{"id":27771,"date":"2012-02-21T04:17:00","date_gmt":"2012-02-21T04:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/21\/per-grazia-ricevuta\/"},"modified":"2012-02-21T04:17:00","modified_gmt":"2012-02-21T04:17:00","slug":"per-grazia-ricevuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/21\/per-grazia-ricevuta\/","title":{"rendered":"Per Grazia Ricevuta"},"content":{"rendered":"<p>Nel chiaro mattino di febbraio la campagna si sta ridestando alla vita, le montagne sfolgorano di neve e la scarpa, camminando, fa scricchiolare le lastre di ghiaccio che coprono le pozzanghere, incrinandole e facendo apparire, nei raggi obliqui del sole, una trama impalpabile e iridescente d&#8217;infiniti cristalli geometricamente perfetti.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 pace e silenzio; il verso del pettirosso si spande dal bosco vicino ancora spoglio, ma gi\u00e0 gonfio di gemme sui rami; il canto vittorioso di un gallo giunge da lontano, spandendosi nella distanza dei seminati ancora vuoti e coperti di brina.<\/p>\n<p>La vecchia casa colonica sorge al margine della strada, compatta, coi suoi alti muri bianchi e i balconi di legno; quasi al centro della parete esterna, a piano terra, si staglia una nicchia di modeste dimensioni, incorniciata da quattro lastre di terracotta dipinta, con un piccolo ritratto di S. Antonio e una semplice scritta, in caratteri stampatelli maiuscoli, che la incornicia: \u00abP. G. R. &#8211; 5 marzo 1937\u00bb; nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Qualcuno, in quel giorno lontano di tre generazioni or sono, prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale e che il mondo cambiasse cos\u00ec tanto, realizzando quella edicola votiva, volle adempiere a un voto fatto a Dio per mezzo del santo, volle esprimere la propria gratitudine per una grazia ricevuta; chi lo sa che cosa: forse la nascita di un bambino tanto atteso, che non voleva arrivare; forse la guarigione insperata da qualche grave malattia; forse il ritorno a casa, sano e salvo, di un ragazzo partito per la campagna d&#8217;Etiopia.<\/p>\n<p>Qualche cosa che si \u00e8 persa nel corso degli anni, insieme a coloro che chiesero la grazia e che la ricevettero; eppure l&#8217;edicola \u00e8 ancora l\u00ec, sulla facciata della casa, linda e ben tenuta come se fosse di ieri; gli attuali proprietari, i quali forse ignorano di cosa si trattasse, perch\u00e9 il fatto risale al tempo dei loro nonni, pi\u00f9 che dei loro genitori, hanno conservato quel simbolo di fede con il rispetto e la devozione che si devono alle cose sacre, anche se non ci toccano direttamente.<\/p>\n<p>O forse no; forse gli attuali proprietari sanno benissimo di che si tratta; forse \u00e8 un avvenimento che ancora raccontano, nelle notti d&#8217;inverno, ai loro nipotini: e questi ultimi lo ascoltano a bocca aperta, pieni di meraviglia, come qualcosa di grande e di solenne, che, tuttavia, \u00e8 entrato nella vita dei loro bisnonni, persone semplici, persone qualunque: dei contadini come tanti altri, non pi\u00f9 ricchi n\u00e9 pi\u00f9 poveri dell&#8217;altra gente del paese.<\/p>\n<p>In ogni caso, si tratta d tradizioni importanti, di simboli importanti: nel bel mezzo della realt\u00e0 profana, ci socchiudono uno spiraglio d&#8217;infinito; nel contesto della moderna societ\u00e0 della fretta e dell&#8217;egoismo, tutta presa dal produrre e dal consumare, tutta imbevuta di materialismo e di utilitarismo, \u00e8 un segno di devozione, di umilt\u00e0, di riconoscenza; \u00e8 un legame con le nostre radici, con la societ\u00e0 dei nostri nonni e bisnonni che ci fu maestra di vita, laboriosa, modesta, consapevole del legame necessario che unisce le cose di quaggi\u00f9 con le cose di Lass\u00f9.<\/p>\n<p>I nostri nonni non pensavano di poter fare tutto da soli; quando si sedevano a tavola, si facevano il segno di croce; la notte prima dei Morti, lasciavano un bicchier d&#8217;acqua sul tavolo, per le anime del Purgatorio; prima di arare e di seminare, chiedevano la benedizione del prete; prima di morire, si raccoglievano in se stessi e rivolgevano il pensiero al Cielo.<\/p>\n<p>Non davano nulla per scontato, per dovuto, e provavano gratitudine per tutto quello che la vita offriva loro: i figli, il cibo, un tetto sopra la testa. Certo, la casa se l&#8217;erano costruita con il lavoro delle loro mani, con il frutto dei loro risparmi: ma erano consapevoli che, da soli, senza l&#8217;aiuto divino, gli uomini non possono fare nulla.<\/p>\n<p>Erano consapevoli che l&#8217;intelligenza, la buona volont\u00e0 e il sudore della fronte non bastano, ci vuole qualcosa d&#8217;altro, qualcosa che nessun uomo, nemmeno il pi\u00f9 ricco e potente, pu\u00f2 darsi da se stesso, perch\u00e9 non gli appartiene; qualcosa che non si pu\u00f2 comperare, quand&#8217;anche si disponesse di tutti i tesori della Terra.<\/p>\n<p>Lo sapevano istintivamente; lo sapevano perch\u00e9 lo vedevano nei volti e nei gesti dei loro genitori e di tutte le persone adulte.<\/p>\n<p>Se portavano a buon fine una cosa, non davano a se stessi tutto il merito; se qualcosa andava male, non davano a se stessi tutta la colpa: perch\u00e9 sapevano che anche il lavoro pi\u00f9 diligente, anche il progetto meglio preparato, possono svanire come fumo nell&#8217;aria, cos\u00ec come pu\u00f2 svanire la vita dell&#8217;uomo, da un giorno all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Se ci\u00f2 accadeva, non stringevano i pugni, non maledivano, non si sentivano ingannati o defraudati di qualcosa; poich\u00e9 non consideravano i beni della vita come una loro propriet\u00e0, ma come un usufrutto, erano preparati a rinunciarvi, se questa era la volont\u00e0 del Cielo. Anche a dire addio a un figlio, a una sposa, a un marito: perch\u00e9 la creatura \u00e8 pellegrina sulla Terra, il suo destino non \u00e8 quello di mettervi le radici; e se Dio chiama chi vuole, bisogna farsene una ragione, nulla avviene per caso e nulla avviene senza una ragione di bene, anche se noi &#8211; talvolta &#8211; non riusciamo a scorgerla, con la nostra vista limitata e la nostra debole ragione.<\/p>\n<p>La fede dei nostri avi era semplice, senza dubbio: ma semplice non vuol dire affatto stupida, come vorrebbe la presunzione illuminista; al contrario, una persona pu\u00f2 essere semplice, ma profonda &#8211; e cos\u00ec la sua fede.<\/p>\n<p>Per la concezione modera, tutte quelle consuetudini non erano che il riflesso di una mentalit\u00e0 primitiva, superstiziosa; pu\u00f2 essere: certo \u00e8 che non facevano del male, anzi, facevano molto bene all&#8217;equilibrio spirituale del singolo individuo e alla coesione sociale del gruppo in cui era inserito, in modo pi\u00f9 o meno armonioso e felice, ma sempre organico.<\/p>\n<p>L&#8217;estraneit\u00e0 che regna oggi fra gli esseri umani sarebbe stata inconcepibile: troppo addossate le case, troppo strette le relazioni di vicinato; oggi si tende a presentare tutto ci\u00f2 quasi come una forma di prigionia, e pu\u00f2 darsi che, talvolta, lo fosse: ma forte, fortissimo, era anche il senso di appartenenza, il senso di identit\u00e0, il senso del comune destino.<\/p>\n<p>Se si dimenticava il portafoglio in osteria, il giorno dopo lo si ritrovava l\u00ec, e non mancava nemmeno uno spicciolo: era virt\u00f9, era la paura di essere scoperti e messi al bando, in un mondo dove tutti avevano bisogno di tutti, dove una sola fontanella, gi\u00f9 in strada, serviva alle necessit\u00e0 di parecchie famiglie e di non pochi animali? Difficile dirlo; ma sta di fatto che si poteva uscir di casa lasciando la porta aperta; non si viveva con la paura dei ladri, non ci si sarebbe nemmeno sognati d&#8217;installare sirene d&#8217;allarme o meccanismi antifurto. E si era grati per le cose buone.<\/p>\n<p>Dal momento che nulla era scontato e nulla era dovuto, si era grati di tutto quel che la vita porgeva: i bambini erano grati anche per il dono di due noci o un mandarino, gli adulti erano grati anche per un santino portato dal pellegrinaggio o per una cartolina spedita da un amico.<\/p>\n<p>Non stiamo dicendo che il mondo dei nostri nonni fosse un mondo di santi; esistevano anche allora l&#8217;invidia, la gelosia, la maldicenza; per\u00f2 nessuno ne faceva vanto, tutti sapevano che si trattava di difetti, di comportamenti aberranti, di peccati; tutti ammettevano, almeno teoricamente, che per vivere bene bisogna operare bene, parlare bene, sentire bene, cio\u00e8 con animo puro ed onesto; e che bisogna affidarsi alle mani di Dio.<\/p>\n<p>I nostri nonni sapevano, istintivamente e non per aver letto su qualche trattato di teologia, che tutto \u00e8 grazia; che la vita \u00e8 grazia; che il lavoro \u00e8 grazia; che il cibo \u00e8 grazia; che la salute \u00e8 grazia; e che \u00e8 grazia anche la malattia, perch\u00e9 fa parte di un disegno di cui non siamo noi a tessere la trama, noi possiamo dire s\u00ec o no alla chiamata e, dalla risposta che diamo, discende il vivere in grazia di Dio oppure il vivere come animali rabbiosi, come lupi, come belve sempre pronte ad aggredirsi ed a sbranarsi l&#8217;una con l&#8217;altra.<\/p>\n<p>Non che non ci fosse il male: l&#8217;abuso del bere, la grossolanit\u00e0 dei modi, la bestemmia &#8211; oh, s\u00ec, tante bestemmie, almeno nelle campagne e nei paesi di una volta; i nostri nonni, lo ripetiamo, non erano dei santi: erano dei pellegrini e sapevano di esserlo, erano de peccatori e sapevano di esserlo; e anche quando se la prendevano con Dio e lo bestemmiavano, a loro modo credevano in lui, lo rimproveravano perch\u00e9 non li ascoltava o, quanto meno, perch\u00e9 non li ascoltava cos\u00ec come essi avrebbero voluto.<\/p>\n<p>Superstizioni? Certo, di venerd\u00ec stavano bene attenti ad astenersi dalla carne, non mangiavano il salame o il musetto: era superstizione, questa? Forse: chi pu\u00f2 dirlo? Si sarebbe dovuto giudicare caso per caso.<\/p>\n<p>Bestemmiavano e osservavano il digiuno: erano uno strano impasto di innocenza fanciullesca e di istintivit\u00e0 brutale. Per\u00f2 non erano cattivi, quasi mai, se cattiveria \u00e8 la scienza del male che si commette e la capacit\u00e0 di compierlo senza rimorso e senza pentimento; erano, piuttosto, un po&#8217; bambini: ma bambini dalle mani callose, cui la dura vita del contadino e, non di rado, dell&#8217;emigrante, avevano insegnato perle di saggezza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la loro vita era dura, senza dubbio: cos\u00ec dura che, oggi, a stento ci sembra possibile ch&#8217;essi abbiano potuto viverla; con cos\u00ec poche distrazioni che la alleggerissero, con cos\u00ec poche gioie che la illuminassero.<\/p>\n<p>Oppure \u00e8, anche questo, un errore di prospettiva? Le loro gioie erano proporzione alle loro aspettative: e se commisurare le attese alla sfera del possibile \u00e8 il segreto della serenit\u00e0, essi, senza dubbio, a paragone di noi, erano infinitamente pi\u00f9 sereni. Difatti non avevano bisogno dello psicanalista, n\u00e9 dei farmaci antidepressivi: e la notte, stanchi, dormivano sodo, non restavano svegli a contare i rintocchi, a macerare angosce ed inquietudini.<\/p>\n<p>La loro vita era povera, era noiosa? Ma questo possiamo dirlo noi, adesso, che non potremmo fare a meno della televisione neanche per una settimana; che non sappiamo uscir di casa, se non vestiamo abiti alla moda, possibilmente firmati; che non ci sembra di aver fatto le ferie, se non siamo andati in aereo alle Seychelles o alle Maldive.<\/p>\n<p>I nostri nonni erano anche pi\u00f9 sani, pi\u00f9 forti, pi\u00f9 robusti. Raramente si ammalavano, raramente andavano dal medico, raramente si mettevano a letto. Erano sobri, erano parchi in tutto, non solo per la mancanza del superfluo, ma anche per un atavico stile di vita. Mangiavano poco e stavano bene: mangiavano pochissimo, specie alla sera &#8211; un pezzetto di polenta, un cantuccio di formaggio, e subito: \u00abCe passude!\u00bb, esclamavano, tenendosi la pancia (letteralmente: \u00abche mangiata!\u00bb); eppure avevano lavorato tutto il giorno e ne avevano consumate, di energie.<\/p>\n<p>Forse, almeno in parte, il segreto di tutta quella salute, di tutta quella vitalit\u00e0, era racchiuso, oltre che nel movimento fisico e nei cibi sani che essi consumavano, nella loro capacit\u00e0 di stupirsi e di ringraziare; di levare un pensiero di lode e di gratitudine per tutte le cose buone, per la stagione favorevole, per il raccolto abbondante, per la benedizione dei numerosi figli e nipoti.<\/p>\n<p>Chi vive stupendosi, chi vive ringraziando, chi eleva un pensiero di riconoscenza verso il Cielo, entra a far parte di un circuito virtuoso, nel quale le energie che vengono spese, ritornano indietro, cariche di valenza positiva; in cui tutto ci\u00f2 che si consuma, viene rigenerato, e tutto ci\u00f2 che si dona, viene restituito.<\/p>\n<p>Chi, invece, vive nel disincanto e ignora la riconoscenza, consuma continuamente le proprie energie e non le rigenera, esse si disperdono e occorre continuamente ricostituirle, con un enorme dispendio fisico ed emotivo; ed egli si sente sempre pi\u00f9 stanco, sempre pi\u00f9 inquieto, sempre pi\u00f9 insoddisfatto, irrimediabilmente prosciugato delle sue risorse interiori.<\/p>\n<p>A questo punto, potemmo chiederci se, per caso, non abbiamo sbagliato nel cercare soltanto il benessere materiale, nel perseguire il possesso e il consumo incessante di cose, prendendoci cos\u00ec poca cura di noi stessi, della nostra dimensione spirituale, senza la quale non siamo altro che animali da ingrasso.<\/p>\n<p>Forse, se adornassimo le facciate delle nostre case con qualche antenna parabolica in meno e con qualche nicchia votiva in pi\u00f9; se riscoprissimo il valore simbolico di questi semplici segni, di questi semplici gesti che ci ricordano la nostra condizione creaturale, fragile e limitata, e, al tempo stesso, il nostro insopprimibile bisogno di trascendenza, staremmo un po&#8217; meglio con noi stessi e un poco pi\u00f9 in pace con il mondo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 Qualcuno a cui dobbiamo ricordarci di dire grazie, dopotutto.<\/p>\n<p>Anche se quel Qualcuno, per discrezione, non sta sempre l\u00ec a ricordarcelo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel chiaro mattino di febbraio la campagna si sta ridestando alla vita, le montagne sfolgorano di neve e la scarpa, camminando, fa scricchiolare le lastre di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[92],"class_list":["post-27771","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27771","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27771"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27771\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27771"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27771"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27771"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}