{"id":27760,"date":"2014-10-18T07:31:00","date_gmt":"2014-10-18T07:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/18\/la-pentesilea-di-heinrich-von-kleist-spalanca-abissi-damore-cannibalismo-e-morte\/"},"modified":"2014-10-18T07:31:00","modified_gmt":"2014-10-18T07:31:00","slug":"la-pentesilea-di-heinrich-von-kleist-spalanca-abissi-damore-cannibalismo-e-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/18\/la-pentesilea-di-heinrich-von-kleist-spalanca-abissi-damore-cannibalismo-e-morte\/","title":{"rendered":"La \u00abPentesilea\u00bb di Heinrich von Kleist spalanca abissi d\u2019amore, cannibalismo e morte"},"content":{"rendered":"<p>Heinrich von Kleist \u00e8 stato l&#8217;autore di una radicale re-invenzione del mito di Pentesilea, regina delle Amazzoni, in un dramma che, nel 1808, piomb\u00f2 come un corpo estraneo nel panorama della cultura tedesca weimariana, che Goethe aveva cercato di riportare, dopo i furori rivoluzionari degli ultimi anni del XVIII secolo, sui binari di una serena classicit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;opera di von Kleist era cos\u00ec aliena, cos\u00ec sconcertante per il pubblico dell&#8217;epoca, che non pot\u00e9 essere rappresentata se non un secolo dopo, nel cima febbrile e iconoclasta delle Avanguardie novecentesche: solo in esso, nelle sue coloriture espressioniste, nelle sue valenze ambiguamente ribellistiche e libertarie, pot\u00e9 essere &quot;sdoganato&quot; e discusso.<\/p>\n<p>A dispetto delle esaltazioni che ne ha fatto, da allora, la cultura progressista e politicamente corretta (laddove quest&#8217;ultimo concetto si \u00e8 letteralmente rovesciato, rispetto all&#8217;epoca pre-moderna), tuttavia, resta un dramma sconclusionato e febbricitante, tanto ambizioso quanto velleitario: la classica espressione di una rivolta estetica che vuole distruggere ogni cosa, ma non si pone minimamente il problema di come ricostruire, considerandolo, evidentemente, una faccenda che non la riguarda per niente.<\/p>\n<p>Pentesilea, per von Kleist, s&#8217;innamora di Achille, e lui di lei, sul campo di battaglia; ma poich\u00e9 una Amazzone non pu\u00f2 scegliere l&#8217;uomo che desidera, ma solo quello che abbia saputo sconfiggere in duello, si misura con lui pi\u00f9 volte e ne esce sempre sconfitta, finch\u00e9 l&#8217;eroe greco, compresa la situazione, pur di averla, le si offre inerme: ma lei, ormai impazzita di frustrazione, rabbia e brama animalesca, non solo lo uccide, ma lo sbrana a morsi, insieme alle sue cagne, fattasi cagna ella stessa. e il suo furore bacchico \u00e8 tale che non si rende conto di ci\u00f2 che sta facendo, ma lo apprender\u00e0 solo in seguito, incredula, per bocca d&#8217;altri.<\/p>\n<p>Il punto di vista adottato da von Kleist \u00e8 alquanto libero dalla tradizione e vuole scandagliare le pieghe pi\u00f9 torbide e segrete dell&#8217;animo umano, specie per quello che attiene alle pulsioni sessuali. Vi sono, nel suo dramma, alcune notevoli intuizioni, che ovviamente la psicanalisi freudiana riprender\u00e0 e svilupper\u00e0, vedendo in lui una sorta di precursore; in particolare, viene radicalmente scossa la fiducia nell&#8217;amore come un sentimento che nobilita l&#8217;essere umano, mentre vengono mostrate impietosamente le tendenze distruttive che esso pu\u00f2 assumere. Ma resta il fatto che si tratta di un&#8217;opera disordinata e fluviale (tremila versi per raccontare una vicenda tutto sommato esigua!), perennemente in bilico fra uno psicologismo greve e forsennato e un gusto scenico esasperatamente barocco, con esiti che stanno fra l&#8217;orrido, il paradossale e la deformazione quasi caricaturale, in cui l&#8217;autore si prende talmente sul serio da non accorgersi dei limiti, delle pesantezze insostenibili, della magniloquente pretenziosit\u00e0 dell&#8217;insieme, il cui scopo finale sembra pi\u00f9 che altro quello di \u00ab\u00e9pater les bourgeois\u00bb, come potrebbe fare un surrealista &quot;ante litteram&quot;.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, nel dramma, sia una certa soffocante, ossessiva gravezza germanica, sia un inconfessabile non detto che lo rende patetico, ma scarsamente drammatico nel senso proprio del termine, perch\u00e9 un eccesso di declamazione passionale, di azione teatrale, di coreografia ridondante (Pentesilea, nell&#8217;assalto finale contro Achille, \u00e8 accompagnata da un vero esercito di guerriere, di cani addestrati e perfino di carri falcati) lo rende indigesto a uno stomaco normale: \u00e8 un&#8217;opera che pu\u00f2 piacere solo a chi, per partito preso e per militanza ideologica &#8212; le femministe degli anni Settanta, per esempio, le quali, infatti, ne accolsero con vivo entusiasmo la riproposizione sulla scene &#8211;, vi vede uno dei possibili grimaldelli con cui scardinare il concetto di ordine nell&#8217;espressione artistica.<\/p>\n<p>Amore, cannibalismo e morte sono temi certo interessanti, cos\u00ec fittamente intrecciati da non poterli separare; ma bisogna aver chiaro che una cosa \u00e8 la sperimentazione artistica, altra cosa \u00e8 l&#8217;opera d&#8217;arte compiuta: legittima e, anzi, necessaria la prima, purch\u00e9 non venga contrabbandata per la seconda, che \u00e8 un&#8217;altra cosa. L&#8217;opera d&#8217;arte \u00e8 il punto d&#8217;arrivo di un percorso estetico, in cui l&#8217;autore sintetizza e riconduce ad unit\u00e0 i fili della sua intuizione e della sua ricerca; la sperimentazione non \u00e8 che la fase preparatoria di essa. E la \u00abPentesilea\u00bb di von Kleist non esce dalla fase della sperimentazione: non \u00e8 un&#8217;opera compiuta e ricondotta ad unit\u00e0; \u00e8 un grido di rivolta e, soprattutto, di disperazione, come pu\u00f2 esserlo la pagina di diario di un adolescente che si sente incompreso dal mondo intero e si sfoga delle sue amarezze e delusioni.<\/p>\n<p>Heinrich von Kleist, un omosessuale che non rinunciava al rapporto privilegiato con le donne, forse per salvare le apparenze, forse perch\u00e9 le sentiva spiritualmente pi\u00f9 vicine &#8211; al punto da scegliere il suicidio sulle rive del Wannssee, a Berlino, nel 1810, dopo avere ucciso la sua amica Henriette Vogel, malata di tumore e vittima consenziente -, viveva in se stesso fortissime tensioni fra il suo vero essere e il suo apparire, cos\u00ec come la societ\u00e0 del tempo lo richiedeva e come lui stesso, prussiano conservatore e militarista (soldato a quindici anni, e fu allora che ebbe, probabilmente, le prime esperienze omosessuali), si sforzava di sembrare.<\/p>\n<p>La sessualit\u00e0 di Achille, infatti, \u00e8 dolente e quasi femminile, quella di Pentesilea \u00e8 virile, ma disperata, perch\u00e9 non accetta di piegarsi alla passione che pure la devasta e, alla fine, impazzisce per il contrasto non risolto ed insolubile fra la brama cieca e impetuosa e la sua stessa femminilit\u00e0 ribelle al proprio ruolo: perch\u00e9 il vero dramma di lei non \u00e8 tanto nel contrasto frasi le leggi (delle Amazzoni) e le ragioni del cuore, quanto nell&#8217;intimo di se stessa, in una sessualit\u00e0 ambigua, incompiuta e incapace di abbandono: l&#8217;eccesso finale non \u00e8 che la risposta delirante al fatto di trovarsi imbottigliata in un fatale vicolo cieco, il desiderio del maschio e l&#8217;odio per esso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Anita Raja &#8211; germanista, traduttrice delle opere di Christa Wolf, ma anche di Brecht, di Hesse, di Kafka, della Bachman &#8212; delinea il dramma della regina delle Amazzoni, in un saggio, apparso originariamente sul \u00abManifesto\u00bb nel 1986, di cui riportiamo i passaggi conclusivi (da: A. Raja, \u00abL&#8217;amore funesto di Pentesilea\u00bb, poi in volume nella raccolta di saggi di autori vari: \u00abUn tocco di classico\u00bb, Palermo, Sellerio Editore, 1987, pp. 153-55):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; La grandezza dell&#8217;invenzione di Kleist sta nell&#8217;aver spostato in secondo piano il probabile esito necrofilo della passione di Achille e di aver posto invece in primo piano il fatto che l&#8217;oggetto del desiderio del Pelide \u00e8 un soggetto femminile cos\u00ec intensamente mutato e cos\u00ec intensamente in contraddizione con l&#8217;immagine del femminino, che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 terreno noto per l&#8217;amore. Tant&#8217;\u00e8 vero che per avere Pentesilea ad Achille non baster\u00e0 un colpo di lancia: dovr\u00e0 fingere di essere stato sconfitto, dovr\u00e0 presentarsi a uno scontro finale che per lui \u00e8 una pantomima, per Pentesilea una vera ineluttabile guerra tra i sessi. Perch\u00e9 Pentesilea vuole Achille, ma non pu\u00f2 e non vuole esserne la regina. Contro le sue stesse pulsioni, rimarr\u00e0 fino alla fine l&#8217;amazzone del libero stato delle donne che inorridisce all&#8217;idea di essere regina di Ftia e vuol trascinare il Pelide a Temiscira. L&#8217;occhio di Odisseo vede fin dalla prima scena non come l&#8217;uomo ama la donna ma come la donna ama l&#8217;uomo, avvampando di passione, &quot;met\u00e0 Grazia e met\u00e0 Furia&quot;, incalzando e rabbiosamente in armi cercando di raggiungerlo, in fondo al baratro dove \u00e8 precipitato con il suo carro pur di sfuggirle. E vorrebbe tirar fuori il Pelide da questo ruolo anomalo di preda braccata. Ma Achille \u00e8 spaventato e affascinato. S&#8217;\u00e8 vantato di sapere cosa Pentesilea vuole da lui. In realt\u00e0 non sa nulla, in balia com&#8217;\u00e8 della sua contraddizione sessuale che da un lato lo spinge a voler fare scempio di lei come ha fatto con Ettore, dall&#8217;altro ad operare un abbassamento strumentale del suo ruolo maschile (la sconfitta sul campo per mano di una donna) per poter godere finalmente del corpo senza armatura di Pentesilea. Inutilmente Protoe lo ammonisce: &quot;Un cuore femminile custodisce infinite cose che non sono fatte per la luce del giorno&quot;. Achille riesce a vedere solo quello che il suo stereotipo sessuale gli permette di vedere.<\/p>\n<p>Kleist invece percepisce nell&#8217;amazzone alcune cose delle infinte che il cuore di una donna custodisce e non sono fatte per la luce del giorno razionalista e classicista. Forse perch\u00e9 le aveva avvertite con preoccupazione nella sorellastra Ulrike, l&#8217;essere anfibio che non sapeva decidersi a stare quietamente nella sfera del femminino. Forse perch\u00e9 troppi argini erano saltati e troppe leggi erano state violate nel corso della sua vita breve. Forse perch\u00e9 la sua stessa &quot;natura&quot; non era riuscita a imbrigliarsi, malgrado i meticolosi &quot;piani di vita&quot; , nel ruolo del maschio prussiano, guerriero, impiegato, sposo, poeta. Certo Kleist, dopo aver raschiato il fondo dei miti patriarcali, si affaccia sul&#8217;abisso da cui viene la voce di Pentesilea. Allora mette in scena il senso di catastrofe liberatoria che presagisce, le forze temute che tendono a sprigionarsi, se le forme si spezzano (compresa la corazza che regolamenta lo scontro tra i sessi) e i nudi corpi sessuati, in una sorta di tenebrosa e informe istintualit\u00e0 metastorica, si affrontano violando tutte le leggi. Ecco quindi che riemerge dal fondo dell&#8217;immaginario maschile la Madre tremenda e desiderata, ecco che il maschio si offre a lei affondando in una sorta di &quot;sentimento di fanciulla&quot; che gi fa mormorare: &quot;Pentesilea, mia sposa che mi fai? Sarebbe questa la festa delle rose che mi promettesti?&quot;. \u00c8 violata anche la finzione dell&#8217;ossequio alla legge, gli stessi confini verbali che mettono ordine nel mondo e nei rapporti umani cedono. Pentesilea, spogliato Achille morente della corazza, confonde i baci coi morsi e &quot;come una cagna in mezzo al branco&quot; fa a brani il maschio, ne divora appassionatamente il corpo amato e insieme la sua cultura, la sua storia di predatore, precipitando nell&#8217;azzeramento pi\u00f9 totale e disperato. Privatasi delle armi maschili, ridotta a puro corpo che il maschile ha tutto attraversato, Pentesilea discende dentro l&#8217;abisso inesplorato di se stessa. Ed \u00e8 l\u00ec, dalle infinite cose che custodisce, che Kleist le fa trarre l&#8217;arma invisibile, la pi\u00f9 tristemente nota a una donna: un sentimento autodistruttore, forgiato con il dolore, il pentimento e la speranza che la uccide di colpo. Baccante terribile che \u00e8 stata costretta a divorare il suo figlio amante, Pentesilea estrae da se stessa la morte, la produce con il suo corpo, per pura incompatibilit\u00e0 con la vita com&#8217;\u00e8, che non si lascia cambiare.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, la sensibilit\u00e0 dei moderni pu\u00f2 ben capire le ragioni di von Kleist: il nostro tempo, che esalta lo squilibrato, l&#8217;abnorme, il patologico e che non crede alla sanit\u00e0 e all&#8217;armonia, perch\u00e9 subito vi sospetta dissimulazione e inganno, \u00e8 fatto per apprezzare un dramma come la \u00abPentesilea\u00bb di von Kleist, che nessun teatro os\u00f2 mettere in scena per un secolo e di cui nessun critico parlava senza dover velare una nota di fortissimo imbarazzo.<\/p>\n<p>Si disse, a lungo, che la \u00abPentesilea\u00bb era un&#8217;opera strana e atipica, mentre possiamo tranquillamente riconoscere che essa \u00e8 la pi\u00f9 kleistiana di tutte, la pi\u00f9 coerente, quella che meglio esprime l&#8217;intima essenza della poetica del Nostro. Che poi i moderni abbiano ragione di compiacersi di certe spregiudicate &quot;modernit\u00e0&quot; di cui \u00e8 portatrice; che alcune giornaliste e scrittrici femministe non abbiano esitato a salutare con entusiasmo il suo ritorno sulle scene, questa \u00e8 un&#8217;altra questione, che rinvia a quanto detto sopra circa la distinzione fra esperimento e opera d&#8217;arte.<\/p>\n<p>Certo, la cultura moderna ha in uggia l&#8217;idea che l&#8217;arte possa essere qualcosa di riposante o di rasserenante: vi vede un narcotico o, peggio ancora, un trucco di chiss\u00e0 quali perfidi poteri, per tener buone le moltitudini oppresse; non la sfiora mai il sospetto che, avendo essa instaurato il perfetto conformismo dell&#8217;anticonformismo, i nostri sono i tempi della massima cloroformizzazione e della pi\u00f9 smaccata manipolazione delle coscienze e delle intelligenze. Ma i progressisti, si sa, hanno il monopolio non solo della scienza, dell&#8217;arte, della filosofia, bens\u00ec anche quello dell&#8217;etica: loro soltanto sono nel buono e nel giusto, tutti gli altri sbagliano e sono nell&#8217;errore, in buona o, pi\u00f9 spesso, in cattiva fede.<\/p>\n<p>Se, dunque, la \u00abPentesilea\u00bb di von Kleist ci offre una occasione per riflettere sullo stato della &quot;coscienza infelice&quot; e sul drammatico punto morto cui sono giunti i rapporti tra il maschile e il femminile nella societ\u00e0 odierna, con buona pace del Progresso, della Felicit\u00e0 e di tutti gli altri miti laici della modernizzazione, allora non possiamo che consigliarne la diffusione pi\u00f9 ampia possibile, specialmente per mettere in guardia contro gli effetti devastanti che pu\u00f2 avere l&#8217;esaltazione irresponsabile degli istinti primordiali, l\u00e0 dove essi trovano nella tecnica una cassa di risonanza praticamente illimitata. Ma se, invece, la si accosta per cercarvi anche solo un barlume di verit\u00e0 e di speranza sulla condizione umana, quale dovrebbe realizzarsi, allora \u00e8 assai meglio lasciar perdere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Heinrich von Kleist \u00e8 stato l&#8217;autore di una radicale re-invenzione del mito di Pentesilea, regina delle Amazzoni, in un dramma che, nel 1808, piomb\u00f2 come un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27760","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27760","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27760"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27760\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27760"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27760"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27760"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}