{"id":27706,"date":"2015-07-28T09:18:00","date_gmt":"2015-07-28T09:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/altro-che-principio-dindeterminazione-la-verita-e-che-siamo-abituati-a-raccontarcela\/"},"modified":"2015-07-28T09:18:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:18:00","slug":"altro-che-principio-dindeterminazione-la-verita-e-che-siamo-abituati-a-raccontarcela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/altro-che-principio-dindeterminazione-la-verita-e-che-siamo-abituati-a-raccontarcela\/","title":{"rendered":"Altro che \u201cprincipio d\u2019indeterminazione\u201d: la verit\u00e0 \u00e8 che siamo abituati a raccontarcela"},"content":{"rendered":"<p>Chi ha letto il romanzo di Edward Morgan Forster \u00abA Passage to India\u00bb, del 1924, o chi abbia visto il film omonimo, girato nel 1984 dal regista David Lean, sa che tutto il significato e tutto il mistero della storia ruotano intono a un episodio che rimane oscuro sino alla fine: che cosa sia realmente accaduto, cio\u00e8, nelle grotte di Marabar.<\/p>\n<p>L&#8217;indiano dottor Aziz, un giovane medico musulmano, vedovo con due figli, che ammira e invidia gli Inglesi, e due donne inglesi innamorate dell&#8217;India, ma forse incapaci di comprenderla per quello che realmente \u00e8, Mrs. Moore e Miss Adela Quested, rispettivamente una anziana signora e la sua futura nuora, si sono recati a visitare quelle famose grotte sacre, adorne di sculture erotiche e celebri per i formidabili effetti acustici provocati dall&#8217;eco; tutta la gita \u00e8 stata pensata e organizzata da Aziz, il quale ha fatto le cose in grande, portando sul posto addirittura un piccolo eserciti di schiavi e servitori, con tanto di elefante e portantina.<\/p>\n<p>Aziz vorrebbe colpire le sue ospiti con la magnificenza e la liberalit\u00e0 dell&#8217;accoglienza, ma \u00e8 divorato da un cocente complesso di inferiorit\u00e0, per cui nulla gli sembra essere abbastanza nei confronti dei colonizzatori, amati\/odiati modelli di civilt\u00e0, davanti ai quali si sente umiliato, in quanto membro di una cultura e di un popolo &quot;inferiori&quot;; le donne, da parte loro, sono animate da sentimenti di sincera curiosit\u00e0 e benevolenza, non sono affatto due arcigne rappresentanti della razza padrona, per\u00f2 non possiedono gli strumenti per capire la civilt\u00e0 indiana, che pure ammirano: i loro pregiudizi europei le condizionano, si direbbe, tanto pi\u00f9 fortemente, in quanto esse credono di non averne affatto.<\/p>\n<p>Giunti in cima alla montagna sacra, Miss Moore, stremata dal caldo e dalla fatica, ma anche da una strana emozione, da un senso di sovreccitazione, decide di restare all&#8217;esterno; Aziz e Miss Adela proseguono da soli, beninteso accompagnata da una guida. La giovane inglese approfitta di quel momento di relativa intimit\u00e0 per fare al medico indiano una domanda sul matrimonio, che nasce da alcuni suoi dubbi circa il passo che sta per compiere con il figlio di Miss Moore, ma che Aziz, nella sua mentalit\u00e0, giudica estremamente imbarazzante e sconveniente. Ecco, ora ci sono tutti gli ingredienti perch\u00e9 la gita si trasformi in un clamoroso disastro e perch\u00e9 l&#8217;adulazione di Aziz verso le sue ospiti inglesi, quasi servile, ma, nello stesso tempo, venata di segreto risentimento, riceva una severa punizione.<\/p>\n<p>Quasi all&#8217;imbocco delle grotte, i due si separano: Adela entra da sola; quando Aziz, dopo aver fumato una sigaretta, decide di seguirla e si mette a cercarla e a chiamarla, \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi: non la trova pi\u00f9; ma pochi minuti dopo la giovane donna \u00e8 vista uscire da una delle grotte che si trovano molto pi\u00f9 in basso e salire a bordo dell&#8217;automobile di un&#8217;altra signora inglese, con la quale si allontana. Aziz \u00e8 deluso e vagamente preoccupato, ma pensa che Adela abbia semplicemente deciso di approfittare di un passaggio offertola dall&#8217;amica; invece, poco dopo, sceso dal treno alla stazione ferroviaria di Chandrapore, viene arrestato, senza alcun mandato, dalla polizia britannica, sotto l&#8217;accusa di violenza sessuale.<\/p>\n<p>Che cosa sia realmente accaduto nelle oscure, sensuali, misteriose grotte di Marabar, non lo sapremo mai: vi sar\u00e0 un processo, nel corso del quale la tensione latente fra colonizzatori e colonizzati giunger\u00e0 al calor bianco; finch\u00e9, sul pi\u00f9 bello dell&#8217;udienza decisiva, la giovane inglese, a una precisa domanda del magistrato, afferma che quel giorno, nelle grotte, non \u00e8 successo assolutamente nulla; che Aziz non l&#8217;aveva affatto seguita, dopo che lei era entrata da sola; e quindi l&#8217;accusa di stupro, o di tentato stupro (non \u00e8 ben chiaro quale fosse, delle due, l&#8217;esatta imputazione nei confronti di Aziz), fra lo stupore e l&#8217;incredulit\u00e0 del pubblico, viene lasciata cadere. Il &quot;partito&quot; degli innocentisti, in pratica la comunit\u00e0 indiana e un solo esponente dell&#8217;establishment britannico, esulta; il partito &quot;colpevolista&quot;, formato dalla comunit\u00e0 compatta dei residenti inglesi, risulta turbato e amareggiato, al punto da decretare un vero e proprio bando sociale nei confronti della giovane Adela; ma la verit\u00e0 dei fatti non si sapr\u00e0 mai.<\/p>\n<p>Ed ecco il passaggio decisivo in cui la giovane donna inglese prende coscienza di non aver detto la verit\u00e0, proprio nel momento culminante del processo a carico di Aziz, con l&#8217;accusa di violenza sessuale (E. M. Forster, &quot;Passaggio in India&quot;; titolo originale: &quot;A passage to India&quot;; traduzione dall&#8217;inglese di Adriana Motti, Torino, Einaudi, 1962, pp. 249-252):<\/p>\n<p>\u00abAdela si era sempre proposta di dire la verit\u00e0, e nient&#8217;altro che la verit\u00e0, e aveva fatto prove su prove come per un&#8217;impresa difficile &#8211; difficile perch\u00e9 la sua disgrazia \u00a0nella grotta era connessa, sia pure per un filo, con un&#8217;altra parte della sua vita;: il fidanzamento con Ronny. Aveva pensato al&#8217;amore un attimo prima di entrarvi, aveva innocentemente domandato ad Aziz che cosa fosse il matrimonio, e ora si immaginava che proprio la sua domanda avesse scatenato in lui la malizia. Raccontare tutto questo sarebbe stato terribilmente penoso, era l&#8217;unico punto che voleva tener segreto; era pronta a riferire particolari che avrebbero messo a disagio altre ragazze, ma non aveva il coraggio di accennare a questa storia del suo personale fallimento, e tremava d&#8217;essere interrogata in pubblico per la paura di lasciarsi sfuggire qualcosa. Ma non appena si alz\u00f2 per rispondere, e ud\u00ec il suono della propria voce, non ebbe pi\u00f9 nemmeno questo timore. Una sensazione nuova e sconosciutala proteggeva come una splendida armatura. Non pensava a quello che era successo, \u00a0e nemmeno ricordava nel modo consueto della natura: era di nuovo sui Monti Marabar, e di l\u00e0, traverso una specie di buio, parlava al signor McBryde. Quel giorno fatale torn\u00f2 in ogni suo particolare, ma ora lei ne faceva e al tempo stesso non ne faceva parte, e questa duplice relazione gli dava uno splendore indescrivibile. Perch\u00e9 quella gita le era parsa &quot;noiosa&quot;? Ora il sole torn\u00f2 a levarsi \u00a0l&#8217;elefante aspettava, le pallide masse di roccia le ondeggiarono intorno rivelandole la prima grotta ; vi entr\u00f2, e le pareti levigate specchiarono un fiammifero: tutto bello e significativo, anche se sul momento lei era stata cieca a ogni cosa. Le venivano rivolte domande, e a ciascuna lei trovava la risposta giusta: s\u00ec, aveva notato la Cisterna del Pugnale, ma non ne conosceva il nome; s\u00ec, la signora Moore si era sentita stanca dopo la prima grotta e si era seduta all&#8217;ombra di un grande macigno, accanto al fango secco. Dolcemente la voce di lontano proseguiva, guidando lungo i sentieri della verit\u00e0, e le folate della punkah [grande ventaglio] dietro di lei la sospingevano avanti&#8230;<\/p>../../../../n_3Cp>&#8211; L&#8217;imputato e la guida vi portarono sul Kawa Dol, senza che nessun altro fosse presente?<\/p>\n<p>-I l monte dalla forma pi\u00f9 incantevole di tutti. S\u00ec -. Mentre parlava, cre\u00f2 il Kawa Dol, vide le nicchie sulla curva di pietra, e sent\u00ec il calore sferzarla in viso. E qualcosa la spinse a soggiungere: &#8211; Nessun altro era presente, che io sappia. Pareva che fossimo soli.<\/p>\n<p>&#8211; Benissimo, a mezza costa c&#8217;\u00e8 una sporgenza, o meglio una specie di cengia accidentata, con molte grotte sparse l\u00e0 dove comincia un nullah [letto di un torrente].<\/p>\n<p>&#8211; So il posto di cui parlate.<\/p>\n<p>&#8211; Siete entrata da sola in una di quelle grotte?<\/p>\n<p>&#8211; Proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>&#8211; E l&#8217;imputato vi ha seguita.<\/p>\n<p>&#8211; Ora l&#8217;abbiamo in pugno fece il maggiore.<\/p>\n<p>Lei rimase zitta. Il tribunale, il luogo della domanda, aspettava la sua dichiarazione. Ma lei non poteva farla sinch\u00e9 Aziz non entrava nel luogo della risposta.<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;imputato vi ha seguita, non \u00e8 cos\u00ec? &#8212; ripet\u00e9 lui col tono monotono con cui parlavano entrambi; stavano usando fin dal principio parole gi\u00e0 convenute, affinch\u00e9 questa parte della procedura non riserbasse sorprese.- Potete concedermi mezzo minuto per rispondere a questa domanda, signor McBryde?<\/p>\n<p>&#8211; Ma certo.<\/p>\n<p>&#8211; La sua visione abbracciava parecchie grotte. Lei si vedeva in una di quelle, ma era anche all&#8217;esterno e ne osservava l&#8217;entrata, in attesa che passasse Aziz. Non riusciva a situarlo. Era il dubbio che le era venuto spesso, ma solido e attraente, come le montagne. &#8212; Non ne sono&#8230; &#8211; le parole erano pi\u00f9 difficili che la visione. &#8212; Non ne sono del tutto certa.<\/p>\n<p>&#8211; Perego? &#8212; disse il sovrintendente di polizia.<\/p>\n<p>&#8211; Non posso essere certa&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Non ho afferrato la risposta -. Aveva l&#8217;aria spaventata, la bocca gli si chiuse di scatto. &#8212; Voi siete su quella terrazza, o comunque vogliamo chiamarla, e siete entrata in una grotta. Io direi che l&#8217;imputato vi ha seguita.<\/p>\n<p>Lei croll\u00f2 il capo.<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa intendente dire, per piacere?<\/p>\n<p>&#8211; No, disse lei, con voce piatta, incolore Lievi clamori si levarono da vari punti del&#8217;aula, ma nessuno ancora aveva capito che cosa stesse succedendo all&#8217;infuori di Fielding [l&#8217;unico inglese amico di Aziz]. Egli vide che lei stava per avere un collasso nervoso e che il suo amico era salvo.<\/p>\n<p>&#8211; Come? Cosa state dicendo? Parlate pi\u00f9 forte, per piacere. &#8212; Il magistrato si protese.<\/p>\n<p>&#8211; Temo di aver commesso un errore.<\/p>\n<p>&#8211; Che specie di errore?<\/p>\n<p>&#8211; Il dottor Aziz non mi ha mai seguita nella grotta.\u00bb<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 realmente successo, durante la gita alle grotte? Aziz ha seguito Adela, le ha fatto degli approcci sessuali, ha davvero cercato di violentarla? E perch\u00e9, in tal caso, lei ha ritirato l&#8217;accusa, proprio nel momento decisivo, quando la condanna dell&#8217;uomo sembrava ormai scontata? Ha avuto piet\u00e0 di lui? Si \u00e8 resa conto di averlo, sia pure non del tutto volontariamente, provocato, con le sue disinvolte domande a proposito del matrimonio? Oppure Aziz \u00e8 davvero innocente, completamente e totalmente? E allora, che cosa \u00e8 successo: Adela si \u00e8 inventata tutto? E perch\u00e9? Oppure ha vissuto una esperienza erotica di fantasia? Si \u00e8 lasciata suggestionare dal clima, saturo di sensualit\u00e0, delle sculture, nonch\u00e9 dalle sue stesse parole e dal pensiero del prossimo matrimonio? Ha scambiato un suo desiderio inconscio, quello di essere violentata da Aziz, &#8211; o, quanto meno, di essere avvicinata sessualmente da lui &#8212; per un evento reale? Nessuno lo sapr\u00e0 mai.<\/p>\n<p>Questa sospensione, questi interrogativi senza risposta, hanno fatto parlare taluni critici, niente di meno, di una trasposizione nel campo della letteratura del famoso &quot;principio di indeterminazione&quot; di Heisenberg (formulato nel 1927: dunque, quattro anni DOPO la pubblicazione del romanzo), che ha rivoluzionato lo scenario della fisica e che ha scosso dalle fondamenta le antiche certezze sul grado di precisione della conoscenza nelle scienze esatte (\u00able leggi naturali non conducono a una precisa determinazione di ci\u00f2 che accade nello spazio e nel tempo\u00bb). Il mistero di ci\u00f2 che avviene nelle grotte di Marabar richiama, implicitamente, il tema della molteplicit\u00e0 dei punti di vista in un&#8217;opera letteraria (o cinematografica; e, pi\u00f9 in generale, di qualunque realt\u00e0 percepita dal soggetto umano), presente in alcune opere di scrittori come il giapponese Akutagawa e l&#8217;italiano Pirandello, e posta al centro del capolavoro del regista Kurosawa \u00abRashomon\u00bb, del 1950; ma anche le teorie freudiane sull&#8217;inconscio e sulle pulsioni inconsapevoli originate dalla &quot;libido&quot;, che si traducono in atti mancati, o in forme nevrotiche, o in sogni ove si scarica, per\u00f2 in forma mascherata, per aggirare la censura del Super-Io, la loro &quot;pericolosit\u00e0&quot; ed inconfessabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La domanda, in fondo, \u00e8 sempre la stesa: quando noi mentiamo a noi stessi, siamo consapevoli o inconsapevoli? O, ancora, ci troviamo in una vaga e nebbiosa &quot;terra di nessuno&quot; fra coscienza ed inconscio, per cui abbiamo solo in parte, e in misura assai attenuata, la consapevolezza del fatto che ce la stiamo raccontando? Annamaria Franzoni &#8212; tanto per fare un esempio tratto da un fatto di cronaca nera molto conosciuto &#8211; sapeva o non sapeva di mentire, allorch\u00e9 attribuiva ad altri l&#8217;assassinio del piccolo figlio, Samuele, e quando accusava tenacemente, ostinatamente, la sua vicina di casa, di aver perpetrato l&#8217;omicidio, per invidia nei suoi confronti? Possibile che avesse &quot;dimenticato&quot; quei minuti terribili, che il suo inconscio avesse saputo erigere un muro cos\u00ec alto e potente, da precludere l&#8217;accesso alla consapevolezza di ci\u00f2 che aveva fatto, per proteggerla dalle conseguenze devastanti di una simile verit\u00e0?<\/p>\n<p>Qui ci troviamo in presenza di un mistero fitto, anche se, forse, non cos\u00ec impenetrabile come taluni hanno supposto. Pirandello, per esempio, era dell&#8217;opinione che le cose, semplicemente, accadono, \u00abnon si sa come\u00bb (per usare le parole del titolo di un suo importante dramma in tre atti, del 1934), vale a dire senza che noi le vogliamo e senza che ne siamo davvero responsabili, anche se, apparentemente, ne siamo gli autori. E, in effetti, esperimenti appositamente effettuati mostrano che perfino in stato di ipnosi regressiva &#8212; ossia quando i condizionamenti dell&#8217;Io cosciente, o del Super-io, dovrebbero essere, per quanto possibile, neutralizzati &#8212; le persone possono &quot;ricordare&quot; di aver compiuto, o magari di aver subito, delle azioni che, in realt\u00e0, non sono accadute, o, per adoperare un linguaggio pi\u00f9 preciso, che non sono accadute sul piano della realt\u00e0 esterna, oggettiva. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Davvero noi non sappiamo affatto come mai le cose accadono, e davvero esse accadono in maniera del tutto indipendente dalla nostra volont\u00e0?<\/p>\n<p>A noi sembra di dover diffidare di una simile conclusione, se non altro perch\u00e9 essa ha il &quot;torto&quot; di coincidere un po&#8217; troppo con la nostra segreta convenienza. Ci fa molto, troppo comodo pensare che, quando diciamo le bugie a noi stessi, non sappiamo quel che facciamo: perch\u00e9 questo ci assolve, in anticipo, sia dalla nostra disonest\u00e0 intellettuale, che dalla nostra vigliaccheria. E ci &quot;autorizza&quot;, si fa per dire, a ripetere chiss\u00e0 quante volte dei comportamenti discutibili: se, infatti, non ne siamo realmente consapevoli, nessuno, neanche la nostra coscienza, potrebbe rimproverarci il fatto che non sappiamo imparare mai nulla dalle nostre esperienze. Infatti, per imparare dall&#8217;esperienza, bisogna, quanto meno, averne piena consapevolezza: altrimenti, sarebbe come pretendere di voler lasciare una traccia durevole, scrivendo con la punta del dito sulla sabbia umida in riva al mare, durante la bassa marea. Bisogna diffidare di una spiegazione che torna cos\u00ec utile alla nostra pigrizia e alla nostra irresponsabilit\u00e0: perch\u00e9, se le cose stessero effettivamente cos\u00ec, allora noi saremmo giustificati in anticipo per tutte le cose poco belle che facciamo, e soprattutto per la mancata assunzione di colpa da pare nostra, sistematica e pervicace.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che l&#8217;evidenza della nostra capacit\u00e0 di leggerci dentro appare tale solo per le persone che possiedono naturalmente una fondamentale onest\u00e0 interiore, oppure per quelle che l&#8217;hanno saputa coltivare e sviluppare, attraverso una severa e costante disciplina, abituandosi a non fare mai a se stesse degli sconti sul piano della coscienza. Abbiamo motivo di ritenere che queste due categorie di persone, pur sommate insieme, rappresentino comunque solo una piccola, piccolissima minoranza della popolazione totale. La grande maggioranza degli esseri umani preferisce raccontarsela e, come si usa dire, &quot;girare la torta&quot;, a seconda della propria convenienza. E siamo anche convinti che questa capacit\u00e0, anzi, che questa abitudine di mentire a se stessi, di non voler vedere le cose come stanno in realt\u00e0, sia specialmente un prodotto della nostra cattiva coscienza: ossia una reazione, quasi istintiva, e certo molto comoda, alle nostre cattive azioni. Quando &quot;sappiamo&quot; di stare agendo in modo moralmente criticabile, allora scatta il meccanismo della cecit\u00e0 e della inconsapevolezza. Diventiamo tutti candidi come agnellini, quando avremmo qualcosa da rimproverarci: e, appunto per non sentire i rimproveri della nostra coscienza, facciamo in modo di non vedere e di non sentire nulla. Cos\u00ec diventiamo innocenti.<\/p>\n<p>Salvo, a posteriori, avanzare la misera &quot;spiegazione&quot; &#8211; che non spiega assolutamente nulla &#8211; che le cose accadono, non si sa come, non si sa perch\u00e9&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ha letto il romanzo di Edward Morgan Forster \u00abA Passage to India\u00bb, del 1924, o chi abbia visto il film omonimo, girato nel 1984 dal<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[110,175,263],"class_list":["post-27706","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-civilta","tag-india","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27706","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27706"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27706\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27706"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27706"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27706"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}