{"id":27719,"date":"2017-09-25T07:56:00","date_gmt":"2017-09-25T07:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/25\/paulus-avrebbe-dovuto-disobbedire-a-hitler\/"},"modified":"2017-09-25T07:56:00","modified_gmt":"2017-09-25T07:56:00","slug":"paulus-avrebbe-dovuto-disobbedire-a-hitler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/25\/paulus-avrebbe-dovuto-disobbedire-a-hitler\/","title":{"rendered":"Paulus avrebbe dovuto disobbedire a Hitler?"},"content":{"rendered":"<p>19 novembre 1942: scatta l&#8217;operazione Urano, una manovra a doppio avvolgimento perfettamente eseguita dalle armate sovietiche sul fronte di Stalingrado, a nord e a sud della citt\u00e0, che porta, nel breve spazio di quattro giorni, all&#8217;isolamento e al completo accerchiamento della Sesta armata tedesca e di alcune unit\u00e0 minori romene: la pi\u00f9 potente ed efficiente armata della Wehrmacht, quella su cui Hitler aveva riposto le maggiori speranze per la conclusione vittoriosa della campagna nel fronte sud-orientale, fra il Don e il Volga, e per l&#8217;andamento complessivo della guerra. I tedeschi, i quali, sino a quel momento, erano stati costantemente all&#8217;offensiva, e che contavano di liquidare entro brevissimo tempo le ultime resistenze nella citt\u00e0 di Stalingrado, dopo quasi quattro mesi di asperrima lotta strada per strada e casa per casa, improvvisamente si trovarono a dover subire una rapida e ben coordinata offensiva avvolgente sul modello di quelle che loro stessi avevano condotto vittoriosamente sul fronte orientale, sin dalle prime settimane dell&#8217;Operazione Barbarossa, ossia l&#8217;invasione dell&#8217;Unione Sovietica, il 22 giugno 1941.<\/p>\n<p>Il 23 novembre 1942 le due branche della tenaglia sovietica si chiusero e la Sesta armata si trov\u00f2 completamente accerchiata. Si tratt\u00f2 di una doppia sorpresa, sia tattica che psicologica: il mito della insuperabilit\u00e0 manovriera dell&#8217;esercito tedesco si incrinava da un giorno all&#8217;altro, e il comandante della Sesta armata, Friedrich Paulus, si trov\u00f2 nella inattesa condizione di dover prendere rapidamente una decisione: resistere sul posto, come Hitler aveva immediatamente preteso, oppure sganciarsi dal nemico tentando una veloce ritirata per ricongiungersi alle proprie linee, in direzione di Kala\u0161? \u00c8 la domanda che gli storici militari continuano a porsi da allora, e che da settant&#8217;anni tormenta i loro pensieri: Paulus avrebbe potuto salvare la sua armata dalla distruzione, sganciandosi di propria iniziativa e contravvenendo agli ordini espliciti del Comando supremo? Esistevano delle ragioni cos\u00ec gravi da autorizzare una simile, aperta ribellione alla inflessibile volont\u00e0 di Hitler? Per emettere una valutazione serena, bisogna tener presente che a Paulus era stato prontamente assicurato che la sua armata sarebbe stata rifornita di viveri, munizioni e tutto il restante materiale per mezzo di un ponte aereo, cosa che il maresciallo dell&#8217;aria, il vanitoso e incompetente maresciallo dell&#8217;aria G\u00f6ring, si era detto sicuro di poter fare, e della cui riuscita si era assunto la piena responsabilit\u00e0 il suo pi\u00f9 stretto collaboratore, generale Jeschonnek.<\/p>\n<p>Le memorie di Paulus, rientrato in Germani orientale molto dopo la guerra &#8211; non senza prima aver aderito a una organizzazione di ufficiali tedeschi prigionieri che si appellavano ai soldati perch\u00e9 disertassero, e, poi, dopo aver testimoniato per conto dell&#8217;accusa al processo di Norimberga &#8211; non hanno potuto chiarire neppure esse la questione e sciogliere il dubbio. In effetti, la questione si pu\u00f2 articolare nei seguenti interrogativi:<\/p>\n<p>1) Aveva, il generale Paulus, elementi sufficienti per capire che, restando nella sacca di Stalingrado, la sua armata era votata alla totale distruzione?<\/p>\n<p>2) Aveva elementi per capire e giudicare che le promesse dell&#8217;OKW, sia di rifornirlo con un ponte aereo, sia di ristabilire il collegamento con il fronte tedesco mediante un&#8217;avanzata delle truppe corazzate di von Manstein, erano solamente fumo negli occhi?<\/p>\n<p>3) Anche rispondendo affermativamente alle prime due domande, resta la seguente: disobbedendo egli a Hitler e ordinando la ritirata alla fine di novembre, avrebbe salvato la sua armata e avrebbe potuto difendersi dall&#8217;accusa di vilt\u00e0 e di alto tradimento?<\/p>\n<p>4) Se non avesse potuto, ed \u00e8 chiaro che non avrebbe potuto, era realistico innalzare, da parte di un comandante al fronte, il segnale della rivolta antihitleriana, quando non esisteva, n\u00e9 in Germania, n\u00e9 nell&#8217;esercito, una vera opposizione organizzata contro il regime nazista e quando il destino steso della patria tedesca appariva in gravissimo pericolo, oppure quel gesto sarebbe stato giudicato come una pugnalata nella schiena da parte di tutte le famiglie tedesche che avevano un figlio impegnato in una lotta per la vita e per la morte sul fronte orientale?<\/p>\n<p>E si tenga presente che l&#8217;accerchiamento della Sesta Armata fu veramente fulmineo: in soli quattro giorni esso era stato completato, cogliendo completamente di sorpresa il Comando supremo tedesco, che non aveva subodorato nulla del genere, n\u00e9 era venuto a conoscenza, dalla ricognizione aerea o da altre fonti d&#8217;informazione, di grossi spostamenti di truppe nelle retrovie sovietiche. In quei quattro giorni, quando la situazione era ancora fluida, ma alquanto confusa, Paulus avrebbe dovuto decidere di disobbedire a Hitler e ordinare alla sua armata di concentrare le proprie forze a ovest, capovolgendo il fronte principale della lotta, per aprirsi un varco verso le linee tedesche. \u00c8 realistico pensare una cosa del genere? Se ogni comandante di grandi unit\u00e0 al fronte decidesse di contravvenire agli ordini del proprio Comando supremo, in base a una propria valutazione dei fatti, quale esercito conserverebbe una minima parvenza di disciplina, coesione ed efficienza operativa? Non si sentirebbe autorizzato, ogni comandante di divisione, di reggimento, di battaglione, a fare la stessa cosa?<\/p>\n<p>Ha scritto su take questione Walter G\u00f6rlitz, il curatore delle memorie del maresciallo Paulus (da: Friedrich Paulus, <em>Stalingrado<\/em>; titolo originale: <em>Paulus. Ich stehehier auf Befehl<\/em>, Frankfurt am Main, Verlag f\u00fcr Wehrwesen Bernard &amp; Graefe, 1960; traduzione dal tedesco di Roberto Margoitta, Milano, Garzati Editire, 1967, pp. 91-96):<\/p>\n<p><em>Con quali criteri poteva svolgere la sua azione un comandante d&#8217;armata in una situazione critica, di fronte a un nemico nettamente superiore e che non dava tregua, e tenendo nello stesso tempo conto della necessit\u00f2 di far concordare le sue decisioni con i puti di vista dei suoi superiori gerarchici? Di trattava di salvare e conservare la propria armata nel quadro complessivo degli avvenimenti? Si trattava esclusivamente di salvare la propria armata sena riguardi per la situazione globale? E si trattava proprio e innanzitutto di una decisione militare? O si trattava di decidersi a issare al fronte la bandiera della ribellione contro Hitler? [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Pi\u00f9 tardi sorse in patria una leggenda, secondo la quale Paulus avrebbe avuto il dovere di decider di testa sua la riturata dalla morsa, dando cos\u00ec il segnale della ribellione dei feldmarescialli a Hitler. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa contava allora un comandante di armata che comandava soltanto su un determinato settore del fronte? [&#8230;] Diversa era la situazione all&#8217;OKH, alo stato maggiore dell&#8217;esercito. Qui si doveva riconoscere, come infatti avvenne, che la posizione di Stalingrado non era pi\u00f9 sostenibile come non lo era quella dei reparti spintisi fino alle pendici occidentali e settentrionali del Caucaso. Il generale Zeizler chiese la ritirata della Sesta armata e lott\u00f2 per ottenerla, ma invano; infatti Hitler respinse la sua richiesta quando il comandante in capo dell&#8217;arma aerea, il maresciallo del Reich G\u00f6ring, , fece annunciare dal suo capo di stato maggiore, colonnello generale Jeschonnek, che l&#8217;aviazione avrebbe garantito i rifornimenti della Sesta armata accerchiata, i cui effettivi, nel diario di guerra del comando supremo, erano indicati con 400.000 [mentre erano, in realt\u00e0, 220-230.000 uomini, 260.000 dal punto di vista dei rifornimenti]. \u00c8 indubbio che in quell&#8217;occasione si ag\u00ec con grande leggerezza e, nove mesi dopo, il generale Jeschonnek si tolse la vita probabilmente non senza motivo.<\/em><\/p>\n<p><em>In ogni caso, oggi \u00e8 lecito affermare che non si pu\u00f2 fare una colpa a Paulus del modo in cui ag\u00ec nel novembre del 1942. In ogni caso egli doveva dare l&#8217;ordine ai reparti accerchiati dal nemico di chiudersi a riccio indipendentemente dalle decisioni future (ritirata o ricongiungimento con i rinforzi), per evitare che l&#8217;armata venisse schiacciata alle spalle. Gli era stato promesso il ricongiungimento con i rinforzi e gli era stato promesso il rifornimento per via aerea. E lui non poteva giudicare fino a quel punto le due promesse fossero utopie. Oggi \u00e8 possibile calcolare con esattezza &#8211; nonostante il nuovo fronte in Africa del Nord con la formazione di una testa di ponte italo-tedesca in Tunisia e l&#8217;occupazione completa della Francia &#8211; che il ricongiungimento con i rinforzi sarebbe stato possibile solo che fosse stato scelto un adeguato baricentro delle operazioni. Per quanto riguarda i rifornimenti per via aerea, n\u00e9 i generali dell&#8217;arma aerea presenti nella sacca, n\u00e9 quelli fuori ella sacca, ma sempre operanti nello stesso settore, lasciarono in dubbio Paulus e Schmidt [il suo capo di stato maggiore] sul fatto che un ponte aero era impossibile per la scarsit\u00e0 di apparecchi da trasporto. Ma, poich\u00e9 il ricongiungimento con i rinforzi era stato assicurato per i primi di dicembre, era pienamente giustificato almeno per un certo periodo di tempo il principio che il maggior generale Schmidt aveva chiaramente formulato con le parole: &quot;Bisogna comunque tener duro&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, qualche rifornimento fu inviato all&#8217;armata, anche e in misura inadeguata. Ma la questione decisiva non era quella dei rifornimenti per via aerea, bens\u00ec quella del ricongiungimento con i rinforzi, per la cui soluzione, secondo Paulus, l&#8217;avallo migliore era quello del nuovo superiore della Sesta armata, il feldmaresciallo Von Manstein, la pi\u00f9 lucida mente strategica del vecchio stato maggiore.<\/em><\/p>\n<p>E il maresciallo Paulus,\u00a0<em>post eventum<\/em>, cos\u00ec ha voluto precisare la propria posizione all&#8217;epoca del&#8217;accerchiamento della sua armata (op. cit., p. 280):<\/p>\n<p><em>&#8230;A quei tempi, n\u00e9 la Wehrmacht, n\u00e9 il popolo avrebbero avuto comprensione per una siffatta condotta da parte mia [cio\u00e8 un&#8217;aperta disobbedienza a Hitler, se non una vera e propria ribellione]. Nelle sue conseguenze sarebbe stato un vero e proprio atto rivoluzionario e politico contro Hitler. E se avessi abbandonato la posizione di Stalingrado contrariamente agli ordini ricevuti, avrei forse proprio fornito a Hitler gli argomenti per accusare i generali di vigliaccheria e insubordinazione e per addossare a essi tutta la coppa della sconfitta militare che ormai si profilava sempre pi\u00f9 minacciosa.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Avrei cos\u00ec preparato il terreno per una nuova leggenda, la leggenda della pugnalata di Stalingrado, a danno della obiettivit\u00e0 storica del nostro popolo e della lezione che i tedeschi devono ricavare da questa guerra.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ho mai avuto l&#8217;intenzione di provocare deliberatamente la sconfitta per far cadere Hitler e il regime nazionalsocialista che ostacolavamo la fine delle ostilit\u00e0. N\u00e9 mi \u00e8 noto che tale intenzione sia stata manifestata nell&#8217;ambito del mio comando.<\/em><\/p>\n<p><em>Simili idee erano allora estranee al mio modo di ragionare, ma anche al mio carattere. Io ero soldato e allora ero convinto di servire il mio popolo proprio con l&#8217;ubbidienza. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Davanti alle truppe e ai comandanti della Sesta armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.<\/em><\/p>\n<p>Paulus, dunque, si \u00e8 assunto la piena responsabilit\u00e0 delle proprie decisioni durante la battaglia di Stalingrado; e i suoi argomenti sono difficili da controbattere. Ogni soldato, che sia degno di questo nome, avrebbe agito come lui ha agito: un esercito non \u00e8 una democrazia parlamentare, dove ciascuno decide in base a quel che gli sembra giusto, ma una macchina tanto pi\u00f9 efficiente, quanto pi\u00f9 tenuta insieme da una ferma disciplina. Ma, obietter\u00e0 qualcuno, l&#8217;esercito hitleriano non era una macchina bellica &quot;normale&quot;, perch\u00e9 quello nazista non era un sistema di governo &quot;normale&quot;: era un regime banditesco e mostruoso. Questo, per\u00f2, \u00e8 un giudizio politico: condivisibile fin che si vuole, ma sempre e solo un giudizio politico. I generali non sono mandati al fronte per fare politica, ma per eseguire gli ordini. La stessa cosa facevano gli eserciti che lottavano contro l&#8217;Asse: salvo rare eccezioni, come quella del generale Vlasov, anche i generali sovietici restarono fedeli e obbedienti alle direttive di Stalin, pur se qualcuno di essi nutriva dubbi sulla bont\u00e0 del regime staliniano e, almeno nei primi due anni di guerra, sulla possibilit\u00e0 che Stalin li avrebbe condotti alla vittoria. A Paulus non \u00e8 lecito domandare pi\u00f9 di quel che sia lecito domandare a qualsiasi atro soldato: restare al suo posto ed eseguire le direttive del proprio comando.<\/p>\n<p>I sovietici, quando lo catturarono, mostrarono meraviglia per il fatto che egli non si fosse messo in salvo per via aerea, o che a ci\u00f2 non avessero provvisto i suoi superiori. Ma Paulus non era uomo da salvarsi, abbandonando i suoi soldati: rimase nella sacca, al suo quartier generale, perch\u00e9 cos\u00ec gl&#8217;imponeva l&#8217;onore militare. Forse Hitler, nominandolo feldmaresciallo alla vigilia dell&#8217;ultimo atto della tragedia, aveva inteso incitarlo a suicidarsi per non cadere in mano al nemico: un maresciallo del Reich prigioniero dei sovietici, era una cosa per lui impensabile. Invece Paulus non si suicid\u00f2, ma firm\u00f2 la resa, il 30 gennaio 1943: l&#8217;una e l&#8217;altra cosa di propria iniziativa. Avrebbe potuto, o dovuto, mostrare un certo spirito d&#8217;iniziativa, prima che si giungesse all&#8217;ultimo atto del dramma? Onestamente, crediamo di no: non c&#8217;erano le condizioni per farlo. Inoltre, ci\u00f2 non rientrava nelle tradizioni dell&#8217;esercito tedesco, e, prima, di quello prussiano. Forse una cosa del genere, la ribellione sul campo ai propri comandanti, sarebbe stata considerata abbastanza normale nell&#8217;esercito messicano, o in quello cinese dell&#8217;epoca; ma non lo era affatto nella tradizione tedesca. Sarebbe perci\u00f2 antistorico attendersi che Paulus avesse agito in maniera completamente difforme a quella dell&#8217;istituzione di cui faceva parte. Certo, ci si pu\u00f2 chiedere se la scelta di mettere a capo della Sesta armata proprio lui, che non aveva mai comandato una grande unit\u00e0 sul campo, ma solo lavorato, con eccellenti risultati, presso lo stato maggiore, e di averlo fatto alla vigilia di una operazione fondamentale, come la campagna per la conquista di Stalingrado, sia stata felice; se non lo fu, la responsabilit\u00e0 ricade soprattutto sul generale Halder, che era, per\u00f2, una delle migliori menti militari di tutto l&#8217;esercito tedesco.<\/p>\n<p>Paulus non aveva la stoffa del trascinatore di uomini: durante tutte le fasi finali della battaglia, si rec\u00f2 quotidianamente ad ispezionare le prime linee, ma lo fece in sordina, senza curarsi che tutti i soldati della sua armata ne venissero a conoscenza; eppure, ci\u00f2 sarebbe stato loro di conforto, almeno sul pian psicologico. Del pari, egli non era una mente creativa, capace di pensare in modo originale, ma un tecnico piuttosto compassato, un ufficiale di stato maggiore abituato a considerare la sua professione sotto l&#8217;aspetto puramente tecnico. Possedeva, nondimeno, una certa umanit\u00e0: per esempio, fece in modo di non applicare, o di applicare il minimo indispensabile, le disposizioni inumane che pervenivano al fronte da Hitler, circa il trattamento da infliggere ai prigionieri e alle popolazioni civili. In questo, egli mostr\u00f2 di essere un soldato di vecchio stampo, ancora legato alle tradizioni dell&#8217;esercito imperiale e niente affatto incline alla violenza gratuita, propria dei tanti ufficiali che aderirono al nazismo con piena convinzione. La sua formazione era diversa. Aveva sposato, nel 1912, un&#8217;aristocratica romena, e il suo mondo ideale era quello dell&#8217;epoca guglielmina: la Prima guerra mondiale, nella quale aveva combattuto, non lo aveva reso insensibile ai costi umani della guerra, com&#8217;era accaduto, invece, al caporale Hitler. Ci\u00f2 detto, non si vede come e perch\u00e9 Paulus, alla fine di novembre del 1942, quando ci furono appena quattro giorni di tempo per decidere, avrebbe dovuto ribellarsi al proprio comandante supremo e tentare una ritirata che, anche riuscendo, avrebbe forse compromesso l&#8217;intero sistema del fronte orientale. Un comandante d&#8217;armata non conosce la situazione di tutto il fronte, ma solo quella del proprio settore: troppo poco per assumersi la responsabilit\u00e0 di una ritirata, anche a non voler tener conto del fattore gerarchico e disciplinare. Possiamo quindi concludere, con un ragionevole margine di certezza, che Paulus non avrebbe potuto agire diversamente da come ag\u00ec; e che il destino della Sesta armata fu segnato non dalla sua debolezza di carattere e dalla sua mancanza di spirito d&#8217;iniziativa, ma dallo spostamento della bilancia a favore dei sovietici sul fronte orientale, e, pi\u00f9 in generale (erano gli stessi giorni della decisiva battaglia di El Alamein in Egitto, e degli sbarchi alleati nel Nord Africa francese) dalla preponderanza, sempre pi\u00f9 forte, della coalizione nemica dell&#8217;Asse, sia in uomini che in mezzi bellici e finanziari e in risorse alimentari.<\/p>\n<p>Il disastro tedesco di Stalingrado parte da lontano, forse dal 22 giugno 1941, quando Hitler decise di attaccare l&#8217;Unione Sovietica senza disporre di una superiorit\u00e0 significativa sulle forze nemiche; senza aver chiuso la partita sul fronte occidentale con la Gran Bretagna; e senza avere un chiaro obiettivo strategico in mente, ma una avanzata a tappeto su tutto l&#8217;immenso fronte dal Baltico al Mar Nero, davanti a un nemico il quale, come si era visto al tempo della campagna napoleonica del 1812, aveva dalla sua i due fattori decisivi di ogni guerra: il tempo e lo spazio. Altri errori venero poi, compreso quello di attaccare Stalingrado e invadere il Caucaso, mentre Mosca resisteva ancora, e i centri industriai degli Urali e della Siberia erano fuori dalla portata delle armate tedesche. Non si dovrebbe mai attaccare un nemico che si sa di non poter distruggere, n\u00e9 conquistare interamente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>19 novembre 1942: scatta l&#8217;operazione Urano, una manovra a doppio avvolgimento perfettamente eseguita dalle armate sovietiche sul fronte di Stalingrado, a nord e a sud della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,156],"class_list":["post-27719","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27719","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27719"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27719\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}