{"id":27696,"date":"2015-07-28T09:37:00","date_gmt":"2015-07-28T09:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/da-quando-parole-e-cose-hanno-divorziato-vaghiamo-nel-nulla-come-don-chisciotte\/"},"modified":"2015-07-28T09:37:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:37:00","slug":"da-quando-parole-e-cose-hanno-divorziato-vaghiamo-nel-nulla-come-don-chisciotte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/da-quando-parole-e-cose-hanno-divorziato-vaghiamo-nel-nulla-come-don-chisciotte\/","title":{"rendered":"Da quando parole e cose hanno divorziato, vaghiamo nel nulla come Don Chisciotte"},"content":{"rendered":"<p>Parole e cose non comunicano pi\u00f9, non s&#8217;illuminano a vicenda, come avveniva per i nostri avi; ora esse hanno divorziato, si sono divise, procedono le une indipendentemente dalle altre, senza legami significativi, senza collegamenti profondi. Questa \u00e8 una delle manifestazioni del dramma dell&#8217;uomo moderno, sempre pi\u00f9 solo e confuso, sempre pi\u00f9 lontano dalla verit\u00e0 e dal mondo rassicurante, per quanto faticoso, delle certezze. La sua fatica \u00e8 diventata sterile, perch\u00e9 egli sa che non lo avvicina pi\u00f9 d&#8217;un solo passo alla verit\u00e0. Eppure, nell&#8217;anelito alla verit\u00e0 sta il significato della sua esistenza: egli non l&#8217;ha scordato e, nonostante tutto, il suo cuore \u00e8 trafitto dalla nostalgia per quel mondo cos\u00ec vicino, e ormai cos\u00ec lontano, nel quale erano chiare le distinzioni fra la verit\u00e0 e l&#8217;errore, fra la bellezza e la bruttezza, fra il bene e il male, fra la giustizia e l&#8217;ingiustizia.<\/p>\n<p>La prima, grave frattura si \u00e8 verificata, secondo Michel Foucault, a partire dalla met\u00e0 del XVII secolo: essa coincide con la crisi e la perdita della legge della rassomiglianza, secondo la quale tutto il reale \u00e8 intessuto da una fitta trama di correlazioni e di similitudini fra le parole e le cose, fra la scrittura e la descrizione della realt\u00e0. A questa legge si \u00e8 venuta sostituendo la teoria della rappresentazione: parole e cose non si rassomigliano pi\u00f9, non concorrono allo stesso fine; il reale \u00e8 interamente occupato da un sistema di segni che ne circoscrive lo spazio in un sistema di ordine e relazioni. Dal punto di vista scientifico e filosofico, per esempio, questo significa che non \u00e8 pi\u00f9 vero ci\u00f2 che \u00e8 vero, ma che \u00e8 ragionevole ci\u00f2 che si pu\u00f2 mostrare e descrivere per mezzo della ragione, ovvero per mezzo di un sistema coerente di segni. Il linguaggio diventa grammatica generale; gli esseri diventano storia naturale; e i bisogni diventano una analisi delle ricchezze. Il mondo dei significati si \u00e8 matematizzato &#8212; come voleva il &quot;buon&quot; Galilei &#8212; e agli individui concreti, alla realt\u00e0 vivente, si \u00e8 sostituita una fitta trama di corrispondenze e relazioni, di schemi e di formulazioni universali, di teoremi e di leggi. In altri termini, la parola se ne va per conto suo, senza pi\u00f9 preoccuparsi di descrivere la realt\u00e0: la reinventa, cos\u00ec come la filosofia pretende di ignorare la questione dell&#8217;essere e si concentra sempre pi\u00f9 sul problema del soggetto conoscente, che costruisce il mondo, tutto il &quot;suo&quot; mondo, per mezzo dell&#8217;atto conoscitivo.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio del XIX secolo si verifica, per Foucault, la seconda frattura: la &quot;finitudine&quot;, con tutto il suo peso e la sua staticit\u00e0, scende e si posa sul mondo della parola, creando una ulteriore barriera nei confronti delle cose. Al posto della grammatica generale, avanza la &quot;parola&quot;, isolata e indeclinabile; al posto della storia naturale, la &quot;vita&quot;, con tutta la sua carica irrazionalistica e incontrollabile, potenzialmente distruttiva, proprio perch\u00e9 pretende di essere auto-sufficiente e auto-evidente. In luogo dell&#8217;analisi delle ricchezze,ad esempio, si pone il &quot;lavoro&quot;, formula astratta dentro la quale si finisce per smarrire il senso immediato dell&#8217;uomo e del suo dramma quotidiano, pur se le ideologie progressiste &#8212; aggiungiamo noi &#8212; pretendono di proiettare tale dramma sullo scenario soteriologico di una palingenesi che, ad ogni modo, si compir\u00e0 al di sopra dell&#8217;individuo concreto e, se necessario, anche contro di lui. L&#8217;uomo, a partire dalla Rivoluzione industriale, \u00e8 abbandonato sempre di pi\u00f9 all&#8217;estraneit\u00e0 nei confronti del mondo, alla indecifrabilit\u00e0 del reale, alla illusoriet\u00e0 della conoscenza e, pi\u00f9 ancora, della comunicazione.<\/p>\n<p>Vale la pena di riprendere la pagina iniziale dedicata da Foucault al caso emblematico di Don Chisciotte, il nuovo anti-eroe di questo mondo stranito, ove parole e cose hanno definitivamente consumato il loro divorzio (da: M. Foucault, \u00abLe parole e le cose. Un&#8217;archeologia delle scienze umane\u00bb; titolo originale: \u00abLes mots set les choses\u00bb, Paris, Gallimard, 1966; traduzione dal francese di Emilio Panaitescu, Milano, Rizzoli, 1967, pp. 61-63):<\/p>\n<p>\u00abCon i loro giri e rigiri le avventure di Don Chisciotte tracciano il limite: in esse hanno termine i giochi antichi della somiglianza e dei segni; in esse gi\u00e0 nuovi rapporti si stringono. Don Chisciotte non \u00e8 l&#8217;uomo della stavaganza ma piuttosto il pellegrino meticoloso che fa tappa davanti a tutti i segni della similitudine. \u00e8 l&#8217;eroe del Medesimo. Non riesce ad allontanarsi dalla familiare pianura che si stende attorno all&#8217;Analogo, proprio come non riesce ad allontanarsi dalla sua angusta provincia. Incessantemente la percorre, senza mai varcare le frontiere nette della differenza n\u00e9 raggiungere il cuore dell&#8217;identit\u00e0. Egli stesso \u00e8 fatto a somiglianza dei segni. Lungo grafismo magro come una lettera, eccolo emerso direttamente dallo sbadiglio dei libri. L&#8217;intero suo essere non \u00e8 che linguaggio, testo, fogli stampati, storia gi\u00e0 scritta. \u00c8 fatto di parole intersecate; \u00e8 scrittura errante nel mondo in mezzo alla somiglianza delle cose. Non del tutto per\u00f2: nella sua realt\u00e0 di povero hidalgo non pu\u00f2 infatti divenire il cavaliere soltanto ascoltando da lontano l&#8217;epopea secolare che formula la Legge. Il libro \u00e8 pi\u00f9 il suo dovere che la sua esistenza. Senza posa deve consultarlo per sapere che fare e che dire e quali segni dare a se stesso e agli altri per mostrare che la sua natura \u00e8 la stessa del testo dal quale \u00e8 uscito. I romanzi di cavalleria hanno scritto una volte per tutte la prescrizione della sua avventura. E ogni episodio, ogni decisione, ogni impresa saranno segni del fatto che Don Chisciotte \u00e8 realmente somigliante a tutti i segni da lui ricalcati.<\/p>\n<p>Ma se vuole essere loro somigliante \u00e8 perch\u00e9 dimostrarli, \u00e8 perch\u00e9 ormai i segni (leggibili) non somigliano pi\u00f9 agli esseri (visibili). Tutti quei testi scritti, tutti quei romanzi stravaganti sono appunto senza uguali; nessuno al mondo \u00e8 mai stato ad essi somigliante; il loro linguaggio infinito resta in sospeso senza che alcune similitudine arrivi mai a riempirlo; possono bruciare tutti e per intero, la figura del mondo non ne rester\u00e0 cambiata. Somigliando ai testi di cui \u00e8 il testimone, il rappresentante, l&#8217;analogo reale, Don Chisciotte deve fornire la dimostrazione e farsi portatore del segno indubitabile che dicono il vero, che sono il linguaggio del mondo. Gli tocca adempiere la promessa dei libri. \u00c8 suo compito rifare l&#8217;epopea, ma in senso inverso: questa narrativa (pretendeva narrare gesta reali, promesse alla memoria; Don Chisciotte invece deve colmare con la realt\u00e0 i segni, senza contenuto, della narrazione. La sua avventura sar\u00e0 una decifrazione del mondo: un percorso minuzioso per rilevare sull&#8217;intera superficie della terra le figure che mostrano che i libri dicono il vero. La prodezza deve diventare prova: consiste non gi\u00e0 nel trionfare realmente &#8212; \u00e8 per questo che la vittoria \u00e8 in fondo irrilevante &#8212; ma nel trasformare la realt\u00e0 in segno. In segno attestante l&#8217;esatta conformit\u00e0 dei segni del linguaggio alle cose stesse. Don Chisciotte legge il mondo per dimostrare i libri. E non fornisce a s\u00e9 prove diverse dal luccichio delle somiglianze.<\/p>\n<p>Tutto il suo cammino \u00e8 una ricerca delle similitudini: le pi\u00f9 tenui analogie vengono sollecitate come segni assopito che occorre risvegliare perch\u00e9 riprendano a parlare. Le greggi, le fantesche, le locande ridiventano il linguaggio dei libri nella misura impercettibile in cui somigliano ai castelli, alle dame, agli eserciti. Somiglianza ogni volta delusa che trasforma la prova cercata in derisione e lascia per sempre vuota la parola dei libri. Ma la non-similitudine stessa ha il proprio modello da essa servilmente imitato: lo trova nella metamorfosi dei maghi. Per cui tutti gli indici della non-somiglianza, tutti i segni che mostrano che i testi scritti non dicono il vero, somigliano al gioco dell&#8217;incantesimo che introduce con l&#8217;astuzia la differenza nell&#8217;indubitabile della similitudine. E poich\u00e9 questa magia \u00e8 stata prevista e descritta nei libri, la differenza illusoria da essa introdotta non sar\u00e0 mai altro che una somiglianza stregata. Un segno supplementare quindi del fatto che i segni somigliano alla verit\u00e0.<\/p>\n<p>&quot;Don Chisciotte&quot; traccia il negativo del mondo del Rinascimento; la scrittura ha cessato di essere la prosa del mondo; le somiglianze e i segni hanno sciolto la loro antica intesa; le similitudini deludono, inclinano alla visione e al delirio; le cose restano ostinatamente nella loro ironica identit\u00e0: sono soltanto quello che sono; le parole vagano all&#8217;avventura, prive di contenuto, prive di somiglianza che le riempia; non contrassegnano pi\u00f9 le cose; dormano tra le pagine dei libri in mezzo alla polvere. La magia, che consentiva la decifrazione del mondo scoprendo le somiglianze segrete sotto i segni, non serve pi\u00f9 che a spiegare in termini di delirio perch\u00e9 le analogie sono sempre deluse. L&#8217;erudizione che leggeva come un testo unico la natura e i libri \u00e8 rimandata alle sue chimere: deposti sulle ingiallite pagine dei volumi, i segni del linguaggio non hanno pi\u00f9 come valore che la tenue finzione di ci\u00f2 che rappresentano. La scrittura e le cose non si somigliano, Tra esse, Don Chisciotte vaga all&#8217;avventura.\u00bb<\/p>\n<p>Il concetto centrale di questa analisi, secondo noi, \u00e8 l\u00e0 dove Foucault sostiene che a Don Chisciotte \u00e8 toccato in sorte di adempiere le promesse dei libri, ossia di &quot;inverare&quot; le storie di cavalleria degli autori antichi, con i loro paladini, i loro castelli ed i loro incantesimi. Don Chisciotte, dunque, non vive nella dimensione reale, ma in quella virtuale d&#8217;un riflesso letterario: \u00e8 il personaggio mancato, che lotta per portare in scena il &quot;suo&quot; dramma, esattamente come i Sei Personaggi di Pirandello. E chi non vede come questo schema mentale \u00e8 anche lo stesso di Emma Bovary, la quale non vive la &quot;sua&quot; vita, ma si strugge per adempiere, nella vita, le vaghe promesse contenute nei libri della sua adolescenza, sfavillanti di sogni indistinti e di mai vedute felicit\u00e0 sentimentali? E chi non vede come questa \u00e8, precisamente, la condizione dell&#8217;uomo moderno, dell&#8217;uomo moderno in quanto tale: sempre pi\u00f9 &quot;personaggio&quot;, ossia sempre pi\u00f9 estraneo a se stesso e protagonista di una storia che non \u00e8 la sua, ma di un altro, di un &quot;doppio&quot; elusivo e inafferrabile, che possiede ci\u00f2 che a lui manca: l&#8217;essenza; ma che manca di ci\u00f2 che lui possiede: l&#8217;esistenza concreta, reale?<\/p>\n<p>Ecco, allora, che il compito necessario e doveroso per gli uomini del nostro tempo \u00e8 quello di rinunciare non gi\u00e0, come voleva Emil Cioran, alla \u00abtentazione di esistere\u00bb, ma, tutto al contrario, alla tentazione di proiettarsi in una dimensione virtuale, nella quale egli si smarrisce, allo stesso modo in cui si sono smarrite le relazioni fra le parole e le cose, per cui le parole non significano pi\u00f9 nulla, e ciascuno le adopera a suo modo, volendo significare quello che a lui soltanto \u00e8 chiaro, ma che rimane fatalmente oscuro a tutti gli altri (un procedimento di cui ha usato, e abusato, tanta poesia moderna, specialmente nell&#8217;ambito dell&#8217;ermetismo; per non parlare del teatro dell&#8217;assurdo, dell&#8217;arte informale e di avanguardie come il dadaismo e il surrealismo).<\/p>\n<p>Tornare ad essere se stesso; tornare ad essere persona: questo \u00e8 il compito che si pone agli uomini del nostro tempo, dopo tanti smarrimenti pseudo metafisici e dopo tanti arzigogoli intellettualistici; tornare ad essere reale, vivo, pensante e operoso nella realt\u00e0 concreta d&#8217;ogni giorno. Perch\u00e9 di uomini e donne che si credono d&#8217;essere ci\u00f2 che non sono, che giocano a fare l&#8217;imitazione di un modello ideale (magari di qualche personaggio della televisione, squallidamente narcisista: altro che la generosa, disinteressata nobilt\u00e0 di Don Chisciotte&quot;!); che recitano &#8212; fuori parte &#8212; una commedia, o forse una tragedia, che non appartiene loro, ma che si sentono in dovere d&#8217;interpretare, perch\u00e9 tale ritengono essere il copione del &quot;progresso&quot; e della modernit\u00e0, ce ne sono fin troppi. Cos\u00ec come ci sono fin troppe citt\u00e0 che non sono citt\u00e0, strade che non sono strade, case che non sono case; opere d&#8217;arte che non sono opere d&#8217;arte, scoperte scientifiche che non sono scoperte scientifiche, sistemi di pensiero che non sono sistemi di pensiero. Proiettati sempre pi\u00f9 nella dimensione virtuale, versione rivista e aggiornata della supposta razionalit\u00e0 kantiana ed hegeliana, gli uomini moderni, le cose che realizzano e le parole che pronunciano, soffrono sempre pi\u00f9 di un deficit di realt\u00e0, di collegamento organico, di reciproca armonia: sono schegge impazzite che vagano a cascaccio in una specie di delirio universale, contrabbandato per il migliore dei mondi possibili.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di risvegliarsi, di riscuotersi; di restituire significato alle parole, di restaurare relazioni di significato fra le cose e le parole che adoperiamo; di ripristinare un generale orizzonte di senso. L&#8217;ubriacatura \u00e8 durata anche troppo: \u00e8 ora di smaltire la sbornia. E di tornare alla seriet\u00e0 della vita, alla sua bellezza e alla sua quota di necessaria sofferenza.<\/p>\n<p>Il tradimento, l&#8217;infedelt\u00e0, forse, sono incominciati da qui: dal non aver voluto accettare la quota di sofferenza che la vita porta con s\u00e9, e solo mediante la quale \u00e8 dato progredire e gustarne interamente l&#8217;autentica bellezza, svelarne l&#8217;intimo significato. Senza la sofferenza, la vita sarebbe un tragico scherzo; invece si \u00e8 creduto il contrario: che essa sia un tragico scherzo perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 quella. La fuga davanti alla seriet\u00e0 della vita ha prodotto l&#8217;allucinazione dell&#8217;uomo moderno, uomo-massa per eccellenza: senza radici, senza identit\u00e0, senza valori, e senza neppure il senso del proprio soffrire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parole e cose non comunicano pi\u00f9, non s&#8217;illuminano a vicenda, come avveniva per i nostri avi; ora esse hanno divorziato, si sono divise, procedono le une<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-27696","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27696","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27696"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27696\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27696"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27696"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27696"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}