{"id":27769,"date":"2013-01-01T12:27:00","date_gmt":"2013-01-01T12:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/01\/01\/per-chi-e-la-domenica\/"},"modified":"2013-01-01T12:27:00","modified_gmt":"2013-01-01T12:27:00","slug":"per-chi-e-la-domenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/01\/01\/per-chi-e-la-domenica\/","title":{"rendered":"Per chi \u00e8 la domenica?"},"content":{"rendered":"<p>Per chi \u00e8 la domenica? Una societ\u00e0 secolarizzata, edonista e utilitarista, come lo \u00e8 la nostra, formulerebbe diversamente la domanda; chiederebbe: \u00abA che cosa serve la domenica?\u00bb (con la lettera minuscola); oppure: \u00abDi chi \u00e8 la domenica? A chi appartiene?\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, nella societ\u00e0 moderna, le cose devono servire a uno scopo &#8211; possibilmente pratico ed economico -, devono fruttare qualcosa a qualcuno, devono diventare fonte di profitto; e, inoltre, devono essere per forza di qualcuno, le cose e le persone; e, fra le cose, sono compresi anche i beni immateriali, anche gli affetti, anche i valori.<\/p>\n<p>La gratuit\u00e0 delle cose, degli atti, dei sentimenti, stenta a farsi strada nella giungla della competizione quotidiana; tende, semmai, a venire soffocata e cancellata; per capire come questo sia sbagliato, come sia disumanizzante, bisognerebbe compiere una sorta di rivoluzione copernicana della propria prospettiva interiore e ritrovare un po&#8217; della saggezza di vita dei nostri nonni, che non aveva nulla di astratto e non veniva loro dai libri o dall&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p>La scansione del tempo, all&#8217;interno del mese, \u00e8, nella cultura occidentale, quella settimanale, di derivazione biblica (e quindi ebraica): sei giorni \u00e8 durata la creazione e, nel settimo giorno, Dio si \u00e8 &quot;riposato&quot;, ossia si \u00e8 compiaciuto della bellezza e della bont\u00e0 della sua opera. Per la nostra cultura, la commemorazione di quel &quot;settimo giorno&quot; ha luogo alla domenica, perch\u00e9 la domenica \u00e8 il giorno della resurrezione di Ges\u00f9 Cristo (mentre per gi Ebrei rimane il sabato).<\/p>\n<p>La Rivoluzione francese ha provato a sradicare la settimana dal calendario (cos\u00ec come ha provato a sradicare i mesi, quali noi li conosciamo fin dal Medioevo), introducendo le decadi e ponendo il decimo giorno quale giorno festivo, da celebrare nella ricorrenza di un &quot;santo laico&quot;; tale tentativo, passato alla storia come &quot;scristianizzazione&quot;, ha avuto vita breve, anche se \u00e8 stato accompagnato da feroci violenze e dalla persecuzione e dal martirio di migliaia di sacerdoti, frati e suore. Era stato anche un modo per aumentare la produttivit\u00e0, perch\u00e9 un giorno festivo ogni dieci incide di meno di un giorno festivo ogni sette: accanto ai diritti dell&#8217;uomo e del cittadino, gli scristianizzatori avevano sempre un occhio rivolto alla produzione.<\/p>\n<p>La domenica, dunque, si \u00e8 conservata fino ad oggi come un retaggio della tradizione cristiana, come si sono conservati i capitelli religiosi ai crocicchi, il suono delle campane, gli stessi sacramenti a cominciare dal battesimo (ma ci sono delle &quot;associazioni per lo sbattezzo&quot; che rilasciano appositi diplomi dell&#8217;avvenuta liberazione da esso), per\u00f2 sempre pi\u00f9 svuotata del suo contenuto originario e sempre pi\u00f9 ridotta al ruolo di festa laica.<\/p>\n<p>Apparentemente, i conti tornano. La domenica non \u00e8 pi\u00f9 il giorno del Signore, ma \u00e8 diventata il giorno dell&#8217;uomo: in fondo, \u00e8 la logica conseguenza del processo storico avviatosi con l&#8217;avvento dell&#8217;Umanesimo, pi\u00f9 di sei secoli fa. Per\u00f2, a ben guardare, i conti non tornano nemmeno adesso: perch\u00e9 non ci vuol molto ad accorgersi che essa non \u00e8 la festa dell&#8217;uomo, ma del consumo e, dunque, ancora dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>Se poi, invece di domandarci \u00abdi chi \u00e8\u00bb, proviamo a domandarci \u00abper chi \u00e8\u00bb (o per che cosa), si vedr\u00e0 altrettanto facilmente che non \u00e8 per l&#8217;uomo; che non \u00e8 per il suo &quot;riposo&quot; e nemmeno, ancor pi\u00f9 laicamente, per il suo &quot;divertimento&quot;; che egli, in quel giorno, crede e si illude di riposarsi e di divertirsi, mentre pone le premesse per un ulteriore affaticamento, materiale e pi\u00f9 ancora spirituale: affaticamento che andr\u00e0 a sommarsi a quello di un lavoro fatto senza gioia, del quale \u00e8 disamorato e cui si sottopone, come una maledizione, unicamente per necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Per comprende come dovrebbero stare le cose, se fossero impostate secondo verit\u00e0 e giustizia, bisogna dunque fare un ulteriore passo indietro, e domandarsi che cosa sia il lavoro, che cosa il tempo profano e che cosa, per conseguenza, il tempo sacro, di cui la domenica \u00e8 l&#8217;espressione &quot;ordinaria&quot; (mentre il Natale, la Pasqua e le altre festivit\u00e0 solenni sono quella &quot;straordinaria&quot;).<\/p>\n<p>Il lavoro non \u00e8, o non dovrebbe essere, unicamente un fatto economico, una transazione di natura materiale, in cui si producono beni e servizi in cambio di denaro; sarebbe come dire che la societ\u00e0 \u00e8 fatta della semplice somma aritmetica degli individui, ciascuno dei quali mira unicamente ai propri scopi e alla realizzazione dei propri bisogni (ed \u00e8 proprio il tipo di societ\u00e0 che abbiamo costruita: una societ\u00e0 che non sta in piedi e che minaccia di sfarinarsi ad ogni istante).<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 molto pi\u00f9 di questo: \u00e8 una necessit\u00e0, certo &#8211; e, talvolta, una dura necessit\u00e0 -, ma \u00e8 anche un libero atto dell&#8217;uomo, nel quale egli trova e realizza la propria dignit\u00e0; \u00e8 intelligenza, volont\u00e0, coscienza e responsabilit\u00e0; \u00e8 esso che, nella maggior parte dei casi, trasforma l&#8217;individuo in persona. Solo pochi soggetti eccezionali possono riuscirvi battendo altre strade; ma dalla necessit\u00e0 e dalla dignit\u00e0 del lavoro nessuno pu\u00f2 prescindere, neanche i santi.<\/p>\n<p>Il livello di giustizia di una societ\u00e0 si misura dall&#8217;attenzione e dal rispetto che essa porta alla dignit\u00e0 del lavoro (e, naturalmente, dei lavoratori che hanno raggiunto il diritto al riposo definitivo, cio\u00e8 i pensionati), vedendo in esso non solo il mezzo per produrre beni e servizi e per guadagnare denaro, ma anche per realizzare la piena umanit\u00e0 dei suoi membri e di se stessa. Dove il lavoro diventa sfruttamento, siamo in presenza di una societ\u00e0 ingiusta; dove diventa alienazione, siamo in presenza di una societ\u00e0 confusa, contraddittoria, tendenzialmente folle.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che l&#8217;avvento della tecnica ha creato nuovi problemi, nello stesso tempo in cui sembrava risolverne degli altri. Solo una concezione bassamente materialista dell&#8217;uomo pu\u00f2 aver visto nella tecnica lo strumento per redimere l&#8217;uomo dal lavoro, facendo delle macchine i nuovi schiavi di un processo produttivo ormai fine a se stesso. La tecnica non redime niente e nessuno, anche perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 niente da redimere; o meglio, non l&#8217;uomo deve redimersi dal lavoro, ma egli deve redimere se stesso ANCHE attraverso il lavoro.<\/p>\n<p>Il lavoro non \u00e8 un nemico; solo il lavoro che degenera in sfruttamento e alienazione lo \u00e8. Pertanto l&#8217;uomo non deve combattere contro il lavoro; e, se si \u00e8 illuso di potersi liberare per mezzo delle macchine, \u00e8 stato veramente ingenuo: le macchine sono a servizio della produzione, non dell&#8217;uomo; non che aiutarlo, esse gli rubano il posto di lavoro e lo costringono a turni ancora pi\u00f9 faticosi di prima &#8211; non pi\u00f9 faticosi in senso fisico, ma in senso spirituale. L&#8217;operaio che smonta dal suo turno alla catena di montaggio \u00e8 fisicamente meno stanco del contadino di una volta, che terminava di arare il campo con l&#8217;aiuto del bue, ma \u00e8 pi\u00f9 stanco di lui in senso spirituale: pi\u00f9 svuotato, pi\u00f9 amareggiato, pi\u00f9 deluso, pi\u00f9 triste.<\/p>\n<p>Le macchine, dunque, da supposto strumento di liberazione, si sono rivelate strumento di una nuova e pi\u00f9 raffinata oppressione; e l&#8217;avvento dell&#8217;informatica sta rafforzando tale oppressione, perch\u00e9 abolisce, anche materialmente, la separazione fra tempo lavorativo e tempo libero e fra luogo di lavoro e luogo extra-lavorativo. L&#8217;impiegato che deve controllare sul computer le ultime direttive del proprio superiore, perch\u00e9 esse non gli vengono pi\u00f9 comunicate a voce o per iscritto, si trova ad essere, in un certo senso, in servizio effettivo permanente. Siamo ormai nella &quot;casa&quot; trasparente del Grande Fratello, esposti a un controllo capillare e incessante.<\/p>\n<p>Certo, vi sono delle potenzialit\u00e0 positive sia nelle macchine, sia nell&#8217;informatica: ma come aspettarsi che una societ\u00e0 ingiusta, che vede il lavoro come una occasione di sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, e quindi come una maledizione, ne faccia un uso migliore? Le macchine e i computer obbediscono alla logica del sistema nel quale sono stati pensati, realizzati ed impiegati: non sono schiavi &quot;intelligenti&quot; (per fortuna), ma stupidi: servono il progetto dei loro padroni, cio\u00e8 di coloro i quali si sono proposti di esercitare un maggior potere e di ricavare un maggior guadagno dal loro impiego e dalla loro diffusione.<\/p>\n<p>Il giorno non-lavorativo, in quest&#8217;ottica, \u00e8 solo in apparenza un giorno diverso dagli altri; non \u00e8 pi\u00f9 un giorno &quot;sacro&quot;, ma solo un giorno profano di altro tipo. Non serve al riposo, ma al divertimento: cattivo surrogato di un autentico bisogno dell&#8217;uomo lavoratore. Col divertimento si cerca di stordirsi (ed ecco lo &quot;sballo&quot;, le discoteche, l&#8217;abuso di superalcolici, le droghe, le corse folli in automobile del sabato sera). Ma nemmeno il vero divertimento \u00e8 concesso, se si parte da tali presupposti: perch\u00e9 lo stordimento e l&#8217;abbrutimento del lavoratore esausto non corrisponde ad alcun sollievo per lo spirito, ma, al contrario, ad una ulteriore sollecitazione del sistema nervoso, ad una ulteriore esasperazione delle tensioni, degli appetiti, delle &quot;esigenze&quot; (che sono la versione artificiale di una cosa naturale: il bisogno).<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno cerca di risarcirsi da tanto squallore puntando sul narcisismo, assunto in dosi sempre pi\u00f9 massicce: uomini e donne dedicano moltissimo tempo, moltissime energie e moltissimo denaro a curare il proprio corpo, ma non per stare bene, semplicemente per apparire e per sembrare &quot;belli&quot;, nel senso di erotici: Fatica in gran parte sprecata: come pu\u00f2 essere bella ed erotica una persona che non si vuol bene per davvero; che non \u00e8 capace di riposare; che non ama, anzi detesta il proprio lavoro; che non ha tempo per le cose che accrescerebbero la sua umanit\u00e0, ma che in parte \u00e8 costretta alla catena di un meccanismo disumano, e in parte offre il collo ed i polsi a tale catena, in maniera volontaria e perfino entusiasta?<\/p>\n<p>Ma torniamo alla domenica. Se essa \u00e8 nata dal duplice bisogno di lodare Dio e di dare riposo all&#8217;uomo, bisogna dire che ha tradito entrambe le finalit\u00e0: non loda il Signore, ma il consumismo (nei nuovi templi pagani, che sono i centri commerciali) e non offre riposo, ma una dose ulteriore di fatica, di stress e di dissipazione delle energie nervose, che si traduce in un aggravio della stanchezza spirituale.<\/p>\n<p>Per arrivare a capire questo, per\u00f2, bisogna aver chiaro chi sia l&#8217;uomo: se si pensa che egli sia solo una somma di cellule , di molecole e di agenti chimici, non lo si pu\u00f2 capire. Si giudica solo in base ai dati materiali: tante ore di sonno, tante calorie, tante vitamine, e il gioco \u00e8 fatto, il benessere \u00e8 assicurato. E invece no. La salute e il benessere non sono solo quelli del corpo; sono, prima di tutto, delle realt\u00e0 spirituali, cio\u00e8 dell&#8217;anima: se l&#8217;anima non sta bene, nemmeno il fisico star\u00e0 bene, anche se gli somministriamo sufficienti ore di sonno e una dose adeguata di calorie, vitamine, proteine e cos\u00ec via. Se le radici sono avvelenate, l&#8217;albero non pu\u00f2 dare frutti sani.<\/p>\n<p>Un discorso speciale va fatto, poi, per la famiglia. L&#8217;uomo non vive solo e la sua vocazione non \u00e8 quella della solitudine, a meno che sia una vocazione trascendente e contemplativa. Inserito nel mondo, l&#8217;uomo ha bisogno dei suoi simili; ha bisogno di un compagno o di una compagna di vita; sente la gioia di mettere al mondo dei figli. La santit\u00e0 della famiglia nasce da qui: essa \u00e8 un microcosmo, nel quale il bisogno d&#8217;amore, di verit\u00e0 e di bont\u00e0 trova la sua espressione sociale pi\u00f9 immediata e pi\u00f9 concreta.<\/p>\n<p>Anche qui, si \u00e8 passati da un eccesso all&#8217;altro: prima, la persona non sposata sembrava colpita da una sorta di maledizione; ora, pare che la maledizione sia quella di essere sposati, di credere in un legame durevole anzich\u00e9 in uno effimero, di desiderare dei figli. \u00c8 il frutto di un grave fraintendimento del concetto di libert\u00e0, intesa sempre pi\u00f9 come libert\u00e0 negativa, da qualche cosa e contro qualche cosa, e non in senso positivo, ossia libert\u00e0 per fare o per essere qualche cosa.<\/p>\n<p>La famiglia, dunque, nel giorno domenicale si ricompone: \u00e8 l&#8217;unica occasione perch\u00e9 i suoi membri possano dedicarsi al piacere di stare insieme. Ma se la famiglia \u00e8 malata, allora \u00e8 chiaro che non si vede l&#8217;ora di fuggire da essa. Resta il fatto che costringere i lavoratori e le lavoratrici a disertare la propria famiglia nel giorno della domenica, per andare a lavorare come tutti gli altri giorni (in cambio del luned\u00ec libero: ma il luned\u00ec, il coniuge o i figli saranno al lavoro o a scuola), significa perpetrare una grave violenza ai danni della famiglia, cio\u00e8 della umanit\u00e0 delle persone.<\/p>\n<p>L&#8217;umanit\u00e0 delle persone si rivela in qualunque atto della vita, ma trova il suo coronamento in alcuni atti e situazioni privilegiati: e il tempo della famiglia \u00e8 uno di essi. Non \u00e8 possibile che un uomo sia buono, che sia un buon lavoratore, un buon amico, un buon cittadino, se non sa essere, prima di tutto, un buon marito e un buon padre; n\u00e9 che una donna sia buona, se non sa essere una buona moglie e una buona madre.<\/p>\n<p>La vita tende alla santificazione, cio\u00e8 al perfezionamento morale e spirituale: lavoro, riposo e divertimento sono funzionali a questo progetto, a questa vocazione. Trasformare il tempo dell&#8217;ascolto, della preghiera, del ringraziamento, in un tempo puramente economico, \u00e8 un delitto; trasformare il tempo del riposo, della famiglia, degli affetti, in un tempo del consumismo sfrenato, \u00e8 un attentato alla umanit\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Per divenire persona, l&#8217;uomo deve ritrovarsi, deve riscoprire la propria parte migliore. Ma quando mai potr\u00e0 farlo, se si vede sottratta ogni occasione di silenzio, di riflessione, di armonia e di pace?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per chi \u00e8 la domenica? 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