{"id":27748,"date":"2011-11-23T08:30:00","date_gmt":"2011-11-23T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/23\/pensieri-daprile-presso-il-fiume-nella-fresca-ombra-del-salice\/"},"modified":"2023-09-13T14:59:22","modified_gmt":"2023-09-13T14:59:22","slug":"pensieri-daprile-presso-il-fiume-nella-fresca-ombra-del-salice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/23\/pensieri-daprile-presso-il-fiume-nella-fresca-ombra-del-salice\/","title":{"rendered":"Pensieri d&#8217;aprile presso il fiume, nella fresca ombra del salice"},"content":{"rendered":"<p>(Articolo originariamente pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/\">Arianna Editrice<\/a>)<\/p>\n<p>Ripenso ai famosi versi del divino Virgilio (\u00abGeorgiche\u00bb, III, 10-15; traduzione di Enzio Cetrangolo):<\/p>\n<p>\u00abPrimus ego in patriam mecum, modo vita supersit,<br \/>\nAonio rediens deducam vertice Musas;<br \/>\nprimus Idumaeas\u00a0 referam tibi, Mantua, Palmas<br \/>\net vridi in campo templum demarmore ponam<br \/>\npropter aquam, tardis ingens ubi flexibus errat<br \/>\nMincius et teneras praetexit harundine ripas.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abIo per primo, se vita m&#8217;avanza,<br \/>\nin patria tornando meco le Muse dal monte<br \/>\nAonio addurr\u00f2; io primo, o Mantova,<br \/>\na te le palme Idum\u00e8e porter\u00f2; e un tempio marmoreo<br \/>\nnel verde di un campo alzer\u00f2 presso l&#8217;acqua,<br \/>\nl\u00e0 in quella terra ove il Mincio, di molli canneti<br \/>\norlato le rive, in lente spire va errando&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Mi vengono alle labbra ora, qui, seduto presso la sponda di un piccolo fiume che corre cantando la dolce canzone della primavera, mentre un fresco venticello d&#8217;aprile ne increspa appena la superficie, all&#8217;ombra del salice piangente che immerge le fronde nell&#8217;acqua tersa.<br \/>\nLa temperatura \u00e8 mite, la carezza dell&#8217;aria rinfresca le membra e carezza il viso: nemmeno due settimane fa il vento, la pioggia ed il freddo facevano sentire le ultime unghiate dell&#8217;inverno, mentre la corona di montagne che ora si adagia beata nel sole, era ancor largamente imbiancata di neve, non solo sulle cime, ma fino a met\u00e0 costa.<br \/>\nIntorno, \u00e8 tutto un concerto di uccelli: di merli, di passeri, di allodole, di scriccioli; e, in cielo, un intrecciarsi di voli, fra i quali spiccano per eleganza e leggerezza quelli delle primi rondini, tornate anche quest&#8217;anno dai paesi del Sud. I cento richiami festosi giungono da ogni parte, vicini e lontani, conferendo al paesaggio una vastit\u00e0 indefinita, dilatandone i confini oltre la superficie che l&#8217;occhio pu\u00f2 cogliere e misurare.<br \/>\nIl fiume, in questo punto, si restringe pi\u00f9 che mai; pur essendo il principale affluente di sinistra del Piave e pur avendo gi\u00e0 percorso circa venti chilometri dalla sorgente, soltanto pochi passi separano le due rive erbose, protette dagli argini. Ma la corrente \u00e8 veloce e profonda, e &#8211; merito del lungo periodo senza piogge &#8211; eccezionalmente limpida, al punto che si possono distinguere i ciottoli del fondo, all&#8217;ombra dei rami.<br \/>\nUna macchia ininterrotta di carpini, noccioli, pioppi, acacie, lauri e salici piangenti ricopre entrambe le sponde, in un trionfo di verdi tutti diversi, eppure tutti straordinariamente teneri: l&#8217;acquerello della primavera non conosce i verdi cupi dell&#8217;estate profonda. I loro tronchi sono avvolti da una fitta vegetazione di edera selvatica e di altri rampicanti, che si spingono su, fino ai ramni pi\u00f9 alti.<br \/>\nI pi\u00f9 solenni sono i salici piangenti: passare sotto le loro chiome \u00e8 come passare sotto le quinte di un maestoso palcoscenico, con i rami frondosi che scendono gi\u00f9 diritti e si svolgono fin quasi a terra, conferendo uno straordinario senso di profondit\u00e0 ed evocando esotici paesaggi della Georgia o della Florida, con il muschio spagnolo che pende dall&#8217;alto, come gli archi di una immensa cattedrale virente a cielo aperto.<br \/>\nLe foglioline ancor tenere sembrano quasi esitare, prima di lanciarsi nella grande avventura, verso il blu intenso di un cielo sconfinato e senza nubi; sui platani, poi, sono appena spuntate, e paiono quasi meravigliate del proprio ardire, pur potendo guardare dall&#8217;alto in basso le minuscole sagome degli esseri umani.<br \/>\nLo sciacquio del fiume che corre veloce fra le alte rive \u00e8 una musica deliziosa, che mai non stanca l&#8217;orecchio e si avrebbe voglia di ascoltare e ascoltare all&#8217;infinito, come le fiabe che i bimbi richiedono al nonno: sempre le stesse, eppur sempre nuove e diverse, sempre entusiasmanti e incantevoli, come lo furono la prima volta.<br \/>\nE i giochi delle piccole onde sull&#8217;acqua, il continuo, incessante intrecciarsi e disfarsi delle varie correnti che disegnano arabeschi sempre cangianti, veloci, inafferrabili, come la loro musica suadente. Se li si fissa a lungo, ad un tratto si esce dallo spazio e dal tempo &#8211; si entra nell&#8217;infinito e nell&#8217;eterno, come per una porta magica dissimulata nella realt\u00e0 quotidiana. Ci si trova come rapiti in un altrove in cui l&#8217;anima, per un momento, si sente quasi smarrita.<br \/>\nE quando, poi, si riporta lo sguardo pi\u00f9 in alto, alle tenere canne della riva, irresistibile si crea l&#8217;illusione di essere in movimento, come se ci si trovasse su una veloce imbarcazione che scende con la corrente, mentre le sponde alberate paiono fuggire indietro. Avviene come quando un treno passa sul binario accanto e lo si vede sfilare lungo i finestrini del proprio, fermo in attesa: a un certo punto sembra che siamo noi a correre sulle rotaie, e l&#8217;illusione svanisce solo con lo scomparire dell&#8217;altro treno dal nostro campo visivo.<br \/>\nIntanto il sole si avvicina all&#8217;orizzonte e, circonfuso della luce del tramonto, scivola tra le chiome degli alberi, ancora glorioso, avvolgendo i prati, i filari delle viti, le colline ed i monti vicini, in un unico splendore dorato.<\/p>\n<p>Accolto nel grembo di questo paesaggio benevolo e carezzevole come una donna dolcemente sensuale, lascio correre i pensieri in libert\u00e0. Pensieri d&#8217;aprile, quando la vita torna a fluire possente dopo i freddi e sterili mesi invernali.<br \/>\nLa vita si ridesta, la vita sembra ora pi\u00f9 dolce che mai: un frutto maturo che si scioglie in bocca in una fragranza zuccherina; e, pur sapendo che i momenti difficili e le prove pi\u00f9 dure capitano quando capitano, indipendentemente dalla stagione, pure tutta questa pace, tutta questa bellezza, tutta questo languire indolente dei sensi e dell&#8217;anima hanno, ogni volta, il potere di ispirare un senso di leggerezza, di freschezza e di rinnovata speranza.<br \/>\nGi\u00e0: la speranza.<br \/>\nSar\u00e0 che questi giorni d&#8217;aprile coincidono, solitamente, con la ricorrenza pasquale, la quale \u00e8 tutta incentrata sul grande mistero della Speranza soprannaturale: sta di fatto che quasi tutti, anche se non credenti, percepiscono questo momento dell&#8217;anno come particolarmente propizio alla dimensione della lieta attesa, del presentimento di qualcosa di positivo e di benefico. Sar\u00e0, forse, un retaggio culturale; ad esempio, nella mia citt\u00e0 natale, un tempo, quando suonavano le campane di mezzogiorno il Sabato Santo, le persone interrompevano quel che stavano facendo, si scambiavano gli auguri e si bagnavano gli occhi. Era un rito di purificazione, semplice e trasparente, come quello descritto da Dante nel primo canto del \u00abPurgatorio\u00bb.<br \/>\nNelle case, le mamme riponevano gli abiti invernali e le coperte di lana e tiravano fuori i vestiti leggeri per la bella stagione: e anche quello era un segno, il segno di una svolta, di una cesura nello scorrere dei mesi e dei giorni. Finiva un periodo, ne incominciava un altro; e i cuori si indirizzavano verso pensieri pi\u00f9 lieti, pi\u00f9 sereni, pregustando l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;estate, delle vacanze, del riposo (allora le vacanze erano dedicate realmente al riposo e non a quella pazza baraonda che sono divenute in seguito, all&#8217;insegna del consumismo pi\u00f9 sfrenato).<br \/>\nOra, nella societ\u00e0 post-moderna, i segni degli uomini sono quasi scomparsi: l&#8217;etica del profitto non ha bisogno di segni, li considera romanticherie senza senso.<br \/>\nRimangono i segni della natura: finch\u00e9 durano, almeno quelli.<br \/>\nPer alcuni anni, le rondini avevano smesso di presentarsi all&#8217;appuntamento con la primavera: e il vecchio proverbio: \u00abSan Benedetto, la rondine sotto il tetto\u00bb sembrava ormai relegato nella soffitta delle cose vecchie, della moneta fuori corso (la ricorrenza di San Benedetto abate cade il giorno 21 marzo, data dell&#8217;equinozio di primavera). Evidentemente, i cieli d&#8217;Europa erano troppo inquinati per loro. Poi, per fortuna, hanno incominciato\u00a0 a ritornare.<br \/>\nMa il primo segno della natura che indica l&#8217;arrivo della primavera, \u00e8 quella indefinibile sensazione che s&#8217;impadronisce del nostro corpo e della nostra mente; quel certo non so che, per cui avvertiamo il sangue scorrere pi\u00f9 rapido nelle vene, e ci accade di guardare al mondo con un occhio nuovo, come se lo vedessimo per la prima volta.<br \/>\nTale sensazione, fortissima nell&#8217;infanzia, tende poi ad attenuarsi, mano a mano che ci si inoltra nell&#8217;et\u00e0 adulta; ma non scompare mai del tutto. E, ogni anno, tende a rinnovarsi, allorch\u00e9 le foglioline nuove, le rondini e le campane di Pasqua, ci riportano il profumo inconfondibile di quell&#8217;epoca lontana.<br \/>\n\u00c8 come se il mondo intero facesse un bagno di freschezza e ne uscisse rinnovato, con i colori fatti pi\u00f9 vividi e smaglianti.<\/p>\n<p>Se, poi, tentiamo di analizzare un po&#8217; meglio codesta strana sensazione di attesa e di presentimento, ci sembra &#8211; talvolta &#8211; che essa abbia a che fare non solo con dei vaghi ricordi del passato, ma anche con una specie di indistinta promessa, con una sorta di appuntamento che qualcuno o qualcosa ci ha dato, ma che non riusciamo ad afferrare e il cui senso ci appare pi\u00f9 che mai elusivo, sfuggente: tanto da dubitarne affatto, come di una mera fantasticheria.<br \/>\nEppure, forse no; forse non \u00e8 una mera fantasticheria.<br \/>\nForse, il risveglio della natura, in primavera, vuole ricordarci effettivamente un appuntamento: un appuntamento con noi stessi, con la nostra parte pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda. Non quella, putrida e indicibile, scandagliata e rivoltata con perverso compiacimento dai cultori della psicanalisi, questa forma moderna di magia nera; ma quella splendente e luminosa, che giace come una perla dimenticata in fondo all&#8217;anima nostra, e attende la parola prodigiosa che sar\u00e0 capace di ridestarla alla pienezza della vita.<br \/>\nIl risveglio primaverile, dunque, \u00e8 una metafora della nostra parte spirituale, sublime, capace di innalzarsi di molto al di sopra delle nostre miserie quotidiane, in un regno di pura bellezza e di ardente partecipazione. Quasi ci eravamo scordati di possedere questa perla preziosa, d&#8217;inestimabile valore; quasi ci eravamo scordati che la nostra vera essenza \u00e8 quella perla, proprio quella perla, e non Gi\u00e0 tutte le scorie, pi\u00f9 o meno fangose, che debolezze e delusioni le hanno incrostato intorno, un giorno dopo l&#8217;altro.<br \/>\nEcco, allora, che metterci in sintonia con la natura che si ridesta, con le tenere foglie che spuntano sui rami, con le rondini che tornano al nido dopo un viaggio lungo e periglioso, significa comprendere che dobbiamo ristabilire il contatto con la nostra stessa anima, appannata e resa inautentica dai troppi compromessi, dai troppi timori, dalle troppe furberie con le quali siamo soliti autoingannarci e cercare d&#8217;ingannare il prossimo.<br \/>\nSolo quando saremo riusciti a riappropriarci della nostra parte pi\u00f9 intima e vera, il nostro occhio diverr\u00e0 abbastanza limpido da poter vedere anche gli altri, e il mondo tutto che ci circonda, nella giusta luce.<br \/>\nChe non \u00e8 quella del cinismo spicciolo, con il quale tendiamo a trascinare la nostra vita ordinaria, e che ha l&#8217;effetto di imbruttire e di rimpicciolire ogni cosa;\u00a0 ma la luce della speranza, nel senso spirituale e, se si vuole, teologico della parola: attesa compartecipe e fiduciosa del compimento, della promessa, del grande piano armonioso al quale noi, come ciascun altro, siamo stati chiamati a partecipare.<br \/>\nChiamati, non costretti: da liberi individui, capaci di decidere e di scegliere.<br \/>\nAnche a settant&#8217;anni; anche a ottanta; anche a novanta: sempre, fino all&#8217;ultimo giorno della nostra vita.<br \/>\nCerto, la primavera della giovinezza conosce un limite, cos\u00ec come quella dell&#8217;infanzia; ma ci\u00f2 non vuol dire che non esista primavera per tutti, anche per i pi\u00f9 anziani.<br \/>\nIl principe Andrej, in \u00abGuerra e pace\u00bb, giace in terra ferito, dopo la battaglia; e cos\u00ec, steso bocconi, inerme, col viso rivolto in alto, fa una scoperta straordinaria: la scoperta del cielo. Anche sopra i morenti, il cielo si spalanca, azzurro, profondo, meraviglioso.<br \/>\nAnche un uomo o una donna che si sentano stanchi, feriti, vinti dalla vita &#8211; l&#8217;et\u00e0 anagrafica non \u00e8 tutto, c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;et\u00e0 psicologica, e certi giovani sono gi\u00e0 esausti come fossero dei vecchi &#8211; possono ritrovare entusiasmo e voglia di vivere, e sentirsi scorrere nuova linfa nei recessi pi\u00f9 segreti dell&#8217;anima.<br \/>\nL&#8217;anima \u00e8 una pianta che torna a fiorire sempre, sempre, sempre.<br \/>\nPurch\u00e9 scopra la propria missione: non quella di trascinare i giorni senza uno scopo, ma di realizzare il compito cui \u00e8 stata chiamata fin dall&#8217;inizio: evolversi e perseguire la via della luce, rischiarando il cammino, per quanto possibile, anche alle altre anime; o, quanto meno, facendo attenzione a non ostacolarle, impedirle, sfregiarle.<br \/>\nL&#8217;anima che abbia compreso questo, non conoscer\u00e0 pi\u00f9 vecchiaia: ma sar\u00e0 sempre giovane, bella e fresca, come quella di una fanciulla o di un fanciullo.<br \/>\nSar\u00e0 come una rondine che trova sempre la strada del proprio nido, anche dopo una lunga e faticosa traversata sopra il deserto e sopra il mare.<br \/>\nE come diciamo: \u00abBentornate, rondini!\u00bb, cos\u00ec impareremo a dire: \u00abBentornata, anima! Era da tanto che ti stavamo aspettando; e non ci siamo mai rassegnati alla tua lontananza.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Articolo originariamente pubblicato su Arianna Editrice) Ripenso ai famosi versi del divino Virgilio (\u00abGeorgiche\u00bb, III, 10-15; traduzione di Enzio Cetrangolo): \u00abPrimus ego in patriam mecum, modo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27748","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27748","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27748"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27748\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27748"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27748"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27748"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}