{"id":27747,"date":"2009-11-30T07:04:00","date_gmt":"2009-11-30T07:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/30\/pensieri-dautunno-lungo-il-viale-tappezzato-di-foglie-multicolori\/"},"modified":"2009-11-30T07:04:00","modified_gmt":"2009-11-30T07:04:00","slug":"pensieri-dautunno-lungo-il-viale-tappezzato-di-foglie-multicolori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/30\/pensieri-dautunno-lungo-il-viale-tappezzato-di-foglie-multicolori\/","title":{"rendered":"Pensieri d&#8217;autunno, lungo il viale tappezzato di foglie multicolori"},"content":{"rendered":"<p>Il viale dei bagolari, \u00abCeltis australis\u00bb, stamattina era un mare: un mare di foglie cadute, di colori stupendi: un tappeto sontuoso quanto potrebbe esserlo quello di un palazzo reale, fatto di scaglie luminose gialle, rosse, brune e arancio. Ciascuna di esse tratteneva ancora un poco di vita e di calore; ciascuna di esse tratteneva un ultimo respiro della bella stagione, un sussurro pieno di nostalgia dei lunghi giorni estivi.<\/p>\n<p>Il piede avanzava su quel tappeto frusciante, spezzando sotto le suole il guscio dei frutti con un suono secco, che il silenzio perfetto del primo mattino accoglieva nel suo grembo, in religioso ascolto.<\/p>\n<p>Poi, una bava di vento si \u00e8 levata dalla sponda del fiume e ha investito il grande pioppo che ancora conserva gran parte della sua chioma d&#8217;un bel giallo dorato; e ad ogni soffio si portava via alcune decine di foglie, che volteggiavano lievi, prima di posarsi al suolo; e, per quante ne cadessero in continuazione, non si riusciva a notare una sensibile riduzione della chioma, cos\u00ec orgogliosa e splendente in questa ovattata fine di novembre.<\/p>\n<p>Una fine nebbiolina velava l&#8217;orizzonte e lasciava intravedere l&#8217;argine del fiume, i campi, i vigneti, l&#8217;aguzzo campanile e le colline sovrastanti, come attraverso l&#8217;obl\u00f2 di una nave in crociera lungo i malinconici mari delle alte latitudini, perennemente avvolti nella foschia e in una spessa cappa di umidit\u00e0.<\/p>\n<p>I colori caldi e vivi del mattino, nel pomeriggio svaniranno in un&#8217;ombra indistinta: e il giardino, che si spalanca davanti alle grandi vetrate, non offrir\u00e0 alla vista altro che le solenni sagome degli alberi che si alzano verso il cielo, come alla ricerca dell&#8217;ultima luce morente, mentre il buio, pi\u00f9 in basso, avvolger\u00e0 i cespugli e si spander\u00e0 ovunque, nascondendo il volto delle cose.<\/p>\n<p>Niente \u00e8 pi\u00f9 malinconico di un tramonto d&#8217;autunno intriso di nebbia, quando il globo arancione del lampione pare un piccolo sole alieno smarrito nelle tenebre incipienti, e pare che oscure presenze lo stringano d&#8217;assedio da ogni parte.<\/p>\n<p>Vengono alla mente gli stupendi versi di Dante (\u00abInferno\u00bb, II, 1-6):<\/p>\n<p>\u00abLo giorno se n&#8217;andava, e l&#8217;aere bruno<\/p>\n<p>toglieva li animai che sono in terra<\/p>\n<p>da le fatiche loro; e io sol uno<\/p>\n<p>m&#8217;apparecchiava a sostener la guerra<\/p>\n<p>s\u00ec del cammino e s\u00ec de la pietate<\/p>\n<p>che ritrarr\u00e0 la mente che non erra.\u00bb<\/p>\n<p>E quegli altri, sempre del sommo poeta e giustamente famosi (\u00abPurgatorio\u00bb, VIII, 1-6):<\/p>\n<p>\u00abEra gi\u00e0 l&#8217;ora che volge il disio<\/p>\n<p>ai navicanti e &#8216;ntenerisce il core<\/p>\n<p>lo d\u00ec ch&#8217;an detto ai dolci amici addio;<\/p>\n<p>e che lo novo peregrin d&#8217;amore<\/p>\n<p>punge, se ode squilla di lontano<\/p>\n<p>che paia il giorno pianger che si more&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un periodo dell&#8217;anno che induce alla riflessione, che invita alla solitudine e al raccoglimento di cui l&#8217;anima ha tanto bisogno. Le giornate brevi ci ricordano la brevit\u00e0 delle cose terrene, i crepuscoli precoci ci rammentano la sera della nostra vita che, presto o tardi, arriver\u00e0 per tutti, e dovr\u00e0 trovarci preparati.<\/p>\n<p>Ci si sente piccoli, ci si sente fragili e inadeguati; i pensieri orgogliosi cedono il passo a un sentimento di modestia molto vicino all&#8217;umilt\u00e0. \u00c8 il periodo dell&#8217;anno pi\u00f9 propizio a rientrare in se stessi, a non sopravvalutare le proprie forze, e a ridimensionare le proprie ambizioni e le proprie aspettative.<\/p>\n<p>\u00c8 un periodo in cui si scivola facilmente verso la malinconia e, di qui, verso lo scoraggiamento; per alcuni, in una vera e propria china verso la depressione. Nelle sue forme pi\u00f9 contenute, peraltro, la malinconia ha in s\u00e9 una dolcezza tutta particolare, per cui non sempre le viene aperta malvolentieri la porta dell&#8217;anima, anzi, a volte essa \u00e8 accolta quasi come una vecchia amica, con la quale \u00e8 piacevole intrattenersi un poco a fantasticare.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, nelle sue forme pi\u00f9 accentuate, la malinconia degenera in una pesantezza greve, che, se accompagnata dalla solitudine, finisce per generare tristezza e tormento, quasi un senso di claustrofobia e di soffocamento, ove l&#8217;anima rabbrividisce di paura.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, la solitudine: presenza universalmente detestata, ospite cui tutti vorrebbero serrare la porta, come alla malattia e alla morte. Ma \u00e8 giustificata questa bruttissima fama della solitudine? E, soprattutto, essa \u00e8 di un genere unico, o ve ne sono diversi generi?<\/p>\n<p>A noi sembra che bisognerebbe almeno distinguere fra la solitudine materiale e quella spirituale.<\/p>\n<p>Materialmente, s\u00ec, possiamo essere soli: e questa condizione ci pu\u00f2 pesare alquanto, specialmente quando siamo sopraffatti da dispiaceri o preoccupazioni, e vorremmo una presenza amica con cui poterli condividere.<\/p>\n<p>Dal punto di vista spirituale, invece, la solitudine non \u00e8 mai cos\u00ec dura e assoluta, come talvolta siamo portati a credere. Una filosofia materialista ci ha abituati a sopravvalutare la nostra finitezza, la nostra individualit\u00e0, il nostro ego; mentre \u00e8 vero che noi non siamo realmente separati dal mondo che ci circonda, ma siamo legati ad esso, in senso profondo, da mille e mille fili.<\/p>\n<p>Siamo legati a tutti gli esseri umani, alla loro parte pi\u00f9 essenziale: sia quelli che abbiamo conosciuto in vita, sia quelli che non conosceremo mai sul piano fisico, perch\u00e9 vissero prima di noi o perch\u00e9 vivranno dopo di noi.<\/p>\n<p>Siamo legati al passato e al futuro; siamo legati ai pensieri, alle emozioni, ai sentimenti di innumerevoli generazioni: da essi riceviamo impulsi, presentimenti, ispirazioni; da essi riceviamo suggerimenti e conforto, e, talvolta, ammonimenti e perfino minacce. Siamo immersi in un cosmo vivo, in una Mente universale, in cui ci muoviamo come i pesci nell&#8217;acqua: tutto ci parla, tutto ci corrisponde.<\/p>\n<p>Ci crediamo separati, ma \u00e8 soltanto una illusione. La nostra mente non \u00e8 una stanza isolata e ristretta: \u00e8 aperta su orizzonti infiniti, popolati da innumerevoli presenze: e non solamente umane. Anche la mente degli altri viventi \u00e8 in corrispondenza con la nostra: ogni aspetto dell&#8217;universo \u00e8 collegato con tutti gli altri, in un immenso fiume cosmico, in una corrente senza confini.<\/p>\n<p>Vi sono poi le menti degli esseri spirituali &#8211; alcuni benevoli e compassionevoli, altri maligni o crudelmente persecutori &#8211; e vi sono i residui psichici, i banchi di pensiero vaganti nel mare dell&#8217;inconscio collettivo, che talvolta entrano in contatto con la nostra mente ed operano su di essa, vuoi con il nostro consenso, vuoi a nostra insaputa.<\/p>\n<p>Noi sopravvalutiamo il nostro ego: \u00e8 per questo che ci crediamo nettamente e irrevocabilmente distinti e separati da tutto il resto. Siamo come bambini che sanno poco, pochissimo, e che pur credono di sapere tanto; che credono di aver capito tutto, o quasi tutto, solo perch\u00e9 hanno perfezionato una scienza ed una tecnologia altamente sofisticate (ma \u00e8 tutto relativo!), mentre ignorano le cose pi\u00f9 importanti di se stessi, della propria essenza.<\/p>\n<p>Questa sopravvalutazione dell&#8217;ego \u00e8 tipica della cultura occidentale: non la si ritrova in Oriente; non, almeno, in forme cos\u00ec esagerate.<\/p>\n<p>In Occidente, ogni artista che dipinge un quadro sente il bisogno di firmarlo; ogni astronomo che scopre un nuovo corpo celeste, si affretta a dargli il proprio nome; ogni alpinista che raggiunge una vetta inviolata, vi pianta in cima la bandiera, come per prenderne possesso. Raramente si pensa che tutto quel che riusciamo a condurre a buon fine, non \u00e8 mai solamente opera nostra e, meno ancora, merito nostro: innumerevoli presenze vi hanno contribuito, comprese quelle di coloro che non ci sono pi\u00f9 sul piano fisico.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 raramente si pensa che non \u00e8 poi cos\u00ec importante incollare un cartellino con il proprio nome e cognome su ogni nuova realizzazione umana: perch\u00e9, in fondo, nulla potemmo realizzare da noi stessi, se altri non avessero, in precedenza, raggiunto altre tappe intermedie, che ci hanno consentito di compiere l&#8217;ultimo tratto di strada.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che nessuno di noi deve partire da zero: tutti abbiamo sfruttato le conquiste, spirituali o materiali, di altri; e, pertanto, non dovremmo vantarci troppo dei risultati che riusciamo a raggiungere, perch\u00e9 non sono solo merito nostro, ma di tutte le generazioni che ci hanno preceduto e, in un certo senso, di tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>La nostra visione \u00e8 angustamente riduzionistica: vediamo solo la parte che ci interessa, e nella quale svolgiamo &#8211; o meglio, crediamo di svolgere &#8211; un ruolo da protagonisti. Dovremmo riscoprire l&#8217;importanza di una visione olistica del reale; dovremmo relativizzare l&#8217;importanza dell&#8217;individuo e rimettere in discussione il dogma materialista della separatezza.<\/p>\n<p>Se davvero le cose fossero rigidamente separate, non si capisce come l&#8217;universo possa continuare ad esistere e come la natura manifesti un cos\u00ec alto grado di armonia e di compenetrazione fra tutti gli elementi che la compongono. Non si capisce quale forza riesca a tenere unito il mondo, controbilanciando il continuo aumento di entropia.<\/p>\n<p>Ma, soprattutto, non si capisce per quale mai ragione le cose si diano la pena di esistere; per quale mai ragione le creature viventi vengano al mondo; per quale mai ragione esse sopportino sofferenze, paure, fatiche e tribolazioni d&#8217;ogni genere: tutte, dal filo d&#8217;erba all&#8217;essere umano pi\u00f9 evoluto che sia mai nato da seno di donna.<\/p>\n<p>Che senso avrebbero tutte queste innumerevoli esistenze, se ciascuna fosse separata dalle altre; se ciascuna fosse solo un effimero viaggio dal nulla che precede il concepimento al nulla che sopraggiunge con la morte?<\/p>\n<p>Sarebbe ogni cosa, dunque, frutto unicamente del caso? Ma il caso sarebbe mai capace di raggiungere un grado di organizzazione cos\u00ec complesso della realt\u00e0 materiale, fino a produrre l&#8217;autocoscienza?<\/p>\n<p>\u00c8 difficile crederlo; tanto pi\u00f9 che la stessa scienza materialista ammette che i tempi, geologicamente parlando, sono un po&#8217; troppo stretti perch\u00e9 la vita abbia potuto formarsi su dei pianeti, come il nostro, quasi ancora incandescenti; e che sono ancor pi\u00f9 stretti, biologicamente parlando, per spiegare la comparsa e la rapida diffusione delle molecole organiche a partire dall&#8217;inorganico. Si sarebbe trattato di un caso talmente imprevedibile, talmente improbabile, da assomigliare molto, troppo, al contrario di ci\u00f2 che si designa abitualmente con tale nome.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Questi sono i pensieri che la dolcezza dell&#8217;autunno suggerisce, lungo il viale tappezzato di foglie cadute dai caldi colori, simili a un frusciante tappeto di luce, mentre sempre nuove foglie si staccano dai rami e scendono ondeggiando fino a terra, ove si posano con un suono ovattato e malinconico.<\/p>\n<p>Noi siano come le foglie, dice Glauco a Diomede nell&#8217;\u00abIliade\u00bb; e lo dice con profonda pena, come chi sia convinto che le foglie cadute non ritorneranno pi\u00f9, e che la loro breve vita non \u00e8 stata altro che un inutile capriccio del destino.<\/p>\n<p>Ma se, invece, cos\u00ec non fosse?<\/p>\n<p>Se nessuna di queste foglie fosse vissuta invano, se nessuna fosse destinata veramente al nulla, e se nessuna germogliasse sul ramo per un caso meramente fortuito?<\/p>\n<p>Se ogni foglia e ogni essere umano: se tutto, ma proprio tutto ci\u00f2 che esiste, avesse uno scopo ben preciso?<\/p>\n<p>Se ogni cosa fosse chiamata all&#8217;esistenza da una ragione valida e profonda; se ogni cosa &#8211; materiale e spirituale &#8211; fosse legata all&#8217;altra, per formare un tutto armonioso, come una stupenda sinfonia celeste?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il viale dei bagolari, \u00abCeltis australis\u00bb, stamattina era un mare: un mare di foglie cadute, di colori stupendi: un tappeto sontuoso quanto potrebbe esserlo quello di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27747","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27747","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27747"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27747\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27747"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27747"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27747"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}