{"id":27778,"date":"2013-03-28T07:18:00","date_gmt":"2013-03-28T07:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/28\/per-quattrocento-bruti-morti-brutalmente-dogali-e-la-polemica-su-dannunzio\/"},"modified":"2013-03-28T07:18:00","modified_gmt":"2013-03-28T07:18:00","slug":"per-quattrocento-bruti-morti-brutalmente-dogali-e-la-polemica-su-dannunzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/28\/per-quattrocento-bruti-morti-brutalmente-dogali-e-la-polemica-su-dannunzio\/","title":{"rendered":"\u00abPer quattrocento bruti, morti brutalmente\u00bb: Dogali e la polemica su D\u2019Annunzio"},"content":{"rendered":"<p>Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo di Gabriele D&#8217;Annunzio \u00abIl Piacere\u00bb, nonch\u00e9 alter ego dell&#8217;autore, a un certo punto, nel terzo capitolo del libro terzo, si imbatte nelle manifestazioni e negli incidenti verificatisi a Roma il 2 febbraio 1887, dopo che era giunta in Italia la notizia del sanguinoso disastro di Dogali:<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Uscendo nel Corso, la carrozza fu costretta a procedere con lentezza perch\u00e9 tutta la via era ingombra di gente in tumulto. Dalla piazza di Montecitorio, dalla piazza Colonna venivano clamori e si propagavano come uno strepito di flutti, aumentavano, cadevano, risorgevano, misti agli squilli delle trombe militari. La sedizione ingrossava, nella sera cinerea e fredda; l&#8217;orrore della strage lontana faceva urlare la plebe; uomini in corsa, agitando gran fasci di fogli, fendevano la calca; emergeva distinto su i clamori il nome d&#8217;Africa.<\/p>\n<p>&#8211; Per quattrocento bruti, morti brutalmente! &#8212; mormor\u00f2 Andrea, ritirandosi dopo aver osservato allo sportello.<\/p>\n<p>&#8211; Ma che dite? &#8212; esclam\u00f2 la Ferentino.<\/p>\n<p>Su l&#8217;angolo del palazzo Chigi il tumulto sembrava una zuffa. La carrozza fu costretta a fermarsi&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Dogali \u00e8 una localit\u00e0 dell&#8217;Eritrea, a venti chilometri da Massaua, dove il 26 gennaio 1887 una colonna di 550 soldati italiani, al comando del tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, era stata attaccata da 7.000 guerrieri abissini condotti dal ras Alula, mentre era in marcia per soccorrere il forte assediato di Saati, venendo distrutta pressoch\u00e9 totalmente: i caduti furono 430 e l&#8217;eco in patria fu enorme.<\/p>\n<p>D&#8217;Annunzio, che pure qualche giorno dopo i fatti aveva pubblicato un&#8217;ode in memoria dei caduti (che fu peraltro fonte di polemiche, perch\u00e9 accusata di plagio), nel suo romanzo, pubblicato nel 1889, dunque appena due anni dopo il fatto, fa pronunciare ad Andrea Sperelli, l&#8217;esteta raffinato e voluttuoso, l&#8217;implacabile conquistatore di donne, una frase sprezzante e oltraggiosa nei confronti di quegli sfortunati soldati caduti in terra d&#8217;Africa, vittime &#8212; come lo saranno, nel 1986, i ben 7.000 morti di Adua &#8212; di una politica coloniale incerta e pasticciona e di una strategia militare alquanto carente e improvvisata.<\/p>\n<p>Lo steso D&#8217;Annunzio accoglier\u00e0 entusiasticamente, anni dopo, la nuova impresa africana del governo Giolitti, pubblicando, nel 1912, il quarto libro delle \u00abLaudi\u00bb, ossia \u00abMerope\u00bb, dedicato appunto alla guerra di Libia (in cui raccoglieva una serie di poesie gi\u00e0 apparse, fin dall&#8217;anno precedente, su \u00abIl Corriere della Sera\u00bb): nessun dubbio, quindi, sulla sua adesione agli ideali nazionalisti, imperlasti e colonialisti, per i quali, a differenza di Pascoli &#8211; il Pascoli de \u00abLa grande proletaria si \u00e8 mossa\u00bb &#8211; non cercava giustificazioni umanitarie e sociali, ma sventolava francamente e risolutamente la bandiera della politica di potenza.<\/p>\n<p>Come spiegare, allora, quella frase di Andrea Sperelli, che tanto clamore suscit\u00f2 all&#8217;epoca, cosa che &#8212; del resto &#8212; egli aveva previsto, e per cui l&#8217;editore lo aveva inutilmente messo in guardia, prima della pubblicazione de \u00abIl Piacere\u00bb? La prima e pi\u00f9 semplice spiegazione, nonch\u00e9 la pi\u00f9 ovvia, \u00e8 che Andrea Sperelli, alla fine, non \u00e8, in tutto e per tutto, il riflesso di D&#8217;Annunzio: l&#8217;io narrante prende spesso le distanze da lui e pronuncia nei suoi confronti giudizi severi, per mezzo dei quali l&#8217;autore prende si pone in maniera alquanto critica verso la sua creatura.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 una spiegazione che non soddisfa del tutto: resta il fatto che Andrea Sperelli, pur coi suoi limiti e i suoi difetti, anche con la sua &quot;inettitudine&quot; di fondo, che ne fa un perdente piuttosto che un superuomo (il primo dei grandi &quot;inetti di Italo Svevo, Alfonso Nitti di \u00abUna vita\u00bb, si presenta al pubblico italiano, passando peraltro quasi del tutto inosservato, gi\u00e0 nel 1892), non pu\u00f2 aver pronunciato quella frase del tutto a caso<\/p>\n<p>Pi\u00f9 la si rilegge, e la si confronta con il contesto nel quale \u00e8 pronunciata, pi\u00f9 ci si rende conto della sua totale gratuit\u00e0, che nulla toglie e nulla aggiunge alla vicenda: non resta altro da concludere, allora, che D&#8217;Annunzio abbia voluto con ci\u00f2 ulteriormente caratterizzare l&#8217;animo del conte Sperelli, evidenziandone il cinismo e la &quot;mostruosit\u00e0&quot; morale. Questi, infatti, non possiede affatto una natura insensibile, tutto al contrario, \u00e8 quasi patologicamente ipersensibile, di una sensibilit\u00e0 addirittura femminea (il che spiega il suo travolgente successo con le donne: le seduce irresistibilmente perch\u00e9 ne conosce alla perfezione la psicologia e il temperamento). Pertanto, se gli sfugge istintivamente un tale commento sulla strage di Dogali, ci\u00f2 non dipende da mancanza di sensibilit\u00e0, ma da mancanza di senso morale: come, del resto, ci si pu\u00f2 aspettare da un personaggio che gioca la sua vita in duello &#8212; e per poco non la perde &#8211; senza alcun intimo travaglio e non per un senso del dovere, sia pure malinteso, ma cos\u00ec, solo per rispettare, si direbbe, le regole di un gioco di societ\u00e0, in questo caso particolarmente crudeli.<\/p>\n<p>Ma sentiamo il parere di un illustre critico letterario, Giansiro Ferrata (nella introduzione a G. D&#8217;Annunzio, \u00abIl piacere\u00bb, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1951, 1988, pp. 33-35):<\/p>\n<p>\u00abUna grossa polemica fu suscitata attorno al &quot;Piacere&quot; dalla frase pronunciata da Andrea Sperelli, sui tumulti avvenuti a Roma il 2 febbraio 1887 dopo la strage di Dogali: &quot;Per quattrocento bruti, morti brutalmente!&quot;. Mettendo insieme personaggio ed autore come a molti riusciva spontaneo, qualcuno attribu\u00ec a D&#8217;Annunzio quantomeno il compiacimento per quella frase, e la polemica rimbalz\u00f2 fino a un notissimo cenno di Croce nella sua &quot;Storia d&#8217;Italia dal 1871 al 1915&quot; (pubblicata nel &#8217;28).<\/p>\n<p>&quot;Con [D&#8217;Annunzio] rison\u00f2 nella letteratura italiana una nota, fin allora estranea, sensualistica, ferina, decadente, chiarissima anche in quelli dei suoi primi versi e delle sue prime novelle che imitavano le forme del Carducci e dei veristi. Si preannunziava nelle fantasie l&#8217;eroe voluttuario Andrea Sperelli, che doveva schiudere il fondo della sua anima, definendo i soldati italiani caduti a D\u00f2gali, quel primo sangue italiano versato in guerra dopo anni di pace e pel quale tutta l&#8217;Italia patriottica dolorava e chiamava vendetta [sic]: &quot;quattrocento bruti, morti brutalmente&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;editore Emilio Treves si era preoccupato in anticipo della questione, aveva insistito perch\u00e9 la frase venisse almeno modificata. D&#8217;Annunzio gli scrisse quando il libro stava per uscire, il 5 maggio &#8217;89: &quot;Caro Signore, &#8211; Avete ragione. Ogni consiglio \u00e8 inutile! Quella frase \u00e8 detta da Andrea Sperelli, non da Gabriele D&#8217;Annunzio, e sta bene in bocca di quella specie di &quot;mostro&quot;. Voi avete capito che studiando quello Sperelli, io ho voluto studiare, nell&#8217;ordine morale, un &quot;mostro&quot;. Perch\u00e9 mai i critici dovrebbero insanire? Io, Gabriele D&#8217;Annunzio, per i morti di Dogali ho scritto una ode molto commossa, pubblicata a suo tempo. Quella frase \u00e8 molto significativa, per il carattere dell&#8217;uomo. Quindi permettetemi di lasciarla&quot;.<\/p>\n<p>Ma anche l&#8217;ode uscita nel febbraio &#8217;87 &#8212; sul &quot;Capitan Fracassa&quot; &#8211; provoc\u00f2 rimproveri a catena. Quasi subito fu rilevato che una parte di quel componimento fra affettuoso e accademico, &quot;Per gli Italiani morti in Africa&quot;, c&#8217;erano echi precisi di una poesia del Tommaseo: &quot;Gli Italiani morti in Ispagna&quot;, 1837. Ne approfitt\u00f2 Enrico Thovez vari anni dopo per chiamare l&#8217;ode su Dogali addirittura &quot;una copia&quot; di quella del Tommaseo &#8212; le presentava entrambe ridotte a una quindicina diversi -, della &quot;poesiola&quot; del T. scrisse poi Croce discutendo con Thovez l&#8217;ampia questione dei plagi dannunziani. Solo in coda a un lunghissimo dibattito nella &quot;Tribuna&quot; ecc. del 1912 (in cui &quot;Febea&quot; cio\u00e8 Olga Ossani intervenne rivendicando con emozione l&#8217;aver essa medesima stimolato D&#8217;Annunzio a comporre quella poesia), Roberto Forcella, gi\u00e0 intrepido e zelante postillatore, ridimension\u00f2 la faccenda. La &quot;poesiola&quot; di Tommaseo occupa 63 versi, quella di D&#8217;Annunzio 105, e il rapporto fra i due componimenti sta oltre che nei titoli in una scopertissima imitazione limitata a quindici versi, cinque strofe su trentacinque in D&#8217;Annunzio; pi\u00f9 che di un plagio si tratta qui evidentemente di un richiamo letterario-culturale sottolineato dal titolo, ma pur stonato in un&#8217;occasione come questa. L&#8217;ode &quot;molto commossa&quot; aveva poco di spontaneo.<\/p>\n<p>\u00c8 in tutt&#8217;altra sede che il distacco fra autore e protagonista del romanzo si dimostra intimo, quanto agli atteggiamenti &quot;mostruosi&quot; dello Sperelli verso la realt\u00e0 e idealit\u00e0 evocate dalla tragedia di Dogali. La sede che dico \u00e8 &quot;L&#8217;Armata d&#8217;Italia&quot;, opuscolo di una settantina di pagine che usc\u00ec nel 1888 riunendo articoli pubblicati fra maggio e luglio da D&#8217;Annunzio sulla &quot;Tribuna&quot;; miglior titolo poteva essere &quot;I marinai italiani&quot;, dato che sono essi il tema pi\u00f9 caratteristico di un&#8217;analisi molto seria, intelligente e vigorosa sui problemi della marina in Italia a quel tempo. [&#8230;] Lo si \u00e8 quasi sempre trascurato e ingiustamente. Queste annotazioni critico-polemiche intorno alle contingenze tecniche dirigenziali e d&#8217;equipaggio (&quot;pi\u00f9 che di &#8216;marinai militari&#8217; noi abbiamo bisogno di buoni &#8216;operai militari&#8217;&#8230;&quot;, termine usato qui in merito a una &quot;cultura&quot; specifica degli equipaggi moderni), nella marina italiana anni &#8217;80, prefigurano tutto il meglio del D&#8217;Annunzio attivo con la propria persona fisica e umana nel &#8217;15-18 e subito dopo, l&#8217;uomo al quale molti compagni di guerra furono amici per istinto pi\u00f9 che &quot;devoti&quot;. La retorica delle &quot;Odi navali&quot; qui \u00e8 anticipata poco o nulla. La belluinit\u00e0 stessa riesce ora marginale, una specie di voice del sangue tenuta in brevissime parole. Quel che si estende per quasi tutto l&#8217;opuscolo \u00e8 il rapporto logico-pratico con un ordine di fatti pi\u00f9 o meno ben interpretati, a livello delle situazioni marinare nei vari paesi europei, &#8211; ed \u00e8 in modo principale in rapporto con la gente che vive sulle navi da guerra. Ma torniamo alla relazione pi\u00f9 diretta con &quot;Il Piacere&quot;. Nell&#8217;epilogo &#8212; cos\u00ec chiamato &#8212; di questo pressoch\u00e9 eluso scritto dannunziano, l&#8217;autore viene a giustificare il proprio lavoro con una dichiarazione interessante per noi:<\/p>\n<p>&quot;&#8230; Io non sono e non voglio essere un poeta mero. Al perfetto rimatore Th\u00e9odore de Banville piacque confessare, nel ritornello d&#8217;una delle trentasei ballate mirabili: &quot;Je ne m&#8217;entends que&#8217;a la m\u00e9trique!&quot;. A me, invece, codesta perpetua professione di prosodismo non va. Tutte le manifestazioni della vita e tutte le manifestazioni dell&#8217;intelligenza mi attraggono ugualmente&quot;.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista si pu\u00f2 davvero riconoscere un&#8217;antitesi D&#8217;Annunzio-Sperelli recisa e conclusiva.\u00bb<\/p>\n<p>Benedetto Croce, dunque, a D&#8217;Annunzio quella frase non l&#8217;ha perdonata: paziente e vendicativo, ha atteso quasi quarant&#8217;anni per sferrare l&#8217;affondo, nascondendolo dietro la maschera della critica letteraria; ma adopera un pugnale avvelenato, perch\u00e9 deliberatamente suggerisce che Gabriele D&#8217;Annunzio e Andrea Sperelli siano le due facce di una stessa medaglia. E, per rendere ancora pi\u00f9 velenosa l&#8217;insinuazione, parla di una nota \u00absensualistica, ferina, decadente\u00bb, dicendola fino ad allora \u00abestranea\u00bb alla letteratura italiana.<\/p>\n<p>Ma che cosa vuol dire &quot;estranea&quot;? Sarebbe pi\u00f9 giusto dire, semplicemente, &quot;nuova&quot;: come nuova, ad esempio, \u00e8 la nota poetica risuonante nel 1891 con le \u00abMyricae\u00bb del Pascoli; che senso avrebbe avuto definirla &quot;estranea&quot;? Croce suggerisce che D&#8217;Annunzio \u00e8 un alieno nel panorama letterario italiano; e che \u00e8 un alieno perch\u00e9 vi ha portato quella tale nota sensualistica, ferina e decadente: ma ci\u00f2 dipende dai pregiudizi del filosofo napoletano, non dalla realt\u00e0 dei fatti. \u00c8 dovuto alla sua personale incomprensione del fenomeno del Decadentismo, che evidentemente gli ripugna e non capisce, n\u00e9 si sforza di capire; cos\u00ec come, fin dopo il 1945, con Mussolini ormai morto e sepolto, continuer\u00e0 a non capire e a non voler capire il fenomeno del fascismo, che pure al principio aveva guardato con favore, consigliando gli Italiani a fidarsi di Mussolini ancora nei mesi successivi al delitto Matteotti. Per Croce il fascismo \u00e8 stato una &quot;malattia&quot; della societ\u00e0 italiana; e allo stesso modo egli guarda a quelle tendenze artistiche e letterarie che ripugnano al suo razionalismo di stampo hegeliano: ci\u00f2 che non capisce, ci\u00f2 che non si prende il disturbo di comprendere, lo muove a sdegno, ed egli lo pone fra parentesi, come una malattia destinata a passare. Non gli viene in mente che un corpo sano non si ammala tanto facilmente.<\/p>\n<p>Evidenziare la tendenziosit\u00e0 e la disonest\u00e0 intellettuale delle critiche di Croce a D&#8217;Annunzio non significa, ovviamente, che si debba accettare per buono tutto quel che D&#8217;Annunzio ha scritto e tutto quel che ha portato nella scena della letteratura italiana. Vi \u00e8 molta zavorra, insieme alle cose buone; vi sono molte pietre false, in mezzo a degli autentici diamanti. Questo, per\u00f2, se si vuole essere giusti, non vale solo per D&#8217;Annunzio: vale anche per Pascoli, che pure \u00e8 poeta pi\u00f9 grande e pi\u00f9 vero di D&#8217;Annunzio, ma che, nondimeno, si \u00e8 fatto prendere assai la mano, specie nelle ultime raccolte, dalla retorica e dalla smania declamatoria; ed \u00e9 vero anche, e a maggior ragione, per Carducci, cos\u00ec facilmente portato a scivolare nell&#8217;enfasi del poeta &quot;vate&quot;.<\/p>\n<p>Ma il punto non \u00e8 questo.<\/p>\n<p>Il punto non \u00e8 se D&#8217;Annunzio sia stato, o meno, un grande ed autentico poeta: su ci\u00f2, i pareri possono essere discordi; il punto \u00e8 se sia legittimo attaccarlo su una presunta questione morale, facendo di lui il cinico rappresentante di un tipo umano che irride al sacrificio dei soldati caduti sul campo di Dogali. Il punto \u00e8 se sia legittimo tirare in ballo i sentimenti patriottici e la commozione dell&#8217;Italia del 1887 per mettere D&#8217;Annunzio-Sperelli sul banco di un tribunale ideale, quale denigratore e sprezzatore di quei caduti.<\/p>\n<p>Sembra che il modo in cui D&#8217;Annunzio ha voluto costruire la propria immagine pubblica, mescolando l&#8217;uomo e il poeta, gli abbia, in questo caso, nuociuto: perch\u00e9 l&#8217;uomo, dopotutto, era forse di altra stoffa, e assai migliore, di quella di tanti suoi personaggi di eroi decadenti, con i quali il pubblico e la critica finirono per identificarlo.<\/p>\n<p>Non Croce, soltanto, come si \u00e8 visto, ma anche altri critici letterari si gettarono avidamente su quella frase, \u00abquattrocento bruti, morti brutalmente\u00bb, per imbastire una specie di processo morale al romanzo e al suo autore: romanzo non eccelso e autore non irreprensibile; ma la loro polemica era strumentale e farisaica.<\/p>\n<p>Strumentale e farisaica \u00e8 anche la critica letteraria che si ostina a denunciare &quot;l&#8217;incoerenza&quot; di Pascoli, poeta umanitario, per aver celebrato la guerra di Libia; e cos\u00ec pure l&#8217;&quot;incoerenza&quot; di Carducci, poeta ribelle e democratico, per aver assunto posizioni conservatrici. Pascoli pensava quel che pensavano milioni di italiani: che la conquista di nuove colonie avrebbe dato sfogo alla nostra emigrazione e assorbito tanti poveri contadini disoccupati; e che essa non era affatto in contrasto con l&#8217;umanitarismo e la collaborazione fra le classi. Perfino alcuni leader marxisti, come Antonio Labriola, la pensavano esattamente in questo modo; anche se, poi, la cosa \u00e8 stata nascosta e rimossa dagli storici, perch\u00e9 disturbava i comodi schemi mentali dei nostri intellettuali, eterne mosche cocchiere e maestri della saggezza del poi.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 sempre pi\u00f9 complessa e sfaccettata di come ce la vorrebbero presentare costoro.<\/p>\n<p>\u00c8 anche pi\u00f9 complessa di come la vede Giansiro Ferrata, che pone un pudibondo &quot;sic&quot; di disapprovazione allorch\u00e9 riporta la frase di Croce sul desiderio di vendetta degli Italiani per la strage di Dogali. S\u00ec, vendetta: e non fa nulla se l&#8217;Italia, invadendo l&#8217;Eritrea e spingendosi verso l&#8217;Abissinia, andava a molestare altri popoli in casa loro; il massacro di Dogali suscit\u00f2 uno scalpore non inferiore a quello che aveva provocato, nel pubblico americano, il massacro di Custer a Little Big Horn. Mostrare se una guerra \u00e8 legittima o illegittima, \u00e8 affare della coscienza del singolo; ma che i popoli reagiscano emotivamente alla notizia del massacro dei propri soldati, \u00e8 cosa talmente ovvia che non andrebbe nemmeno spiegata.<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, i nostri signori critici, tutti debitamente &quot;progressisti&quot; e quindi politicamente corretti, non arrivano a capirlo: si sentono in dovere di mettere le pezze per correggere gli errori del passato, per far vedere che loro hanno un pi\u00f9 retto discernimento di quanto ne ebbero i contemporanei di quei fatti. Giudicano, invece di sforzarsi di comprendere. E, se la storia non piace loro, parlano di strane malattie che colpiscono la societ\u00e0 e che fuorviano i loro concittadini, magari per qualche decennio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo di Gabriele D&#8217;Annunzio \u00abIl Piacere\u00bb, nonch\u00e9 alter ego dell&#8217;autore, a un certo punto, nel terzo capitolo del libro terzo, si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[150,166],"class_list":["post-27778","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-gabriele-dannunzio","tag-giovanni-pascoli"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27778","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27778"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27778\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27778"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27778"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27778"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}