{"id":27688,"date":"2018-08-20T08:29:00","date_gmt":"2018-08-20T08:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/20\/parigi-1919-tre-contro-uno\/"},"modified":"2018-08-20T08:29:00","modified_gmt":"2018-08-20T08:29:00","slug":"parigi-1919-tre-contro-uno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/20\/parigi-1919-tre-contro-uno\/","title":{"rendered":"Parigi 1919: Tre contro Uno"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec: la vittoria italiana del 1918 fu realmente mutilata dai suoi alleati alla Conferenza di Parigi del 1919. Nei nostri libri di storia si parla dei <em>Quattro<\/em> Grandi &#8212; Wilson, Lloyd George, Clemenceau e Orlando &#8211; ma nei libri inglesi, francesi e americani si parla dei <em>Tre<\/em> Grandi: l&#8217;Italia doveva restare una potenza minore, questo era l&#8217;obiettivo degli alleati. Obiettivo che \u00e8 rimasto una costante della politica inglese, francese e americana, da allora e fino ai nostri giorni. A puro titolo d&#8217;esempio, crediamo sia di un certo interesse vedere come si svolse la discussione, posta da Orlando il 12 maggio 1919, sul tonnellaggio austro-ungarico da destinarsi all&#8217;Italia quale risarcimento per le perdite subite dalla flotta italiana durante la guerra (da Luigi Aldrovandi Marescotti, <em>Guerra diplomatica. Ricordi e frammento di diario, 1914-1919<\/em>, Milano, Mondadori, 1938, pp. 323-327):<\/p>\n<p><em>ORLANDO: Debbi sollevare una questione di speciale interesse per l&#8217;Italia, in connessione con le riparazioni da parte dell&#8217;Austria e dell&#8217;Ungheria. Si tratta della questione del tonnellaggio adriatico. A mio modo di vedere le disposizioni che sono state applicate per la distribuzione del tonnellaggio nemico, con riferimento alla Germania, non possono applicarsi all&#8217;Austria-Ungheria. Si tratta infatti di tonnellaggio appartenente a porti che non saranno pi\u00f9 austro-ungarici, ma diverranno italiani o jugoslavi. Se questi bastimenti venissero sottratti ai poti italiani o jugoslavi, ci\u00f2 equivarrebbe a decretare la morte dei porti stessi.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Dove si trovano questi bastimenti?<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: Sono stati sequestrati dagli alleati e vengono ora adoperati in Mediterraneo a beneficio degli alleati. Sorge la questione: a chi apparterranno essi nell&#8217;avvenire?<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Non ho bene inteso che cosa venga proposto.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Se l&#8217;Italia deve avere una quota dei bastimenti tedeschi, non \u00e8 possibile usare il trattamento ora suggerito per le navi austro-ungariche. Ci\u00f2 sarebbe ingiusto per le Potenze del Nord.<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: I bastimenti austriaci non rappresentano un aumento del tonnellaggio italiano. Essi infatti corrispondono ad uno speciale servizio economico che era interamente distinto dagli sviluppi mercantili italiani. Dire che l&#8217;acquisto di questi bastimenti compenserebbe l&#8217;Italia per le perdite del tonnellaggio subite non regge, se si considera che questo tonnellaggio forma parte integrale dei porti che l&#8217;Italia viene ora ac acquistare; porti che hanno per proprio conto necessit\u00e0 di tonnellaggio loro proprio.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Non capisco che cosa voglia dire.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Credo di aver compreso. Non avrei nulla a dire se l&#8217;Italia rinunciasse alla sua quota di tonnellaggio tedesco, per rifarsi sulla marina mercantile austro-ungarica. Il maggiore sforzo della guerra contro la Germania \u00e8 stato fatto dalla Gran Bretagna e dalla Francia; pur tuttavia stato deciso di assegnare all&#8217;Italia una quota sul tonnellaggio tedesco. Ma se l&#8217;Italia dovesse avere una quota sul tonnellaggio del Paese contro cui non ha combattuto, e, in aggiunta, tutta la flotta mercantile del Paese contro cui si \u00e8 battuta realmente, non potrei comprendere su quale principio dio giustizia e di equit\u00e0 sarebbe fondata la sua domanda.<\/em><\/p>\n<p><em>WILSON: Il signor Orlando pensa che il tonnellaggio austro-ungarico sia come una unit\u00e0 che non debba essere rimossa dal mare Adriatico.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Sono molto sorpreso del modo con cui la questione \u00e8 stata posta. Sarebbe altrettanto giusto non rimuovere la flotta del Mare del Nord da quel mare. I bastimento tedeschi trafficanti nel Mare del Nord sono altrettanto essenziali per quei porti quanto gli austriaci che trafficano nell&#8217;Adriatico. Ci\u00f2 non ostante il governo britannico non ha mai pensato di avanzare una domanda di questo genere. (Con gran forza): Questa \u00e8 la domanda pi\u00f9 straordinaria che io abbia mai sentito.<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: Vorrei pregare di esaminare la questione sotto un altro aspetto. Mi rincresce l&#8217;effetto che la mia proposta ha prodotto sul signor Lloyd George. Ma io sono fermamente convinto che essa \u00e8 giusta. L&#8217;Italia sta per avere Trieste, che era un gran porto commerciale. Se per\u00f2 Trieste sar\u00e0 data all&#8217;Italia senza la sua flotta commerciale, l&#8217;Italia ricever\u00e0 una citt\u00e0 rovinata. Fu giustamente deciso che l&#8217;Alsazia non dovesse contribuire alle riparazioni. L&#8217;Alsazia-Lorena \u00e8 una regione rivierasca, e nel suo caso fu deciso che il tonnellaggio fluviale non dovesse essere incluso nel tonnellaggio tedesco da ripartirsi fra alleati in conto riparazioni, ma lasciato all&#8217;Alsazia. Ci\u00f2 che io domando \u00e8 l&#8217;applicazione dello stesso principio per Trieste: perch\u00e9, senza la flotta, Trieste sarebbe una citt\u00e0 rovinata.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Bisogna che la proporzione sia eguale. Se voi volete prendere tutto, al Nord e al Sud, non ci potremo intendere. Io non ero preparato a questo.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Io sono preparato a tutto.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: L&#8217;Inghilterra ha perduto un tonnellaggio formidabile.<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: Anche l&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Le perdite italiane non sono paragonabili a quelle britanniche.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Penso che, anche proporzionalmente, le perdite britanniche furono superiori a quelle italiane.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Sono interamente d&#8217;accordo con ci\u00f2 che ha detto il signor Lloyd George.<\/em><\/p>\n<p><em>WILSON: Vorrei sapere quello che il signor Orlando intende precisamente per flotta mercantile di Trieste. Tutti i bastimenti che trafficano con Trieste?<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: No: le navi registrate nel porto di Trieste.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Non ricordo bene quello che fu deciso circa il tonnellaggio del Reno, ma, a quanto mi dice ora Hankey, esso non potrebbe navigare in nessun altro luogo che sul Reno; mentre le navi registrate a Trieste possono essere adoperate, nella maggioranza, in ogni parte del mondo. Se l&#8217;Italia avesse avvertito di questi suo proposito, mi sarei opposto a che l&#8217;Italia ottenesse qualsiasi quota dei bastimenti tedeschi. Non \u00e8 possibile che l&#8217;Italia partecipi al tonnellaggio che prendiamo al nemico contro cui essa non ha combattuto, e che d&#8217;altra parte l&#8217;Italia si trattenga i bastimenti austro-ungarici. Non mi aspettavo questo, dopo tutto quello che abbiamo fatto per l&#8217;Italia nel fronte finanziario comune verso la Germania. Protesto vivamente contro tale proposta.<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: Constato con dolore che le mie idee di giustizia non corrispondono a quelle del signor Lloyd George.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: N\u00e9 alle mie. (&#8230;) Non vi voglio dar tutto. Non vi voglio dare cento milioni quando io ricevo quattro soldi. Voi chiamate questa, giustizia,io la chiamo l&#8217;ingiustizia suprema.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Ci\u00f2 che il signor Orando vuol dire \u00e8 che, poich\u00e9 nel trattato con la Germania si prendono soltanto bastimenti appartenenti a cittadini tedeschi, i bastimenti registrati a Trieste non debbano esser presi, perch\u00e9 gli abitanti di Trieste diventano cittadini italiani.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Ma essi non sono cittadini italiani sinch\u00e9 il Trattato con \u00e8 firmato.<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: Ma ai Paesi amici non si sono applicate le riparazioni. Se non si dar\u00e0 ragione alla mia proposta, accadr\u00e0 che l&#8217;Italia, praticamente, non avr\u00e0 nessuna riparazione in navi; perch\u00e9 essa dovr\u00e0 lasciare il tonnellaggio austro.-ungarico ai porti, e quindi non avr\u00e0 nessun compenso pel tonnellaggio che ha perduto.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Non riesco a comprendere come possa farsi simile proposta. Centinaia di migliaia di tonnellate di bastimenti sono state affondate per portar grano, carbone e munizioni all&#8217;Italia, ed ora gli alleati non dovrebbero aver parte nel tonnellaggio austriaco. In tal caso il tonnellaggio appartenente a Trieste e Pola sarebbe escluso perch\u00e9 i due porti diverrebbero italiani; ed i soli bastimenti da ripartirsi sarebbero quelli di Sebenico e Spalato e di altri porti jugoslavi; poich\u00e9 per\u00f2 gli Jugoslavi sono ora divenuti Serbi, e sono alleati, le principali Potenze alleate ed associate sarebbero completamente escluse anche da questi.<\/em><\/p>\n<p><em>WILSON: S\u00ec, per la stessa teoria.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: Ma se questo principio dovesse prevalere, noi non avremmo nemmeno un centesimo.<\/em><\/p>\n<p><em>ORLANDO: Avevo cominciato col dire che gli Jugoslavi avrebbero gli stessi diritti.<\/em><\/p>\n<p><em>CLEMENCEAU: \u00c8 ci\u00f2 che io dico.<\/em><\/p>\n<p><em>LLOYD GEORGE: Spero che non sar\u00e0 necessario dar conto al parlamento britannico di questa storia, per spiegare perch\u00e9 l&#8217;Inghilterra non ottenne nulla della flotta adriatica. Non so come potrei farlo.<\/em><\/p>\n<p>Si potrebbe continuare, ma crediamo che basti per dare un&#8217;idea del clima che regnava alla Conferenza di Parigi, da parte dei Tre Grandi, nei confronti dell&#8217;Italia, considerata un alleato minore, un alleato dalle pretese eccessive, subdole e levantine, che sfruttava ogni occasione per chiedere anche ci\u00f2 che non le spettava; o meglio, che essi vollero imprigionare in questo ruolo, per poterle poi negare in perfetta malafede ci\u00f2 che le spettava. Non vale la pena di seguire sino in fondo la discussione sui bastimenti della flotta austro-ungarica: essa si concluse con un compromesso accettabile, ma il punto non \u00e8 questo: il punto \u00e8 che l&#8217;Italia si lasci\u00f2 intrappolare e invischiare in una questioni assolutamente secondaria, mentre questioni ben pi\u00f9 grosse le venivano fatte passare sotto il naso, a sua insaputa o contro il suo interesse. Durante l&#8217;assenza dei delegati italiani, dovuta alla vergognosa esternazione del presidente Wilson che si rivolse alla stampa italiana scavalcando Orlando, del quale aveva messo in dubbio la capacit\u00e0 di rappresentare effettivamente il suo popolo, i Tre avevano deciso, calpestando gli accordi di San Giovanni di Moriana del 1917, di autorizzare la spedizione greca in Asia Minore, previa occupazione greca della zona di Smirne, cio\u00e8 una zona dell&#8217;Impero ottomano precedentemente assegnata all&#8217;Italia. Adesso a Orlando venne data tardiva notizia di ci\u00f2, e venne chiesto l&#8217;assenso italiano, anzi, venne chiesta la partecipazione a uno sbarco congiunto delle tre potenze europee, salvo lasciare ai greci la direzione delle operazioni effettive a terra. E tale questione, ben pi\u00f9 importante delle riparazioni navali austriache, venne fatta passare con relativa facilit\u00e0, dopo che il povero Orlando era stato messo in una situazione penosa, qualche ora prima, grazie a una discussione dai toni offensivi, nella quale lo si volle dipingere come un profittatore delle fatiche e dei sacrifici altrui, che voleva sia una quota del tonnellaggio tedesco, sia tutto il tonnellaggio austriaco. Notiamo, di sfuggita, che Orlando fece male a non ribattere che l&#8217;Italia aveva combattuto anche contro la Germania, mentre rimase in silenzio quando Lloyd Gorge e Clemenceau dicevano e ripetevano questa falsit\u00e0. Non solo l&#8217;Italia mand\u00f2 truppe sul fronte francese (il II Corpo d&#8217;armata del generale Albricci, forte di oltre 25.000 uomini), ma ne mand\u00f2 anche sul fronte macedone, a fianco dei suoi alleati; e attir\u00f2 contro di s\u00e9 truppe tedesche, distolte dal fronte russo, subendo, proprio per questo, la sconfitta di Caporetto. Anche nella guerra navale l&#8217;Italia sub\u00ec perdite ad opera della Marina tedesca, per cui \u00e8 assolutamente falso che essa abbia combattuto unicamente contro l&#8217;Austria-Ungheria (anche se \u00e8 vero che, contravvenendo al Patto di Londra, non dichiar\u00f2 guerra alla Germania che nel 1916). Inoltre \u00e8 chiaro che i Tre Grandi usarono due pesi e due misure quando si decise per l&#8217;Alsazia, e quando si discusse per Trieste. Nel primo caso, pass\u00f2 tranquillamente il principio che i cittadini alsaziani erano in realt\u00e0 francesi, quindi non si doveva accollare ad essi il peso delle riparazioni; nel secondo, pass\u00f2 il principio opposto, che i triestini erano cittadini austriaci, cio\u00e8 nemici, e quindi era perfettamente giusto che pagassero i danni di guerra sotto forma di tonnellaggio da consegnare agli alleati. Orlando vide questo diverso trattamento, ma non fu abbastanza abile nel denunciarlo: ripieg\u00f2 sull&#8217;argomento che se l&#8217;Italia non avesse avuto tutte le navi registrate a Trieste, non avrebbe recuperato le perite subite, mentre avrebbe dovuto insistere sul diverso trattamento riservati agli alsaziani e ai triestini. E se Clemenceau, come \u00e8 probabile, avesse replicato che gli alsaziani erano cittadini francesi prima che la Germania si annettesse la regione, nel 1871, Orlando avrebbe potuto replicare, appellandosi ai 14 punti di Wilson e al principio di nazionalit\u00e0, che i triestini erano sicuramente pi\u00f9 italiani di quanto gli alsaziani fossero francesi, cosa, quest&#8217;ultima, che era (ed \u00e8) tutta da dimostrare. Lo schema, comunque, era sempre lo stesso: si impegnava Orlando in una sfibrante e mortificante discussione su questioni tutto sommato secondarie, e intanto i Tre Grandi si spartivano il mondo, comprese le colonie tedesche e i territori non turchi dell&#8217;Impero ottomano. Si accoglieva ogni richiesta italiana come una specie d&#8217;insolenza e la si sottoponeva a un esame capillare, la si passava ai raggi X per mostrare che era eccesiva, irragionevole, contraddittoria; e intanto si faceva man bassa di territori, materie prime e risorse energetiche (il petrolio iracheno, per esempio) in tutta tranquillit\u00e0. Bisogna dire che i due soci pi\u00f9 cinici ed egoisti erano Clemenceau e Lloy George; Wilson per\u00f2, di fatto, si prestava al gioco, perch\u00e9, pur non avendo rivendicazioni da fare a nome degli Stati Uniti, sapeva di essere l&#8217;ago della bilancia e, di fatto, il socio di maggiorana, e col suo fare cattedratico, legnoso, arrogante, in pratica stava dalla parte degli jugoslavi e contro le richieste italiane, al punto che non avrebbe voluto dare all&#8217;Italia neppure l&#8217;Istria. Nello schema anglo-francese entravano poi le pedine minori: gli jugoslavi, giunti alla Conferenza di Parigi in maniera fortunosa, visto che nel 1914 esisteva solo la piccola Serbia, e che nel 1915 essa era stata spazzata via dalla lotta (e i resti del suo esercito erano stati portati in salvo, in gran pare, dalla Marina italiana!), e adesso i suoi inviati si presentavano a pretendere, a nome dei croati e degli sloveni (che i serbi disprezzavano e tenevano in posizione subordinata) sia il bacino di Klagenfurt, austriaco, sia tutta la Dalmazia, tutta l&#8217;Istria, Trieste, Gorizia e perfino la cosiddetta Slavia Veneta, cio\u00e8 quella zona del Friuli orientale che era entrata a far parte del Regno d&#8217;Italia fin dal 1866, con la terza guerra d&#8217;indipendenza. Incredibile arroganza d&#8217;una potenza <em>davvero<\/em> minore, che non aveva dato alcun contributo alla vittoria, e ora veniva a reclamare un bottino spropositato proprio a danno della nazione, l&#8217;Italia, che aveva riportato la vittoria decisiva sul nemico, l&#8217;Austria-Ungheria, dalla cui sconfitta era nato appunto il Regno dei serbi, croati e sloveni. Ovviamente i tre Grandi le reggevano il gioco, Clemenceau specialmente, in funzione anti-italiana: uno schema che si sarebbe ripetuto nel 1947, coi Trattati di Parigi, con De Gaulle al posto di Clemenceau e il maresciallo Tito al posto di Nicola Pasic.<\/p>\n<p>In generale, ci\u00f2 che appare palese \u00e8 che i Tre Grandi avevano buon gioco a metter sistematicamente l&#8217;Italia in minoranza, avendo essa implicitamente accettato il principio che <em>loro<\/em> avevano sconfitto il nemico principale, la Germania, mentre l&#8217;Italia si era battuta contro un nemico secondario, l&#8217;Astria-Ungheria. Lo stesso scenario geopolitico giocava a sfavore dell&#8217;Italia: la questione adriatica permise ai Tre Grandi di circoscrivere le rivendicazioni italiane in un ambito ristretto, mentre essi si spartivano l&#8217;orbe terracqueo. Fu un gravissimo errore, da parte di Orlando, accettare questa falsa partenza: l&#8217;Italia avrebbe dovuto presentarsi a Parigi con una visione strategica molto pi\u00f9 ampia, non insistere su questioni meramente territoriali e pretendere pari dignit\u00e0 e pari diritti a livello mondiale, in tutte le decisioni di portata pi\u00f9 vasta. Il destino dei territori ex turchi e delle colonie tedesche erano solo due delle questioni sulle quali l&#8217;Italia avrebbe dovuto pretendre d&#8217;essere coinvolta come socio a pieno titolo, e non lasciarsi confinare in uno scacchiere angusto, come l&#8217;Adriatico, dove fin\u00ec per non avere n\u00e9 ci\u00f2 che le spettava secondo il patto di Londra, la Dalmazia, n\u00e9 ci\u00f2 che le sarebbe spettato secondo il principio wilsoniano dell&#8217;autodecisione dei popoli, Fiume. \u00c8 vero che la delegazione italiana ci mise del suo, perch\u00e9 Orlando e Sonnino avevano opinioni radicalmente diverse e tale diversit\u00e0 non seppero risolvere, sicch\u00e9 la riversarono alla conferenza, di fronte agli alleati: Orlando era un liberale democratico e avrebbe voluto Fiume per il principio di nazionalit\u00e0, Sonnino era un nazionalista e un imperialista e voleva la Dalmazia ai termini del Patto di Londra. Il risultato fu che l&#8217;Italia rimase a becco asciutto e che, per definire una buona volta la sua nuova frontiera orientale, dovette fare da sola, mettendosi a un tavolo con la Jugoslavia, senza i suoi ex alleati, con il Trattato di Rapallo del 1920 (perfezionato nel 1924 da Mussolini con l&#8217;acquisizione di Fiume). Pi\u00f9 in generale, i delegati italiani si presentarono al tavolo della pace senza idee chiare sul ruolo di grande potenza che all&#8217;Italia spettava di fatto e di diritto, specie dopo la dissoluzione dell&#8217;Austria-Ungheria. Una grande potenza deve saper pensare in grande, non lasciarsi imprigionare in questioni marginali. Il fatto \u00e8 che una grande politica, non s&#8217;improvvisa, \u00e8 il frutto di una lunga tradizione, anche di tipo strettamente diplomatico. Ma il caso di Cavour mostra che anche una piccola potenza pu\u00f2 fare una grande politica. Quel che manc\u00f2 a Parigi nel 1919 fu uno statista, non diciamo della misura di Cavour, ma di una misura un po&#8217; pi\u00f9 grande di quella di Orlando. Il quale si comport\u00f2 da galantuomo (cosa che in seguito alcuni diplomatici alleati, come il l&#8217;americano House, avrebbero riconosciuto), ma fu messo facilmente nel sacco da tre volpi astute come quelle con cui ebbe a che fare. Bisogna pur dire, per equanimit\u00e0 storica, che alle spalle aveva un Paese sconquassato e sull&#8217;orlo della rivoluzione: cosa che indeboliva la sua posizione, e di molto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec: la vittoria italiana del 1918 fu realmente mutilata dai suoi alleati alla Conferenza di Parigi del 1919. 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