{"id":27779,"date":"2020-06-18T04:21:00","date_gmt":"2020-06-18T04:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/18\/per-risorgere-ci-serve-meno-ego-e-piu-coscienza-di-se\/"},"modified":"2020-06-18T04:21:00","modified_gmt":"2020-06-18T04:21:00","slug":"per-risorgere-ci-serve-meno-ego-e-piu-coscienza-di-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/18\/per-risorgere-ci-serve-meno-ego-e-piu-coscienza-di-se\/","title":{"rendered":"Per risorgere ci serve meno ego e pi\u00f9 coscienza di s\u00e9"},"content":{"rendered":"<p>Un giorno, nel futuro, quando gli specialisti studieranno il caso da manuale di psicosi di massa indotta nella societ\u00e0 italiana dalla falsa pandemia di Covid-19 e di arbitraria emergenza sanitaria, individueranno, tra i fattori che l&#8217;hanno resa possibile e che hanno spinto milioni di persone a uscir di casa con l&#8217;inutile e dannosa mascherina ancora per molti giorni e settimane dopo che era finito l&#8217;obbligo di indossarla per la strada, lo smarrimento e l&#8217;oblio del senso di s\u00e9. Queste persone, dopo essere state oppresse da un governo criminale e moralmente illegittimo, segregate in casa per due mesi e mezzo e private dei pi\u00f9 elementari diritti costituzionali, non solo hanno accettato come legittimi e giustificati quei provvedimenti, ma hanno mostrato che sarebbero state disposte a subire privazioni e limitazioni ancor pi\u00f9 pesanti, ancora pi\u00f9 protratte nel tempo e quasi, quasi, al termine della fase acuta dell&#8217;emergenza, avvertono la mancanza di quelle restrizioni e si sentono abbandonate prima del tempo e deluse nel loro bisogno di sicurezza. Non vi \u00e8 dubbio che il loro comportamento \u00e8 stato il frutto di un bombardamento mediatico di terrorismo psicologico senza precedenti, tale da indurre in esse un irrazionale senso di pericolo e da risvegliare terrori ancestrali che giacevano sepolti da pi\u00f9 generazioni in fondo all&#8217;inconscio collettivo. Cos\u00ec pure, non vi sono dubbi che la dipendenza pressoch\u00e9 totale da quel che dicono i media, specie la televisione, non si \u00e8 creata all&#8217;improvviso, ma era stata preparata da anni, da decenni, di quotidiano lavaggio del cervello, solo che pochi se n&#8217;erano accorti perch\u00e9 la cosa non si era manifestata se non in comportamenti conformisti di massa, i quali, assunti da una gran parte della popolazione, non avevano reso palese fino a che punto fossero il risultato di una occulta pressione psicologica, ma erano apparsi spontanei o, comunque, normali. Del resto, per cogliere l&#8217;anormalit\u00e0 dei comportamenti, \u00e8 necessario che una societ\u00e0 abbia conservato il concetto e la pratica di ci\u00f2 che \u00e8 normale e di ci\u00f2 che invece si deve considerare anormale; ma una societ\u00e0 dominata dalla cultura del relativismo e del soggettivismo, dove parlare di normalit\u00e0 suscita la riprovazione generale, e induce un senso d&#8217;imbarazzo e di vergogna anche in chi lo fa, in quanto \u00e8 considerato irrispettoso delle minoranze &quot;diverse&quot;, non ne \u00e8 pi\u00f9 capace e anzi si compiace del fatto che la norma sia stata di fatto abolita.<\/p>\n<p>Dunque: l&#8217;oblio e lo smarrimento di s\u00e9. Pu\u00f2 sembrare paradossale che nella societ\u00e0 dominata dall&#8217;ego le persone abbiano smarrito e obliato il senso di se stesse; tuttavia bisogna riflettere che l&#8217;ego e il senso di s\u00e9 sono due cose molto diverse. Si pu\u00f2 avere un ego ipersviluppato e tuttavia avere poco o nessun senso di s\u00e9, anzi in genere esiste una proporzione diretta di questo tipo: pi\u00f9 \u00e8 grande l&#8217;io, meno \u00e8 presente la coscienza di s\u00e9, e viceversa. Proviamo dunque a definirli. L&#8217;ego \u00e8 la parte della coscienza che vuol essere sempre al centro e che giudica tutto e tutti in funzione del proprio apparire e saper attirare l&#8217;attenzione generale. L&#8217;ego \u00e8 dunque un io malsano perch\u00e9 ipertrofico, il quale si gratifica in questo modo, stando al centro della scena e venendo ammirato; e se non pu\u00f2 farsi ammirare, perch\u00e9 non possiede nulla di ammirevole, cio\u00e8 di notevole in senso positivo, vuole comunque farsi notare, sia pure in senso negativo, ad esempio attirando l&#8217;attenzione con manifestazioni sgradevoli, ma clamorose, del proprio aspetto o del proprio comportamento. Gi\u00e0 da questo fatto di capisce che avere un ego ipersviluppato significa essere fuori dal proprio centro interiore e risucchiati in una vera e propria patologia, perch\u00e9 non \u00e8 sano voler emergere a ogni costo, magari suscitando negli altri orrore e disgusto con il proprio essere o con le proprie azioni: tale \u00e8 il caso di chi si fa crescere le unghie per decine di centimetri, di chi si riempie di tatuaggi e di anelli fino all&#8217;ultimo centimetro della propria epidermide, o di chi sceglie tatuaggi di mostri, di diavolo, d&#8217;immagini ripugnanti da esibire sulle parti scoperte del corpo. Inutile aggiungere che l&#8217;ego diviene tanto pi\u00f9 ipertrofico quanto meno la persona si sente realizzata nel senso di riuscire ad essere ci\u00f2 che vuole essere, poich\u00e9 l&#8217;ostentazione, anche se rimane entro limiti pi\u00f9 contenuti, come nel caso di chi assume costantemente atteggiamenti sexy, voluttuosi e seduttivi, tradisce una profonda insicurezza e un altrettanto profondo bisogno di rassicurazione. Il senso di s\u00e9 invece esprime la giusta consapevolezza che l&#8217;individuo ha del proprio essere, e in modo particolare della propria identit\u00e0. <em>So chi sono, dunque esisto<\/em>, si potrebbe dire, parafrasando Cartesio. Questa coscienza del proprio essere &#8212; del proprio essere e non solo del proprio io: perch\u00e9 l&#8217;essere di un individuo \u00e8 assai pi\u00f9 ampio dell&#8217;io &#8212; caratterizza la vita normale dell&#8217;individuo (ecco far capolino il concetto di normalit\u00e0) e infatti sino a qualche tempo fa la si riscontrava pi\u00f9 o meno in tutti; mentre oggi, per una molteplicit\u00e0 di fattori, \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 rara e tende ormai a configurarsi come l&#8217;eccezione alla regola. \u00c8 pur vero che un ricercatore esigente, come il filosofo Diogene, trovava che di autentica coscienza di s\u00e9, quindi di uomini e donne veri, ce ne sono sempre troppo pochi, al punto da andare in giro con la lanterna in pieno giorno, affermando di andare in cerca dell&#8217;uomo; perch\u00e9 i meccanismi della vita sociale, specie in ambiente cittadino (e Diogene viveva nelle <em>poleis<\/em> del periodo ellenistico) tendono sempre a generare una certa tendenza all&#8217;omologazione, e quindi all&#8217;oblio del senso di s\u00e9. Tuttavia in condizioni normali esistono altri fattori, specialmente le diverse agenzie educative &#8211; famiglia, scuola, chiesa &#8212; che lavorano nella direzione opposta, ossia nello sviluppo della coscienza di s\u00e9; mentre i tempi presenti sono tutt&#8217;altro che normali, perch\u00e9 tali agenzie educative sono evaporate e sovente si son fatte, a loro volta, veicolo dell&#8217;alienazione del senso di s\u00e9 e, al contrario, promotrici di una espansione aberrante dell&#8217;ego, oltretutto in chiave banalmente consumista.<\/p>\n<p>Dunque, il problema \u00e8 che moltissime persone non sanno letteralmente pi\u00f9 chi sono. Ci\u00f2 avviene sia in forma del tutto cosciente, ad esempio per un soggetto il quale, anche sotto la pressione dell&#8217;ideologia <em>gender<\/em>, sia incerto se identificarsi con il sesso biologico al quale appartiene, oppure con l&#8217;altro, verso il quale si sente &quot;portato&quot;; sia in forma inconscia, come nel caso di chi non si senta pi\u00f9 intimamente legato ad alcun luogo, ad alcuna tradizione e ad alcuna cultura, ad esempio perch\u00e9 sradicato materialmente dal proprio ambiente e proiettato in un ambiente totalmente diverso, col risultato di aver perso le proprie radici senza aver acquisito una nuova identit\u00e0, ma restando sospeso nella &quot;terra di nessuno&quot;. Il senso di s\u00e9, infatti, \u00e8 costituito in larga misura dal senso di appartenenza a qualcosa di pi\u00f9 grande del proprio io, a cui si \u00e8 intimamente legati sin da prima della nascita: su quella base si innesta e si sviluppa il senso della propria individualit\u00e0, mai del tutto da solo, perch\u00e9 nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola e dire &quot;uomo&quot; \u00e8 la stessa cosa che dire <em>animale sociale<\/em>, figlio di un certo ambiente, di una certa educazione e di un certo clima spirituale. Il risultato di questa doppia pressione negativa &#8212; dall&#8217;alto, ad opera delle agenzie educative, mediane modelli culturali pi\u00f9 o meno &quot;illustri&quot;: il relativismo il nichilismo, l&#8217;esistenzialismo, il surrealismo, Pirandello, Kafka, Joyce, Freud, Jung, la psicoanalisi, la rivendicazione dei pari diritti da pare di minoranze aggressive e sfrontate; e dal basso, ad opera dei modelli consumisti veicolati dalla pubblicit\u00e0 e adottati dall&#8217;uomo-massa, &quot;cosificato&quot; e spersonalizzato &#8212; \u00e8 stato la perdita del proprio senso di appartenenza, della coscienza del proprio essere e perci\u00f2 del proprio centro interiore. Sicch\u00e9 gli uomini, nella societ\u00e0 moderna, sono pi\u00f9 o meno vistosamente sbilanciati, come alberi cresciuti su un terreno esposto a dei venti costanti e impetuosi, e i cui tronchi, assieme ai rami, abbiano assunto un orientamento orizzontale per potevi resistere. Inutile dire che un albero completamente sbilanciato \u00e8 anche destinato a venire abbattuto dagli agenti atmosferici, non appena si scatener\u00e0 un temporale abbastanza forte da portarlo oltre il suo centro di gravit\u00e0, rovesciandolo con tutto il suo apparato radicale. In tutto ci\u00f2, lo ripetiamo, una gravissima responsabilit\u00e0 spetta a coloro ai quali, per tradizione e per funzione naturale, spetterebbe il delicato e meraviglioso compito di aiutare i bambini e i giovani a sviluppare una giusta coscienza di se stessi, e invece non lo fanno pi\u00f9, anzi lavorano nella direzione diametralmente opposta, quella di demolire l&#8217;identit\u00e0, recidere le radici e destrutturare il senso di appartenenza. Un piccolo esempio ci aiuter\u00e0 a chiarire questo aspetto. Immaginiamo un giovane che abbia sentito, o abbia creduto di sentire, la vocazione alla vita religiosa (una volta veniva fatta una severa selezione, ma adesso non pi\u00f9), e che sia entrato in seminario. Nel pieno dell&#8217;adolescenza, quel giovane si trova esposto alla tempesta dei sensi e ravvisa nei propri impulsi un orientamento di tipo omosessuale. Portato all&#8217;onest\u00e0 e alla rettitudine, quel giovane chiede un colloquio con il suo direttore spirituale e, vincendo l&#8217;imbarazzo, e mettendo a repentaglio i suoi progetti di vita sacerdotale, gli espone tutti i suoi turbamenti e i suoi dubbi, dicendo di non sapere se potr\u00e0 divenire un buon prete e chiedendo indicazioni per tentare un percorso psicologico che lo riconduca al normale orientamento verso le donne, specie dopo aver letto qualcosa a proposito della <em>terapia riparativa<\/em> del professor Joseph Nicolosi. Infatti, essendo molto perspicace, si rende conto che anche una vita di castit\u00e0 sacerdotale deve comunque fare i conti con la realt\u00e0 degli istinti, e giudica che l&#8217;istinto omosessuale sia difficilmente compatibile con la vocazione sacerdotale, ben sapendo ci\u00f2 che insegna, e ha sempre insegnato, il Magistero della Chiesa a questo proposito, e avendo ben presenti i passi del Nuovo Testamento sui quali esso \u00e8 fondato. Si d\u00e0 il caso che quel direttore spirituale appartenga alla frangia pi\u00f9 spinta della fazione progressista e liberale del clero cattolico, e che, nel caso specifico, egli faccia riferimento alle ben note posizioni del gesuita James Martin, il quale non solo non considera peccato la sodomia, ma accusa esplicitamente il Catechismo della Chiesa cattolica di aver provocato dei suicidi fra i giovani omosessuali, a causa del senso di colpa instillati nei loro animi (e confondendo, evidentemente, il senso di colpa, che \u00e8 una patologia della psiche, con il senso <em>della<\/em> colpa, che per un credente \u00e8 null&#8217;altro che la coscienza del peccato). E allora quel sacerdote si dar\u00e0 a rassicurare il seminarista: gli dir\u00e0 che in lui non c&#8217;\u00e8 assolutamente nulla di sbagliato; che i suoi istinti omofili sono &quot;buoni&quot; quanto lo \u00e8 qualsiasi altro istinto; che per la Chiesa dei nostri giorni, che punta all&#8217;inclusione di tutti, nessuno escluso, sul modello di Bergoglio (<em>chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio?<\/em>) non c&#8217;\u00e8 alcun problema al riguardo, e dunque non deve farsi problemi neppure lui. Lasci perdere l&#8217;idea d&#8217;intraprende delle terapie riparative, non c&#8217;\u00e8 nulla da riparare perch\u00e9 l&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 un orientamento sessuale pienamente legittimo, come quello eterosessuale; e abbandoni l&#8217;idea di lasciare il seminario, perch\u00e9 sar\u00e0 certamente un buon prete. E dir\u00e0 tali cose, quell&#8217;indegno direttore spirituale, pur avendogli confidato il seminarista, con la massima onest\u00e0, di sentirsi particolarmente attratto dai ragazzini impuberi, e pur sapendo che quel giovane, una volta divenuto prete, potrebbe trovarsi per ragioni legate al suo ministero a strettissimo contatto con dei bambini e dei preadolescenti, nelle attivit\u00e0 dell&#8217;oratorio o magari in qualche capo scout. Se si far\u00e0 convincere dai ragionamenti del suo direttore, quel giovane abbandoner\u00e0 ogni idea di modificare il suo attuale orientamento e andr\u00e0 avanti con gli studi in seminario fino all&#8217;ordinazione sacerdotale, non solo liberandosi dai suoi scrupoli, ma sentendosi quasi legittimato ad assecondare i suoi impulsi omofili e pedofili: con tutte le future conseguenze, per se stesso e per gli altri, che si possono facilmente immaginare. Ecco: questo \u00e8 un esempio di come chi dovrebbe contribuire in maniera decisiva alla formazione e al rafforzamento della giusta idea di s\u00e9 nei giovani, spesso venga meno del tutto ai suoi doveri, e li incoraggi anzi a ritagliarsi una morale su misura, basata su una falsa idea della libert\u00e0 e su un&#8217;idea ancor pi\u00f9 falsa, se possibile, di ci\u00f2 che Dio si aspetta dagli uomini, e che questi facciano della loro vita: cio\u00e8 non la ricerca del principio di piacere, ma l&#8217;abbandono umile e fiducioso alla Sua volont\u00e0. E Dio non ci vuole cos\u00ec come siamo, o come noi vorremmo essere, ma come Lui vuole che diventiamo; avendo Lui, e non noi, ben chiaro ci\u00f2 che la nostra vita deve essere affinch\u00e9 noi realizziamo la nostra parte migliore, cosa che non pu\u00f2 avvenire senza rinunce e sacrifici anche notevoli.<\/p>\n<p>In conclusione. Se vogliamo sperare di risorgere dalla gravissima crisi nella quale ci troviamo sprofondati, sia come singoli individui, sia come societ\u00e0, abbiamo bisogno di sgonfiare il nostro ego ipertrofico e ritrovare una giusta idea di noi stessi, uscendo dalle paludi del relativismo e del soggettivismo esasperati. Proviamo dunque a farci la semplice, ma decisiva domanda: <em>chi sono io?<\/em>, e vedremo quanta strada ci resta da fare per ritrovare un punto d&#8217;appoggio sul quale poggiare i piedi per sostenere la lotta, che \u00e8 gi\u00e0 iniziata, contro le forze malefiche volte ad asservire l&#8217;umanit\u00e0 ai loro nefandi progetti. Se non si sa chi si \u00e8, non si possiede neanche la base minima indispensabile, non diciamo per vincere, ma neppure per lottare. Proviamo dunque a rispondere: Io sono ci\u00f2 che Dio vuole che io sia; far\u00f2 quel che Egli vuole che io faccia; gli offrir\u00f2 con gioia le rinunce e i sacrifici e confider\u00f2 solamente in Lui; e non penser\u00f2 di aver realizzato il fine della mia vita finch\u00e9 io non sia divenuto interamente fedele al suo Volere, che \u00e8 tutt&#8217;uno con la Giustizie e con l&#8217;Amore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un giorno, nel futuro, quando gli specialisti studieranno il caso da manuale di psicosi di massa indotta nella societ\u00e0 italiana dalla falsa pandemia di Covid-19 e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30145,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[33],"tags":[112],"class_list":["post-27779","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-covid-19","tag-covid-19"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-covid-19.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27779","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27779"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27779\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30145"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27779"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27779"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27779"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}