{"id":27681,"date":"2007-02-12T05:12:00","date_gmt":"2007-02-12T05:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/02\/12\/paracelso-ovvero-al-bivio-della-scienza-moderna\/"},"modified":"2007-02-12T05:12:00","modified_gmt":"2007-02-12T05:12:00","slug":"paracelso-ovvero-al-bivio-della-scienza-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/02\/12\/paracelso-ovvero-al-bivio-della-scienza-moderna\/","title":{"rendered":"Paracelso, ovvero al bivio della scienza moderna"},"content":{"rendered":"<p>Paracelso!<\/p>\n<p>Basta pronunziare questo nome per evocare un&#8217;atmosfera particolarmente suggestiva, carica di reminiscenze arcane, misteriose e, forse, vagamente inquietanti. Paracelso (1493-1541) fu medico, astrologo, teologo, mistico e mago: la sua figura originale e gigantesca domina il nostro immaginario a cinque secoli di distanza, con una forza non minore di quella con cui domin\u00f2 su quello dei suoi contemporanei. Ma perch\u00e9 questa forza, perch\u00e9 questa capacit\u00e0 di suggestione?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 che egli incarna un momento cruciale nella storia del pensiero occidentale e, in particolare, del pensiero medico-scientifico. Paracelso, uomo del Rinascimento nel miglior senso dell&#8217;espressione, \u00e8 l&#8217;ultimo insigne rappresentante di quella concezione magico-alchemico-astrologica che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che percorre, come un filo rosso, tutta la storia del pensiero scientifico occidentale pre-moderno. La sua opera venne ammirata, ma non ripresa dagli uomini del XVI secolo; e, qualche decennio dopo, con Francesco Bacone, Galilei e Cartesio, la scienza moderna imboccher\u00e0 una strada completamente diversa. La chimica, intesa come scienza puramente materialistica, si separer\u00e0 dall&#8217;alchimia (che propugnava la trasmutazione dello spirito <em>insieme<\/em> a quella dei corpi); l&#8217;astronomia, ridotta a geometria meccanicistica, si staccher\u00e0 dall&#8217;astrologia (che studiava i movimenti degli astri per meglio comprendere i loro influssi sul mondo sub-lunare). La medicina diverr\u00e0 una tecnica di guarigione strettamente riduzionistica, tale da ridurre il corpo di vita dell&#8217;essere umano a un corpo inerte e alienato, pura sommatoria di organi: un corpo che (come afferma il filosofo Umberto Galimberti, per altro senza lagnarsene e anzi plaudendo al supposto &quot;progresso&quot;) deve essere esaminato dal medico con lo stesso impassibile criterio di oggettivit\u00e0 con cui un biochimico potrebbe studiare al microscopio un pezzo di legno. La teologia \u00e8 stata relegata tra i dubbi saperi di un passato pre-scientifico; il misticismo viene guardato con sospetto e una punta di compatimento, oppure &quot;spiegato&quot; &#8211; e, possibilmente, &#8211; &quot;curato&quot;, dai moderni stregoni della mente, psicologi e psichiatri. Infine la magia \u00e8 stata demonizzata e scacciata nel regno tenebroso delle arti maledette o, nel migliore dei casi, nel museo archeologico ove lo scientismo e il positivismo trionfanti hanno relegato, in apposite vetrine di cristallo con tanto di cartellino esplicativo, i saperi in disarmo di un&#8217;epoca trascorsa per sempre, quando gli uomini erano vittime d&#8217;incredibili superstizioni n\u00e9 sapevano sbarazzarsi del mito, quest&#8217;ingombrante retaggio di un <em>altro<\/em> modo di attingere la conoscenza della natura, di un <em>altro<\/em> orizzonte gnoseologico.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che la concezione scientifica di Paracelso \u00e8 stata una vera e propria <em>summa<\/em> del paradigma rinascimentale. In essa spicca l&#8217;orgogliosa fiducia dell&#8217;uomo-microcosmo che osa alzare gli occhi al cielo e prendere in mano il proprio destino di creatura immortale, riassunta nel celebre aforisma: &quot;Non sia d&#8217;altri chi pu\u00f2 essere suo&quot;. Eppure, tale fiducia nella libera, gioiosa avventura dell&#8217;uomo nel mondo \u00e8 sempre accompagnata, in Paracelso, in una profonda consapevolezza dei limiti della natura mortale e dalla certezza &#8211; che \u00e8 frutto ad un tempo dello studio dei classici e dell&#8217;intuizione mistica &#8211; che &quot;esiste qualche cosa al di l\u00e0 della logica, come hanno dimostrato gli antichi, e che mediante lo splendore delle stelle irradia sull&#8217;uomo il riflesso della Luce divina, senza la quale noi non siamo altro che ciechi viandanti di un mondo destrutturato e svuotato di significato e di speranza.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, dunque, \u00e8 un micro-cosmo: punto di congiunzione fra l&#8217;umano e il divino, fra materia peritura e spirito eterno, fra realt\u00e0 naturale e soprannaturale. Certo, gli astri influenzano il suo destino; ma la luce degli astri \u00e8 peritura, mentre la Luce divina \u00e8 imperitura; e l&#8217;essere umano \u00e8 illuminato da entrambe le fonti, come lo \u00e8 ogni altra cosa dell&#8217;Universo: creatura anifibia, egli trova la sua dignit\u00e0 nella compresenza e nell&#8217;armonia fra le sue due nature, le sue due vocazioni: quella verso l&#8217;aldiqua e quella verso l&#8217;aldil\u00e0. Troppo spesso, tuttavia, egli dimentica il suo destino e si allontana dal divino progetto di cui \u00e8 espressione, trascurando tanto lo studio delle cose divine che di quelle naturali, tanto la fede quanto il sapere: e si fa bruto tra i bruti, creatura pesante della Terra che striscia nell&#8217;ombra, lungi dalla Verit\u00e0.<\/p>\n<p>Non si deve chiedere a Dio, d&#8217;altra parte, di intervenire continuamente nel mondo delle Sue creature: egli ha creato la Natura perfetta, e l&#8217;uomo pu\u00f2 trovae in essa la propria perfezione, adeguandosi a quella di lei. La Natura non commette errori, la <em>machina mundi<\/em> \u00e8 perfetta in quanto realizzata all&#8217;interno di un Progetto divino il cui scopo \u00e8 il Bene, e di cui l&#8217;uomo \u00e8 parte essenziale. Il senso del destoino umano, pertanto, sta nel riconoscere tale progetto e nell&#8217;accordarvisi, collaborando con esso secondo gli insegnamenti della Natura: in ci\u00f2 risiedono la sua grandezza e la sua dignit\u00e0. Non una creatura corporea senza residui, il cui pensiero e i cui sentimenti non sarebbero altro che secrezioni del corpo (non diversamente da come lo sono il sudore e i rifiuti organici, concezione cara alla scienza e alla filosofia materialista, da Democrito al gi\u00e0 citato Galimberti); ma una creatura che aspira all&#8217;eterno, <em>fatta a immagine e somiglianza del suo Creatore.<\/em><\/p>\n<p>Se Dio \u00e8 autore del mondo naturale, Egli \u00e8 anche il primo medico della Natura e, pi\u00f9 precisamente, \u00e8 l&#8217;autore della salute. La salute \u00e8 necessaria al corpo perch\u00e9 il corpo \u00e8 la casa dell&#8217;anima, e Dio non vuole che le malattie del corpo possano offuscare lo splendore e l&#8217;ardore di conoscenza che \u00e8 proprio dell&#8217;anima. La medicina <em>seconda<\/em>, pertanto (quella propria agli umani) \u00e8 investita pertanto di un duplice compito: curare il corpo <em>insieme<\/em> all&#8217;anima, poich\u00e9 il primo non potr\u00e0 mai godere della salute se non mettendosi in armonia con lo spirito immortale che lo abita e del quale \u00e8 il tempio, ossia l&#8217;anima. La medicina, pertanto, deve rivolgersi contemporaneamente ad entrambi i princ\u00ecpi vitali, quello mortale (il corpo) e quello immortale (l&#8217;anima); pi\u00f9 esattamente, deve rimetterli in armonia l\u00e0 dove un momentaneo squilibrio ne ha incrinato la giusta relazione reciproca. Religione, si ricordi, deriva da <em>religare,<\/em> cio\u00e8 legare, riunire di nuovo assieme: riunire ci\u00f2 che originariamente era un tutt&#8217;uno, ritrovare l&#8217;unitariet\u00e0 del proprio essere.<\/p>\n<p>Da tutto ci\u00f2 consegue, necessariamente, che la malattia si verifica sia quando il corpo si allontana dall&#8217;anima (ignorandone o misconoscendone il destino immortale), sia quando l&#8217;anima si allontana dal corpo, immergendosi nel flusso delle cose effimere e trascurando lo studio del suo ultimo destino. Non conoscere la destinazione ultima dell&#8217;essere umano, ecco la sorgente di molte malattie: e ci\u00f2 non senza ragione. Se la salute consiste nel ristabilire l&#8217;equilibrio e l&#8217;armonia fra anima e corpo, ammalarsi vuol dire disprezzare la vera conoscenza di s\u00e9 stessi e il giusto rapporto fra le parti dell&#8217;essere umano: dove il principio materiale \u00e8 posto al servizio di quello spirituale e non viceversa; ma dove il principio spirituale deve esplicare e realizzare la propria vocazione alla conoscenza e non appagarsi di una illusoria autosufficienza, di una <em>hybris<\/em> o dismisura che lo allontanerebbe dal Creatore, cio\u00e8 dalla sua giusta collocazione nel mondo.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il medico deve essere anche astrologo, teologo, mistico, mago e alchimista; deve conoscere le propriet\u00e0 naturali e quelle soprannaturali; deve saper vedere nel corpo del malato non una somma di organi puramente materiali, ma una scintilla di quel principio divino che si realizza in una felice sintesi di materia e spirito, di tempo ed eternit\u00e0. A differenza della moderna scienza medica, meccanicistica e riduzionistica, la concezione di Paracelso \u00e8 organicistica ed olistica: essa si confronta con un corpo di vita e non con un corpo artificiale ed alienato; con un corpo che \u00e8 abitacolo dell&#8217;anima e, quindi, sensibile ai suoi bisogni e alle sue aspirazioni, che non sono di questo mondo.<\/p>\n<p>Esattamente come la tanto disprezzata (dai moderni scienziati) medicina sciamanica, la medicina di Paracelso non limita il suo compito alla cura degli organi ammalati, ma al ristabilimento dell&#8217;equilibrio perduto fra anima e corpo: equilibrio, si direbbe, che la societ\u00e0 moderna ha perduto a causa di uno stavolgimento della sua concezione dell&#8217;uomo e del mondo. Infatti, in un mondo desacralizzato e privato di senso, il corpo alienato dal suo principio superiore non pu\u00f2 che vivere in uno stato di cronica malattia. Se le stelle che brillano in cielo non sono altro che fornaci nucleari in lento collasso; se minerali, piante e animali non sono che vile <em>res extensa<\/em>, materia bruta cui solo si attinge per sfruttarne il potenziale economico, accumulando senza posa prodotti di scarto; se nessuno spirito, benevolo o malefico, popola pi\u00f9 il nostro mondo, essendo fuggito da luoghi e sostanze che altro per noi non sono se non risorse da saccheggiare e rifiuti da espellere a ritmo sempre pi\u00f9 vorticoso: allora non ci resta che strisciare come vermi su una Terra desolata, divorandoci l&#8217;un l&#8217;altro come lupi feroci e attendendo che il nulla eterno ci liberi dal peso torturante delle nostre catene.<\/p>\n<p>Paracelso \u00e8 l&#8217;erede di un robusto realismo del pensiero medioevale, per cui le idee non sono astrazioni, ma entit\u00e0, e la dimensione di ci\u00f2 che \u00e8 possibile tende a coincidere con ci\u00f2 che effettivamente esiste. Fauni e nereidi, ad esempio, esistono realmente: non sono invenzioni della fantasia popolae, sono piuttosto creature che popolano piani di realt\u00e0 contigui al nostro e, tuttavia, da esso distinti. Egli ha intuito che, se l&#8217;umanit\u00e0 ha <em>creduto<\/em> per migliaia d&#8217;anni in determinati enti, essi finiscono per acquistare vita propria, perch\u00e9 il pensiero non \u00e8 semplicemente analitico e calcolante, ma \u00e8 anche un&#8217;attivit\u00e0 creatrice, che evoca forze potenti a noi pressoch\u00e9 sconosciute. Allo stesso modo \u00e8 convinto che sia possibile fabbricare un essere umano artificiale, l&#8217;<em>homunculus,<\/em> in cui la tradizione cabbalistica del <em>golem<\/em> e la costruzione dell&#8217;uomo meccanico di Alberto Magno sembrano coincidere nel prototipo di una creatura che il mago pu\u00f2 dirigere alla realizzazione dei suoi fini, cos\u00ec come ai suoi fini \u00e8 in odi evocare spiriti dell&#8217;aldil\u00e0 e di imporre loro la sua volont\u00e0 e la sua lucida intelligenza.<\/p>\n<p>All&#8217;interno di questo orizzonte di senso, all&#8217;interno di questo <em>cosmo vivo<\/em> in cui traluce tanto la dimensione soprannaturale del Progetto divino, quanto la libera attivit\u00e0 modellatrice del soggetto umano, novello Adamo posto dinnanzi a un mondo perfetto, incantato e aurorale, si colloca il rapporto di Paracelso con la gemmoterapia, il ramo della fitoterapia che impiega gemmoderivati, e &#8211; pi\u00f9 in generale &#8211; con l&#8217;erboristeria, che studia le essenze vegetali sotto il profilo officinale. Poich\u00e9 fu forse il primo medico a utilizzare i minerali a scopo terapeutico (per esempio, il mercurio contro la sifilide), si \u00e8 voluto vedere in lui il padre della medicina chimica; ma \u00e8 un grossolano errore di prospettiva. Infatti, come abbiamo visto, per lui le cure fisiche rivolte al corpo mediante sostanze naturali non erano che una met\u00e0 della scienza medica: checch\u00e9 se ne dica, egli non liber\u00f2 la chimica dalle superfetazioni dell&#8217;alchimia bens\u00ec, al contrario, propugn\u00f2 una scienza medica che fosse contemporaneamente chimica ed alchemica. No, signori scienziati moderni: Paracelso non \u00e8 sato il vostro precursore; egli avrebbe avuto orrore della vostra concezione dell&#8217;uomo e della medicina, e avrebbe deriso il vostro sapere arrogante e riduzionistico.<\/p>\n<p>Ma che cosa sono i gemmoderivati? Si tratta di preparati in glicerina (alcool ottenuto dalla saponificazione dei grassi, usato come emolliente e diluente) di gemme o di altri tessuti vegetali in via di sviluppo. Il concetto della gemmoterapia \u00e8 abbastanza intuitivo: cos\u00ec come la gemma \u00e8 l&#8217;abbozzo di un germoglio da cui si svilupper\u00e0 il fusto della pianta, cos\u00ec la gemma preparata mediante la glicerina agisce sull&#8217;organismo umano malato quale <em>principio attivo e dinamico<\/em>, immettendovi quella spinta alla crescita e al perfezionamento che, in natura, produce incessantemente il rinnovamento del manto vegetale. La medicina, dunque, deve imitare i processi della natura, facendo propria quell&#8217;energia vitale che ovunque circola e si rinnova, perpetuando il miracolo quotidiano della vita in tutte le sue forme, dalle pi\u00f9 umili alle pi\u00f9 elevate. Tutto il contrario della moderna medicina chimica, di sintesi, che immette nell&#8217;organismo sostanze morte e cadaveriche (tipico esempio, il cortisone: un ormone della corteccia surrenale), che l&#8217;organismo stesso non \u00e8 in grado di assorbire o di smaltire e che lo intossicano, depositandovisi come un corpo estraneo. Ecco dunque spiegata anche la predilezione di Paracelso, tra le sostanze officinali non vegetali, per il mercurio: l&#8217;unico metallo liquido a temperatura ambiente, i cui vapori sono velenosissimi ma che pu\u00f2 sciogliere l&#8217;oro e l&#8217;argento e che, sotto forma di sali, pu\u00f2 essere utilizzato in medicina per la sua azione diuretica, purgativa, antisettica e antiemetica. In quanto metallo liquido, il mercurio (un po&#8217; come l&#8217;acqua) possiede qualche cosa di vivo, di mobile, di organico e, somministrato in determinate congiunzioni astrali &#8211; come, del resto, ogni altro farmaco &#8211; rivitalizza l&#8217;organismo con la sua azione purificatrice e rigenerante.<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 che la medicina di Paracelso <em>funzionava,<\/em> come \u00e8 documentato dalle numerose guarigioni da lui operate e che gli attirarono (pi\u00f9 che i suoi stessi princ\u00ecpi &quot;eretici&quot; e pi\u00f9 del suo stesso carattere collerico e intransigente, sprezzante verso la libresca medicina di una malcompresa tradizione) le gelosie e gli odii implacabili dei suoi meno fortunati colleghi. Da tali persecuzioni ebbe origine, in buona misura, il suo irrequieto girovagare di citt\u00e0 in citt\u00e0, di regione in regione (astrazion fatta per gli improbabili viaggi di studio in Africa e in Asia che gli attribu\u00ec la fantasia dei contemporanei), attraverso un&#8217; Europa che, dilaniata dalle guerre di religione e proiettata vertiginosamente alla scoperta di nuovi mondi, andava cercando a tentoni una nuova identit\u00e0. \u00c8 oggi un luogo comune del paradigma neo-positivista sostenere che la scienza moderna (cio\u00e8 cartesiana e galileiana) si \u00e8 affermata, rispetto ad altri saperi tradizionali, in virt\u00f9 della sua <em>efficacia<\/em>; e si portano ad esempio, come tipica dimostrazione di tale affermazione, i &quot;progressi&quot; e i &quot;successi&quot; della medicina di sintesi, della chirurgia, della biogenetica. Ebbene la medicina di Paracelso, che da tutt&#8217;altri presupposti concettuali muoveva, funzionava <em>pi\u00f9<\/em> di quella dei suoi invidiosi colleghi, ossia gli arroganti precursori della moderna scienza medica. L&#8217;ottimismo evolutivo, ovvero la concezione secondo la quale la modernit\u00e0 \u00e8 un bene in s\u00e9 stessa (e le forme culturali pre-moderne, un male in s\u00e9 stesse), e il sapere procede per successiva accumulazione: ecco il grande peccato di orgoglio della cultura moderna. Esso riproduce, semplificandolo rozzamente, lo schema soteriologico delle religioni rivelate: prima c&#8217;era il Male, ossia la non-conoscenza; poi, con la rivoluzione scientifica, \u00e8 arrivata la Rivelazione, aprendo la strada alla salvezza; infine \u00e8 sorta una chiesa (la comunit\u00e0 tecno-scientifica) preposta a tale salvezza, con pieni poteri di salvare o di dannare, di santificare o di scomunicare.<\/p>\n<p>Come ricorda anche Jeremy Rifkin nel suo libro <em>Entropia<\/em>, le grandi malattie epidemiche <em>non<\/em> sono state debellate dalla moderna scienza medica, bens\u00ec dalle migliorate condizioni igienico-sanitarie; al contrario, nell&#8217;ultimo secolo vi \u00e8 stata una crescita esponenziale delle malattie iatrogene, ossia quelle provocate dalla medicina stessa (e non \u00e8 escluso che l&#8217;influenza &quot;spagnola&quot; del primo dopoguerra, che miet\u00e9 20 milioni di vite umane, e la stessa A.I.D.S., siano appunto il prodotto di colture batteriologiche sviluppate a fini militari). Forse \u00e8 davvero tempo che ritorniamo sui nostri passi e che ci riportiamo al grande bivio fra XVI e XVII secolo, quando la medicina occidentale ha abbandonato la strada della medicina olistica di Paracelso, per seguire gli effimeri successi di quella riduzionistica <em>moderna<\/em>. Forse \u00e8 il caso che riconosciamo, con umile franchezza, che non sempre andare avanti nel tempo e nel regno della quantit\u00e0 corrisponde ad un avanzamento del sapere reale; perch\u00e9, come ammoniva Pasolini, \u00e8 possibile abbandonarsi a uno sviluppo senza progresso, le cui conseguenze devastanti sono oggi sotto gli occhi di chiunque abbia conservato la facolt\u00e0 di <em>vedere<\/em> e non solo di guardare. Ma, per tornare sulla strada giusta &#8211; quella di Paracelso &#8211; dobbiamo modificare radicalmente la nostra mappa concettuale dell&#8217;uomo e del suo posto nel mondo. Non pi\u00f9 un corpo senz&#8217;anima che striscia su una Terra indifferente, in un Universo privo di senso; ma una creatura spirituale, animata dalla coscienza del suo profondo, ineliminabile legame con tutti gli altri enti &#8211; quelli visibili e quelli invisibili &#8211; e dalla fierezza di poter collaborare a un destino di libert\u00e0 e di amore cosmico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paracelso! Basta pronunziare questo nome per evocare un&#8217;atmosfera particolarmente suggestiva, carica di reminiscenze arcane, misteriose e, forse, vagamente inquietanti. 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