{"id":27651,"date":"2016-02-29T09:05:00","date_gmt":"2016-02-29T09:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/29\/il-concetto-cristiano-della-pace-e-in-perfetta-antitesi-con-quello-laico\/"},"modified":"2016-02-29T09:05:00","modified_gmt":"2016-02-29T09:05:00","slug":"il-concetto-cristiano-della-pace-e-in-perfetta-antitesi-con-quello-laico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/29\/il-concetto-cristiano-della-pace-e-in-perfetta-antitesi-con-quello-laico\/","title":{"rendered":"Il concetto cristiano della \u201cpace\u201d \u00e8 in perfetta antitesi con quello laico"},"content":{"rendered":"<p>Ges\u00f9 e venuto a predicare la pace fra gli uomini? Potrebbe sembrare una domanda strana, quasi provocatoria: ma certo, che discorsi!; chi non lo sa? Pure, a riflettervi anche solo un momento, si deve ammettere che la risposta non \u00e8 cos\u00ec banale e scontata, come sembra. Ges\u00f9 stesso, a un certo punto, ebbe a dire di s\u00e9 e della propria missione: \u00abNon crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell&#8217;uomo saranno quelli della sua casa\u00bb (Matteo, 10, 34-36). Sono parole che si possono variamente interpretare; certo non devono esse intese nel senso letterale, a meno che la &quot;spada&quot; di cui parla Ges\u00f9 sia da intendersi non gi\u00e0 come quella dei suoi seguaci, cosa certamente da escludere, ma piuttosto dei loro persecutori, dato che egli ha ammonito i suoi discepoli con forza, e ripetutamente, che sarebbero stati perseguitati a causa del Suo nome.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, una distinzione necessaria, a nostro avviso, deve essere operata fra il concetto della &quot;pace&quot; in senso propriamente cristiano, e quello di carattere profano: perch\u00e9 la &quot;pace&quot;, come la intende il mondo, non \u00e8 la pace di Cristo, anzi, si tratta di due cose completamente diverse e, per molti aspetti, addirittura antitetiche. Ed \u00e8 una riflessione ci veniva fatta mentre leggevamo una pagina di don Luigi Villa (3 febbraio 1918-18 novembre 2012), un sacerdote nativo di Lecco, che \u00e8 stato condannato all&#8217;oblio dopo la morte (avvenuta quattro anni or sono), mentre in vita aveva subito una vera e propria persecuzione da parte delle autorit\u00e0 superiori, a causa delle sue scomodissime inchieste miranti a smascherare le infiltrazioni massoniche all&#8217;interno della Chiesa, particolarmente nelle sue pi\u00f9 alte sfere; inchieste che erano partite da una esortazione personale di san Pio da Pietrelcina, fattagli nel 1952 e rinnovata nel 1963, e che ebbero, a quanto pare, l&#8217;approvazione ufficiosa ed il tacito incoraggiamento di papa Pio XII.<\/p>\n<p>Sia come sia, non vogliamo soffermarci qui a parlare della vita e dell&#8217;opera svolta da don Villa per denunciare la presenza della Massoneria all&#8217;interno della Chiesa cattolica, presenza mirante a indebolirla, svuotarla e distruggerla gradualmente per mano dei suoi stessi vescovi e sacerdoti (ci riproponiamo di farlo in apposita sede); desideriamo invece soffermarci su uno spunto offertoci da una sua meditazione a proposito della &quot;pace&quot; cristiana.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, don Villa in un ampio saggio &#8212; che si pu\u00f2 considerare, in un certo senso, il suo testamento spirituale &#8211; intitolato \u00abIl problema della pace\u00bb e pubblicato, a puntate, sulla rivista da lui fondata, \u00abChiesa viva\u00bb, di cui riportiamo l&#8217;inizio della seconda (n. 339, maggio 2002, pp. 2-3):<\/p>\n<p><em>\u00abMentre gli altri tre evangelisti parlano di un kerigma di pace per tutti gli uomini, anche non cristiani, il quarto evangelista invece parla della &quot;pace&quot; durante il mistero della Passione e della Risurrezione in quanto concerne i discepoli di Ges\u00f9. \u00c8 una rivelazione di Ges\u00f9 ai suoi discepoli e, quindi, \u00e8 Dio che rivela, qui, la pace&quot; che nasce nella Chiesa.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo avviene nel discorso dopo la Cena, che si conclude con un augurio di pace: &quot;Io vi lascio la mia pace! Io vi dono la mia pace! Io non ve la dono come la dona il mondo!&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Poi, la sera della Risurrezione, Ges\u00f9 si presenta ai suoi discepoli riuniti, e per prima cosa dice: &quot;Pace a voi!&quot;, poi, per la seconda volta, dice ancora: &quot;Pace a voi! Cos\u00ec come il Padre ha mandato me, io mando voi!&quot;. Otto giorni dopo, presente anche Tommaso, Ges\u00f9 appare un&#8217;altra volta e dice: &quot;Pace a voi!&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Fanno riflettere queste parole di &quot;pace&quot; dette da Ges\u00f9! Furono le sue ultime parole prima della Passione, e furono le sue prime dopo la Passione. Non sono semplici parole di saluto, secondo l&#8217;uso di ogni persona educata, ma sono parole di Ges\u00f9-Dio che vengono animate di una vita nuova ed hanno una risonanza straordinaria. Lo fanno comprendere le sue stesse parole che indicano una sua intenzione del tutto particolare: &quot;Io vi dono una pace; io ve la dono non come ve la d\u00e0 il mondo!&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Il contesto di queste parole, infatti, ci porta a riflettere che furono dette dopo il discorso dell&#8217;ultima Cena, dopo che Ges\u00f9 aveva parlato loro delle &quot;persecuzioni&quot; che avrebbero avuto per causa sua, quasi che esse costituissero una loro condizione abituale. &quot;Voi avrete tribolazioni nel mondo&quot;. &quot;Viene l&#8217;ora che chiunque vi uccider\u00e0, creder\u00e0 di rendere ossequio a Dio&quot;. Con questo, Ges\u00f9 intendeva dire che le persecuzioni che subiranno non saranno che la continuazione delle persecuzioni che Lui stesso ha subito: &quot;Se il mondo vi odia, sappiate bene che, prima di voi, ha odiato me. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi&quot;. Come ad annunciare il mistero della sua morte e di quella dei suoi discepoli! Un solo, medesimo mistero.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo, Ges\u00f9 moltiplica il suo incoraggiamento: &quot;Non rimanga turbato il vostro cuore&#8230;&quot;. &quot;Queste cose vi ho detto perch\u00e9 non abbiate a scandalizzarvi&#8230;&quot;. Vi ho detto queste cose, perch\u00e9, quando ne giunger\u00e0 l&#8217;ora, vi ricordiate che ve ne ho parlato&quot;. Coraggio, dunque, perch\u00e9, nonostante la sua Passione e morte, anzi, proprio per esse, Ges\u00f9 ha vinto il mondo, per cui la sua &quot;pace&quot; sar\u00e0 il frutto sicuro della partecipazione alla vittoria del Maestro con la Risurrezione. &quot;La pace a voi!&quot;. Dopo il cammino della prova, ci sar\u00e0 quella &quot;pace&quot;, che pi\u00f9 nessuno ci potr\u00e0 togliere!<\/em><\/p>\n<p><em>Questo destino della Chiesa di Cristo appare, non in astratto, anche nell&#8217;Apocalisse dello stesso autore del Quarto Vangelo, san Giovanni, in cui si parla chiaramente di un mondo persecutore e della Chiesa perseguitata. I suoi membri vengono martirizzati, messi a morte, ma la Chiesa continua a sopravvivere, a risuscitare, ad avere dimora in mezzo al mondo, insieme al Regno di Dio. Ovunque, \u00e8 sempre il Cristo che muore, ma che pure risuscita. E anche la Donna, attaccata dal Dragone, \u00e8 pur sempre la Chiesa. E anche i 144.000 che accompagnano l&#8217;Agnello sul monte Sion, usciti dalle persecuzioni e dalle umiliazioni, sono anch&#8217;essi la Chiesa. Come pure i vincitori della Bestia, che cantano il canto di Mos\u00e8, all&#8217;uscita del paese della prova, e &quot;i campi dei Santi e la citt\u00e0 diletta&quot;, assalita dalle forze congiunte dell&#8217;Inferno e della terra e che Dio ha preservata con un atto perentorio. Alla fine, cio\u00e8, la citt\u00e0 assediata si trasfigura nella Nuova Gerusalemme, e &quot;la morte non ci sar\u00e0 pi\u00f9, n\u00e9 ci saranno pi\u00f9 dolori e sofferenze, perch\u00e9 tutto quello che prima c&#8217;era, sar\u00e0 finito&quot; (Apoc., 21, 4). La pace di Cristo, quindi, sar\u00e0 alla fine dei tempi; ossia, la Sua pace sar\u00e0 dopo la risurrezione. Il Suo prezzo, per\u00f2, \u00e8 sempre la Sua Croce. Perci\u00f2, anche il cammino della Chiesa di Cristo \u00e8 e sar\u00e0 sempre la &quot;via Crucis&quot;! L&#8217;universalit\u00e0 del Vangelo si riattacca alla Croce. Quando io sar\u00f2 elevato da terra, attirer\u00f2 tutto a me&quot; Apoc. 1, 8). La &quot;pace&quot; del mondo sar\u00e0, quindi, nel Cristo risuscitato. Il ruolo del cristiano, perci\u00f2, sta nel testimoniare, soffrire, morire. Ma la sua vittoria \u00e8 gi\u00e0 sicura; la pace \u00e8 gi\u00e0 data da Lui! &quot;Io non ve la dono come il mondo&#8230;&quot;, il quale non la d\u00e0, ma solo la promette, mentre Ges\u00f9 la dona realmente ed \u00e8 una pace che non inganna.<\/em><\/p>\n<p><em>Egli giudica e divide tra il suo Regno e quello del mondo. Noi sappiamo dal discorso di &quot;missione&quot;, di San Matteo, che la pace di Ges\u00f9 \u00e8 ben differente da quella del mondo. &quot;Non pensiate che io sia venuto a portare la pace sulla terra: io non sono venuto a portare la pace, ma la spada&quot;. Ges\u00f9, quindi, pensava gi\u00e0 alle persecuzioni che gli Apostoli e i suoi successori avrebbero dovuto subire dai suoi nemici, mondo e demonio, come pure le divisioni, senza farsi alcuna illusione. &quot;Chi non prende la sua croce per venire al mio seguito, non \u00e8 degno di me&quot;. Ossia: la Chiesa deve testimoniare, soffrire le persecuzioni, sopportare, attendere, perseverare, accettare di essere umiliata, messa a morte; prender parte, quindi, al medesimo destino che fu di Ges\u00f9, l&#8217;Agnello, il Servitore, il Servo di Dio. E sar\u00e0 a questo prezzo, poi, che Dio mediatore doner\u00e0 la sua pace a tutta l&#8217;umanit\u00e0!\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Quelle di don Luigi Villa sono riflessioni che ci sembrano sostanzialmente condivisibili e che ci ricordano, ancora una volta, quanto sia equivoco e fuorviante prendere certi concetti della cultura laica, accostarli ai concetti cristiani traducibili con la stessa parola, e trarne la conclusione che, dunque, non solo non vi \u00e8 alcuna difficolt\u00e0 a portare avanti un discorso cristiano che sia parallelo a quello del mondo profano, ma, addirittura, che i cristiani <em>debbano<\/em>, in un certo senso, &quot;fidarsi del mondo&quot;, solamente perch\u00e9 le parole d&#8217;ordine <em>paiono<\/em> le stesse. Il mondo moderno, invece, non \u00e8 semplicemente post-cristiano; \u00e8 deliberatamente anti-cristiano. Pu\u00f2 darsi che molte persone, forse la maggior parte, non se ne rendano conto; ma certo lo sanno coloro i quali esercitano un controllo complessivo sull&#8217;informazione, sulla stampa, sulle reti radiofoniche e televisive, sulla cultura accademica e sulle grandi istituzioni internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite. Sarebbe veramente ingenuo, quindi, e anche molto pericoloso, per un cristiano, sottovalutare questo fatto, o scordarlo anche solo per un momento: non si tratta di coltivare una &quot;sindrome da accerchiamento&quot;, quanto, piuttosto, considerare che la cultura moderna \u00e8 figlia dell&#8217;illuminismo e della Massoneria, e che il suo obiettivo \u00e8 sempre stato quello di distruggere il cristianesimo e di sostituirlo con una nuova forma di religiosit\u00e0 vagamente panteista, incentrata sostanzialmente sulla natura e sull&#8217;uomo, non certo su un Dio trascendente e, soprattutto, su un Dio redentore: l&#8217;uomo, infatti, per la cultura moderna, non ha alcun bisogno di essere redento, semmai pu\u00f2 e deve redimersi da solo. E, pi\u00f9 in generale, basta tenere a mente le ammonizioni rivolte da Ges\u00f9 ai suoi discepoli circa il fatto che il mondo li avrebbe odiati, dato che, prima di loro, aveva odiato Lui. La verit\u00e0 \u00e8 che il cristiano d\u00e0, e dar\u00e0 sempre, fastidio alle logiche del mondo &#8212; logiche di potere, di lussuria e di sopraffazione &#8212; e, quindi, dovrebbe sempre chiedersi che cosa non vada, quando il mondo gli prodiga sorrisi e carezze.<\/p>\n<p>Ma vediamo pi\u00f9 nello specifico la questione che a noi qui interessa: quella della pace. Per la cultura profana, e specialmente per la cultura moderna, la &quot;pace&quot; \u00e8 il risultato di una azione pienamente e interamente umana: sono gli uomini che possono e vogliono instaurarla, dopo aver rimosso le cause di conflitti, cos\u00ec all&#8217;interno come all&#8217;esterno dei gruppi sociali. La &quot;pace&quot; del mondo, quindi, \u00e8 un obiettivo immanentistico, edificabile senza residui, che avr\u00e0 una completa realizzazione entro un determinato lasso di tempo. La pace, in tale prospettiva, proviene dalla rimozione degli elementi di conflitto, di tensione, d&#8217;ingiustizia: quando ci\u00f2 avverr\u00e0, si avr\u00e0 automaticamente il regno della pace, come si addice a una concezione decisamente ottimistica dell&#8217;uomo <em>razionale<\/em>. La pace, infatti, \u00e8 razionale, la guerra \u00e8 irrazionale: quando gli uomini capiranno che la guerra non \u00e8 nel loro interesse, che provoca pi\u00f9 problemi di quanti ne possa mai risolvere, allora si avr\u00e0 la pace.<\/p>\n<p>Per il cristiano, le cose stanno in tutt&#8217;altro modo. La pace non \u00e8 un fatto, ma un anelito; l&#8217;uomo tende alla pace, perch\u00e9 riconosce in essa la condizione necessaria alla realizzazione del bene. L&#8217;uomo, per\u00f2, non \u00e8 capace di realizzare alcun bene con le sue sole forze: quando si prova a fare una cosa del genere, non solo fallisce, ma semina lutti e sofferenze a piene mani. Nessuna opera umana pu\u00f2 essere portata a buon fine, allorch\u00e9 scaturisce da un atteggiamento di orgoglio e di autosufficienza; solo quando si affidano all&#8217;ispirazione e all&#8217;aiuto di Dio, gli uomini possono realizzare il bene; cos\u00ec come possono conservarlo solo restando strettamente uniti a Lui. Non a un Dio qualsiasi, per\u00f2, ma al Dio predicato da Ges\u00f9 Cristo, Dio egli stesso: il Dio che si \u00e8 fatto uomo, che \u00e8 morto sulla croce e che \u00e8 risorto per riaprire all&#8217;umanit\u00e0 la via del Cielo. Anche qui si vede che il relativismo \u00e8 penetrato largamente nella cultura cattolica e nella Chiesa stessa, e ha seminato pericolose confusioni, quasi che un Dio valga l&#8217;altro, e tutte le strade portino ugualmente alla verit\u00e0, alla redenzione e alla salvezza. Per timore di apparire esclusivisti e fanatici, i cristiani son diventati timidi, quasi vergognosi di se stessi; stentano, talvolta, a proclamare il messaggio di Ges\u00f9, o lo relativizzano. In un ceto senso, tentano di passare inosservati: in una societ\u00e0 laicista, sembra loro il mezzo migliore per vivere tranquilli. Hanno dimenticato una cosa, per\u00f2, quella essenziale: Cristo non ha promesso la tranquillit\u00e0, ma ha portato la pace: una pace che passa per la Croce. \u00c8 un paradosso, certo: il paradosso della fede, visto da alcune grandi anime, come Pascal e Kierkegaard&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ges\u00f9 e venuto a predicare la pace fra gli uomini? Potrebbe sembrare una domanda strana, quasi provocatoria: ma certo, che discorsi!; chi non lo sa? 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