{"id":27705,"date":"2009-08-29T09:09:00","date_gmt":"2009-08-29T09:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/29\/una-pagina-al-giorno-liberta-e-responsabilita-delluomo-di-p-margreth\/"},"modified":"2009-08-29T09:09:00","modified_gmt":"2009-08-29T09:09:00","slug":"una-pagina-al-giorno-liberta-e-responsabilita-delluomo-di-p-margreth","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/29\/una-pagina-al-giorno-liberta-e-responsabilita-delluomo-di-p-margreth\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo, di P. Margreth"},"content":{"rendered":"<p>Di monsignor Pasquale Margreth, importante figura della vita culturale e spirituale friulana, scomparso ormai da non pochi anni, le nuove generazioni non sanno praticamente nulla, nemmeno in ambito locale, per non parlare al di fuori della sua regione: tipico esempio di quella facilit\u00e0 nel dimenticare con cui la societ\u00e0 odierna, basata sulla fretta, sul consumo e sull&#8217;ingratitudine, tende a rimuovere il passato e a sbarazzarsi dei ricordi.<\/p>\n<p>Rimangono, \u00e8 vero, una via cittadina a lui dedicata ed anche un&#8217;aula della Facolt\u00e0 di Scienza dell&#8217;educazione presso l&#8217;Universit\u00e0 di Udine: ma che cosa vogliono dire una targa stradale e una targhetta sulla porta di un&#8217;aula universitaria, se i passanti e gli studenti non sanno nulla d quella persona, delle sue idee, del suo lavoro, e, soprattutto, delle ragioni per le quali dovremmo essere grati al suo ricordo?<\/p>\n<p>Pasquale Margreth, Preside dell&#8217;Istituto Magistrale Arcivescovile di Udine, \u00e8 stato un importante animatore della vita sociale e culturale cattolica di quella citt\u00e0, fra gli anni della prima guerra mondiale (fu sfollato a Firenze dopo la rotta di Caporetto, nel 1917, ma, anche da l\u00ec, continu\u00f2 ad occuparsi dell&#8217;associazionismo cattolico friulano) e quelli successivi ala seconda, con le distruzioni del 1943-45 e la lenta, faticosa ricostruzione materiale e spirituale: un arco di tempo considerevole, tanto pi\u00f9 che quei tre o quattro decenni hanno assistito a delle trasformazioni economiche, sociali e culturali, pari a quelle di due o tre secoli, se rapportate al metro degli anni precedenti i due cataclismi che hanno sconvolto il Novecento.<\/p>\n<p>Anche in Friuli, come nel resto d&#8217;Italia, quei decenni hanno visto il passaggio dalla pre-modernit\u00e0 alla modernit\u00e0 (e, poco dopo, alla post-modernit\u00e0); da una struttura agricola, patriarcale, religiosa, ad una industriale e post-industriale, laica, basata sulla famiglia mononucleare e sulle nuove mode del consumo: in breve, quella trasformazione che \u00e8 stata cos\u00ec acutamente descritta da un figlio illustre della terra friulana, Pier Paolo Pasolini, e da lui raccontata magistralmente &#8211; pi\u00f9 che nei film, a volte discutibili, e nei libri, troppo scopertamente \u00aba tesi\u00bb &#8211; nei suoi straordinari articoli di costume e di critica sociale, per il \u00abCorriere della Sera\u00bb.<\/p>\n<p>Dal punto di vista di un uomo di Chiesa, o anche soltanto &#8211; meglio ancora &#8211; di un uomo di fede, sono stati decenni cruciali, decisivi: decisivi per la perdita dell&#8217;anima di un intero popolo; per la secolarizzazione brutale, basata non gi\u00e0 su valori alternativi a quelli religiosi (come si era verificato, con il liberalismo, e poi con il socialismo, all&#8217;epoca del Risorgimento e subito dopo il compimento dell&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia), ma su dei non valori, su dei disvalori puri e semplici, quali la corsa all&#8217;arricchimento, il disprezzo delle regole di convivenza civile, la ricerca ossessiva e irresponsabile del proprio piacere, il rifiuto di qualunque norma e dello stesso sentimento del dovere: processo culminato nel famigerato slogan \u00abproibito proibire\u00bb di sessantottesca memoria.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 abbiamo pensato di riproporre una pagina di Pasquale Margreth per una riflessione su quei valori morali, sui quali era fondata la societ\u00e0 fino a quaranta-cinquant&#8217;anni fa; valori dai quali si pu\u00f2, ovviamente, dissentire, ma la cui solidit\u00e0 bisogna riconoscere, cos\u00ec come il loro radicamento nelle coscienze.<\/p>\n<p>Allora, il mondo degli adulti, e specialmente degli educatori (primi educatori in assoluto: i genitori all&#8217;interno delle famiglie), avevano la chiarezza di dire ai giovani: \u00abQuesto \u00e8 lecito\u00bb, oppure \u00abQuesto non \u00e8 lecito\u00bb; avevano, cio\u00e8 &#8211; e scusate se \u00e8 poco &#8211; il coraggio di parlare apertamente, e di parlare costantemente, del bene e del male (cfr. il nostro precedente articolo \u00abParliamo ai giovani di mille cose superflue ma non parliamo pi\u00f9 loro del Bene e del Male\u00bb, inserito sul sito di Arianna Editrice in data 15\/10\/2008).<\/p>\n<p>Proponiamo pertanto questo brano tratto dal corso di religione \u00abPastor bonus\u00bb, basato sul concetto della responsabilit\u00e0 morale individuale, un valore oggi particolarmente in declino, visto che si tende a parlare sempre meno di responsabilit\u00e0 e, semmai, ad addossarne l&#8217;onere alla societ\u00e0 in astratto, e raramente al singolo individuo.<\/p>\n<p>Come \u00e8 ovvio, non si tratta di una pagina di letteratura; ma nella serie di articoli \u00abUna pagina al giorno\u00bb non abbiamo mai inteso disegnare, tassello dopo tassello, una specie di mosaico della letteratura italiana; quanto, piuttosto, proporre all&#8217;attenzione del lettore tutte quelle pagine di autori italiani (narratori, poeti, saggisti, naturalisti, filosofi, teologi), preferibilmente poco noti o, ingiustamente, un po&#8217; dimenticati, che si prestano a sviluppare una riflessione su temi di interesse generale o che si segnalano, comunque, vuoi per i pregi intrinseci della scrittura, vuoi &#8211; come in questo caso &#8211; per la chiarezza concettuale e per lo spunto che possono fornire ad un approfondimento critico e personale delle pi\u00f9 svariate problematiche.<\/p>\n<p>Dal libro di Pasquale Margreth \u00abPastor bonus\u00bb (Del Bianco Editore, Udine, 1958, 1964, vol. 4, pp. 17-26):<\/p>\n<p>\u00abVi sono nell&#8217;uomo atti comuni con gli animali, ma ve ne sono altri propri di lui, in quanto \u00e8 creatura ragionevole e libera, che procedono cio\u00e8 deliberatamente dalla volont\u00e0.<\/p>\n<p>Noi respiriamo, digeriamo, ci\u00f2 che abbiamo mangiato. Sono azioni che molte volte si compiono senza che da noi vengano nemmeno avvertite; altre volte le avvertiamo, ma non le possiamo omettere od arrestare.<\/p>\n<p>La morale si interessa solo degli atti umani, di quelli cio\u00e8 che si compiono con il concorso dell&#8217;intelligenza e della libera volont\u00e0.<\/p>\n<p>Talvolta l&#8217;uomo pu\u00f2 compiere un&#8217;azione senza che intervenga la sua ragione: un pazzo nel momento del furore si avventa contro un&#8217;altra persona e l&#8217;uccide. Egli non sa ci\u00f2 che compie: il suo atto non \u00e8 un atto umano.<\/p>\n<p>Una persona che viene costretta con la violenza a firmare un documento contrario alla giustizia, mentre cerca in tutti i modi di resistere, non compie un atto umano perch\u00e9 non lo compie con l&#8217;esercizio della sua volont\u00e0.<\/p>\n<p>La caratteristica dell&#8217;atto umano compiuto da un individuo normale \u00e8 quello di essere libero: da questa libert\u00e0 deriva come conseguenza la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ho detto &quot;normale&quot;: non \u00e8 infatti normale l&#8217;atto di un pazzo, di un sonnambulo, di un ipnotizzato; nemmeno di chi sia vittima di una passione cos\u00ec violenta da togliergli la ragione o di chi, in preda all&#8217;ubriachezza, abbia perduto il controllo delle sue azioni.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 pertanto necessario indagare se e quando un individuo sia responsabile delle sue azioni: ma questa indagine ci conduce ad esaminare prima il problema della libert\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Dice Dante (Par., V, 19-22) che la libert\u00e0 \u00e8 il maggior dono che Iddio diede all&#8217;uomo nella creazione: essa infatti, congiunta all&#8217;intelligenza, ci pone in condizione del tutto diversa da quella degli animali e fa risplendere maggiormente in noi l&#8217;immagine e la somiglianza di Dio.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario precisare i termini.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo pu\u00f2 essere costretto da violenza esterna ad agire in un determinato modo, ma non agisce in un modo in un altro perch\u00e9 sia costretto da una intrinseca necessit\u00e0; in questa indipendenza consiste la libert\u00e0 del volere o libero arbitrio.<\/p>\n<p>Questa libert\u00e0 fu negata principalmente dai fatalisti e dai deterministi. I fatalisti negano la libert\u00e0 in nome di un principio superiore: cos\u00ec i Greci antichi supponevano che una divinit\u00e0 cieca e inesorabile chiamata &quot;Fato&quot; o &quot;destino&quot;, regolasse tutti gli eventi umani; i Protestanti (Lutero, Calvino) sopravvalutando e svisando l&#8217;opera di Dio, opposero alla dottrina della libert\u00e0 la tesi del servo arbitrio.<\/p>\n<p>I deterministi, basando le loro conclusioni su principi positivisti e materialisti suppongono che tutti i nostri atti siano condannati da molteplici cause o meccaniche o fisiologiche (come il clima, il temperamento, l&#8217;eredit\u00e0 ecc.).<\/p>\n<p>Queste dottrine, con aspetto scientifico, furono poi estese al campo morale e giuridico e, alla fine del secolo passato e al principio di questo secolo [ossia il XX, nota bene] sfociarono, soprattutto per opera di Cesare Lombroso, nella teoria del delinquente nato. Si sostenne che l&#8217;uomo nasce con un organismo gi\u00e0 predisposto al bene o al male, tantoch\u00e8 un esame anatomico accurato dovrebbe dirci con sicurezza, prima che veniamo a saperlo da altri argomenti o testimonianze, se ci troviamo di fronte a un galantuomo o a un furfante.<\/p>\n<p>Vi fu un tempo, al principio di questo secolo, in cui molti giudici, sotto l&#8217;influenza delle dottrine positivistiche e deterministiche, assolvevano con molta facilit\u00e0 imputati di gravi delitti, ritenendoli irresponsabili in causa di difetti organici.<\/p>\n<p>Ben diversa \u00e8 la dottrina cattolica. Essa riconosce che molte circostanze fisiologiche, morali o ambientali, influiscono nell&#8217;attenuare le responsabilit\u00e0; ma il variare appunto del grado di responsabilit\u00e0 suppone l&#8217;esistenza, nei casi comuni e normali, del libero arbitrio; vari fattori limitano l&#8217;esercizio di questa libert\u00e0 o l&#8217;attenuano, ma di solito, non lo tolgono.<\/p>\n<p>Ad evitare equivoci \u00e8 pur necessario chiarire il concetto (a cui sopra si \u00e8 accennato) della distinzione tra libert\u00e0 fisica e libert\u00e0 morale; gli animali non possiedono n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra, mentre l&#8217;uomo \u00e8 dotato di libert\u00e0 fisica, ma non della morale.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 servire di qualche esempio. L&#8217;animale si trova d fronte a un cibo che lo aletta: non pu\u00f2 far a meno di mangiare: ne farebbe a meno solo qualora una forza esterna pi\u00f9 potente, ad esempio una persona che minaccia di percuoterlo, lo costringesse ad astenersi dal cibo.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, di fronte a cibo che solletica la gola, pu\u00f2 vincere il suo desiderio, il suo appetito, astenersi dal magiare: ecco la libert\u00e0 fisica.<\/p>\n<p>Un altro uomo si trova nell&#8217;occasione e nella possibilit\u00e0 di rubare, senza timore di essere scoperto. Lo alletta il desiderio d&#8217;impossessarsi della somma di denaro che gli pu\u00f2 essere utile, ma di fronte a questo desiderio sente l&#8217;impero di una legge morale che glielo vieta; egli si sente libero fisicamente di determinarsi all&#8217;una o all&#8217;altra cosa, senza essere trascinato da una forza irresistibile: vede cio\u00e8 che pu\u00f2 rubare (perch\u00e9 ne ha l&#8217;occasione)\u00b8 sente dall&#8217;altra parte l&#8217;impero di una legge morale che glielo vieta, e si determina all&#8217;una o all&#8217;altra cosa non perch\u00e9 sia trascinato irresistibilmente, necessariamente ad essa, ma per la sua libera elezione.<\/p>\n<p>Che l&#8217;uomo sia libero ce lo dice chiaramente la sacra Scrittura, quando ci parla del premio che verr\u00e0 dato all&#8217;uomo giusto &quot;qui potuit transgredi et non est transgressus, facere mala et non fecit: ideo stabilita sunt bona illius in Domino&quot;: Avrebbe potuto anche lui fare il male e non lo fece, trasgredire la legge e non la trasgred\u00ec; perci\u00f2 sono assicurati i suoi beni nel Signore&quot; (Ecce., 31, 10).<\/p>\n<p>Anche il Divin Maestro, nei suoi insegnamenti, pur facendo comprendere la necessit\u00e0 della grazia per la vita soprannaturale, insiste sempre sul dovere dell&#8217;individuo d corrispondere con la sua volont\u00e0 alla grazia divina, il che presuppone l&#8217;esercizio della libert\u00e0. &quot;Se vuoi entrare nella vita eterna&#8230; Se vuoi essere perfetto&#8230; Se uno vuol venire dietro di me&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Che l&#8217;uomo sia dotato di libert\u00e0 fisica, \u00e8 dunque una verit\u00e0 di fede.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte noi stessi siamo i primi testimoni di questa libert\u00e0 che abbiamo in noi: noi ci sentiamo e sappiamo d essere liberi: prima di prendere una decisione sappiamo che possiamo agire o non agire, scegliendo questo o quello: durante le stesse azioni sentiamo che potremmo sospenderle o continuarle; dopo l&#8217;azione compiuta sentiamo di essere stati noi a volerla.<\/p>\n<p>L&#8217;alunno svogliato sente che, se volesse, potrebbe studiare, che non c&#8217;\u00e8 una forza irresistibile che lo trascini in un luogo piuttosto che in un altro; si sceglie da solo la meta secondo che pi\u00f9 gli aggrada.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una terza prova [&#8230;], il consenso unanime dei popoli.<\/p>\n<p>Ovunque e in tutti i tempi si sono stabilite pene per i colpevoli: spesso anche si sono aggiunti premi per i virtuosi, gli eroi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 condannare uno a pene, alla prigione, alla morte se l&#8217;azione non gli fosse imputabile? E come potrebbe dirsi imputabile se egli non fosse stato libero di compierla, se fosse stato trascinato da una forza cieca, ineluttabile, alla quale non avesse potuto resistere?<\/p>\n<p>L&#8217;animale feroce viene talvolta ucciso per impedire che abbia ancora a nuocere, ma non per punizione. Per l&#8217;uomo invece s discute anche sul grado di responsabilit\u00e0 e cio\u00e8 di libert\u00e0, assegnandogli una pena maggiore o minore non solo in relazione alla gravit\u00e0 del delitto, ma anche in relazione alle circostanze che aggravano o diminuiscono l&#8217;imputabilit\u00e0: segno evidente che si riconosce il fondamento della sua libert\u00e0 di agire, se cos\u00ec non fosse, la pena sarebbe un&#8217;ingiustizia da parte della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Dal fatto che l&#8217;uomo \u00e8 libero, sgorga come conseguenza la responsabilit\u00e0 delle sue azioni.<\/p>\n<p>Non tutte per\u00f2 gli sono imputabili: due facolt\u00e0 concorrono a far s\u00ec che un atto umano sia imputabile: l&#8217;intelligenza e la volont\u00e0: bisogna conoscere l&#8217;atto che si compie: bisogna volerlo compiere; se manca anche una sola di queste condizioni, l&#8217;atto non \u00e8 pi\u00f9 imputabile; noi non siamo responsabili.<\/p>\n<p>La ragione prende conoscenza dell&#8217;oggetto; dichiara se \u00e8 buono, cattivo, indifferente; giudica, in altre parole, il valore dell&#8217;atto morale che deve compiere.<\/p>\n<p>Quando l&#8217;intelligenza ha percepito la moralit\u00e0 dell&#8217;atto, interviene la volont\u00e0 che si determina liberamente a scegliere la via che crede.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che un pazzo non \u00e8 in grado di valutare la moralit\u00e0 di un atto e perci\u00f2 cessa la sua responsabilit\u00e0: \u00e8 ancora evidente che se un individuo con la mente perfettamente serena ha giudicato intorno alla moralit\u00e0 di un atto, ma viene costretto dalla violenza, contro la sua volont\u00e0, ad agore in un determinato modo, non \u00e8 responsabile; l&#8217;atto non gli \u00e8 imputabile.<\/p>\n<p>Siamo pertanto indotti a indagare quali siano le circostanze per cui viene tolta o almeno attenuata l&#8217;imputabilit\u00e0 di un atto umano.<\/p>\n<p>Vi sono delle cause che influiscono sull&#8217;intelligenza, altre sulla volont\u00e0.<\/p>\n<p>Incoscienza: viene tolta del tutto la libert\u00e0 e quindi la responsabilit\u00e0 nei pazzi, nei sonnambuli, in chi dorme, in chi delira.<\/p>\n<p>Si debbono pure considerare come atti involontari, e perci\u00f2 non imputabili gli atti spontanei ed istintivi compiuti prima che intervengano la ragione e la volont\u00e0; cos\u00ec pu\u00f2 scappare a uno dalle labbra una parola offensiva, come reazione ad altra offesa, prima di riflettere a ci\u00f2 che si dice.<\/p>\n<p>Ignoranza: chi, senza sua colpa, ignora la legge, evidentemente non \u00e8 obbligato ad osservarla: la trasgressione \u00e8 involontaria e quindi non \u00e8 imputabile a colpa.<\/p>\n<p>L&#8217;autorit\u00e0 civile non ammette, di solito, come scusa efficiente, l&#8217;ignoranza della legge, ed \u00e8 naturale, poich\u00e9 il giudice non pu\u00f2 pronunciarsi sulle intenzioni e deve basarsi soli sui fatti esterni, secondo l&#8217;antico effato: &quot;De internis non judicat Praetor&quot;.<\/p>\n<p>Ma la giustizia divina esamina anche gli atti interni e quindi non chiede conto all&#8217;uomo di azioni commesse per involontaria ignoranza della legge.<\/p>\n<p>Per\u00f2, parlando di volont\u00e0 religiose, di precetti divini ed ecclesiastici, bisogna tener presente che molti sono ignoranti per propria colpa, per negligenza e cattiva volont\u00e0; vi sono delle persone che desiderano restare nell&#8217;ignoranza dei precetti per poter peccare pi\u00f9 liberamente.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ignoranza non toglie l&#8217;atto volontario; qualche volta lo potr\u00e0 attenuare; per\u00f2 se l&#8217;ignoranza \u00e8 desiderata e voluta per poter essere pi\u00f9 liberi di peccare, l&#8217;imputabilit\u00e0 anzich\u00e9 diminuire, s&#8217;accresce. I moralisti chiamano ignoranza vincibile quella da cui si pu\u00f2 uscire facilmente, invincibile quella da cui, anche con tutto il buon volere, in quel determinato momento, in quella circostanza non si pu\u00f2 uscire.<\/p>\n<p>Chi trasgredisce una legge per ignoranza invincibile, non pecca; ma chi la trasgredisce per ignoranza vincibile, perch\u00e9 non si cura di appurare la verit\u00e0, pecca pi\u00f9 o meno gravemente a seconda delle circostanze.<\/p>\n<p>Il timore: maggior difficolt\u00e0 s&#8217;incontra a stabilire se il timore tolga l&#8217;atto volontario e quindi la responsabilit\u00e0 e l&#8217;imputabilit\u00e0 delle nostre azioni.<\/p>\n<p>Un fenomeno esterno spaventoso pu\u00f2 turbare la mente a tal segno che una persona non sappia pi\u00f9 ci\u00f2 che fa. Si suol dire &quot;con la paura non si ragiona&quot;.<\/p>\n<p>Se sotto l&#8217;incubo di un pericolo esterno gravissimo, faccio un voto e un voto d&#8217;importanza massima, passato il pericolo, riflettendo su ci\u00f2 che ho compiuto, posso anche trovare che in quel momento non sapevo quel che mi facessi e ottenere perci\u00f2 di non essere obbligato a mantenere quel voto.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 sempre cos\u00ec.<\/p>\n<p>\u00c8 ben diversa l&#8217;imputabilit\u00e0 quando il timore non proviene da una causa esterna, ma da causa intrinseca.<\/p>\n<p>Se durante una grave malattia, nel timore della morte, uno fa un voto con l&#8217;intenzione di mantenerlo nel caso che ottenga la guarigione, non pu\u00f2 poi appellarsi al grave timore che egli aveva della morte, per dire che il suo atto non era volontario ed era perci\u00f2 nullo.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 chiedere con maggiore insistenza: &quot;Chi compie un&#8217;azione cattiva sotto l&#8217;impulso del timore pecca oppure \u00e8 esente da colpa?&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 necessaria una distinzione chiara e precisa.<\/p>\n<p>Se l&#8217;azione \u00e8 intrinsecamente cattiva, io non la posso mai compiere; non posso rinnegare lamia fede perch\u00e9 temo di essere sottoposto ad una persecuzione: i martiri sono andati incontro alla morte piuttosto che rinnegare la Fede e tradire la propria coscienza.<\/p>\n<p>Se invece l&#8217;azione non \u00e8 intrinsecamente cattiva ma la sua illiceit\u00e0 deriva soltanto dal fatto di una proibizione positiva ecclesiastica, un timore grave esime da colpa.<\/p>\n<p>Il precetto di ascoltare la S. Messa nei giorni di festa \u00e8 un precetto ecclesiastico grave. Se un operaio per\u00f2 temesse, con l&#8217;osservanza di questo precetto, di perdere il posti di lavoro che gli \u00e8 necessario per il suo mantenimento, sarebbe scusato dalla colpa, perch\u00e9 la Chiesa non obbliga con grave incomodo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si \u00e8 detto del timore, pu\u00f2 dorsi ancor meglio della violenza: se questa \u00e8 cos\u00ec forte che io non riesca a reagire, e mi oppongo quanto posso e debbo con la mia volont\u00e0, l&#8217;atto che io compio non \u00e8 volontario e perci\u00f2 non mi \u00e8 imputabile.<\/p>\n<p>Un dissoluto pu\u00f2 strappare con la violenza l&#8217;onore ad una donna: se questa non riesce a sottrarsi alla violenza non commette peccato alcuno purch\u00e9 internamente non consenta.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 chi ritiene che la forza delle passioni, detta anche concupiscenza, tolga l&#8217;atto volontario.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec fosse, non vi sarebbe colpa alcuna sulla terra, perch\u00e9 ogni uomo che pecca \u00e8 spinto da una passione dell&#8217;animo o dalla ribellione del corpo contro lo spirito.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 ha risposto Sant&#8217;Agostino e la Chiesa ha ripetuto le sue parole: &quot;Deus non jubet impossibilia: Dio non comanda l&#8217;impossibile&quot;. Se Dio ci ha dato una legge, sa che la possiamo rispettare, o, almeno, ci elargisce la sua grazia per aiutarci a compiere ci\u00f2 che non possiamo con le nostre forze.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere che la passione sia pi\u00f9 violenta in un individuo e meno in un altro e perci\u00f2 anche la imputabilit\u00e0 potr\u00e0 essere minore nel primo e maggiore nel secondo: la passione potr\u00e0 perci\u00f2 attenuare, ma non togliere l&#8217;atto volontario; lo toglierebbe solo se accecasse completamente la ragione; in tal caso, del resto assai raro, resterebbe soppressa anche la libert\u00e0 e quindi tutta la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Molti si mettono volontariamente nel pericolo e poi si lamentano di non aver potuto superare le tentazioni; altri cominciano a cadere nella colpa e ne fanno un&#8217;abitudine e poi, naturalmente, trovano maggior difficolt\u00e0 a risollevarsi e ne attribuiscono la responsabilit\u00e0 alla violenza della passione.<\/p>\n<p>L&#8217;osservanza della legge divina richiede lotta e sacrificio, secondo quanto dice l&#8217;Apostolo San Paolo: &quot;Non cornatur nisi qui legitime certaverit. Non sar\u00e0 coronato se non colui che avr\u00e0 combattuto secondo le regole&quot; (II Tim., 2, 5).<\/p>\n<p>Possono anche influire sul nostro spirito, e, di conseguenza, accrescere o attenuare la responsabilit\u00e0, l&#8217;educazione ricevuta e l&#8217;ambiente in cui viviamo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec un fanciullo, cresciuto in famiglia corrotta e bestemmiatrice, dedita ai latrocini, all&#8217;inganno, alla disonest\u00e0, contrarr\u00e0, quasi senza accorgersene, cattive abitudini e sebbene la voce della coscienza gli faccia comprendere, nei principi generali, la gravit\u00e0 di alcune azioni, pure la responsabilit\u00e0 dei suoi atti sar\u00e0 assai attenuata in paragone a chi ha ricevuto invece un&#8217;educazione sana e viva in ambiente in cui sente di continuo la condanna del vizio e lo stimolo ala virt\u00f9.<\/p>\n<p>Sull&#8217;imputabilit\u00e0 di un atto umano hanno notevole influenza il temperamento e gli stati patologici, come la nevrastenia.<\/p>\n<p>Se, precedentemente, abbiamo condannato il determinismo che attribuisce gli atti umani esclusivamente a fattori materiali, fisiologici, sopprimendo la libert\u00e0, dobbiamo ora dire che indiscutibilmente sulla volont\u00e0 agiscono anche elementi fisici che, se non tolgono, di regola, la piena responsabilit\u00e0, per lo meno l&#8217;attenuano.<\/p>\n<p>Flemma e collera, attivit\u00e0 o pigrizia, prudenza o impulsivit\u00e0, costanza e volubilit\u00e0 si considerano come pregi o difetti dell&#8217;ordine morale, ma dipendono anche da elementi fisiologici e organici: ciascuno trova un aiuto, una preparazione, una predisposizione ad essere virtuoso o peccatore nel temperamento fisico; pertanto una stessa azione buona o cattiva pu\u00f2 essere in uno assai meritoria o assai pi\u00f9 riprovevole che in un altro.<\/p>\n<p>Il sistema nervoso, in particolare, \u00e8 quello che ha la maggiore influenza sulla condotta e sul carattere. In parecchi casi una perturbazione nervosa, senza costituire un&#8217;irresistibile spinta al male, attenua di molto la forza della volont\u00e0, e, di conseguenza, la responsabilit\u00e0 delle azioni.<\/p>\n<p>Avviene spesso che qualcuno, per i motivi che abbiamo elencato, non sia responsabile delle azioni nel momento in cui le compie; \u00e8 il caso dell&#8217;ubriaco che si trova in uno stato d&#8217;incoscienza, di un euforico sotto l&#8217;influsso di stupefacenti, di un bestemmiatore, dalla cui bocca escono parole ingiuriose a Dio, come intercalare, senza che egli nemmeno se ne avveda.<\/p>\n<p>Tutti costoro sono esenti da responsabilit\u00e0? I loro atti non sono ad essi imputabili?<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che non sono imputabili nel momento in cui sono compiti perch\u00e9 manca uno degli elementi indispensabili per costituire l&#8217;atto umano; ma hanno un&#8217;imputabilit\u00e0 indiretta, remota, che i teologi chiamano &quot;volontario in causa&quot; poich\u00e9 costoro potevano prevedere le conseguenze che sarebbero derivate dall&#8217;intemperanza del bere, dal far uso di stupefacenti, dal contrarre l&#8217;abitudine di bestemmiare ecc. e perci\u00f2 non sono esenti da colpa.\u00bb<\/p>\n<p>Pasquale Margreth \u00e8 autore di ben tre corsi di religione, uno per le scuole medie inferiori e due per le scuole medie superiori, tutti editi negli anni Cinquanta e Sessanta dall&#8217;Editore Del Bianco di Udine.<\/p>\n<p>Il primo, intitolato \u00abChristianus sum\u00bb, \u00e8 articolato in tre volumi: \u00abIl Credo\u00bb, \u00abI comandamenti\u00bb e \u00abI Sacramenti\u00bb.<\/p>\n<p>Il secondo, \u00abVeritas et vita\u00bb, \u00e8 in cinque volumi: \u00abLe verit\u00e0 fondamentali della fede\u00bb, \u00abCristo e l&#8217;opera sua\u00bb, \u00abLa morale\u00bb, \u00abDio, autore della Grazia\u00bb, \u00abDio, Cristo, la Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p>Il terzo, \u00abPastor bonus\u00bb, \u00e8 anch&#8217;esso in cinque volumi: \u00abIncontro al Messia\u00bb, \u00abIl Redentore\u00bb, \u00abIl dogma cattolico\u00bb, \u00abLa morale cattolica\u00bb, \u00abLa vita della Grazia\u00bb.<\/p>\n<p>Il brano che abbiamo proposto, tratto dal secondo capitolo del quarto volume del \u00abPasto bonus\u00bb, tratta, come si \u00e8 visto, del problema della responsabilit\u00e0 individuale per le azioni compiute, ovvero, se si preferisce l&#8217;espressione, del libero arbitrio. Questione veramente centrale nel quadro dell&#8217;etica cristiana, se \u00e8 vero che principalmente su di essa, dopo una lunga gestazione, si \u00e8 attuata la scissione fra mondo protestante e mondo cattolico; e, al tempo stesso, questione controversa quant&#8217;altre mai, se \u00e8 vero che sia i protestanti che i cattolici si rifanno essenzialmente ai due medesimi autori, San Paolo e Sant&#8217;Agostino, per sostenere il proprio punto di vista.<\/p>\n<p>Sia come sia (non \u00e8 certo questa la sede per tentare di dirimere la questione), il problema circa la responsabilit\u00e0 degli atti individuali \u00e8, in qualsiasi societ\u00e0 &#8211; da quella dei cacciatori di renne dell&#8217;Artico, a quella degli Egizi al tempo dei Faraoni, alla nostra odierna &#8211; quello, probabilmente, di maggiore rilevanza per i suoi riflessi sulla vita comunitaria; anche perch\u00e9 da esso dipende tutta l&#8217;impostazione del fatto educativo, nonch\u00e9 la filosofia del premio e del castigo.<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 notato come, per Pasquale Margreth &#8211; che, del resto, non pretende di parlare a titolo personale, ma soltanto di esporre in maniera chiara e fedele la dottrina cristiana in proposito &#8211; non vi sono dubbi circa il fatto che la persona \u00e8 individualmente responsabile degli atti che compie (a parte casi particolari, che del resto vengono considerati con una certa minuziosit\u00e0); che la sua responsabilit\u00e0 davanti a Dio \u00e8 altra cosa di quella davanti alle leggi dello Stato; che \u00e8 giusto, quindi, parlare di premi e di castighi per le azioni umane; che \u00e8 giusto e doveroso sforzarsi di insegnare ai giovani, fin dall&#8217;inizio, quale sia la differenza fra Bene e Male; e, in ultima analisi, che il Bene e il Male esistono, e che non \u00e8 possibile confonderli o svuotarli di significato.<\/p>\n<p>Si tratta di un linguaggio duro, per gli orecchi dei cittadini del terzo millennio, evoluti e postmoderni, e tutti imbevuti della \u00abfilosofia del sospetto\u00bb di Freud e di qualche altro cattivo maestro del secolo appena trascorso; perch\u00e9, a sentire i discorsi dei m\u00e2itres-\u00e1-penser della post-modernit\u00e0, tutti scaltriti, dialettici, politicamente corretti e, ovviamente, progressisti, viene da pensare che Bene e Male non siano stati altro che il sogno di qualche pazzo teologo medievale, e che l&#8217;uomo odierno, libero da pregiudizi e superstizioni, possa benissimo impostare la propria vita senza dedicarvi neppure un pensierino.<\/p>\n<p>Il concetto stesso di peccato, che \u00e8 la logica conseguenza dell&#8217;impostazione personalistica e volontaristica cristiana, viene a cadere nell&#8217;ottica della modernit\u00e0, che, da Kant in poi, non crede pi\u00f9 alla metafisica e si fa beffe dei sogni dei \u00abvisionari\u00bb i quali parlano ancora del Paradiso e dell&#8217;Inferno; e, al suo posto, non rimane che il laico concetto di errore.<\/p>\n<p>La differenza non \u00e8 di pura terminologia, ma di sostanza. Un errore \u00e8 uno sbaglio della ragione; un peccato, \u00e8 una disobbedienza alla legge divina.<\/p>\n<p>Nel quadro di riferimento esposto da Pasquale Margreth, la legge divina \u00e8 stata data agli uomini affinch\u00e9 si regolino nella via che conduce alla salvezza, ossia al ritorno a Dio Padre: non \u00e8 la Legge ebraica, che giustifica l&#8217;uomo davanti a Dio, e nemmeno la Legge dei teologi protestanti, che \u00e8 fatta per essere violata, in quanto totalmente abolita dall&#8217;Amore misericordioso di Dio; ma \u00e8 la Legge che Dio ha dato agli uomini, creature libere e intelligenti, fatte a sua immagine e somiglianza, affinch\u00e9 imparino a conoscerLo e si rendano degne di ottenere la salvezza, mediante l&#8217;esercizio del libero arbitrio.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, nella visione dell&#8217;uomo e della societ\u00e0 che traspare dalle pagine di monsignor Margreth, vi sono parecchie cose che stridono con la nostra sensibilit\u00e0 di cittadini del terzo millennio; a cominciare da quella premessa antropocentrica, per cui l&#8217;uomo soltanto sarebbe stato eletto da Dio a esercitare la propria preminenza sul mondo, quasi che gli animali e le piante, per non parlare degli innumerevoli altri mondi abitati dell&#8217;universo, non avessero altro scopo che fare da sfondo alla sua grandezza solitaria.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure, si sar\u00e0 notato che, nella esposizione di Margreth, sembrerebbe che la cosiddetta responsabilit\u00e0 remota, propria di chi agisce in stato di alterazione dovuta, per esempio, all&#8217;alcool od a sostanze stupefacenti, si applichi solo ad atti come l&#8217;abbandonarsi alla bestemmia; mentre oggi, nella societ\u00e0 del benessere (si fa per dire&#8230;), qualsiasi disgraziato in preda ai fumi dell&#8217;alcool o agli effetti della droga, se ne va in giro come minimo in automobile, e, in quello stato, \u00e8 in grado di falciare la vita di parecchie persone in una volta sola.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, preghiamo il lettore di non soffermarsi n\u00e9 sugli aspetti teologici, n\u00e9 su quelli pratici, che possono apparire eccessivamente datati, e che sono espressione di una societ\u00e0 profondamente diversa dalla attuale, bench\u00e9 siano trascorse, in fondo, appena due generazioni e forse ancora meno; bens\u00ec di riflettere sul nucleo centrale di quella visione, confrontandola con quella attuale: o, per dir meglio, con la totale assenza, nella societ\u00e0 e nella cultura odierna, di una proposta educativa e morale complessiva, basata sul concetto della responsabilit\u00e0 individuale.<\/p>\n<p>Viviamo in un mondo in cui sembra che nessuno sia pi\u00f9 responsabile di niente. Il ragazzo che spegne, per gioco, il mozzicone della sigaretta sul braccio del compagno durante la ricreazione, non ha fatto, in fondo, nulla di cos\u00ec grave, a detta dei suoi genitori che lo difendono davanti al preside (parliamo di cose viste e vissute personalmente). Allo stesso modo &#8211; e ci si perdoni l&#8217;enormit\u00e0 del salto etico, ma il concetto \u00e8 sempre quello &#8211; il pilota dell&#8217;aereo che sganci\u00f2 la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, bruciando in un inferno di fuoco la vita di centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini inermi, non ha fatto altro che eseguire gli ordini.<\/p>\n<p>E potremmo continuare a lungo: il direttore della banca che ha causato la dissoluzione dei risparmi di una intera vita di un anziano pensionato, gettandolo in miseria proprio quando la salute e l&#8217;et\u00e0 lo renderebbero pi\u00f9 esposto e bisognoso, non \u00e8 responsabile di nulla, perch\u00e9 gli investimenti che ha fatto col denaro dei risparmiatori sono stati decisi a livello superiore, ed egli non ha fatto che eseguirli, al massimo esprimendo un semplice parere tecnico&#8230;<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>E allora, che si sia credenti o che non lo si sia, forse sarebbe proprio il caso di tornare a recuperare il concetto della responsabilit\u00e0 individuale; a insegnarlo ai bambini, fin da piccoli, con l&#8217;esempio dei genitori oltre che con le parole (\u00abverba volant, exempla trahunt\u00bb); e, soprattutto, a recuperare il suo logico presupposto filosofico: la bont\u00e0 del disegno complessivo in cui \u00e8 inscritta la nostra vita, e la libert\u00e0 e la volontariet\u00e0 dei nostri atti morali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di monsignor Pasquale Margreth, importante figura della vita culturale e spirituale friulana, scomparso ormai da non pochi anni, le nuove generazioni non sanno praticamente nulla, nemmeno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[178,202],"class_list":["post-27705","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-italia","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27705"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27705\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27705"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27705"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}