{"id":27673,"date":"2016-01-26T05:57:00","date_gmt":"2016-01-26T05:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/26\/paolo-davanti-ad-agrippa-il-discorso-di-fondazione-del-cristianesimo\/"},"modified":"2016-01-26T05:57:00","modified_gmt":"2016-01-26T05:57:00","slug":"paolo-davanti-ad-agrippa-il-discorso-di-fondazione-del-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/26\/paolo-davanti-ad-agrippa-il-discorso-di-fondazione-del-cristianesimo\/","title":{"rendered":"Paolo davanti ad Agrippa: il discorso di fondazione del cristianesimo"},"content":{"rendered":"<p>Quando entrarono nella sala Porzio Festo, Agrippa II e Berenice, al prigioniero, Paolo di Tarso, venne data la parola perch\u00e9 si discolpasse dalle accuse. In realt\u00e0, qualche tempo prima, durante una udienza davanti a Festo, Paolo si era appellato a Cesare e il governatore, dopo essersi consultato con il consiglio, glielo aveva concesso: dunque, il suo destino era gi\u00e0 segnato, quello di essere inviato, non appena possibile, a Roma, per venirvi esaminato da un tribunale imperiale, in quanto cittadino romano. Nondimeno, Festo era desideroso di sapere qualcosa di pi\u00f9 su quello strano prigioniero, e, inoltre, desiderava forse offrire un interessante diversivo ai suoi importanti ospiti, con i quali intendeva stabilire, o rafforzare, rapporti amichevoli, in quella difficilissima provincia, la Giudea, di cui era stato nominato governatore e nella quale si era appena insediato, di ritorno da una visita ufficiale a Gerusalemme.<\/p>\n<p>In effetti, Paolo languiva da ben due anni nelle prigioni romane di Cesarea Marittima, cio\u00e8 dal 58 al 60 d. C., anche se, a partire da un certo punto, aveva goduto di una notevole libert\u00e0 di movimento, ma sempre all&#8217;interno della fortezza romana. La &quot;grana&quot; a suo riguardo, Festo l&#8217;aveva ereditata, per cos\u00ec dire, dal suo predecessore, Felice, richiamato a Roma in seguito a macchinazioni politiche. Pur avendo gi\u00e0 ascoltato Paolo e avendolo trovato innocente, Felice lo aveva ugualmente trattenuto prigioniero, un po&#8217; per ingraziarsi i Giudei, un po&#8217; perch\u00e9 sperava che Paolo stesso gli pagasse, sottobanco, un congruo riscatto. D&#8217;altra parte, gli zeloti avevano sguinzagliato decine di sicari per assassinare Paolo, se questi fosse stato trasferito fuori dalla prigione, tanto che il suo viaggio da Gerusalemme a Cesarea si era svolto di notte, con la scorta di alcune centinaia di soldati. Dopo aver ascoltato sia Paolo che i suoi accusatori del Sinedrio, venuti appositamente per chiederne la condanna a morte, come gi\u00e0 avevano fatto con Ges\u00f9, Festo non si era lasciato influenzare dalla gazzarra e aveva intuito che doveva trattarsi di una questione schiettamente religiosa e non politica, la quale, pertanto, non avrebbe dovuto essere di competenza dell&#8217;autorit\u00e0 romana. Propose perci\u00f2 a Paolo di lasciarsi ricondurre a Gerusalemme, per essere ascoltato in quella citt\u00e0 dal Sinedrio stesso: mossa contraddittoria, perch\u00e9 equivaleva a consegnare il prigioniero nelle mani di chi lo voleva morto ad ogni costo, e fatta solo per uscire da una situazione imbarazzante, ma con le apparenze della legalit\u00e0. Paolo aveva visto la trappola e si era appellato a Cesare, ponendosi cos\u00ec sotto la suprema autorit\u00e0 politica di Roma. Le cose stavano a questo punto quando giunsero in citt\u00e0 il re Agrippa e sua sorella Berenice, ospiti di riguardo; e Festo, che aveva parlato ad Agrippa del suo prigioniero, gli aveva promesso, su sua richiesta, di farglielo vedere e ascoltare il giorno dopo, stavolta in forma semi-privata, e, comunque, senza la presenza degli accusatori.<\/p>\n<p>Erode Agrippa II, figlio di Agrippa I, tetrarca della Calcide, alla morte del padre si trovava a Roma ed era ancora un bambino, per cui i Romani avevano affidato la Giudea a un procuratore; divenuto maggiorenne, ebbe a sua volta il piccolo regno di Calcide, alla morte dello zio Erode, nel 50; tre anni dopo l&#8217;aveva sostituito con alcuni territori finitimi, come la Batanea, l&#8217;Iturea, la Traconitide e l&#8217;Abilene, ed altri ancora, in seguito, per volont\u00e0 di Nerone. Fedele amico dei Romani, nella cui lingua e civilt\u00e0 era stato cresciuto, era, nondimeno, un esperto conoscitore delle questioni religiose giudaiche, sulle quali si era documentato per poter meglio governare il suo regno; da Claudio aveva avuto la facolt\u00e0 di nominare i sommi sacerdoti di Gerusalemme, e se n&#8217;era avvalso per allontanare Anano (che aveva condotto una dura repressione dei primi giudeo-cristiani). Ora veniva insieme a sua sorella, Berenice, donna affascinante e chiacchierata, che viveva con lui in maniera palesemente incestuosa. Sposata a tredici anni con il mercante Tiberio Giulio Alessandro, quindi con lo zio di cinquanta, Erode di Calcide, al quale aveva dato due figli; rimasta vedova a venti, era tornata dal fratello, e subito erano riprese le voci scandalose sulla loro relazione. Per metterle a tenace, verso il 64 era andata sposa al re Polemone di Cilicia, ma, dopo qualche tempo di vita coniugale infelice, non aveva resistito oltre ed era tornata, ancora una volta, da Agrippa, riprendendo la convivenza &quot;more uxorio&quot;. Pi\u00f9 tardi avrebbe avuto una relazione con Tito, figlio di Vespasiano, finch\u00e9 quest&#8217;ultimo obblig\u00f2 il figlio a disfarsi di lei (cfr. il nostro saggio: \u00abBerenice: realt\u00e0 storica di un personaggio letterario\u00bb, pubblicato sulla rivista bimestrale \u00abAlla Bottega\u00bb, Milano, n. 3 del 1989, pp. 33-38, e ora ripubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb).<\/p>\n<p>Hanno scritto Bruno Maggioni e Arcangelo Bagni, in \u00abAtti degli Apostoli\u00bb (Vicenza, Edizioni Istituto San Gaetano, 1998, pp. 272-276):<\/p>\n<p><em>\u00abIl discorso tenuto da Paolo davanti al re Agrippa \u00e8 particolarmente solenne, ampio e stilisticamente curato. \u00c8 il suo ultimo grande discorso. Luca lo presenta, all&#8217;inizio, come una difesa personale dell&#8217;apostolo (&quot;ti \u00e8 accordata la parola per difenderti&quot;, 26, 1), ma in realt\u00e0 \u00e8 molo di pi\u00f9. Molto pi\u00f9 di una difesa personale: \u00e8 infatti tutto il cristianesimo che viene difeso davanti all&#8217;autorit\u00e0. E non \u00e8 solo una difesa, ma un annuncio missionario di ampio respiro. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Convertendo i pagani, Paolo non vuole costituire un nuovo popolo di Dio al posto dell&#8217;antico. Intende semplicemente aprire l&#8217;unico popolo di Dio su dimensioni universali. E se Paolo \u00e8 stato processato dalle autorit\u00e0 politiche, \u00e8 stato sostanzialmente un equivoco procedurale. Agrippa soggiunse a Festo: &quot;Quest&#8217;uomo avrebbe potuti essere rilasciato, se non avesse fatto appello a Cesare&quot; (26, 32). In ogni caso, l&#8217;innocenza politica di Paolo \u00e8 stata ampiamente riconosciuta. Il governatore Festo non trova accuse precise per inviarlo a Roma: &quot;Sul suo conto non ho nulla di preciso da scrivere all&#8217;imperatore. Perci\u00f2 l&#8217;ho condotto di fronte a voi, e soprattutto di fronte a te, o re Agrippa, perch\u00e9 dopo questa interrogazione io abbia qualcosa da scrivere. Mi sembra infatti assurdo mandare un origini ero sena indicare anche le accuse fatte a suo carico&quot; (25, 26-27). E alla fine del discorso, Agrippa, il governatore e Berenice parlottano fra loro: &quot;Un uomo come questo non pu\u00f2 far nulla che meriti la morte o le catene&quot; (26, 31).<\/em><\/p>\n<p><em>Insistendo sull&#8217;innocenza politica di Paolo, Luca intende dimostrare che il cristianesimo non tocca gli interessi politici dell&#8217;impero. L&#8217;accusa giudaica di fomentare disordini e di turbare l&#8217;ordine pubblico \u00e8 falsa. I cristiani rispettano le leggi e l&#8217;ordine pubblico. Le liti fra giudei e cristiani riguardano questioni religiose, non politiche; l&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria non ha competenze nel giudicarle [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Paolo tiene il suo discorso davanti ad illustri personaggi: &quot;Agrippa e Berenice vennero con gran pompa ed entrarono nella sala dell&#8217;udienza, accompagnati dai tribuni e dai cittadini pi\u00f9 in vista. Per ordine di Festo fu fatto entrare anche Paolo&quot; ( Atti, 25, 23). [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Nella sostanza il discorso segue uno schema gi\u00e0 noto [&#8230;]. La prima parte insiste sull&#8217;attaccamento di Paolo al giudaismo pi\u00f9 rigido e ortodosso e sulla sua ostilit\u00e0 al cristianesimo nascente: &quot;Anch&#8217;io credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Ges\u00f9 di Nazaret&quot; (26, 9). La seconda racconta l&#8217;improvvisa apparizione di Cristo sulla strada di Damasco: una&#8217;apparizione inaspettata, a cui Paolo non ha potuto resistere. Questo schema a contrasto mette in luce due idee che per la tesi di Luca sono essenziali: la salvezza \u00e8 grazia, puro dono; soprattutto, se Paolo \u00e8 passato al servizio di Cristo \u00e8 stato unicamente per obbedienza alla volont\u00e0 di Dio: fosse stato per lui sarebbe rimasto un giudeo devoto. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Ges\u00f9 in persona invia Paolo in missione. La stretta connessione fra conversione e missione [&#8230;] collima perfettamente con quanto Paolo steso afferma in Galati, 1, 15: &quot;Piacque a Dio di manifestare a me il suo Figlio perch\u00e9 lo annunciassi ai pagani&quot;. Nel nostro racconto le parole di Ges\u00f9 che aprono all&#8217;apostolo un orizzonte universale sono ricalcate su Geremia 1, 5-8 e Isaia 42, 7-16. Il primo passo mostra che la missione del profeta deve svolgersi entro tre coordinate: l&#8217;universalit\u00e0 (&quot;ti ho stabilito profeta delle nazioni&quot;), la fedelt\u00e0 e l&#8217;obbedienza (&quot;Va solo dove ti ordiner\u00f2 e annuncia quanto ti dir\u00f2&quot;), il coraggio e la fiducia (&quot;Non temere: io sono con te per liberarti&quot;). Sono le medesime coordinate della missione di Paolo<\/em><\/p>\n<p><em>Anche il secondo passo ricorda che la missione \u00e8 ampia come il mondo (i suoi confini sono infatti &quot;le nazioni&quot;) e sottolinea che Dio invia il suo servo a &quot;liberare i prigionieri&quot; e &quot;illuminare i ciechi&quot;. L&#8217;annuncio missionario \u00e8 liberazione e illuminazione. Ricalcando la vocazione missionaria di Paolo su quella di Geremia e del Servo di Jahv\u00e9, Luca ottiene un risultato importante: la missione di Paolo, che tanto irrita i giudei, \u00e8 in realt\u00e0 del tutto conforme alle loro Scritture e alle loro profezie.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa conformit\u00e0 alle Scritture non riguarda soltanto la missione fra i gentili, ma tutto l&#8217;evento cristiano; [&#8230;]. Tre eventi costituiscono l&#8217;unico fatto cristiano, tutti e tre previsti dalle Scritture come fatti messianici: la Croce, la risurrezione, la missione universale. La missione alle genti \u00e8 parte essenziale dell&#8217;avvenimento cristiano, un segno messianico che, accanto alla morte e alla risurrezione, prova la verit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>Non sfugga un particolare, senza dubbio irritante per i giudei. Il Cristo risorto &#8211; dice Paolo &#8212; &quot;avrebbe annunciato la luce al popolo e ai pagani&quot;. Non solo ai pagani, ma anche al popolo ebraico. Il che significa che nella conversione sono coinvolti allo stesso modo giudei e pagani.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Il discorso tenuto da Paolo davanti a Festo, Agrippa e Berenice, e riferito dettagliatamente da Luca negli \u00abAtti degli Apostoli\u00bb, \u00e8, dunque, uno dei pi\u00f9 importanti nella storia della nascente religione cristiana: quello nel quale si dimostra pienamente la filiazione del Vangelo dalla religione mosaica, ma nel quale, anche, si consuma la rottura con essa, non per volont\u00e0 dei cristiani, ma per volont\u00e0 dei giudei, la cui intolleranza era giunta al punto, dopo aver messo a morte parecchi cristiani &#8211; fra i quali l&#8217;apostolo Giacomo il Maggiore, nel 44, sotto il re Erode Agrippa I, indi Giacomo detto il Minore, verso il 62, prima dell&#8217;insediamento di Festo &#8212; di tramare, con la complicit\u00e0 dello stesso Sinedrio, l&#8217;assassinio di Paolo, non appena se ne fosse presentata l&#8217;occasione (nel 58, quaranta sicari avevano fatto voto solenne di non toccare cibo fino a quando non avessero portato a compimento la loro macabra missione, poi vanificata dal trasferimento notturno dell&#8217;apostolo a Cesarea, sotto forte scorta militare).<\/p>\n<p>\u00c8 stato, dunque, un discorso di grandissima importanza sia storica, sia teologica. Paolo si comporta come un esperto conoscitore della legge e si rivolge ad Agrippa, ritenuto una autorit\u00e0 in materia, per chiedere conferma alla sua tesi centrale: \u00e8 vero o no che i Giudei attendevano un Messia, annunciato dai profeti, e che tutte le loro speranze erano rivolte in quella direzione? Ebbene, quel Ges\u00f9 di Nazaret, che essi avevano messo a morte, sulla croce, era appunto il Messia tanto atteso; in lui si erano compiute le promesse fatte da Dio ai loro padri. Non bisogna pensare che Paolo fosse insincero e che si servisse di argomenti capziosi; al contrario, da Giudeo osservante, egli aveva sempre sperato che la luce del Vangelo venisse ad illuminare il suo popolo. Tuttavia, durante quei due anni di prigionia, e anche prima, nelle svariate occasioni in cui era stato in pericolo di vita per l&#8217;ostilit\u00e0 dei Giudei, durante i suoi viaggi missionari, e nella sorda, tenacissima, continua resistenza che la sua predicazione aveva incontrato fra di essi, molto pi\u00f9 che fra i pagani, egli aveva finito per convincersi che il senso della missione cui era stato chiamato personalmente da Cristo, apparsogli sulla via di Damasco, era molto pi\u00f9 ampio di quanto potessero immaginare i primi cristiani, poich\u00e9 si rivolgeva al mondo intero. Crediamo che Paolo sia rimasto turbato e abbia sofferto nel rendersi conto che i Giudei, &quot;primizia&quot; della Rivelazione, rifiutavano ostinatamente il nuovo messaggio; pure, quando fu costretto a prenderne atto, abbracci\u00f2 definitivamente la prospettiva universalistica, nella quale cadeva ogni distinzione fra Giudei e Gentili: il Vangelo era per tutti gli uomini di buona volont\u00e0, circoncisi e incirconcisi, senza differenza alcuna; intuizione ch&#8217;egli aveva gi\u00e0 avuto, e sostenuto a testa alta, nel cosiddetto concilio di Gerusalemme, verso il 49. Pure, adesso si trattava di una svolta irreversibile: non per volont\u00e0 sua, ma per l&#8217;inimicizia implacabile del giudaismo. Quando trasse le logiche conseguenze di ci\u00f2, Paolo &#8211; pur senza escludere mai i Giudei dal piano della salvezza, come si vede dalle sue epistole e specialmente da quella ai Romani -, dovette provare un brivido di vertigine, perch\u00e9 si avvide che uno strappo era stato consumato verso la Legge mosaica.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un aspetto importantissimo, del discorso di Paolo, che potrebbe restare un po&#8217; in ombra, ma che \u00e8 necessario evidenziare con forza: per Paolo, essere stato chiamato da Dio e avere iniziato la predicazione del Vangelo, \u00e8 stata una sola ed unica cosa. Da Dio ha ricevuto la luce di Cristo; ora la deve diffondere a tutti gli uomini, secondo la raccomandazione di Ges\u00f9 stesso: \u00abAndate in tutto il mondo e prediate il Vangelo\u00bb. L&#8217;insegnamento di Paolo non \u00e8 di origine umana, non proviene da sapienza o intelligenza di uomo; viene direttamente da Dio: da Dio egli l&#8217;ha ricevuto, e ora Dio gli ordina di predicarlo a sua volta, non come qualcosa che vada gelosamente custodito e nascosto, ma come una luce che si deve diffondere ovunque. Questo \u00e8 un aspetto che oggi viene volentieri sottaciuto, o minimizzato, perch\u00e9, a causa di una certa deriva teologica in senso neo-modernista e, quindi, neo-relativista, pare quasi che la parola &quot;missione&quot; sia diventata incompatibile con il rispetto verso le altre fedi e culture e verso il dialogo interreligioso. Ma tutto ci\u00f2 \u00e8 palesemente falso. Come Ges\u00f9 in persona ha insegnato, la fiaccola non \u00e8 fatta per stare sotto il moggio; nel Discorso della Montagna ha affermato (Matteo, 5, 15): \u00abVoi siete la luce del mondo; non pu\u00f2 restare nascosta una citt\u00e0 collocata sopra un monte, n\u00e9 si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perch\u00e9 faccia luce a tutti quelli che sono nella casa\u00bb.<\/p>\n<p>A tutti quei sedicenti cristiani che non parlano pi\u00f9 di &quot;missione&quot;, o che lo fanno con timidezza e quasi con vergogna, perch\u00e9, della storia missionaria della Chiesa, ricordano solo gli aspetti discutibili, e mai quelli luminosi, sostenuti da uno slancio di amore illimitato da parte di migliaia e migliaia di uomini e donne, anche oggi attivi nei luoghi pi\u00f9 impervi e remoti e pronti a sacrificare la salute e la vita stessa per amore di Dio e del prossimo, gioverebbe tener presente che la predicazione del Vangelo \u00e8 parte integrante della vita della Chiesa; e che una Chiesa che cessi di annunciare il Vangelo sarebbe gi\u00e0 morta in se stessa, o rassegnata alla fine inevitabile, minata da quel male oscuro che si chiama relativismo, il quale, dall&#8217;indifferentismo religioso, conduce di necessit\u00e0 verso la perdita della relazione con Dio e, in ultima analisi, anche alla perdita della relazione autentica dell&#8217;uomo con se stesso, con i propri simili e con il creato intero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando entrarono nella sala Porzio Festo, Agrippa II e Berenice, al prigioniero, Paolo di Tarso, venne data la parola perch\u00e9 si discolpasse dalle accuse. 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