{"id":27695,"date":"2009-01-12T10:03:00","date_gmt":"2009-01-12T10:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/12\/una-parola-di-speranza-per-chi-vive-la-malattia-e-langoscia-della-morte\/"},"modified":"2009-01-12T10:03:00","modified_gmt":"2009-01-12T10:03:00","slug":"una-parola-di-speranza-per-chi-vive-la-malattia-e-langoscia-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/12\/una-parola-di-speranza-per-chi-vive-la-malattia-e-langoscia-della-morte\/","title":{"rendered":"Una parola di speranza per chi vive la malattia e l&#8217;angoscia della morte"},"content":{"rendered":"<p>La prima volta che mi accadde, fu molti anni fa.<\/p>\n<p>Ero giovane, ma tutt&#8217;altro che spensierato; avevo appena terminato il servizio militare e, restituito ai problemi veri della vita di ogni giorno, sentivo il bisogno imperioso di un momento di pace e tranquillit\u00e0. Cos\u00ec me ne andai in montagna, per pochi giorni; ciliegina sulla torta, nel sorpassare un camion ebbi un incidente che poteva costarmi la pelle e, di fatto, mi cost\u00f2 una bella sommetta dei miei sudati risparmi.<\/p>\n<p>Lass\u00f9 non avevo amici, non conoscevo nessuno; passavo il tempo a leggere e a fare lunghe camminate per i boschi. La notte, mi visitavano in sogno i fantasmi delle cose spiacevoli da cui ero perseguitato.<\/p>\n<p>Una sera, nell&#8217;alberghetto in cui alloggiavo, mi avvicin\u00f2 un&#8217;altra pensionante, abbastanza giovane e dall&#8217;aspetto fine, per quel che posso ricordare. Dopo alcune frasi generiche, ella port\u00f2 la conversazione su un tema che non mi sarei aspettato. Non fu esplicita; tuttavia, anche se parlava in modo velato, compresi che alludeva a una malattia grave e, forse, alla prospettiva di una vita non molto lunga che aveva davanti a s\u00e9.<\/p>\n<p>Non saprei dire se furono il disagio e l&#8217;imbarazzo, o l&#8217;assoluta mancanza di argomenti adatti, ci\u00f2 che mi indusse a riportare deliberatamente il discorso su temi di carattere generale; forse &#8211; non ricordo pi\u00f9 &#8211; con qualche evasiva frase di incoraggiamento e di solidariet\u00e0 per la condizione di chi deve affrontare una difficile malattia.<\/p>\n<p>Lei annu\u00ec e sorrise, ma non insistette; un sorriso malinconico che, se ho dimenticato tutto il resto, compresi i tratti del suo volto, mi \u00e8 tuttavia rimasto impresso per tutto questo tempo. Era la malinconia di chi non vuole scaricare un peso troppo grande sul prossimo e si ritira in buon ordine, sapendo che la propria angoscia \u00e8 incomunicabile.<\/p>\n<p>Ci augurammo la buona notte e ci lasciammo; il tutto non era durato che pochi minuti e mi lasci\u00f2 una strana impressione, quasi di un&#8217;esperienza onirica, e una vaga scontentezza &#8211; verso di me o verso qualche cosa &#8211; che indugi\u00f2 ancora per un certo tempo. Non rividi pi\u00f9 quella giovane donna o, se la rividi, non riprendemmo la conversazione; del resto, mi trattenni in quel paesino solo per pochissimi giorni, quindi me ne tornai in citt\u00e0; e, ben presto, il ricordo dello strano episodio si attenu\u00f2 e scomparve dalla coscienza.<\/p>\n<p>\u00c8 passato tantissimo tempo da quell&#8217;episodio, e solo una volta o due mi \u00e8 accaduto di ritornarvi col pensiero.<\/p>\n<p>Ora comprendo quello che, se non fosse stato per la mia giovinezza e inesperienza, avrebbe dovuto apparirmi pi\u00f9 che evidente: quella persona era angosciata da un peso terribile, quello di una grave malattia e, forse, dalla prospettiva di una fine non lontana; e aveva avuto l&#8217;impressione che in me, uno sconosciuto, avrebbe potuto trovare un orecchio amico per accogliere il suo grido di sgomento e, magari, ricevere qualche parola di conforto.<\/p>\n<p>Io non avevo saputo dargliela, non per cattiveria, ma per ritrosia al pensiero di entrare cos\u00ec, da un momento all&#8217;altro, nel mondo pi\u00f9 intimo di un altro essere umano, di cui non sapevo nulla di nulla; non avevo capito che gi\u00e0 il fatto di avermi \u00abscelto\u00bb era stato un dono, da parte sua: un dono di fiducia, di stima, di umana simpatia.<\/p>\n<p>Il pudore dei sentimenti, propri ed altrui, \u00e8 una caratteristica tipica dell&#8217;animo friulano; evidentemente la mia parte friulana aveva avuto il sopravvento nella breve lotta che si era svolta in me, mentre quella infelice sconosciuta, che certo doveva essere divisa tra la vergogna e il bisogno d&#8217;aiuto, mi faceva quelle vaghe e pur chiare allusioni.<\/p>\n<p>Ora mi capita di nuovo.<\/p>\n<p>Se c&#8217;\u00e8 una tela misteriosa che tesse la trama della nostra vita e la ricama di fatti altamente significativi, che solo la nostra superficialit\u00e0 liquida come mere coincidenze, ebbene la posso riconoscere anche nel fatto che essa mi ha ricondotto, per la seconda volta, in presenza di una situazione analoga.<\/p>\n<p>\u00c8 come se volesse offrirmi una seconda possibilit\u00e0, una seconda occasione per dire quelle parole che allora non ho saputo esprimere.<\/p>\n<p>Che cosa avrei dovuto dire, dunque, a quella giovane donna, in quella sera di tanti anni fa, in quel piccolo albergo di montagna?<\/p>\n<p>Che cosa si pu\u00f2 dire a chi vive la condizione di una malattia grave e deve fare i conti con il pensiero di un possibile congedo dalle cose amate?<\/p>\n<p>In verit\u00e0, i filosofi antichi &#8211; Seneca, per esempio &#8211; si erano specializzati in un preciso genere letterario, la \u00abconsolatio\u00bb, rivolto appunto a questo tipo di situazioni. Ma il retroterra materiale, culturale e spirituale dell&#8217;uomo moderno &#8211; per non dire dell&#8217;uomo post-moderno &#8211; \u00e8 talmente cambiato in questi duemila anni, che la nostra anima difficilmente si potrebbe appagare di forbiti ragionamenti e di eleganti considerazioni filosofiche.<\/p>\n<p>A dispetto di tutto il positivismo e lo scientismo, che costituiscono il quadro \u00abufficiale\u00bb della cultura odierna, oggi, quando \u00e8 sola e angosciata all&#8217;idea della malattia e della morte, l&#8217;anima umana non si contenta del Logos raziocinante: ha bisogno di un altro cibo, pi\u00f9 immediato e sostanzioso, pi\u00f9 aderente alla vita di ogni giorno.<\/p>\n<p>Ecco, forse avrei dovuto prendere la mano di quella persona tormentata e trasmetterle un sorriso di profonda comprensione umana.<\/p>\n<p>Forse non sarebbe stato importante che cosa le avrei detto, ma come glielo avrei detto; o forse sarebbe bastato che facessi silenzio e la incoraggiassi, tacitamente, a parlare, a sfogare la piena della sua angoscia e della sua solitudine.<\/p>\n<p>Vi sono vari generi di silenzio: vi \u00e8 quello dell&#8217;indifferenza e quello della empatia. Quest&#8217;ultimo, probabilmente, \u00e8 il pi\u00f9 adatto a porsi accanto a una persona angosciata e spaventata; a compatirla, nel senso etimologico di \u00abcum patire\u00bb, soffrire con lei.<\/p>\n<p>Per chi si sente in fondo al nero pozzo della malattia e della solitudine che ne deriva, non esistono parole che siano, di per se stesse, consolatorie: le parole, in quanto tali, non consolano nessuno. Ma esiste un modo di pronunciarle che pu\u00f2 gettare un fascio di luce e di speranze in quel buio pozzo simile ad un carcere.<\/p>\n<p>Socrate, per consolare i suoi amici in vista del distacco imminente, parlava loro dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima; e anche i sacerdoti fanno lo stesso, parlando di Dio e della sua infinita amorevolezza, della sua misericordia verso ogni singolo essere umano.<\/p>\n<p>Certo, sono discorsi nobilissimi e importanti; ma, in genere, si dimostrano efficaci finch\u00e9 si parla in astratto, quando si vuole edificare il prossimo stando un po&#8217; sulle generali.<\/p>\n<p>L&#8217;anima in preda all&#8217;angoscia, nel vivo dramma della lotta per sopravvivere, non vuole, per\u00f2, essere edificata, ma semplicemente vuole essere amata. Vuole sapere che \u00e8 importante per le altre anime, che altri esseri soffrono con lei e per lei; che la loro compassione la prende per mano e l&#8217;accompagna nel tratto pi\u00f9 difficoltoso del cammino, sui sassi e sulle spine.<\/p>\n<p>I filosofi, di solito, non amano togliersi le scarpe e camminare scalzi sui sassi e sulle spine, per accompagnare il cammino di una singola anima sofferente; loro parlano all&#8217;umanit\u00e0, non ai singoli, concreti esseri umani (con qualche eccezione, per fortuna; come quella di Kierkegaard, uno dei pochi veri maestri del XIX secolo).<\/p>\n<p>Certo, non li si pu\u00f2 biasimare troppo per questo; in fondo, non \u00e8 il loro mestiere. Il loro mestiere \u00e8 quello di mostrare le vie che conducono verso la verit\u00e0; ci\u00f2 che l&#8217;uomo comune fa o non fa delle loro indicazion,i \u00e8 cosa che non li riguarda.<\/p>\n<p>E tuttavia, non \u00e8 un argomento terribile contro la filosofia, il dire che essa pretende di spiegare le ragioni ultime delle cose, ma non sa prendere per mano il singolo essere umano, compatirlo nella sua sofferenza, accompagnarlo a piedi scalzi sui sassi e sulle spine, nel tratto pi\u00f9 difficile del suo cammino esistenziale?<\/p>\n<p>Perci\u00f2, cara amica, che i sentieri misteriosi della vita hanno condotto fino a bussare alla mia porta, non ho speciali parole da dirti in quest&#8217;ora di solitudine e di angoscia, oltre a quelle che ho gi\u00e0 detto e scritto tante volte, in decine e centinaia di scritti.<\/p>\n<p>Posso solo farti sentire che tua anima \u00e8 amata; posso solo togliermi idealmente le scarpe e accompagnarti sui sassi e sulle spine di questo tuo difficile cammino.<\/p>\n<p>Non hai bisogno di parole di conforto, ma di conforto; e il conforto non si pu\u00f2 esprimere a parole, in casi come questo, ma solo col silenzio.<\/p>\n<p>\u00c8 un silenzio che parla.<\/p>\n<p>La tua anima non \u00e8 sola; qualcuno ti tiene per mano.<\/p>\n<p>Io prego che la pace sia con te.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta che mi accadde, fu molti anni fa. 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