{"id":27777,"date":"2008-03-25T01:01:00","date_gmt":"2008-03-25T01:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/25\/un-film-al-giorno-per-qualche-dollaro-in-piu\/"},"modified":"2008-03-25T01:01:00","modified_gmt":"2008-03-25T01:01:00","slug":"un-film-al-giorno-per-qualche-dollaro-in-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/25\/un-film-al-giorno-per-qualche-dollaro-in-piu\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abPer qualche dollaro in pi\u00f9\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>E chi non ricorda quella strada di villaggio in terra battuta, diritta, fiancheggiata da due file di casupole imbiancate a calce, irte di travi a vista, quasi prive di finestre come fossero fortini, avvolte e quasi disciolte nella vampa abbagliante del sole, con le brulle montagne, i cactus e il deserto sullo sfondo, tremolanti nell&#8217;aria arroventata dal calore?<\/p>\n<p>Chi non ricorda quel motivo musicale del <em>carillon<\/em>, strano, melodioso eppure con qualche cosa di inquietante, quasi di funesto; quel <em>carillon<\/em> che incomincia a suonare allorch\u00e9 viene sollevato il coperchio del grosso orologio da tasca nel quale \u00e8 incorporato; quel <em>carillon<\/em> che scandisce gli ultimi secondi di vita di qualcuno perch\u00e9, non appena la musica si fermer\u00e0, le pistole cominceranno a sgranare il loro rosario di morte?<\/p>\n<p>E chi non ricorda quelle facce bruciate dal sole, increspate dalla tensione nervosa che contrae i muscoli, con quelle barbe ispide, quelle gocce di sudore che imperlano la fronte e quegli occhi sbarrati, simili a delle sottilissime fessure: occhi di uccello da preda, pronto a lanciarsi in picchiata sulla preda e ad afferrarla con gli artigli spiegati?<\/p>\n<p>Sono immagini, suoni, colori e sensazioni che rimangono impressi a lungo, nella mente dello spettatore, dopo che lo spettacolo \u00e8 terminato.<\/p>\n<p>Complici l&#8217;accurata ambientazione western, la sceneggiatura sobria ed efficacissima, la recitazione intensa e drammatica e, non certo ultime, le musiche superbe di Ennio Morricone, si pu\u00f2 ben dire che <em>Per qualche dollaro in pi\u00f9<\/em>, secondo della trilogia del dollaro di Sergio Leone (dopo <em>Per un pugno di dollari<\/em> e prima di <em>Il buono, il brutto, il cattivo<\/em>) \u00e8 stato uno di quei film che rimangono non solo nella storia della cinematografia di una data epoca, ma anche in quella del costume e dell&#8217;immaginario collettivo. Al punto che, dopo il 1965, \u00e8 stato ben difficile per gli Italiano immaginarsi il Far West diversamente dal paesaggio arido e dalle casupole bianche di Las Palmares; i cacciatori di taglie, con volti diversi da quelli di Lee Van Cleef e di Clint Eastwood; i banditi, con altra faccia da quelle di Gian Maria Volont\u00e9 e di Gigi Pistilli; l&#8217;assalto alla banca, in maniera diversa dal &#8216;colpo&#8217; di El Paso.<\/p>\n<p>Eppure la storia \u00e8 relativamente semplice e si snoda lineare, senza troppi colpi di scena, dal principio alla fine, verso l&#8217;inevitabile conclusione del duello finale, nella vampa del sole a mezzogiorno.<\/p>\n<p>Un bandito sadico e drogato, El Indio (Volont\u00e9), viene liberato dai suoi compagni dalle prigioni messicane e, dopo essersi crudelmente vendicato del traditore che lo aveva fatto arrestare, imbastisce immediatamente un colpo che dovr\u00e0 passare alla storia: l&#8217;assalto ala Banca di El Paso, universalmente considerata come una delle pi\u00f9 inaccessibili degli Stati Uniti d&#8217;America. Solida come una fortezza, sorvegliata giorno e notte da guardie armate, si avvale di una sottile, impensabile astuzia: i denari dei risparmiatori non sono custoditi nella robusta e vistosa cassaforte, che balza subito all&#8217;occhio nell&#8217;ufficio del direttore, ma in un&#8217;altra cassaforte, pi\u00f9 piccola, dissimulata all&#8217;interno di un mobile in legno apparentemente innocuo: un armadietto contenente bottiglie e bicchieri per offrire da bere ai clienti di riguardo. Nessuno sa del trucco, o meglio, nessuno tranne il povero falegname che ha fabbricato il finto mobile-bar; per cui il direttore dorme sonni tranquilli.<\/p>\n<p>Ma il destino ha deciso altrimenti.<\/p>\n<p>Un bel giorno (o brutto, secondo i punti di vista) quel povero falegname finisce in prigione, proprio la stessa in cui era stato rinchiuso, ma non per molto, l&#8217;Indio; e, certo non sapendo con chi aveva a che fare, gli racconta ogni cosa. Sicch\u00e9 l&#8217;Indio, appena liberato con la dinamite, uccide con un colpo di pistola il poveraccio e, poi, convoca tutti gli uomini della sua vecchia banda, e anche quelli di un altro bandito, Digghy (Pistilli), per spiegare loro il suo piano. All&#8217;interno di una vecchia chiesa spagnola sconsacrata, dall&#8217;alto di un pulpito di legno, quasi parodia di una messa solenne, l&#8217;Indio racconta il segreto di cui \u00e8 venuto casualmente a conoscenza, e infiamma una ventina di <em>bandidos<\/em> dalle facce patibolari con la prospettiva di un bottino da un milione di dollari, convincendoli di avere studiato un piano perfetto e senza rischi.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2, due <em>bounty killers<\/em> si sono messi, a loro volta, sulle tracce dell&#8217;Indio. Si tratta di un giovane senza nome, chiamato il Monco (Eastwood), alto e magro, dagli occhi di ghiaccio, che indossa un poncho messicano decorato a scacchiera e rumina eternamente un corto sigaro all&#8217;estremit\u00e0 della bocca; e un raffinato pistolero pi\u00f9 avanti negli anni, di nome Mortimer (Van Cleef), che possiede un&#8217;arma infallibile, una specie di corto fucile montabile che raddoppia la potenza di tiro delle sue pistole: un ex colonnello dell&#8217;esercito che ha una luce inquietante nello sguardo e che mastica la pipa con calma imperturbabile, anche mentre sta per far fuori qualcuno. Come poi si verr\u00e0 a sapere, quest&#8217;ultimo non insegue tanto la grossa taglia che pende sulla testa dell&#8217;Indio e dei suoi compari, quanto una vendetta personale: molti anni prima, il bandito aveva ucciso suo cognato e provocato la morte di sua sorella, che si era tolta la vita per non subire una violenza carnale.<\/p>\n<p>Sulle prime sembra che la cittadina di El Paso sia troppo piccola per contenerli entrambi. Interessati alla stessa selvaggina, brutali ed esasperatamente individualisti l&#8217;uno e l&#8217;altro, non appena scoprono le reciproche intenzioni, sono sul punto di affrontarsi in un duellomortale; ma poi cambiano idea e decidono di unire le loro forze, non senza qualche diffidenza reciproca, in vista dell&#8217;obiettivo comune. Stabiliscono, cos\u00ec, di dividersi, in modo che uno di loro si infiltri all&#8217;interno della banda dell&#8217;Indio: e questo compito tocca al pi\u00f9 giovane; l&#8217;altro seguir\u00e0 le mosse dei banditi da lontano, pronto ad intervenire al momento opportuno.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che il giovane cacciatore di taglie entra nella banda dell&#8217;Indio, proprio alla vigilia del colpo; troppo tardi per impedirlo, ma giusto in tempo per unirsi ai banditi prima che possano dileguarsi nel deserto, facendo perdere le proprie tracce. L&#8217;assalto alla banca riesce alla perfezione: con cronometrica precisione, la parete esterna viene fatta saltare con l&#8217;esplosivo e il finto mobile-bar viene caricato su un carro con delle funi, facendolo scorrere lungo una scala di legno, in meno di un <em>amen<\/em>; poi tutta la banda si allontana, in una nuvola di polvere e di spari, beffando i guardiani, lo sceriffo e l&#8217;intera popolazione del paese, colti completamente alla sprovvista.<\/p>\n<p>Dopo aver seminato gli inseguitori, l&#8217;Indio e i suoi si ritrovano nello sperduto villaggio di Las Palmares, un buco dimenticato da Dio ai margini del deserto, per aprire la cassaforte e dividersi il bottino. L&#8217;Indio non ha fretta: dice che devono lasciar passare qualche giorno perch\u00e9 le acque si calmino, poi intascheranno ciascuno la propria parte e si separeranno. La cassaforte, nel frattempo, si \u00e8 rivelata un osso duro: ma proprio nel paese si imbattono in un misterioso <em>gringo<\/em>, che \u00e8 appunto il pi\u00f9 anziano dei due <em>bounty-killers,<\/em> il quale &#8211; dopo aver ucciso uno dei banditi in un regolare duello (il cattivissimo Klaus Kinsky, brutto come il peccato e, per giunta, gobbo) &#8211; si presenta come esperto di serrature. Per lui, aprire con metodo scientifico la cassaforte, senza danneggiare il denaro, \u00e8 un gioco da ragazzi; ma l&#8217;Indio, che ha in mente un suo piano, rimanda ancora la divisione del bottino e afferma che tutti saranno pagati a tempo debito, compreso quello strano <em>gringo<\/em> dalla mantellina scura e dalla faccia proibita.<\/p>\n<p>Quella notte, i due cacciatori di taglie &#8211; i quali, ovviamente, avevano finto di non conoscersi &#8211; tentano di penetrare nel locale dove \u00e8 custodito il denaro; ma vengono sorpresi, smascherati, pestati selvaggiamente e rinchiusi, ben legati, in una cantina, in attesa dell&#8217;inevitabile uccisione. Ma l&#8217;Indio, che aveva sempre saputo chi essi fossero veramente, decide di servirsi di loro per eliminare il maggior numero dei suoi stessi uomini e, poi, fuggirsene col fedele Ni\u00f1o, un gigantesco tipaccio che gli \u00e8 particolarmente devoto. Come previsto, i due <em>bounty killers<\/em> riescono a liberarsi e l&#8217;Indio, fingendosi in preda a un attacco di furia isterica, sguinzaglia tutti i banditi alla loro caccia. Ma non riesce a fuggire col denaro: perch\u00e9 Digghy, che aveva mangiato la foglia, lo sorprende e, dopo avere eliminato il Ni\u00f1o, lo costringe a seguirlo in una casa del villaggio, in attesa di vedere come andr\u00e0 a finire la caccia all&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Quando il sole si leva sul villaggio, l&#8217;atmosfera \u00e8 quella di una resa dei conti ove ciascuno giuocher\u00e0 la sua parte fino in fondo. Le prede sono divenute cacciatori: tiratori infallibili, i due <em>buonty-killers<\/em> abbattono tutti i membri della banda, uno dopo l&#8217;altro, snidandoli casa per casa. Quando non \u00e8 rimasto pi\u00f9 nessuno, si ode la voce del giovane pistolero che chiama a gran voce l&#8217;Indio e lo sfida ad uscire e affrontarlo. A quel punto Digghy consegna all&#8217;Indio il cinturone e una pistola e lo lascia andar fuori, per battersi con l&#8217;avversario. Ma il colonnello Mortimer, impugnando la sua arma micidiale, detta le regole: sar\u00e0 lui a battersi con l&#8217;Indio, ma entrambi potranno estrarre la pistola solo quando il <em>carillon<\/em> dell&#8217;orologio cesser\u00e0 di suonare. L&#8217;Indio, allora, comprende che solo un parente stretto della donna morta per causa sua, tanti anni prima, pu\u00f2 possedere un orologio uguale a quello di lei, che egli aveva sempre tenuto con s\u00e9, da quella volta. Dopo un&#8217;attesa snervante e col giovane pistolero a fare da arbitro, la musica finisce e l&#8217;Indio, bruciato sul tempo, cade a terra fulminato. Lo stesso destino toccher\u00e0 anche a Digghy, poco dopo, mentre cercava di colpire alle spalle il pi\u00f9 giovane dei due avversari.<\/p>\n<p>Memorabile la sequenza finale, a met\u00e0 fra il tragico e il grottesco: l&#8217;anziano cacciatore di taglie, consumata la sua vendetta, ha deciso di lasciare tutto il guadagno al giovane &quot;collega&quot; e questi carica su un carro i cadaveri dei banditi, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, contando ad alta voce il &#8216;valore&#8217; di ciascuno e facendo la somma totale. Poi si allontana lentamente, col carretto stracarico di corpi, sulla strada assolata, mentre l&#8217;orchestra imperversa nel crescendo finale, dominato dagli squilli di tromba e dal rullare della batteria.<\/p>\n<p>Di questo bellissimo film, che, pur non essendo un capolavoro, ha definitivamente innalzato il <em>western<\/em> all&#8217;italiana alla dignit\u00e0 di un sottogenere di tutto rispetto &#8211; al punto da influenzare a fondo gli stessi registi americani, primo fra tutti Sam Peckinpah &#8211; la critica italiana blasonata, come al solito, ha dato un giudizio sussiegoso e pedante, andando a cercare il pelo nell&#8217;uovo per evidenziare veri o supposti difetti.<\/p>\n<p>Il critico Paolo Mereghetti, ad esempio &#8211; che giudica <em>Per qualche dollaro in pi\u00f9<\/em> inferiore al primo film della trilogia, <em>Per un pugno di dollari<\/em> (giudizio dal quale, personalmente, dissentiamo) &#8211; ha scritto che<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) Leone (&#8230;) replica senza grandi novit\u00e0 il film precedente, accentuando la costruzione a freddo di un&#8217;epopea picaresca dominata dalla morte e dalle sue manifestazioni. Mai come in questo film la violenza \u00abspesso pervertita sadicamente\u00bb, non ha nulla a che vedere con la durezza reale del periodo storico mentre la vicenda si chiude su se stessa, \u00abIn una neutra e pericolosa retorica\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Osservazione, quest&#8217;ultima, che ci sembra scadere in un moralismo degno di miglior causa, visto che stiamo parlando di un film <em>western<\/em> e non di un trattato di filosofia morale sulle ragioni del bene e del male o sull&#8217;uso, pi\u00f9 o meno legittimo, della forza.<\/p>\n<p>Anche la valutazione espressa da Gianni Rondolino sul <em>Dizionario Bolaffi del cinema italiano<\/em> appare un tantino arcigna e ingenerosa:<\/p>\n<p><em>&quot;(&#8230;) L&#8217;opera che lo fece conoscere al grande pubblico [Sergio Leone] e lo rivel\u00f2 regista solido e spettacolarmente efficace fu<\/em> Per un pugno di dollari <em>(1964), uno dei primi western all&#8217;italiana, firmato con lo pseudonimo di Bob Robertson (= figlio di Roberto Roberti). Il film, ispirato a<\/em> La sfida del samurai <em>di A. Kurosawa, non esce dagli schemi abituali del genere se non per una maggiore violenza degli effetti drammatici e una maggiore cura dei particolari realistici, ma ottenne ugualmente un eccezionale successo popolare. In quest&#8217;ambito egli realizz\u00f2 i film seguenti, da<\/em> Per qualche dollaro in pi\u00f9 <em>(1965) a<\/em> Gi\u00f9 la testa <em>(1971), dimostrando una tecnica pi\u00f9 scaltrita e un pi\u00f9 sorvegliato uso degli effetti spettacolari, anche se la sua opera parve cristallizzarsi in una sorta di &#8216;maniera&#8217;, che egli cerc\u00f2 di rinverdire con soluzioni registiche non sempre felici.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Decisamente pi\u00f9 equilibrato e condivisibile ci sembra quanto scrive l&#8217;<em>Enciclopedia Garzanti del Cinema<\/em> (edizione 2004, vol. 2, p. 677):<\/p>\n<p><em>&quot;Il film che segna la svolta nella sua carriera \u00e8<\/em> Per un pugno di dollari <em>(1964) con cui (&#8230;) realizza un western atipico e personale, in cui la violenza \u00e8 sottolineata da una regia barocca e dilatata che influenza profondamente altri registi (su tutti S. Peckinpah) e affronta i canoni del genere con sottile taglio dissacratore. L&#8217;enorme successo di pubblico (per nulla scalfito dall&#8217;accusa di plagio mossa dal regista nipponico A. Kurosawa) viene confermato dagli altri titolo di quella che \u00e8 definita la &#8216;trilogia del dollaro&#8217; (stesso interprete principale, C. Eastwood, e stesso autore della colonna sonora, E. Morricone):<\/em> Per qualche dollaro in pi\u00f9 <em>(1965) e<\/em> Il buono, il brutto, il cattivo <em>(1966), due opere che, segnando la nascita dello spaghetti-western, definiscono un linguaggio in cui la violenza dell&#8217;azione \u00e8 immersa in tempi narrativi sospesi assumendo la sacralit\u00e0 di un gesto carico di mito e, insieme, di sordida brutalit\u00e0. Con la trilogia, Leone smonta e rimonta i canoni e la filosofia del genere western assecondando la vena eccessiva e iperbolica del suo stile fiammeggiante e il suo senso spettacolare del racconto, per poi cantare la morte dell&#8217;epopea della frontiera e la fine del mito con<\/em> C&#8217;era una volta il West <em>(1968), film che accentua il versante brutale ed efferato dei lavori precedenti, insistendo sulla violenza cieca e cinica come unico meccanismo relazionale e, dunque, dando il segnale di un mondo che sta per svanire.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Aggiungiamo solo che Sergio Leone, figlio d&#8217;arte (suo padre era il noto regista del muto R. Leone Roberti), nato a Roma nel 1929, si \u00e8 spento nella sua citt\u00e0 natale nel 1989, all&#8217;et\u00e0 di soli sessant&#8217;anni.<\/p>\n<p>Crediamo che il cinema italiano gli debba molto, e questo articolo vuole essere anche un piccolo omaggio alla sua memoria, nell&#8217;avvicinarsi del ventennale della scomparsa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E chi non ricorda quella strada di villaggio in terra battuta, diritta, fiancheggiata da due file di casupole imbiancate a calce, irte di travi a vista,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-27777","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27777","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27777"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27777\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27777"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27777"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27777"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}