{"id":27741,"date":"2010-07-11T11:20:00","date_gmt":"2010-07-11T11:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/11\/nella-torre-di-peeters-schuiten-lindicibile-segreto-della-citta-moderna\/"},"modified":"2010-07-11T11:20:00","modified_gmt":"2010-07-11T11:20:00","slug":"nella-torre-di-peeters-schuiten-lindicibile-segreto-della-citta-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/07\/11\/nella-torre-di-peeters-schuiten-lindicibile-segreto-della-citta-moderna\/","title":{"rendered":"Nella Torre di Peeters &#038; Schuiten l\u2019indicibile segreto della citt\u00e0 moderna"},"content":{"rendered":"<p>La modernit\u00e0 come una Citt\u00e0 Oscura, grandiosa e incomprensibile, dominata dal simbolo archetipico della Torre: la Torre di Babele (rimasta drammaticamente incompiuta), la Torre dei Tarocchi (sul punto di crollare rovinosamente); la Torre che \u00e8, al tempo stesso, una Fortezza, una Prigione, un Labirinto: essa protegge dal mondo esterno, ma, contemporaneamente, rinchiude coloro che vi abitano e li segrega dalla pienezza della vita.<\/p>\n<p>\u00c8 una Torre parzialmente in rovina, che minaccia di franare come una immensa montagna di pietra ormai in abbandono; ma \u00e8 anche depositaria di segreti antichissimi e forse proibiti, che giacciono in qualche buio recesso, in attesa di essere svelati; ed \u00e8, soprattutto, la cifra e la metafora della Citt\u00e0 interiore, di quel labirinto e di quel supremo enigma che non si trova al di fuori di noi, ma nelle nostre pi\u00f9 abissali profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, \u00e8 una Torre che s&#8217;inscrive in un complesso urbano stranamente moderno, anzi, addirittura avveniristico, con le sue guglie e i suoi pinnacoli che si protendono verso l&#8217;alto, con le sue sopraelevate, i suoi piloni e ponti vertiginosamente sospesi sul vuoto: ha qualcosa delle citt\u00e0 oniriche descritte dallo scrittore americano del terrore cosmico H. P. Lovecraft e, al tempo stesso, qualcosa delle fantastiche, audacissime architetture progettate dal nostro Antonio Sant&#8217;Elia, il genio futurista ingiustamente dimenticato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la Torre appare da un lato come un ciclopico e pensoso monumento del passato, alla maniera delle rovine romane raffigurate dal grande Giovanni Battista Piranesi; dall&#8217;altro, come una sorta di prometeico slancio verso il futuro, in chiave futurista, dinamica, tecnologica: luogo ossessivo e compulsivo, luogo fisico ma anche psicologico, luogo affascinante ma anche oscuramente minaccioso e vagamente, insopprimibilmente malinconico. E, per rendere le cose ancora pi\u00f9 complesse e intriganti, non senza un richiamo ai labirinti metafisici di Borg\u00e9s e, in prospettiva, agli impenetrabili castelli di Kafka.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 la Torre immaginata da due autentici artisti del fumetto d&#8217;autore: lo sceneggiatore Ben\u00f4it Peeters e il disegnatore Fran\u00e7ois Schuiten (in arte: Peeters &amp; Schuiten), entrambi di nazionalit\u00e0 belga e di cultura francese, autori assai apprezzati di un vasto ciclo dedicato alla Citt\u00e0 Oscura, pubblicato a partire dal 1983 e ricco di implicazioni, suggerimenti e richiami filosofici, artistici, letterari.<\/p>\n<p>La serie principale delle Citt\u00e0 Oscure, proposte con successo anche al pubblico italiano (prima sul fumetto \u00abL&#8217;Eternauta\u00bb, negli albi dal 26-28; poi, pi\u00f9 recentemente, con il supplemento domenicale de \u00abIl Sole 24 ore\u00bb), comprende i seguenti episodi: \u00abLe Murailles de Samaris\u00bb (1983); \u00abLa Fi\u00e8vre d&#8217;Urbicande\u00bb (1985); \u00abLa Tour\u00bb (1987); \u00abLa Route d&#8217;Armila\u00bb (1988); \u00abBr\u00fcsel\u00bb (1992); \u00abL&#8217;Enfant Pench\u00e9e\u00bb (1996); \u00abL&#8217;Ombre d&#8217;un Homme\u00bb (1999); \u00abLa Fronti\u00e9re invisible\u00bb (due parti, 2002-2006); \u00abLa Th\u00e9orie du grain de sable\u00bb (due parti, 2007-2008).<\/p>\n<p>Si tratta di storie magnificamente concepite e illustrate, che ci proiettano ben oltre gli angusti, tradizionali confini di ci\u00f2 che \u00e8 arte e di ci\u00f2 che \u00e8 filosofia: perch\u00e9 in essi la qualit\u00e0 del disegno non sfigura davanti al critico d&#8217;arte pi\u00f9 esigente e la sottigliezza del pensiero da cui scaturiscono l&#8217;ambientazione e la vicenda, non teme l&#8217;appellativo di &quot;filosofica&quot;, come qualcosa di troppo serio e impegnativo. Da noi, in Italia, sono solo i professori universitari a non aver capito che si pu\u00f2 fare arte e filosofia con un fumetto, cos\u00ec come si pu\u00f2 fare poesia con la canzone d&#8217;autore; peggio per loro, il mondo va avanti ugualmente.<\/p>\n<p>Prendiamo, ad esempio, la quarta serie delle Citt\u00e0 Oscure di Peeters &amp; Schuiten: quella, appunto, dedicata al simbolo della Torre.<\/p>\n<p>La situazione iniziale richiama scopertamente quella in cui si trova il personaggio di Basil Pascali, interpretato dal bravissimo Ben Kingsley, nel film di James Dearden \u00abL&#8217;isola di Pascali\u00bb (gli altri protagonisti sono Charles Dance ed Helen Mirren). Il film \u00e8 del 1988, ma \u00e8 stato tratto dal romanzo omonimo dello scrittore Barry Unsworth, pubblicato dieci anni prima, nel 1978: molto probabile, quindi, che ad esso si sia ispirato Ben\u00f4it Peeters per \u00abla Torre\u00bb. Cos\u00ec come Pascali, spia turca al servizio dell&#8217;Impero Ottomano, invia innumerevoli rapporti al Sultano dalla piccola isola greca in cui vive, ma attende invano, da molti anni, una risposta o anche un semplice riscontro; allo stesso modo avviene per il protagonista della storia di Peeters &amp; Schuiten.<\/p>\n<p>Giovanni Battista, custode di terza classe, vive da trent&#8217;anni, in condizioni di isolamento quasi inverosimile, in un settore della ciclopica Torre &#8211; di cui nessuno conosce l&#8217;intera struttura &#8211; chiamato Ortelius. Il suo unico &quot;vicino&quot; \u00e8 un altro custode di nome Horatio, assegnato a un livello pi\u00f9 basso della Torre, ma che non vede gi\u00e0 da alcuni anni. Da un po&#8217; di tempo Battista ha notato dei fenomeni strutturali inquietanti, delle crepe, dei cedimenti, che presagiscono un possibile crollo; per cui passa tutto il suo tempo a restaurare le fessure e a scrivere numerose lettere di allarme che invia con la posta pneumatica, ma senza ricevere alcuna risposta.<\/p>\n<p>Infine, stanco di attendere la visita di un fantomatico Ispettore e preso da una sorta d&#8217;improvvisa irrequietezza, decide di scendere personalmente, per raggiungere la Base e informare i suoi superiori delle proprie preoccupazioni. La prima parte del cammino \u00e8 relativamente agevole, anche se l&#8217;incontro con Horatio \u00e8 molto triste e deludente: l&#8217;amico \u00e8 praticamente impazzito, farnetica di spie e di complotti e di una terribile vendetta che egli si prender\u00e0 su tutti gli abitanti della Torre, facendoli annegare.<\/p>\n<p>Rattristato dal crollo mentale di Horatio e anche dallo stato di estremo abbandono in cui giace quel settore della Torre, Giovanni si rimette in cammino, ma la discesa si rivela sempre pi\u00f9 difficoltosa; finch\u00e9 egli scivola e cade a capofitto, salvandosi dalla morte per miracolo. Sopra di s\u00e9, impigliato nelle liane, penzola un cadavere, al quale egli d\u00e0 pietosa sepoltura (dalla breve preghiera che recita, si apprende che \u00e8 un devoto cristiano); indi, dopo aver trascorso la notte nella dimora fatiscente del defunto, risolve di affrettare il viaggio. Servendosi di alcuni fusti di bamb\u00f9 e di stracci improvvisati, si costruisce una ingegnosa macchina per volare, a met\u00e0 fra una aeronave leonardesca e una mongolfiera; quindi si getta nel vuoto, consapevole che non esiste altro mezzo per superare le difficolt\u00e0 di una discesa via terra.<\/p>\n<p>Per un poco tutto procede bene; ma poi una corrente d&#8217;aria calda lo investe e lo riporta in alto, sempre pi\u00f9 in alto, oltre il livello di partenza e, probabilmente, vicino alla Vetta. A quel punto, per\u00f2, avviene l&#8217;incidente: la macchina volante urta contro le pareti della Torre e si verifica una caduta rovinosa. Giovanni non muore, ma si ferisce a una gamba e sviene; si risveglier\u00e0, qualche ora dopo, nel letto di un sontuoso appartamento, quello di un misterioso personaggio che egli, sulle prime, scambia per il fantomatico e temuto Ispettore, mentre \u00e8 invece Elias Aureolus Palingenius, rinomato medico e alchimista.<\/p>\n<p>Elias \u00e8 un ospite premuroso e decide di iniziare Giovanni ai misteri della Torre, lui che \u00e8 considerato il massimo esperto in materia. Intanto nasce una amicizia fra Giovanni e Milena, la giovanissima inservienti di Elias, che forse \u00e8 anche, o \u00e8 stata, qualche cosa di pi\u00f9 per il suo maestro: ragazza spigliata, imprevedibile, strano miscuglio di disinvoltura quasi sfrontata e di ritroso romanticismo.<\/p>\n<p>Dapprima ella lo prende bonariamente in giro per la sua goffaggine e per la sua corporatura non proprio longilinea, indi lo conduce a passeggio per quel settore della Torre, popolato come una citt\u00e0 medievale da una folla di banchieri, mercanti, osti, tutti incuriositi da quello strano personaggio piovuto dal cielo e che per anni \u00e8 vissuto in totale isolamento nei livelli inferiori. Infine, mentre Giovanni si sprofonda sempre pi\u00f9 nella lettura degli antichi volumi della biblioteca, bramoso di carpire il segreto della Torre, Milena rivela senza falsi pudore la sua attrazione per lui ed essi diventano amanti, sotto lo sguardo discreto e indulgente di Elias.<\/p>\n<p>Nell&#8217;appartamento di Elias vi \u00e8 una sezione occupata da alcuni giganteschi quadri dallo straordinario realismo, che narrano la storia della Torre dall&#8217;inizio a quella che avrebbe dovuto essere la fine: la nascita di un mondo nuovo, ordinato, pacifico e felice, non pi\u00f9 straziato da guerre e contese fra gli uomini. Giovanni ne \u00e8 affascinato e quelle immagini lo stimolano ad approfondire i veri scopi per cui la Torre fu costruita, intrattenendosi in frequenti conversazioni con il dotto Elias che, per\u00f2, ammette di non possedere neppure lui i progetti dei primi costruttori e, quindi, di non essere riuscito a penetrare il segreto ultimo dell&#8217;immane edificio.<\/p>\n<p>Anche Elias, comunque, da qualche tempo \u00e8 inquieto; anche lui ha notato dei piccoli cedimenti strutturali (quest&#8217;ultimo tema \u00e8 anche il motivo centrale del romanzo di William Golding \u00abThe Spire\u00bb, ossia \u00abLa guglia\u00bb, del 1964) e, da quando Giovanni \u00e8 arrivato in maniera tanto insolita, si \u00e8 convinto che sar\u00e0 lui, cos\u00ec ingenuo, ma anche cos\u00ec onesto e determinato, a svelare il segreto alla cui risoluzione egli aveva consacrato la propria vita.<\/p>\n<p>La Torre, infatti, \u00e8 nata da un gigantesco equivoco: concepita da un filosofo come metafora dello slancio umano verso il Divino, \u00e8 stata poi realizzata come oggetto materiale, che ne ha snaturato radicalmente la funzione ed il fine. Non si sa se esistano altri paesi abitati e se altri popoli abbiano costruito le loro proprie Torri; cos\u00ec lasciano credere i racconti di alcuni audaci viaggiatori, che si sono spinti pi\u00f9 lontano di tutti. Ma \u00e8 arrivato il tempo di fare chiarezza, salendo verso la Vetta lontanissima: e Giovanni sembra essere la persona adatta.<\/p>\n<p>Una notte, Giovanni e Milena scendono nelle gallerie segrete che conducono al centro della Torre e si affacciano sul Cuore di essa: ma l&#8217;oscurit\u00e0 \u00e8 totale e un sasso, da loro gettato verso il basso, cade nel vuoto senza produrre il minimo rumore, segno che il fondo deve trovarsi a una distanza immensa. Giovanni, anche per effetto di alcuni sogni premonitori, ha deciso di mettersi in viaggio e Milena, che ormai gli si \u00e8 profondamente affezionata, gli chiede di portarla con s\u00e9. Cos\u00ec, un giorno, Giovanni parte, accompagnato dalla giovane e con l&#8217;incoraggiamento di Elias, mettendosi su un sentiero non mai tentato da alcuno.<\/p>\n<p>Il viaggio dura diversi giorni e conduce i due viandanti attraverso paesaggi desolati, costruzioni in rovina, alternate a delle zone relativamente ben conservate, ove giacciono in abbandono alcune strane macchine, indizio di una tecnologia dimenticata. Nessun essere vivente si fa vedere sulla loro strada; finch\u00e9, seguendo alcune figure apparse in lontananza, i due giungono presso alcuni cadaveri dilaniati dai cani selvaggi. Milena ha un momento di smarrimento, ma si riprende subito e rifiuta recisamente la proposta di Giovanni di essere riaccompagnata da Elias: vuol proseguire ad ogni costa con il suo compagno.<\/p>\n<p>L&#8217;impressione dei due viaggiatori \u00e8 che i piani inferiori della Torre siano stati costruiti in maniera frettolosa per procedere il pi\u00f9 in fretta possibile verso l&#8217;alto; il risultato \u00e8 che gran parte dell&#8217;immensa costruzione versa in uno stato di pericoloso abbandono. Incontrano poi Claudius, altro custode quasi impazzito, che si ostina a voler presidiare una immensa macchina che si erge, inutile e solitaria, su quella desolazione.<\/p>\n<p>La salita \u00e8 sempre pi\u00f9 faticosa, interminabile: a volte i due credono di essersi smarriti e che la Torre si elevi senza fine, all&#8217;infinito. Eppure, un giorno arrivano sulla Vetta: ma, invece dei tanto attesi Pionieri, non trovano altro che edifici in rovina e migliaia di uccelli che riempiono l&#8217;aria con il loro stridio. Con un ultimo sforzo, Giovanni e Milena salgono la scala che li conduce in cima alla guglia: ma, affacciandosi oltre un denso strato di nebbia, non scorgono che il vuoto. La loro impresa \u00e8 stata dunque inutile: non c&#8217;\u00e8 nessun mistero, nessuna direzione che presieda e organizzi la vita dell&#8217;immenso edificio. Sono soli, completamente soli.<\/p>\n<p>Superato lo sbalordimento e la delusione, i due iniziano la discesa lungo una interminabile scala di pietra che si sprofonda lungo le pareti interne della Torre. Giovanni, in particolare, si sente come un uomo che, dopo essere rimasto fedele al proprio dovere per tutta la vita, scopre di essere stato ingannato e vuol lasciarsi ogni cosa alle spalle.<\/p>\n<p>Dapprima incontrano delle immense cornici di quadri, dalle quali fanno capolino delle inverosimili figure viventi; poi scorgono una quantit\u00e0 di oggetti preziosi abbandonati, come se i loro proprietari fossero fuggiti in tutta fretta; infine si trovano il cammino interdetto da una frana della scalinata. Milena, spaventata, vorrebbe tornare indietro, ma questa volta \u00e8 Giovanni che la prende con s\u00e9 di peso e, servendosi delle funi di alcuni argani abbandonati, si cala verso il basso, nelle profondit\u00e0 di un pozzo buio e profondissimo.<\/p>\n<p>Nel corso della discesa, scorgono a un tratto, affacciato ad una nicchia, Elias, che li interroga sull&#8217;esito del loro viaggio; e Giovanni, non osando deludere il maestro, fa appena in tempo a dirgli che la Cima della Torre \u00e8 una meraviglia; indi, il peso del carrello improvvisato li trascina sempre pi\u00f9 in basso.<\/p>\n<p>Giunti sul fondo, attraverso un cumulo di macerie, i due sbucano finalmente all&#8217;esterno: \u00e8 in corso una battaglia, esattamente come quella raffigurata in uno dei grandi quadri di Elias; Giovanni, separato da Milena, viene arruolato sui due piedi, vestito con l&#8217;uniforme e trascinato nell&#8217;assalto della fanteria. Angosciato per la scomparsa della sua amica, egli la cerca affannosamente, ma infine \u00e8 costretto a marciare con gli altri e ad affrontare il nemico in uno scontro all&#8217;arma bianca; solo all&#8217;ultimo momento si accorge che il soldato che gli sta al fianco \u00e8 proprio lei, Milena, che a sua volta indossa l&#8217;uniforme azzurra della fanteria. Galvanizzato da questa scoperta e anche dallo spettacolo dell&#8217;immensa mole della Torre che ora, per la prima volta, appare sulla pianura, vista dal basso, in tutta la sua estensione, Giovanni si improvvisa condottiero e trascina i suoi camerati verso la gloria e la vittoria.<\/p>\n<p>La storia finisce qui.<\/p>\n<p>Presi nel vortice della vita vera, i due protagonisti dimenticano la vita di prima e si abbandonano alla vita reale, con le sue speranze e le sue passioni, felici di essersi lasciati alle spalle l&#8217;umbratile esistenza che conducevano sulla Torre.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ultima scena, Giovanni, ormai anziano, dice testualmente:<\/p>\n<p>\u00abCi furono dei giorni in cui la realt\u00e0 della Torre mi opprimeva con un peso formidabile e schiacciante; altri giorni in cui essa mi usciva dalla mente come se on ci fossi vissuto mai, come se io stesso cominciassi a crederla una leggenda&#8230; Ma ormai sono stanco. Ravvivare quei ricordi mi ha turbato, pi\u00f9 di quanto credessi&#8230; Gradirei che mi lasciaste solo.\u00bb<\/p>\n<p>N\u00e9 ci sembra il caso di aggiungervi le nostre chiose.<\/p>\n<p>Ogni lettore di questa storia \u00e8 libero di farsi la propria idea sul significato, o meglio sui significati, di essa.<\/p>\n<p>Che cosa rappresenti la Torre; che cosa la vita che vi conducono i suoi abitanti; che cosa l&#8217;avventura di Giovanni e Milena, al termine della quale essi riconquistano il mondo di tutti i giorni: su ci\u00f2 non riteniamo di dover dare la nostra personale interpretazione.<\/p>\n<p>La fantasia e l&#8217;immaginazione, infatti, hanno una parte grandissima in questa vicenda: \u00e8 come se gli Autori avessero voluto costruirla in modo da invitare il lettore, e quasi costringerlo, a fare i conti con ci\u00f2 che essa evoca in lui.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 almeno una cosa \u00e8 certa: la Torre \u00e8, in primo luogo, qualche cosa che si erge dentro di noi, non fuori.<\/p>\n<p>Ne siamo tutti un po&#8217; stregati, un po&#8217; ricattati, un po&#8217; prigionieri volontari, come quell&#8217;uomo di una novella di Kafka che trascorse l&#8217;intera vita fuori della porta del Castello, in cui non osava entrare, pur desiderandolo con tutta l&#8217;anima.<\/p>\n<p>Solo che, in questo caso, forse non si tratta di entrare, ma di imparare ad uscire: uscire da un mondo chiuso e in autentico; uscire, come direbbe Dante, \u00aba riveder le stelle\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La modernit\u00e0 come una Citt\u00e0 Oscura, grandiosa e incomprensibile, dominata dal simbolo archetipico della Torre: la Torre di Babele (rimasta drammaticamente incompiuta), la Torre dei Tarocchi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27741","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27741","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27741"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27741\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27741"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27741"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27741"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}