{"id":27757,"date":"2010-11-24T04:33:00","date_gmt":"2010-11-24T04:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/11\/24\/poverta-banalita-e-incongruenze-del-pensiero-politico-di-locke\/"},"modified":"2010-11-24T04:33:00","modified_gmt":"2010-11-24T04:33:00","slug":"poverta-banalita-e-incongruenze-del-pensiero-politico-di-locke","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/11\/24\/poverta-banalita-e-incongruenze-del-pensiero-politico-di-locke\/","title":{"rendered":"Povert\u00e0, banalit\u00e0 e incongruenze del pensiero politico di Locke"},"content":{"rendered":"<p>Il \u00abSecondo trattato sul governo\u00bb di John Locke \u00e8 considerato, dagli estimatori del filosofo inglese, il suo capolavoro, che ne riassume il pensiero politico; generalmente noto con il titolo \u00abDue trattati sul governo\u00bb, reca un titolo originale molto pi\u00f9 lungo: \u00abSecondo trattato sul governo civile. Saggio concernente la vera origine, l&#8217;estensione ed il fine del governo civile\u00bb e fu stampato a Londra nel 1690, anonimo, subito dopo il ritorno dell&#8217;autore in patria e l&#8217;inizio del regno di Guglielmo d&#8217;Orange.<\/p>\n<p>Oltre ad esporre la sua concezione dello Stato e della vita politica, il fine dell&#8217;opera \u00e8 anche polemico, essendo diretta contro il trattato di Robert Filmer, \u00abIl Patriarca\u00bb, che sostiene le tesi dell&#8217;assolutismo e, in particolare, dell&#8217;origine divina del potere monarchico.<\/p>\n<p>Nel trattato di Locke, i suoi ammiratori vedono una straordinaria ricchezza di concezioni e l&#8217;opera in cui meglio si manifesta lo spirito del nuovo Stato liberale instaurato dalla rivoluzione del partito Whig, quella \u00abGlorious Revolution\u00bb del 1688-89 che fonda in Inghilterra la monarchia costituzionale ed \u00e8 alla base della moderna concezione liberaldemocratica.<\/p>\n<p>Prendiamo in esame, a titolo di esempio, uno dei passaggi-chiave dell&#8217;opera di Locke, quello in cui egli delinea il transito dell&#8217;umanit\u00e0 dallo stato di natura allo stato di diritto (da: J. Locke, \u00abSecondo trattato sul governo\u00bb, a cura di C. A. Viano, \u00abGrande antologia filosofica\u00bb, Milano, Marzorati, 1968, pp. 610-13; 624-25):<\/p>\n<p>\u00abRitengo che il potere politico sia in diritto di fare leggi che comminino la pena di morte, e conseguentemente tutte le pene minori, per regolare e preservare la propriet\u00e0, e di impiegare la forza della comunit\u00e0 nell&#8217;esecuzione di queste leggi e nella difesa della societ\u00e0 dalle ingiurie che possono venire dal di fuori; e tutto questo al solo fine del pubblico bene. [&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 un &quot;incipit&quot; che piacerebbe a Reagan, intransigente sostenitore della pena di morte, e a Bush Junior, teorico della &quot;guerra preventiva&quot; al terrorismo: qui c&#8217;\u00e8 veramente tutto lo spirito della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. In nome della sacralit\u00e0 della propriet\u00e0 privata, tutto diventa lecito, anche sparare a vista su un ladruncolo che si intrufola nel giardino di casa o lasciarlo divorare dai cani da guardia; anche attaccare e bombardare le inermi popolazioni di uno Stato &quot;canaglia&quot; che ospita, o che \u00e8 sospettato di ospitare, le basi da cui sono partiti i terroristi per lanciare proditoriamente i loro attacchi.<\/p>\n<p>\u00abPer comprendere rettamente il potere politico, e derivarlo dalla sua origine, dobbiamo considerare quale sia lo stato in cui gli uomini si trovano per natura. \u00c8 uno stato di libert\u00e0 perfetta di ordinare le proprie azioni, di disporre delle propriet\u00e0 e delle persone come meglio si ritiene, entro i limiti della legge di natura, senza chiedere il permesso a nessuno e senza dipendere dalla volont\u00e0 di nessuno.\u00bb<\/p>\n<p>Questo \u00e8 buon esempio del pi\u00f9 ingenuo giusnaturalismo: senza sognarsi di tentarne nemmeno una dimostrazione, Locke afferma che lo stato di natura degli uomini \u00e8 uno stato di libert\u00e0 perfetta, ivi compresa la libert\u00e0 di disporre delle persone e delle cose, senza dover renderne conto a chicchessia; ma subito dopo, con singolare incongruenza, aggiunge che tale libert\u00e0 si esercita entro i limiti della legge di natura stessa: e, anche se qui non lo dice, non ci vuol molto a capire che, per lui, tale &quot;legge&quot; \u00e8 la ragione.<\/p>\n<p>Insomma l&#8217;uomo sarebbe, per natura, perfettamente libero, ma sempre secondo i dettami della ragione naturale. Che cosa sia, poi, questa libert\u00e0 originaria, e perch\u00e9 i suoi limiti siano stabiliti da leggi inerenti alla natura stessa, non si sa.<\/p>\n<p>\u00abSi tratta anche di uno stato di eguaglianza, nel quale ogni potere e ogni giurisdizione \u00e8 reciproca, perch\u00e9 nessuno ha pi\u00f9 potere o pi\u00f9 giurisdizione di un altro. Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 evidente di questo, che creature della stessa specie e della stessa razza, nate indistintamente per godere, nello stesso grado, di tutti i vantaggi della natura, e per usare le medesime facolt\u00e0, dovrebbero anche essere reciprocamente uguali, senza subordinazione o soggezione, a meno che il signore e padrone di tutte quelle creature, con una manifesta dichiarazione della sua volont\u00e0, abbia posto uno sopra un altro, e gli abbia conferito, con designazione evidente e chiara, un indubitabile diritto al dominio e alla sovranit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Anche questo passaggio, che si presenta cos\u00ec naturale da strappare a Locke l&#8217;affermazione che nulla \u00e8 pi\u00f9 evidente di esso, si presenta, in realt\u00e0, come un ragionamento non dimostrato, che si dovrebbe accettare per fede. Che cosa vuol dire, infatti, che tutti gli esseri umani sono uguali per natura e che nessuno pu\u00f2 ritenersi superiore a un altro? Ammesso e non concesso che la &quot;natura&quot; ci mostri qualcosa che sia anteriore alla &quot;cultura&quot;, quel che si pu\u00f2 vedere \u00e8 che gli uomini sono naturalmente diseguali e alcuni hanno pi\u00f9 potere di altri: vuoi perch\u00e9 lo conquistano con la forza o con l&#8217;astuzia, vuoi perch\u00e9 lo ricevono in virt\u00f9 delle loro attitudini, con un atto di spontanea dedizione da parte degli altri.<\/p>\n<p>Quanto al richiamo al Dio della Bibbia, che \u00e8 poi una frecciata polemica contro Robert Filmer, ci vuole un bel coraggio per sostenere che, in esso, Dio non abbia posto qualcuno al di sopra di qualcun altro, con \u00abdesignazione chiara ed evidente\u00bb; perch\u00e9 tutta la storia del popolo ebreo, cos\u00ec come \u00e8 narrata nell&#8217;Antico Testamento, \u00e8 un incessante ribadire l&#8217;opposto concetto: che Dio ha eletto i &quot;suoi&quot; fedeli al di sopra degli altri popoli; e che, all&#8217;interno di essi, Dio ne ha eletti alcuni a guidare gli altri, conferendo loro potere di vita e di morte (vedi, fra i moltissimi altri, l&#8217;episodio di Core, Dathan e Abiram, narrato nel sedicesimo capitolo dei \u00abNumeri\u00bb).<\/p>\n<p>Meglio avrebbe fatto, il Locke, a lasciar perdere questo argomento; senza contare che esso non ha proprio nulla a che fare con l&#8217;argomentazione precedente, tutta basata sulla ragionevolezza della non meglio specificata &quot;legge di natura&quot;; e che questo passare disinvoltamente dall&#8217;uno all&#8217;altro ordine di ragionamenti non pu\u00f2 che lasciare perplesso anche il lettore pi\u00f9 indulgente o pi\u00f9 favorevolmente predisposto.<\/p>\n<p>\u00abLo stato di natura ha una legge di natura che lo governa, e che obbliga ciascun uomo. E la ragione, che \u00e8 questa legge, insegna a tutti gli uomini, purch\u00e9 vogliano consultarla, che sono tutti uguali e indipendenti, e perci\u00f2 nessuno deve recar danno ad un altro nella vita, salute, libert\u00e0 o propriet\u00e0. Tutti gli uomini sono opera di un unico autore onnipotente e infinitamente saggio, sono tutti servitori di un unico padrone sovrano, inviati nel mondo per suo ordine e ai suoi fini, sono sua propriet\u00e0, dal momento che sono opera sua, fatti per durare fin a quando piaccia a lui e non a un altro. E, poich\u00e9 siamo forniti di facolt\u00e0 simili, poich\u00e9 partecipiamo tutti all&#8217;unica comunit\u00e0 di natura, non si pu\u00f2 supporre che ci sia tra noi una tale subordinazione, che possa autorizzarci a distruggerci a vicenda, come se fossimo fatti gli uni per l&#8217;uso degli altri, nel modo in cui le creature di ordine inferiore sono fatte per noi. Ciascuno di noi, come \u00e8 tenuto a conservare se stesso, e non abbandonare il suo posto volontariamente, cos\u00ec, per la stessa ragione, quando la sua conservazione non viene messa in questione, deve, nella misura del possibile, preservare il resto dell&#8217;umanit\u00e0, e, a meno che egli non debba far giustizia di chi ha commesso un&#8217;offesa, non pu\u00f2 eliminare o minacciare la vita o ci\u00f2 che conduce alla conservazione della vita, della libert\u00e0, della salute, delle membra del corpo o dei beni di un altro.\u00bb<\/p>\n<p>Qui le contraddizioni sono tali e tante, e il grado di ipocrisia che traspare dalla declamazione dei bei princip\u00ee \u00e8 cos\u00ec fastidioso, che ci sembra necessario replicare punto per punto a una simile valanga di feroci luoghi comuni, spacciati per chiss\u00e0 quale sublime filosofia.<\/p>\n<p>Per cominciare: si dice che lo stato di natura ha una legge, e che questa legge \u00e8 la ragione (finalmente); poi, subito, si aggiunge che questa legge afferma, purch\u00e9 le si voglia prestare attenzione, l&#8217;uguaglianza &quot;naturale&quot; di tutti gli uomini.<\/p>\n<p>Ma chi ha stabilito che lo stato di natura soggiace a una legge di natura?<\/p>\n<p>E chi ha mostrato e dimostrato che tale legge \u00e8 la ragione?<\/p>\n<p>E, se si tratta di una legge di natura, come mai gli uomini possono anche non prestarvi attenzione?<\/p>\n<p>Di fatto, noi vediamo continuamente che gli uomini si comportano come se non credessero affatto all&#8217;uguaglianza naturale tra essi e meno ancora che tutti hanno diritto all&#8217;indipendenza e alla libert\u00e0 pi\u00f9 completa.<\/p>\n<p>Che cosa significa questo?<\/p>\n<p>Se esiste una legge di natura, perch\u00e9 gli uomini non la rispettano?<\/p>\n<p>E se questa legge coincide con la ragione, perch\u00e9 essi non la vedono e non la osservano?<\/p>\n<p>Subito dopo, con inconcepibile leggerezza, Locke afferma che Dio, avendo creato gli uomini, ne \u00e8 il padrone assoluto, che essi sono sua &quot;propriet\u00e0&quot;, pi\u00f9 simile a un capriccioso e tirannico signore feudale, che a un Essere amorevole che con gratuito amore ha creato i suoi figli e li ha resi liberi. Inoltre, a scanso di equivoci, aggiunge, con intolleranza tipicamente veterotestamentaria (e protestante), che questo Dio vuole la cieca ed esclusiva obbedienza degli uomini, e non gi\u00e0 che essi obbediscano ad un altro (cio\u00e8 ad altri esseri umani).<\/p>\n<p>Si direbbe che la supposta libert\u00e0 originaria e naturale dell&#8217;uomo si fondi solo e unicamente sulla sorveglianza di un Dio geloso e terribile, pi\u00f9 che sulla tanto decantata ragione; il che \u00e8 come far rientrare dalla finestra, quel che si era voluto cacciare dalla porta, ossia il pessimismo antropologico di Hobbes, per cui tutti gli uomini sono lupi per i propri simili, e solo uno Stato assoluto e implacabile pu\u00f2 costringerli e a non sbranarsi fra loro e a rispettare le leggi.<\/p>\n<p>Ancora.<\/p>\n<p>Locke nega che noi siamo fatti per l&#8217;uso degli altri, cos\u00ec come le \u00abcreature inferiori\u00bb sarebbero fatte, secondo lui, per il nostro uso e il nostro comodo.<\/p>\n<p>Ma, a parte il fatto che non si prova nemmeno a dimostrare perch\u00e9 mai vi siano delle creature che devono essere considerate inferiori e delle creature che vanno considerate superiori, e perch\u00e9 mai quelle superiori avrebbero il diritto di usare di quelle inferiori, egli desume dal fatto che possediamo facolt\u00e0 simili (e non che siamo &quot;uguali&quot; per natura, che \u00e8 ben altra cosa: ma lui sembra non rendersi conto della differenza) che nulla autorizza a pensare che noi abbiamo anche il diritto di sopraffarci e distruggerci a vicenda.<\/p>\n<p>Notiamo, di passaggio, che Locke aveva esordito dicendo che sono perfettamente legittime le leggi dello Stato che prevedono la pena di morte: e questo non equivale a sancire e legalizzare la distruzione reciproca degli esseri umani? Di ci\u00f2, tuttavia, a fra poco.<\/p>\n<p>Per intanto, prendiamo atto che, per Locke, la vita non \u00e8 nostra, ma di Dio, per cui egli condanna il suicidio; e che, per la stessa ragione, condanna la violenza gratuita a danno del prossimo. Questo solenne principio viene per\u00f2 inficiato subito dopo, laddove egli suggerisce che sia lecito uccidere o muovere guerra, qualora si tratti di \u00abfar giustizia\u00bb contro chi abbia commesso \u00abun&#8217;offesa\u00bb; e abbiamo visto che, per lui, anche attentare alla propriet\u00e0 privata \u00e8 un&#8217;offesa.<\/p>\n<p>Quindi, assistiamo a una pura e semplice riproposizione della teoria della guerra legittima, perch\u00e9 difensiva, gi\u00e0 sostenuta dalla teologia medievale, e particolarmente da San Tommaso d&#8217;Aquino, ma con due ulteriori estensioni: che si possa uccidere o far guerra anche solo per difendere la propriet\u00e0 (quindi, oltrepassando la norma della proporzionalit\u00e0 tra offesa ingiusta e legittima difesa); e che la &quot;ragionevolezza&quot; dell&#8217;uomo non si spinga fino a tollerare alcun attentato alle sue ricchezze, non importa come accumulate.<\/p>\n<p>\u00c8 strano che Locke, cos\u00ec attento e perfino pignolo quando si tratta di enumerare i diritti naturali dell&#8217;uomo, ivi incluso quello della propriet\u00e0 privata, si mostri cos\u00ec vago quando si tratta di doveri, a cominciare da quello di adoperare i propri beni in un modo che non rechi danno altrui.<\/p>\n<p>Insomma, egli vede le cose sempre e solo dal punto di vista della borghesia in ascesa, delle compagnie commercianti inglesi lanciate alla conquista del globo terracqueo, magari passando sopra la libert\u00e0 e i diritti &quot;naturali&quot; dei popoli indigeni, compreso il loro diritto alla vita (creature inferiori anch&#8217;esse?); mai dal punto di vista di chi subisce gli effetti negativi dell&#8217;accumulo del capitale e della estensione illimitata della propriet\u00e0 privata.<\/p>\n<p>Che cosa ha da dire ai contadini inglesi, vittime del sistema delle &quot;enclosures&quot;, impoveriti e sradicati dalla campagna, costretti a cercare un lavoro qualsiasi, anche sottopagato, nelle citt\u00e0 sovraffollate, in condizioni durissime ed esposti al doppio dramma della deculturazione e della disgregazione familiare?<\/p>\n<p>Che cosa ha da dire ai contadini irlandesi vittime, in casa propria di una feroce repressione, spogliati della terra e sottomessi da una classe di proprietari che si comportano come in paese di conquista e il cui profondo disprezzo discende anche da motivazioni di ordine religioso e razziale, trattandosi di \u00abportare la civilt\u00e0\u00bb a dei rozzi e primitivi &quot;papisti&quot; gaelici?<\/p>\n<p>Meno di un secolo dopo, le condanne a morte comminate dallo Stato contro i luddisti che danneggiano le tessitrici meccaniche, per difendere il proprio diritto alla sopravvivenza, da un lato; e le &quot;gloriose&quot; imprese del generale Bannock, che fa distribuire delle coperte infettate col vaiolo agli Indiani del Nord America, dall&#8217;altro, mostreranno come il potere politico inglese abbia fatto tesoro dei princip\u00ee liberali espressi da Locke con tanta enfasi e con tanto zelo.<\/p>\n<p>Non attentavano forse, sia i luddisti che i pellerossa, al sacro principio della propriet\u00e0 privata? E non era dunque legittima una lotta senza quartiere contro di essi?<\/p>\n<p>L&#8217;intolleranza dell&#8217;Antico Testamento unita alla brutalit\u00e0 del capitalismo che non accetta ostacoli nella sua corsa al profitto: ci sono entrambe le cose nel pensiero politico di Locke, unite all&#8217;ipocrisia di un liberalismo a senso unico, che tutela solo gli umani; fra gli umani, solo gli europei, preferibilmente anglosassoni; e, fra questi ultimi, solo i proprietari, che hanno dei beni da difendere e, quindi, tutto da perdere da una estensione del concetto di &quot;eguaglianza&quot;, o anche solo di &quot;giustizia&quot;, al di fuori dei limiti che la ragione, a giudizio di Locke, avrebbe stabilito &quot;per natura&quot;.<\/p>\n<p>\u00abE perch\u00e9 tutti gli uomini possano essere trattenuti dall&#8217;invadere i diritti degli altri e al recarsi danno l&#8217;un l&#8217;altro, e perch\u00e9 sia osservata la legge di natura, che vuol mantenere la pace e la conservazione di tutta l&#8217;umanit\u00e0, l&#8217;esecuzione della legge di natura \u00e8, in questo stato, posta nelle mani di ciascun uomo, per cui ognuno ha diritto di punire i trasgressori di quella legge in un grado tale che possa impedire la sua violazione. E infatti la legge di natura, come tutte le altre leggi che riguardano gli uomini in questo mondo, sarebbe inutile, se non ci fosse nessuno che nello stato di natura avesse il potere di eseguirla, e perci\u00f2 di salvaguardare l&#8217;innocente ed i reprimere gli offensori. [&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p>Ragionamento singolarmente ellittico.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, dice Locke, una legge di natura, e questa legge \u00e8 conforme a ragione: essa stabilisce che tutti gli uomini sono uguali nei diritti e che nessuno ha il diritto di prevaricare. Per\u00f2, di fatto, la prevaricazione esiste ed \u00e8 frequente: per cui la stessa legge di natura sarebbe perfettamente inutile, se non vi fosse chi la faccia rispettare. Ebbene, a farla rispettare pu\u00f2 essere chiunque, purch\u00e9 agisca secondo il diritto di natura: ossia per difendere il debole minacciato e l&#8217;innocente conculcato, e per reprimere il prepotente che aggredisce e spoglia gli altri uomini.<\/p>\n<p>Ma che razza di legge \u00e8, una legge che deve continuamente essere difesa contro le sue violazioni? Come fa ad essere una legge di natura, se viene continuamente disattesa?<\/p>\n<p>E, soprattutto: chi stabilisce quando uno esercita la violenza per legittima difesa e quando, invece, per la smania di sopraffare il prossimo?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la cosa non \u00e8 sempre evidente, tutt&#8217;altro. Non esiste forse, al contrario, una evidentissima tendenza degli uomini a stabilire, a posteriori, che il vincitore ha agito per difendere il proprio buon diritto, o per tutelare quello del vicino minacciato; mentre lo sconfitto aveva agito per offendere ingiustamente? Quando mai si \u00e8 visto il vincitore farsi l&#8217;autocritica e riconoscere di aver avuto torto; e quando mai lo si vede rendere giustizia allo sconfitto, ammettendo che egli lottava per delle valide ragioni?<\/p>\n<p>Eppure, Locke non si perita di asserire, con il tono pi\u00f9 fermo, il buon diritto dello Stato a muovere guerra contro chiunque attenti ai sacrosanti diritti della civile convivenza e &#8211; di questo non si dimentica mai &#8211; della propriet\u00e0 privata:<\/p>\n<p>\u00abLo stato di guerra \u00e8 uno stato di ostilit\u00e0 e di distruzione. Perci\u00f2 chi dichiara con la parola o con l&#8217;azione un progetto, non passionale e precipitato, ma calmo e determinato, sulla vita di un altro uomo, si pone in uno stato di guerra nei confronti di colui contro il quale ha dichiarato un&#8217;intenzione di questo genere, e cos\u00ec ha esposto la propria vita al potere di un altro, perch\u00e9 essa pu\u00f2 essere eliminata dalla persona con la quale \u00e8 entrato in ostilit\u00e0 o da chiunque altro si sia unito con lui nella sua difesa e ne abbia sposato la causa: infatti \u00e8 ragionevole e giusto che io abbia il diritto di distruggere ci\u00f2 che mi minaccia di distruzione.\u00bb<\/p>\n<p>Francamente, ci si aspetterebbe qualche cosa di pi\u00f9, da un filosofo, di questi ipocriti pensierini foderati di buone intenzioni e totalmente autoreferenziali, ove &#8211; guarda caso &#8211; si teorizza esplicitamente che il giudice e il boia siano la stessa persona; e, quel che \u00e8 peggio, che chiunque, purch\u00e9 vesta i panni del liberalismo, ha il diritto di autonominarsi giudice e boia: giudice per condannare le azioni altrui, boia per reprimerle, fino alla distruzione del &quot;nemico&quot;.<\/p>\n<p>E qui sta tutta l&#8217;ipocrisia della filosofia politica di Locke.<\/p>\n<p>Egli cerca dei pretesti per contrabbandare lo stato di diritto come una condizione che autorizza chiunque ad appuntarsi da se medesimo la stella di sceriffo sul petto e di far giustizia per s\u00e9 e per i suoi simili, ammazzando i &quot;cattivi&quot; che attentano all&#8217;ordine stabilito dalle leggi di natura, ossia dalla ragione.<\/p>\n<p>Nella sua tetragona convinzione di essere dalla parte del giusto, nella sua rocciosa certezza di interpretare la verit\u00e0, Locke non sembra nemmeno sfiorato dall&#8217;idea che la sua sia soltanto una operazione ideologica, nel senso peggiore del termine: fornire una giustificazione filosofica a qualunque azione e, se necessario, a qualunque eccesso, nei confronti di chiunque non sia disposto ad inchinarsi davanti alla &quot;verit\u00e0 manifesta&quot; del liberalismo e del capitalismo.<\/p>\n<p>Anche condannare alla forca un padre di famiglia che ha danneggiato una macchina.<\/p>\n<p>Anche distribuire coperte intrise di vaiolo agli ignari pellerossa.<\/p>\n<p>Anche muovere guerra a uno Stato sovrano mentendo e manipolando la verit\u00e0 dei fatti, ad esempio inventandosi che quello Stato possiede terribili armi di distruzione di massa.<\/p>\n<p>Anche bombardare con i droni un villaggio afghano, uccidendo innumerevoli innocenti.<\/p>\n<p>E l&#8217;ipocrisia \u00e8 figlia di una premessa ben precisa: che lo stato di natura corrisponda a ragione. Perch\u00e9, se \u00e8 cos\u00ec, allora diventa &quot;ragionevole&quot; distruggere, con qualunque mezzo, chi attenti a codesto stato di natura.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;operazione non solamente lecita, ma pienamente giustificata e persino meritoria, in quanto ispirata all&#8217;ideologia del progresso.<\/p>\n<p>Pertanto, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo, di una guerra illimitata contro tutto ci\u00f2 e contro tutti coloro i quali, in un modo o nell&#8217;altro, anche per il solo fatto di vivere secondo modelli estranei all&#8217;ideologia del progresso, costituiscono un ostacolo alla sua espansione.<\/p>\n<p>Che colpa avevano gli aborigeni australiani, votati allo sterminio sistematico, se non quella di costituire uno ostacolo al &quot;progresso&quot;, ossia all&#8217;introduzione dei grandi allevamenti ovini da parte dei coloni britannici?<\/p>\n<p>Il progresso \u00e8 un dio esigente e terribile e, soprattutto, ferocemente geloso, molto simile a quello dell&#8217;Antico Testamento.<\/p>\n<p>La macchina \u00e8 progresso, rispetto al telaio domestico; la colonizzazione europea degli altri continenti \u00e8 progresso, rispetto alla barbarica arretratezza dei popoli indigeni; la democrazia \u00e8 progresso, rispetto ai sistemi politici dittatoriali o rispetto ai sistemi sociali tradizionali.<\/p>\n<p>Precorrendo l&#8217;Illuminismo, l&#8217;ottimismo della filosofia politica di Locke \u00e8 la naturale espressione di una fiducia totale nel progresso illimitato.<\/p>\n<p>Che il partito Whig, protagonista della \u00abGlorious Revolution\u00bb, fosse il partito della borghesia commerciale e imprenditoriale, tutta protesa a fare dell&#8217;Inghilterra e del mondo il teatro delle proprie &quot;magnifiche sorti e progressive&quot;, \u00e8, ovviamente, un particolare del tutto secondario e incidentale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Locke era troppo gran filosofo e troppo signore per adorare banalmente l&#8217;esistente o per intonare un peana ai vincitori del momento: i proprietari delle banche, delle compagnie commerciali e, fra poco, delle macchine industriali.<\/p>\n<p>O no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il \u00abSecondo trattato sul governo\u00bb di John Locke \u00e8 considerato, dagli estimatori del filosofo inglese, il suo capolavoro, che ne riassume il pensiero politico; generalmente noto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[183],"class_list":["post-27757","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-john-locke"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27757","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27757"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27757\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}