{"id":27762,"date":"2016-02-20T06:33:00","date_gmt":"2016-02-20T06:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/20\/peppone-e-don-camillo-sono-il-simbolo-di-unitalia-che-pensa-anzitutto-al-bene-comune\/"},"modified":"2016-02-20T06:33:00","modified_gmt":"2016-02-20T06:33:00","slug":"peppone-e-don-camillo-sono-il-simbolo-di-unitalia-che-pensa-anzitutto-al-bene-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/20\/peppone-e-don-camillo-sono-il-simbolo-di-unitalia-che-pensa-anzitutto-al-bene-comune\/","title":{"rendered":"Peppone e don Camillo sono il simbolo di un\u2019Italia che pensa anzitutto al bene comune"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Italia era uscita a pezzi dalla sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Non solo era stata sconfitta, ma si era giocata il suo onore e la sua credibilit\u00e0, all&#8217;estero e, quel che pi\u00f9 conta, nei confronti di se stessa; aveva vissuto il dramma di una guerra civile e non aveva avuto il coraggio di chiamarla con il suo nome; era passata alla democrazia sull&#8217;onda della &quot;liberazione&quot; da parte degli Angloamericani, ma illudendosi di essersi liberata, sostanzialmente, da s\u00e9; e voltando la testa dall&#8217;altra parte mentre bande di partigiani comunisti, i quali non certo per instaurare la democrazia avevamo preso le armi, ma per instaurare una nuova e ben pi\u00f9 spietata dittatura, scorrazzavamo impunemente per il Paese, arrestando, fucilando e facendo sparire migliaia e migliaia di cittadini, cos\u00ec, senza processo, senza parvenza alcuna di legalit\u00e0, e gettando i cadaveri nei fiumi, nel mare, nelle grotte, nelle foibe. Il terrore regnava in alcune regioni, come nel tragico &quot;triangolo rosso&quot; dell&#8217;Emilia-Romagna: spadroneggiavano quelli dal grilletto facile, e chi faceva troppe domande, rischiava a sua volta di fare una brutta fine.<\/p>\n<p>Le distruzioni morali e spirituali si sommavano a quelle materiali. L&#8217;industria era in gran parte salva (e non certo, come fu detto, per merito dei partigiani, ma semplicemente perch\u00e9 i Tedeschi in ritirata, contravvenendo agli ordini del loro Comando Supremo, non fecero saltare in aria le fabbriche, puntando tutto sull&#8217;obiettivo di riguadagnare la Germania senza lasciarsi invischiare in una inutile e disperata battaglia di retroguardia); per\u00f2 non c&#8217;erano materie prime, n\u00e9 combustibile; le citt\u00e0 avevano subito danni spaventosi dai bombardamenti aerei, e cos\u00ec le ferrovie, le strade, i porti; il patrimonio zootecnico era stato pressoch\u00e9 distrutto; l&#8217;economia era regredita al baratto; dai campi di prigionia, dalla Venezia Giulia, dalle ex colonie, rientravano laceri, affranti, centinaia di migliaia di Italiani che avevano perso tutto e che non avevano alcuna speranza di trovare un lavoro; e centinai di migliaia di Italiani riprendevano, dolorosamente, la via dell&#8217;emigrazione, come gi\u00e0 avevano fatto i loro padri e i loro nonni, verso Paesi vicini e lontani, anche al di l\u00e0 dell&#8217;Oceano, anche in capo al mondo, fino al Sud dell&#8217;Argentina, alla Terra del Fuoco.<\/p>\n<p>In questo Paese vinto, avvilito, profondamente umiliato, che aveva sognato di occupare una posizione eminente a livello mondiale e che aveva iniziato a costruire un intero quartiere nuovo di zecca, nella capitale, per celebrare la propria grandezza in occasione dell&#8217;Esposizione universale del 1942, e che adesso si trovava in ginocchio, non tutto era, per\u00f2, perduto. Nonostante le ferite, morali e materiali; nonostante l&#8217;odio recente, i delitti rimasti impunti; nonostante la sudditanza verso il vincitore, che pur si era mostrato largo di aiuti, con il Piano Marshall, per la ricostruzione, non certo senza interesse, qualche cosa, nonostante tutto, era rimasto vivo: qualche cosa delle antiche virt\u00f9 che n\u00e9 la sconfitta, n\u00e9 la guerra civile, avevano potuto interamente distruggere. Si trattava di un certo qual senso istintivo della solidariet\u00e0, del bene comune, dell&#8217;interesse generale; e, prima ancora, di una serie di virt\u00f9 pratiche, la laboriosit\u00e0, la sobriet\u00e0, l&#8217;onest\u00e0 personale, il rispetto della parola data, una certa qual lealt\u00e0 di fondo, vuoi per il retaggio dell&#8217;educazione religiosa, vuoi per quello di un modello civile che, dittatura o non dittatura, non aveva mai premiato apertamente la disonest\u00e0 e la furfanteria, ma aveva sempre tenuto fermo il principio che il buon cittadino \u00e8 quello che pu\u00f2 andare a testa alta fra la gente, perch\u00e9 non ruba, non mente, non calunnia e, soprattutto, non si prostituisce, non si vende, mai, per nessuna ragione al mondo, fosse pure in cambio di un tesoro. A dispetto del fatto di essere povero, con la giacca rammendata e i pantaloni troppo corti, essendo quelli ereditati dal padre o dal fratello maggiore.<\/p>\n<p>Altro fattore positivo: pur essendo fortemente ideologizzato, specialmente a cavallo delle elezioni politiche del 1948, in un mondo spaccato a met\u00e0 dalla Guerra fredda, l&#8217;Italiano medio non era per\u00f2 (non ancora) cos\u00ec fanatizzato da ragionare solo ed esclusivamente in termini d&#8217;ideologia, fino al punto di anteporre l&#8217;ideologia a tutto il resto, e persino al buon senso. L&#8217;Italiano medio aveva conservato, attraverso tante vicissitudini e tante sciagure, un istintivo sentimento della cosa giusta da fare: nei confronti di se stesso, della propria famiglia, della propria moglie o del proprio marito, nei confronti del quartiere o del paese, nei confronti della Patria &#8211; che si poteva ancora chiamare cos\u00ec, senza provare un senso d&#8217;imbarazzo o di vergogna, come poi accadr\u00e0, specialmente a partire dagli anni del totale incretinimento politico e civile: quelli del 1968. Abituato alla povert\u00e0 e alla sua inseparabile compagna, la sobriet\u00e0, sapeva che non ha senso cercare il proprio benessere a danno del prossimo e contro il prossimo. Abituato a vivere in case sovraffollate, con i servizi igienici in comune, con la fontanella dell&#8217;acqua da dividere con le pecore o le mucche, era abituato anche a pensare in termini di solidariet\u00e0 e di collaborazione, perch\u00e9 il puro e semplice buon senso gli aveva insegnato che solo cos\u00ec avrebbe potuto proteggere se stesso e le persone care, non certo cercando di fregare i vicini o i parenti, coi quali divideva le magre risorse di una vita di stenti.<\/p>\n<p>Insomma: la modernit\u00e0 non era ancor giunta a devastare definitivamente le menti ed i cuori degli Italiani; il <em>boom<\/em> economico, il benessere, il consumismo, che avrebbero stravolto per sempre il paesaggio, esteriore e interiore, degli Italiani, erano ancor di l\u00e0 da venire; in tempi di vacche magre, si tendeva ad aiutarsi, a compatirsi, anche se le rivalit\u00e0 esistevano, anche se le inimicizie non erano affatto merce sconosciuta. Per\u00f2 gli Italiani di allora avevamo abbastanza sale in zucca per capire che solo restando uniti, solo conservando un po&#8217; di comprensione reciproca, avrebbero potuto tenere in piedi la baracca. Il femminismo non era ancora giunto a seminare la discordia ideologica fra la donna e l&#8217;uomo; mogli e mariti facevano del loro meglio per comporre le loro difficolt\u00e0, le loro incomprensioni, e per tirar su i figli con dei buoni principi, secondo l&#8217;esempio ricevuto dai nonni. Non era il paradiso terrestre, c&#8217;erano amarezze e delusioni, ma c&#8217;era anche la consapevolezza che la vita non \u00e8 un luna-park, non si viene al mondo per &quot;realizzarsi&quot; egoisticamente, a discapito del prossimo, ma per vivere una vita buona, per fare degnamente la propria parte. In poche parole, il diabolico consumismo non aveva ancora guastato la sana coscienza delle persone.<\/p>\n<p>Un esempio di quel buon senso che viene prima delle contrapposizioni ideologiche; di quella moralit\u00e0 che precede e che corregge i difetti delle istituzioni, dei partiti, delle chiese; di quella sobriet\u00e0, di quella moralit\u00e0, di quel rispetto di s\u00e9 e degli altri, che hanno consentito agli Italiani del secondo dopoguerra di rialzarsi in piedi, di medicare le ferite, di ricostruire le case, di risanare l&#8217;economia, facendo, addirittura, della lira una delle monete pi\u00f9 stabili al mondo, tanto che fino ai primi anni Sessanta l&#8217;Italiano viaggiava nel Centro Europa per risparmiare sulle vacanze, \u00e8 contenuto nella serie dei libri di racconti, o romanzi a episodi, di Giovannino Guareschi (1908-1968) intitolata \u00abMondo piccolo\u00bb, e incentrata sulla rivalit\u00e0, venata di rispetto, se non anche di vera amicizia, e sia pure inconfessata, fra il sindaco comunista Peppone e l&#8217;arciprete don Camillo, anticomunista a tutto tondo, in un non meglio identificato paesino della Bassa Padana (la localizzazione di Brescello \u00e8 venuta con il cinema, mentre nei libri, una quindicina in tutto, il nome del paese resta sconosciuto al lettore).<\/p>\n<p>Ha scritto Gian Franco Ven\u00e8 in \u00abVola Colomba. La vita quotidiana degli italiani negli anni del dopoguerra: 1945-1960\u00bb (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, pp. 224; 228-231):<\/p>\n<p><em>\u00abPeppone e don Camillo nacquero nel 1946 sulle pagine di &quot;Candido&quot; ma penetrarono nelle biblioteche di famiglia solo nel 1948 quando apparvero nel volume intitolato &quot;Mondo piccolo&quot;; raggiunsero il massimo successo all&#8217;inizio degli anni Cinquanta, in un&#8217;epoca nella quale pi\u00f9 di quattro milioni di italiani tolsero il voto alla Democrazia cristiana per disseminarlo a destra e a sinistra. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Peppone era tutto il contrario dei comunisti raffigurati da Guareschi nelle sue polemiche politiche: retto, onesto, intelligente, il sindaco comunista di &quot;Mondo piccolo&quot; governava il suo paese con saggezza e senso pratico. Era soprattutto incapace di &quot;dare il cervello al&#8217;ammasso&quot;, come si diceva dei comunisti. Affrontava i problemi quotidiani con buon senso e coscienza: potendo vi impegnava le sue idee di militante comunista, ma se l&#8217;ideologia era di ostacolo la accantonava. A differenza degli studenti politicizzati dei primi anni Cinquanta, e a somiglianza dei loro genitori, non credeva affatto a rimedi politici universali. Aveva fede in Dio pur senza darlo a vedere, quando aveva un &quot;peso sulla coscienza&quot; se ne liberava grazie ai sacramenti.<\/em><\/p>\n<p><em>Don Camillo \u00e8 democristiano perch\u00e9 veste l&#8217;abito talare e perch\u00e9 non ha altra risorsa elettorale contro l&#8217;ateismo, ma dell&#8217;osservanza alle regole ecclesiastiche o governative tiene pochissimo conto. \u00e8 un &quot;ministro di Dio&quot; come preferisce definirsi, e Dio, raffigurati da Guareschi nel Cristo crocifisso &quot;pesante una tonnellata&quot; con il quale l&#8217;arciprete ha colloqui quotidiani, non ha nulla in contrario a che gli uomini si distinguano in rossi, neri e bianchi purch\u00e9 all&#8217;atto pratico si comportino cristianamente secondo coscienza. Nell&#8217;epoca in cui la Chiesa fulmina gli elettori di sinistra, Peppone raccomanda a Ges\u00f9, che gli dia una mano a ottenere la maggioranza in comune. Ges\u00f9 non s&#8217;impegna (a differenza di don Camillo, Peppone non ne percepisce la voce) ma, com&#8217;\u00e8 come non \u00e8, anche il suo ministro finisce per votare comunista e i rossi continuano a comandare. Don Camillo aborre il comunismo, per lui un crogiolo pestilenziale di ateismo e di violenza, ma conosce la probit\u00e0 dell&#8217;amico avversario e sa che nessuno meglio di lui pu\u00f2 amministrare il paese: Peppone, in compenso, vota scheda bianca: sa come vanno le cose nel partito e teme che qualcuno, dall&#8217;alto, lo costringa a fare pi\u00f9 gli interessi di Mosca che quelli dei concittadini.<\/em><\/p>\n<p><em>In circostanze normali il sindaco e l&#8217;arciprete litigano, s&#8217;insultano e si scazzottano; ma nel pericolo, di fronte a casi umani o a problemi collettivi da risolvere, trovano di fatto un accordo che trascende la politica, o meglio inaugurano una sorta di superpolitica che non ha nulla a che fare con l&#8217;intrigo o gli accordi tattici tra partiti. La microsociet\u00e0 sulla quale essi agiscono pu\u00f2 cos\u00ec progredire gradualmente senza traumi e senza vittorie definitive degli uni sugli altri. La persistenza dei comunisti al potere paese di Peppone non riduce all&#8217;immobilit\u00e0 don Camillo: al contrario, se il sindaco comunista costruisce una nuova Casa del Popolo, l&#8217;arciprete tanto fa &#8212; a costo di ricattare il pi\u00f9 reazionario e bolso dei suoi parrocchiani &#8212; che inaugura un Oratorio ancora pi\u00f9 moderno. Se c&#8217;\u00e8 una crepa nel campanile o crolla la campana &quot;Geltrude&quot;, don Camillo provoca i comunisti finch\u00e9 sono costretti a porvi riparo &#8212; e alla fin fine ne vanno orgogliosi. L&#8217;avversit\u00e0 politica esalta questa solidariet\u00e0 costruttiva e rassicurante.<\/em><\/p>\n<p><em>La morale contenuta nelle fiabe di don Camillo e Peppone si insedi\u00f2 nelle pieghe sentimentali dei lettori assai pi\u00f9 spregiudicatamente dei consigli della Contessa Clara e dei drammi passionali di Raffaello Matarazzo. La scrittrice e il regista raccomandavamo la compassione per chi aveva sbagliato, ma ritenevano inevitabile l&#8217;espiazione dei trasgressori. Il sindaco e l&#8217;arciprete di Guareschi, invece, insegnavano che nessuna legge umana \u00e8 assolutamente inderogabile: infierire sugli altri solo perch\u00e9 lo vogliono le disposizioni, le consuetudini, l&#8217;opinione pubblica o la mentalit\u00e0 \u00e8 un delitto di presunzione contro la coscienza. Quando in piena repubblica muore la vecchia maestra monarchica, Peppone e don Camillo ne raccolgono l&#8217;ultimo imbarazzante desiderio: essere portata al cimitero con la bara avvolta nel tricolore sabaudo. La legge lo proibisce, il sindaco riunisce democraticamente il Consiglio comunale che esprime parere negativo, a cominciare dal gruppo democristiano. L&#8217;ultima parola spetta a Peppone: &quot;In qualit\u00e0 di sindaco vi ringrazio per la vostra collaborazione e come sindaco approvo il vostro parere di evitare la bandiera richiesta dalla defunta, per\u00f2 siccome in questo paese non comanda il sindaco ma comandano i comunisti, come capo dei comunisti vi dico che me ne infischio del vostro parere e che domani la signora Cristina andr\u00e0 al cimitero con la bandiera che vuole lei perch\u00e9 rispetto pi\u00f9 lei morta che voi tutti vivi&quot;.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Scrittori come Guareschi, oggi, non se vedono molti in giro: non sul piano della qualit\u00e0 letteraria, ma su quello della passione civile e della risentita, esigente umanit\u00e0. Guareschi, giova ricordarlo, \u00e8 stato l&#8217;unico giornalista a finire in galera e a scontare la sua pena fino all&#8217;ultimo giorno, dopo essere stato condannato per diffamazione a mezzo stampa (non volle mai chiedere la grazia). Una accusa ingiusta e vergognosa, che accolse con fierezza e dignit\u00e0. Ne avessimo ancora, di Italiani come lui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Italia era uscita a pezzi dalla sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Non solo era stata sconfitta, ma si era giocata il suo onore e la sua<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[178],"class_list":["post-27762","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27762","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27762"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27762\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}