{"id":27767,"date":"2012-06-02T11:11:00","date_gmt":"2012-06-02T11:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/02\/per-chi-scrive-uno-scrittore-per-chi-scrive-uno-scrittore\/"},"modified":"2012-06-02T11:11:00","modified_gmt":"2012-06-02T11:11:00","slug":"per-chi-scrive-uno-scrittore-per-chi-scrive-uno-scrittore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/02\/per-chi-scrive-uno-scrittore-per-chi-scrive-uno-scrittore\/","title":{"rendered":"Per chi scrive, uno scrittore? Per chi scrive, uno scrittore?"},"content":{"rendered":"<p>Per chi scrive, uno scrittore?<\/p>\n<p>La domanda, universalmente valida, sorge con particolare urgenza davanti a opere letterarie le quali, sempre pi\u00f9 spesso, solleticando i bassi istinti del lettore, degenerano nella pura e semplice pornografia, senza per\u00f2 trovare il coraggio, o piuttosto l&#8217;onest\u00e0, di presentarsi come tali (dopotutto, anche quello \u00e8 un genere, con le sue regole e con il suo pubblico), bens\u00ec scimmiottando toni e arie pi\u00f9 o meno sofisticati e, talvolta, persino pseudo-intellettuali.<\/p>\n<p>Nei Paesi anglosassoni la moda \u00e8 iniziata ormai da molti anni; e, dal momento che da l\u00ec partono le indicazioni per le tendenze mondiali quasi in ogni campo, non stupisce che sempre pi\u00f9 spesso opere di quel tipo vengano tradotte, magari da editori prestigiosi, nonch\u00e9 volonterosamente imitate, anche dalle nostre parti. Un discorso analogo si potrebbe fare per il cinema, ove le strizzatine d&#8217;occhio al pubblico sono ancora pi\u00f9 insistite e furbesche, vista la posta (economica) in gioco.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una differenza fra letteratura e pseudo-letteratura pornografica? Fino a qualche anno fa, c&#8217;era. Chi leggeva i romanzi di Xaviera Hollander, come \u00abLa mondana felice\u00bb, non pretendeva di trovarvi altro che lussuria, magari confezionata con un po&#8217; di humour, se non proprio d&#8217;ironia; e chi si dedicava alla lettura di \u00abEmmanuelle\u00bb e di \u00abHistoire d&#8217;O\u00bb, non pretendeva di giustificarsi dietro qualche fragile schermo simil-intellettuale.<\/p>\n<p>Ma adesso il mercato si \u00e8 fatto pi\u00f9 astuto; e, cos\u00ec come, al cinema, sono pressoch\u00e9 scomparsi i filmetti nazional-pornografici del buon tempo antico, sostituiti da pellicole &quot;d&#8217;autore&quot; che sono solo il pretesto per esibire, in tutte le varianti possibili, la massima superficie di corpi nudi e ansimanti (come nel tanto celebrato \u00abRoom in Rome\u00bb di Julio Medem), cos\u00ec dalle vetrine e dagli scaffali delle librerie sono spariti i romanzi dichiaratamente pornografici, per essere sostituiti da versioni non pi\u00f9 raffinate, anzi, spesso ancora pi\u00f9 triviali, ma in compenso assai pi\u00f9 pretenziose dal punto di vista &quot;intellettuale&quot;, che vorrebbero scandagliare chiss\u00e0 quali profondit\u00e0 psicologiche, al solo scopo di mascherare meglio la loro vera natura e la desolante povert\u00e0 dei contenuti.<\/p>\n<p>Un caso tipico \u00e8 quello della scrittrice inglese Helen Walsh, classe 1977, che ha debuttato clamorosamente, nel 2004, con il romanzo \u00abBrass\u00bb, prontamente tradotto in italiano, nel 2005, da una casa editrice prestigiosa &#8211; e debitamente &quot;progressista&quot;, si capisce &#8211; come la Einaudi di Torino, con il titolo \u00abSenza pudore\u00bb e con una foto di copertina (di Antonio Marino) che avrebbe fatto l&#8217;invidia dei fotografi hard negli anni Settanta del secolo scorso.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia della figlia ventunenne di un professore universitario, studentessa svogliata e affamata di esperienze estreme, della sua strana amicizia con un ventottenne altrettanto disinibito, ma un po&#8217; pi\u00f9 con i piedi per terra, nonch\u00e9 delle sue incessanti escursioni nei beati territori dell&#8217;alcool, della droga e del sesso mercenario. Millie, la protagonista, vive cos\u00ec una sorta di vita parallela e non comunicante con quella diurna di brava ragazza della middle class; la notte, la sua attivit\u00e0 preferita \u00e8 andare a caccia di ragazzine impasticcate o di giovani prostitute, con le quali inseguire l&#8217;orgasmo in ogni maniera possibile e immaginabile, ma sempre con una buona dose di brutalit\u00e0 e di sadismo, con un gusto irrefrenabile per la degradazione dell&#8217;altra e di se stessa.<\/p>\n<p>I particolari anatomici e fisiologici, nei quali minuziosamente l&#8217;autrice guida il lettore, senza nulla risparmiargli di quanto \u00e8 pi\u00f9 scioccante e repulsivo; l&#8217;aggressivit\u00e0 famelica con cui la protagonista manipola i genitali altrui, tutto questo potrebbe ricordare un certo filone alla Bataille o una certa predilezione per il teatro della crudelt\u00e0, se non fosse che nulla si cela dietro l&#8217;esibizione di quei furiosi amplessi, se non il gusto della perversione fine a se stesso. La critica sociale, che pure potrebbe svilupparsi a partire dal motivo dell&#8217;ipocrisia borghese, non \u00e8 neppure accennata; e quanto al tema della discesa agli inferi mediante la volontaria e lucida auto-degradazione, sul modello di Rimbaud, che pure vorrebbe essere il filo conduttore dell&#8217;intera vicenda, risulta ben poco credibile, perch\u00e9 ha tutto il sapore rancido di una merce di seconda o terza mano.<\/p>\n<p>In effetti, dopo aver toccato il limite estremo dell&#8217;umiliazione e della profanazione, la protagonista, nella pagina finale del romanzo, prende il treno e si presenta da sua madre, deus ex machina che dovrebbe risolvere tutto, in un sorriso pieno di amore che risana miracolosamente tutte le ferite, che placa tutte le ansie e rasserena tutte le vergogne. Ma, di fatto, quel che il lettore percepisce \u00e8 solo il sapore autobiografico, questo s\u00ec, di una operazione di scrittura liberatoria, ma che sarebbe stato molto pi\u00f9 onesto riservare a un ambito strettamente privato.<\/p>\n<p>Alla conclusione del libro, infatti, l&#8217;autrice ringrazia sua madre, definendola sua \u00abancora di salvezza\u00bb e sua \u00abmigliore amica in assoluto\u00bb; mentre le notizie biografiche sul risvolto della copertina ci informano che la spavalda scrittrice allora ventisettenne, nata a Warrington nel Cheshire, ha vissuto a lungo a Barcellona, lavorando nel quartiere a luci rosse come organizzatrice di appuntamenti sessuali (ma l&#8217;espressione dell&#8217;editore \u00e8 \u00abappuntamenti sexy\u00bb, forse perch\u00e9 ci\u00f2 esorcizza la sgradevole immagine della prostituzione a pagamento: Berlusconi docet), per poi spostarsi a Liverpool e dedicarsi al recupero sociale dei &quot;ragazzi a rischio&quot;.<\/p>\n<p>Certo che dal mestiere di ruffiana al volontariato sociale, il passo \u00e8 lungo; ma \u00e8 pur vero che, ad esempio, per combattere la droga ci vogliono gli ex drogati; ma di qui a fare dell&#8217;ambigua signorina un genio letterario e una rivelazione internazionale, insomma una specie di eroina del post-moderno, questo non \u00e8 pi\u00f9 un passo, per quanto azzardato, ma un triplo salto mortale. Tutta la sua &quot;bravura&quot;, infatti, consiste nel versare sulla pagina le sue pulsioni proibite, il suo eros irrefrenabile, la sua sadica smania di profanazione, raggiungendo, forse, una personale catarsi.<\/p>\n<p>Ci si chiede, per\u00f2, cosa c&#8217;entri il lettore con tutto questo; quale interesse, quale beneficio, quale utilit\u00e0 ricavi il lettore dalla immersione nei liquami maleodoranti che la signora riversa su di lui ad ogni pagina, con un compiacimento, con un cinismo, con una ostentazione che, in una confraternita di debosciati, sarebbero superiori a ogni elogio. E non si venga a dire che si tratta di un viaggio dantesco dell&#8217;anima, attraverso le tenebre del peccato e il chiaroscuro della purificazione, verso la luce della redenzione finale: a parte l&#8217;estrema povert\u00e0 sul piano letterario, che si limita alla logora riproposizione del gergo giovanile e dei quartieri bassi, la redenzione finale, se c&#8217;\u00e8, appare quanto meno incongrua, perch\u00e9 non si nota alcuna traccia di purificazione.<\/p>\n<p>Perfino le singole trovate della narrazione sono prese a prestito da qualche precedente illustre (si fa per dire); cos\u00ec, per dirne una, la scena in cui Millie provoca un potente orgasmo ad una prostituta, infilandole nella vagina il collo di una bottiglia, \u00e8 letteralmente rubata a una scena del tutto simile che la nota scrittrice femminista Erica Jong descrive nel capitolo nono del suo romanzo \u00abCome salvarsi la vita\u00bb (\u00abHow to save your own life\u00bb, del 1977: l&#8217;anno di nascita della Walsh), ma, se non altro, con un tocco di arguzia che nella greve scrittura di \u00abBrass\u00bb manca del tutto.<\/p>\n<p>Insomma: se la signorina Walsh ha scritto il suo romanzo per fare i conti con i suoi fantasmi interiori, e se \u00e8 riuscita, addirittura, a trasformare la sua vita, passando dal ruolo di mezzana stipendiata a quello di volontaria dell&#8217;Esercito della salvezza, buon per lei; ma, con buona pace di tutti gli sveviani dottori psicanalisti che vogliono pubblicare le confessioni dei loro pazienti a scopo terapeutico, restiamo fermamente dell&#8217;idea che una fogna \u00e8 pur sempre una fogna e che, se pure \u00e8 necessario, ogni tanto, lavarla, non \u00e8 carino scaraventarne tutta la sozzura addosso al primo che passa, chiedendogli poi anche di pagare il prezzo del trattamento.<\/p>\n<p>Torna perci\u00f2, imperiosa, la domanda che ci eravamo posta all&#8217;inizio: per chi scrive, lo scrittore? Il che ci rimanda, inevitabilmente, all&#8217;altra domanda: perch\u00e9 scrive? Se lo fa per esorcizzare i propri demoni, ne ha tutto il diritto, anzi, pu\u00f2 essere realmente una esperienza liberatoria: ma scrivere e pubblicare sono due cose diverse. Anche andare di corpo \u00e8 una esperienza liberatoria e non certo meno necessaria; ma &#8211; tranne qualche estremo artista seguace del surrealismo, come Piero Manzoni nel 1961, con i suoi barattoli di \u00abMerda d&#8217;artista\u00bb &#8211; non ci sembra appropriato offrire poi al pubblico le proprie deiezioni come opera da fruire. E questo vale per la pittura come per la letteratura e, naturalmente, per il cinema (ragion per cui non siamo fra gli ammiratori del regista Rainer Werner Fassbinder).<\/p>\n<p>S\u00ec, lo sappiamo: \u00e8 una posizione tremendamente &quot;demod\u00e9&quot;. Tuttavia, a costo di passare per dei biechi reazionari e per dei nemici impenitenti della modernit\u00e0, per noi la merda \u00e8 merda e l&#8217;arte \u00e8 un&#8217;altra cosa. Non si pu\u00f2 dire, con nessun artificio, che la merda e l&#8217;arte sono la stessa cosa; o che certe merde, se prodotte da un autore profondo e originale, diventano, per qualche miracoloso processo catartico, delle opere d&#8217;arte.<\/p>\n<p>Restiamo dell&#8217;idea, quindi, che vomitare addosso agli altri il proprio marciume non \u00e8 una operazione del tutto limpida, anche se \u00e8 certo che si trover\u00e0 sempre qualcuno disposto a goderne e a disputarselo: perch\u00e9 le variet\u00e0 della degradazione umana sono quasi infinite; e, cos\u00ec come per ogni sadico c&#8217;\u00e8 un masochista in lista d&#8217;attesa, pronto e dispostissimo a farsi picchiare, insultare e umiliare, allo stesso modo per ogni furbo c&#8217;\u00e8 un cretino che chiede di essere ingannato e preso in giro, e per ogni corruttore c&#8217;\u00e8 un concusso, che non aspetta altro se non ricevere un&#8217;offerta allettante per mettersi in vendita.<\/p>\n<p>Non crediamo, peraltro, che sia una posizione moralistica. Non ci passa nemmeno per la testa di negare che, nella vita, c&#8217;\u00e8 bisogno anche delle latrine, nelle quali versare il sovrappi\u00f9 del cibo e delle bevande assunte dal corpo; quel che non ci trova d&#8217;accordo, \u00e8 il fatto di mettere una bella telecamera nelle latrine e di distribuire a tutti i relativi filmati, per di pi\u00f9 con la sublime impudenza di qualificarli come letteratura, cinema o arte. L&#8217;evacuazione \u00e8 un processo fisiologico necessario, ma di carattere strettamente privato.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, complici i reality televisivi sul tipo del \u00abGrande Fratello\u00bb, abbiamo smarrito non solo la distinzione fra ci\u00f2 che \u00e8 pubblico e ci\u00f2 che \u00e8 privato, ma anche fra ci\u00f2 che \u00e8 naturale, come lo sono gli atti fisiologici, e ci\u00f2 che \u00e8 innaturale, come la loro plateale esibizione. Di conseguenza, abbiamo perso di vista anche il confine fra ci\u00f2 che \u00e8 decente e ci\u00f2 che \u00e8 indecente; e il tutto \u00e8 stato agevolato dal conformismo e dalla paura, tipica del progressismo cialtrone, di passare per dei bacchettoni e dei moralisti. E a chi piace vedersi appioppare il ruolo di represso e di perbenista ipocrita, dopo che sono stati predicate, con tanto fervore e tanto zelo, le nuove Tavole della Legge della psicanalisi freudiana?<\/p>\n<p>Se, infatti, l&#8217;ostentazione dei pi\u00f9 bassi istinti sessuali d\u00e0 fastidio, ci\u00f2 vuol dire che si sta barando con se stessi, che si sta censurando la propria parte pi\u00f9 profonda: cos\u00ec recita il nuovo Verbo freudiano; e del resto, perch\u00e9 no?, con qualche fondo di verit\u00e0. Resta da vedere, e questo i santoni del grande guru della psicanalisi non lo spiegano, perch\u00e9 mai dovrebbe essere una cosa disdicevole il pudore delle proprie pulsioni lutulente; perch\u00e9 mai dovrebbe essere sbagliato il disgusto davanti alla ostentazione della sporcizia, propria e altrui.<\/p>\n<p>Dunque: lo scrittore che pubblica i suoi libri o che li ritiene comunque degni di pubblicazione, non deve confondere la propria igiene privata con l&#8217;atto di proporli alla lettura altrui; se ci\u00f2 avviene, si tratta o di una deplorevole forma di esibizionismo, o di una non limpida operazione commerciale, cose entrambe che nulla hanno a che fare con la seriet\u00e0 della letteratura.<\/p>\n<p>Lo scrittore, crediamo, scrive e pubblica i suoi libri perch\u00e9 ne sente l&#8217;impulso, ma anche perch\u00e9 ritiene di avere qualcosa di valido da comunicare ai suoi simili; altrimenti, dovrebbe limitarsi a scrivere per se stesso, cos\u00ec come per se stessi ci si dedica alle proprie necessit\u00e0 fisiologiche. Lo sfogo sulla pagina scritta non \u00e8 letteratura, ma, tutt&#8217;al pi\u00f9, terapia psicanalitica; e il carezzare le pulsioni proibite del pubblico non \u00e8 letteratura, ma operazione di mercato.<\/p>\n<p>Ora possiamo provare a rispondere anche alla domanda iniziale: per chi scrive lo scrittore, beninteso lo scrittore che desidera pubblicare le sue opere? Per se stesso, certamente: per chiarirsi, per liberarsi, per purificarsi; ma non solo: se cos\u00ec fosse, sarebbe appagato dal semplice fatto di scrivere, e non cercherebbe il consenso dei lettori.<\/p>\n<p>No: se lo scrittore si rivolge a un pubblico, allora vuol dire che scrive anche per esso; e, se \u00e8 cos\u00ec, ne deriva che egli ha dei doveri nei suoi confronti, cos\u00ec come una guida ha dei doveri nei confronti di coloro che si affidano a lei per trovare la strada. Nessuno, nella vita, ha l&#8217;obbligo di fare da guida agli altri; ma, se decide di proporsi come tale, allora deve essere una guida onesta e, per prima cosa, deve conoscere la strada. Ma questo, oggi, \u00e8 un discorso che non piace, perch\u00e9 non piacciono i discorsi che implicano doveri e responsabilit\u00e0: due parole, queste, divenute quasi impronunciabili&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per chi scrive, uno scrittore? 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