{"id":27780,"date":"2022-01-04T06:23:00","date_gmt":"2022-01-04T06:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/04\/per-s-tommaso-si-puo-insegnare-qualcosa-agli-altri\/"},"modified":"2022-01-04T06:23:00","modified_gmt":"2022-01-04T06:23:00","slug":"per-s-tommaso-si-puo-insegnare-qualcosa-agli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/01\/04\/per-s-tommaso-si-puo-insegnare-qualcosa-agli-altri\/","title":{"rendered":"Per s. Tommaso si pu\u00f2 insegnare qualcosa agli altri?"},"content":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 insegnare qualcosa a qualcuno? E cosa vuol dire, propriamente, insegnare: far scoprire, o magari ricordare qualcosa che l&#8217;altro sapeva gi\u00e0, pur non sapendo di saperla; oppure creare in lui una conoscenza del tutto nuova, che egli non possedeva affatto? Entrambe le tesi sono state sostenute, fin dall&#8217;antichit\u00e0, sia col ragionamento che con l&#8217;osservazione. Socrate, Platone, Sant&#8217;Agostino propendevano per la prima risposta; san Tommaso d&#8217;Aquino, partendo dal pensiero di Aristotele, ma facendo anche tesoro della lezione platonica e neoplatonica e di quella agostiniana, propendeva maggiormente per la seconda.<\/p>\n<p>Scrive San Tommaso d&#8217;Aquino nella <em>Sumnma Theologica<\/em> (in: Fabrizio Ravaglioli, <em>Educazione occidentale. Storia, problemi e documenti<\/em>, Armando Editore, 1998, vol. 1, <em>Il mondo antico e il mondo medievale<\/em>, pp. 318-320):<\/p>\n<p><em>Pare che un uomo non possa insegnare ad un altro, poich\u00e9 dice il Signore: \u00abNon fatevi chiamare maestri, affinch\u00e9 &#8212; commenta la glossa di Girolamo &#8212; non attribuiate un onore divino agli uomini\u00bb. Dunque propriamente l&#8217;essere maestro \u00e8 onore divino; ma l&#8217;insegnare \u00e8 proprio del maestro, dunque l&#8217;uomo non pu\u00f2 insegnare, e ci\u00f2 spetta solo a Dio. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ma in contrario sta il detto dell&#8217;Apostolo, nella 1a Epistola a Timoteo: \u00abPer il quale (Vangelo) io son fatto predicatore e apostolo&#8230;, dottore delle genti nella fede e nella verit\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Rispondo: va detto che su questo argomento diverse furono le opinioni. Averro\u00e8 infatti, nel commento al III &quot;De Anima&quot;. Ha sostenuto che unico \u00e8 l&#8217;intelletto possibile in tutti gli uomini, come abbiamo gi\u00e0 visto; da ci\u00f2 derivava che le specie intelligibili siano le stesse in tutti gli uomini. Secondo questo presupposto, egli sostiene che un uomo nell&#8217;insegnamento non produce nell&#8217;altro un sapere diverso da quello che egli stesso ha; ma gli comunica la stessa scienza che egli ha, spingendolo ad ordinare le immagini sensibili nella sua anima perch\u00e9 siano convenientemente disposte alla comprensione intellettuale. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Diversa \u00e8 l&#8217;opinione dei Platonici, i quali affermarono ce il sapere \u00e8 insito nelle nostre anime fin dalla loro origine per la partecipazione delle forme separate, come si \u00e8 visto (Sum. I, quaestio 84, art. 3); ma l&#8217;anima, per la sua unione con il corpo, trova impedimento nel contemplare liberamente quelle cose di cui ha scienza.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Si deve invece dire che il maestro causa il sapere nel discepolo, portandolo dalla potenza all&#8217;atto, come si legge nell&#8217;VIII della &quot;Fisica&quot;. Perch\u00e9 ci\u00f2 sia evidente si deve considerare che, degli effetti prodotti da un principio esterno, alcuni dipendono solo dal principio esterno, come la forma della casa \u00e8 prodotta nella materia solo dall&#8217;arte; altri invece dipendono ora da un principio esterno, ora da uno interno: cos\u00ec come la salute \u00e8 causata in un malato ora da un principio esteriore, cio\u00e8 dall&#8217;arte medica, altre volte invece da un principio interno, come quando uno guarito per la capacit\u00e0 stessa della natura. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo dunque acquista il sapere sia per un principio interiore &#8211; come \u00e8 chiaro in chi acquista il sapere con personale scoperta &#8211;, sia per un principio esteriore, come \u00e8 chiaro in chi impara dal maestro. In ogni uomo infatti v&#8217;\u00e8 un principio del sapere, cio\u00e8 la luce dell&#8217;intelletto agente, con la quale si vengono immediatamente e naturalmente a conoscere alcuni universali principi di tutte le scienze. Quando poi uno applica tali principi universali a dei particolari di cui abbia diretta esperienza o ricordo, acquista scienza di quelle cose che non conosceva per propria scoperta, procedendo dal noto al&#8217;ignoto. Del pari, qualsiasi maestro, dalle cose che il discepolo conosce, lo conduce alla conoscenza delle cose che ignora, secondo quanto Aristotele dice nel I libro degli &quot;Analitici posteriori&quot;, che cio\u00e8 OGNI INSEGNAMENTO E OGNI APPRENDIMENTO DERIVANO DA UNA PRECEDENTE CONOSCENZA.<\/em><\/p>\n<p><em>Il maestro conduce il discepolo dalle cose gi\u00e0 note alla conoscenza delle cose ignote in due modi: primo, offrendogli degli aiuti o strumenti di cui il suo intelletto si possa servire per acquistare il sapere, come ad esempio proponendogli delle proposizioni meno universali che tuttavia il discepolo \u00e8 in grado di giudicare con l&#8217;aiuto di proposizioni gi\u00e0 note; o proponendogli degli esempi sensibili, simili o opposti o altri del genere; da cui l&#8217;intelletto del discepolo vien guidato alla conoscenza della verit\u00e0 ignota. In un secondo modo quando rinforza l&#8217;intelletto del discente, non con qualche facolt\u00e0 attiva quasi di natura superiore, come \u00e8 stato detto innanzi dell&#8217;illuminazione da parte degli angeli (tutti gli intelletti umani sono infatti dello stesso grado nell&#8217;ordine naturale), ma in quanto indica al discepolo il rapporto tra i principi e le conclusioni, mentre forse egli da solo non avrebbe avuto tanta capacit\u00e0 discorsiva da dedurre le conclusioni dai principi. Per questo nel primo libro degli &quot;Analitici posteriori&quot; \u00e8 detto che LA DIMOSTRAZIONE \u00c8 UN SILLOGISMO CHE D\u00c0 SCIENZA. E con questo metodo chi dimostra d\u00e0 il sapere a chi l&#8217;ascolta.<\/em><\/p>\n<p>La prima osservazione che ci sentiamo di fare \u00e8 che la questione qui sottoposta a ragionamento critico non \u00e8 affatto peregrina, o teorica, o astratta. No: \u00e8 estremamente concreta, terribilmente vitale per la nostra esistenza. Si pu\u00f2 o non si pu\u00f2 insegnare qualcosa a qualcuno? Per esempio: si pu\u00f2 svegliare la gente dall&#8217;ipnosi isterica collettiva, per cui crede che ci sia una terribile pandemia, e che tale pandemia giustifichi un&#8217;emergenza sanitaria quale mai si era vista fino ad oggi, e che tale emergenza includa il dovere di vaccinarsi per tutta la popolazione, bambini e lattanti compresi? Perch\u00e9 se si pu\u00f2 svegliare gli ipnotizzati, c&#8217;\u00e8 ancora una speranza di salvezza; ma se non si pu\u00f2, non resta che rassegnarsi alla fine. Verranno a stanarci casa per casa, ci toglieranno la patria potest\u00e0, inoculeranno il siero malefico a noi e ai nostri figli e ai nostri nipoti; e lo faranno fra gli applausi della massa, la quale approver\u00e0, si compiacer\u00e0, sosterr\u00e0 che era la sola cosa giusta da fare. Se invece non si pu\u00f2 insegnare nulla, allora bisogna mettere nel cassetto ogni velleit\u00e0 di cambiare la situazione e rassegnarsi ai prossimi cinquanta o cento o mille anni di schiavit\u00f9 perpetua: una schiavit\u00f9 volontaria, come diceva Etienne de la Bo\u00ebtie, ma pur sempre una schiavit\u00f9, chiara, indubitabile, immodificabile. E dunque, \u00e8 questione di somma importanza se si possa o non si possa insegnare qualcosa a qualcuno; se, in particolare, si possa o non si possa trasmettere la verit\u00e0 a chi non \u00e8 consapevole di essa, e si aggira a tentoni, come un cieco, nelle tenebre di un&#8217;ignoranza indotta dal potere. Del resto, lo stesso Ges\u00f9 Cristo ammoniva i suoi discepoli che non bisogna dare le perle ai porci; perch\u00e9 i porci non amano le perle, non sanno che farne; vogliono le ghiande, perch\u00e9 quello \u00e8 il loro cibo, e se qualcuno, invece delle ghiande, d\u00e0 loro le perle, essi si arrabbiano, s&#8217;infuriano, si ribellano e lo calpestano a morte con i loro zoccoli, per punirlo di aver somministrato loro un cibo inadatto, per protestare e manifestare tutta la loro sacra indignazione, tutto il loro legittimo risentimento. E allora?<\/p>\n<p>San Tommaso d&#8217;Aquino ci ricorda che sono sostanzialmente due le teorie dell&#8217;apprendimento. Secondo la prima, non si pu\u00f2 parlare, propriamente, di trasmissione del sapere, perch\u00e9 il docente non trasmette al discepolo nulla che questi non abbia gi\u00e0 in se stesso: il suo compito, pertanto, sar\u00e0 piuttosto quello di aiutarlo a ricordare, o di riordinare, le conoscenze delle quali in realt\u00e0 dispone, ma che ignora di avere. Secondo l&#8217;altra, il docente trasmette un sapere nuovo ed effettivo, e quindi fornisce al discepolo un nutrimento che non possedeva, e senza il quale non avrebbe potuto accrescere il proprio sapere. San Tommaso propende per la seconda. Pur ammettendo che vi \u00e8 qualcosa di vero anche nella prima, sottolinea tuttavia il ruolo attivo e in certo qual senso creativo dell&#8217;insegnamento, riaffermando l&#8217;importanza di trasmettere il sapere da chi lo possiede a chi ne \u00e8 privo, ma desideroso di riceverlo. La sua teoria riflette la fiducia che l&#8217;uomo cristiano ha in se stesso, con i doni della grazia, e che oltrepassa di molto la fiducia precaria ed instabile che aveva di s\u00e9 l&#8217;uomo pagano, costretto a contare solo ed esclusivamente sulle proprie forze umane. In ogni caso, noi siamo figli della visione educativa di San Tommaso, non di quella di Platone: nessun maestro serio pensa di avere solo il compito di risvegliare un sapere gi\u00e0 esistente, o di aiutare il discepolo a organizzare una scienza della quale \u00e8 gi\u00e0 depositario, e sia pure in forma inconsapevole. D&#8217;altra parte, non basta poter trasmettere il sapere. \u00c8 necessario che il discepolo sia nel giusto atteggiamento per riceverlo efficacemente, perch\u00e9 anche il miglior nutrimento spirituale non produrr\u00e0 alcun effetto, se viene somministrato a colui che non lo desidera, non ritiene di averne bisogno, o, peggio di tutto, crede di possedere gi\u00e0 tutto quel che gli occorre per muoversi con piena consapevolezza nello scenario della vita. Qui subentra un ulteriore problema, che \u00e8 quello della consapevolezza di s\u00e9: non basta avere la necessit\u00e0 d&#8217;imparare, bisogna anche avere il giusto atteggiamento nei confronti della propria ignoranza e di colui, cio\u00e8 il maestro, che pu\u00f2 aiutare a colmarla, o a ridurla sensibilmente.<\/p>\n<p>A questo punto la domanda fondamentale che ci si deve porre \u00e8 quale sia l&#8217;essenza dell&#8217;insegnamento. Qual \u00e8 il denominatore comune di ogni sapere, nel momento in cui si tenta di trasmetterlo da chi lo possiede a colui che non lo possiede? A noi sembra che la risposa sia, senza ombra di dubbio, la verit\u00e0. Di qualsiasi sapere stiamo parlando &#8212; quello dell&#8217;astronomia, o delle scienze naturali, o della filosofia, o della letteratura, o delle teologia, o di qualunque altro ambito del sapere &#8212; l&#8217;elemento comune \u00e8 la verit\u00e0. \u00c8 utile e necessario il sapere che si fonda sulla trasmissione e sul rispetto della verit\u00e0; \u00e8 inutile o dannoso quello che prescinde da essa e si basa perci\u00f2 sulla mera opinione (<em>d\u00f2xa<\/em>, dicevano i greci), perch\u00e9 la mia opinione vale quanto la tua, e viceversa: e una volta che ci si \u00e8 spinti profondamente nelle paludi del relativismo, diventa impresa pressoch\u00e9 impossibile tirarsene fuori. Dunque, \u00e8 utile e necessario il sapere vero; \u00e8 inutile e dannoso il sapere falso. La battaglia di Socrate contro i sofisti nasceva da qui; e anche la battaglia di Savonarola, o quella di Kierkegaard, contro i cristiani tiepidi nasceva da qui. O si arde di zelo per la verit\u00e0; o si \u00e8 pronti a qualunque sacrificio per amore della verit\u00e0; o si cerca la verit\u00e0 come fine e non gi\u00e0 come mezzo per qualcos&#8217;altro, oppure non si \u00e8 in grado d&#8217;insegnare nulla ad alcuno, ed effettivamente non c&#8217;\u00e8 nulla da insegnare, perch\u00e9 insegnare qualcosa che non sia la verit\u00e0 \u00e8 compito da ciarlatani e da imbonitori da fiera, non di autentici maestri. S\u00ec, \u00e8 vero quel che dice il Vangelo: c&#8217;\u00e8 qualcosa di divino nell&#8217;autentico insegnamento, nell&#8217;autentica vocazione del maestro. Il vero maestro \u00e8 colui che insegna la verit\u00e0 e nella verit\u00e0. Ma per fare ci\u00f2, egli deve morire alle seduzioni del mondo, in particolare alla tentazione di piacere a coloro che lo ascoltano, e andare diritto per la propria strada, se occorre in perfetta solitudine, circondato dall&#8217;incomprensione generale, forse anche dalla disapprovazione e dall&#8217;ostilit\u00e0 altrui, ma senza mai deflettere di un millimetro dalla difesa del vero. Solo chi ama la verit\u00e0 in questo modo; solo chi la pone al di sopra di tutto, anche della propria vita, per non dire del proprio comodo, possiede la stoffa del vero maestro; e solo costui \u00e8 degno d&#8217;insegnare qualcosa a qualcuno. Il mondo \u00e8 pieno di falsi maestri, di ciarlatani e imbonitori da fiera, \u00e8 pieno di falsi filosofi, di falsi teologi, di false guide spirituali: gente che accarezza le masse dicendo loro quel che \u00e8 gradito ai loro orecchi, ci\u00f2 che scusa le loro debolezze e assolve con noncuranza i loro vizi. No, il vero insegnamento non \u00e8 e non pu\u00f2 essere questo: il vero insegnamento \u00e8 sempre insegnamento della verit\u00e0, nella verit\u00e0, con la verit\u00e0. Se si deflette da questo sentiero, per stretto e faticoso esso sia, automaticamente si scivola nell&#8217;errore, nella menzogna, nella ciarlataneria.<\/p>\n<p>Ma chi ci garantisce di essere nella verit\u00e0? Perch\u00e9 questo \u00e8 il vero nodo della questione. Non basta dire: <em>io sono nella verit\u00e0<\/em>, per essere figli della verit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8 oggettiva: la si pu\u00f2 riconoscere, purch\u00e9 si posseggano gli strumenti idonei, e la si pu\u00f2 in un certo qual senso verificare. Anche dai suoi effetti, la verit\u00e0 \u00e8 intransigente, \u00e8 aspra, \u00e8 perfino sgradevole agli occhi di chi ama le comodit\u00e0 e l&#8217;applauso del mondo; ma offre infinte consolazioni a coloro che la cercano con cuore sincero e con animo sgombro da secondi fini. Di questo, pi\u00f9 che mai, si sente il bisogno, specialmente oggi; di questo sono assetate e affamate immense moltitudini, abbandonate e tradite dai loro maestri, dai loro pastori, dalle loro guide. Questo, pi\u00f9 che mai, \u00e8 il momento della verit\u00e0. E non ci sono scorciatoie, n\u00e9 furbizie, n\u00e9 sotterfugi che tengano: la verit\u00e0 \u00e8 esigente, sia riguardo a chi la insegna, sia riguardo a chi la riceve. Un degno maestro ha bisogno di un degno discepolo. Ci sono ancora, oggi, degni maestri e degni discepoli? Secondo noi s\u00ec, molto pi\u00f9 di quel che non appaia. La societ\u00e0 moderna \u00e8 fatta in modo da far risaltare le nullit\u00e0, i narcisistici, i palloni gonfiati, i vanitosi che si credono chi sa chi: sia come maestri, i quali ovviamente sanno gi\u00e0 tutto, sia come discepoli, i quali ovviamente non hanno bisogno d&#8217;imparare, e fingono di ascoltare per mera cortesia, ma in realt\u00e0 si ritengono pi\u00f9 maturi e pi\u00f9 evoluti di qualunque maestro. Ebbene, tutti costoro devono sparire nel nulla da cui pretendono di emergere. Il mondo di domani non ha bisogno di loro. Il mondo di domani, che richieder\u00e0 un&#8217;immensa opera di bonifica e di ricostruzione &#8211; di bonifica dei miasmi pestiferi della falsa conoscenza e del falso sapere, di ricostruzione di tutti i valori e di tutte le giuste certezze, quelle che aiutano a vivere e alimentano la speranza &#8212; ha bisogno di tutt&#8217;altri tipi umani. Ha bisogno di veri maestri e di veri discepoli, perch\u00e9 ha bisogno di vero sapere e di vera trasmissione del sapere.<\/p>\n<p>Avanti, dunque: rimbocchiamoci le maniche, perch\u00e9 il giorno sar\u00e0 lungo e la messe \u00e8 abbonante, ma gli operai sono pochi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 insegnare qualcosa a qualcuno? 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