{"id":27751,"date":"2008-12-28T11:10:00","date_gmt":"2008-12-28T11:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/28\/pensieri-svolti-sulla-riva-del-mare-sotto-un-vento-gagliardo-di-fine-danno\/"},"modified":"2008-12-28T11:10:00","modified_gmt":"2008-12-28T11:10:00","slug":"pensieri-svolti-sulla-riva-del-mare-sotto-un-vento-gagliardo-di-fine-danno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/28\/pensieri-svolti-sulla-riva-del-mare-sotto-un-vento-gagliardo-di-fine-danno\/","title":{"rendered":"Pensieri svolti sulla riva del mare sotto un vento gagliardo di fine d&#8217;anno"},"content":{"rendered":"<p>A una amica che compie gli anni.<\/p>\n<p>Strano spettacolo la spiaggia in riva al mare, nel cuore dell&#8217;inverno, con la sabbia accumulata da un vento gelido e incessante a ricoprire la passeggiata che, nei mesi estivi, risuona di mille voci allegre e si anima di mille macchie di colori vivaci.<\/p>\n<p>Adesso le onde rotolano sotto il pontile incollerite, irte di spuma come le creste di draghi favolosi, mentre il rumore della risacca \u00e8 duro e rabbiosoo e le raffiche di vento giungono dal largo, taglienti, con una forza tale che toglie il fiato e penetra fino alle ossa.<\/p>\n<p>Il cielo \u00e8 percorso da nuvoloni bianchi e grigi che si spostano a velocit\u00e0 fantastica e un sole che non riscalda fa capolino tra essi, illuminando con una luce cruda, elettrica, lo spettacolo grandioso dei cavalloni che si succedono avanti e si frangono con violenza sulla riva, come gli squadroni di un&#8217;armata di cavalleria che si scagliano all&#8217;assalto l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, con furia fredda e metodica, senza mai rallentare o flettere il proprio slancio guerresco.<\/p>\n<p>Queste giornate di fine d&#8217;anno, le pi\u00f9 corte di tutte, con la campagna raggrinzita nella morsa della neve e del ghiaccio e l&#8217;aria limpida che pare sul punto di incrinarsi come una lastra di cristallo che abbia ricevuto un colpo, unite al grande silenzio sovrastato dal rombo del mare mosso e allo spettacolo della spiaggia deserta, inducono alla riflessione.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di bilanci, di introspezione.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di domandarsi se si sta spendendo bene la propria vita, se si stanno facendo le scelte giuste; quanto ci si stia avvicinando a se stessi.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, per avvicinarsi al centro di se stessi, bisogna allontanarsene con la massima decisione: questo \u00e8 il mistero, questo \u00e8 il paradosso.<\/p>\n<p>Bisogna perdersi per potersi ritrovare: solo cos\u00ec si riacquista la giusta prospettiva. Altrimenti c&#8217;\u00e8 il pericolo di non vedere nulla, pur avendo ogni cosa proprio davanti agli occhi.<\/p>\n<p>La grande scoperta \u00e8, appunto, che noi non abbiamo un centro: che ogni istante della nostra vita \u00e8 il centro, ogni pensiero, ogni emozione. Non vi \u00e8 un centro, ma una rete a maglie fittissime; e ogni nodo di questa rete \u00e8 prezioso, unico, insostituibile; e la rete acquista una forma, un disegno, un significato, solo se viene colta con uno sguardo d&#8217;insieme.<\/p>\n<p>Non solo: la nostra rete non \u00e8 isolata; non pu\u00f2 essere valutata in s\u00e9 e per s\u00e9, come se esistesse per conto proprio. Al contrario: essa ci mostra la propria fisionomia solo ed esclusivamente allorch\u00e9 si esprime nel rapporto con tutte le altre reti &#8211; tutte, anche quelle apparentemente pi\u00f9 lontane: perch\u00e9 ogni vita, ogni pensiero, ogni ente, non sono che il punto d&#8217;intersezione reciproca di innumerevoli vite, pensieri ed enti.<\/p>\n<p>La stella pi\u00f9 lontana interagisce con l&#8217;umile fiore che, a sera, chiude i propri petali e si ripiega sullo stelo, nella dolce quiete della valle; nulla e nessuno \u00e8 isolato, nulla e nessuno esiste unicamente per conto proprio. Non siamo delle note intermittenti, ma parti di un&#8217;unica, immensa armonia cosmica: e l&#8217;armonia nasce dall&#8217;accordo di tante note individuali.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 vale anche per quelli che noi chiamiamo gli aspetti negativi dell&#8217;esistenza: la delusione, la solitudine, il dolore, la separazione.<\/p>\n<p>Essi ci appaiono in una luce negativa solo finch\u00e9 li consideriamo isolatamente dal contesto dell&#8217;armonia cosmica; ma, se li inquadriamo all&#8217;interno di essa, ecco che si trasformano.<\/p>\n<p>Diventano tappe della nostra evoluzione: momenti di un unico, complesso rito di passaggio, simile a quelli che venivano praticati dalle popolazioni native.<\/p>\n<p>S\u00ec: la vita, il fatto di esserci, corrisponde automaticamente a un grande rito di passaggio: il passaggio dall&#8217;Essere all&#8217;esistente e, dall&#8217;esistente, di nuovo all&#8217;Essere, secondo il simbolo antichissimo della spirale doppia &#8211; destrorsa e sinistrorsa &#8211; che troviamo inciso e raffigurato in migliaia e migliaia di pietre, di manufatti, di tatuaggi.<\/p>\n<p>Noi dobbiamo percorrere due volte il grande rito del passaggio: non \u00e8 vero che veniamo da nulla e torniamo nel nulla; questa \u00e8 una doppia menzogna: veniamo dall&#8217;Essere e aspiriamo a tornare nell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Come il viandante sospira il ritorno nella propria dimora; come il viandante assetato, accaldato, smarrito nella pianura interminabile, agogna le fresche acque dei monti e anela al verde dei pascoli e dei boschi: cos\u00ec noi perseguiamo il nostro reintegro nell&#8217;Essere, fin dal momento in cui siamo entrati nella sfera del finito e del contingente.<\/p>\n<p>Fin dal momento della nostra entrata nel mondo, aneliamo a ritrovare l&#8217;Assoluto; ne portiamo la nostalgia in cuore, come il marinaio che si avventura in paesi remoti porta sigillato nel cuore il dolce ricordo della sua casa.<\/p>\n<p>Talvolta ci sembra di aver placato la nostra sete e di aver saziato la nostra nostalgia; ma non \u00e8 che una breve illusione, dopo la quale la fatica del nostro vagabondare sembra farsi pi\u00f9 opprimente e la delusione per la meta mancata ci morde con forza pi\u00f9 aspra.<\/p>\n<p>E, su tutto, il fantasma del nulla ci sovrasta e ci atterrisce, con l&#8217;ineluttabilit\u00e0 della morte.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che la morte avr\u00e0 l&#8217;ultima parola? Che noi nasciamo soltanto per morire; e che la nostra vita \u00e8 solo una corsa cieca verso l&#8217;annientamento?<\/p>\n<p>Un grandissimo spirito incarnato, quello di Sri Aurobindo, non lo credeva affatto: e nel suo grandioso poema \u00abSavitri\u00bb ha bene espresso, attraverso la lotta della sposa Savitri per strappare al Signore della Morte il suo diletto sposo, Satyavan, questo concetto. Figlia del Sole, Savitri, che discende nelle fauci della morte per restituire all&#8217;anima, con la vita immortale, la coscienza di se stessa e della verit\u00e0 dell&#8217;Essere impressa nelle sue profondit\u00e0, \u00e8 una metafora bellissima e commovente della Parola divina.<\/p>\n<p>Citiamo alcuni versi del grande poema, l\u00e0 dove Savitri si rivolge al Signore della Morte per dichiarargli che ella vuole redimere da lui non solo l&#8217;amatissimo sposo Satyavan, ma ogni essere vivente (da: Tommaso Iorco, \u00abSavitri, l&#8217;epopea della vittoria sulla morte\u00bb, Edizioni Sarva, 1995, pp. 123-124):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;anima \u00e8 una figura del Non-manifesto,<\/p>\n<p>la mente lavora per pensare l&#8217;impensabile,<\/p>\n<p>la vita per chiamare l&#8217;immortale nella nascita,<\/p>\n<p>il corpo per ospitare l&#8217;Illimitabile.<\/p>\n<p>Il mondo non \u00e8 tagliato fuori dalla Verit\u00e0.<\/p>\n<p>Invano hai scavato l&#8217;oscuro invalicabile golfo,<\/p>\n<p>invano hai costruito il cieco muro senza porte:<\/p>\n<p>l&#8217;anima dell&#8217;uomo ti scavalca,<\/p>\n<p>il sole del cielo costringe le tue vie attraverso la notte;<\/p>\n<p>la sua luce \u00e8 visibile sulle sommit\u00e0 del nostro essere.<\/p>\n<p>La mia mente \u00e8 una torcia accesa dall&#8217;eterno sole,<\/p>\n<p>la mia vita un respiro insufflato dall&#8217;Ospite immortale,<\/p>\n<p>il mio corpo caduco \u00e8 la dimora dell&#8217;Eterno.<\/p>\n<p>Non sono schiava del pensiero, dei sensi o delle forme;;<\/p>\n<p>io vivo nella gloria dell&#8217;Infinito,<\/p>\n<p>sono vicina al Senza-Nome Inconoscibile,<\/p>\n<p>l&#8217;Ineffabile \u00e8 il mio intimo amico.<\/p>\n<p>Ma sul margine luminoso dell&#8217;Eternit\u00e0<\/p>\n<p>Ho scoperto che il mondo \u00e8 Lui;<\/p>\n<p>l&#8217;ho inseguito nella sua forma terrestre.<\/p>\n<p>Una solitaria libert\u00e0 non pu\u00f2 soddisfare<\/p>\n<p>un cuore che \u00e8 diventato uno con ogni cuore:<\/p>\n<p>io sono la deputata del mondo che aspira,<\/p>\n<p>la libert\u00e0 del mio spirito la chiedo per tutti.\u00bb<\/p>\n<p>Tali sono la nostra nostalgia, la nostra aspirazione; tale la promessa che ci \u00e8 stata fatta nell&#8217;atto stesso con il quale siamo stati chiamati alla vita nel regno del Manifestato.<\/p>\n<p>L&#8217;essere umano, unico fra tutti i viventi, possiede la facolt\u00e0 di smarrirsi, di perdersi; di obliare le ragioni che l&#8217;hanno chiamato all&#8217;esistenza. Avviluppato nelle reti dell&#8217;ignoranza e della follia, smette di cercarsi; e, cos\u00ec facendo, perde il contatto con la parte pi\u00f9 vera di se stesso: quella che conferisce un senso a tutto il resto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ridotto a vagare a tentoni senza sapere dove n\u00e9 perch\u00e9, senza neppure ricordare chi egli sia e perch\u00e9 si muova nel mondo, egli si lascia fuorviare da mille riflessi ingannevoli della propria immagine, si lascia turbare da mille inquietudini e sopraffare da mille fantasmi.<\/p>\n<p>A quel punto, egli non \u00e8 pi\u00f9 che la triste controfigura di se stesso: senza pi\u00f9 splendore, n\u00e9 speranza, n\u00e9 coraggio; senza dignit\u00e0 e senza fierezza; senza pi\u00f9 alcun sentimento del legame che lo unisce agli altri enti e della comune appartenenza nei confronti dell&#8217;Essere. Preda di infiniti richiami ingannevoli, non \u00e8 che un albero sradicato, che la piena del fiume afferrer\u00e0 nel suo vortice impetuoso per poi trascinarlo a valle, chiss\u00e0 dove.<\/p>\n<p>Gli esseri umani disancorati, privati del senso del proprio mistero e sballottati lontano dai propri centri esistenziali, sono paragonabili a questo paesaggio invernale, stretto nella gelida morsa della neve e del ghiaccio.<\/p>\n<p>Simili al bosco ricamato di bianco, ai rami candidi per la neve ghiacciata che li avviluppa come una trina crudele, sono le persone che hanno smesso di cercarsi, di ascoltarsi, di dirigersi verso la verit\u00e0 del proprio destino. Sono divenuti spettrali fantasmi intirizziti, di un pallore cadaverico che appartiene a un altrove pauroso: al Signore della Morte.<\/p>\n<p>Quanti esseri umani sono gi\u00e0 morti in questa vita, senza neppure essersene accorti? Quanti si sono irrigiditi nel biancore sinistro di un&#8217;esistenza pietrificata, disanimata, totalmente svuotata di calore e di bellezza?<\/p>\n<p>Quanti hanno lasciato che si allentassero e si sciogliessero i nodi della propria rete vitale; quanti hanno permesso a quest&#8217;ultima di separarsi da tutte le altre reti, insieme alle quali soltanto si pu\u00f2 parlare di un tutto armonico e vivente?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 un essere umano, per dirsi pienamente vivo, deve conservare sempre, anche in mezzo alle peggiori tempeste e ai passaggi pi\u00f9 difficili, il ricordo della propria origine e la tensione verso la propria meta: senza di essi, egli \u00e8 perduto.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che tornare a noi stessi significa volgere le spalle a quel futile narcisismo che ci inganna, trascinandoci all&#8217;inseguimento di false immagini di noi; per riscoprire tutta la bellezza, tutta la seriet\u00e0 e tutta la vertigine del gettarci oltre il nostro piccolo io, proprio allo scopo di poterci ritrovare.<\/p>\n<p>Non ci si pu\u00f2 ritrovare, se non si ha il coraggio di morire alla parte effimera di s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p>Basta guardare al mondo della natura.<\/p>\n<p>Questo bosco gelido, intirizzito, stretto nella morsa della neve ghiacciata, torner\u00e0 a rivivere in primavera: e sar\u00e0 di nuovo una esplosione trionfale di colori, di suoni, di profumi.<\/p>\n<p>Anche questo mare livido, rabbioso, frustato dai gelidi venti del Nord, torner\u00e0 a brillare nella calda luce estiva e si tinger\u00e0 di porpora nei tramonti infuocati.<\/p>\n<p>Tutto ritorna a vivere, se ha il coraggio di morire a se stesso, al proprio infantile attaccamento. Tutto ritorna a vivere, se accetta sino in fondo la propria verit\u00e0, il proprio scopo, l&#8217;ardente nostalgia dell&#8217;Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A una amica che compie gli anni. 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