o la superstizione, o col fascismo, usando questa parola nel senso pi\u00f9 ampio e generico, cos\u00ec da includervi tutto ci\u00f2 che non piaceva loro, perch\u00e9 emanava il sentore della piccola borghesia tanto detestata, anche se era stata quella che aveva costruito la nostra societ\u00e0 ed era quella che, coi sacrifici dei genitori, li aveva portati alle posizioni dirigenti che ora indegnamente occupavano.<\/p>\n<p>Scriveva lo storico friulano Tito Maniacco (Udine, 6 gennaio 1932-ivi, 21 gennaio 2010) nell&#8217;introduzione, significativamente intitolata <em>La perdita dell&#8217;aura<\/em>, al volume <em>Venzone\/Gemona. Indagine su due centri storici<\/em> (edito dalla Comunit\u00e0 Montana del Gemonese e dall&#8217;Istituto Statale d&#8217;Arte di Udine nel 1980, quando le ferite del terremoto del 6 maggio 1976 erano state in parte rimarginate, ma erano ancora fresche e dolorose):<\/p>\n<p><em>Tutti noi possediamo, inalienabilmente, degli spazi, la cui essenza, o aura, nin ci pu\u00f2 essere tolta da nessuna violenza storica o naturale.<\/em><\/p>\n<p><em>La complessit\u00e0 della questione \u00e8 data dal fatto che \u00e8 n noi possederla nello spirito, mentre assai di meno \u00e8 in noi possederla concretamente.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 un dato di fatto che l&#8217;amore per il proprio spazio, quello che Bachelard definirebbe come &quot;topofilia&quot;, ha subito nella coscienza collettiva, soggetta a trent&#8217;anni di un malformato sviluppo, un&#8217;erosione pericolosamente progressiva.<\/em><\/p>\n<p><em>La contraddizione principale nasce quando si avverte che il cambiamento radicale di uno spazio geografico, che \u00e8 sempre uno spazio storico, avviene a danno del rapporto uomo-natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora si prova una profonda nostalgia per le cose perdute. Il &quot;come eravamo&quot;, da un piccolo settore del cervello, tende ad espandersi fino ad occupare l&#8217;essere sociale in tutta la sua interezza, poich\u00e9 viviamo in epoca di transizione, e il futuro appare incerto e di non ben definite caratteristiche, mentre il disagio del modo di vivere presente (che \u00e8, certo, una critica subconscia &#8212; e quindi non avvertita razionalmente &#8212; dell&#8217;organizzazione sociale e politica in tutti i suoi aspetti) tende a crescere, il ritorno al passato e ai suoi vecchi modi di essere appare come una soluzione, se non soddisfacente, certo consolatoria. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Osserviamo la struttura del territorio nel suo chiaro ordito geologico, su cui s&#8217;innestano cin rande naturalezza le costruzioni della civilt\u00e0 dell&#8217;uomo: ponti, mura, case sparse, case asserragliate e strette intorno alle chiese, su cui spuntano i campanili, e la terra duramente e faticosamente scolpita dall&#8217;uomo nei secoli, i recinti di pietra, i fossi, i muri di sostegno, la vegetazione, i filari degli alberi, il disegno geometrico dei campi.<\/em><\/p>\n<p><em>Mai in questa vicenda umana si nota la forzatura, la distruzione, la cesura violenta con la terra. Le mura, le pietre, i campi, le stradine, seguono le curve del terreno, salgono o scendono, e, ingegnosamente, s&#8217;adattano agli spazi, li colmano con terrapieni, si snodano, in una libera costrizione, attorno alle rocce, ai massi, alle ghiaie.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 in questa fatica materiale che l&#8217;intelligenza e la cultura umana e contadina risaltano in tutta la loro duttile forza. Questo paesaggio agrario \u00e8 un concentrato d&#8217;armonia e di capacit\u00e0 d&#8217;usare tutto ci\u00f2 che intorno la natura generosamente offre.<\/em><\/p>\n<p><em>Le pietre e gli albero diventano naturali strumenti di costruzione, e in questo traspare come in un respiro minuto ma intellettualmente forte, l&#8217;innata grazia della NATURALEZZA DELLA NECESSIT\u00c0. Qui l&#8217;estetica gi\u00e0 si afferma, prima ancora che le immagini delle strutture artistiche, facciate, bifore, portoni, grondaie, campanili, statue, stemmi, affreschi compaiano, e quando compaiono essi SONO parti integranti, non aggiunte casuali, non abbellimento senza senso, ma strutture portanti e funzionali ad un complesso disegno sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>La civilt\u00e0 contadina accanto alla societ\u00e0 feudale convive e si compenetra, si condensa in una dilatazione da cui non \u00e8 correttamente possibile estrarre, cos\u00ec come la storia dell&#8217;arte ci aveva abituati, il pezzo &quot;bello&quot;. TUTTO \u00c8 BELLO PERCH\u00c9 \u00c8 FUNZIONALE.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui sta l&#8217;incanto e la bellezza delle vecchie cose: l&#8217;indissolubilit\u00e0 dei rapporti formali che non viene mai deliberatamente spezzata dall&#8217;incedere continuo, in una sorta di spirale, di case comuni che s&#8217;aggirano sulle strade lastricate di sassi, e salgono e scendono e s&#8217;avvolgono, soffici, intorno a palazzi, a chiese di robusto respiro culturale, e la rande dignit\u00e0 urbanistica di questa sequenza \u00e8 data dal fatto che la casa modesta e il muro di un orto da cui spuntano le stente viti o i rami di un fico o di un gelso, s&#8217;agganciano ad un muro di fattura pi\u00f9 elegante che s&#8217;attacco allo spazio su cui sorge la fontana e su cui s&#8217;affaccia la chiesa.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il dato positivo di questo grande arazzo dispiegato in brevi sequenze,e che \u00e8 semplice riavvolgere nel proprio ordito strutturale, \u00e8 che sotto si sente germinare un pensiero creativo, una proposta affinch\u00e9 niente vada perduto di ci\u00f2 che \u00e8 stato, affermando, nello stesso tempo, i diritti dei vivi in una societ\u00e0 diversa a viver meglio.<\/em><\/p>\n<p>In altre parole, ci\u00f2 che rende devastante l&#8217;opera della modernit\u00e0 \u00e8 il prevalere assoluto della funzione meramente economica, anzi, finanziaria, su ogni altra funzione. L&#8217;utile \u00e8 il solo criterio di ogni realizzazione, non solo per ci\u00f2 che riguarda l&#8217;organizzazione dello spazio fisico, ma anche di quello della narrazione visiva che plasma, a sua volta, l&#8217;immaginario collettivo, come il cinema, la televisione e perfino la pubblicit\u00e0: si confronti la grazia leggera del <em>Carosello<\/em> degli anni &#8217;60 con la greve, martellante, ossessiva insistenza e con la volgarit\u00e0 sbracata degli <em>spot<\/em> odierni, distribuiti all&#8217;interno dei programmi cos\u00ec copiosamente che questi finiscono, in pratica, per diventare un semplice pretesto per l&#8217;assalto agli spazi pubblicitari. Cos\u00ec, non solo il paesaggio esterno, ma anche quello interiore viene azzerato e ricostruito secondo modelli ispirati alla pura e semplice convenienza economico-finanziaria. La nostra mappa concettuale, perfino il nostro vocabolario, mediante il quale esprimiamo i concetti medesimi, subiscono una inesorabile operazione di trasformazione, ristrutturazione, radicale mutamento semantico. In questo modo, per gradi, ma in tempi nel complesso brevi, i poteri forti riescono a portare i popoli-mandrie l\u00e0 dove vogliono loro, senza che quelli se ne rendano neppure conto. Centinaia di milioni di persone sono confinate a vivere in citt\u00e0 sempre pi\u00f9 brutte, inquinate e invivibili, dominate dalla logica del profitto che \u00e8 imposta dalla grande finanza, proprio come centinaia di milioni di credenti sono sospinti a lasciare la loro fede nel divino, ricca di spiritualit\u00e0 e di ascetismo, per abbracciare una nuova &quot;fede&quot;, spacciata per la stessa di prima, ma palesemente eretica e apostatica, nonch\u00e9 idolatrica, volta ad adorare grossolanamente gli elementi della natura o gli idoli indigeni, come Pachamama: idoli brutti e fede brutta, perch\u00e9 impregnata di panteismo, animismo e materialismo, nonch\u00e9 di stregoneria, ma conforme alla svolta che il pontificato del signor Bergoglio ha voluto imprimere, irreversibilmente, a quella che era la Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Infatti l&#8217;ossessione dei progressisti \u00e8 sempre la stessa, sia che si tratti di architetti e urbanisti, sia che si tratti di teologi e sacerdoti, artefici, i primi, della strutturazione dello spazio materiale, i secondi dello spazio interiore: creare una situazione irreversibile, fare in modo che non si possa mai pi\u00f9 tornare indietro. E come gli urbanisti modernizzatori demoliscono case e interi quartieri, e chiese o altri edifici di valore storico, allo scopo di tagliare deliberatamente i ponti con il passato, cos\u00ec i barbari esponenti della contro-chiesa bergogliana sono tutti impegnati a distruggere le vestigia del culto e della dottrina cattolica, affinch\u00e9 nessuno, dopo di loro, possa pi\u00f9 ritrovarne la bench\u00e9 minima traccia. La barbarie consiste nella distruzione voluta del passato e nella rimozione di quel che \u00e8 stato e di ci\u00f2 che si \u00e8 stati, per creare uno scenario totalmente nuovo, che riparta da zero. Solo un barbaro pu\u00f2 desiderare una cosa del genere: e infatti ragionavano cos\u00ec Attila, Gengiz Khan, Stalin e Hitler, nonch\u00e9 i gentiluomini che decisero di sganciare le prime bombe atomiche su due citt\u00e0 giapponesi completamente inermi (una delle quali, Nagasaki, guarda caso, era stata la culla del cattolicesimo giapponese). Con la differenza che mentre urbanisti e architetti profanano e distruggono una tradizione umana, per quanto nobile e degna di rispetto, teologi e sacerdoti profanano e distruggono una cosa che non \u00e8 umana, ma di origine divina: tale \u00e8 la Tradizione cattolica e tale \u00e8 il Deposito della fede, sul quale, infatti, nessun papa prima del signor Bergoglio aveva mai osato metter le mani, anche se fin dal 1958 erano incominciati, discretamente, i lavori di demolizione. Ma quel che i lupi travestiti da pastori stanno facendo, \u00e8 stato preparato con satanica astuzia e con subdola perfidia lungamente calcolata. A dispetto dell&#8217;apparente noncuranza con cui il demolitore argentino procede nella sua opera nefasta, ogni sua parola, ogni suo gesto e omissione sono stati attentamente studiati e vagliati. Quando, ad esempio, durante il viaggio &quot;apostolico&quot; in Colombia, nel settembre 2017, egli ha detto ai fedeli che nelle vene di Maria Vergine, quindi anche in quelle del nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, <em>scorreva sangue pagano<\/em>, non ha detto solamente una cosa avventata, sbagliata, dovuta al difetto di parlare a braccio su questioni dottrinali nelle quali \u00e8 totalmente ignorante, ma \u00e8 uno dei tanti tasselli del mosaico, ultimato il quale la fede cattolica sar\u00e0 del tutto scomparsa e sostituita da una nuova fede, che avr\u00e0 il suo centro nella persona di Bergoglio e, dopo di lui, nell&#8217;essere umano, visto non pi\u00f9 come creatura, ma come pari al Creatore. Tutti i mali, infatti, vengono dall&#8217;allontanamento da Dio e dal rifiuto di Cristo. Questi signori non rifiutano Dio in maniera esplicita, ma lo fanno con mille astuzie: che altro \u00e8 introdurre idoli pagani nella chiesa madre della cristianit\u00e0, durante la santa Messa se non rifiuto di Cristo e dalla verit\u00e0 che \u00e8 una sola cosa con Lui? <em>Io sono via, verit\u00e0 e vita<\/em>, Egli dice: chi lo crede \u00e8 cristiano, e chi non lo crede, no.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I luoghi in cui viviamo sono parte essenziale del nostro essere: senza di essi, il nostro esistere sarebbe impensabile e, comunque, sarebbe insensato. 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