{"id":27737,"date":"2014-12-04T10:27:00","date_gmt":"2014-12-04T10:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/04\/la-pederastia-greca-una-pagina-imbarazzante-che-avrebbe-alcune-cose-da-insegnarci\/"},"modified":"2014-12-04T10:27:00","modified_gmt":"2014-12-04T10:27:00","slug":"la-pederastia-greca-una-pagina-imbarazzante-che-avrebbe-alcune-cose-da-insegnarci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/04\/la-pederastia-greca-una-pagina-imbarazzante-che-avrebbe-alcune-cose-da-insegnarci\/","title":{"rendered":"La pederastia greca: una pagina imbarazzante che avrebbe alcune cose da insegnarci"},"content":{"rendered":"<p>Generalmente, l&#8217;atteggiamento della maggior parte degli storici moderni della civilt\u00e0 greca, posti di fronte al fenomeno della pederastia, oscilla fra un pudibondo imbarazzo, che li porta a metterla fra parentesi, quasi si trattasse di uno sgradevole, ma tutto sommato ininfluente incidente di percorso, e il desiderio di guardare bene in faccia il fenomeno, intuendone l&#8217;enorme importanza per l&#8217;evoluzione di quella civilt\u00e0, per\u00f2 nutrendo un pregiudizio di segno opposto: che noi moderni, figli della civilt\u00e0 cristiana, non possiamo capire la sua vera natura, che siamo portati a distorcerne il significato e che non ne sappiamo apprezzare il ruolo sostanzialmente positivo.<\/p>\n<p>Due estremi, due forme di preconcetto, due esempi di quello che NON dovrebbe essere il giusto atteggiamento professionale degli storici nei confronti della materia di cui si occupano nei loro studi, cio\u00e8 il passato. Gli uni tenderebbero a condannare, in base alle categorie culturali che sono proprie del loro tempo, e commettono cos\u00ec un errore gravissimo, quello di volersi accostare al passato con le lenti del presente; gli altri tendono ad esaltare, e cadono, cos\u00ec, nell&#8217;errore diametralmente opposto e speculare rispetto all&#8217;altro. Anch&#8217;essi vorrebbero imporre al passato le proprie convinzioni ideologiche, intellettuali, morali, ma in polemica con il PROPRIO recente passato: e arruolano, per cos\u00ec dire, i Greci di duemilacinquecento anni fa nelle file del loro esercito privato, per condurre, implicitamente, una crociata contro ci\u00f2 che rifiutano della propria civilt\u00e0: le radici cristiane, appunto.<\/p>\n<p>Ma quale dovrebbe essere il giusto atteggiamento storiografico, una volta riconosciuta l&#8217;importanza e la consistenza del fenomeno rappresentato dalla pederastia nel mondo greco, anche e soprattutto nei suoi risvolti pedagogici e culturali, come ormai sono propensi a fare pressoch\u00e9 tutti gli studiosi del mondo classico? Innanzitutto, un atteggiamento di cautela e di modestia, improntato a una considerazione di ordine generale (ma di cui gran parte degli storici non vuol nemmeno sentir parlare): perch\u00e9 la storia non \u00e8 una scienza e, dunque, non pu\u00f2 pretendere di adoperare mezzi d&#8217;indagine, n\u00e9 di pervenire a conclusioni che siano in qualche modo assimilabili a quelli che sono propri delle scienze. In secondo luogo, cautela e modestia dovrebbero essere ispirate dalla ulteriore considerazione che un paradigma culturale non potr\u00e0 mai vedere e giudicare il mondo con gli occhi di un altro paradigma culturale, perch\u00e9 parla un altro linguaggio e, soprattutto, perch\u00e9 parte da altri presupposti materiali, intellettuali e spirituali. Non si tratta solo di una differenza di contenuti, ma di metodo e di premesse: l&#8217;uomo dell&#8217;et\u00e0 informatica non sapr\u00e0 mai perch\u00e9 l&#8217;uomo dell&#8217;et\u00e0 della pietra credeva, ad esempio, che la magia potesse favorirlo nella caccia o propiziargli la pioggia: potr\u00e0 descrivere i suoi riti e risalire alle sue credenze, ma gli sfuggir\u00e0 l&#8217;ultimo perch\u00e9, l&#8217;intima essenza di quelle credenze. E la cosa pi\u00f9 sbagliata che potrebbe fare sarebbe quella di giudicarle dal punto di vista delle proprie, con la sufficienza e l&#8217;alterigia che sono caratteristiche di chi, sentendosi superiore, si pone di fronte all&#8217;inferiore.<\/p>\n<p>E adesso torniamo al fenomeno della pederastia nel mondo greco; fenomeno che poi, dopo la conquista romana, si diffuse in tutto il bacino mediterraneo e oltre, ma sempre pi\u00f9 deformato e stravolto, fino a giungere alla pratica indiscriminata della promiscuit\u00e0 sessuale e della omosessualit\u00e0 pi\u00f9 sfrenata (mentre la pederastia, in origine, era un fatto ben delimitato nella vita di un uomo, sia in senso temporale che nei suoi risvolti sociali, estetici e morali). La difficolt\u00e0 di parlarne, oggi, aumenta per il fatto che il giudizio sulla omosessualit\u00e0 in se stessa, a partire da qualche anno, si \u00e8 radicalmente modificato, e cos\u00ec la sua percezione comune: si \u00e8 passati dal considerarla una anomalia, una aberrazione, o, nel migliore dei casi, un disordine, a vederla come un orientamento sessuale perfettamente legittimo e, quindi, &quot;normale&quot;, tanto valido e socialmente accettabile quanto pu\u00f2 esserlo l&#8217;orientamento eterosessuale o, poniamo, quello bisessuale.<\/p>\n<p>Ancora una volta: lo storico non \u00e8 un eremita che vive sulla Luna; \u00e8 un uomo che vive fra i suoi contemporanei, che ne assorbe le idee e i valori, anche se per caso decide di contestarli; pertanto il suo atteggiamento non \u00e8 mai realmente spassionato, sebbene egli dovrebbe cercare di esserlo. Soprattutto, lo storico non \u00e8 un giudice: il suo scopo non \u00e8 quello di emettere sentenze, n\u00e9 di condanna n\u00e9 di assoluzione, ma quello di sforzarsi di capire e di aiutare gli altri a capire. Se si dimentica di ci\u00f2, cessa di essere uno storico e diventa, a seconda dei casi, un censore o un apologista: esito intellettualmente disonesto e, comunque, ingiustificato rispetto all&#8217;obiettivo: una conoscenza del passato che sia il pi\u00f9 possibile sgombra da preconcetti.<\/p>\n<p>Sembrerebbero, queste, osservazioni di puro buon senso, addirittura banali, se non francamente superflue: eppure, per fare solo un esempio, si provi a sfogliare un libro di storia che tratta dell&#8217;Inquisizione, o delle purghe staliniane, o dell&#8217;antisemitismo nazista, fino ai suoi esiti estremi di Auschwitz, e ci si accorger\u00e0 di quanto raramente gli storici &#8212; i quali, dopotutto, non sono quegli scienziati asettici e imparziali che vorrebbero far credere di essere &#8212; si abbandonano alle passioni morali, politiche, religiose, e lasciano cadere anche la semplice finzione dell&#8217;obiettivit\u00e0, cosa che appare fin dall&#8217;uso del vocabolario. Vi sono forse degli storici che, parlando di quelle vicende, vicine o lontane, si siano astenuti dall&#8217;adoperare continuamente espressioni di sdegno, di orrore, di riprovazione, di esecrazione? Certo, \u00e8 umano e comprensibile: ma \u00e8 poco storico. Vi sono degli storici i quali, parlando di Hitler, si siano astenuti dal dichiararlo un folle, un criminale, un mostro in sembianze umane? Pu\u00f2 darsi che egli sia stato un folle; certamente fu un criminale e, in un ceto senso, anche un mostro; ma \u00e8 questo che lo storico deve fare: giudicare? Non deve piuttosto sforzarsi di capire? Capire non \u00e8 assolvere, come non \u00e8 condannare: capire \u00e8 tentare di percorrere i sentieri che hanno portato quell&#8217;individuo, quel gruppo o quella societ\u00e0 a scegliere una direzione piuttosto che un&#8217;altra, a giungere a certi esiti anzich\u00e9 a certi altri.<\/p>\n<p>Per capire, bisogna assumere il punto di vista di coloro che si studia; bisogna sforzarsi, per quanto ci\u00f2 sia difficoltoso, di pensare come pensavano loro, di sentire come sentivano loro, di vedere il mondo come lo vedevano loro. Quando si studiano le credenze dell&#8217;uomo antico, bisogna dimenticarsi, in un certo senso, che la Terra \u00e8 rotonda; bisogna assumere il suo punto di vista, secondo cui la Terra \u00e8 piatta: altrimenti non si comprender\u00e0 nulla. Gli antropologi e gli studiosi delle religioni gi\u00e0 lo sanno; solo alcuni storici si ostinano a non saperlo, a fare finta di nulla. La loro inconsapevolezza e la loro arroganza intellettuale traspaiono dal linguaggio: i termini che adoperano, laudativi o dispregiativi, dicono tutto, anche se un giudizio vero e proprio non viene formalmente espresso. Ma \u00e8 come se lo fosse.<\/p>\n<p>La pederastia nel mondo greco, dunque. L&#8217;argomento \u00e8 ormai abbastanza noto perch\u00e9 ci asteniamo, qui, dal farne una ricostruzione: esistono molti buoni libri sull&#8217;argomento, per esempio quello di Kenneth J. Dover, \u00abL&#8217;omosessualit\u00e0 nella Grecia antica\u00bb, che peraltro, come dice il titolo, allarga lo sguardo al fenomeno della omosessualit\u00e0 nella sua interezza, il che corrisponde gi\u00e0 ad un punto di vista &quot;moderno&quot; (per i Greci, la distinzione non era fra omosessuali ed eterosessuali, ma fra omosessuali attivi ed eterosessuali da una parte, ed omosessuali passivi dall&#8217;altra; quanto alla pedofilia, non andavano tanto per il sottile), ai quali rimandiamo per gli approfondimenti del caso. Qui lo diamo per noto, comprese le sue implicazioni letterarie, filosofiche e storiche &#8211; le quali, del resto, chi conosca anche solo superficialmente le figure di Saffo, di Socrate o di Alcibiade, non pu\u00f2 certo ignorare.<\/p>\n<p>E dunque ci domandiamo: se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che la pederastia divenne, a un certo punto, un fenomeno universalmente ammesso e tollerato, se non addirittura incoraggiato, nel microcosmo delle &quot;poleis&quot;, anche e sopratutto nei suoi risvolti educativi, quale peso complessivo ebbe nell&#8217;evoluzione della civilt\u00e0 greca? Fu, nel contesto di tale evoluzione, positivo o negativo? Pu\u00f2 insegnarci qualcosa, in un senso o nell&#8217;altro, pur tenendo conto delle grandi differenze materiali e spirituali che separano la nostra civilt\u00e0 da quella greca antica? Insomma: \u00e8 un esempio da imitare, o comunque da ammirare, oppure no? Domanda che va posta non in base a considerazioni di tipo moralistico, ma proprio in base al criterio della coesione e della vitalit\u00e0 di un popolo, di una cultura, di una civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Ha scritto Robert Flaceli\u00e8re nel libro \u00abLa vita quotidiana in Grecia nel secolo di Pericle\u00bb (titolo originale: \u00abLa vie quotidienne en Gr\u00e9ce au si\u00e8cle de P\u00e9ricl\u00e8s\u00bb, Paris, Hachette, 1959; traduzione dal francese di Maria Grazia Meriggi, Milano, Rizzoli, 1983, pp. 144-8):<\/p>\n<p>\u00abPer quanto tale tema [cio\u00e8 la pederastia] sia imbarazzante non lo si pu\u00f2 passare sotto silenzio; l&#8217;amore per i ragazzi ha avuto un ruolo troppo importante nell&#8217;educazione greca. Persino la parola amore (&quot;eros&quot;) \u00e8 usata assai di rado, nei testi dell&#8217;et\u00e0 classica, quando si tratti dell&#8217;attrazione fra i due sessi, ed \u00e8 invece riservata quasi esclusivamente all&#8217;amore omosessuale. Un poeta come Eschilo che non aveva mai rappresentato in teatro l&#8217;amore-passione tra un uomo e una donna aveva assunto come soggetto dei suoi &quot;Mirmidoni&quot; l&#8217;amore carnale fra Achille e Patroclo (mentre l&#8217;&quot;Iliade&quot; allude a un&#8217;amicizia calda ma pura fra i due eroi). La tradizione era cos\u00ec forte in Grecia, a questo riguardo, e cos\u00ec persistente, che ancora in et\u00e0 romana che Plutarco, pur essendo un ottimo marito e padre di famiglia numerosa, si ritenne in dovere di dedicare molte pagine del suo &quot;Dialogo sull&#8217;amore&quot; a dimostrare che le ragazze, dopo tutto, potevano suscitare sentimenti appassionati allo stesso modo dei ragazzi. Si dir\u00e0 che questo stato di cose dipendeva dal fatto che le fanciulle, ad Atene, vivevano recluse e restavano ignoranti? Ma a Sparta, dove si mostravano in pubblico seminude e dove nemmeno i ragazzi coltivavano la propria mente, la pederastia fioriva (o infuriava) pi\u00f9 largamente e apertamente che nella stessa Atene. In compenso \u00e8 innegabile che la nudit\u00e0 dei giovinetti presso il pedotribo abbia favorito la pederastia. Le numerose pitture vascolari che rappresentano ragazzi ed efebi intenti ad esercizi ginnici recano iscrizioni come &quot;kalos&quot;, che equivalgono a dediche a &quot;bei ragazzi&quot;. Ma bisogna andare pi\u00f9 in l\u00e0 con le interpretazioni. H. J. Marrou ha giustamente sottolineato l&#8217;origine militare della omosessualit\u00e0 in Grecia. Prima di tutto essa fu una forma di &quot;cameratismo guerriero&quot; che sopravvivr\u00e0 al medioevo ellenico e che per\u00f2 si conserver\u00e0 meglio negli stati dorici che conobbero una &quot;ossificazione&quot; arcaicizzante delle loro istituzioni. In apparenza sembrerebbero i dori ad aver introdotto tali costumi nell&#8217;Ellade. La citt\u00e0 greca, anche evoluta come l&#8217;Atene del secolo di Pericle, , restava un &quot;club maschile&quot;, un &quot;ambiente maschile chiuso&quot; vietato all&#8217;altro sesso, dove l&#8217;attaccamento appassionato di un uomo (&quot;\u00e9raste&quot;) all&#8217;adolescente dai 12 ai 18 anni circa (&quot;eromene&quot;) poteva generare nobili sentimenti di coraggio e di onore. Il famoso &quot;battaglione&quot; di Tebe del IV secolo era un esempio tipico di valore collettivo sostenuto e cementato da amicizie omosessuali. E fin dal VI secolo ad Atene, i celebri &quot;tirannicidi&quot; sembrano aver agito pi\u00f9 che per amore della libert\u00e0, perch\u00e9 un figlio del tiranno Pisistrato aveva osato posare gli occhi sul bell&#8217;Armodio, amato da Aristogitone. Plutarco cita molti casi analoghi in altre citt\u00e0, nelle quali l&#8217;uccisione del tiranno fu in realt\u00e0 un atto ispirato dalla gelosia o dalla vendetta amorosa, quindi un delitto passionale, ma i tirannicidi furono celebrati come liberatori, per cui gli onori loro dedicati si riflessero sull&#8217;amore maschile.<\/p>\n<p>Presso il grammatista, il citarista e il pedotribo il giovane ateniese imparava delle nozioni, delle tecniche, dei movimenti, ma non un&#8217;educazione morale propriamente detta. Essa \u00e8 certamente la pi\u00f9 difficile a impartire e per esempio, ai nostri giorni in Francia, non basta aver cambiato il nome di &quot;Ministero della Pubblica Istruzione&quot; in &quot;Ministero del&#8217;Educazione nazionale&quot; per garantire immediatamente una migliore educazione. Forse il pedagogo se ne incaricava? Ma era uno schiavo: come avrebbe potuto insegnare le virt\u00f9 peculiari di un uomo libero? Il padre, educatore naturale, era troppo occupato dagli affari della citt\u00e0. Restava solo la possibilit\u00e0 di una influenza esercitata da un ragazzo pi\u00f9 grande, nei confronti di uno pi\u00f9 giovane. Ad Atene, sembra che le leggi di Solone vietassero agli uomini che non avevano nessun compito da svolgervi non solo l&#8217;accesso non solo alla scuola ma anche alle palestre, ma i dialoghi di Platone ci dimostrano che tale divieto non era rispettato: il &quot;Lisia&quot;, ad esempio, ci fa entrare in compagnia di Socrate e di vari giovani suoi amici nella palestra di Micco dove ammirano il &quot;bel Lisia&quot;. In queste occasioni un uomo poteva notare un adolescente e sedurlo con le sue attenzioni; se l&#8217;adolescente vi rispondeva e si legava a lui d&#8217;affetto, si creava fra loro un&#8217;intimit\u00e0 che, certamente, poteva restare asessuata ma che spesso assumeva un altro carattere. Spesso tale amicizia era esaltante sia per il pi\u00f9 adulto, animato da un ardente desiderio di proteggere e formare l&#8217;&quot;eromene&quot;, sia per il pi\u00f9 giovane, pieno di riconoscenza e di ammirazione per l&#8217;&quot;\u00e9raste&quot;. Tale era, per lo meno, l&#8217;ideale della pederastia &quot;pedagogica&quot; come la definivano gli antichi: l&#8217;amore che si consacra a un&#8217;anima giovane e dotata e che, attraverso l&#8217;amicizia, arriva alla virt\u00f9. Forse bisogner\u00e0 spingersi a dire che lo stato incoraggiava tali legami? Certamente no, se erano di natura sessuale. Anche a Sparta, e a Creta, dove pure la pederastia si manifestava apertamente, i rapporti fisici e, a pi\u00f9 forte ragione, la violenza esercitata su un efebo, erano vietati e, almeno in linea di principio vietati dalla legge. Per Atene, la lettura del &quot;Contro Timarco&quot;di Eschine ci dimostra chiaramente come l&#8217;opinione pubblica fosse contraria, almeno quanto le leggi, alla prostituzione, il prossenetismo e la violenza esercitata sugli adolescenti. Ma i partigiani della pederastia affermavano che si trattava sempre di amicizie molto pure e Platone ne fa la condizione del&#8217;ascesa dell&#8217;anima verso il Bello e il Bene e il principio stesso di ogni conoscenza veramente superiore. Ammettiamo che l&#8217;amore di Socrate per Alcibiade sia restato puro, con grande disappunto del giovane, ma, come dir\u00e0 Plutarco, &quot;se l&#8217;amore per i ragazzi si nega alla volutt\u00e0 lo fa per vergogna e timore del castigo; poich\u00e9 ha bisogno di un onesto pretesto per avvicinare dei bei ragazzi, mette avanti l&#8217;amicizia e la virt\u00f9. Si copre di polvere nel ginnasio, prende bagni freddi alza le sopracciglia; esteriormente si d\u00e0 l&#8217;aria di un filosofo e di un saggio a causa della legge, poi di notte, quando tutto tace &quot;dolce \u00e8 raccogliere quando il guardiano \u00e8 assente&quot;. Una massima tipicamente greca dice che la bellezza fisica \u00e8 &quot;il fiore della virt\u00f9&quot; come se l&#8217;anima modellasse sempre il corpo e come se a un bel corpo dovesse sempre accompagnarsi una bella anima.<\/p>\n<p>In certe regioni del mondo greco, e in certe epoche, l&#8217;esistenza di &quot;club maschili&quot; suscit\u00f2 in risposta la formazione dei &quot;club femminili&quot;, e al&#8217;omosessualit\u00e0 maschile rispose il saffismo. Saffo fu, nella Lesbo del VI secolo, una educatrice e, insieme, una grandissima poetessa che gli antichi ponevano al livello di Omero. Dirigeva una specie di &quot;pensionato&quot; per fanciulle dove fra maestre e allieve si tessevano amicizie amorose. Ma nella Grecia di Pericle non c&#8217;era nulla di analogo.\u00bb<\/p>\n<p>Riassumendo, e cercando di trarre delle conclusioni di carattere generale, che possano essere di qualche utilit\u00e0 anche per la civilt\u00e0 odierna, pur tenendo conto delle profonde differenze esistenti fra i loro due diversi paradigmi culturali.<\/p>\n<p>I Greci conoscevano e praticavano la pederastia fin dall&#8217;et\u00e0 arcaica: essa non fu il frutto della fase matura della loro storia, ma nacque, probabilmente, con la pratica del cameratismo maschile, a cui Sparta specialmente, e tutta l&#8217;area dell&#8217;insediamento dorico, erano fortemente improntate. Anche se a noi pu\u00f2 apparire paradossale, la pederastia non fu il risultato di una &quot;mollezza&quot; cui pervenne una societ\u00e0 raffinata e prossima alla decadenza, ma il prodotto di una civilt\u00e0 giovane, basata sul militarismo e ispirata agli ideali aristocratici e guerrieri, che si legavano indissolubilmente con il culto eroico della patria. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente nel caso del Battaglione sacro di Tebe, oltre che nell&#8217;episodio dei 300 Spartani di Leonida, che si sacrificarono combattendo alle Termopili: le coppie di giovani amanti si battevano con valore disperato perch\u00e9 difendevano non solo le sorti della patria e la loro stessa vita, ma anche quella dell&#8217;amico del cuore. Nella colta Atene, tanto aperta e cosmopolita quanto Sparta era rozza e provinciale, la pederastia assunse poi uno sviluppo tipicamente culturale, insediandosi nelle palestre e in tutti i luoghi ove dei ragazzi in fiore praticavano, nudi, gli esercizi ginnici e degli uomini maturi, con la scusa dei bagni o della conversazione &quot;filosofica&quot;, avevano l&#8217;occasione di incontrarli, di ammirarli e di corteggiarli a loro piacimento.<\/p>\n<p>Il fatto che nella cultura greca la pederastia assumesse una dimensione pedagogica importantissima e riconosciuta alla luce del sole, anche se spesso se ne tacevano le implicazioni carnali, dimostra quanto quella cultura avesse smarrito il senso del giusto e del lecito e di come fosse sprofondata nel disordine: senza voler fare del facile moralismo, ci sembra difficile sostenere che un adulto, dopo aver insidiato un giovinetto imberbe, talvolta poco pi\u00f9 di un bambino, e averne fatto il suo giocattolo sessuale, avesse le carte in regola per trasmettergli anche dei valori morali e degli insegnamenti culturali: eppure \u00e8 proprio quello che la societ\u00e0 greca, ufficialmente, mostrava di credere, anzi, essa soleva circondare un tale rapporto erotico d&#8217;un alone nobilmente romantico. Platone ha speso su quel rapporto pagine ispirate a un senso di ardente desiderio, sia pure sublimato nelle altezze rarefatte della speculazione filosofica; ma l&#8217;erotismo sottinteso conserva comunque una carica fortissima.<\/p>\n<p>Non staremo qui a spiegare perch\u00e9 l&#8217;iniziazione omosessuale di un ragazzino da parte di un adulto, per quanto ufficialmente ignorata dalla societ\u00e0, che preferisce voltare la testa dall&#8217;altra parte, e per quanto idealizzata dai poeti e dagli scrittori, cui piace ammantarla d&#8217;un alone romantico e comunque raffinato, non corrisponda alla maniera pi\u00f9 desiderabile d&#8217;impostare il fatto educativo. I Greci, evidentemente, non avevano le remore morali che abbiamo noi; o, per dir meglio, erano molto abili a travestire e camuffare gli aspetti sgradevoli della pederastia, e in ogni caso le sue connotazioni crudamente carnali, con altri sentimenti, che, essendo di carattere sociale e non privato, come l&#8217;amor di patria, meglio si prestavano ad essere accettati dalla societ\u00e0. Valga per tutti il caso dei tirannicidi Armodio e Aristogitone: due amanti che decisero di vendicare una offesa sessuale mediante il delitto politico e che perci\u00f2, anche se tutti i loro concittadini sapevano perfettamente quali fossero stati i reali moventi del loro gesto, vennero assunti nell&#8217;Olimpo degli eroi della patria ateniese, in quanto simboli della libert\u00e0 contro la tirannia.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 piuttosto ipocrita; cos\u00ec come \u00e8 piuttosto ipocrita, nei dialoghi platonici, il continuo gironzolare di Socrate in mezzo ai bei ragazzi che praticano l&#8217;atletica a corpo nudo, e il continuo civettare di costoro nei confronti del filosofo fascinoso, anche se maturo e non fisicamente bello, mentre poi sembra che tutto si risolva in dispute verbali e in dotte discussioni, o, al massimo &#8212; come nel \u00abSimposio\u00bb &#8211; in banchetti pi\u00f9 che rispettabili, nei quali si fa un gran parlare d&#8217;amore, ovviamente nella versione omosessuale, ma durante i quali pare che nessuno sfiori l&#8217;altro neppure con dito, mentre la realt\u00e0 deve essere stata ben diversa. Qui non si tratta di fare il processo alle intenzioni: \u00e8 lo stesso linguaggio degli scrittori greci che tradisce la reale natura del rapporto paidetico fra adulto e ragazzo, dato che, come ha osservato giustamente il Flaceli\u00e8re, essi non parlano mai di &quot;eros&quot; quando si riferiscono al rapporto fra l&#8217;uomo e la donna, ma pressoch\u00e9 esclusivamente quando alludono al rapporto fra&#8217;&quot;\u00e9rastes&quot; ed &quot;eromenos&quot;.<\/p>\n<p>Le moderne femministe possono anche trovare una qualche soddisfazione &#8212; e cos\u00ec, in realt\u00e0, si sono regolate &#8212; davanti al fatto che, in &quot;risposta&quot; alla pederastia maschile, nella societ\u00e0 greca sorse anche una forma di pederastia femminile, come nel caso della poetessa Saffo; anche se la cultura femminista si \u00e8 poi trovata imbarazzata a dover &quot;decidere&quot; se Saffo, dopotutto, era solo una maestra e una ispirata poetessa d&#8217;amore, oppure se rivendicare con fierezza la circostanza, come in effetti \u00e8 piuttosto evidente, che i suoi versi attestano effettivi rapporti d&#8217;amore lesbico fra lei e le fanciulle del suo &quot;pensionato&quot;, rapporti che, come quanto avveniva nelle palestre ateniesi o nelle caserme spartane, dovevano avere ben poco di spirituale, o, se lo avevano, dovevano averlo in subordine e quasi come corollario alla relazione esplicitamente sessuale.<\/p>\n<p>Nella Grecia antica, dunque, il rapporto esistente fra i due sessi era gravemente squilibrato, per non dire che era totalmente e irrimediabilmente stravolto: quando vi si nega, in pratica, che l&#8217;uomo e la donna siano fatti per innamorarsi l&#8217;uno dell&#8217;altra, e, anzi, si guarda con una sorta di commiserazione l&#8217;uomo che abbia la &quot;debolezza&quot; d&#8217;innamorarsi di una donna, perch\u00e9 l&#8217;amore &quot;vero&quot; non pu\u00f2 essere che quello fra due uomini, anzi, fra un uomo assai giovane ed uno senz&#8217;altro maturo (come si legge, fra l&#8217;altro, in un dialogo di Luciano di Samosata); e quando i padri di famiglia sono talmente affaccendati nella cosa pubblica da non avere il tempo, n\u00e9 la voglia, di sapere cosa facciano i loro giovanissimi figli maschi con gli uomini che ronzano loro attorno in tutte le occasioni possibili di vederli o sorprenderli nudi &#8212; quegli stessi padri che sarebbero pronti a sguainare il pugnale e commettere un delitto d&#8217;onore, per preservare o vendicare la verginit\u00e0 delle loro figlie -, allora \u00e8 impossibile sottrarsi a un senso di profondo disagio, di pensosa tristezza.<\/p>\n<p>E questo disagio aumenta ulteriormente se si \u00e8 costretti a constatare, leggendo le opere di commediografi come Aristofane (o, nell&#8217;ambito del mondo romano, di poeti come Marziale) che la vera natura dei rapporti fra uomini e ragazzi era ben nota e provocava chiacchiere e salaci commenti; non solo: che dalla pederastia si diffuse, come i cerchi generati nell&#8217;acqua dalla caduta di un sasso, la pratica omosessuale in quanto tale, senza limiti di tempo e di et\u00e0, che tanto scandalo aveva provocato all&#8217;inizio; e che si diffuse, insieme ad essa, anche il tristo fenomeno della prostituzione maschile.<\/p>\n<p>Le cose erano giunte al punto che, nella commedia \u00abGli uccelli\u00bb, davanti a un folto pubblico divertito ed, evidentemente, consenziente, Aristofane fa dire a un suo personaggio, imprecando il nome di Zeus, che gli piacerebbe incontrare il padre di un bel ragazzo il quale lo rimproveri aspramente perch\u00e9, dopo aver fatto innamorare il suo figlioletto, lo trascura e gli passa a accanto senza nemmeno concedergli una carezza sui testicoli. Di nuovo, senza moralismo: non \u00e8 forse matura per il crollo una simile societ\u00e0, talmente sprofondata nel disordine spirituale e cos\u00ec dimentica dei suoi doveri morali verso la giovent\u00f9, cos\u00ec ottenebrata e ossessionata dall&#8217;ansia del godimento sessuale, da non rendersi conto di essersi spinta troppo oltre?<\/p>\n<p>Forse, i Greci cominciarono a uscire dal seminato allorch\u00e9, nel loro appassionato naturalismo, giunsero all&#8217;idolatria della bellezza fisica; allorch\u00e9 arrivarono a elaborare l&#8217;idea seducente, ma totalmente erronea e moralmente aberrante, che la bellezza fisica non possa non essere la testimonianza esteriore della bellezza interiore, e viceversa, che la bruttezza fisica sia indice di bruttezza morale (si pensi, per fare un esempio fra mille, al disprezzo riservato, nell&#8217;\u00abIliade\u00bb, al brutto Tersite, che \u00e8, nello stesso tempo, anche vile, maldicente, presuntuoso). Una volta stabilita questa idolatria della bellezza fisica, era inevitabile che i Greci la inseguissero ovunque, in maniera ossessiva, incuranti delle pi\u00f9 estreme conseguenze; e anche se, ovviamente, il giudizio estetico che si voglia dare e la preferenza che si voglia accordare alle grazie del corpo maschile o a quelle del corpo femminile, sono cose del tutto soggettive, non vi sono tuttavia molti dubbi che una societ\u00e0 guerriera, o comunque affascinata dal vigore e dalla potenza muscolare, finisca per assegnare la palma al corpo maschile: tanto \u00e8 vero che, sovente, gli artisti greci, quando vogliono rappresentare una bella fanciulla, la dipingono o la scolpiscono come fosse un ragazzo, con la semplice aggiunta di un seno.<\/p>\n<p>Anche da questo punto di vista si potr\u00e0, allora, misurare l&#8217;enorme progresso che l&#8217;avvento della civilt\u00e0 cristiana ha rappresentato, rispetto a quella greco-romana, beninteso se si \u00e8 liberi dai pregiudizi anticristiani che oggi vanno tanto di moda: perch\u00e9 precisamente ad essa va attribuito il merito d&#8217;avere ricondotto l&#8217;ammirazione per la bellezza fisica entro limiti pi\u00f9 ragionevoli e, soprattutto, di aver rivendicato la priorit\u00e0 della bellezza morale, che non sempre si accompagna alla venust\u00e0 del corpo (cosa che Platone, nel culto del suo maestro, aveva solo intuito, dato che Socrate era brutto; ma poi s&#8217;era fermato a met\u00e0, incapace di liberarsi dall&#8217;ossessione per la bellezza, e aveva cercato una soluzione di compromesso). Al cristianesimo, inoltre, checch\u00e9 se ne dica, oggi, da parte della cultura femminista, va l&#8217;altro merito, ancora pi\u00f9 grande, di aver restituito piena dignit\u00e0 alla donna in quanto essere umano, rivestendola cos\u00ec di fascino e interesse agli occhi dell&#8217;uomo: quello stesso uomo che, nella Grecia antica, sembrava non vederla nemmeno, se non come animale da riproduzione e come serva domestica.<\/p>\n<p>Ecco dunque un grande popolo, autore di una splendida e ammiratissima civilt\u00e0, che si \u00e8 abbandonato volontariamente, coscientemente e deliberatamente, nella palude di un rovesciamento sistematico dell&#8217;ordine sessuale, e che ha trasmesso ai suoi membri di sesso maschile un disprezzo totale nei confronti della donna, relegandola al ruolo subordinato di moglie e di madre, peraltro pienamente sottomessa e priva di voce in capitolo non solo nella sfera pubblica, ma anche &#8212; a differenza della donna romana &#8212; in quella familiare; un popolo, si direbbe, che, mediante questo pervertimento sistematico, e prolungato nei secoli, del rapporto naturale fra i due sessi, ha rincorso tenacemente, ostinatamente, una sorta di suicidio spirituale, oltre che biologico; che lo ha fatto con piena coscienza e, come si \u00e8 visto, con una notevole dose d&#8217;ipocrisia, come se volesse auto-convincersi che tutto andava nel modo pi\u00f9 giusto.<\/p>\n<p>Non si tratta, ripetiamo, di moralismo spicciolo, ma di una semplice constatazione. Che forse ha qualcosa da insegnarci ancora oggi, in questi nostri tempi di felice &quot;emancipazione&quot;, in cui viene chiamato matrimonio non solo quello fra uomo e donna, ma anche quello fra uomo e uomo e fra donna e donna; e in cui alle copie omosessuali viene anche riconosciuto il diritto di avere e di crescere dei bambini (adottivi, nel caso dei genitori maschi; ottenuti con la fecondazione eterologa, nel caso delle donne). Soltanto Nerone, nel mondo greco-romano, era arrivato a tanto, allorch\u00e9 aveva preteso di &quot;sposare&quot; il suo amante Sporo, che gli faceva pubblicamente da moglie; e, dopo di lui, Eliogabalo, il pi\u00f9 corrotto, il pi\u00f9 vizioso fra i pur discutibili imperatori del Basso Impero (anche facendo doverosamente la tara alle fonti tendenziose che parlano di loro); nemmeno essi, per\u00f2, avevano preteso di creare una &quot;famiglia&quot; con tanto di bambini&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Generalmente, l&#8217;atteggiamento della maggior parte degli storici moderni della civilt\u00e0 greca, posti di fronte al fenomeno della pederastia, oscilla fra un pudibondo imbarazzo, che li porta<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[92],"class_list":["post-27737","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27737","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27737"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27737\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27737"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27737"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27737"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}