{"id":27707,"date":"2010-01-25T12:30:00","date_gmt":"2010-01-25T12:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/25\/passando-attraverso-la-crisi-possiamo-spezzare-il-circolo-vizioso-della-negativita\/"},"modified":"2010-01-25T12:30:00","modified_gmt":"2010-01-25T12:30:00","slug":"passando-attraverso-la-crisi-possiamo-spezzare-il-circolo-vizioso-della-negativita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/25\/passando-attraverso-la-crisi-possiamo-spezzare-il-circolo-vizioso-della-negativita\/","title":{"rendered":"Passando attraverso la crisi possiamo spezzare il circolo vizioso della negativit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La crisi non \u00e8 uno spauracchio che debba incutere timore e sconforto; \u00e8, come indica il significato etimologico della parola greca &quot;krisis&quot;, un importante cambiamento che si verifica nella nostra vita.<\/p>\n<p>Un cambiamento pu\u00f2 essere suscettibile di sviluppi negativi o positivi; quel che \u00e8 certo, \u00e8 che esso, almeno inizialmente, ci mette fortemente a disagio, perch\u00e9 ci obbliga a rivedere e a modificare schemi di comportamento lungamente conservati ma che, ad un certo punto, si sono rivelati inadeguati e insufficienti.<\/p>\n<p>Questo \u00e8, appunto, il significato profondo della crisi: un messaggio inteso a farci capire che la nostra vita aveva imboccato un binario morto e che era necessario, da parte nostra, un brusco e radicale cambiamento di rotta. Non si tratta di un messaggio che venga dall&#8217;esterno, almeno non ordinariamente: \u00e8 il naturale risultato del nostro cammino esistenziale che, arrivati a un certo punto, ci rende consapevoli dell&#8217;impossibilit\u00e0 di proseguire lungo le strade consuete.<\/p>\n<p>Certo, si tratta di un messaggio che, spesso, assume connotazioni aspre, perfino traumatiche: ma attenzione a non confondere i sintomi con le cause; e, soprattutto, attenzione a non prendersela con il destino, quando tutto ci\u00f2 che dovremmo fare, quando ci troviamo in crisi, sarebbe di interrogare noi stessi, onestamente e lealmente.<\/p>\n<p>Punto primo: non \u00e8 la crisi che ci provoca malessere e sofferenza, ma ci\u00f2 di cui la crisi \u00e8 la spia: una nostra difficolt\u00e0 di continuare a leggere la vita con gli stessi strumenti che ci eravamo dati in precedenza.<\/p>\n<p>Punto secondo: la crisi non \u00e8 il male e nessuno ci fa torto quando essa ci investe; la crisi \u00e8 il campanello d&#8217;allarme di una nostra inadeguatezza, di una nostra incapacit\u00e0 di padroneggiare il nostro stesso equilibrio interiore.<\/p>\n<p>Per fare un esempio: non \u00e8 il fatto che la ragazza mi ha lasciato, che pu\u00f2 mettermi in crisi: semmai, la mia inadeguatezza ad elaborare nel modo giusto quell&#8217;accadimento, nel leggerlo e interpretarlo nella maniera giusta e nel farne una preziosa occasione di crescita, di maturazione e di progresso spirituale.<\/p>\n<p>Nulla di ci\u00f2 che ci accade nella vita, ci viene incontro per farci cadere, ma solo e unicamente per insegnarci qualche cosa. Sta a noi capirlo e assumere l&#8217;atteggiamento idoneo ad imparare, vale a dire un atteggiamento di apertura, di disponibilit\u00e0 e di dialogo. Di disponibilit\u00e0 al cambiamento, soprattutto: ed eccoci al cuore della crisi. La crisi \u00e8 lo sforzo che noi facciamo per confezionarci un vestito nuovo, quando il vecchio si rivela insufficiente a coprirci.<\/p>\n<p>Son particolarmente i distacchi e le perdite a fornire l&#8217;occasione della crisi, perch\u00e9 ci obbligano a metterci in discussione e a rivedere tutto ci\u00f2 sui cui avevamo precedentemente impostato la nostra vita: sentimenti, idee, valori.<\/p>\n<p>Ovviamente la crisi per antonomasia \u00e8 la morte, che ci spoglia della nostra veste corporea e ci presenta, per cos\u00ec dire (\u00e8 un&#8217;immagine molto rozza, ma piuttosto efficace) il conto delle nostre scelte e delle nostre azioni, affinch\u00e9 noi possiamo farne un bilancio. Saremo noi stessi, allora, a valutare se avremo bene speso le occasioni che la vita ci ha offerto,oppure no. Questo sar\u00e0 il giudizio: e sar\u00e0 il nostro giudizio: ma, al tempo stesso, sar\u00e0 l&#8217;espressione della grande legge dell&#8217;Essere, che tutto muove e tutto riconduce a s\u00e9.<\/p>\n<p>Abbiamo sempre diffidato di quegli scrittori di spiritualit\u00e0 che, sostenendo di possedere doti medianiche, praticano il channeling e si fanno latori di &quot;messaggi&quot; all&#8217;umanit\u00e0 da parte di spiriti-guida. Tuttavia sono sempre possibili delle eccezioni e, almeno a livello teorico, abbiamo trovato di notevole interesse le lezioni&quot; che Eva Pierrakos raccolse nel suo libro \u00abIl sentiero\u00bb, che lasci\u00f2 nel 1979, quando mor\u00ec di cancro, quale eredit\u00e0 spirituale.<\/p>\n<p>In effetti, ella non lo present\u00f2 come opera sua, ma sostenne di aver fatto semplicemente da tramite ad una entit\u00e0 spirituale, ad un Maestro invisibile che scelse di parlare attraverso di lei. Nata nel 1915 in Austria e sposata al famoso romanziere Hemann Broch, la Pierrakos lasci\u00f2 la Germania all&#8217;avvento del nazismo, a causa delle sue origini ebraiche, e si trasfer\u00ec negli Stati Uniti d&#8217;America, ove fond\u00f2 un centro di formazione spirituale a Mendocino, in California. Oggi esistono diverse migliaia di studenti delle sue lezioni e alcune comunit\u00e0, presenti anche in Italia, che si sono ispirate ai suoi insegnamenti<\/p>\n<p>Ecco cosa dice la Pierrakos a proposito dell&#8217;esperienza della crisi nel suo libro \u00abIl sentiero del risveglio interiore\u00bb (titolo originale: \u00abThe Pathwork of Self-Transformation\u00bb, The Pathwork Foundation, 1990, traduzione italiana di Raffaele Iandolo, Spigno Saturnia Edizioni Crisalide, 1991, pp. 163-164):<\/p>\n<p>\u00abLa crisi pu\u00f2 significare, se la coscienza cos\u00ec decide, la fine dell&#8217;auto-perpetuarsi e della crescita della negativit\u00e0. Quando essa esplode, la scelta fra il riconoscerne il significato o il continuare ad evaderlo, diventa pi\u00f9 netta. Se l&#8217;individuo opta per la seconda di queste alternative e non apporta i necessari correttivi alla sua vita, inevitabilmente ad essa ne seguiranno altre, fino a quando il loro messaggio non sar\u00e0 recepito. La personalit\u00e0 dovrebbe riconoscere che tutti gli sconvolgimenti, le crisi, i crolli hanno per scopo di abbattere le vecchie strutture ormai obsolete , in modo da poterne costruire di nuove e meglio funzionanti.<\/p>\n<p>La &quot;notte oscura&quot; dei mistici si riferisce proprio a tali periodi in cui le vecchie strutture crollano. Nella maggior parte dei casi gli esseri umani non riescono a riconoscere il significato delle crisi in cui si trovano. Continuano a guardare dalla parte sbagliata. Se ad un certo punto essi non crollassero, la loro negativit\u00e0 continuerebbe indefinitamente. Ma \u00e8 possibile, quando la coscienza si \u00e8 risvegliata almeno in parte, che l&#8217;individuo non permetta alla negativit\u00e0 di radicarsi e di crescere oltre un certo punto. In questo modo, egli impedisce che il circolo vizioso auto-perpetuante si instauri, affrontandolo ed interrompendolo sul nascere.<\/p>\n<p>La crisi pu\u00f2 essere evitata ricercando immediatamente la verit\u00e0 interiore, appena i primi segni di disarmonia e di negativit\u00e0 si manifestano alla superficie. Ma \u00e8 necessaria una grande onest\u00e0 per mettere in dubbio le radicate convinzioni, a cui si \u00e8 stati tanto a lungo attaccati. Solo grazie a tale onest\u00e0 si pu\u00f2 porre fine alla corrente auto-perpetuante negativa, che \u00e8 alla base dell&#8217;accumulazione della sostanza psichica distorta e distruttiva, e si possono evitare i molti circoli viziosi che creano tanti problemi e tanto dolore.\u00bb<\/p>\n<p>La Pierrakos si domanda se sia proprio necessaria la &quot;notte oscura&quot; dell&#8217;anima, se sia proprio indispensabile passare attraverso la crisi; e conclude &#8211; a nostro parere un po&#8217; ottimisticamente &#8211; che, per una persona la quale sappia essere onesta con se stessa, sia anche possibile evolvere spiritualmente senza bisogno di entrare in crisi.<\/p>\n<p>Secondo noi, ci\u00f2 non fa parte della natura umana; perch\u00e9 la natura umana \u00e8 fatta in maniera tale che mai abbandona le proprie certezze, sia pure provvisorie, fino a quando una situazione di necessit\u00e0 non ve la spinga fuori quasi di forza.<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 giusto che sia cos\u00ec: solo attraverso le prove, i sacrifici e la sofferenza, si impara veramente qualcosa dalla vita; ci\u00f2 che ci giunge senza sforzo non lascia tracce durevoli, non fornisce materia alla nostra reale evoluzione spirituale.<\/p>\n<p>In ogni caso, non vi \u00e8 dubbio che una persona sufficientemente evoluta incomincia ad interpretare i segnali della propria vita anche senza bisogno di entrare in una vera e propria crisi; ma ci\u00f2 pu\u00f2 accadere solo dopo che egli ne abbia fatto l&#8217;esperienza.<\/p>\n<p>\u00c8 l&#8217;esperienza della crisi, infatti, che aiuta ad aprire l&#8217;occhio interiore e a leggere il messaggio che ci era destinato; in un secondo tempo, pu\u00f2 succedere che quella esperienza ci risparmi di subire altre svolte traumatiche, altre &quot;notti oscure&quot;: ma solo perch\u00e9, prima, abbiamo dovuto attraversare quella situazione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8, in tutte le cose: si impara cadendo, proprio come il bambino che non imparer\u00e0 mai ad andare in bicicletta, senza essere qualche volta caduto ed essersi sbucciato le ginocchia. Si impara sulla propria pelle: e, quanto pi\u00f9 si \u00e8 stati messi alla prova, tanto pi\u00f9 a fondo si conserva il valore dell&#8217;esperienza fatta &#8211; non l&#8217;esperienza in se stessa, ma il suo valore formativo, il suo valore esemplare.<\/p>\n<p>Una cosa dovrebbe esserci chiara: le certezze cui aspiriamo non sono, n\u00e9 devono mai essere, qualche cosa di definitivo; sono solo degli abiti provvisori, che noi dobbiamo essere pronti a lasciare allorch\u00e9 non ci serviranno pi\u00f9. Dovremmo tenere sempre la valigia, per cos\u00ec dire, a portata di mano; e, per lo stesso motivo, dovremmo sempre fare in modo da non avere dei conti in sospeso con la vita. Perch\u00e9, quando saremo interpellati dall&#8217;approssimarsi di una crisi, dovremo concentrare tutte le nostre energie nel compito che ci attende, vale a dire la trasformazione di noi stessi; e sarebbe spiacevole che delle situazioni non risolte venissero, in quel momento, ad aggiungere il loro carico di preoccupazioni e di disagio, investendoci alle spalle.<\/p>\n<p>La persona \u00e8 una realt\u00e0 dinamica, una realt\u00e0 in movimento: non ci si ferma, nella vita, se non per riprendere fiato e prepararsi a rimettersi in cammino. Non siamo qui per una gita di piacere, n\u00e9 per indugiare in qualche giardino inesistente; la vita \u00e8 lotta, la vita \u00e8 tensione per il superamento di se stessi. Non \u00e8 il tempo del riposo, ma del lavoro: ovviamente, non in senso materiale; parliamo del lavoro spirituale, nostra cura incessante.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che, in questa visione, non sembra esservi posto per la gioia serena, per il raccoglimento e per la pace. Tutto al contrario: pace, gioia e serenit\u00e0 sono il frutto di una vita costantemente impegnata nello sforzo di progredire; ma non \u00e8 la pace dell&#8217;ignavia e non \u00e8 la gioia della superficialit\u00e0. Quanto al raccoglimento, esso \u00e8 il nucleo stesso dell&#8217;azione: perch\u00e9 solo l&#8217;azione che nasce dal raccoglimento e dal distacco pu\u00f2 dare buoni frutti, non certo l&#8217;azione scomposta, frettolosa e meschinamente interessata.<\/p>\n<p>Noi abbiamo estremo bisogno di raccoglimento, specie nella nostra epoca tumultuosa e confusa; ma ne abbiamo bisogno per poter lavorare su noi stessi e per progredire, non per goderci uno stato di ozio e disimpegno. Come il samurai che sa controllare al massimo il proprio corpo e la propria mente ed \u00e8 capace di lunghe pause di raccoglimento, per poi agire con la massima rapidit\u00e0, decisione ed efficienza: cos\u00ec dobbiamo imparare ad essere anche noi. Dobbiamo imparare ad essere i guerrieri della nostra stessa evoluzione; e non si diventa esperti guerrieri se non si passa attraverso l&#8217;esperienza delle ferite, che poi lasciano numerose cicatrici.<\/p>\n<p>Molte ferite, molto onore; molte cicatrici, molta esperienza e molta saggezza. Cos\u00ec, chi ha attraversato e superato numerose crisi, uscendone &#8211; beninteso &#8211; vittorioso, \u00e8 migliore di chi, favorito in apparenza dalla sorte, non \u00e8 mai stato messo alla prova e indugia pigramente nei suoi vecchi modi di sentire e di pensare. Chi ha sofferto \u00e8 migliore di chi non ha sofferto, perch\u00e9 la sofferenza offre importanti occasioni di purificazione: screma ci\u00f2 che \u00e8 superfluo e lascia solamente l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Di questo noi abbiamo soprattutto bisogno: di tornare all&#8217;essenziale, di rimanere a tu per tu con l&#8217;essenziale, spogli di tutto il resto.<\/p>\n<p>L&#8217;essenziale \u00e8 l&#8217;Essere, da cui veniamo e di cui siamo parte: una parte gloriosa, una scintilla d&#8217;infinito e di eterno. Dovremmo imparare ad avere pi\u00f9 rispetto di noi stessi, perch\u00e9 siamo preziosi; ma avere rispetto di noi stessi non vuol dire evitare accuratamente tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 metterci in crisi. Al contrario, vuol dire far tesoro delle prove che ci vengono date &#8211; e che scaturiscono, in sostanza, dalle nostre scelte precedenti &#8211; per evolvere sempre pi\u00f9, per andare sempre al di l\u00e0 di noi stessi e della nostra parte effimera e caduca.<\/p>\n<p>Vuol dire ritornare all&#8217;essenziale. E scoprire che solamente l\u00ec, sfrondata dalle mille cose inutili, la nostra vita pu\u00f2 trovare finalmente tutto il suo senso e tutta la sua luce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi non \u00e8 uno spauracchio che debba incutere timore e sconforto; \u00e8, come indica il significato etimologico della parola greca &quot;krisis&quot;, un importante cambiamento che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[156],"class_list":["post-27707","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27707","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27707"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27707\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27707"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27707"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27707"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}