{"id":27713,"date":"2009-05-08T11:51:00","date_gmt":"2009-05-08T11:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/08\/la-patria-non-e-un-fatto-geografico-ma-un-modo-dessere-religioso\/"},"modified":"2009-05-08T11:51:00","modified_gmt":"2009-05-08T11:51:00","slug":"la-patria-non-e-un-fatto-geografico-ma-un-modo-dessere-religioso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/08\/la-patria-non-e-un-fatto-geografico-ma-un-modo-dessere-religioso\/","title":{"rendered":"La patria non \u00e8 un fatto geografico, ma un modo d&#8217;essere religioso"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la patria?<\/p>\n<p>In genere, la nostra formazione di occidentali, basata sull&#8217;istituzione dello Stato moderno, tende a suggerirci una risposta di tipo politico e territoriale.<\/p>\n<p>Il Vocabolario Zingarelli, ad esempio, la definisce come il \u00abpaese comune ai componenti di una nazione, cui essi si sentono legati come individui e come collettivit\u00e0, sia per nascita sia per motivi psicologici, storici, culturali e simili\u00bb.<\/p>\n<p>In effetti, l&#8217;etimologia di \u00abpatria\u00bb deriva da \u00abterram patria(m)\u00bb, \u00abterra dei padri\u00bb; ma i padri, per gli antichi, non sono necessariamente presenti in un luogo fisico. Si pensi ad Enea che viaggia per tutto il Mediterraneo con gli dei penati di Troia: la patria, per lui, \u00e8 a bordo delle navi, o sulle spiagge che via via egli e i suoi compagni toccano nel corso delle loro peregrinazioni; e, alla fine, \u00e8 ristabilita presso le foci del Tevere, in Italia.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 una maniera ancora pi\u00f9 spirituale di intendere la patria, che \u00e8 propria dei popoli nativi &#8211; da noi chiamati, a lungo, \u00abprimitivi\u00bb o, addirittura, \u00abselvaggi\u00bb -, ed \u00e8 quella di identificarla con una modalit\u00e0 dello spirito, come un fatto essenzialmente religioso: certo legato ad un luogo fisico, ma non in senso giuridico-territoriale.<\/p>\n<p>Una delle prime difficolt\u00e0 che i bianchi incontrarono con gli Indiani d&#8217;America, infatti (ma anche con i popoli africani ed asiatici), era legata alla diversa concezione del rapporto fra terra e nazione. I bianchi pensavano che la terra degli indigeni potesse essere acquistata in moneta sonante, e si stupivano della risposta che le loro offerte ricevevano: \u00abCome potete pensare che noi siamo in grado di vendervi la terra, nostra madre? Tanto varrebbe che ci chiedeste di vendervi l&#8217;aria, il mare o il cielo. La terra non \u00e8 in vendita, perch\u00e9 non \u00e8 di nessuno; in essa, poi, riposano i nostri antenati. Che cosa ne penserebbero, di un simile mercato?\u00bb<\/p>\n<p>Secondo le definizione di Hubert Weinzierl, \u00abla patria non \u00e8 un fatto geografico, ma un modo d&#8217;essere religioso\u00bb.<\/p>\n<p>Il capo indiano Seattle, nel suo famoso discorso del 1887, d\u00e0 una definizione di patria che evidenzia la differenza di concezione fra bianchi e indiani (riportata in: Rudolf Kaiser, \u00abDio dorme nella pietra. La &quot;scoperta&quot; del pensiero degli Indiani d&#8217;America\u00bb; titolo originale: \u00abGott schl\u00e4ft im Stein\u00bb, Red Edizioni, 1992, e Demetra, 1996, p.142):<\/p>\n<p>\u00abC&#8217;\u00e8 poco in comune tra noi. Le ceneri dei nostri antenati sono per noi sacre, e sacro \u00e8 il luogo ove riposano; voi, invece, vi allontanate dalle tombe dei vostri padri apparentemente senza dolore&#8230;I vostri morti, non appena sono scesi nella tomba, cessano di amare voi e il luogo dove sono nati; presto dimenticati, se ne vanno lontano, oltre le stelle, da dove non ritornano mai pi\u00f9. I nostri morti, invece, non dimenticano mai la terra meravigliosa che diede loro un giorno la vita ed continuano ad amare i fiumi sinuosi, le alte montagne, le valli solitarie; continuano a nutrire i sentimenti pi\u00f9 teneri per coloro che vivono con il cuore ormai solo, e ritornano spesso per visitarli e consolarli&#8230; Per il mio popolo, dunque, ogni porzione di questa terra \u00e8 sacra: ogni pendio, ogni vallata, ogni pianura e ogni foresta sono santificati da un dolce ricordo o da un&#8217;esperienza dolorosa della mia trib\u00f9. Anche le rocce, apparentemente cos\u00ec mute sotto il sole cocente della costa, sono imbevute, nella loro solenne imponenza, del ricordo di eventi del passato legati al destino del mio popolo. E persino la polvere reagisce con pi\u00f9 amore ai nostri passi che non ai vostri: essa, infatti, non \u00e8 che la cenere dei nostri antenati e i nostri piedi nudi avvertono questo contatto benevolo, poich\u00e9 il terreno \u00e8 reso fertile dalla vita delle nostre famiglie.\u00bb<\/p>\n<p>Cos\u00ec parlava un \u00abprimitivo\u00bb, un \u00abselvaggio\u00bb; un membro di quel popolo che i bianchi avevano sempre dipinto come insensibile, rozzo e assolutamente incapace di nutrire nell&#8217;animo sentimenti nobili ed elevati.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, non bisogna cadere nemmeno nell&#8217;eccesso di voler esasperare la contrapposizione tra la visione della vita &#8211; e, in questo caso, della patria &#8211; propria delle culture tradizionali, e quella occidentale e cristiana, come si ostinano a fare alcuni attardati cultori del mito russoiano del \u00abbuon selvaggio\u00bb (che \u00e8, precisiamolo una volta per tutte, un mito reazionario, perch\u00e9 basato su una deformazione, e sia pure di segno positivo, delle culture \u00abaltre\u00bb).<\/p>\n<p>Citando Emanuele Severino, ad esempio, i curatori del libro di Rudolf Kaiser, \u00abDio dorme nella pietra. La &quot;scoperta&quot; del pensiero degli Indiani d&#8217;America\u00bb, radicalizzano la distanza esistente fra la cultura occidentale, basata sull&#8217;idea di progresso e su un Dio che vive in alto e nel cuore degli uomini, e le culture native, nelle quali l&#8217;uomo \u00e8 sentito come parte della natura, e nelle quali la sfera del divino partecipa di questa unit\u00e0.<\/p>\n<p>La forzatura consiste nel fatto di presentare la cultura occidentale come un tutto omogeneo e uniforme, mentre la verit\u00e0 \u00e8 che in essa, da quasi duemila anni a questa parte &#8211; ossia da quando \u00e8 sorta, dal ceppo della civilt\u00e0 greco-romana e giudaico-cristiana &#8211; esiste una continua tensione e una intensa dialettica fra le sue componenti spirituali.<\/p>\n<p>In particolare, crediamo che sarebbe storicamente poco corretto misconoscere l&#8217;esistenza di un filone spirituale, mistico, niente affatto utilitaristico e pragmatico, che ha sempre valorizzato la presenza del divino nella natura (pur senza identificare le due cose) e che non ha mai considerato la natura in termini esclusivi di sfruttamento e di dominio, ma bens\u00ec di armoniosa interrelazione, di amore e di comune collaborazione al progetto divino. Una corrente poderosa, che per secoli \u00e8 stata maggioritaria (durante il Medioevo), e che ha espresso figure gigantesche, come quella di Francesco d&#8217;Assisi; e che non \u00e8 del tutto estinta neppure oggi, sebbene essa sia messa in minoranza da un materialismo e da un nichilismo largamente prevalenti.<\/p>\n<p>Ma torniamo al concetto di patria e alla sua definizione.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 la patria, oggi? E che cosa vuol dire, amare la propria patria?<\/p>\n<p>Fino a qualche decennio fa, la risposta sarebbe stata abbastanza semplice, almeno per le persone comuni: la patria coincide con la comunit\u00e0 nazionale; \u00e8 il luogo ove affondano le proprie radici, a cui sono legati i ricordi e le tradizioni, ove vivono coloro che amiamo, che ci sono simili, che parlano la nostra medesima lingua, che partecipano dei nostri stessi valori, che condividono con noi un orizzonte di senso.<\/p>\n<p>Amare la patria, quindi, significava onorare, rispettare ed essere pronti a difendere, se necessario, tutte quelle cose, anche a costo dei pi\u00f9 grandi sacrifici: perch\u00e9 vivere senza di essa era considerato impossibile, o, quanto meno, innaturale e triste, addirittura indegno di un essere umano nel pieno significato della parola.<\/p>\n<p>Ma oggi, nell&#8217;era della globalizzazione, delle multinazionali, delle migrazioni di massa, delle societ\u00e0 multietniche e multiculturali, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec facile dare una risposta a quelle domande.<\/p>\n<p>Il concetto di patria \u00e8 divenuta vago, sfumato, quasi evanescente; i suoi confini, sempre pi\u00f9 labili e indistinti; i suoi valori, sempre pi\u00f9 pallidi e sfuggenti. E come \u00e8 possibile amare un concetto cos\u00ec vago, cos\u00ec aleatorio, cos\u00ec indefinito?<\/p>\n<p>Siamo arrivati al paradosso che si ricomincia a parlare di patria, da alcuni anni a questa parte, quasi solo in funzione di un rifiuto del diverso; e la patria, che da tanto tempo non faceva pi\u00f9 battere i cuori di nessuno, sembra tornata in auge, ora che si tratta di contrapporla ad altre patrie e ad altri contesti culturali, di usarla come un&#8217;arma, come un clava da brandire contro il \u00abnemico\u00bb, reale o anche solo potenziale.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di patria, in questo caso, conosce una seconda fioritura, ma solo in funzione negativa: non per esprimere ci\u00f2 che si ama e in cui si crede, ma solo per respingere ci\u00f2 che non si vuole, ci\u00f2 che preoccupa o che spaventa.<\/p>\n<p>\u00c8 triste; ed \u00e8 una forma d&#8217;ipocrisia, di disonest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>Ma che cosa pu\u00f2 prendere il posto del concetto tradizionale di patria, se esso \u00e8 ormai morto e sepolto nei nostri cuori, se non trova pi\u00f9 spazio nelle nostre menti?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 indubbio che esso ha lasciato un vuoto; e che un vuoto spirituale esige di essere colmato, pena l&#8217;insorgere di uno squilibrio, di una disarmonia, di un conflitto interiore &#8211; che potrebbe anche prendere le forme di un conflitto esteriore e materiale.<\/p>\n<p>Sono le societ\u00e0 orfane di valori spirituali, quelle che si aggrappano alla prima ideologia che prometta loro di ricompattare i propri ranghi, sempre pi\u00f9 sbrindellati e dispersi; e, in genere, questo genere di scorciatoie costituiscono la strada privilegiata per le concezioni totalitarie, fanatiche e intolleranti dei rapporti umani. La natura teme il vuoto e cerca di riempirlo con i primi materiali che si trova a disposizioni, per quanto illusori e pericolosi possano essere.<\/p>\n<p>Ebbene, nell&#8217;attuale contesto sociale e culturale, crediamo che la sola idea di patria suscettibile di rimpiazzare quella tradizionale, ormai tramontata, sia quella basata su di un vincolo di affetto e di gratitudine verso le proprie radici, intese non tanto in senso biologico e geografico (\u00abla terra e il sangue\u00bb dei nazionalismi classici otto e novecenteschi, e specialmente del pangermanismo), quanto in senso eminentemente spirituale e culturale; patria, inoltre, intesa non in senso esclusivo, bens\u00ec in senso inclusivo: una patria ideale che pu\u00f2 accogliere tutto, proprio perch\u00e9 si fonda su ci\u00f2 che di pi\u00f9 autenticamente umano \u00e8 nell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Attenzione: abbiamo detto che \u00abpu\u00f2\u00bb accogliere tutto; non che essa \u00abdeve\u00bb accogliere tutto: e questo \u00e8 il punto che segna la differenza con un certo cosmopolitismo facilone e irresponsabile, con un relativismo culturale secondo il quale tutto, prima o poi, viene digerito da una determinata societ\u00e0, anche gli innesti pi\u00f9 artificiali e irragionevoli, dato che le societ\u00e0, per esso, non sono che un gigantesco tubo digerente, capace di assimilare e metabolizzare qualsiasi cosa &#8211; e, come se non bastasse, in tempi straordinariamente rapidi.<\/p>\n<p>Invece non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 \u00e8 in grado di assorbire e metabolizzare tutti quegli apporti che siano realmente funzionali e positivi per la sua fisiologia, cio\u00e8 per la sua vita spirituale e materiale; non quelli che sarebbero dannosi per essa, inassimilabili e totalmente estranei. In altre parole, tutto ci\u00f2 che per essa \u00e8 bene, ma non ci\u00f2 che, per essa, \u00e8 male.<\/p>\n<p>Non diciamo \u00abmale\u00bb in senso assoluto; o, almeno, non necessariamente; ma in senso relativo: male, cio\u00e8, relativamente a quel contesto, a quella situazione. Dunque, non si tratta, per forza, di giudizi di valore; si tratta di ragionevoli giudizi di fatto, inseriti in un preciso contesto, in una situazione storicamente data.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 il regno del possibile; e, anche se una robusta carica di utopia le \u00e8 sempre necessaria per impedirle di afflosciarsi su un pragmatismo ognora pi\u00f9 ristretto, che finirebbe per divenire cinismo vero e proprio, resta pur sempre il fatto che non si ha il diritto di scommettere il futuro delle nuove generazioni su un azzardo, di qualunque tipo esso sia; e foss&#8217;anche un azzardo generoso e, per certi aspetti, ammirevole.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0, a questo punto &#8211; ed \u00e8 una obiezione sin troppo facile &#8211; che tutto sta a vedere chi si prenderebbe il diritto di stabilire che cosa sia \u00abbene\u00bb e che cosa sia \u00abmale\u00bb, rispetto alla propria patria, e sia pure in senso relativo, senza cio\u00e8 disprezzare o negare i valori delle altre culture e delle altre patrie.<\/p>\n<p>Il relativismo oggi dominante, sovente camuffato da liberalismo esasperato e da democraticismo radicale, vorrebbe che si rispondesse: \u00abnessuno\u00bb; e, da ci\u00f2, trarrebbe la conclusione, cara alla generazione del Sessantotto, che \u00e8 \u00abvietato vietare\u00bb, e che tutto va bene, senza limitazione alcuna, altrimenti cadremmo &#8211; esso dice &#8211; in una prassi poliziesca e repressiva.<\/p>\n<p>Ora, a costo di passare per fautori di pratiche poliziesche e repressive, dobbiamo avere il coraggio di rifiutare la logica distruttiva di questo relativismo nichilista; e di affermare che, pur nella consapevolezza dei limiti e dei rischi di una tale operazione, ogni cittadino di una determinata patria ha il pieno diritto di esprime la propria opinione su ci\u00f2 che, per quest&#8217;ultima, egli considera un bene o un male; su ci\u00f2 che, a suo giudizio, pu\u00f2 farle del bene o del male; su ci\u00f2 che pu\u00f2 farla vivere in pace e in armonia, e su ci\u00f2 che potrebbe sospingerla verso le tensioni e i conflitti,.<\/p>\n<p>Certo, la tensione e il conflitto non possono mai essere eliminati del tutto; e, fino ad un certo punto, ci\u00f2 non sarebbe nemmeno auspicabile, in quanto la tensione e il conflitto sono, anche, l&#8217;espressione di una sana e vivace dialettica interna, che attesta il buono stato di salute di una determinata societ\u00e0.<\/p>\n<p>Fino ad un certo punto, per\u00f2.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un punto di non ritorno, oltre il quale la tensione e il conflitto divengono una spirale puramente distruttiva, che nessuno potrebbe augurare responsabilmente alla propria patria, se davvero la ama e la vuole vedere prospera.<\/p>\n<p>Ma esistono, oggi, persone abbastanza innamorate della patria, da avere il coraggio civile di dire queste verit\u00e0, talvolta scomode, quasi sempre impopolari; e da essere disposte a pagare, sulla propria pelle, il prezzo richiesto per difenderle e portarle avanti, senza lasciarsi intimorire da ricatti e minacce, ora larvati, ora espliciti?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la patria? In genere, la nostra formazione di occidentali, basata sull&#8217;istituzione dello Stato moderno, tende a suggerirci una risposta di tipo politico e territoriale.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-27713","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27713","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27713"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27713\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27713"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27713"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27713"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}