{"id":27730,"date":"2016-01-19T08:38:00","date_gmt":"2016-01-19T08:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/19\/la-risposta-ai-teologi-buonisti-e-modernisti-e-tornare-a-parlare-del-peccato-e-della-grazia\/"},"modified":"2016-01-19T08:38:00","modified_gmt":"2016-01-19T08:38:00","slug":"la-risposta-ai-teologi-buonisti-e-modernisti-e-tornare-a-parlare-del-peccato-e-della-grazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/19\/la-risposta-ai-teologi-buonisti-e-modernisti-e-tornare-a-parlare-del-peccato-e-della-grazia\/","title":{"rendered":"La risposta ai teologi buonisti e modernisti \u00e8 tornare a parlare del Peccato e della Grazia"},"content":{"rendered":"<p>E d\u00e0lli.<\/p>\n<p>L&#8217;incontenibile Vito Mancuso, che da molto tempo abusa della qualifica di teologo cattolico, che si \u00e8 data da se stesso, anche se importanti organi della Chiesa, come \u00abLa Civilt\u00e0 Cattolica\u00bb e \u00abL&#8217;Osservatore Romano\u00bb, hanno esplicitamente riprovato alcuni punti essenziali del suo pensiero, non si concede tregua: tutto proteso nel modesto, e dichiarato, obiettivo di &quot;rifondare la Chiesa&quot; &#8212; lui, lui solo, ma con il saldo appoggio della Verit\u00e0 &#8212; e di smantellare la nostra idea &quot;sbagliata&quot; di Dio, cio\u00e8 di un Dio padrone e dittatore (ma in che mondo vive, Mancuso? E s\u00ec che \u00e8 della classe 1962: quella post-conciliare&#8230;), non conosce soste, n\u00e9 ripensamenti.<\/p>\n<p>E con che idea di Dio dovremmo sostituire la nostra vecchia e sbagliata idea di Lui? Ovvio: con l&#8217;idea di un Dio che non abbia pi\u00f9 niente a che fare con la Tradizione (ma a scriverla con la maiuscola siamo noi, ce ne prendiamo tutta la respirabilit\u00e0); che non sia pi\u00f9 quello che ci \u00e8 stato insegnato dalla Chiesa cattolica; e che sia, soprattutto &#8212; per metterla, finalmente, in positivo &#8212; all&#8217;altezza della societ\u00e0 e della mentalit\u00e0 moderna; perch\u00e9 noi siamo gente moderna, non crediamo pi\u00f9 alle favole, n\u00e9 ci facciamo pi\u00f9 spaventare con i vecchi discorsi dei preti d&#8217;una volta, sul Giudizio e sull&#8217;Inferno. Con \u00abL&#8217;anima e il suo destino\u00bb, 2007, prefazione di Carlo Maria Martini (di cui ci eravamo gi\u00e0 occupati: cfr. \u00abVito Mancuso, velleit\u00e0 ed aporie di una teologia che vuol farsi laica\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 07\/11\/2012), ha fatto a pezzi il Peccato originale, la Resurrezione di Cristo, l&#8217;eternit\u00e0 dell&#8217;Inferno, la Salvezza che viene da Dio e ha sostenuto, in pratica, che l&#8217;uomo pu\u00f2 salvarsi da solo, con l&#8217;uso della sola ragione naturale: il che \u00e8 pi\u00f9 di un &quot;semplice&quot; pelagianesimo, eresia gi\u00e0 in s\u00e9 gravissima e contrastata senza quartiere da S. Agostino, ma sempre risorgente -, ma \u00e8 gnosticismo allo stato puro, se non deismo vero e proprio. Adesso, con \u00abDio e il suo destino\u00bb (2015), fresco di stampa &#8212; ma, nel mezzo, ci sono una buona quindicina di pubblicazioni, tutte meravigliosamente narcisiste e solipsiste fin dai titoli, come \u00abIo e Dio. Una guida dei perplessi\u00bb, \u00abHo sognato una Chiesa\u00bb e \u00abIo amo\u00bb, e tutte trasudanti modestia e pudore &#8212; il giovane teologo d&#8217;assalto si scaglia contro l&#8217;ultima trincea che ancora lo separa dalla vittoria finale: quella di Dio in persona.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 Dio, dunque? Tralasciamo il ragionamento che svolge, nelle pagine della sua ultima fatica, Vito Mancuso, lasciandone l&#8217;onere e il piacere al lettore curioso e ben disposto, a arriviamo direttamente alla conclusione: Dio \u00e8 Antifascista. S\u00ec, avete letto bene; lo ripetiamo: Dio \u00e8 un Antifascista; ci siamo permessi solo la libert\u00e0 della lettera maiuscola. E come giunge, il rampante teologo modernista, a questa sensazionale, e profondissima, conclusione speculativa? Attraverso la sconfinata ammirazione per don Andrea Gallo, il prete genovese (1928-2013) che salutava col pugno chiuso, come i &quot;compagni&quot; comunisti, tenendo sempre il sigaro in bocca, cantando a gola spiegata &quot;Bella ciao&quot; in tutti i cortei e le manifestazioni della sinistra, e facendosi applaudire ed osannare da personaggi come Luxuria: un perfetto esempio di carit\u00e0 e fedelt\u00e0 evangelica. Ma cediamo la parola direttamente a Vito Mancuso: \u00abSe si crede autenticamente nel Dio di cui parla il cristianesimo, \u00e8 proprio per rifiutare il fascismo quale senso ultimo del cosmo e della storia dei viventi. Don Gallo aveva ragione: l&#8217;essenziale non \u00e8 che Dio sia trinitario, ma che sia antifascista. Lo statuto trinitario per\u00f2, esaltando la logica della relazione, porta scritto gi\u00e0 in se stesso l&#8217;antifascismo\u00bb. Insomma: Mancuso non nega la Trinit\u00e0, ma asserisce che \u00e8 pi\u00f9 importante l&#8217;antifascismo di Dio; la Trinit\u00e0, comunque &#8211; bont\u00e0 sua, del Mancuso &#8211; viene a rafforzare lo statuto ontologico antifascista del buon Dio.<\/p>\n<p>Ogni epoca storica ha gli uomini di cultura che si merita, e questo vale anche per i teologi. La nostra epoca, evidentemente, \u00e8 fatta per i Mancuso, che tanto piacciono alla televisione e alle case editrici, anche perch\u00e9 portano pubblico. E non \u00e8 difficile capire perch\u00e9. Codesti &quot;teologi&quot; da fiera, o da neuro-delirio, svendono a prezzi di liquidazione tutto il patrimonio del cattolicesimo, come se fosse roba loro e non Deposito divino; promettono il perdono a tutti, la libert\u00e0 per tutti, distribuiscono pacche sulle spalle a tutti, con taralluci e vino. Garantiscono un Dio che va a braccetto con la modernit\u00e0, con i suoi meccanismi peggiori: con la bassa demagogia egualitaria, con la volgarit\u00e0 dell&#8217;improvvisazione e della cialtroneria intellettuale, con le strizzatine d&#8217;occhio ai vizi e ai peccatucci di ciascuno, tanto il buon Dio perdona, perdona sempre, e l&#8217;Inferno non esiste, o non \u00e8 eterno, dunque avanti tutti nella gran festa della vita; ci sono ancora posti a sedere, si offre da bere gratis, e qualunque sproposito viene acclamato come un colpo di genio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 i &quot;vecchi&quot; teologi non piacciono pi\u00f9? Perch\u00e9 non piacciono i preti di una volta, quelli che si sono formati prima del Concilio Vaticano II e hanno fatto seri e buoni studi nei migliori seminari e nelle ottime universit\u00e0 cattoliche della prima met\u00e0 del secolo scorso? Perch\u00e9, gli uni e gli altri, avevano l&#8217;incredibile mancanza di delicatezza, l&#8217;intollerabile cattivo gusto, di parlare del Bene e del Male, del Peccato e della Grazia, del Paradiso e dell&#8217;Inferno. Ma via, il peccato! Volete ancora parlarci del peccato, nel Terzo millennio? E perfino del Peccato originale? Non \u00e8 musica per i nostri orecchi, questa; non ci piace ascoltare simili discorsi. Vogliamo sentire i Mancuso, che aboliscono il peccato e riducono Dio a una nostra ipotesi, da girare e voltare secondo il nostro comodo e le nostre necessit\u00e0. Non vogliamo udire gli uccelli del malaugurio; vogliamo ascoltare solo il cinguettio degli usignoli e il trillo dei canarini: di doveri, di responsabilit\u00e0, di libert\u00e0 che poi comporta un prezzo da pagare, stiamo stufi marci. Basta.<\/p>\n<p>Che coraggio, questi Mancuso e questi Enzo Bianchi (che fra loro non vanno d&#8217;accordo e differiscono su parecchi punti, per\u00f2 una cosa in comune ce l&#8217;hanno: l&#8217;ego debordante e la smania di &quot;modernizzare&quot; il Vangelo a tappe forzate). Applauditissimi, seguitissimi, con la poltrona sempre pronta nei migliori salotti televisivi e radiofonici, dove tengono, praticamente, delle rubriche fisse in veste di ospiti intramontabili, si sentono i vessilliferi di una santa crociata per modernizzare la Chiesa, per ristabilire la vera idea di Dio e del rapporto che deve esservi fra l&#8217;uomo e Dio. Quel che fa specie non \u00e8 che vi siano sedicenti teologi di tal fatta, n\u00e9 che vi siano tanti pecoroni belanti che li ascoltano e li riveriscono, quanto la mancanza di onest\u00e0 intellettuale per cui siffatti &quot;maestri&quot; pretendono di restare dentro la Chiesa e di seguitare a dirsi cattolici, anche se loro, per primi, sanno benissimo (e vogliono farlo) d&#8217;infrangere punti essenziale della dottrina cattolica. Perch\u00e9 non se ne vanno? Perch\u00e9 non si fanno pastori protestanti, o liberi pensatori laici e ateisti? Nossignori: loro restano, perch\u00e9 sono ben decisi a cacciare fuori gli altri, quelli che non la pensano come loro: i cattolici di sempre, che essi qualificano come &quot;tradizionalisti&quot;, &quot;conservatori&quot;, o anche peggio. Loro vogliono restare, perch\u00e9 la Chiesa e la dottrina cattolica sono cosa loro (<em>Noi siamo Chiesa<\/em> \u00e8 la denominazione di un tipico gruppo ecclesiale cattolico-modernista diffuso in vari Paesi d&#8217;Europa). Per poter meglio distruggere una istituzione o un <em>corpus<\/em> dottrinario, la strategia migliore \u00e8 sempre quella di agire dal suo interno, non dall&#8217;esterno.<\/p>\n<p>Se vogliamo tornare alla sana teologia cattolica, dobbiamo tornare a rileggerci i buoni teologi di cinquanta, ottanta o cento anni fa. Nessun passatismo; la dottrina cattolica \u00e8 quella, perch\u00e9 fondata su di una realt\u00e0 perenne e soprannaturale: leggere Tommaso d&#8217;Aquino fa bene all&#8217;anima pi\u00f9 di cento Mancuso. Non ci sono solo il tomismo e il neotomismo, comunque. La Chiesa tedesca, in particolare, nella prima met\u00e0 del XX secolo, \u00e8 stata un vivaio di ottimi teologi, prima che arrivassero gli Hans K\u00fcng a confondere tutto. Erano i tempi di grandi pensatori come Romano Guardini, che perfino la cultura laica, segretamente, invidiava alla Chiesa. La formazione teologica di papa Ratzinger, Benedetto XVI, viene da l\u00ec. Pensiamo a scrittori come Bernhard Bartmann, autore di un fondamentale corso di teologia, del quale ci siamo &#8212; brevemente &#8211; gi\u00e0 occupati (cfr. \u00abSon le leggi d&#8217;abisso cos\u00ec rotte? O \u00e8 mutato in ciel nuovo consiglio?\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 24\/12\/2015). Oppure pensiamo a un Peter Lippert (nato ad Amberg, nel&#8217;Alto Palatinato, nel 1879, e morto a Locarno, nel Canton Ticino, nel 1936), gesuita, teologo e scrittore incredibilmente luminoso, delicato, penetrante, limpido, la cui lettura edifica moralmente e rafforza intellettualmente nel medesimo tempo: ce ne fossero ancora, di teologi di quella fatta. Dopo la sua morte, la Gestapo sequestr\u00f2 la sua biblioteca e si accan\u00ec contro le sue opere: il furore postumo delle autorit\u00e0 naziste \u00e8 stato la testimonianza di una vita ben spesa, il sigillo della seriet\u00e0 etica e del valore educativo di quell&#8217;autore.<\/p>\n<p>Citiamo da uno dei suoi bellissimi libri, a proposito del mistero del peccato: \u00abVisione cattolica del mondo\u00bb (titolo originale: \u00abDie Weltanschauung des Katholizismus\u00bb, 1931; traduzione dal tedesco di Ernesto Peternolli, con l&#8217;aiuto e la prefazione di Mario Bendiscioli, Brescia, Morcelliana, 1944, pp. 52-55):<\/p>\n<p><em>\u00abOra oper\u00f2 il mondo non \u00e8 solo pieno di peccati singoli, di peccati senza numero; su di esso incombe pure una legge del peccato, una specie di fora di gravit\u00e0 che spinge al peccato. &quot;Tutti gli uomini sono divenuti schiavi del peccato e sono posti sotto il potere del demonio e della morte&quot; (Conc. Trid., Sess. VI, Cap. I9. Il mondo si trova in una falsa posizione che \u00e8 inclinata verso il basso, verso il peccato. Il male ci \u00e8 pi\u00f9 vicino del bene, quantunque, secondo S. Tommaso d&#8217;Aquino, la struttura naturale dell&#8217;essere umano consista in parte anche nel fatto che &quot;l&#8217;uomo ha per sua natura un&#8217;inclinazione al bene&quot; (&quot;Summa Theol.&quot;, I, 2, quaestio 85 a. 1). In realt\u00e0 il bene \u00e8 costretto ad una lotta continua e pu\u00f2 affermarsi solo a stento, anzi \u00e8 praticamente impossibile condurre a questo mondo una vita immune da cadute, senza l&#8217;aiuto di una specialissima grazia divina superante di gran lunga tutte le forze psichiche e morali che per natura possano comunque essere a nostra disposizione &quot;Se qualcuno giudica che l&#8217;uomo possa evitare per tutta la sua vita, tutti i peccati, anche lem mancanze pi\u00f9 leggere senza che gli sia concesso uno speciale privilegio della grazia divina, sia scomunicato&quot; (Conc. Trid., Sess. VI, Can. 23). Ora qui noi c&#8217;imbattiamo nel lato oscuro e grave della concezione cattolica del mondo. Quanto essa \u00e8 serena e fiduciosa l\u00e0 dove considera il mondo come opera del suo creatore, altrettanto cupo e triste \u00e8 il suo sentire di fronte alla reale situazione in cui si trova tutto il mondo in seguito al fatto del peccato.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 naturale che questa legge del mondo, la quale trascina di continuo al peccato, non possa essere stata provocata che dal peccato, dalla libera risoluzione della volont\u00e0 della ribelle a Dio, e che non possa essere una legge posta originariamente da Dio stesso. Dunque al principio dello stato attuale del mondo ci dev&#8217;essere un peccato, a cui risale pure la legge del peccato che ci \u00e8 imposta, questa forza di gravit\u00e0 che ci spinge al male. Anzi questo peccato originale non solo appare in ogni singolo uomo come legge del peccato, ma come forza che inclina al male, ma come vero e proprio peccato; essa appare come reale colpa in ogni figlio che mai donna abbia concepito da uomo. \u00c8 dunque una sorta di nefasta eredit\u00e0 che si trasmette di generazione in generazione, per via della procreazione. Nel primo istante del concepimento di un nuovo essere umano, anche questo peccato si sposta di un passo in avanti: solo Maria, la Madre del Signore. \u00c8 ritenuta dalla Chiesa cattolica esclusa da questa legge ereditaria, per cui chiama &quot;immacolata&quot; la sua concezione, e il suo entrare nell&#8217;esistenza. Tutti gli altri uomini invece sono soggetti a questa legge di morte, che agi occhi di Dio copre di una mancanza morale gi\u00e0 il primo atto della loro vita. Essi vengono concepiti colla macchia del peccato originale: &quot;La trasgressione di Adamo ha nociuto non solo a lui, ma a tutta la discendenza; egli ha perduto non solo per s\u00e9, ma anche per noi, la santit\u00e0 e giustizia che gli erano state concesse. E, macchiato del peccato della disobbedienza, ha portato a tutto il genere umano non solo la morte e le pene corporali, ma anche il peccato. E questo peccato di Adamo si trasmette non per mera imitazione, ma con la generazione fisica del corpo, e si trova in ogni singolo uomo, come il suo proprio peccato. Chi insegna diversamente, sia scomunicato&quot; (Conc. Trid., Sess. V, Can. 2-3). Questa dottrina del peccato originale appartiene alle idee fondamentali del cattolicesimo; chi prescinde da questa dottrina, non potr\u00e0 mai comprendere il cattolicesimo, n\u00e9 nella sua dottrina sul mondo, n\u00e9 nella sua attivit\u00e0 nel mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel peccato primo che continua ad avere effetto in tutti gli uomini come peccato originale e come legge del peccato, gli interpreti cattolici cella Bibbia lo trovano dato nel fallo del primo uomo, di cui raccontano le prime pagine della narrazione mosaica della creazione: Adamo mangi\u00f2 con la sua donna il frutto dell&#8217;albero di cui Dio aveva proibito di mangiare sotto minaccia della pena di morte (Genesi, 3). L&#8217;immediata conseguenza sensibile di questa trasgressione fu la sanzione della pena di morte minacciata, la legge della morte, che d&#8217;allora in poi ebbe efficacia in tutti gli uomini, come effetti e segno esteriore della legge del peccato. L&#8217;universale dominio della morte, divenne il marchio visibile del peccato che era passato su tutti gli uomini: &quot;Per mezzo di un uomo \u00e8 entrato nel mondo il peccato e col peccato la morte>, e cos\u00ec anche la morte \u00e8 passata su tutti gli uomini avendo tutti peccato&quot; (Lettera ai Romani, V, 12; cfr. Concil. Trid., Sess. V).\u00bb<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, lo sappiamo: questo linguaggio \u00e8 divenuto troppo duro per i sensibili orecchi di molti cattolici moderni (e modernisti). Sentir parlare del peccato, dispiace; e del Peccato originale, poi, che si ripercuote su ciascun essere umano, fin dall&#8217;istante del suo concepimento, piace ancor meno. Eppure, questa \u00e8 sempre stata la dottrina della Chiesa; su questo punto essa non ha mai tentennato, non ha mai oscillato.<\/p>\n<p>Del resto: niente peccato, niente necessit\u00e0 della Grazia; niente necessit\u00e0 della Redenzione; niente necessit\u00e0 dell&#8217;Incarnazione. L&#8217;uomo potrebbe fare da solo, salvarsi da solo, redimersi colle sue proprie forze. Dio, tutt&#8217;al pi\u00f9, potrebbe fornirgli un aiuto secondario; e, quanto a Cristo, la sua vita avrebbe, pi\u00f9 che altro, un valore d&#8217;esempio. Ma non ci sarebbe bisogno di Dio che si fa uomo, che patisce e muore sulla croce, per poi risorgere e inviare, infine, il proprio Spirito, a sostegno e consolazione dell&#8217;umanit\u00e0. Non ci sarebbe bisogno di nulla di tutto questo; n\u00e9 ci sarebbe, in fondo, bisogno di Dio. Se ne potrebbe fare anche a meno.<\/p>\n<p>\u00c8 questo che vogliono affermare i teologi come Vito Mancuso? Sanno che a questo conducono le loro strampalate dottrine? Sanno di non essere i &quot;rinnovatori&quot; del cristianesimo, ma i lugubri becchini del suo funerale annunciato? Non li sfiora mai un brivido di consapevolezza della gravit\u00e0 di quel che dicono e scrivono, delle implicazioni devastanti del loro insegnamento? Si rendono conto di puntare ad uno stravolgimento e ad un capovolgimento completi della dottrina cristiana e cattolica, cos\u00ec come essa \u00e8 stata fino a qui tramandata? E, se s\u00ec, a che gioco stanno giocando? Dove vogliono arrivare, sino a che punto intendono spingersi? Non lo sappiamo.<\/p>\n<p>Da parte nostra, ci fa bene tornare a leggere libri come quello di Peter Lippert. Che non dicono nulla di nuovo, in fondo (anche se lo dicono molto bene): perch\u00e9 le &quot;novit\u00e0&quot; sono quelle dei filosofi; la teologia, quanto a se stessa, non ha mai avuto lo scopo d&#8217;innovare, ma di custodire, precisare, approfondire una dottrina gi\u00e0 data, nelle sue linee essenziali e anche in molte delle sue linee secondarie. Al teologo, pertanto, si addice un ardente spirito di umilt\u00e0: egli sa di non essere altro che un operaio nella vigna del Signore. Se fa bene, non \u00e8 merito suo; se fa male, vuol dire che si \u00e8 lasciato trasportare dalla vanit\u00e0 e dall&#8217;orgoglio. Il teologo che non sa essere umile \u00e8 un cattivo teologo. Che vada a fare il filosofo, il saggista, il predicatore laico, il giornalista, il conferenziere, il libero pensatore, quello che vuole, l&#8217;intellettuale alla moda o l&#8217;assiduo frequentatore dei salotti radiotelevisivi; ma lasci perdere la teologia. Quella, \u00e8 una cosa seria. E non \u00e8 cosa che lui possa modificare, mutilare o ritagliare a suo piacere. Non pu\u00f2 fare dono dei suoi brani, non pu\u00f2 rimettere o annullare alcun debito, tanto meno quello del Peccato originale. Non dipende da lui, anche se muore dalla voglia di fare il generoso con un tesoro che dovrebbe solamente custodire.<\/p>\n<p>Dipende da Qualcuno che sta leggermente pi\u00f9 in alto di lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E d\u00e0lli. 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