{"id":27653,"date":"2019-12-08T01:25:00","date_gmt":"2019-12-08T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/08\/pachamama-o-le-fonti-dellindigenismo-dei-gesuiti\/"},"modified":"2019-12-08T01:25:00","modified_gmt":"2019-12-08T01:25:00","slug":"pachamama-o-le-fonti-dellindigenismo-dei-gesuiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/08\/pachamama-o-le-fonti-dellindigenismo-dei-gesuiti\/","title":{"rendered":"Pachamama o le fonti dell&#8217;indigenismo dei gesuiti"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;improvvisa e sconcertante apparizione di Pachamama sulla ribalta del cattolicesimo, l&#8217;adorazione di questo brutto idolo pagano da parte di esponenti della gerarchia e l&#8217;ossequio, se non la venerazione, verso di esso mostrato perfino dal pontefice romano (o meglio da colui che si spaccia per tale) ha rivelato, di colpo, l&#8217;estensione e la profondit\u00e0 del fascino inquietante e blasfemo che il paganesimo indigeno del Sud America esercita su settori non piccoli della chiesa cattolica, partendo da quella tedesca. Tedesca, infatti, \u00e8 la regia del sinodo per l&#8217;Amazzonia dell&#8217;ottobre 2019; tedesca, anzi austriaca, \u00e8 la sua eminenza grigia, il vescovo Erwin Kr\u00e4utler (bench\u00e9 naturalizzato brasiliano), quello che si vanta di in aver convertito n\u00e9 battezzato un solo indigeno nell&#8217;arco di quarant&#8217;anni di &quot;missione&quot;; e tedesca la volont\u00e0 di servirsi del sinodo per operare dall&#8217;interno uno scardinamento della disciplina, della pastorale e della stessa dottrina cattolica, introducendo il matrimonio per i sacerdoti, il sacerdozio o almeno il diaconato femminile, e sdoganando i culti indigeni in vista della creazione di un sincretismo cattolico-pagano. Cos\u00ec come tedeschi sono in gran parte i finanziamenti che giungono in Vaticano dalle Conferenze episcopali, delle quali la pi\u00f9 ricca \u00e8, di gran lunga, quella tedesca, cosa che evidentemente le d\u00e0 l&#8217;audacia di dettare lei la linea pastorale e dottrinale, come il cardinale Marx non si stanca mai di evidenziare, anche in tema di normalizzazione e piena accettazione della sodomia. Resta, tuttavia, una domanda: se l&#8217;obiettivo dei modernisti travestiti da cattolici \u00e8 di realizzare il sogno di Ernesto Buonaiuti, <em>cambiare Roma con Roma<\/em>, ossia fare in modo che l&#8217;apostasia della chiesa parta dal vertice della chiesa stessa, che bisogno c&#8217;era di pescare i materiali dell&#8217;eresia programmata e pianificata da un fondo di magazzino cos\u00ec remoto e improbabile? Perch\u00e9 questi vescovi massoni e anti-cattolici non hanno messo le carte in tavola in Europa, servendosi di argomenti europei, come la necessit\u00e0 di proseguire e approfondire il dialogo con il mondo moderno, che poi \u00e8 il loro mantra preferito; perch\u00e9 prendere argomenti e provocazioni dal paganesimo dei popoli indigeni sudamericani? Insomma: perch\u00e9 tirar fuori proprio un idolo sconcertante e repulsivo come Pachamama, con il corpo nudo, il ventre gravido e il feto dipinto come se fosse visibile: (ma chi sar\u00e0 il nascituro?, non cero il divino Bambino, Ges\u00f9 Cristo). La quale Pachamama, parola che significa Madre terra e quindi \u00e8 la dea dell&#8217;agricoltura e della fertilit\u00e0, oltretutto non \u00e8 neppure una divinit\u00e0 amazzonica, bens\u00ec andina, e ha tuttora i suoi attardati adoratori nella regione posta a cavallo fra Bolivia e alto Per\u00f9, terra d&#8217;origine del popolo quechua, fondatore dell&#8217;antico impero incaico, e del popolo aymar\u00e0 E perch\u00e9 il Sud America, poi? Perch\u00e9 non attingere ad altre tradizioni e altre religioni del Sud del mondo, quelle dell&#8217;Africa o dell&#8217;Asia, per esempio, le quali, bene o male, sono gi\u00e0 un po&#8217; meno lontane dalla nostra mentalit\u00e0 e dalla nostra sensibilit\u00e0 europea? Partiamo da quest&#8217;ultima domanda.<\/p>\n<p>Molti di noi tendono a dimenticarsi che da anni la maggior parte dei cattolici del mondo non vive pi\u00f9 in Europa, ma in America Latina, fra il Rio Grande e Capo Horn: dal Messico all&#8217;Argentina e al Cile; senza contare il fatto, non certo trascurabile, che il pontefice oggi regnante (peraltro illegittimamente) \u00e8 un sudamericano. E dall&#8217;America Latina viene la teologia della liberazione, massimo cedimento della teologia cattolica al marxismo, dal quale mutua tutta l&#8217;impalcatura generale dell&#8217;analisi economica e sociale, tradendo, cos\u00ec, sia il Magistero che l&#8217;autentica dottrina sociale cattolica. Ma perch\u00e9 la teologia della liberazione \u00e8 nata proprio in questa parte del mondo, e non, poniamo, in Africa o in Asia, dove pure il colonialismo e il neocolonialismo hanno agito in profondit\u00e0 nelle strutture sociali e culturali e dove l&#8217;intensit\u00e0 dello sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi raggiunge un&#8217;evidenza anche maggiore? Riteniamo che la ragione principale sia la potenza e il radicamento che l&#8217;ordine dei gesuiti ha raggiunto in America Latina. Ovunque sono arrivati, sin dalla loro fondazione, i missionari gesuiti si sono contraddistinti da un lato per il loro zelo e il loro spirito d&#8217;intraprendenza, dall&#8217;altro per la loro spiccata tendenza a far parte per s\u00e9, a isolarsi dagli altri ordini religiosi e ad agire come se la chiesa cattolica fosse tutt&#8217;uno con loro, ed essi con lei. Ovunque seguirono la strategia di predicare il Vangelo in modo tale da non urtare frontalmente gli usi e le credenze locali; ogni volta che fu possibile, permisero che la gente seguitasse a praticare le sue vecchie cerimonie, pur accettando di farsi battezzare e divenire formalmente cristiana. Per i gesuiti, l&#8217;importante era espandersi in ogni regione e in ogni strato sociale, dai pi\u00f9 umili ai pi\u00f9 potenti, sfruttando ogni occasione e non lasciandosi imbarazzare da compromessi e calcolate ambiguit\u00e0. Ma le ambiguit\u00e0 c&#8217;erano, e alla fine esplosero: ci\u00f2 accadde sia in India che in Cina, per la questione dei riti locali &#8212; riti malabarici e riti cinesi &#8211; che essi tolleravano accanto alle pratiche della fede cattolica, ma che gli altri ordini missionari, specialmente i francescani e i domenicani, giudicavano in tutt&#8217;altro modo. La cosa fu portata a Roma presso il papa Gregorio XV, ma la decisione definitiva arriv\u00f2 solo nel 1742, allorch\u00e9 Benedetto XIV, con la bolla <em>Ex quo singulari<\/em>, decise in favore dei domenicani, imponendo ai gesuiti di attenersi alla maniera tradizionale di evangelizzare; non solo: fiss\u00f2 16 punti precisi cui tutti i missionari si dovevano attenere, e impose un giuramento in tal senso, che ricorda per certi versi quello antimodernista voluto da san Pio X nel 1910.<\/p>\n<p>La vicenda si era trascinata cos\u00ec a lungo perch\u00e9 i gesuiti avevano puntato i piedi e, a un certo punto, avevano addirittura attuato una specie di sciopero missionario, sospendendo l&#8217;amministrazione dei sacramenti, poich\u00e9 sostenevano che, se si fosse adottata la linea di Roma, evangelizzare i popoli indigeni sarebbe divenuto impossibile. Gi\u00e0 allora essi avevano assunto una posizione di superiorit\u00e0 rispetto agli altri ordini religiosi, i quali negavano una cosa del genere; atteggiamento che non li avrebbe pi\u00f9 abbandonati e che riemerse, in tempi a noi vicini, col padre generale Pedro Arrupe, basco, gran fautore della teologia della liberazione, della chiesa dei poveri e della critica radicale, di segno marxista, all&#8217;ordine sociale ed economico esistente. Ma con padre Arrupe torniamo in Sud America: ci resta da spiegare perch\u00e9 qui, e non gi\u00e0 in India o in Cina, e neppure in Africa, ha preso corpo la fascinazione missionaria nei confronti del primitivo, dell&#8217;esotico e del barbarico, che da ultimo abbiamo visto riemergere e trionfare nel grottesco culto della dea Pachamama durante i lavori del sinodo per l&#8217;Amazzonia, sotto l&#8217;occhio compiaciuto del signor Bergoglio. La spiegazione ci pare questa: in America Latina, e non altrove, i gesuiti raggiunsero un grado di potenza e di autonomia quale mai ebbero nelle altre terre di missione. In particolare, durante l&#8217;esperimento delle <em>reducciones<\/em> del Paragay, nelle quali erano pressoch\u00e9 liberi di costruire una teocrazia del tutto autonoma da qualsiasi altro potere o interferenza, si abituarono a gestire le questioni indiane come se loro fossero la suprema istanza in fatto di pastorale missionaria, e si ritagliarono quel grado di libert\u00e0 che non avevano potuto avere, o conservare, in India e in Cina. Le <em>reducciones<\/em> vennero chiuse per le manovre della massoneria portoghese nella seconda met\u00e0 del XVIII secolo e lo stesso ordine dei gesuiti venne sciolto, ma l&#8217;esperienza era rimasta e aveva lasciato un profondo ricordo sia nelle popolazioni indigene, sia nei gesuiti stessi. La teologia della liberazione, pi\u00f9 tardi, non ha fatto altro che riprendere e rivitalizzare una sensibilit\u00e0 e un orientamento missionario che avevano le loro radici nei tempi in cui l&#8217;ordine di Sant&#8217;Ignazio era una vera e propria potenza secolare, e le <em>reducciones<\/em>, per certi aspetti, erano degli Stati veri e propri, prosperi e ben amministrati. Abituati a far da s\u00e9, a decidere da s\u00e9, e a considerare una sciagura l&#8217;intervento del pontefice nella loro linea pastorale, i gesuiti hanno fatto il passo successivo e in fondo il pi\u00f9 logico: quello di prendere in prima persona il timone della chiesa, sorvolando sull&#8217;insignificante dettaglio che ci\u00f2 viene escluso in maniera esplicita del loro stesso statuto, e di ottenere cos\u00ec non solo di poter seguitare per la loro strada incuranti di critiche e opposizioni (l&#8217;ultima seria opposizione che dovettero affrontare era stata quella di Giovanni Paolo II, che dopo averli commissariati giunse a un passo dalla decisione di scioglierli), ma addirittura di riformare la dottrina oltre che la pastorale. Cosa che hanno cominciato a fare col Concilio Vaticano II, allorch\u00e9 sono riusciti a sostituire al tomismo la teologia di Karl Rahner nei seminari e nelle facolt\u00e0 teologiche. Quanto all&#8217;America Latina come scenario della svolta, non si dimentichi la sopravvivenza, col\u00e0, di un mito tenace: che le societ\u00e0 precolombiane fossero un paradiso in terra prima dell&#8217;arrivo dei bianchi e che pertanto quel modello abbia molto da insegnare in fatto di giustizia sociale, rispetto delle risorse naturali e tutela dell&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Il clero latino-americano ha introiettato un forte senso di colpa per il modo in cui ebbe luogo l&#8217;acculturazione degli indigeni; per liberarsi dal rimorso di esser stati troppo docili alle richieste del potere coloniale e dei proprietari terrieri, i gesuiti degli ultimi decenni si sono messi all&#8217;avanguardia di un orientamento nel quale trovano ampio spazio sia il rancore di quanti si sentono discendenti di popoli vinti e umiliati, sia il senso di colpa e il bisogno di espiare di quanti si sentono gli eredi morali dei conquistatori e degli sfruttatori. Ancor oggi molti bianchi, pur essendo i discendenti dei conquistatori, hanno coltivato un cos\u00ec bruciante senso di colpa da identificarsi coi conquistati, e volentieri parlano di se stessi come di chi ha subito un&#8217;invasione e un genocidio culturale. Abbiamo notato personalmente tale curioso atteggiamento mentale, il che spiega il fatto che i gesuiti sudamericani si sentono gli araldi di una riscossa delle popolazioni indigene contro il peso della colonizzazione, del quale \u00e8 parte essenziale il cristianesimo. Come recita la canzone dedicata a Pachamama che si insegna agli indios e che un missionario italiano ha avuto la geniale idea di far cantare ai fedeli di una parrocchia veronese, i preti cattolici in America Latina si sentono colpevoli per aver contribuito alla sottomissione e allo sfruttamento delle popolazioni indigene e per aver imposto ad esse gli usi e le credenze europei, di cui la fede cattolica \u00e8 parte non certo secondaria: paradossale situazione per cui i missionari, invece di convertire gli indigeni, si auto-mortificano e si convertono alle loro credenze, vuoi per senso di colpa, vuoi per il mito del Buon Selvaggio sempre duro a morire (cfr. il nostro articolo: <em>Radici psicologiche e culturali del neoprimitivismo<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 25\/11\/19).<\/p>\n<p>Tuttavia non bisogna credere che il fascino torbido degli antichi d\u00e8i precolombiani abbia contagiato solo i gesuiti o i cattolici. Anche la cultura laica ne \u00e8 stata investita in pieno, perfino in quegli ambienti ove memo lo si sarebbe creduto. Uno degli scrittori europei che meglio lo ha saputo cogliere e rappresentare \u00e8 stato l&#8217;inglese David Herbert Lawrence (1885-1930), il quale era lontanissimo dal cattolicesimo, per\u00f2 era un uomo intelligente e un acuto osservatore e, durante un lungo soggiorno in America, mentre si trovava in un <em>ranch<\/em> del Nuovo Messico, scrisse nel 1924 la sua opera pi\u00f9 strana e intrigante, <em>Il serpente piumato<\/em> (<em>The Plumed Serpent<\/em>, 1926), in cui descrive il tentativo da parte di due enigmatici personaggi, il generale don Cipriano e lo studioso don Ramon, di riportare in vita l&#8217;antica religione messicana, presentandosi al popolo l&#8217;uno come la resurrezione del dio della forza vitale, Quetzalcoatl, l&#8217;altro del crudele dio della guerra, Huitzilopochtli, coi suoi sacrifici umani e i cuori strappati alle vittime. Fra loro, una ragazza inglese, Kate Leslie, attratta e al tempo stesso inorridita dal progetto tenebroso che vorrebbe fare piazza pulita di quattro secoli di cristianesimo, e che si trova, non sa bene neppure lei come, a fidanzarsi con don Cirpiano, quasi a celebrare la fusione mistica del vecchio mondo con il nuovo che dovr\u00e0 risorgere dalle profondit\u00e0 abissali del passato pre-cristiano. Ecco cosa pensa Kate del popolo messicano (da: D. H. Lawrence, <em>Il serpente piumato<\/em>; traduzione di Elio Vittorini, Milano, Mondadori 1935, 1970, pp. 194-196):<\/p>\n<p><em>Era un popolo incompiuto, lasciato a mezzo nella sua creazione, ed era alla merc\u00e9 delle nere, vecchie influenze che riposavano come feccia al suo fondo. Se erano calmi, erano dolci e gentili con una specie di timida ingenuit\u00e0. Ma appena qualcosa li scuoteva, agitandone il fuoco, s&#8217;alzavano le nere nuvole e cos\u00ec venivano ripresi dalle antiche passioni terribili di morte, dalla volutt\u00e0 del sangue e dell&#8217;odio. Un popolo incompiuto e alla merc\u00e9 dei continui ritorni di antiche concupiscenze. In qualche angolo remoto delle loro anime ci doveva essere un impenetrabile risentimento. Kate lo sentiva: un risentimento pesante iniettato di sangue, di uomini che non sono mai stati capaci di conquistarsi un&#8217;anima, di fari un&#8217;integrit\u00e0 individuale in mezzo al caos delle passioni e delle energie vitali, e della morte. Erano rimasti presi nella rete delle vecchie concupiscenze e delle vecchie abitudini come nelle spire di un serpe che strangola il cuore; sotto il pesante, maleodorante peso dell&#8217;indomito passato. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ges\u00f9 non \u00e8 un salvatore per i messicani. \u00c8 un Dio entrato morto nella loro tomba.<\/em><\/p>\n<p>E ora, in questo risorgere della concupiscenza pre-cristiana, proprio la chiesa vuol farci adorare gli d\u00e8i tenebrosi del passato indigeno? \u00c8 questo il significato del ritorno di Pachamama e del suo culto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;improvvisa e sconcertante apparizione di Pachamama sulla ribalta del cattolicesimo, l&#8217;adorazione di questo brutto idolo pagano da parte di esponenti della gerarchia e l&#8217;ossequio, se non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30190,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[71],"tags":[93,107,109,257],"class_list":["post-27653","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-teologia-e-religione","tag-america","tag-cattolicesimo","tag-chiesa-cattolica","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-teologia-e-religione.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27653","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27653"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27653\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30190"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27653"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27653"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27653"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}