{"id":27714,"date":"2015-12-14T09:18:00","date_gmt":"2015-12-14T09:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/14\/puzza-sadismo-non-senso-abbiamo-bisogno-di-scrittori-come-patrick-suskind\/"},"modified":"2015-12-14T09:18:00","modified_gmt":"2015-12-14T09:18:00","slug":"puzza-sadismo-non-senso-abbiamo-bisogno-di-scrittori-come-patrick-suskind","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/14\/puzza-sadismo-non-senso-abbiamo-bisogno-di-scrittori-come-patrick-suskind\/","title":{"rendered":"Puzza, sadismo, non-senso: abbiamo bisogno di scrittori come Patrick S\u00fcskind?"},"content":{"rendered":"<p>Ce l&#8217;eravamo gi\u00e0 domandato molte altre volte, per esempio parlando di un&#8217;altra scrittrice di lingua tedesca, l&#8217;ebrea-austriaca Elfriede Jelinek (cfr. il nostro articolo: \u00ab\u00c8 onesto &quot;sporcare il proprio nido&quot;? Il caso di Elfriede Jelinek\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 29\/06\/2011) e torniamo a chiedercelo ancora una volta: la societ\u00e0 moderna, gi\u00e0 tanto confusa, smarrita, angosciata, ha davvero bisogno di scrittori e filosofi che si adoperano ad aumentare deliberatamente la confusione, lo smarrimento, l&#8217;angoscia, senza mai offrire al loro pubblico un raggio di speranza, senza mai indicare una via d&#8217;uscita, ma solo compiacendosi e avvoltolandosi nella rappresentazione del fango, della degradazione morale, del male in tutte le sue varie sfumature? Non sarebbe pi\u00f9 giusto concludere che, di simili &quot;intellettuali&quot;, non sappiamo che farcene; che essi sono peggio che dei parassiti, sono peggio che dei vampiri, perch\u00e9 non solo si nutrono della confusione, dello smarrimento e dell&#8217;angoscia della societ\u00e0, ma &#8212; con la scusa di rappresentarli: e a che scopo, poi? non sono gi\u00e0 ben tristemente noti, per il fatto che li si incontra ogni giorno e dappertutto? &#8212; li enfatizzano, li esaltano, li assolutizzano, quasi che, al mondo, altro non vi fosse, all&#8217;infuori di essi? Cos\u00ec facendo, infatti &#8212; e per il pi\u00f9 basso dei motivi, poi: accrescere la propria fama, gratificare il proprio ego, assicurarsi una certa notoriet\u00e0 e\/o un certo benessere materiale &#8212; essi operano una menzogna consapevole: perch\u00e9, nella realt\u00e0, vi sono, s\u00ec, quelle tali cose, ma non quelle soltanto: e mutilare la rappresentazione della realt\u00e0 della sua parte positiva, luminosa, spirituale, equivale ad un tradimento nei confronti del vero.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di Patrick S\u00fcskind (nato ad Ambach, in Baviera, nel 1949), letteralmente esploso nell&#8217;Olimpo della celebrit\u00e0 letteraria grazie al suo romanzo \u00abIl profumo\u00bb, del 1985, che fu subito un &quot;caso&quot;, e dal quale il regista Tom Tykwer ha tratto un film, nel 2005, acquistando i diritti cinematografici per una cifra che va, probabilmente, dai cinque ai dieci milioni di euro. Brutto romanzo e brutta storia; la scrittura \u00e8 piatta, banale, prevedibile; la storia \u00e8 di un sadismo rivoltante, perch\u00e9 visibilmente compiaciuto, dalla prima all&#8217;ultima riga. \u00c8 come se l&#8217;autore si fosse proposto di trascinare nell&#8217;inferno del proprio nichilismo i suoi lettori (e gli spettatori del film), immergendoli in un mondo cupo, senza speranza, senza luce, senza fede in alcunch\u00e9, dominato solo da una cieca violenza e da un destino tanto fatale, quanto incomprensibile.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 il lettore possa farsi un&#8217;idea di queste nostre affermazioni, gli proponiamo, qualora non l&#8217;avesse gi\u00e0 fatto per suo conto, la lettura della prima pagina del romanzo (da: Patrick S\u00fcskind, \u00abIl profumo\u00bb; titolo originale: \u00abDas Parfum\u00bb, Diogenes verlag, Zurich, 1985; traduzione dal tedesco di Giovanna Agabio, Milano, TEA, 1988, pp. 9-10):<\/p>\n<p><em>\u00abNel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure pi\u00f9 geniali e scellerate di quell&#8217;epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sar\u00e0 raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouch\u00e9, Bonaparte ecc. oggi \u00e8 caduto nell&#8217;oblio, non \u00e8 certo perch\u00e9 Grenouille stesse indietro a questi pi\u00f9 noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralit\u00e0, immoralit\u00e0 insomma, bens\u00ec perch\u00e9 il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.<\/em><\/p>\n<p><em>Al tempo di cui parliamo, nella citt\u00e0 regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili interni puzzavano di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di sterco di montone; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell&#8217;umido dei piumini e dell&#8217;odore pungente e dolciastro di vasi da notte. Dai camini veniva il puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano pi\u00f9 tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c&#8217;era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete, l&#8217;apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobilt\u00e0, perfino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra, sia d&#8217;estate sia d&#8217;inverno. Infatti nel diciottesimo secolo non era stato ancora posto alcun limite all&#8217;azione disgregante dei batteri, cos\u00ec non v&#8217;era attivit\u00e0 umana, sia costruttiva sia distruttiva, o manifestazione di vita in ascesa o in declino, che non fosse accompagnata dal puzzo.<\/em><\/p>\n<p><em>E naturalmente il puzzo pi\u00f9 rande era a Parigi, perch\u00e9 Parigi era la pi\u00f9 grande citt\u00e0 della Francia. E all&#8217;interno di Parigi c&#8217;era poi un luogo dove il puzzo regnava pi\u00f9 che mai infernale, tra Rue aux Fers e Rue de la Feronnerie, e cio\u00e8 il Cimiti\u00e8re des Innocents. Per ottocento anni si erano portati qui i morti dell&#8217;ospedale H\u00f4tel-Dieu e delle parrocchie circostanti; per ottocento ani, giorno dopo giorno, dozzine di cadaveri erano stati portati qui coi cari e rovesciati in lunghe fosse; per ottocento anni in cripte e ossari si erano accumulati, strato su strato, ossa e ossicini. E solo pi\u00f9 tardi, alla vigilia della Rivoluzione Francese, quando alcune fosse di cadaveri smottarono pericolosamente e il puzzo del cimitero straripante indusse i vicini non pi\u00f9 a semplici proteste, bens\u00ec a vere e proprie insurrezioni, il cimitero fu definitivamente chiuso e abbandonato, e milioni di ossa e di teschi furono gettati a palate nelle catacombe di Montmartre, e al suo posto sorse una piazza con un mercato alimentare.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui dunque, nel luogo pi\u00f9 puzzolente di tutto il regno, il 17 luglio 1738 nacque Jean-Baptiste Grenouille. Era uno dei giorni pi\u00f9 caldi di tutto l&#8217;anno. La calura pesava come piombo sul cimitero e spingeva i miasmi della putrefazione, un misto di meloni marci e di corno bruciato, nei vicoli circostanti. La madre di Grenouille, quando le presero le doglie, si trovava all&#8217;esterno di un bugigattolo di pescivendolo in Rue aux Fers e stava squamando dei pesci bianchi che aveva appena sventrato. I pesci, pescati presumibilmente nella Senna la mattina stessa, puzzavano gi\u00e0 tanto che il loro odore copriva l&#8217;odore dei cadaveri&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Questa \u00e8 solo la prima pagina, ma crediamo che dia un&#8217;idea esatta del tono complessivo di tutto il libro, sia come stile, che come contenuto. \u00c8 la storia di un <em>serial-killer<\/em> dotato di un senso dell&#8217;olfatto prodigioso, che semina il paese di delitti a sfondo sessuale, come una belva senz&#8217;anima; e potrebbe essere stata ambientata benissimo per le strade della New York contemporanea, come fanno tanti scrittori e scribacchini del sottogenere sadico-<em>horror<\/em>, se non fosse che S\u00fcskind aveva bisogno di un contesto particolarmente fetido per far risaltare il senso dell&#8217;odorato enormemente sviluppato del suo protagonista, e per tale motivo ha scelto Parigi e la Francia del XVIII secolo. Che poi quel secolo sia stato particolarmente dominato dal fenomeno del cattivo odore generalizzato, \u00e8 cosa tutta da dimostrare &#8211; anche se corrisponde ad un <em>clich\u00e9<\/em> ben sviluppato, e ormai saldamente radicato, nell&#8217;immaginario collettivo -, ma che il nostro Autore prende senz&#8217;altro per buona e d\u00e0 semplicemente per scontata, compiacendosi di descrivere quanto puzzasse ogni cosa e ogni persona, sia di sporcizia che di sudore, o addirittura di cadavere e di putrefazione, dall&#8217;ultimo popolano fino alla corte di Versailles, compresi il re e la regina di Francia.<\/p>\n<p>In questo ambiente insopportabilmente fetido, nasce l&#8217;eroe di questa storia: figlio di una donna sporca e puzzolente, che stava compiendo, al momento delle doglie, una operazione particolarmente puzzolente: squamare dei pesci gi\u00e0 sventrati e puzzolenti come non mai. Come stupirsi se, da tanta puzza, \u00e8 nato un mostro umano dal finissimo odorato? E qui si cade nel pi\u00f9 vieto determinismo positivista, alla Taine e alla Zola: l&#8217;ambiente, l&#8217;eredit\u00e0, il momento storico: che siano dati questi tre elementi, e avremo, come risultato finale, il destino di ciascun individuo, gi\u00e0 bello scritto e fissato in anticipo, pi\u00f9 ancora di quello di Edipo, parricida e incestuoso con la madre.<\/p>\n<p>La cosa potrebbe anche andare, anche se non \u00e8 particolarmente originale &#8212; S\u00fcskind ha scoperto il naturalismo alla Rougon-Macquart con cent&#8217;anni di ritardo, ma fa niente -, se non fosse che lo scrittore tedesco pretende di somministrarci una specie di saggio filosofico travestito da romanzo, e lo si percepisce gi\u00e0 dalla prima riga, in quel tono solenne e sentenzioso, in quell&#8217;andamento da romanzo tradizionale, con tanto di narratore onnisciente e di morale insita nella vicenda, cui non manca nemmeno la tragica fine dello scellerato protagonista. Se almeno si fosse limitato a scrivere il solito romanzo sadico-<em>noir<\/em>, cos\u00ec di moda nella letteratura poliziesca di marca anglosassone; se ci avesse ammannito la solita pietanza a base di investigatore (o investigatrice) che ne ha viste tante, ma che il <em>serial-killer<\/em> di turno riesce ancora a stupire e a far rabbrividire con il genio della sua macabra inventiva, allora avremmo avuto un ennesimo libraccio che solletica i peggiori istinti umani, la perversione sessuale spinta fino alla necrofilia, insomma de Sade pi\u00f9 Alberto Moravia, oppure Alberto Moravia pi\u00f9 de Sade; e buonanotte a tutti. Ma no: ha voluto fare il grande e spietato analista dell&#8217;animo umano; il grande esploratore del sottosuolo &#8212; putrido come non mai, ben s&#8217;intende, sulla scorta di Freud e del Divino Marchese cuciti assieme in un ibrido mostruoso, ma perfettamente in linea con certe tendenze del tempo nostro.<\/p>\n<p>Quel che vogliamo dire \u00e8 che la societ\u00e0 odierna non ha bisogno di simili scrittori; non sa che farsene di questi sciacalli, di questi avvoltoi, che si nutrono dei cadaveri delle nostre paure, delle nostre perversioni, dei nostri avvilimenti; di queste iene che ululano nella savana inumana delle nostre metropoli, nei deserti infuocati delle nostre anime riarse. Avremmo bisogno di qualche goccia d&#8217;acqua, di qualche raggio di sole, di qualche parola di speranza: non di simile robaccia, che non ha neppure il pregio di una scrittura originale o particolarmente raffinata, ma che potrebbe essere quella di moltissimi studenti di liceo, e anche qualcosa di meno. Stiamo facendo del moralismo troppo facile? Stiamo caricando la letteratura d&#8217;un peso che non le appartiene, d&#8217;una responsabilit\u00e0 che non \u00e8 sua? Forse. O forse no. Ciascuno giudicher\u00e0 da s\u00e9, sulla base del proprio buon senso e del proprio buon gusto.<\/p>\n<p>Uno scrittore, un romanziere, \u00e8 legittimato a descrivere gli angoli brutti dell&#8217;anima umana, quando lo richiedono le esigenze di ci\u00f2 che egli vuole raccontare. Questo, naturalmente, a due condizioni: la prima, che egli abbia qualcosa da dire; la seconda, che eviti, per quanto possibile, di attardarsi e di compiacersi eccessivamente nel fango da lui descritto. Patrick S\u00fcskind, scrivendo questo romanzo, non aveva assolutamente nulla da dire; e, quanto alla seconda condizione, l&#8217;ha calpestata dalla prima all&#8217;ultima pagina. Il suo libro vive di puzza, di sadismo e del non-senso dell&#8217;esistenza umana, crimine compreso: tale \u00e8 l&#8217;immagine dell&#8217;uomo, della societ\u00e0, della storia, che ha voluto regalare al suo lettore; tale la sua filosofia di vita, il suo &quot;insegnamento&quot;. Perch\u00e9 ogni scrittore, che lo voglia o no, che gli piaccia o no, \u00e8 un &quot;insegnante&quot;: se non lo fosse, non sentirebbe lo stimolo a pubblicare le sue opere, ma le terrebbe nel cassetto, e, al massimo, le leggerebbe a pochi amici. Se desidera, invece, renderle pubbliche, lo fa perch\u00e9 crede nella validit\u00e0 di quel che ha scritto (o perch\u00e9 vuole guadagnare in fretta tanti soldi, magari facendo leva sulle patologie mentali del pubblico). E, pertanto, \u00e8 giusto che egli si assuma anche la responsabilit\u00e0 morale del suo &quot;insegnamento&quot;; cos\u00ec come dovrebbero fare, del resto, tutti gli intellettuali che si rivolgono ad un pubblico, dai registi di cinema e teatro, ai filosofi, dai musicisti agli storici.<\/p>\n<p>Lo sappiamo bene: qualcuno penser\u00e0 che ci piacerebbe mettere il bavaglio alla &quot;sacra&quot; libert\u00e0 d&#8217;espressione, o che vorremmo riaccendere i roghi dei libri e dei quadri dell&#8217;<em>arte degenerata<\/em>, di infausta memoria. Niente affatto. Semplicemente, ci piacerebbe che il pubblico avesse maggiore buon gusto e pi\u00f9 buon senso nel premiare le opere che gli vengono proposte. Stiamo esprimendo una opinione e, insieme, un auspicio. Il romanzo \u00e8 una cosa seria: pu\u00f2 avere un&#8217;influenza enorme su chi lo legge. Non tutti dovrebbero leggere romanzi, se non ne sanno comprendere il significato; cos\u00ec come non tutti dovrebbero sposarsi e mettere al mondo dei figli, se non son disposti a fare seriamente gli sposi, n\u00e9 i genitori. \u00c8 un linguaggio troppo duro, questo? Forse non lo \u00e8 abbastanza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ce l&#8217;eravamo gi\u00e0 domandato molte altre volte, per esempio parlando di un&#8217;altra scrittrice di lingua tedesca, l&#8217;ebrea-austriaca Elfriede Jelinek (cfr. il nostro articolo: \u00ab\u00c8 onesto &quot;sporcare<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27714","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27714","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27714"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27714\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27714"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27714"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27714"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}