{"id":27734,"date":"2015-07-30T06:35:00","date_gmt":"2015-07-30T06:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/la-dottrina-del-peccato-originale-e-nata-per-salvaguardare-la-perfetta-santita-di-dio\/"},"modified":"2015-07-30T06:35:00","modified_gmt":"2015-07-30T06:35:00","slug":"la-dottrina-del-peccato-originale-e-nata-per-salvaguardare-la-perfetta-santita-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/30\/la-dottrina-del-peccato-originale-e-nata-per-salvaguardare-la-perfetta-santita-di-dio\/","title":{"rendered":"La dottrina del Peccato originale \u00e8 nata per salvaguardare la perfetta santit\u00e0 di Dio?"},"content":{"rendered":"<p>La dottrina cattolica del Peccato originale \u00e8 stata &quot;inventata&quot; da san Paolo e da altri teologi e padri della Chiesa al solo scopo di salvaguardare la perfetta santit\u00e0 di Dio, non potendo spiegarsi in altro modo l&#8217;irresistibile forza del male e la sconvolgente realt\u00e0 del peccato?<\/p>\n<p>Il teologo Sergio Quinzio (Alassio, 1927 &#8212; Roma, 1996) \u00e8 stato un teorico della &quot;sconfitta di Dio&quot;: nella sua vasta opera esegetica e speculativa, infatti, egli sostiene, in estrema sintesi, che Dio, gi\u00e0 per il solo fatto della creazione, si \u00e8 posto in una condizione di &quot;impotenza&quot;, perch\u00e9 tale creazione, oltre ad essere &quot;altro&quot; da lui, aveva la possibilit\u00e0, come di fatto avvenne in Adamo ed Eva, la possibilit\u00e0 di rifiutare il suo piano amorevole e di disobbedire alle sue prescrizioni; da ci\u00f2 l&#8217;irrompere del male nel mondo, male che Dio, non potendo evitarlo, pur vedendolo perfettamente e, anzi, avendolo previsto, si trova a subire controvoglia. In ci\u00f2 consisterebbe il suo scacco, la sua sconfitta; e da ci\u00f2 sarebbe sorta, secondo lui, la necessit\u00e0 di &quot;coprire&quot; la sua sconfitta, o almeno di assolverlo dalla responsabilit\u00e0 tremenda del male presente nel mondo, &quot;inventando&quot;, a carico dell&#8217;uomo, la dottrina del Peccato originale.<\/p>\n<p>Ma siamo sicuri che tale dottrina sorga unicamente da ragioni estrinseche alla riflessione sulla natura umana, che nasca soltanto da preoccupazioni &#8212; intellettualmente disoneste, perch\u00e9 deliberatamente disconoscenti la verit\u00e0 &#8212; di tipo teologico? Andiamoci piano. Lo scrittore e filosofo colombiano Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila (1913-1994), per esempio, era persuaso che l&#8217;intera umanit\u00e0 si pu\u00f2 dividere in due categorie: quella di coloro che credono al peccato originale, e &#8212; diceva argutamente, ma in perfetta seriet\u00e0 &#8211; \u00abquella degli sciocchi\u00bb. E come lui la pensavano e la pensano fior fiore di teologi e di filosofi che, nell&#8217;arco di duemila anni, si sono affannati intorno al problema del male morale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 di questo si tratta: non del male fisico, frutto &#8212; evidentemente &#8212; della imperfezione di ogni cosa contingente; ma del male morale, quello causato dalla libera volont\u00e0 dell&#8217;uomo stesso. Perch\u00e9, se l&#8217;uomo non \u00e8 libero, non sarebbe giusto addebitargli il male che fa, e neppure lodarlo per il bene che compie: sarebbe solo un povero burattino in bal\u00eca del primo soffio di vento che tira. Questa \u00e8 precisamente la visione di Lutero, il quale, estremizzando le testi agostiniane contro il cosiddetto ottimismo pelagiano &#8212; Pelagio, appunto, negava la trasmissione universale del peccato di Adamo ed Evo -, riteneva che l&#8217;intera umanit\u00e0 altro non fosse che una miserabile massa di peccatori destinati alle fiamme dell&#8217;Inferno. Pi\u00f9 coerente di Lutero, Calvino insisteva sul fatto che Dio ci ha predestinati alla salvezza (pochi) o alla dannazione (i pi\u00f9), nel suo imperscrutabile giudizio, e che n\u00e9 la fede, n\u00e9 le opere, di per se stesse, ci possono salvare: se ci salviamo oppure no, non \u00e8 in alcun modo cosa che dipenda da noi, ma unicamente dal libero volere di Dio.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla teoria che vede nella dottrina del Peccato originale un &quot;escamotage&quot; per salvare la purezza e la &quot;giustizia&quot; di Dio, in un mondo cos\u00ec palesemente funestato dalle conseguenze del male morale; e, pi\u00f9 precisamente, ritorniamo alla tesi centrale di Quinzio &#8212; un teologo che, quando parlava di Dio, lo faceva con quella disinvoltura, con quella sicurezza che un naturalista, ma anch&#8217;egli a torto, ostenta talvolta quando si parla della natura: come di cosa, cio\u00e8, i cui segreti, pur se non interamente svelati, sono destinati ad esserlo, perch\u00e9 egli ne comprende il meccanismo; e che non mostrava quella umilt\u00e0, quella pensosit\u00e0, quel senso del limite che dovrebbe essere il naturale abito mentale di colui che tenta di gettare lo sguardo su abissi cos\u00ec smisurati, e senza il quale si \u00e8 simili alla formica che, giunta in cima al sasso, pensa d&#8217;aver conquistato la sommit\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>Riportiamo alcuni passaggi essenziali del percorso speculativo che porta Sergio Quinzio, attraverso una puntuale, ma assai soggettiva lettura esegetica della Lettera ai Romani, a decidere per l&#8217;artificiosit\u00e0 della dottrina cattolica sul Peccato originale, limitandoci a espungere, per brevit\u00e0, i numerosi riferimenti testuali alla Bibbia, coi quali l&#8217;autore appoggia le proprie tesi (da: S. Quinzio, \u00abUn commento alla Bibbia\u00bb, vol. IV, Milano, Adelphi, 1976, pp. 17-23):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Se l&#8217;uomo \u00e8 impotente a fare il bene, allora il male che non pu\u00f2 non fare gli \u00e8 connaturato come l&#8217;Antico Testamento pi\u00f9 volte ripete [&#8230;] deriva cio\u00e8 in definitiva da Dio,che ha creato l&#8217;uomo cos\u00ec com&#8217;\u00e8. Il monoteismo coerente, che senza introdurre surrettiziamente criteri diversi pone l&#8217;origine di ogni cosa e di ogni possibilit\u00e0 in Dio [&#8230;], non pu\u00f2 non coinvolgere Dio nel mondo e nel male del mondo. Colui che, potendo comunque impedirlo, permette che si compia il male, come potrebbe non portarne la responsabilit\u00e0? Perci\u00f2 la morte espiatrice di Dio [..] \u00e8 uno sviluppo paradossalmente coerente del monoteismo. La dottrina del Peccato originale \u00e8 appena un esile schermo tra il peccato che ogni uomo non pu\u00f2 non compiere [&#8230;] e l&#8217;attribuzione della responsabilit\u00e0 del peccato a Dio. \u00c8 una mediazione che devotamente attutisce l&#8217;urto scandaloso, ma che in realt\u00e0 non scalfisce la terribile verit\u00e0. [&#8230;] Se il peccato \u00e8 &quot;entrato nel mondo&quot; passando &quot;attraverso&quot; Adamo [come dice san Paolo], da dove proveniva? La malizia tentatrice del serpente non \u00e8 forse un male che sta prima del peccato dell&#8217;uomo? Come la &#8216;legge naturale&#8217; inscritta nella coscienza di ciascuno, cos\u00ec il &#8216;peccato originale&#8217; &#8212; pur essendo in effetti una cancellazione o quasi cancellazione di tale inscrizione &#8212; dichiara l&#8217;attribuzione della colpa all&#8217;uomo, a ogni uomo per il fatto di essere uomo. Entrambe le &#8216;dottrine&#8217; &#8212; sebbene contraddittorie o quasi contraddittorie tra loro &#8211; esprimono un&#8217;unica cosa: che l&#8217;uomo \u00e8 colpevole, malgrado l&#8217;unicit\u00e0 di Dio che, padrone e signore di tutto, &quot;fa la pace e crea la disgrazia&quot;[&#8230;]. Non sono &#8216;dottrine&#8217; che &#8216;spiegano&#8217; come e perch\u00e9 l&#8217;uomo sia colpevole; o, piuttosto, lo sono nel senso che tentano di coprire lo scandalo inaudito che \u00e8, di fronte alla perfezione di Dio dal quale tutto promana, il male. [&#8230;] L&#8217;antica sapienza degli scribi copriva lo scandalo del male proclamando la stretta giustizia dell&#8217;espiazione, senza fare del &#8216;peccato originale&#8217;una dottrina. Anche la sapienza del nuovo ordine sacro incipiente deve tentare di coprire lo scandalo del male. Ma ormai con l&#8217;allargamento dell&#8217;orizzonte ai pagani la visione del male si dilata fino ad abbracciare in unico terrificante spettacolo l&#8217;idolatria dello sterminato mondo e Israele che spinge sulla croce il Signore: ci\u00f2 obbliga a porre all&#8217;inizio di questa catena, che pi\u00f9 spaventosamente \u00e8 vista affondare nella maledizione della morte, anzich\u00e9 la giustizia di Dio, il &quot;mistero dell&#8217;iniquit\u00e0&quot;[&#8230;]. L&#8217;orrore \u00e8 troppo grande, e ogni sospetto deve essere allontanato da Dio. La responsabilit\u00e0 dev&#8217;essere addossata a priori esclusivamente all&#8217;uomo. , a ogni uomo indipendentemente dal fatto che abbia commesso azioni malvagie: dall&#8217;istante in cui esce dal ventre materno e per sempre, qualunque cosa faccia o non faccia, l&#8217;uomo \u00e8 peccatore e quindi condannato. Ma bisogna capire che questa affermazione non \u00e8 pacificamente accettabile, che \u00e8 anzi mostruosa. Parlare qui di &#8216;libero arbitrio&#8217; e di &#8216;libert\u00e0 umana&#8217; (come anche dire che il male &#8216;ontologicamente&#8217; non \u00e8) significa appellarsi vanamente a categorie estranee e inconciliabili, non solo completamente inadeguate ma infinitamente sorde. L&#8217;abissale vicenda che coinvolge con tutti gli uomini e tutta la creazione lo stesso Dio onnipotente fino a trascinarlo nella morte, come potrebbe lasciar sussistere intatta la libera e consapevole scelta di un debole vivente costretto a fare &quot;il male che non vuole&quot; [&#8230;]? Quello che il mondo ha interpretato oggi come condizionamento &#8216;biologico&#8217;, &#8216;psicologico&#8217;, &#8216;sociale&#8217;, non \u00e8 che la descrizione dei modi attraverso i quali si manifesta la disperata condizione nella quale sono stretti e lottano tutti i viventi. La volont\u00e0 dell&#8217;uomo vuole ci\u00f2 che pu\u00f2 e non ci\u00f2 che vuole, e se davvero esistesse nell&#8217;uomo una capacit\u00e0 di vincere la sua miseria per scegliere di fare il bene, allora come dice Lutero la sua volont\u00e0, che \u00e8 in lui ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 altamente umano, non avrebbe bisogno di nessuna redenzione. Ma gi\u00e0 Adamo, come avrebbe potuto avere una piena capacit\u00e0 di scegliere il bene, se non conosceva neppure la distinzione tra bene e male? In realt\u00e0 la miseria dell&#8217;uomo precede la colpa, cos\u00ec come (e ne \u00e8 una conseguenza) il perdono precede il pentimento [&#8230;]. La libert\u00e0 non \u00e8 la condizione &#8216;naturale&#8217; ma il dono escatologico,m la cui primizia \u00e8 nella speranza, che rende l&#8217;uomo partecipe della libert\u00e0 divina: le Scritture &#8212; come del resto anche i testi di Qmran che affonda no le radici nella stessa terra &#8212; non conoscono altra libert\u00e0 che la liberazione dalla sofferenza e dalla morte, la salvezza data da Dio [&#8230;] Mentre lungo la storia del mondo la libert\u00e0 dell&#8217;uomo contenuta nella sua embrionale &quot;somiglianza&quot; con Dio [&#8230;] non pu\u00f2 far altro che restringersi sempre pi\u00f9, fino a dissolversi nell&#8217;indifferente indecidibilit\u00e0 dell&#8217;attuale orizzonte pluralistico. Salvaguardata con la dottrina del &#8216;peccato originale&#8217; la perfetta santit\u00e0 di Dio mediante la postulazione della colpa di ogni uomo, antecedente a ogni sua volont\u00e0 o intenzione, il discorso svolto poi da Paolo \u00e8 tutto condotto in modo tale da implicare che sia non l&#8217;uomo ma proprio Dio &#8212; il Dio che aveva indurito il cuore di Faraone[&#8230;] &#8212; a causare il male. [&#8230;]<\/p>\n<p>Mostrando questo abisso nel quale \u00e8 precipitata l&#8217;intera opera di Dio, fino a capovolgere le primitive intenzioni divine, la Lettera ai Romani ha faticosamente e rischiosamente aperto la strada all&#8217;annuncio della salvezza in Ges\u00f9 Cristo, salvezza tanto pi\u00f9 grande e necessaria quanto pi\u00f9 infimo \u00e8 il luogo nel quale l&#8217;opera di Dio \u00e8 caduta [&#8230;] Le stesse dolorose contraddizioni che attraversano come un fremito il discorso paolino vanno paradossalmente a confermare l&#8217;urgenza e la radicalit\u00e0 assolute della salvezza necessaria, in quanto salvezza dall&#8217;assurdit\u00e0 pi\u00f9 mostruosa. La salvezza in Ges\u00f9 Cristo \u00e8 l&#8217;unica, estrema risposta all&#8217;unico orrore che ha portato al moltiplicarsi della maledizione e della morte attraverso i millenni e i popoli, fino alla crocifissione di Dio&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Troppo lungo sarebbe soffermarsi ad analizzare, uno per uno, gli anelli della catena che formano il ragionamento di Sergio Quinzio; ci limiteremo pertanto a coglierne due, per poi soffermarci sulle sue conclusioni di ordine generale.<\/p>\n<p>Primo: egli afferma che \u00aba volont\u00e0 dell&#8217;uomo vuole ci\u00f2 che pu\u00f2 e non ci\u00f2 che vuole\u00bb, e qui sembra proprio che non stia citando questo o quel passo delle Scritture, ma stia formulando una propria conclusione personale: ebbene, chi lo dice? Chi \u00e8 in grado di affermare che la volont\u00e0 umana &quot;vuole&quot; ci\u00f2 che pu\u00f2 e non ci\u00f2 che &quot;vuole&quot;? Non \u00e8 questa una contraddizione in termini, proprio di ordine logico? La volont\u00e0, se \u00e8 veramente tale, \u00e8 la capacit\u00e0 di orientare le forze dell&#8217;anima verso un determinato obiettivo: se vuole qualcosa, indipendentemente dal fatto che sia in grado di realizzarlo, gi\u00e0 \u00e8 confermata in se stessa, cio\u00e8 nella propria natura volitiva. Ma se vuole qualcosa, allora significa che \u00e8 libera: se non volesse nulla di determinato, o se fosse costretta a volere qualcosa, piuttosto che qualcos&#8217;altro, allora si potrebbe dire che non \u00e8 libera, e dunque che non \u00e8 tale, che non \u00e8 &quot;volont\u00e0&quot;. Ora, Quinzio ha ammesso che la volont\u00e0 &quot;vuole&quot; qualcosa; solo, vede &#8212; con san Paolo- che non \u00e8 capace di metterlo in pratica, cio\u00e8 che non \u00e8 in capace di mettere in pratica il bene che desidera; ma questo non ci autorizza affatto a negare che ella sia, e che essa sia libera. La libert\u00e0 del volere non \u00e8 la stessa cosa della libert\u00e0 dell&#8217;agire: io posso volere una certa cosa, ma non essere capace di farla.<\/p>\n<p>Secondo: Quinzio si chiede, a proposito di Adamo e del suo peccato, \u00abcome avrebbe potuto avere una piena capacit\u00e0 di scegliere il bene, se non conosceva neppure la distinzione tra bene e male\u00bb; e ne conclude che \u00abin realt\u00e0, la miseria dell&#8217;uomo precede la colpa\u00bb, e non viceversa, come affermano, invece, le Scritture. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Eppure il racconto biblico, nella sua apparente semplicit\u00e0, \u00e8 chiarissimo: Dio non spieg\u00f2 affatto ad Adamo perch\u00e9 non avrebbe dovuto mangiare i frutti dell&#8217;Albero della conoscenza del bene e del male; gli raccomand\u00f2 semplicemente di non farlo, lasciandolo libero di gustare qualunque altro frutto del Guardino dell&#8217;Eden. Dunque, il peccato di Adamo non consistette nella scelta deliberata di un male specifico, ma nella disobbedienza al comando di Dio, comando che aveva la sua ragion d&#8217;essere nella fragilit\u00e0 dell&#8217;uomo e nella sua incapacit\u00e0 di decidere da se stesso che cosa sia bene e che cosa sia male. Adamo, infatti, non doveva decidere fra il bene e il male: doveva, molto pi\u00f9 semplicemente, astenersi dall&#8217;assumere, con le sue sole forze, una tale decisione, appunto perch\u00e9 non era capace di farlo. Ed ecco che anche il comando di Dio perde quel carattere di minacciosa proibizione, con un sapore quasi di gelosia (gelosia che sarebbe assurda, se si pensa che Dio ha creato liberamente l&#8217;uomo a sua immagine e, quindi, capace di rifiutarlo) per assumere un carattere molto pi\u00f9 dolce e paterno, anzi quasi materno: il tentativo di proteggere Adamo da un pericolo pi\u00f9 grande di lui, e che egli \u00e8 del tutto incapace di valutare nella sua estrema gravit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La dottrina cattolica del Peccato originale \u00e8 stata &quot;inventata&quot; da san Paolo e da altri teologi e padri della Chiesa al solo scopo di salvaguardare la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30148,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[72],"tags":[117,119,195,219,257],"class_list":["post-27734","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dogmatica","tag-dio","tag-dottrina","tag-martin-lutero","tag-peccato-originale","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-dogmatica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27734","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27734"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27734\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30148"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27734"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27734"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27734"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}