{"id":27667,"date":"2013-02-14T11:58:00","date_gmt":"2013-02-14T11:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/02\/14\/il-paesaggio-interiore-puo-sembrare-irreale-solo-ad-uno-sguardo-miope-e-grossolano\/"},"modified":"2013-02-14T11:58:00","modified_gmt":"2013-02-14T11:58:00","slug":"il-paesaggio-interiore-puo-sembrare-irreale-solo-ad-uno-sguardo-miope-e-grossolano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/02\/14\/il-paesaggio-interiore-puo-sembrare-irreale-solo-ad-uno-sguardo-miope-e-grossolano\/","title":{"rendered":"Il paesaggio interiore pu\u00f2 sembrare irreale solo ad uno sguardo miope e grossolano"},"content":{"rendered":"<p>In uno dei suoi primi racconti, che \u00e8 anche tra i pi\u00f9 affascinanti, \u00abLa musica di Erich Zann\u00bb, scritto nel dicembre del 1921 e pubblicato per la prima volta, su una rivista amatoriale, nel 1922, lo scrittore statunitense H. P. Lovecraft descrive, fra l&#8217;altro, la vana ricerca di un luogo in cui il protagonista ha fatto una esperienza sconvolgente, ma che sembra essere divenuto irraggiungibile, come se fosse stato inghiottito in un&#8217;altra dimensione &#8212; o come se egli vi fosse penetrato, sena rendersene conto, uscendo da quella ordinaria.<\/p>\n<p>Si tratta di un quartiere cittadino, di una via, di una casa in cui egli ha abitato, da studente di filosofia metafisica, in un periodo della sua vita in cui era malato nel corpo e nell&#8217;anima e che, in seguito, quando ha voluto rivedere, non \u00e8 stato capace di trovare; il tutto in una atmosfera onirica cos\u00ec strana e febbricitante, da indurre nel lettore il sospetto che il giovane, dopo tutto, forse non ha fatto altro che sognare la propria avventura, compreso io palazzo, la strada e il quartiere in cui essa si \u00e8 svolta.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 sembra essere Parigi, anche se non ne viene mai fatto il nome; le strade in salita fanno pensare a Montmartre, ma, in effetti, potrebbero essere benissimo anche quelle di Providence, la citt\u00e0 natale di Lovecraft e il luogo in cui ha ideato tutte le sue storie del fantastico e dell&#8217;orrore cosmico; alcuni particolari, come il fiume maleodorante e le vecchie fabbriche dall&#8217;aria abbandonata, suggeriscono pi\u00f9 una grande citt\u00e0 industriale americana che la capitale francese; il nome della strada, per\u00f2, sembra, di nuovo, tipicamente francese: Rue d&#8217;Auseil; anche se in lingua francese non significa nulla e farebbe piuttosto pensare a una trasposizione o un errore per Rue d&#8217;Auteuil, la citt\u00e0 posta una quarantina di chilometri a Nord di Parigi.<\/p>\n<p>Per quel che ne sappiamo &#8212; ma anche questo \u00e8 oggetto di controversia &#8212; Lovecraft non \u00e8 mai stato a Parigi; anzi, non \u00e8 mai stato in Europa (sebbene alcuni suoi fanatici ammiratori nostrani lo vogliano proprio in Italia, per una rapida incursione, dalle parti della foce del Po, pur non potendo esibire alcuna prova certa di tale viaggio); di pi\u00f9: in una lettera privata a Frank Belknap Long &#8212; egli scriveva moltissimo, tanto che il suo carteggio con innumerevoli amici e colleghi scrittori \u00e8 immensamente pi\u00f9 vasto della sua pur vasta produzione narrativa &#8212; ammette di aver visto Parigi, s\u00ec, ma in sogno, come l&#8217;aveva vista, prima di lui, l\u00ec&#8217;altro grande visionario della letteratura americana: Edgar Allan Poe. I dati certi della sua biografia dicono che egli non usc\u00ec mai dagli Stati Uniti, e che &#8212; a parte un infelice tentativo di stabilirsi a New York con la moglie Sonia Greene &#8211; quasi tutta la sua vita si svolse in un ristretto angolo della Nuova Inghilterra, pi\u00f9 precisamente nella vecchia citt\u00e0 coloniale di Providence, con le sue strade strette e le sue case vetuste dall&#8217;aria trasognata, ultime testimoni di un tempo trascorso per sempre.<\/p>\n<p>Dunque, nel racconto \u00abThe music of Erich Zann\u00bb Lovecraft narra, in prima persona, la strana e paurosa storia di un giovane studente che abitava al quarto piano di un grande palazzo semivuoto e fatiscente, in una strada acciottolata e in salita, chiusa da un muro alla sommit\u00e0 dell&#8217;erta; e di un eccentrico musicista tedesco, Erich Zann, che, dalla mansarda al quinto piano, improvvisava con la viola, nel cuore della notte, delle musiche inquietanti e diverse da qualunque composizione umana. Incuriosito, riesce a farsi accogliere nell&#8217;appartamento del suo coinquilino e si rende conto, alla fine, che questi suona cos\u00ec, all&#8217;impazzata, instancabilmente, non per qualcosa, ma per tener lontano qualcosa: qualcosa o qualcuno, un orrore cosmico che potrebbe venire da fuori, dall&#8217;unica finestra di tutto il palazzo che guarda sul lato opposto della misteriosa via d&#8217;Auseil.<\/p>\n<p>Il vecchio, che \u00e8 muto, e che appare estremamente sospettoso e dominato da un inspiegabile terrore, prende a scrivere freneticamente su dei fogli di carta la sua incredibile storia; allorch\u00e9 una folata di vento disperde quei fogli e li risucchia all&#8217;esterno, come se una forza soprannaturale avesse voluto distruggerli. Appena si \u00e8 reso conto di ci\u00f2, lo studente getta uno sguardo da quella finestra e vede, con sua enorme sorpresa e raccapriccio, il nulla: cio\u00e8 non scorge alcuna luce, alcun paesaggio, solo un nero assoluto e compatto; si accorge che il vecchio musicista \u00e8 morto e cos\u00ec, terrorizzato, fugge a precipizio per le scale dell&#8217;antico palazzo, rendendosi conto di essere a sua volta in gravissimo pericolo di vita.<\/p>\n<p>Ecco come Lovecraft descrive la strada misteriosa in cui abitava lo studente e i vani tentativi di questi per ritrovarla, anni dopo la drammatica conclusione della vicenda (da: H. P. Lovecraft, \u00abLa musica di Erich Zann\u00bb; nella antologia narrativa completa a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, \u00abLovecraft. Tutti i romanzi e i racconti. L&#8217;incubo\u00bb, tomo I, Roma, Newton &amp; Compton Editori, 1993, pp. 133-34):<\/p>\n<p>\u00abHo consultato con la massima attenzione le mappe della citt\u00e0, ma non ho mai pi\u00f9 ritrovato la Rue d&#8217;Auseil. Non mi sono limitato a esaminare le carte moderne: so bene che i nomi cambiano; ho riesumato anche i documenti pi\u00f9 antichi, ed ho esplorato di persona tutte le strade che, indipendentemente dal nome, potevano corrispondere alla Rue d&#8217;Auseil. Malgrado tutti i miei sforzi, mi sono dovuto confrontare con la mortificante conclusione che ero incapace di ritrovare la casa, la strada e neppure il quartiere dove, negli ultimi mesi della mia squallida esistenza alla Facolt\u00e0 di Metafisica, avevo udito la musica di Erich Zann.<\/p>\n<p>Non mi sorprende il mio vuoto di memoria: quando abitavo in Rue d&#8217;Auseil la mia salute fisica e mentale era assai manchevole; inoltre, rammento di non avervi mai condotto alcuno dei miei scarsi conoscenti. Tuttavia, il fatto che non riesca a ritrovare quel luogo resta al tempo stesso singolare e sconcertante. Specialmente se si considera che esso distava meno di mezz&#8217;ora di cammino dall&#8217;Universit\u00e0, ed era contraddistinto da peculiarit\u00e0 tali da impressionare inevitabilmente la memoria di chiunque vi fosse stato. Debbo aggiungere, per\u00f2, che non ho mai conosciuto alcuno che abbia mai visto la Rue d&#8217;Auseil.<\/p>\n<p>La strada si stendeva al di l\u00e0 di un fiume limaccioso fiancheggiato da magazzini di mattoni con piccole finestre cieche, attraversato da un massiccio ponte di pietra scura. Su quel fiume gravava sempre un&#8217;ombra, quasi che il fumo delle fabbriche vicine ne escludesse perennemente il sole. Le acque esalavano inoltre miasmi malsani che mai avevo sentito altrove, e che forse un giorno mi aiuteranno a ritrovare la zona, giacch\u00e9 quel tanfo lo riconoscerei all&#8217;istante. Oltre il ponte si diramavano varie stradine acciottolate, con piccoli parapetti: da esse iniziava una salita, prima dolce ma poi incredibilmente ripida non appena si giungeva alla Rue d&#8217;Auseil.<\/p>\n<p>Non ho mai visto una strada cos\u00ec stretta e erta come quella. Sembrava quasi un dirupo, , il cui accesso era chiuso a tutti i veicoli. In certi tratti si innalzavano rampe di scale, fino a che, in rapida ascesa, il dirupo si arrestava di fronte ad un alto muro ricoperto d&#8217;edera. La pavimentazione non era uniforme: a tratti era di lastroni di pietra, a tratti di ciottoli, mentre in altri punti si camminava sulla nuda terra, macchiata da una stenta vegetazione grigio-verdastra.<\/p>\n<p>Le costruzioni erano alte, dai tetti aguzzi, decrepite e inclinate ad angoli assurdi, all&#8217;indietro, in avanti o di lato. In certi casi, due palazzine poste l&#8217;una di fronte all&#8217;altra, entrambe curve in avanti, si incontravano formando una sorta di arco al di sopra della strada, che oscurava la luce del sole. Altre costruzioni erano invece unite da ponti che si levavano a diverse altezze al di sopra del terreno.<\/p>\n<p>Gli abitanti di quella strada avevano subito suscitato in me un&#8217;impressione assai singolare. Sulle prime ritenni che ci\u00f2 fosse dovuto alla loro estrema taciturnit\u00e0 e riservatezza; successivamente, mi resi conto che il mio sconcerto scaturiva dalla loro estrema, generale vecchiaia.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco dunque un paesaggio urbano che, chiaramente, non \u00e8 realistico, ma onirico, e che sarebbe piaciuto forse a un pittore o a un regista espressionista: con quegli angoli assurdi, quelle prospettive sbilenche, quel senso di straniamento e di allucinazione che domina ogni cosa, senza che lo si possa ricondurre ad un singolo, preciso elemento, ad una causa ben definita.<\/p>\n<p>La domanda che sorge spontanea, davanti a una simile descrizione, \u00e8 se un paesaggio di un tale genere, che \u00e8 un paesaggio interiore e non fisico, sia, perci\u00f2 stesso, anche un qualcosa di irreale; ma ben presto, non appena si riflette un poco, ci si rende conto che \u00e8 una domanda sbagliata, perch\u00e9 parte dal pregiudizio grossolano che &quot;reale&quot; sia solo ci\u00f2 che appartiene alla dimensione materiale dell&#8217;esistenza, che si pu\u00f2 esperire con i sensi e che, eventualmente, si pu\u00f2 quantificare o sottoporre a esperimento.<\/p>\n<p>Se tale pregiudizio avesse un fondamento, dovremmo escludere dalla sfera della realt\u00e0 tutto ci\u00f2 che non si vede, non si tocca, non si lascia razionalizzare; e anche ci\u00f2 che si lascia vedere, ma non con gli occhi del corpo, bens\u00ec con quelli della mente: il ricordo, il sogno, l&#8217;allucinazione, l&#8217;apparizione, la visione; tutte cose che esistono e non lo si pu\u00f2 negare, a meno di cadere in un materialismo ottuso e preconcetto, ma appartengono, evidentemente, ad un altro genere di esistenza.<\/p>\n<p>Qui il discorso si farebbe troppo filosofico e, del resto, lo abbiamo gi\u00e0 fatto in diverse occasioni; baster\u00e0 dire che gli enti possiedono diversi livelli di esistenza e che quello fisico non \u00e8 il solo, n\u00e9 quello pi\u00f9 &quot;forte&quot;, pi\u00f9 attendibile o pi\u00f9 reale: \u00e8, semplicemente, il pi\u00f9 oggettivo, ma non per questo possiede un maggior grado di realt\u00e0. La realt\u00e0 \u00e8 una ed una sola; la sua manifestazione pu\u00f2 collocarsi su diversi livelli percettivi, ed \u00e8 questo che, di solito, chiamiamo &quot;esistenza&quot;; mentre dovremmo, a rigore, precisare &quot;esistenza come ci\u00f2 che si manifesta&quot;, insomma il fenomeno e non la cosa in s\u00e9, il noumeno.<\/p>\n<p>Gli esseri finiti sono fatti in modo tale che possono cogliere solo una parte del reale, diciamo pure una piccola, una piccolissima parte: la punta dell&#8217;iceberg e non la sua intera massa, che giace sommersa sotto le onde. Ci\u00f2 che del reale essi colgono, non dipende solo dal suo grado di &quot;oggettivit\u00e0&quot;, ma anche e soprattutto dalla loro capacit\u00e0 di vedere, nel senso pi\u00f9 ampio della parola, ossia di aprirsi al mistero delle cose. E che le cose siano misteriose non \u00e8 affatto una espressione poetica, ma un dato ben preciso e verificabile: di esse, infatti, possiamo conoscere solo la superficie, non l&#8217;essenza; e anch&#8217;essa la possiamo conoscere solo imperfettamente e solo nell&#8217;arco di tempo in cui la percepiamo.<\/p>\n<p>Che il mondo continui ad esistere, fuori di noi, anche mentre chiudiamo gli occhi, anche mentre stiamo sognando, o anche dopo che saremo morti, \u00e8 una credenza come un&#8217;altra: ma non ha nulla di scientifico, se per scientifico si intende ci\u00f2 che possiede una sua incrollabile logica interna e pu\u00f2 essere attestato in maniera definitiva e incontrovertibile, tanto sulla base dell&#8217;esperienza che su quella del ragionamento logico-induttivo. Invece la credenza nella sua esistenza e permanenza al di fuori di noi scaturisce da un tipico ragionamento deduttivo, peraltro inficiato da un vero e proprio &quot;salto&quot; logico che conduce ad un circolo vizioso e quasi ad una tautologia: \u00abla realt\u00e0 esterna \u00e8 esperibile con i sensi; i sensi mi dicono che essa \u00e8 sempre l\u00ec; dunque, concludo che essa esiste indipendentemente da me\u00bb: vale a dire che concludo affermando, ma senza averlo affatto dimostrato, esattamente ci\u00f2 che mi proponevo di spiegare.<\/p>\n<p>Ma torniamo ai luoghi del sogno, dell&#8217;immaginazione, della visione, come quello del racconto di Lovecraft. Un secondo pregiudizio da sfatare \u00e8 che essi nascano sempre e solo dall&#8217;interno della mente, che siamo una creazione soggettiva di colui che li &quot;vede&quot;. Anche questa idea nasce dal solito pregiudizio materialista e riduzionista, secondo il quale \u00e8 impossibile che vi sia una realt\u00e0 Altra, dalla quale provengano, almeno in parte, tali visioni e percezioni. Filosofi come Platone non condividevano affatto un simile pregiudizio, n\u00e9 possono condividerlo quanti sono animati da una fede religiosa o da una concezione spirituale: per loro, infatti, \u00e8 assiomatico che se l&#8217;uomo, di per se stesso, poco riesce a vedere, a sapere, a capire, molto per\u00f2 pu\u00f2 vedere, sapere e capire mediante la presenza di Qualcosa che sta al di l\u00e0 dei suoi sensi finiti e imperfetti, e della sua debole ragione.<\/p>\n<p>Noi abitiamo solo un piccolo angolo dell&#8217;immenso palazzo che ci \u00e8 stato destinato; ci siamo confinati da noi stessi nelle stanze pi\u00f9 buie ed anguste, perch\u00e9 non vogliamo ammettere che, al di sopra di noi, ve ne siano di vaste, luminose, bellissime; ed anche, al di sotto, che ve ne siano di tetre e paurose, la cui porta non si dovrebbe mai socchiudere, neanche per semplice curiosit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In uno dei suoi primi racconti, che \u00e8 anche tra i pi\u00f9 affascinanti, \u00abLa musica di Erich Zann\u00bb, scritto nel dicembre del 1921 e pubblicato per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27667","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27667","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27667"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27667\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27667"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27667"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27667"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}