{"id":27693,"date":"2018-07-22T06:51:00","date_gmt":"2018-07-22T06:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/22\/parliamo-di-fumetti\/"},"modified":"2018-07-22T06:51:00","modified_gmt":"2018-07-22T06:51:00","slug":"parliamo-di-fumetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/22\/parliamo-di-fumetti\/","title":{"rendered":"Parliamo di fumetti"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in un concetto, in una frase, l&#8217;effetto che producono, e, probabilmente, l&#8217;obiettivo cui mirano i fumetti delle ultime due generazioni, diremmo cos\u00ec: <em>la normalizzazione<\/em> dell&#8217;orrore; di tutto ci\u00f2 che \u00e8 abnorme, patologico, orribile, disgustoso, perverso, abominevole, ributtante. \u00c8 difficile quantificare l&#8217;entit\u00e0 del disastro che questo diluvio di fumetti spazzatura producono nella mente e nel cuore dei lettori; su un pubblico di giovami, o giovanissimi, deve essere un effetto micidiale, anche se si pu\u00f2 sperare che, paradossalmente, proprio l&#8217;assuefazione a simili schifezze, la mitridatizzazione dovuta alla loro continua frequentazione, anche su internet e nei giochi elettronici, tenda a smorzare alquanto l&#8217;impatto complessivo. Del resto, la caratteristica delle ultime generazioni di fumetti \u00e8 quella di rivolgersi sempre meno a un pubblico di bambini (bambini, peraltro, resi precocemente adulti da uno stile di vita, imposto loro dagli adulti, che li espropria della loro infanzia) e sempre pi\u00f9 a un pubblico maturo, il quale evidentemente vi trova un mediocre surrogato dei suoi sogni proibiti: generazione di nuovi adulti frustrati, ridotti a fantasticare macabri sogni di morte e putrefazione, di smembramenti e necrofilia. Se \u00e8 la domanda che crea l&#8217;offerta, se ne deve desumere che lo stato di salute intellettuale e spirituale delle ultime generazioni \u00e8 semplicemente disastroso, una via di mezzo fra l&#8217;impotenza e l&#8217;angoscia esistenziale e un tremendo desiderio, a stento represso, di distruzione e apocalisse (come accade nel film <em>Un giorno di ordinaria follia<\/em> di Joel Schumacher, del 1993, dove un bravo cittadino americano finisce per impazzire e seminare spavento e insensati omicidi per le strade di una metropoli disumana, attanagliata dall&#8217;afa estiva e da un pauroso ingorgo automobilistico).<\/p>\n<p>Con ci\u00f2 non vogliamo dire che tutti i fumetti, specialmente per adulti, siano spazzatura e agiscano in modo fortemente antieducativo; molti sono semplicemente indifferenti, e alcuni sono addirittura buoni, sia per la qualit\u00e0 della grafica, sia per l&#8217;intelligenza e il buon gusto dei soggetti e della scrittura. Tuttavia, \u00e8 indubbio che una gran quantit\u00e0 di fumetti esercita un influsso esiziale, addirittura demoniaco, sui lettori; e il fatto che una simile merce sia molto richiesta, attesta fino a che punto sia profondo il malessere della cosiddetta societ\u00e0 del benessere, e come la cultura abbia clamorosamente fallito nel compito di fornire risposte adeguate: fallimento in cui hanno parte proprio quei mezzi di comunicazione elettronici, dei quali ci si era illusi che avrebbero dato un importante contributo alla cultura per innalzare il livello di consapevolezza, di maturit\u00e0 e di autonomia intellettuale del pubblico. Coi fumetti \u00e8 successa la stessa cosa che si \u00e8 verificata con la televisione: la loro diffusione ha comportato un abbassamento proporzionale della qualit\u00e0 e si \u00e8 quindi tradotta in un vero e proprio imbarbarimento del pubblico; il quale, da parte sua, pare che non desiderasse niente di meglio che trovare dei mezzi a buon mercato (in tutti i sensi) per regredire a uno stato mentale di tipo barbarico. Gli avvoltoi si sono subito precitati sul ghiotto affare e subito \u00e8 decollata una spaventosa industria del brutto, dell&#8217;orripilante e del mostruoso, ossia l&#8217;equivalente &quot;democratico&quot; e a basso costo degli <em>snuff movies<\/em>, film a base di violenze e omicidi <em>veri<\/em>, destinati al mercato clandestino per un pubblico di pervertiti disposti a pagare molto denaro in cambio di emozioni &quot;proibite&quot;. Inutile dire che l&#8217;ipocrisia di questi soggettisti, disegnatori ed editori senza scrupoli, ha avanzato la pretesa di fare del fumetto &quot;artistico&quot;, un po&#8217; come i registi di film pornografici pretendono di fare anche&#8217;essi, a loro modo, del cinema d&#8217;arte; quando non si sono spinti a pretendere di fare dei fumetti &quot;intelligenti&quot;, di denuncia sociale, eccetera, vale a dire di critica dei meccanismi alienanti della societ\u00e0 odierna, eccetera; salvo il piccolo particolare che, di tali meccanismi alienanti e perversi, quei signori hanno fatto la loro grande occasione per arricchirsi e imporre i loro spregevoli prodotti.<\/p>\n<p>E adesso, come abbiamo gi\u00e0 fatto per il cinema, per la letteratura e per la filosofia, servendoci di alcune &quot;voci&quot; di <em>Wikipedia<\/em>, diamo una rapidissima sbirciata a questo mondo di fumetti per adulti che pretendono di dire cose di un certo spessore, o di un certo significato, mentre, di fatto, si limitano a pescare nel torbidi di un immaginario collettivo sempre pi\u00f9 torbido e degradato.<\/p>\n<p>Cominciamo da <em>Dylan Dog<\/em>, fumetto horror cerato nel 1986 da Tiziano Sclavi (testi) e Claudio Villa (disegni), che, cin le sue 120.000 copie mensili vendute, \u00e8 il secondo fumetto pi\u00f9 venduto in Italia dopo <em>Tex<\/em>. Dalla biografia del protagonista (solo la parte iniziale, prima dei vent&#8217;anni):<\/p>\n<p><em>Nel\u00a01686\u00a0un\u00a0galeone\u00a0inglese naviga capitanato da\u00a0Dylan, uno scienziato e\u00a0alchimista\u00a0londinese alla ricerca dell&#8217;ingrediente mancante per il siero dell&#8217;immortalit\u00e0. A differenza dei viaggi precedenti in questo \u00e8 accompagnato dalla moglie\u00a0Morgana\u00a0e dal figlio Dylan jr per evitare che il piccolo soffra eccessivamente della mancanza del padre.\u00a0Il bambino, tra l&#8217;altro, ha gi\u00e0 cominciato a sviluppare, a causa di ci\u00f2, una sorta di complesso di Edipo. Grazie alla cattura di un mollusco Dylan riesce a completare il siero insieme all&#8217;antidoto per evitare la trasformazione in zombi. Morgana sperimenta il siero per prima per far s\u00ec che suo marito possa eventualmente intervenire se non dovesse funzionare. Il siero e l&#8217;antidoto sembrano fare effetto e allora Dylan sr. si inietta il siero ma non l&#8217;antidoto a causa dell&#8217;ammutinamento dell&#8217;equipaggio che uccide il capitano che grazie al siero risorge sotto forma di zombi e massacra l&#8217;equipaggio. Morgana riesce a iniettare l&#8217;antidoto al marito ma \u00e8 ormai tardi e l&#8217;uomo recupera solo in parte la sua coscienza. Nel frattempo i marinai risorgono come zombie. Interviene il mollusco marino che si rivela essere un demone acquatico (che si scoprir\u00e0 poi essere una delle incarnazioni del gatto magico Cagliostro) che punisce le ambizioni dello scienziato sdoppiandolo: una parte viene condannata a vivere per\u00a0666\u00a0anni in esilio su un\u00a0asteroide\u00a0mentre l&#8217;altra diventa un&#8217;incarnazione del demone\u00a0Abraxas\u00a0e rimane sulla Terra. Con il nome di Xabaras\u00a0(anagramma di Abraxas) riesce a contrastare la rivolta degli zombi e a ricondurre il galeone a\u00a0Londra\u00a0dove affonda. Abbandona\u00a0Morgana\u00a0e il figlio per poter dedicarsi alle sue ricerche. La donna oramai immortale viene imprigionata e messa a dormire in eterno in una bara di vetro dentro il galeone mentre il bambino viene affidato a un orfanotrofio dove il piccolo Dylan riceve la visita dell&#8217;entit\u00e0 marina che aveva sdoppiato il padre e che lo porta avanti nel tempo nello stesso orfanotrofio ma intorno al\u00a01956. Xabaras pentitosi di aver abbandonato il figlio si reca all&#8217;orfanotrofio per riprenderselo ma scopre che \u00e8 misteriosamente scomparso. Tali sono il desiderio e la necessit\u00e0 di ritrovarlo che Cagliostro decide di trasportare anche lui nella Londra\u00a0del\u00a0XX secolo.<\/em><\/p>\n<p>E ora <em>Kerry Kross<\/em>, fumetto &quot;giallo&quot; creato nel 1994 da Max Bunker, pseudonimo di Luciano Secchi, per i testi, e Dario Perucca per i disegni. La storia:<\/p>\n<p><em>Ex-agente dell&#8217;FBI, e ora investigatrice privata, abilissima nella lotta e nell&#8217;uso delle armi da fuoco di cui si serve senza esitazione in caso di necessit\u00e0, prendendo qualche volta addirittura la legge nelle sue mani. Kerry Kross, lunghi capelli biondi, alta, atletica e bellissima, si trova perfettamente a suo agio sia nella lucida ed attillata tuta da motociclista, che indossa quando si sposta per le strade di\u00a0Los Angeles\u00a0sulla sua potente\u00a0Harley-Davidson, sia quando, in\u00a0tailleur\u00a0o eleganti abiti da sera, esercita tutto il fascino della sua femminilit\u00e0, spesso ma non solo in funzione del suo mestiere.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Kerry \u00e8 apertamente\u00a0lesbica\u00a0e il suo grande amore \u00e8 Melania Reynolds, sua compagna ai tempi dell&#8217;universit\u00e0\u00a0di legge (facolt\u00e0 che Kerry aveva scelto per seguire le orme di suo padre, morto tragicamente come sua madre e suo fratello), e con la quale aveva avuto una breve ma intensa relazione prima che questa decidesse di lasciarla per sposarsi, e da questo matrimonio nascesse una figlia, la piccola Janine. Pur sfogando la sua frustrazione con amanti occasionali, Kerry non si \u00e8 mai rassegnata, e ha continuato negli anni a frequentare l&#8217;amica. Le due donne si sono con il tempo riavvicinate, dopo che Melania \u00e8 rimasta vedova ed ha avuto bisogno dell&#8217;aiuto di Kerry per proteggere lei e sua figlia dalla suocera che appresi i suoi trascorsi sessuali stava cercando di portarle via la bambina. Ma presto lo spirito opportunistico di Melania ha ripreso il sopravvento, quando ha intravisto la possibilit\u00e0 di un nuovo matrimonio che potesse assicurarle un futuro ricco ed agiato. Kerry per\u00f2, nonostante i tentativi di Melania di tenerla a distanza, non riuscendo ad accettare di perdere nuovamente il suo primo amore, e arrivata a sviluppare una vera e propria ossessione per lei, giunge perfino a rapirla nel vano tentativo di impedirle di risposarsi. Resasi finalmente conto che la loro storia \u00e8 finita, Kerry ha rinunciato a Melania, accontentandosi di vederla occasionalmente come una delle sue partner di una notte. L&#8217;amore non corrisposto non \u00e8 tuttavia l&#8217;unico problema di Kerry: la donna ha nella testa una scheggia metallica, residuo di un attentato organizzato proprio dal capo della divisione dell&#8217;FBI per cui lavorava, Mister Harlington, che ha cercato di vendicarsi di lei per avergli insidiato la moglie. Scampata miracolosamente all&#8217;esplosione che ha causato la morte di un suo collega, la donna si porta quindi dietro questa spada di\u00a0Damocle\u00a0(la scheggia non \u00e8 estraibile chirurgicamente e potrebbe ucciderla in ogni momento) che prima l&#8217;ha costretta a rinunciare alla sua carriera, spingendola ad aprire un&#8217;agenzia investigativa ed a vivere costantemente al limite, sfidando la morte ogni giorno, &quot;alla ricerca&quot; come la rimprovera sempre Nancy, la giovane segretaria, sua unica collaboratrice, &quot;della pallottola che la uccider\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>The cannibal family<\/em> (non c&#8217;\u00e8 bisogno di tradurlo) \u00e8 un fumetto horror creato da Rossano Piccioni e Stefano Fantelli che si caratterizza per le immagini particolarmente truculente e i contenuti quanto mai repulsivi, di una violenza e un sadismo raccapriccianti; in assenza di una &quot;voce&quot; su <em>Wikipedia<\/em>, abbiamo attinto dal sito <em>Lo spazio bianco. Nel cuore del fumetto<\/em>:<\/p>\n<p><em>Durante la seconda guerra mondiale un soldato italiano, Alfredo Petronio, viene ferito a morte. Due suoi commilitoni, nel tentativo di salvarlo, si aggirano per i boschi di Caserta fino a imbattersi in un casolare sperduto dove vivono un macellaio e sua figlia. Saranno costoro a salvare Alfredo da morte certa, cucinando per lui la carne dei suoi compagni. Una volta compreso quanto avvenuto Alfredo non reagisce con violenza: al contrario, sembra quasi rendersi conto di avere un ruolo predestinato che va oltre quello del semplice soldato in una guerra mondiale devastante. Lo sguardo e i gesti di Petronio nell&#8217;ultima vignetta sono indicativi di quest&#8217;aspetto del suo carattere, che verr\u00e0 successivamente esteso alla sua famiglia nelle sequenze ambientate nel presente.<br \/>\nLa serie, infatti, \u00e8 strutturata come un racconto parallelo tra il passato di Alfredo Petronio e il presente di un ormai ottantenne ex-militare e della sua famiglia cannibale. I Petronio, quindi, vengono cresciuti con una ben precisa missione, che nella visione del capostipite \u00e8 quella di essere una sorta di anticorpo contro i mali della societ\u00e0 (&#8230;).<\/em><\/p>\n<p><em>Il protagonista della serie, grazie al tratto stilizzato e sporco del disegnatore abruzzese (che fa anche un ampio uso del nero, in netto contrasto con il tratto chiaro dei disegnatori del presente), emerge in tutto il suo diabolico carisma. La forza di questa caratterizzazione viene poi ribadita dallo stesso Piccioni, che scrive e disegna la storia d&#8217;appendice del 4\u00b0 numero. Lo stesso ritmo narrativo sembra giovarne, con una netta differenza stilistica rispetto alla storia di Fantelli: Piccioni, infatti, si permette di giocare con la griglia, avendo comunque come base quella a tre strisce di tre vignette ciascuna (gi\u00e0 utilizzata sul 2 su testi di Andrea Cavalletto), riuscendo cos\u00ec a gestire al meglio il ritmo narrativo. Come nella scena del taglio della parte superiore della testa di una delle vittime del prete nazista, coprotagonista della storia e futuro avversario di Petronio: il ritmo dell&#8217;azione viene infatti guidato prima da una tavola di tre strisce dove viene visualizzato il colpo dell&#8217;ascia, mentre nella tavola successiva, costituita da tre strisce di tre vignette ciascuna, viene rappresentata la caduta del corpo della donna. In quest&#8217;ultima pagina l&#8217;assenza di onomatopee, presenti in quella precedente, in un certo senso aumenta il senso di inquietudine, repulsione e claustrofobia del lettore, che viene automaticamente portato a immaginare il rumore delle ossa che si separano una dall&#8217;altra.<\/em><\/p>\n<p>Indipendentemente dalla diversa qualit\u00e0 di questi e di altri fumetti (e qui ci siamo limitati ad alcuni fra i meno peggiori), quel che emerge \u00e8 la loro azione di normalizzazione del male, del brutto, della violenza variamente declinata (anche se, ipocritamente, la responsabilit\u00e0 di essa viene fatta ricadere sempre sui personaggi &quot;cattivi&quot;, terroristi, nazisti, serial killer, ecc.). Come avevamo gi\u00e0 notato in un articolo specificamente dedicato alle storie di Kerry Kross (cfr. <em>Kerry Kross \u00e8 parte di una strategia per &quot;normalizzare&quot; il relativismo etico?<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 25\/08\/12 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 19\/10\/17), il minimo che ci si pu\u00f2 aspettare da questo tipo di fumetti, oltre alle dosi sempre pi\u00f9 massicce di violenza, crudelt\u00e0 e sadismo (ma si sa che una certa scuola di pensiero sostiene che tale violenza \u00e8 utile per scaricare sul piano dell&#8217;immaginazione gli istinti distruttivi che le persone, altrimenti, non saprebbero come esprimere, se non nella vita reale) \u00e8 che il lettore si abitui a considerare come cosa perfettamente normale la bisessualit\u00e0 e l&#8217;omosessualit\u00e0. Kerry Kross \u00e8 lesbica, come \u00e8 lesbica la sua &quot;collega&quot; Legs Weaver dell&#8217;omonimo fumetto (creato nel 1991 da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna, ma durato solo una decina d&#8217;anni come albo indipendente), e non nasconde affto le sue tendenze e i suoi desideri erotici. E come un ragazzino, dopo una decina di anni passati davanti al televisore, ha introiettato l&#8217;idea che l&#8217;omicidio, la rapina, lo stupro siano delle cose perfettamente &quot;normali&quot;, nel senso che accadono ogni giorno e pu\u00f2 compierle chiunque, cos\u00ec, dopo essere stato bombardato da alcune decine o centinaia di film, programmi televisivi, testi di canzoni e fumetti che presentano l&#8217;omosessualit\u00e0 come un orientamento assolutamente normale, finisce per crederlo veramente, senza critica e senza contraddittorio, proprio come i signori dell&#8217;ideologia gender vogliono, e come stanno facendo, con opera sistematica e capillare, facendosi accettare come &quot;esperti&quot; negli asili d&#8217;infanzia e nelle scuole elementari per parlare di &quot;educazione sessuale&quot;, cio\u00e8, in pratica, per fare propaganda a favore della ideologia LGBT.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro aspetto deplorevole del fumetto per adulti, l&#8217;assurda pretesa di presentarsi come strumento di riflessione, d&#8217;indagine, addirittura di meditazione filosofica. I pi\u00f9 pretenziosi fra i personaggi del mondo del fumetto si abbandonano a dissertazioni, elucubrazioni e veri e propri sermoni, distribuiscono ai lettori pillole di saggezza, veicolano idee folli e aberranti con una patina di intellettualismo d&#8217;accatto, che li rende particolarmente insidiosi. Non si deve sottovalutare nemmeno l&#8217;effetto negativo di questo aspetto del fumetto. Finch\u00e9 un onesto fumetto western, come <em>Tex,<\/em> ci dispensa qualche sentenza da giustiziere, del tipo: <em>cos\u00ec finiscono i malviventi e quanti disprezzano la legge<\/em>, accompagnata da un bell&#8217;<em>amen<\/em> di Kit Carson, si resta nell&#8217;ambito della simpatica ironia, accettabilissima pur se un tantino declamatoria e sopra le righe. Ma quando Dylan Dog si mette a pontificare e a dissertare, con piglio meditabondo, allora bisogna aspettarsi che un certo numero di sprovveduti lettori afferrino al volo quelle frasi, che le prendano sul serio, che le rimuginino e le tirino fuori alla prima occasione, magari nel compito d&#8217;italiano al liceo o in una conversazione fra amici, trovandole comode quali sostituti di una vera cultura filosofica, dato che permettono di esibire citazioni e meditazioni che, pur essendo in genere terribilmente banali, hanno, per\u00f2, una certa qual apparenza di forbitezza e perfino di originalit\u00e0 e profondit\u00e0. Ora l&#8217;individualista di massa della societ\u00e0 moderna non chiede nulla di meglio per simulare quella cultura che, in realt\u00e0, non possiede, e che in fondo neppure gl&#8217;interessa, dato che \u00e8 sufficiente averne l&#8217;apparenza, proprio come il ricco rifatto si accontenta di esibire, nel salotto della sua casa, una libreria sui cui scaffali fanno bella mostra di s\u00e9 i dorsi (ma soli i dorsi!) di libri coi titoli di autori famosi, classici della letteratura e del pensiero che, in realt\u00e0, non ha mai letto e che mai si prender\u00e0 il disturbo di leggere, (cfr. il nostro articolo <em>Che Dio ci scampi e liberi dai fumetti, quando si mettono a far (cattiva) filosofia<\/em>, il 25\/10\/2017).<\/p>\n<p>Conclusione: leggiamo pure i fumetti, ma facendo delle scelte responsabili e mettendoci nella giusta prospettiva mentale. Che una persona matura e padrona di s\u00e9, si conceda un po&#8217; di evasione, qualche volta anche con storie ed immagini &quot;forti&quot;, \u00e8 una cosa accettabile. Ma che un pubblico indifferenziato, formato in gran parte da persone poco mature, o troppo giovani e inesperte, sia esposto continuamente e massicciamente all&#8217;influsso di fumetti &quot;gialli&quot;, fantasy, horror, popolati da assassini, sadici, vampiri, mostri e lupi mannari, o addirittura da demoni vomitati dall&#8217;inferno, e ove si vedono torture, decapitazioni, squartamenti e ogni sorta di efferatezze fisiche e morali, ci\u00f2 non pu\u00f2 non avere, a lungo andare, effetti molto gravi. L&#8217;immaginario di quei lettori si abitua all&#8217;orrore, al mostruoso, al repellente. In tal modo, non solo il loro senso estetico, ma anche il loro senso morale, finiscono per subire una tremenda deformazione, alla quale, forse, non si potr\u00e0 rimediare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in un concetto, in una frase, l&#8217;effetto che producono, e, probabilmente, l&#8217;obiettivo cui mirano i fumetti delle ultime due generazioni, diremmo cos\u00ec: la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27693","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27693","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27693"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27693\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27693"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27693"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27693"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}