{"id":27788,"date":"2011-07-26T11:25:00","date_gmt":"2011-07-26T11:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/07\/26\/per-una-ricostruzione-del-pensiero-post-moderno\/"},"modified":"2011-07-26T11:25:00","modified_gmt":"2011-07-26T11:25:00","slug":"per-una-ricostruzione-del-pensiero-post-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/07\/26\/per-una-ricostruzione-del-pensiero-post-moderno\/","title":{"rendered":"Per una ricostruzione del pensiero post-moderno"},"content":{"rendered":"<p><em>Riassunto della conferenza tenuta dal prof. Francesco Lamendola a Treviso, presso l&#8217;aula magna della Scuola media &quot;Arturo Martini&quot;, il 20 aprile 2007, per l&#8217;Associazione Eco-Filosofica e l&#8217;Associazione per la Decrescita Sostenibile.<\/em><\/p>\n<p>La modernit\u00e0, il cui avvento \u00e8 segnato dai due eventi capitali della Rivoluzione scientifica del XVII secolo e da quella industriale del XVIII, \u00e8 stata caratterizzata da una sistematica distruzione di quella forma di pensiero accogliente ed equanime (che il pedagogista Raffaello Lambruschini definiva &quot;Intelletto d&#8217;amore&quot;) a favore di un Logos brutalmente strumentale, interessato solo ad ottimizzare il rapporto mezzi-fini e non alla ragionevolezza intrinseca di questi ultimi. Da ci\u00f2 \u00e8 conseguito un predominio schiacciante delle filosofie dell&#8217;azione su quelle della contemplazione, del fare sul comprendere, del manipolare sull&#8217;armonizzare, culminato nella costruzione di un apparato tecno-scientifico che \u00e8 divenuto norma a se stesso e al quale sono subordinati fini e valori. Il risultato \u00e8 quel caratteristico miscuglio di strapotenza materiale e di disperato nichilismo esistenziale che si traduce in un necrofilo &quot;cupio dissolvi&quot;, ansia di auto-distruzione che sembra possedere la cultura moderna come un&#8217;infestazione demoniaca.<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 occorre reagire denunciando ogni forma di degradazione del &quot;t\u00e9los&quot;, del fine per cui ogni ente \u00e8 chiamato all&#8217;esistenza, in nome di una visione del mondo e della vita basata sulla irriducibilit\u00e0 degli esseri a cose, delle loro ragioni intrinseche a profitti economici, della loro dignit\u00e0 insopprimibile a valore d&#8217;uso. Contro i cattivi maestri di un pessimismo funzionale alle logiche del dominio, dello sfruttamento e dello spreco occorre ricostruire tutte quelle sensibilit\u00e0, quelle forme di pensiero e quelle pratiche che valorizzano il s\u00ec alla vita in tutte le sue forme e che restituiscono agli esseri la loro dimensione spirituale e trascendente, nella prospettiva di un abbraccio cosmico che tutti li comprende e li realizza pienamente, dall&#8217;umile filo d&#8217;erba alla personalit\u00e0 pi\u00f9 creativa, ricca e vigorosa.<\/p>\n<p>[La conferenza \u00e8 preceduta dalla visone di uno spezzone del film di Akyra Kurosawa <em>Dersu Uzala,<\/em> del 1975 , premiato al festival di Cannes del 1976, per introdurre la riflessione sui temi del rispetto verso tutti gli enti, della riscoperta di un&#8217;anima in ciascuna cosa, e sui valori della sobriet\u00e0, della generosit\u00e0, della necessit\u00e0 di adottare uno stile di vita capace di tradursi in un&#8217;impronta ecologica &quot;leggera&quot;, ossia nel saper camminare in punta di piedi nella dimora accogliente della Natura, onde serbarla intatta per le generazioni future di tutti i viventi &#8211; e non solo degli umani. Al termine della conferenza si \u00e8 svolto poi un ampio dibattito che ha coinvolto il pubblico].<\/p>\n<p>L&#8217;argomento della nostra conversazione di stasera \u00e8: &quot;Per una ricostruzione del pensiero post-moderno&quot;. Perch\u00e9 <em>post-moderno<\/em>, e perch\u00e9 <em>ricostruzione<\/em>?<\/p>\n<p>Partiamo dalla prima domanda. Post-moderno non per amore delle pretese avanguardie culturali, non perch\u00e9 dopo le meraviglie della modernit\u00e0 si voglia ora andare verso una super-modernit\u00e0, verso una modernit\u00e0 all&#8217;ennesima potenza. Infatti, diciamolo subito, per noi la modernit\u00e0 \u00e8 una categoria del pensiero che si \u00e8 caratterizzata, purtroppo, prevalentemente per i suoi aspetti negativi. Quali? Nel mio saggio <em>Francesco Petrarca e lo spirito della modernit\u00e0<\/em> ne ho evidenziati particolarmente cinque, che qui riassumo:<\/p>\n<p>1)  Una curiosit\u00e0 desacralizzata verso gli enti, originata dalla volont\u00e0 di dominio (le cose non hanno un valore e una dignit\u00e0 intrinseca: sono soltanto mezzi o strumenti nelle mani di un Logos calcolante e strumentale);<\/p>\n<p>2)  Un profondo disprezzo nei confronti del &quot;vulgus&quot;, che si \u00e8 tradotto in una idolatria dell&#8217;esistente e, in particolare &#8211; specialmente con Hegel &#8211; della storia. A torto si pensa che l&#8217;atteggiamento politico caratterizzante della modernit\u00e0 sia il democraticismo; prevale, invece, un atteggiamento aristocratico: il sovrano &quot;illuminato&quot; che impone dall&#8217;alto le riforme; lo scienziato postivista che sancisce per legge vaccinazioni obbligatorie; il comitato centrale dei partiti marxisti che interpreta quale sia la volont\u00e0 del popolo non mediante libere elezioni, ma mediante la dittatura (e questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 ironica) <em>in nome del proletariato.<\/em><\/p>\n<p>3)  Una ipertrofia dell&#8217;ego spinta fino al delirio solipsistico (nella realt\u00e0 esterna lo spirito moderno non vede che altrettanti specchi auto-riflettenti; come vediamo, appunto, nel primo poeta <em>moderno<\/em>, Petrarca, che di qualunque cosa parli, ne approfitta per parlare sempre e solo di s\u00e9 stesso).<\/p>\n<p>4)  Una perversione sado-masochista del normale istinto sessuale (logico approdo di quanto detto al punto precedente, ossia dello sfrenato narcisismo: l<em>&#8216;altro<\/em> viene ridotto a strumento del mio piacere e della mia volont\u00e0 di dominio violento, poich\u00e9 io non so vedere che me stesso; non \u00e8 un caso che il marchese De Sade esca dalla Bastiglia alle trombe della Rivoluzione francese, altro evento-chiave della modernit\u00e0).<\/p>\n<p>5)  Un cinismo e un opportunismo senza limiti, spesso camuffati da moralismo (si pensi alle crociate del Bene contro il Male evocate dal presidente statunitense Bush junior per mascherare sordide ragioni strategico-economiche).<\/p>\n<p>&quot;Post-moderno&quot;, allora, significa: ci\u00f2 che dobbiamo creare <em>dopo<\/em> la stagione nefasta della modernit\u00e0; ci\u00f2 che ancora non esiste, ma che deve essere edificato su basi totalmente nuove, che rifiutino le premesse teoriche e pratiche della modernit\u00e0, che rifiutino l&#8217;autoreferenzialit\u00e0 della modernit\u00e0 la quale vorrebbe ergersi a valore, a bene in s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 &quot;ricostruzione&quot;? Forse che il pensiero moderno \u00e8 stato distrutto? Naturalmente no: il pensiero non si pou\u00f2 <em>mai<\/em> distruggere; si pu\u00f2 pervertire, non distruggere. E allora? Occorre <em>ricostruirlo<\/em> perch\u00e9 il pensiero della modernit\u00e0 \u00e8 stato un pensiero <em>distruttivo<\/em>, e per troppo tempo noi (come i cortigiani servili della novella di Andersen) abbiamo applaudito <em>il re nudo.<\/em> \u00c8 stato necessario che un semplice bambino, nella sua innocenza, esclamasse: &quot;Ma il re \u00e8 in mutande&quot;, perch\u00e9 la verit\u00e0 si facesse palese; prima, tutti giuravano e spergiuravano che il vestito del re era bellissimo e fastosissimo.<\/p>\n<p>Il filosofo francese Paul Ricoeur affermava che, nel 1945, gli Europei hanno affrontato il problema della ricostruzione materiale, ma non di quella spirituale: sottinteso, dopo la tragica esperienza dei totalitarismi e della guerra. Lui si riferiva alla seconda guerra mondiale. Ora, a parte il fatto che molti storici sottolineano che il 1914-1945 fu un unico evento bellico, una vera e propria guerra civile europea, a me pare si debba risalire molto pi\u00f9 indietro per individuare il punto a partire dal quale si sono prodotte le rovine spirituali della nostra civilt\u00e0. Non la guerra, o le guerre, mondiali del XX secolo, ma per lo meno la cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII segna la rottura irreparabile dell&#8217;equilibrio fra uomo, mondo e trascendenza che, bene o male, aveva contrassegnato i secoli e i millenni precedenti della storia occidentale. Forse potremmo risalire ancora pi\u00f9 indietro; forse potremmo risalire alla nascita stessa della filosofia greca, alla scuola di Mileto &#8211; Talete, Anassimandro, Anassimene &#8211; come tipico esempio di una concezione secondo la quale si pu\u00f2 comprendere la natura mediante la sola indagine razionale. Ci\u00f2 ha prodotto una scienza senza coscienza che, di razionalit\u00e0 in razionalit\u00e0, arriva dritto dritto al fungo atomico di Hiroshima; perch\u00e9, come gi\u00e0 ammoniva Platone, la vera saggezza consiste nel conoscere l&#8217;uso che si deve fare della conoscenza e dei mezzi di cui si dispone. Infatti, come scrive Nicola Abbagnano, &quot;il fattore decisivo del destino dell&#8217;uomo (&#8230;) \u00e8 la volont\u00e0 umana, aiutata da tutte le forze &#8211; immanenti e trascendenti &#8211; che possono sorreggerla.&quot; Certo, nella storia del pensiero antico i due itinerari &#8211; quello di un giusto rapporto Dio-uomo-mondo e quello di un rapporto squilibrato e prevaricatore sfociante nella <em>hybris,<\/em> nella dismisura e nell&#8217;arroganza, si intrecciano continuamente, sicch\u00e9 nessuno dei due occupa interamente l&#8217;orizzonte speculativo. Comunque, nella civilt\u00e0 greca \u00e8 sempre presente e in agguato la tendenza &quot;prometeica&quot;, la tentazione di rubare il fuoco agli d\u00e8i per trascendere dai limiti dell&#8217;umano e insuperbire oltre misura della propria intelligenza.<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;altra grande radice della civilt\u00e0 occidentale, la cultura giudaico-cristiana, anche l\u00ec troviamo sempre in agguato una tendenza analoga, quella dell&#8217;uomo adamitico che si ritene signore e padrone di tutte le cose, che pensa che l&#8217;universo sia stato creato da Dio perch\u00e9 egli vi eserciti una sovranit\u00e0 dispotica e illimitata. La radice di questa tendenza superomistica si trova gi\u00e0 nel mito della caduta dei primi uomini, Adamo ed Eva, che rubano il frutto proibito della conoscenza perch\u00e9 non accettano i limiti della propria condizione creaturale e vogliono farsi &quot;simili a Dio&quot;. Orbene da queste due tendenze, quella prometeica e quella adamitica (stiamo procedendo per grandissime falcate, a prezzo &#8211; inevitabilmente &#8211; di qualche semplificazione) trae origine quel rapporto squilibrato e disarmonico fra noi e gli altri enti, quella sfrenata volont\u00e0 di dominio che culmineranno poi nell&#8217;avvento della modernit\u00e0. La civilt\u00e0 del Medioevo, nonostante sia stata denigrata abbondantemente a partire dal pregiudizio dei &quot;lumi&quot; del Logos strumentale, \u00e8 riuscita a conservare un equilibrio complessivo, anche perch\u00e9 si pu\u00f2 considerare la filosofia del cristianesimo come un platonismo cristianizzato o anche &#8211; secondo la prospettiva da cui guardiamo &#8211; come un cristianesimo platonizzante.<\/p>\n<p>L&#8217;equilibrio si \u00e8 rotto irreparabilmente, come si \u00e8 detto, non col Medioevo cristiano e neanche col Rinascimento, bens\u00ec con la cosiddetta Rivoluzione scientifica, tra la fine del 1500 e l&#8217;inizio del 1600. Grazie ad essa, l&#8217;universo si \u00e8 ridotto alle dimensioni di un meccanismo descrivibile matematicamente e manipolabile a piacere. Descrivibile matematicamente: Galilei arriva a dire che se l&#8217;uomo ha, <em>extensive<\/em> (cio\u00e8 quantitativamente) una conoscenza del mondo infinitamente minore di quella divina, tuttavia <em>intensive<\/em> (qualitativamente) ne ha una conoscenza pari a quella di Dio stesso. Manipolabile a piacere: Francesco Bacone arriva a dire che l&#8217;uomo deve <em>torturare<\/em> la Natura per costringerla a rivelare i suoi segreti (c&#8217;\u00e8 in questo, come nota Remo Bodei, l&#8217;idea di una rivincita dell&#8217;uomo sulla natura, cui \u00e8 stato finora soggetto: una volont\u00e0 di &quot;fargliela pagare&quot;); e Cartesio, affermando che tutti gli enti non-umani sono mera <em>res extensa,<\/em> nega che essi abbiano valore e dignit\u00e0 intrinseca: un cane, ad es., non \u00e8 che una sorta di macchina capace di emettere guaiti se viene bastonato, ma incapace di provare sentimenti veri, dolore compreso.<\/p>\n<p>Rotta la diga, \u00e8 cominciata l&#8217;invasione, con un ritmo sempre pi\u00f9 incalzante: la Rivoluzione industriale, che ha diffuso l&#8217;idea secondo la quale la produzione e il profitto sono legge al divenire storico; la Rivoluzione informatica, secondo la quale il progresso della tecnoscienza \u00e8 fine legittimo e sufficiente a se stesso; la Rivoluzione bio-genetica, che ha prodotto la reificazione degli esseri come trionfo dei due princ\u00ecpi precedenti: i dogmi della produzione e dell&#8217;idolo tecnoscientifico. Individualismo esasperato, competizione spietata come &quot;normale&quot; stile di vita (<em>homo homini lupus,<\/em> diceva Hobbes), ricerca esclusiva del massimo profitto: queste le caratteristiche dell&#8217;uomo &quot;faustiano&quot;, vero campione dello spirito moderno. Chi \u00e8 Faust, infatti, se non l&#8217;uomo che vende &#8211; letteralmente &#8211; l&#8217;anima al diavolo, in cambio del dominio sulle cose? Tramonta definitivamente (con Kant, e pi\u00f9 ancora coi suoi successori) il <em>Noumeno<\/em> e, con esso, la metafisica; tramonta quella <em>Philosphia perennis<\/em> che era stata il cuore del pensiero antico e anche di quello medioevale (Dante compreso); comincia l&#8217;oblio dell&#8217;Essere e, parallelamente, l&#8217;oblio del sapere come saggezza. Ne derivano una perdita di senso complessivo, una banalizzazione dell&#8217;orizzonte esistenziale, una dilagante relativizzazione di tutti i valori.<\/p>\n<p>Ecco, se volessimo scegliere due immagini-simbolo di questo spirito devastante della modernit\u00e0, l&#8217;uno poetico, l&#8217;altro pittorico, sceglieremmo <em>La ballata del vecchio marinaio<\/em> di Samuel Taylor Coleridge e <em>L&#8217;urlo<\/em> di Eduard Munch. Nel primo, si descrive come l&#8217;albatro bianchissimo, portatore di venti favorevoli e creatura di buon auspicio, che fiduciosamente accompagnava la nave nella sua rotta e che veniva perfino a mangiare dalle mani degli uomini, un giorno viene ucciso a freddo, senza un perch\u00e9, dal vecchio marinaio: &quot;<em>With my cross-bow, I shot the Albatross&quot;: &quot;con la mia balestra, io ho ucciso l&#8217;albatro&quot;.<\/em> Da quel momento hanno inizio le terribili disgrazie che funestano il viaggio della nave. L&#8217;altra immagine-simbolo del clima instaurato dalla modernit\u00e0 \u00e8 il quadro del pittore norvegese Eduard Munch (famoso anche per aver dipinto un celebre ritratto del filosofo Nietzsche), <em>L&#8217;urlo,<\/em> in cui si vede un uomo che, su un ponte cittadino, improvvisamente, in mezzo a una folla anonima di uomini e donne a passeggio, si porta le mani alla testa e spalanca la bocca in un grido disperato, altissimo (anche se forse non gli esce materialmente dalle labbra), terrificante, come se lo avesse assalito una disperazione furiosa e insopportabile, tale da sopraffarlo insieme alla sua stessa ragione. L&#8217;opera ben descrive le tre pi\u00f9 caratteristiche conseguenze dello spirito della modernit\u00e0: nausea, necrofilia, disperazione. Nausea: quell&#8217;orribile <em>taedium vitae,<\/em> quel senso di vuoto e di insensatezza di ogni cosa che in maniera superbamente efficace ha descritto Jean-Paul Sartre nel romanzo omonimo (ma che gi\u00e0 Leopardi aveva ampiamente descritto e non solo in poesie come il <em>Canto notturno di un pastore errante dell&#8217;Asia<\/em>, ma anche nella riflessione affidata alle pagine dello <em>Zialdone dei pensieri<\/em>). Necrofilia: perch\u00e9, se \u00e8 corretta la distinzione operata da Erich Fromm tra societ\u00e0 biofile o amanti della vita e societ\u00e0 necrofile o amanti della morte, noi dobbiamo riconoscere che &#8211; sotto le apparenze vitalistiche, ottimistiche e perfino gioviali &#8211; la modernit\u00e0 \u00e8 profondamente intrisa di desiderio d&#8217;autodistruzione, <em>cupio dissolvi.<\/em> Non abbiamo visto uno studente di una universit\u00e0 statunitense, pochi giorni or sono, uccidere a sangue freddo <em>trentadue persone<\/em> con le sue stesse mani, e poi togliersi la vita sparandosi in faccia? Disperazione: perch\u00e9 \u00e8 questa, come ammoniva il grande filosofo S\u00f6ren Kierkegaard (uno dei pi\u00f9 grandi degli ultimi due secoli) la vera <em>malattia mortale<\/em> dell&#8217;uomo: di disperazione si muore. Lo sapete qual \u00e8 la causa <em>principale<\/em> di morte fra i giovani, oggi, nella nostra societ\u00e0? Non le &quot;stragi del sabato sera&quot; al ritorno dalle discoteche; non la droga; ma il suicidio. Questo, i mass-media in genere di dimenticano di ricordarcelo. Non \u00e8 l&#8217;angoscia la malattia mortale, al contrario &#8211; come diceva Kierkegaard &#8211; l&#8217;angoscia, per quanto dolorosa, \u00e8 la nostra grande occasione di libert\u00e0, lo stimolo a compiere un salto di qualit\u00e0 da un piano di esistenza inferiore ad uno superiore; \u00e8, insomma, una porta spalancata sulla possibilit\u00e0 di conquistare una vera pienezza esistenziale. No, non \u00e8 l&#8217;angoscia la malattia mortale della modernit\u00e0, bens\u00ec la disperazione: e troppe volte l&#8217;abbiamo udita sbandierare, con una sorta di degradante auto-compiacimento; e troppo siamo stati acquiescenti &#8211; se non addirittura consenzienti &#8211; davanti ai cattivi maestri della disperazione sistematica eretta a principio assoluto della vita umana.<\/p>\n<p>Recentemente &#8211; consentitemi una nota personale &#8211; ho udito il filosofo Umberto Galimberti, a Conegliano, sentenziare davanti a un pubblico strabocchevole, attento ed entusiasta, che noi siamo soltanto il nostro corpo; che nulla esiste oltre al corpo; che l&#8217;anima \u00e8 una sorta di invenzione operata da S. Agostino quattro secoli dopo la nascita del cristianesimo; che, per recuperare un &quot;giusto&quot; rapporto con noi stessi e il mondo, dobbiamo riscoprire la nostra corporeit\u00e0 assoluta. Che &#8211; aggiungo io, ma \u00e8 la logica conseguenza di quanto sopra &#8211; il pensiero, la memoria, la creativit\u00e0, la poesia, la religione, l&#8217;arte, sono solamente secrezioni del cervello, come il sudore \u00e8 una secrezione dell&#8217;epidermide e gli escrementi &#8211; scusate &#8211; sono secrezioni dell&#8217;apparato digerente. L&#8217;anima non esiste; nemmeno la mente esiste. Strano, perch\u00e9 centinaia di esperienze di persone in stato di anestesia totale, a volte perfino persone cieche dalla nascita (vedi Larry Dossey, <em>Alla ricerca dell&#8217;anima,<\/em> Sperling &amp; Kupfer, 1991) hanno saputo descrivere, al risveglio, tutto quel che accadeva intorno a loro, in ogni particolare; addirittura, quel che accadeva in un&#8217;altra stanza; il che indurrebbe a credere che non solo una mente esiste, dopotutto (e forse anche un&#8217;anima!), ma che essa \u00e8 <em>non localizzata.<\/em> In altre parole, che il cervello non \u00e8 l&#8217;organo della nostra conoscenza del mondo, ma, casomai, solo uno strumento; ma che la nostra coscienza pu\u00f2 &#8211; in circostanze particolari &#8211; attingere direttamente alla <em>sorgente<\/em> di ogni conoscenza della realt\u00e0. <em>Anima mundi,<\/em> chiamavano i ci\u00f2 i maghi-scienziati del Rinascimento (prima del malaugurato divorzio fra scienza e spiritualit\u00e0 operato dalla Rivoluzione scientifica del XVII secolo): la nostra mente individuale non \u00e8 che una parte della grande mente universale; la nostra anima individuale non \u00e8 che apparenza illusoria di separatezza dall&#8217;unica Anima universale.<\/p>\n<p>Carl Gustav Jung, fra i moderni, \u00e8 stato uno di quelli che pi\u00f9 si sono riavvicinati a tale concezione del rapporto fra l&#8217;uomo e il mondo (e fra l&#8217;uomo e Dio); e che altro \u00e8 la concezione dell&#8217;Inconscio Collettivo, se non una grande Anima del Mondo donde, mediante simboli, a noi vengono le conoscenze profonde delle cose, quelle che non possiamo n\u00e9 potremmo attingervi con il Logos strumentale, che si avvicina ad esse senza amore, senza partecipazione, senza umilt\u00e0 e senza saggezza? Ecco dunque perch\u00e9 tutto il nostro preteso &quot;sapere&quot; di figli della modernit\u00e0 \u00e8, in effetti, un non-sapere (come ben aveva visto Karl Jaspers):<\/p>\n<p>1) perch\u00e9 crediamo di poter conoscere senza partecipare alle cose;<\/p>\n<p>2) perch\u00e9 tendiamo al possesso e non all&#8217;amore del sapere;<\/p>\n<p>3) perch\u00e9 il pensiero razionale, ignorando le istanze del profondo, tradisce quell&#8217;intima ansia di redenzione che \u00e8 all&#8217;origine del desiderio di conoscere e ne costituisce l&#8217;autentico significato.<\/p>\n<p>Sia detto fra parentesi, il punto 1 \u00e8 stato confermato dalle recenti acquisizioni della fisica delle particella sub-atomiche: noi oggi sappiamo che, a livello dei quanti, \u00e8 impossibile osservare un fenomeno fisico (ad es., calcolare la posizione di un elettrone che si muove intorno al nucleo atomico) senza con ci\u00f2 modificarlo. Questo non fa che confermare l&#8217;intima persuasione degli antichi filosofi orientali, spec. taoisti: che non \u00e8 possibile intervenire in modo locale sulla realt\u00e0, senza provocare ripercussioni fino al lato opposto del mondo. Visione olistica della realt\u00e0: la realt\u00e0 \u00e8 un tutto armoniosamente correlato; di contro alla visione riduzionistica, propria dei moderni, secondo la quale si pu\u00f2 agire localmente senza alcun riguardo al tutto. Un tipico esempio ne \u00e8 la medicina occidentale moderna, per la quale il corpo del paziente non \u00e8 che una somma di organi manipolabili indipendentemente l&#8217;uno dall&#8217;altro. Ci\u00f2 \u00e8 stato favorito anche dallo strapotere che alla scienza medica \u00e8 stato accordato dalla societ\u00e0 moderna, complice una sorta di pigrizia e di disinteresse nei confronti del nostro corpo e della nostra salute; e ne \u00e8 conseguita quella &quot;medicalizzazione della societ\u00e0&quot; contro cui insorgeva Ivan Illich.<\/p>\n<p>Qualcuno sobbalzer\u00e0 a una tale affermazione: come, pigrizia e disinteresse nei confronti del corpo, se mai come oggi il corpo \u00e8 stato curato e vezzeggiato, adornato e reso artificiale dalle pratiche ginniche, dalle lampade abbronzanti, dai cosmetici, dalla chirurgia estetica! Ma a ben guardare, questa \u00e8 solo apparenza. Ci si \u00e8 presi cura dell&#8217;esteriorit\u00e0 del corpo, per farne un oggetto del desiderio sessuale; ma non della sua salute e dei suoi bisogni veri. Per fare quest&#8217;ultima cosa, bisognerebbe anzitutto saperlo ascoltare: e chi ha tempo per ascoltare? Poi, sarebbe necessario ripensare l&#8217;alimentazione, e smetterla di avvelenarlo con i prodotti di un&#8217;industria alimentare che sono quanto di pi\u00f9 dannoso ed esiziale si possa immaginare. Invece la contraddizione \u00e8 proprio questa: si trova il tempo (e il denaro) per costruirsi dei bei muscoli grazie agli attrezzi della palestra; non si trova n\u00e9 il tempo (n\u00e9 il denaro) per alimentarsi in modo sano, per fare del sano moto quotidiano, per praticare una corretta respirazione, ecc.<\/p>\n<p>Dicevamo che il pensiero moderno \u00e8 stato, nella modernit\u00e0, prevalentemente distruttivo. Vogliamo fare qualche esempio, limitandoci alle correnti filosofiche principali del XX secolo.<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>Il neopositivismo ha sostenuto che tutto \u00e8 materia, spiegabile razionalmente, e che il mistero non \u00e8 una categoria ontologica irriducibile, ma solo quella parte di realt\u00e0 che al momento &#8211; ma non per sempre &#8211; ha eluso l&#8217;indagine razionale.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Il pragmatismo ha sostenuto che vero ed utile, in ultima analisi, coincidono; ci\u00f2 che \u00e8 efficace, e quindi utile, finisce anche per essere criterio di verit\u00e0; il pensiero, in tal modo, si riduce a mera tecnica del risultato, cio\u00e8 del successo.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>L&#8217;esistenzialismo ha insegnato che l&#8217;uomo \u00e8, letteralmente (per usare l&#8217;espressione di Martin Heidegger) &quot;gettato-nel-mondo&quot; e destinato ad &quot;essere-per-la-morte&quot;; e, per giunta (come sottolinea Sartre) schiacciato da una libert\u00e0 di cui non sa che farsene, che anzi \u00e8 la sua maledizione; che davanti ad esso non vi sono scopi n\u00e9 speranze. (Si badi, parliamo dell&#8217;esistenzialismo novecentesco e non del pensiero di Kierkegaard, dal quale i suoi epigoni hanno preso solo la <em>pars destruens<\/em> e hanno ignorato, tranne Gabriel Marcel e, in misura minore, Karl Jaspers, la fondamentale <em>pars costruens.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Le varie filosofie del linguaggio sono giunte a proclamare, per bocca di Ludwig Wittgenstein, che &quot;<em>bisogna tacere quello che non si pu\u00f2 dire<\/em>&quot;, ci\u00f2 che equivale a rinunciare alla sostanza spirituale dell&#8217;uomo, alle esigenze pi\u00f9 profonde della sua anima; e, inoltre, significa &#8211; come notava Hans Jonas &#8211; praticare una vera e propria autocastrazione del pensiero, peraltro iniziata gi\u00e0 con Kant e soprattutto con David Hume. Ma vi rendete conto? Dire che non bisogna neanche porre le domande per le quali non esiste risposta dimostrabile oggettivamente, significa dire che la filosofia pu\u00f2 tranquillamente chiudere bottega e appendere sulla porta il cartello &quot;in liquidazione&quot;.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>La psicanalisi, infine (non quella junghiana o adleriana e nemmeno le varie correnti umanistiche, sul tipo di quella di Roberto Assagioli, ma il filone principale di essa, quello di Sigmund Freud) ha eretto al rango di verit\u00e0 rivelata la tesi che <em>tutti<\/em> gli individui di sesso maschile vorrebbero, inconsciamente, avere rapporti sessuali con la propria madre e uccidere il proprio padre (e viceversa quelli di sesso femminile); che l&#8217;amicizia virile fra uomini che si stimano \u00e8 una forma di omosessualit\u00e0 mascherata; che un torbido, fangoso Inconscio, pullulante di pulsioni vergognose e inconfessabili, ribolle in fondo al nostro essere e domina letteralmente le nostre vite; che Dio \u00e8 soltanto una proiezione dei sentimenti ambivalenti dell&#8217;uomo verso il Padre, un misto, cio\u00e8, di timore, invidia e desiderio omicida. Certo, la civilt\u00e0 &#8211; mediante il Super-Io &#8211; ci mette al riparo dalla violenza dell&#8217;Inconscio; ma a prezzo di un&#8217;altra forma di violenza: quella di inibirci lo sfogo dei nostri impulsi, rendendoci infelici, nevrotici, isterici. Dunque la nostra vita oscilla fra questi due estremi: la ferrea censura della civilt\u00e0, che ci rende infelici; il traboccare della &quot;nera marea di fango&quot; (Freud la chiamava proprio cos\u00ec, chiedendo al giovane Jung di condividere la sua crociata contro di essa) che avanza dall&#8217;interno del nostro Io, con i suoi terribili fantasmi d&#8217;incesto e di omicidio. L&#8217;immagine dell&#8217;uomo che ne risulta \u00e8 degradante e repellente: perch\u00e9 non ammettere che, oltre al Sub-conscio tenebroso e inconfessabile, in noi vi \u00e8 anche spazio per un Super-conscio, da cui ci vengono le nobili ispirazioni, i buoni sentimenti, tutto ci\u00f2 che illumina e riscalda la nostra vita? Oltretutto, non si tiene mai abbastanza conto del fatto che Freud ha costruito tutta la sua speculazione filosofica (perch\u00e9 di questo si tratta: la psicanalisi da terapia psichiatrica si \u00e8 auto-proclamata filosofia) a partire alla psiche malata, dallo studio dei casi patologici: \u00e8 chiaro che ne \u00e8 risultata una prospettiva distorta. La psiche &quot;normale&quot; non pu\u00f2 essere descritta a partire da quella nevrotica o psicotica; non pi\u00f9 di quanto la fisiologia non si possa delineare a partire dalla patologia. E questo, fra parentesi, \u00e8 stato l&#8217;errore capitale della medicina occidentale moderna: aver concepito la questione della salute a partire dalla malattia; aver sostituito, al problema concreto degli organismi sofferenti, quello di una non meglio precisata categoria della &quot;malattia&quot;, eretta a norma di ci\u00f2 che serve per comprendere la salute: una vera e propria inversione della giusta prospettiva!<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste sono state le correnti di pensiero pi\u00f9 apprezzate e pi\u00f9 seguite nel XX secolo: correnti di pensiero che hanno diffuso ed aggravato disorientamento, ansia, sfiducia, pessimismo e nichilismo. E la cosa pi\u00f9 bella \u00e8 che questi cattivi maestri sono stati percepiti (e sono stati tanto abili da presentarsi) come campioni della libert\u00e0 di pensiero, del non-conformismo, mentre non han fatto altro che ripetere fino alla noia ci\u00f2 che le masse, confuse e ipnotizzate, volevano sentirsi dire, cavalcando le mode pi\u00f9 effimere, pi\u00f9 superficiali, pi\u00f9 gregarie (si pensi allo stile degli ambienti &quot;esistenzialisti&quot; parigini degli anni &#8217;50 del Novecento). Il culmine &#8211; non cronologico, ma ideale &#8211; del nichilismo e del <em>cupio dissolvi<\/em> del pensiero moderno \u00e8 stato storicamente rappresentato dalla filosofia di Eduard von Hartmann, il quale &#8211; riprendendo elementi della concezione di Schopenhauer &#8211; prospettava la necessit\u00e0 di liberarsi dal male dell&#8217;esistenza inerente alla volont\u00e0 di vivere, mediante una soppressione cosciente di tale volont\u00e0 e quindi una sorta di suicidio cosmico, che avrebbe reso possibile il passaggio dell&#8217;intera realt\u00e0 esistente nel piano del <em>Nirvana.<\/em><\/p>\n<p>Per contro, sono rimaste poco o niente ascoltate le voci veramente anti-conformiste rispetto a questo clima nichilistico prevalente, voci tra loro anche assai diverse, ma tutte caratterizzate da un virile e coerente sforzo di ripristinare le coordinate di una giusto rapporto fra l&#8217;uomo, Dio e il mondo: dai personalisti (Emmanuel Mounier, Luigi Stefanini), alla filosofia dei valori (Max Scheler), al realismo ontologico (Nicolai Hartmann, da non confondere con Eduard von Hartmann citato poc&#8217;anzi), alla concezione cosmoteandrica di Raimon Panikkar, recentemente scomparso. Questi ha sviluppato una filosofia &quot;relazionale&quot; (o, appunto, cosmoteandrica) della realt\u00e0, mutuata dalla filosofia del Vedanta &#8211; una delle sei scuole &quot;ortodosse&quot; del pensiero indiano &#8211; e, precisamente, dall&#8217;<em>Advaita Vedanta<\/em>, cio\u00e8 del Vedanta non duale. \u00c8, quindi, una concezione che rifiuta sia il monismo sia il dualismo, in nome di una interdipendenza fra Dio, l&#8217;uomo e il mondo. Preso a s\u00e9, ciascuno di questi termini \u00e8 una semplice astrazione della nostra mente: Dio, uomo e mondo ricevono consistenza precisamente dal fatto di essere strettamente correlati e interdipendenti. Si noti che una tale concezione rimuove alla radice la dicotomia fra il materiale e lo spirituale; fra l&#8217;interno e l&#8217;esterno; fra il secolare e il sacro; fra il temporale e l&#8217;eterno.<\/p>\n<p>Viceversa, dove ci hanno portato i cattivi maestri della nausea, della necrofilia e della disperazione? Prendiamo il suicidio: un rapido confronto con l&#8217;antichit\u00e0 ci mostra chiaramente quanto esso sia proliferato e come sia stato accettato come una pratica quasi &quot;normale&quot; nella societ\u00e0 moderna, basata sull&#8217;idea che la vita \u00e8 nostra e che possiamo farne quel che vogliamo. Nell&#8217;antichit\u00e0 greco-romana il suicidio si riteneva ammissibile nei seguenti casi:<\/p>\n<p>a)  Quando era finalizzato all&#8217;affermazione di valori. Esempio: Catone Uticense che si suicida per non dover vivere sotto la servit\u00f9 di Cesare (e Dante, il cristianissimo Dante, non che gettarlo all&#8217;Inferno ne fa il custode del Purgatorio: segno che il suicidio \u00e8 ammissibile quando serve ad affermare valori prioritari rispetto alla vita stessa).<\/p>\n<p>b)  Quando ci si trova nella impossibilit\u00e0 di evitare l&#8217;onta del disonore, spec. della sconfitta (si pensi a Bruto dopo la battaglia di Filippi; ma si pensi anche alla pratica giapponese del <em>harakiri<\/em>, testimonianza di un altissimo senso del dovere e dell&#8217;onore, non solo militare).<\/p>\n<p>c)  Quando \u00e8 l&#8217;unica forma possibile di protesta sociale e di difesa della propria dignit\u00e0 (si pensi a quei gladiatori germanici, prigionieri di guerra, che delusero il pubblico del tardo Impero Romano sgozzandosi a vicenda, pur di non morire combattendo gli uni contro gli altri, per il divertimento altrui; del resto, gi\u00e0 Seneca e, in genere, gli Stoici, avevano ammesso la liceit\u00e0 del suicidio in simili estremi frangenti).<\/p>\n<p>d)  Come forma di volontario distacco dalla vita terrena, in ossequio alla filosofie spiritualiste di stampo neoplatonico (es., il suicidio del filosofo Peregrino, riferito da Luciano di Samosata).<\/p>\n<p>Il suicidio come esito della disperazione individuale era invece piuttosto raro (l&#8217;esempio classico \u00e8 quello di Giuda dopo il tradimento di Cristo; ma qui siamo fuori dell&#8217;ambito culturale greco-romano); mentre il suicidio come esito di una pena d&#8217;amore era piuttosto compatito che accettato (vedi il caso di Didone nel IV libro dell<em>&#8216;Eneide<\/em> di Virgilio). Nel complesso, comunque, si pu\u00f2 dire che il suicidio era una pratica rara e rigidamente codificata; costituiva una risposta assolutamente eccezionale a circostanze straordinarie. \u00c8 appena il caso di ricordare che nella civilt\u00e0 medioevale vigeva una grave condanna a carico dei suicidi (nella <em>Divina Commedia<\/em> sono trasformati in alberi contorti di una orribile foresta); l&#8217;atto del togliersi la vita era interdetto dal timore di quella che S. Francesco, nel <em>Cantico delle creature,<\/em> chiama la &quot;morte secunda&quot;, cio\u00e8 la morte dell&#8217;anima, infinitamente pi\u00f9 terribile di quella del corpo.<\/p>\n<p>Ben diversa \u00e8 la situazione nella societ\u00e0 moderna. Partiamo dalle opere letterarie, che sono un buon indicatore di come una data societ\u00e0 percepisce i fenomeni di costume e di come si rapporta di fronte ai problemi morali che essi eventualmente sollevano. Nel romanzo ottocentesco (i cui limiti cronologici vanno dalla fine del Settecento ai primi del Novecento: diciamo dalla Rivoluzione francese alla prima guerra mondiale), i suicidi fioccano come la grandine: dal <em>Werther<\/em> di Goethe al <em>Martin Eden<\/em> di Jack London, passando attraverso l&#8217;<em>Ortis<\/em> di Ugo Foscolo, <em>L&#8217;ultimo canto di Saffo<\/em> di Giacomo Leopardi, <em>Anna Karenina<\/em> di Lev Tolstoj, <em>I D\u00e8moni<\/em> di F\u00ebdor Dostojevskij, <em>Th\u00e9r\u00e9se Raquin<\/em> di \u00c9mile Zola e <em>Una vita<\/em> di Italo Svevo. Si dir\u00e0 che questa \u00e8 <em>soltanto<\/em> letteratura (eppure la pubblicazione dell&#8217;<em>Ortis<\/em> fu accompagnata, com&#8217;\u00e8 noto, da un&#8217;epidemia di suicidi &quot;veri&quot; fra i giovani lettori del romanzo foscoliano).<\/p>\n<p>Allora passiamo alla vita &quot;vera&quot;, limitando lo sguardo agli intellettuali, scrittori, artisti, poeti, filosofi o ad altri personaggi a vario titolo famosi: dobbiamo fare i nomi di G\u00e9rard de Nerval, Vincent Van Gogh, Heinrich von Kleist (doppio suicidio, con la fidanzata); Jack London (al colmo del successo, come il suo personaggio Martin Eden), Carlo Michelstaedter (giovanissimo), Emilio Salgari (proprio lui, il creatore di Sandokan), Sergej Esenin (forse il pi\u00f9 grande poeta russo del Novecento), Vladim\u00ecr Majakovskij, Stefan Zweig, Walter Benjamin, Cesare Pavese, Ernest Hemingway, Primo Levi. E ancora: il capitano di vascello Fitz Roy (quello del <em>Beagle,<\/em> la nave di Darwin); l&#8217;esploratore Giacomo Bove; il generale Boulanger, aspirante dominatore della politica francese; Ludwig di Baviera e Rodolfo d&#8217;Asburgo (altro doppio suicidio, con l&#8217;amante Maria Vetsera); il cantautore LuigiTenco; l&#8217;attrice Marilyn Monroe; lo scrittore Yukio Mishima; il fisico Ettore Majorana (se non suicidio fisico, suicidio simbolico); il cantante Kurt Kobain; l&#8217;attore Luigi Vannucchi; il figlio dell&#8217;avv. Agnelli; la cantante Dalida. \u00c8 un elenco largamente incompleto, che potrebbe arrivare fino ai terroristi suicidi dei nostri giorni, seguaci della filosofia nichilistica del &quot;perisca Sansone con tutti i Filistei&quot;. Del resto, occorre ricordare che la modernit\u00e0 \u00e8 preannunciata dai suicidi in massa dei pacifici Arawak e Ta\u00ecnos delle isole di Cuba ed Hispaniola (odierna Haiti), determinati a morire piuttosto che vivere sotto l&#8217;intollerabile giogo dei <em>conquistadores;<\/em> e culmina col suicidio di Hitler (ancora un doppio suicidio, con la moglie Eva Braun) e di Goebbels (che, con la moglie, avvelena i suoi numerosi figlioletti) nell&#8217;atmosfera funebre e allucinata del <em>bunker<\/em> di Berlino, simile a quella del wagneriano <em>Crepuscolo degli d\u00e8i<\/em>, sulle rovine &#8211; materiali e spirituali &#8211; di un&#8217;Europa letteralmente distrutta da una guerra come non se n&#8217;erano mai vedute prima? Chi semina vento, raccoglie tempesta &#8211; dice il proverbio; e per troppo tempo la cultura moderna ha seminato disperazione a piene mani.<\/p>\n<p>Ora, se gli scrittori e, in genere, gli artisti, possono essere considerati dei testimoni estremamente sensibili della crisi del proprio tempo, e quindi vittime anch&#8217;essi di una debolezza del pensiero, diverso \u00e8 il discorso per i filosofi. Questi ultimi, infatti, hanno una precisa responsabilit\u00e0 negli orientamenti culturali ed etici della societ\u00e0: loro funzione \u00e8 l&#8217;esercizio del pensiero; e non pu\u00f2 certo dirsi indifferente l&#8217;uso che essi fanno del potere o, se si preferisce, della risonanza culturale di cui dispongono (ma a volte \u00e8 potere vero e proprio: vedi la &quot;tirannia&quot; culturale esercitata per mezzo secolo da Benedetto Croce in Italia: le sue stroncature e le sue approvazioni erano sentenze di vita o di morte per i libri degli altri pensatori). I filosofi dovrebbero sempre porsi il problema degli effetti che le loro teorie possono produrre nei lettori; non certo nel senso di auto-censurarsi, ma in quello di essere prudenti e di evitare pericolosi compiacimenti nichilistici e ultra-pessimistici.<\/p>\n<p>Ci avviamo a concludere. Ma prima, vogliamo ricapitolare dieci punti nodali caratterizzanti la distorsione del rapporto armonioso uomo-mondo attuata dalla modernit\u00e0, e le possibili &quot;risposte&quot; costruttive che dovremmo sforzarci di dare a ciascuno di essi, al fine di recuperare tale rapporto.<\/p>\n<p>1)  La modernit\u00e0 ha gravemente svalutato il ruolo della donna come madre, moglie e &quot;casalinga&quot;; di quella che era, spesso, una dura necessit\u00e0 economica, ossia il vedersi costretta a sobbarcarsi un ulteriore lavoro &quot;esterno&quot;, ha fatto una virt\u00f9 e un segno di emancipazione, svilendo il suo ruolo tradizionale di &quot;angelo del focolare domestico&quot; e innescando una grave confusione dei ruoli sessuali. Ora, noi crediamo che a tale confusione occorra reagire: maschile e femminile restano due polarit\u00e0 opposte e complementari, ciascuna con una sua specificit\u00e0 e una propria, profonda ragion d&#8217;essere. Come insegna il simbolo Yin-Yang della filosofia taoista: si tratta di realizzare, mediante il loro incontro, l&#8217;armonia degli opposti. <em>Armonia degli opposti<\/em>: il bianco che abbraccia il nero e ne \u00e8 abbracciato (ma all&#8217;interno del bianco vi \u00e8 un punto nero, e all&#8217;interno del nero un punto bianco), simboleggiano l&#8217;incontro di ci\u00f2 che \u00e8 opposto e complementare.<\/p>\n<p>2)  La modernit\u00e0 ha indugiato in un compiacimento pessimistico e nichilistico e in una autentica volutt\u00e0 autodistruttiva e necrofila, il cui esito \u00e8 stato il crollo demografico dei nostri giorni. Crescita zero: che cosa significa questo, se non (come bene aveva intuito Albert Camus pi\u00f9 di mezzo secolo fa) che l&#8217;Europa non ama pi\u00f9 la vita? Le culle vuote sono il malinconico segno della nostra crisi morale, del collasso della speranza, della rinuncia ad investire nel futuro. Occorre, invece, riscoprire la gioia del concepimento, la gioia delle case piene di bambini che non sono un intralcio ai progetti degli adulti, ma il naturale completamento della vita di coppia; occorre riscoprire il valore fondante della famiglia, di cui tutti parlano e straparlano (specialmente i politici interessati e a caccia di voti), ma per la quale nessuno fa assolutamente nulla.<\/p>\n<p>3)  La modernit\u00e0 ha rimosso l&#8217;idea della morte e del morire. Dov&#8217;\u00e8 finito lo spettacolo della morte, dove sono le persone che muoiono? Sono diventate invisibili, perch\u00e9 la loro vista turberebbe i nostri deliri di onnipotenza; al punto che alcuni pretesi scienziati si sono spinti ad affermare che la nostra \u00e8 l&#8217;ultima generazione che dovr\u00e0 affrontare la morte; poi, la medicina la curer\u00e0 come qualsiasi altra malattia (cfr. Alvin Silverstein, <em>La conquista della morte,<\/em> Sperling &amp; Kupfer, 1982). E invece no: per amare realmente la vita, bisogna saper guardare in faccia la morte. Come nelle societ\u00e0 tradizionali (compresa la nostra societ\u00e0 contadina), ove i nonni morivano nel loro letto, circondati dalle persone e dalle cose care, e non in una asettica e anonima stanza d&#8217;ospedale. \u00c8 la consapevolezza dell&#8217;essere mortali che ci sprona a vivere in modo degno; perci\u00f2 non dobbiamo fuggire l&#8217;idea della morte, ma accettarla pienamente e serenamente.<\/p>\n<p>4)  La modernit\u00e0 ha inventato, se non proprio l&#8217;amore-passione, quanto meno la sua esaltazione febbrile, al punto che oggi noi non riusciamo quasi a concepire un film, un romanzo o un testo musicale che non parlino di amori folli, travolgenti, capaci di donare emozioni poderose e irripetibili, simili a scariche di adrenalina nel sangue (cfr. il mio articolo <em>L&#8217;amore passionale: una invenzione della modernit\u00e0?<\/em>). Al contrario, bisogna recuperare un po&#8217; di quell&#8217;atteggiamento che epoche precedenti hanno avuto nei confronti dell&#8217;amore passionale: un misto di commiserazione per chi ne \u00e8 colpito, come da una malattia, e di disapprovazione per una forma di obnubilamento che produce dimenticanza dei doveri sociali, indifferenza all&#8217;altrui sofferenza, lacerazioni e tensioni anche gravi nel tessuto familiare e, in ultima analisi, nella societ\u00e0 tutta. Certo, l&#8217;amore passionale pu\u00f2 sempre sorprenderci, come un ladro nella notte: ma non \u00e8 il caso di farne l&#8217;apologia. Le cronache dei giornali sono piene delle conseguenze disastrose che produce. In fondo, esso nasce da una forma morbosa di attaccamento (da una <em>fame dell&#8217;altro,<\/em> per dirla con Julien Green): ed \u00e8 proprio questa la debolezza della nostra societ\u00e0. Siamo afflitti da un bisogno patologico di aggrapparci a qualcosa o a qualcuno, forse proprio perch\u00e9 abbiamo smarrito ogni fiducia in noi stessi. Ma, cos\u00ec facendo, degradiamo l&#8217;<em>altro<\/em> al ruolo di mezzo per compensare una nostra debolezza; e forse, l&#8217;altro far\u00e0 altrettanto con noi. Ora, la somma di due debolezze non fa mai una forza: per questo la fine degli amori passionali lascia un tale strascico di rancori e sofferenze.<\/p>\n<p>5)  Nella societ\u00e0 odierna \u00e8 diffusa una generale derisione della morale e un suo scadimento a &quot;moralismo&quot;; ossia, in altre parole, una diabolica e sistematica denigrazione del bene. Questa \u00e8 una delle perversioni pi\u00f9 evidenti del senso etico operata dalla modernit\u00e0, e costituisce uno di quei casi in cui si affaccia alla mente il sospetto che il generale nichilismo distruttivo da cui siamo investiti non sia solo il frutto di una crisi del pensiero e della sensibilit\u00e0, ma risponda a un piano ben preciso e preordinato. Un piano nel quale, forse, hanno parte forze che non sono solamente umane. Senza voler scomodare le teorie complottiste estreme di David Icke, e neppure quelle pi\u00f9 moderate di Maurizio Blondet o di Alfredo Lissoni, non pu\u00f2 non lasciare pensosi la pervicacia e la sfrontatezza con cui, oggi, si esalta il male e si denigra il bene, in tutte le sue forme. Oltre alle migliaia di sette sataniche che praticano apertamente la magia nera allo scopo di sovvertire l&#8217;ordine morale e instaurare il regno del Male, sono operanti delle forze che Julius Evola definiva di &quot;contro-iniziazione&quot;; dei gruppi, cio\u00e8, che perseguono scientemente obiettivi di dissoluzione morale e di destabilizzazione ad ampio raggio, i quali posseggono potenti aderenze nelle alte sfere della finanza, delle comunicazioni, della politica e della cultura. Costoro sono manovrati, a loro volta, da gruppi sempre pi\u00f9 ristetti di una piramide di potere occulto, al vertice della quale vi sono i cosiddetti Superiori Sconosciuti: che potrebbero essere anche entit\u00e0 non umane. Viene in mente la celebre frase di Charles Baudelaire: che il diavolo non \u00e8 mai stato tanto soddisfatto degli uomini, come quando si \u00e8 accorto che essi non credono pi\u00f9 alla sua esistenza reale.<\/p>\n<p>6)  La modernit\u00e0 ha letteralmente inventato una idea esiziale per l&#8217;economia e per la societ\u00e0 tutta: quella dello &quot;sviluppo&quot;. Che bisogni produrre sempre di pi\u00f9 e consumare sempre di pi\u00f9; che la tecnica e la scienza debbano mettere a punto strumenti sempre pi\u00f9 sofisticati di dominio sulla natura; che le citt\u00e0 debbano essere sempre pi\u00f9 grandi, i grattacieli pi\u00f9 alti, la rete autostradale pi\u00f9 fitta, il volume degli scambi commerciali e delle comunicazioni debba crescere sempre; che i complessi industriali, i gruppi bancari e assicurativi, le borse internazionali debbano concentrarsi all&#8217;infinito (contraddizione in termini!), che il consumo delle fonti di energia debba crescere in misura esponenziale (altra contraddizione in termini), producendo effetti collaterali indesiderati e incontrollabili &#8211; inquinamento, buco nello strato di ozono atmosferico, desertificazione, effetto-serra e mutamenti climatici &#8211; da cui ci salver\u00e0, ancora, la tecnoscienza (magari per esportare su altri corpi celesti questo stesso modello sviluppista): tutto ci\u00f2 a noi moderni sembra &quot;normale&quot;, mente \u00e8 chiaro che non dovrebbe esserlo. In un pianeta dalle risorse limitate, non si pu\u00f2 pensare <em>seriamente<\/em> a una crescita illimitata; senza contare che il nostro &quot;sviluppo&quot; significa sottosviluppo per l&#8217;80% dell&#8217;umanit\u00e0, costretta a sopravvivere con il 20% delle risorse mondiali, cio\u00e8 con le briciole del nostro cosiddetto &quot;benessere&quot;. Anche l&#8217;idea di uno <em>sviluppo sostenibile<\/em> \u00e8 puramente illusoria: infatti, \u00e8 il dogma in se stesso dello sviluppo che dev&#8217;essere rimesso in discussione. E se non vogliamo che ci\u00f2 accada in maniera estremamente traumatica, per l&#8217;esaurimento fisico delle risorse e per gli sconvolgimento sociali e politici che questo inevitabilmente provocher\u00e0, dobbiamo invertire la rotta fin da ora, ciascuno di noi nel proprio quotidiano, modificando radicalmente il nostro stile di vita. Alle logiche dello spreco insensato e immorale dobbiamo contrapporre la riscoperta di valori quali la sobriet\u00e0, la frugalit\u00e0, la condivisione, la solidariet\u00e0, la prudenza, la lungimiranza, la creativit\u00e0 della persona, che non si riduce solo a <em>homo oeconomicus.<\/em><\/p>\n<p>7)  Nella societ\u00e0 moderna vi \u00e8 stata una graduale abdicazione del rapporto <em>fisico<\/em> dell&#8217;individuo con se stesso, in nome di una malintesa &quot;medicalizzazione&quot; della societ\u00e0. Abbiamo firmato una cambiale in bianco e l&#8217;abbiamo consegnata nelle mani della medicina ufficiale, la quale \u00e8 assurta al rango di religione ufficiale di Stato (con tanto di magistrati che possono revocare la patria potest\u00e0 a un genitore che rifiuti di sottoporre il proprio figlio a una vaccinazione obbligatoria, e di forze dell&#8217;ordine che possono sequestrargli il bambino in qualunque momento, a nome e per conto delle strutture sanitarie). Senza voler negare alcuni meriti della medicina moderna (che non sono tutti quelli che essa si attribuisce) e per tacere, pudicamente, del proliferare delle malattie iatrogene (ossia di quelle provocate dalle stesse cure mediche: cfr. Jeremy Rifkin, <em>Entropia,<\/em> Baldini Castoldi Dalai, 2004), occorre recuperare la capacit\u00e0 di mantenere il proprio corpo in buona salute mediante una miglior conoscenza delle sue funzioni, dei suoi bisogni effettivi, nonch\u00e9 una riscoperta delle medicine naturali e dei saperi tradizionali con cui i nostri nonni si curavano, spesso in modo efficace, pur senza lauree in medicina e senza camici bianchi e mascherine antibatteriche.<\/p>\n<p>8)  Pi\u00f9 in generale, si assiste ai nostri giorni allo spettacolo sconcertante di un servile e acritico &quot;abbandono&quot; dell&#8217;individuo nelle braccia dell&#8217;apparato tecno-scientifico eretto al rango &#8211; lo abbiamo accennato &#8211; di una nuova religione di salvezza. Invece occorre ricordarsi che il paradigma scientista oggi dominante esprime soltanto una delle possibili visioni del mondo, uno dei possibili approcci alla verit\u00e0, una delle strade che portano alla conoscenza (ma ve ne sono altre, fra cui religione, arte, filosofia); e che inoltre, per sua natura, esso non \u00e8 in grado di dirci nulla circa i fini del nostro agire e circa il senso complessivo del mondo: domande, queste, che dobbiamo continuare a porci (con buona pace di Wittgenstein), se vogliamo conservare quella tensione verso il trascendente che ci distingue dalle macchine di cui ci serviamo sempre pi\u00f9 largamente e che ormai sanno fare quasi tutte le operazioni possibili, anche di tipo logico-operativo, meglio di noi, tranne una: quella di porre la questione dei fini e la questione del senso.<\/p>\n<p>9)  La modernit\u00e0 &#8211; lo abbiamo visto &#8211; si caratterizza come una rivolta della cultura contro la natura, quasi una rivincita dell&#8217;uomo sul mondo esterno. Questa \u00e8 stata un&#8217;autentica follia, a sua volta causa d&#8217;infiniti mali: perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 parte della natura e non pu\u00f2 certo vivere facendo una guerra perenne contro di essa, perch\u00e9 in definitiva la farebbe contro se stesso. Inoltre questo tipo di approccio verso la natura presuppone una carica di violenza che, inizialmente estrovertita, si ritorce poi, in mille forme, contro noi stessi. Un grande trattore meccanico assomiglia terribilmente a un carro armato, e la somiglianza non \u00e8 casuale: il carro armato serve per fare la guerra ai nemici, il trattore per squarciare e dilaniare la terra con le sue tonnellate d&#8217;acciaio. Ma la terra, cos\u00ec maltrattata, si vendica negandoci quell&#8217;abbondanza di cui era generosa dispensatrice quando l&#8217;uomo le chiedeva umilmente il necessario per vivere. Le grandi praterie del Nord America, ove un&#8217;agricoltura meccanizzata ha creato un ecocidio (sterminando ogni altra forma di vita, dal bisonte al parassita microscopico) finalizzato alla massima produzione di cereali per alimentare enormi mandrie di bovini che, a loro volta, dovranno rifornire immensi impianti di macellazione per sfornare bistecche destinate a milioni di paninoteche targate Mc Donald, sono la testimonianza eloquente di questa guerra contro la natura che deve cessare al pi\u00f9 presto, pena un danno irreparabile agli equilibri naturali e alla nostra stessa salute (fisica e psichica). Il paesaggio artificiale con il quale abbiamo sostituito quello naturale \u00e8 degno di nota per la sua estrema bruttezza: citt\u00e0-dormitorio, squallidi palazzoni di cemento simili a caserme, impianti chimici altamente tossici dislocati in vicinanza dei centri urbani (due giorni fa, proprio qui a Treviso, vi \u00e8 stato l&#8217;incendio alla fabbrica De Longhi, con rilascio di benzene, amianto e diossina in una zona ad alta densit\u00e0 di popolazione). Ora, vivere in luoghi brutti (oltre che pericolosi o nocivi per la salute, o rumorosi, o deturpati da un traffico caotico) ha nette ripercussioni sui pensieri di coloro che vi abitano. I luoghi non sono mai neutri: hanno un&#8217;anima anch&#8217;essi. Se vogliamo favorire pensieri belli, dobbiamo cominciare con il realizzare luoghi accoglienti e ospitali intorno a noi.<\/p>\n<p>10) La modernit\u00e0 ha accentuato quella che Michelstaedter chiamava la dicotomia fra la persuasione e la retorica. La retorica \u00e8 l&#8217;enorme ingranaggio della cultura, il meccanismo febbrile dell&#8217;attivit\u00e0 in cui ci s&#8217;immerge, senza accorgersi del vuoto esistenziale; la persuasione corrisponde al possesso vero e presente della propria persona, assaporando ogni singolo istante della vita. Ora, la modernit\u00e0 ha privilegiato, per le sue premesse ideologiche, le filosofie dell&#8217;azione &#8211; un&#8217;azione, oltretutto, affannosa e scomposta &#8211; rispetto a quelle della contemplazione, amiche della natura e dei suoi ritmi (<em>Wu-wei,<\/em> &quot;non agire&quot;, insegnavano i saggi taoisti). Ora dobbiamo rallentare e fermare questa smania di iperattivismo, anche quand&#8217;esso \u00e8 camuffato da pretesti moralistici (ad es. della &quot;guerra umanitaria&quot; per fermare qualche dittatore o qualche supposta emergenza umanitaria). Noi siamo afflitti da un complesso: quello di credere che, senza la nostra azione immediata e radicale, il mondo andrebbe certamente a catafascio; che il nostro intervento \u00e8 ovunque necessario per sanare i mali dell&#8217;universo. Ora, a parte il fatto che la modernit\u00e0 ha visto innumerevoli interventi &quot;a fin di bene&quot; tradursi in altrettante catastrofi ecologiche, politiche, sociali, il vizio di fondo di questo atteggiamento mentale \u00e8 quello di sopravvalutare oltre ogni limite di ragionevolezza la nostra capacit\u00e0 sia di essere giudici e arbitri imparziali di ci\u00f2 che \u00e8 necessario fare (anche quando nessuno ci ha chiamati e nessuno desidera il nostro intervento), sia di saper eliminare effettivamente dei supposti mali con interventi adeguati e proporzionati all&#8217;entit\u00e0 del pericolo. Non si pensi solo alla politica o alla modificazione del paesaggi, ad es. alle dighe gigantesche e ai bacini lacustri artificiali ottenuti deviando il corso di alcuni fiumi, che hanno desertificato immense regioni; all&#8217;uso massiccio di insetticidi e antiparassitari che hanno eliminato non solo le specie dannose, ma anche un gran numero di quelle &quot;utili&quot; (s&#8217;intende, per l&#8217;uomo : in natura, sono tutte &quot;utili&quot;), ripercuotendosi su tutta la catena ecologica. Ma si pensi anche alla chirurgia e, in generale, alla disinvoltura con cui si fa ricorso a pratiche mediche gravemente invasive, che producono effetti collaterali nell&#8217;organismo umano (per non parlare di quelli psicologici). Tutto nasce, anche in questi casi, da quel bisogno di azione per l&#8217;azione, da quell&#8217;adorazione della forza, da quella irrealistica sopravvalutazione del proprio ruolo di &quot;custodi dell&#8217;ordine&quot; di cui ci riteniamo depositari; da quella sorta di crociata che abbiamo lanciato, da quella guerra che abbiamo dichiarato al dolore e alla sofferenza. Senza fermarci a riflettere che dolore e sofferenza fanno parte dell&#8217;equilibrio naturale (Yin-Yang, appunto: non c&#8217;\u00e8 gioia senza dolore; non luce senza oscurit\u00e0) e che, pertanto, se \u00e8 giusto e legittimo cercar di limitare i dolori e le sofferenze inutili, non \u00e8 il dolore in se stesso che dobbiamo combattere. Al contrario, dobbiamo recuperare l&#8217;umilt\u00e0 di accettare quel che la vita ci manda, tanto il bene come il male, e farci una ragione della nostra mortalit\u00e0. Osservava Mirko Grzimek che la morte di un ventenne o di un trentenne, oggi, fa scandalo (mentre non lo faceva sino a qualche decennio fa, ad es. nella societ\u00e0 contadina), perch\u00e9 consideriamo un nostro diritto vivere almeno 75-80 anni; e, se la morte arriva prima, la consideriamo alla stregua di una ladra e un&#8217;assassina. Forse, se cercassimo di vivere un po&#8217; meglio la nostra vita &#8211; e cio\u00e8 pi\u00f9 in armonia con noi stessi, con gli altri enti, con Dio (almeno quelli di noi che ci credono), potremmo anche accettare pi\u00f9 serenamente l&#8217;idea del dolore e della morte. Impareremmo cos\u00ec &#8211; o, per meglio dire, reimpareremmo, perch\u00e9 i nostri nonni ben lo sapevano &#8211; che attraverso il dolore si riscoprono i valori pi\u00f9 autentici della civile convivenza e la misura della nostra profonda umanit\u00e0. Infine, nella serena accettazione della morte sapremmo cogliere l&#8217;occasione di una vita bene spesa, con spirito operoso ma non frenetico, e con lo sguardo ben fisso verso ci\u00f2 che \u00e8 davvero importante, tralasciando le inezie e le futilit\u00e0 che a volte, invece, scambiamo per cose essenziali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riassunto della conferenza tenuta dal prof. Francesco Lamendola a Treviso, presso l&#8217;aula magna della Scuola media &quot;Arturo Martini&quot;, il 20 aprile 2007, per l&#8217;Associazione Eco-Filosofica e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[143,202],"class_list":["post-27788","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-francesco-petrarca","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27788","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27788"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27788\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27788"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27788"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27788"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}