{"id":27756,"date":"2008-01-14T07:49:00","date_gmt":"2008-01-14T07:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/14\/il-pensiero-mitico-e-diverso-non-certo-inferiore-a-quello-scientifico\/"},"modified":"2008-01-14T07:49:00","modified_gmt":"2008-01-14T07:49:00","slug":"il-pensiero-mitico-e-diverso-non-certo-inferiore-a-quello-scientifico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/14\/il-pensiero-mitico-e-diverso-non-certo-inferiore-a-quello-scientifico\/","title":{"rendered":"Il pensiero mitico \u00e8 diverso, non certo inferiore a quello scientifico"},"content":{"rendered":"<p>Ma che cos&#8217;\u00e8, esattamente, la ragione? \u00c8 lecito identificarla senz&#8217;altro con il pensiero scientifico? E che cos&#8217;\u00e8 il mito? In quale rapporto reciproco stanno il pensiero mitico e il pensiero scientifico? Sono queste, oggi, domande imprescindibili, bombardati come siamo da massicci messaggi pseudo-culturali che tendono a presentare la ragione scientifica come <em>la<\/em> ragione, e ogni altra forma di ragione e ogni altra forma di conoscenza della realt\u00e0 come saperi di serie b, se non addirittura come pseudo-saperi, irrazionali e, perci\u00f2 stesso, antiscientifici.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la ragione scientifica \u00e8 solo una delle forme in cui si esprime la ragione umana; non solo non \u00e8 l&#8217;unica, ma non pu\u00f2 neanche pretendere di essere la pietra di paragone di ogni altro approccio nei confronti della realt\u00e0. Di pi\u00f9: ci\u00f2 che noi occidentali moderni definiamo come scienza, \u00e8 solo una particolare versione della scienza, diversa da quella che l&#8217;Occidente ha perseguito per oltre duemila anni e diversissima da quella in cui hanno creduto antiche civilt\u00e0 come l&#8217;indiana, la cinese, e molte altre (cfr. i nostri precedenti articoli <em>La scienza moderna \u00e8 una degenerazione del vero concetto di scienza<\/em> e <em>Luigi Fantappi\u00e9 e l&#8217;altra idea della scienza<\/em>). La scienza moderna, da Galilei in poi, \u00e8 anti-finalistica, materialistica, riduzionistica e meccanicistica: l&#8217;immagine dell&#8217;universo che ci presenta \u00e8 quella, parziale e deformante, che in esso non vede altro se non l&#8217;opera del caso; un grande, impersonale meccanismo senza senso e senza scopo, che getta gli enti nel mondo e poi li annulla, per ricominciare di nuovo.<\/p>\n<p>Esistono altri modi di usare la ragione ed esistono altre forme di organizzazione dell&#8217;esperienza, da quella estetica a quella religiosa, da quella filosofica a quella mitica; e ciascuna di esse ha la sua dignit\u00e0, la sua coerenza, la sua intrinseca bellezza ed armonia; nessuna di esse \u00e8 qualche cosa d&#8217;irrazionale, ma adopera la ragione non in senso esclusivamente logico-matematico, bens\u00ec in una accezione pi\u00f9 ampia e comprensiva.<\/p>\n<p>In clima positivistico si \u00e8 affermata la teoria secondo la quale la ragione scientifica (nel senso galileiano, cio\u00e8 logico-matematico) sarebbe intrinsecamente pi\u00f9 &quot;veridica&quot; delle altre forme del <em>Logos<\/em>, in quanto basata sulla legge di causa-effetto. Ma, dopo la scoperta delle peculiarit\u00e0 della fisica sub-atomica &#8211; a cominciare dal principio di indeterminazione di Heisenberg -, gli scienziati stessi hanno dovuto constatare che tale legge non pu\u00f2 essere posta, in senso assoluto, a fondamento della spiegazione della realt\u00e0; neppure della sola realt\u00e0 materiale. Tuttavia, mentre alcuni scienziati moderni cominciavano a divenire pi\u00f9 cauti circa la portata e la radicale validit\u00e0 della ragione scientifica, altri hanno compiuto una vera fuga in avanti, sostenendo di essere a un passo dal comprendere &quot;la mente di Dio&quot; e dall&#8217;individuare la legge unificata che tiene insieme le forze dell&#8217;Universo (cfr. il nostro articolo <em>Ma \u00e8 sempre la stessa arroganza la molla dello scientismo<\/em>). In questo senso, poco importa se la speculazione degli scienziati erettisi a filosofi vada in una direzione tendenzialmente ateistica, come nel caso di Stephen Hawking, oppure tendenzialmente teistica, come in quello di Paul Davies; ci\u00f2 che conta \u00e8 la <em>hybris<\/em>, ossia la <em>dismisura<\/em> di una scienza che pretende di travalicare dall&#8217;ordine di riflessione che le \u00e8 proprio &#8211; quello della materia &#8211; per giungere al perch\u00e9 ultimo della realt\u00e0, al cuore del problema ontologico.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che tutta una pletora di divulgatori scientifici pi\u00f9 o meno informati, pi\u00f9 o meno intellettualmente onesti, si sono impegnati in una sistematica crociata di tipo scientista, banalizzando e ridicolizzando ogni forma di approccio non scientifico alla realt\u00e0 e avvalorando il quadro, distorto e presuntuoso, di una scienza come sapere assoluto e definitivo, al di fuori del quale non c&#8217;\u00e8 verit\u00e0 e neanche un minimo di seriet\u00e0. I giovani, specialmente, vengono letteralmente sommersi da una quantit\u00e0 di pubblicazioni e di programmi televisivi il cui sottinteso \u00e8 sempre il medesimo: solo il <em>Logos<\/em> logico-matematico \u00e8 il vero <em>Logos<\/em>; solo la scienza \u00e8 in grado di spiegare adeguatamente la realt\u00e0 intorno a noi; solo la scienza \u00e8 capace di portare la societ\u00e0 verso il progresso e verso il benessere, materiale e spirituale. Consapevolmente o meno, questi divulgatori si sono posti al servizio di una nuova religione materialistica, che pretende di liquidare i vecchi dei in nome di una ragione infallibile e divinizzata.<\/p>\n<p>Il pensiero mitico, che storicamente precede quello scientifico, non \u00e8 affatto una forma &quot;primitiva&quot; e &quot;immatura&quot; del <em>Logos<\/em>; \u00e8, piuttosto, una forma di pensiero radicalmente diversa, basata su diversi presupposti e su una diversa percezione della realt\u00e0. I suoi elementi di base sono differenti da quelli della scienza, non per\u00f2 inferiori; e, fra tutti, il pi\u00f9 importante \u00e8 il concetto di <em>tempo<\/em>: ciclico ed eternamente presente quello del mito; lineare e scandito in passato, presente e futuro, quello della scienza. Ad esempio, in una cerimonia sacra l&#8217;evento mitico che ne costituisce il nucleo non \u00e8 semplicemente <em>ricordato<\/em>, bens\u00ec viene <em>attualizzato<\/em>, cio\u00e8 reso presente in una dimensione assoluta. Si pensi ai miti di fondazione della <em>polis<\/em> antica, oppure ai culti misterici collegati alla dimensione dionisiaca della religiosit\u00e0 antica; ma si pensi anche (senza entrare nel merito del valore di <em>verit\u00e0<\/em>, in senso storico, degli uni o dell&#8217;altro) al mistero cristiano per eccellenza, l&#8217;eucarestia.<\/p>\n<p>La scienza, invece, pretende di collocare ciascun evento in un tempo storico ben preciso; e, cos\u00ec facendo, colpisce al cuore l&#8217;essenza stessa della concezione mitica del mondo, perch\u00e9 l&#8217;evento storicizzato non \u00e8 pi\u00f9 suscettibile di rivivere nel presente; esso \u00e8 consegnato alla storia, al passato, per sempre. I legami che lo collegano al nostro mondo vengono recisi e, con essi, vengono recisi i legami spirituali che lo rendono vitale e vivificatore. Al tempo stesso, per\u00f2, la visione meccanicistica della scienza moderna distrugge i legami di coesione e armonia che tengono insieme il mondo, nei suoi elementi spirituali non meno che in quelli materiali. Che senso ha parlare di <em>Axis mundi<\/em>, Asse del mondo, in un contesto puramente materialistico e riduzionistico; e che senso ha sostenere che ciascuno di noi coopera, o meno, al suo mantenimento, se si nega che i nostri pensieri e le nostre azioni abbiano un&#8217;influenza potente e diretta sull&#8217;insieme della realt\u00e0, oltre che sulla sfera immediata del nostro ambito specifico?<\/p>\n<p>\u00c8 opinione abbastanza diffusa, sia tra i dispregiatori che tra i sostenitori della validit\u00e0 del pensiero mitico, che la distruzione di esso abbia avuto inizio, in sostanza, con l&#8217;avvento della Rivoluzione scientifica moderna e cio\u00e8 con Francesco Bacone, Galilei, Cartesio e, pi\u00f9 tardi, Newton. In realt\u00e0, questo non \u00e8 affatto vero; essa ha avuto inizio gi\u00e0 nell&#8217;antica Grecia, ad opera di una schiera di logografi, mitografi e studiosi di genealogie &#8211; quali Ecateo, Ferecide, Ellanico e numerosi altri &#8211; i quali, sforzandosi di contestualizzare cronologicamente, ossia di storicizzare, i fatti del mito, ne hanno decretato l&#8217;inevitabile dissoluzione.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 convinto, fra l&#8217;altro, Kurt H\u00fcbner, epistemologo tedesco nato a Praga nel 1921 e libero docente presso l&#8217;Universit\u00e0 di Kiel, uno di quegli studiosi di filosofia della scienza che, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, hanno criticato la concezione neopositivistica ed affermato la pari dignit\u00e0, rispetto alla scienza, delle forme di pensiero extra scientifiche, a cominciare, appunto, dal mito. Meno famoso di Carnap, Popper, Lakatos, Sneed-Stegm\u00fcller,Kuhn e Feyerabend, egli \u00e8 stato tuttavia un validissimo precursore; e i suoi testi si raccomandano per la chiarezza espositiva, non meno che per l&#8217;ammirevole lucidit\u00e0 concettuale.<\/p>\n<p>Il vasto pubblico italiano lo conosce soprattutto per la traduzione del suo libro <em>La verit\u00e0 del mito<\/em> (Milano, Feltrinelli, 1990. Noi desideriamo invece riportare <em>&#8211;<\/em> a conclusione delle riflessioni sin qui svolte &#8211; il passaggio conclusivo di un&#8217;altra sua opera notevole, anche se meno conosciuta: <em>Critica della ragione scientifica<\/em> (titolo originale: <em>Kritik der wissenschaftlichen Vernunft<\/em>, Friburgo-Monaco, 1978; traduzione italiana di Marco Buzzoni ed Evandro Agazi, Milano, Franco Angeli Editore, 1982, pp. 319-321).<\/p>\n<p><em>&quot;In quale modo, ci dovremo ora chiedere, noi possiamo compiere una scelta tra gli elementi a priori del mito e quelli della scienza? Come possiamo deciderci tra le rappresentazioni mitiche della causalit\u00e0, della qualit\u00e0, della sostanza, del tempo ecc. da una parte, e le corrispondenti rappresentazioni scientifiche dall&#8217;altra?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 proprio il tipo di rappresentazione scientifico, in quanto cio\u00e8 la scienza stessa ne diviene oggetto, che induce a comprendere che qui si tratta in entrambi i casi di qualcosa che soltanto rende possibile l&#8217;esperienza e che, quindi, non pu\u00f2 essere assolutamente giudicato tramite l&#8217;esperienza. In nessun luogo noi afferriamo qualcosa come la realt\u00e0 in s\u00e9 quale tertium comparationis, poich\u00e9 essa \u00e8 sempre gi\u00e0 considerata miticamente o scientificamente, appunto perch\u00e9 esiste tanto l&#8217;esperienza scientifica quanto quella mitica. La stessa cosa vale per\u00f2 per la ragione. Entrambe, esperienza e ragione &#8211; e con ci\u00f2 i criteri per la verit\u00e0 e la realt\u00e0 &#8211; sono gi\u00e0 condeterminate, tra l&#8217;altro, da particolari rappresentazioni causali e temporali. Nulla sarebbe quindi pi\u00f9 falso che attribuire al mito, come spesso accade, l&#8217;irrazionalit\u00e0, cui la scienza si contrappone come qualcosa di razionale. Anche il mito ha la sua razionalit\u00e0, che opera nel quadro del suo proprio concetto di esperienza e di ragione, quale \u00e8 dato intuitivamente e categorialmente nel modo che abbiamo mostrato. (Che in esso questa razionalit\u00e0 non si assolutizzata, come nella tecnica, \u00e8 un&#8217;altra questione.) Esso ha dunque anche, in modo corrispondente, il suo particolare tipo di armonizzazione dei sistemi che gli sono immanenti, come ordinamento di tutti i fenomeni nel contesto complessivo, ed ha anche la &#8216;logica&#8217; del suo &#8216;alfabeto&#8217; e delle sue figure fondamentali. La luminosa chiarezza dell&#8217;antichit\u00e0 greca, se questo paragone \u00e8 consentito, rende questo in parte addirittura afferrabile sensibilmente, da tutto ci\u00f2 per\u00f2 segue che<\/em> l&#8217;esperienza mitica e quella scientifica, la ragione mitica e quella scientifica, sono in certo senso incommensurabili. <em>In certo senso significa: possiamo s\u00ec confrontarli, come appunto \u00e8 qui accaduto, possiamo comprenderli in quanto alternative; ma non possediamo alcun criterio, che si estenda ad entrambi, sulla cui base potremmo<\/em> valutarli<em>. Ogni valutazione partirebbe sempre gi\u00e0 dal punto di vista mitico o scientifico.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non siamo dunque qui assolutamente in grado di prendere una decisione? Ma \u00e8 stata tuttavia presa una decisione gi\u00e0 da millenni, si risponder\u00e0 a questa domanda. Certo, soltanto che non la si dovrebbe fare troppo facile con le ragioni di questo gigantesco mutamento, e non si dovrebbe vedere ogni cosa dal nostro punto di vista. Con i concetti<\/em> generalizzati <em>di esperienza, ragione, verit\u00e0 e realt\u00e0, come si \u00e8 dimostrato, non si compie qui molta strada. Perci\u00f2 dobbiamo rappresentarci anche il passaggio dal mito alla scienza come una mutazione (&#8230;), e quindi come storia di sistemi. Facendo ci\u00f2 non dobbiamo certamente perdere di vista il fatto che in tal modo possiamo afferrare questo evento soltanto entro certi limiti. Come infatti l&#8217;uomo mitico non poteva concepire il suo mondo di dei al pari di una moderna teoria, in quanto a priori dell&#8217;esperienza del mondo, cos\u00ec non gli era possibile pensare consapevolmente entro quei binari che il tipo di pensiero della storia dei pensieri attribuisce agli attori storici. Noi perci\u00f2, in una certa misura inevitabilmente, vediamo il mito con una sorta di<\/em> considerazione dall&#8217;esterno<em>; ma considerate dal suo punto di vista, altrettanto inevitabilmente, le cose si raffigurano diversamente. Qui si apre un vuoto, del quale in ogni caso sappiamo che esso non pu\u00f2 mai essere colmato senza interruzioni. Ci\u00f2 che \u00e8 incommensurabile non pu\u00f2 essere mediato in modo completo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 dunque proprio la prospettiva scientifica che, da un lato, non pu\u00f2 contestare completamente al mito la legittimit\u00e0 e che, da un altro lato, considera il suo tramonto storico come razionalmente concepibile nel suo significato, cio\u00e8 in quanto condizionato nel senso della storia dei sistemi. Noi non possiamo certamente, e neppure vogliamo tornare semplicemente al mito, poich\u00e9 \u00e8 impossibile reintrodurci in un mondo che non conosceva la nostra esperienza organizzata in modo completamente diverso attraverso la scienza, e che quindi non aveva neppure le nostre particolari esperienze. Eppure la domanda circa la verit\u00e0 nella scienza, che oggi \u00e8 esplosa cos\u00ec violentemente, proprio perch\u00e9 include quella circa la verit\u00e0 nel mito, potrebbe condurre a considerare di nuovo pi\u00f9 seriamente ci\u00f2 che \u00e8 mitico e, con esso, il numinoso e l&#8217;arte. Poich\u00e9, come \u00e8 stato osservato (&#8230;), il numinoso e l&#8217;arte hanno appunto in esso la loro radice comune. Non vi \u00e8 comunque alcuna ragione<\/em> teoricamente <em>cogente di supporre che tutto il mondo in un lontano futuro<\/em> debba <em>relegare il tipo di considerazione mitica in quanto tale, cio\u00e8 sciolto dalle particolari condizioni storiche del mito greco, nel regno delle fiabe, a meno che, per cos\u00ec dire, non si voglia perdere il lume della ragione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nondimeno nessuno pu\u00f2 oggi prevedere se e in qual modo ci\u00f2 che \u00e8 mitico, in un ulteriore ampio cambiamento di orizzonte , possa<\/em> realmente <em>di nuovo essere universalmente vissuto e sperimentato. Possiamo per\u00f2 certamente affermare questo: \u00e8 importante identificare una mera<\/em> possibilit\u00e0 <em>di questo tipo, e venire a sapere di essa, in quel momento in cui \u00e8 meno riconoscibile che in passato la grandezza, ma pi\u00f9 di quanto sia accaduto sinora gli aspetti problematici del mondo unilateralmente tecnico-scientifico in cui viviamo.&quot;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma che cos&#8217;\u00e8, esattamente, la ragione? \u00c8 lecito identificarla senz&#8217;altro con il pensiero scientifico? E che cos&#8217;\u00e8 il mito? 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