{"id":27759,"date":"2015-07-30T01:16:00","date_gmt":"2015-07-30T01:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/per-uscire-dal-cerchio-stregato-del-pensiero-soggettivo-occorre-postulare-il-pensiero-assoluto\/"},"modified":"2015-07-30T01:16:00","modified_gmt":"2015-07-30T01:16:00","slug":"per-uscire-dal-cerchio-stregato-del-pensiero-soggettivo-occorre-postulare-il-pensiero-assoluto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/per-uscire-dal-cerchio-stregato-del-pensiero-soggettivo-occorre-postulare-il-pensiero-assoluto\/","title":{"rendered":"Per uscire dal cerchio stregato del pensiero soggettivo occorre postulare il Pensiero Assoluto"},"content":{"rendered":"<p>Chiamiamo filosofia l&#8217;amore e la ricerca del vero; e il pensiero \u00e8 il processo razionale mediante il quale perseguiamo una tale ricerca. Si noti che la razionalit\u00e0 non si esprime in maniera univoca; essa \u00e8 sempre, in qualche misura, soggettiva, perch\u00e9 sempre esprime il punto di vista del soggetto, sebbene si sforzi di fissare delle regole condivise: ma lo fa all&#8217;interno del proprio paradigma culturale, che \u00e8, anch&#8217;esso, soggettivo. Due diversi paradigmi culturali non si capiscono e non possono, pertanto, dialogare: ad esempio, il paradigma moderno ammette, per il pensiero razionale, una sola modalit\u00e0 di procedimento, e bolla come &quot;irrazionale&quot; il pensiero mitico degli antichi o dei cosiddetti primitivi &#8212; il che \u00e8 come pretendere di giudicare senza mai essere giudicati, quasi che il pensiero moderno fosse il Pensiero per definizione.<\/p>\n<p>Anch&#8217;esso, invece, \u00e8 il prodotto d una situazione storica; anch&#8217;esso, pur servendosi dei processi logici a sua disposizione, non coglie direttamente l&#8217;essenza delle cose &#8212; ci\u00f2 sarebbe impossibile, perch\u00e9 il pensiero \u00e8 sempre pensiero di ci\u00f2 che ad esso si presenta, vale a dire non le cose in se stesse, non il reale in quanto tale, ma il reale in quanto manifestazione. Il pensiero di un singolo soggetto, o l&#8217;insieme dei pensieri di pi\u00f9 soggetti appartenenti al medesimo paradigma culturale, \u00e8 sempre pensiero riflesso, cio\u00e8 pensiero di pensiero: si rivolge alla cosa pensata, non alla cosa assoluta. Ma la cosa assoluta \u00e8 ci\u00f2 che sta fuori dello spazio e del tempo: e, per definizione, ci\u00f2 che si trova all&#8217;interno dello spazio e del tempo, come il pensiero umano, non pu\u00f2 giungere ad una tale altezza, in nessun modo e a nessuna condizione.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che si manifesta la tentazione del solipsismo. Se l&#8217;unica realt\u00e0 che posso cogliere col pensiero, io soggetto pensante, \u00e8 una realt\u00e0 riflessa, vale a dire una realt\u00e0 di secondo grado, allora sarei quasi portato a dire che essa sia l&#8217;unica realt\u00e0: posso infatti supporne un&#8217;altra, ma soltanto supporla, perch\u00e9 qualunque realt\u00e0 concreta io di fatto sperimenti, sar\u00e0 sempre una realt\u00e0 soggettiva: colta da me, all&#8217;interno del mio stesso pensare. E niente e nessuno potranno mai garantirmi che non si tratti delle allucinazioni di un folle; nemmeno il buon Cartesio, con tutto il suo &quot;cogito&quot;: perch\u00e9 il pensiero \u00e8 pur sempre un atto umano che si svolge all&#8217;interno del soggetto e che non ci d\u00e0 il reale in quanto tale (il &quot;noumeno&quot; kantiano), ma sempre e solo il fenomeno.<\/p>\n<p>Siamo dunque condannati a muoverci nel circolo vizioso del pensiero soggettivo, della razionalit\u00e0 soggettiva, del sapere soggettivo, senza speranza n\u00e9 possibilit\u00e0 di uscirne? E, se \u00e8 cos\u00ec, cosa rende il mio pensiero pi\u00f9 veritiero, pi\u00f9 attendibile, e, in definitiva, pi\u00f9 degno di essere preso a norma dell&#8217;atto di penare, di quanto non lo sia il pensiero degli altro soggetti pensanti? Ciascuno avanza la sua pretesa di veridicit\u00e0; e ciascuno, dal proprio punto di vista, ha ragione: perch\u00e9 tutti, nessuno escluso, muovono dal soggetto all&#8217;oggetto e dunque tutti, nessuno escluso, possiedono la dignit\u00e0 inerente allo statuto ontologico del pensante.<\/p>\n<p>Ma giungere a una tale conclusione, significa precipitare il mondo nella pazzia: perch\u00e9 se ogni pensiero \u00e8 vero, allora sono veri anche i pensieri che si contraddicono a vicenda; e cos\u00ec viene a cadere la pietra d&#8217;angolo della razionalit\u00e0 stessa, vale a dire il principio di non contraddizione. Se si pu\u00f2 dire che una cosa \u00e8 nello stesso tempo, grande e piccola, calda e fredda, bella e brutta, giusta e sbagliata, buona e cattiva, vera e falsa, allora il mondo non \u00e8 che un vasto manicomio e la vita umana si riduce ad un mero incidente, privo di alcun significato. \u00c8 questo che vogliamo, quando cerchiamo la verit\u00e0 e quando costruiamo dei sistemi filosofici? Evidentemente no. Eppure, date le premesse, pare difficile, se non impossibile, sottrarsi a una simile conclusione.<\/p>\n<p>Osservava, a questo proposito, Giuseppe Maria Zangh\u00ec in un interessante articolo di trentacinque anni fa, \u00abL&#8217;intellettuale, chi \u00e8?\u00bb (in: \u00abNuova umanit\u00e0\u00bb, Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, marzo-aprile 1980, pp. 6-11):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 chiaro che la ragione \u00e8 il pensare dispiegato. Una ragione che non proceda per argomentazioni una ragione che non si muova nell&#8217;ambito della deduzione o dell&#8217;induzione, negherebbe se stessa. Ma questo ci fa evidente che la ragione \u00e8 segnata dallo spazio e dal tempo: la ragione \u00e8 individua. Per questo dobbiamo riconoscere che se in astratto si ha LA ragione, in concreto si hanno TANTE ragioni quanti individui pensanti,. La ragione si organizza in sistema, versione logica di quell&#8217;altro sistema che \u00e8 l&#8217;individuo che pensa. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il pensiero che si esprime nel movimento della ragione \u00e8 discorsivo, procede cio\u00e8 da analisi a sintesi, sintesi che andranno sciolte in ulteriori analisi che saranno ricomposte in nuove sintesi. Questo discorrere \u00e8 il SISTEMA: organizzazione logica della spazio temporalit\u00e0 del soggetto che pensa e della realt\u00e0 pensata e della relazione fra i soggetti pensanti. Ogni sistema \u00e8, dunque, insieme sintesi e analisi &#8212; solo a questo patto sar\u00e0 razionale. [&#8230;]<\/p>\n<p>La razionalit\u00e0 parte dai dati che il reale le fornisce (e per reale intendo il diverso dal soggetto in quanto questo \u00e8 pensante &#8212; compreso quindi il s\u00e9 esistente rispetto al s\u00e9 pensante -; diverso che \u00e8 dato come origine del pensare: il pensare non nasce dal pensare stesso. L&#8217;interrogarsi sulla &quot;realt\u00e0 del reale&quot; e il cercare nel pensare l&#8217;origine del penare , \u00e8 segno, a mio avviso, di una iniziata paranoia del soggetto pensante, paranoia che va risolta non nell&#8217;ambito del pensiero stesso, &#8211; non se ne uscirebbe pi\u00f9 &#8212; ma in una modificazione della vita vissuta del soggetto pensante, soprattutto del suo rapportarsi al DIVERSO. Ma se parte dai dati, la razionalit\u00e0 non si ferma ad essi, li elabora, costruisce, cerca connessioni: nasce il sistema. Ci\u00f2 non vuol dire &#8212; \u00e8 importante rilevarlo &#8212; che il sistema debba essere inteso come &quot;esterno&quot; al dato reale, esaurito nell&#8217;ambito della pura logica; il discorso razionale \u00e8 esso stesso un reale e fa corpo con il reale, che ne costituisce la concretezza interiore. Ma \u00e8 anche vero che, nel sistema, il reale viene &quot;letto&quot;, interpretato in un ambito che non \u00e8 il reale come tale ma il reale COLTO nel pensiero. E qui nascono i problemi. L&#8217;esistente come tale, non come pensato, sovrabbonda il discorso azionale, sfugge al sistema. Non c&#8217;\u00e8 il rischio, allora, che il sistema mi dia, alla fine, solo me stesso che lo ho elaborato, gettandomi in una paurosa solitudine razionale? Posso stabilire un confronto con altri sistemi? Con il reale come reale? Ma pu\u00f2 essere la razionalit\u00e0 il criterio di questo confronto? Se essa, dispiegata, mi d\u00e0 il sistema, confrontandosi con altre espressioni razionali moltiplicher\u00e0 i sistemi senza mai uscire veramente dal sistema in cui io soggetto mi vado esprimendo. Cio\u00e8, il confronto con altri sistemi avverrebbe necessariamente ALL&#8217;INTERNO del MIO sistema. La solitudine rimane. [&#8230;]<\/p>\n<p>Al livello della sola razionalit\u00e0, i sistemi sono destinati a restare degli universi chiusi ed incomunicabili fra loro., poich\u00e9 la diversit\u00e0 entra a costituirle in se stesse, al punto tale che \u00e8 facile scambiare una razionalit\u00e0 diversa &#8212; perch\u00e9 segnata da un diverso spaziotempo &#8212; con una pura e semplice irrazionalit\u00e0. Per un certo tempo, ad esempio, filosofi e sociologi hanno parlato di un pensiero primitivo &quot;prelogico&quot;, riservando la razionalit\u00e0 al pensiero maturato nella Grecia. Oggi sempre pi\u00f9 scopriamo l&#8217;autentica razionalit\u00e0 dei sistemi elaborati dal pensiero &quot;mitico&quot;, veri universi profondamente logici. La differenza fra filosofia e mito, dunque, non sta in una pretesa pre-logicit\u00e0 di questo rispetto a quella. Ma nella diversa razionalit\u00e0 in cui si esprime l&#8217;INTUIZIONE ORIGINARIA, in un diverso atteggiamento dell&#8217;uomo, all&#8217;interno delle coordinate spaziotemporali, e che si \u00e8 espresso appunto nella razionalit\u00e0 mitica e nella razionalit\u00e0 filosofica. Si tratta, allora, di rifarsi alle intuizioni originarie da cui scaturiscono i sistemi razionali; rifarsi a ci\u00f2 che vorrei chiamare VISSUTI LUMINOSI: percezioni globali dell&#8217;esistenza in tutte le sue dimensioni penetrate di luce. [&#8230;]<\/p>\n<p>\u00c8 qui che si pu\u00f2 risolvere la domanda che prima ho posta: come stabilire un confronto tra sistemi, tra razionalit\u00e0, che mi conduca veramente a qualcosa che non \u00e8 il mo sistema n\u00e9 il tuo, e che mi consenta di verificare la verit\u00e0 del mio sistema &#8211; un confronto che mi conduca alla verit\u00e0! Se la verit\u00e0, infatti, fosse la ragione, l&#8217;unico assoluto resterebbe il mio sistema &#8212; l&#8217;angoscia, come \u00e8 stato avvertito, resterebbe il senso vero della mia razionalit\u00e0&#8230;\u00bbSe la verit\u00e0 fosse il dato reale come tale, ci chiuderemmo in una contraddizione senza uscita, perch\u00e9 di fatto il dato reale io lo colgo razionalmente solo all&#8217;interno del mio sistema&#8230; [&#8230;]<\/p>\n<p>Devo supporre, se voglio uscire dalla contraddizione, un PENSIERO REALE, ASSOLUTO, trascendente i termini mediati, e nel quale ORIGINARIAMENTE \u00e8 posta la relazione fra soggetto pensante e oggetto e fra i soggetti pensanti. In questo Pensiero avviene l&#8217;uscita dei termini in relazione, l&#8217;uno verso l&#8217;altro, In questo Pensiero Assoluto le cose sono come nella loro origine; in questo Reale Assoluto il mio pensiero \u00e8 come nella sua origine (nel suo grembo, direbbe S. Agostino). Qui \u00e8 il fondamento originario del mio pensiero; il quale, pur esprimendosi nella razionalit\u00e0, perch\u00e9 segnato nella sua espressione dalla dimensione spaziotemporale, nella sua radice partecipa d&#8217;un modo d&#8217;essere che supera lo spaziotempo, la razionalit\u00e0: \u00e8 un &quot;evento&quot;, e &quot;accade&quot; nell&#8217;istante, che \u00e8 unidimensionale. Chiamo dunque Assoluto &#8212; Dio &#8212; il Pensiero che d\u00e0 origine al mio pensiero; chiamo INTELLETTUALIT\u00c0 il modo d&#8217;essere del mio pensiero nella sua sorgente profonda; chiamo INTELLETTO il mio pensiero in quanto trascende lo spaziotempo; CHIAMO INTELLETTUALE COLUI CHE VIVE IL PENSARE IN QUESTA RADICE. A questa profondit\u00e0 \u00e8 possibile un confronto reale dei sistemi di pensiero, che mentre ne rispetta la diversit\u00e0, ne coglie l&#8217;unit\u00e0 profonda.\u00bb<\/p>\n<p>Il ragionamento ci sembra ineccepibile. Non \u00e8 un ragionamento originale: lo aveva gi\u00e0 fatto Platone, e altri dopo di lui. Le cose contingenti rimandano alla Cosa in se stessa; le verit\u00e0 parziali, alla Verit\u00e0 senza attributi; dunque anche il pensiero rimanda ad un Pensiero senza attributi n\u00e9 specificazioni, ad un Pensiero puro, assoluto, necessario, cos\u00ec come il buono, il bello, il giusto, rimandano al Bene, alla Bellezza, alla Giustizia.<\/p>\n<p>Ma questo passaggio, perfettamente logico e razionale &#8211; se logica e razionalit\u00e0 hanno un senso -, la maggior parte dei filosofi moderni non sono disposti a farlo: sembra loro un salto nel buio, una scappatoia, una rinuncia, un sacrificio troppo grande per il loro orgoglio di pensatori. Non sono disposti d inchinarsi davanti alla Verit\u00e0: preferiscono coltivare, ciascuno di loro, la propria, piccola verit\u00e0, parziale, contingente, meschina, infedele. Infedele, perch\u00e9 la verit\u00e0 con la lettera minuscola, cio\u00e8 la verit\u00e0 che io ritengo tale, ma che non pu\u00f2 essere accettata da alcun altro, se non per fede, non \u00e8 una verit\u00e0 intera, ma una verit\u00e0 incompleta, mutilata, sanguinante: una ferita nella struttura dell&#8217;Essere (se l&#8217;Essere, beninteso, potesse soggiacere ai colpi che gli vengono inferti dalla buffa presunzione degli esseri). Ricordiamo la vecchia definizione tomista della verit\u00e0: essa \u00e8l&#8217;adeguamento del giudizio alla cosa; dunque, la verit\u00e0 non \u00e8 il fine del conoscere, ma solo la via per arrivare a un qualcosa di pi\u00f9 grande e di assoluto: la Verit\u00e0 in se stessa, che \u00e8, per forza di cose, l&#8217;Essere. Le verit\u00e0 del pensiero moderno, diceva Chesterton, sono schegge di verit\u00e0 cristiane impazzite, perch\u00e9 sciolte dal loro legame originario con l&#8217;Essere. Questa \u00e8 la rivolta dell&#8217;ente contro la propria origine: la volont\u00e0 ostinata, cocciuta, arrogante, di negare il proprio legame originario con l&#8217;Essere, la propria condizione di realt\u00e0 riflessa (che contiene una scintilla divina, ma che non \u00e8 il Divino). Ed \u00e8 una rivolta che porta dritto alla pazzia.<\/p>\n<p>Il mondo moderno \u00e8 un mondo di pazzi, perch\u00e9 si basa su verit\u00e0 impazzite: su verit\u00e0 parziali, mutilate, infedeli alla Verit\u00e0 originaria: mezze verit\u00e0 che pretendono di essere verit\u00e0 assolute, mentre non lo sono, e divengono la causa e l&#8217;oggetto di una infinta contesa con mille, centomila altre verit\u00e0 che si contrappongono loro, ciascuna con la propria pretesa di assolutezza, ciascuna portatrice della propria infedelt\u00e0 e della propria menzogna essenziale. Non c&#8217;\u00e8 verit\u00e0 al di fuori dell&#8217;Essere: nemmeno nella persona umana. La persona umana, con il suo pensare soggettivo, per quanto razionale pretenda di essere, sar\u00e0 sempre una impostura, una contraffazione, una scheggia impazzita, se non riconosce la propria condizione creaturale, se non ammette il proprio legame originario con l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Esiste, pertanto, una ed una sola strada che pu\u00f2 condurre fuori dall&#8217;Inferno della lotta delle verit\u00e0 soggettive: ed \u00e8 il ritorno alla dimora dell&#8217;Essere. Mettersi su quella strada, vuol dire ritrovare senso e scopo, nonch\u00e9 una direzione da prendere. Al di fuori di ci\u00f2, non resta che vagare, come Dante, nella selva notturna, infestata da belve pronte a divorarci: i fantasmi deliranti del nostro stesso io&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiamiamo filosofia l&#8217;amore e la ricerca del vero; e il pensiero \u00e8 il processo razionale mediante il quale perseguiamo una tale ricerca. 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