{"id":27647,"date":"2017-09-18T04:10:00","date_gmt":"2017-09-18T04:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/18\/erano-ottusi-allora-o-sono-impazziti-adesso\/"},"modified":"2017-09-18T04:10:00","modified_gmt":"2017-09-18T04:10:00","slug":"erano-ottusi-allora-o-sono-impazziti-adesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/18\/erano-ottusi-allora-o-sono-impazziti-adesso\/","title":{"rendered":"Erano ottusi allora, o sono impazziti adesso?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una domanda che inquieta, e non pu\u00f2 non inquietare, coloro i quali hanno assistito alla stupefacente metamorfosi della Chiesa cattolica nell&#8217;arco degli ultimi cinquant&#8217;anni, e hanno visto gran parte del clero passare a dire e fare tutta una serie di cose che prima sarebbero state semplicemente inconcepibili; hanno visto monsignori e sacerdoti, e da ultimo anche il papa, arrivare a dire e fare delle cose che sono l&#8217;esatta antitesi di ci\u00f2 che dicevano e facevano i loro predecessori di mezzo secolo fa; che hanno visto, infine, e vedono ogni giorno, tutto questo vasto mondo di persone che si dicono cattoliche, dai teologi che insegnano nelle Facolt\u00e0 universitarie fino all&#8217;ultimo credente che pratica, bene o male, la sua religione, andare continuamente a caccia di novit\u00e0, di &quot;svolte&quot;, di &quot;riforme&quot;, e inventarsi senza posa qualche ulteriore &quot;progresso&quot;, in modo da spostare sempre pi\u00f9 avanti il baricentro della Chiesa, con la presta di modificare, dopo la liturgia, la stessa dottrina, e, incredibile a dirsi, di fabbricarsi una &quot;fede&quot; nuova di zecca, la quale, bench\u00e9 a parole lo neghino, \u00e8 ben differente da quella dei loro padri, anzi, per dirla tutta, \u00e8 qualcosa di completamente diverso, se non addirittura la sua antitesi radicale e inconciliabile. Ora, la domanda \u00e8 questa: Ma hanno davvero coscienza, costoro, e specialmente i pi\u00f9 anziani, i preti di una certa et\u00e0, i religiosi coi capelli bianchi, i fedeli ormai pensionati e nonni con figli e nipoti, hanno davvero coscienza di quel che hanno fatto e che continuano a fare? Si rendono conto sino in fondo della portata del cambiamento che hanno attuato, o, se non lo hanno attuato, che hanno approvato, anche solo con il loro silenzio-assenso, e delle sue conseguenze? Hanno la chiara coscienza di essere stati i protagonisti, gli spettatori, e, senza rendersene conto, anche le vittime, di uno stravolgimento inaudito della fede e della Chiesa, che quella fede doveva custodire integra, e di aver scippato alle generazioni future la verit\u00e0 della dottrina cattolica, della sua morale, degli insegnamento del suo sacro Magistero? E non si dica che stiamo esagerando, che stiamo drammatizzando. Quando si arriva al punto che la Chiesa abbandona al suo destino, e perfino condanna, un professore cattolico che aveva sostenuto l&#8217;assoluta illiceit\u00e0 dell&#8217;aborto, alla luce della dottrina di sempre, come \u00e8 avvento in Belgio; e quando un importante prelato tiene l&#8217;elogio del defunto Marco Pannella, portandolo a esempio di tutti i cattolici come uomo di straordinario impegno e di altissima spiritualit\u00e0; e quando un gesuita invoca apertamente le nozze gay anche in chiesa, asserendo, nel contempo, che molti santi erano gay: quando si arriva ad un tal punto, e nulla accade da parte di chi dovrebbe vigilare e intervenire, c&#8217;\u00e8 un silenzio che suona approvazione da parte della gerarchia, si vedr\u00e0 come le nostre parole non hanno niente di esagerato o di teatrale.<\/p>\n<p>Ora, che certi preti giovani e scalpitanti siano soggetti alla tentazione di fughe in avanti, non \u00e8 cosa impensabile, anche se il voto di obbedienza e l&#8217;autorevolezza dei superiori dovrebbero esser pi\u00f9 che sufficienti a trattenerli da eccesive intemperanze, se la Chiesa stesse vivendo una fase normale; ma che a dare l&#8217;esempio dell&#8217;intemperanza siano proprio i vecchi, questa \u00e8 la cosa che deve far maggiormente riflettere. \u00c8 vero che i sacerdoti anziani, diciamo vicini alla pensione, o anche oltre, ma pur sempre attivi nel promuovere freneticamente novit\u00e0 e mutamenti, sono quelli che avevano vent&#8217;anni quando ci fu il Concilio Vaticano II, che sollev\u00f2 il coperchio della pentola e permise a tutti gli esalti, i presuntuosi, e, diciamolo a chiare note, a tutti gli eretici, purch\u00e9 avessero la decenza di velare anche solo superficialmente le loro vere intenzioni. Sono perci\u00f2 anche quelli che hanno vissuto il vento di follia di quella stagione; che hanno incubato i germi di quella malattia; e che, evidentemente, non ne sono mai guariti, anche perch\u00e9 ogni cosa, intorno a loro, concorreva, non che a placare i bollori modernisti, a stuzzicarli e perfino a esasperarli. Sta di fatto che si vede con tristezza, con sconcerto, con incredulit\u00e0, sacerdoti settantenni i quali calpestano senza alcun imbarazzo, senza ombra di vergogna, la sacra Tradizione, e che distorcono a loro uso e consumo le Scritture, adattando la divina Rivelazione alla loro smania di novit\u00e0 e al disegno di mondanizzare la Chiesa, di protestantizzarla e di contaminarla con elementi di tipo naturalistico e panteistico, e con altri di origine gnostica e massonica.<\/p>\n<p>Uno di questi sacerdoti anziani che hanno scelto la strada della &quot;rivoluzione&quot; \u00e8 don Armando Trevisiol, quasi ottantenne, che \u00e8 stato per molti anni arcipete della chiesa dei santi Gervasio e Protasio a Carpenedo, vicino a Mestre. Personaggio molto conosciuto, specialmente per il suo impegno a favore dei poveri e degli anziani, promotore di svariate iniziative di solidariet\u00e0 e volontariato, \u00e8 anche &#8212; bench\u00e9 da tempo in pensione, ma solo per modo di dire &#8212; un infaticabile diffusore delle sue idee progressiste e moderniste, cosa che avviene soprattutto per mezzo del giornalino parrocchiale <em>L&#8217;incontro<\/em>, stampato in 5.000 copie, oltre che con la pubblicazione di diversi libri. L&#8217;anno scorso, il 2016, don Trevisiol \u00e8 assurto agli onori della cronaca regionale, e non solo, appunto perch\u00e9, dalle colonne del suo giornalino, ha sostenuto che, di fronte alla carenza di vocazioni sacerdotali, la Chiesa dovrebbe riaprire le porte ai preti sposati, dovrebbe togliere l&#8217;obbligo del celibato ecclesiastico e dovrebbe introdurre anche il sacerdozio femminile. Poche settimane prima il suo vice-parroco, don Marco Scarpa, veneziano, aveva lasciato la parrocchia, dopo una decina di anni di lavoro in comune, perch\u00e9 aveva dato addio al sacerdozio per amore di una donna (e nel giugno di quest&#8217;anno ha confermato la sua scelta, venendo ridotto allo stato laicale). Don Trevisiol da parte sua, sostiene che non esistono motivazioni religiose per negare il matrimonio ecclesiastico e il sacerdozio femminile, ma solo ragioni storiche, le quali, essendo cambiati i tempi, possono e devono venir cambiate anch&#8217;esse, anzi il non farlo, a suo parere, sarebbe &quot;antistorico&quot;. Se ne deduce che, per lui, come per altri che la pensano come lui, il nuovo credo dei sacerdoti cattolici \u00e8 diventato lo storicismo: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la Verit\u00e0 eterna e immutabile, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la Tradizione perenne, di origine divina: c&#8217;\u00e8 la storia che \u00e8 fatta dagli uomini, e ci sono i tempi della storia, che mutano incessantemente. Tipico di tutti i progressisti, con e senza l&#8217;abito talare (anche quest&#8217;ultimo, divenuto ormai quasi invisibile): la storia \u00e8 progresso, tutti devono adeguarsi; ma progresso nella storia, dentro la storia, in un orizzonte storico. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la trascendenza, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la Provvidenza, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il Cielo. Perfetto esemplare di questo esasperato immanentismo storicistico \u00e8 il nuovo generale dei gesuiti, padre Sosa Abasca, il quale ha affermato che nessuno pu\u00f2 dire con certezza che cosa Ges\u00f9 Cristo abbia detto, perch\u00e9 ai suoi tempi non c&#8217;era il registratore per riportare fedelmente le sue parole.<\/p>\n<p>Don Trevisiol, da parte sua, \u00e8 il classico esempio di un sacerdote ormai avanti con gli anni che &quot;scopre&quot; di essere ancora pi\u00f9 rivoluzionario di quanto non lo fossero i giovani preti negli anni &quot;ruggenti&quot; della riforma conciliare e post-conciliare: allora, infatti, nessun present\u00f2 l&#8217;abrogazione del celibato ecclesiastico e l&#8217;accesso al sacerdozio per le donne come punti qualificanti del rinnovamento della Chiesa, anche se ne esistevano le premesse, ideologiche ed emotive &#8212; perch\u00e9 la famosa e fin troppo celebrata &quot;stagione&quot; del Concilio era fatta in larga misura di stati d&#8217;animo, aspettative, sogni, utopie e altre cose ugualmente vaporose, evanescenti ed estemporanee. Don Armando Trevisiol \u00e8 quello che va di moda chiamare &quot;un prete delle periferie&quot;; a Carpenedo, periferia di Meste, ha fatto molto sul piano dell&#8217;impegno sociale, e glie ne va dato atto. Allo stesso tempo, non \u00e8 male ricordare che molti grandi santi &quot;sociali&quot; (santi, non preti comuni), come Giuseppe Cafasso, Giuseppe Cottolengo, Luigi Scrosoppi, Giovannni Bosco, Giovanni Calabria, Francesca Saverio Carini \u00a0e tantissimi altri e altre, hanno operato magnificamente nell&#8217;ambito sociale, prendendosi cura degli ultimi, degli orfani, dei pi\u00f9 poveri e abbandonati, dei malati e degli emigranti (che allora erano gli italiani&#8230;) ma sono sempre stati obbedientissimi all&#8217;autorit\u00e0 dei superiori, fedelissimi al sacro Magistero, ineccepibili nella purezza della dottrina, oltre che sul piano dei costumi personali. Un san Giovanni Bosco, per esempio, avrebbe giudicato un grave fallimento se il suo principale collaboratore avesse lasciato il sacerdozio per amore di una donna: non avrebbe detto soltanto, come ha fatto don Trevisiol, di capire e rispettare la sua scelta; quasi certamente si sarebbe interrogato sul perch\u00e9, si sarebbe chiesto in che cosa non avesse saputo infondergli la sua stessa costanza (stiamo parlando di una cosa piuttosto seria: la promessa fatta a Dio per tutta la vita, solennemente e al cospetto della Chiesa). I preti di una volta seminavano per raccogliere, cio\u00e8 per favorire nuove vocazioni; evidentemente le cose sono cambiate e molti preti odierni trovano normale la rottura del voto da parte dei loro confratelli pi\u00f9 giovani. Anche qui c&#8217;\u00e8 lo zampino dell&#8217;influsso esercitato, consciamente o inconsciamente, dalla dottrina protestante: siamo tutti sacerdoti, quindi il sacerdote pu\u00f2 sposarsi e pu\u00f2 anche lasciare l&#8217;abito senza problemi; per la salute delle anime basta la sola fede.<\/p>\n<p>Ora, per tentar di rispondere alla domanda che ponevamo all&#8217;inizio, cosa pu\u00f2 spingere un prete anziano a modificare radicalmente il proprio atteggiamento rispetto ai tempi della sua giovinezza, e a vedere il futuro della Chiesa sotto una luce assolutamente difforme da quella di allora, pu\u00f2 essere utile constatare che il rivoluzionamento ideologico di un prete quasi ottantenne, come don Trevisiol, parte da lontano e investe un ambito assai pi\u00f9 ampio di quello che gli ha dato un momento di celebrit\u00e0 a livello anche nazionale, con la provocatoria proposta di &quot;aprire&quot;ai preti sposati e alle donne prete, esternazioni che lo hanno immediatamente fatto entrare &#8212; o confermare &#8211; nelle simpatie dei settori politici di sinistra, quelli che guardano alla Chiesa con sufficienza e con disprezzo, salvo diventare ambiguamente attenti e perfino rispettosi se, dalla Chiesa, arrivano segnali di &quot;apertura&quot; alla mentalit\u00e0 progressista, come in questo caso. Per convincersene, basta allargare lo sguardo e vedere in quali altri ambiti i sacerdoti come don Trevisiol hanno completamente mutato pensiero e atteggiamento; e uno degli ambiti pi\u00f9 rivelatori, una specie di cartina al tornasole per misurare l&#8217;ampiezza del loro balzo in avanti, \u00e8 la cosiddetta Riforma protestante, ovvero lo scisma che, a partire dal 1517, inizialmente per opera di Lutero, poi anche di Zwingli e di Calvino, ha letteralmente spaccato in due la Chiesa cattolica la stessa societ\u00e0 europea. Oggi sappiamo che cosa ne pensa il papa Francesco, di Lutero e dei suoi continuatori: abbiano visto come ha celebrato, a Lund, in Svezia, nell&#8217;ottobre 2016, insieme a un vescovo luterano, i 500 anni della cosiddetta Riforma, e come ha definito lo scisma &quot;una preziosa offerta di doni spirituali&quot; alla Chiesa. Lutero, che voleva distruggere la Chiesa e che ha scagliato le peggiori maledizioni contro il papa e contro il clero; Lutero, che ha incitato i principi tedeschi a ribellarsi alla Chiesa, a confiscarne i beni, a chiudere i conventi e sopprimere gli ordini religiosi; ma, soprattutto, che ha predicato una dottrina che \u00e8 cristiana solo di nome, accumulando gravissimi errori teologici, dal servo arbitrio alla salvezza con la sola fede, e dall&#8217;abolizione del clero alla cancellazione di cinque Sacramenti su sette, ora costui viene guardato con stima, con affetto, viene ringraziato per i doni che ha fatto alla Chiesa, viene lodato per la fresca e generosa volont\u00e0 di rinnovare la Chiesa stessa (?), per il suo santo zelo contro le indulgenze e altre forme di superstizione e corruzione, insomma vien promosso quasi al rango di un secondo san Francesco, e salutato come un precursore di quanto di meglio (?) la Chiesa ha poi fatto sulla linea del Concilio.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, cosa dice don Trevisiol a proposito della cosiddetta Riforma protestante (da: don Armando Trevisiol: <em>In attesa del giorno nuovo. Diario di un vecchio prete 2011<\/em>, Edizioni de <em>L&#8217;incontro<\/em>, s. d., p.319): <em>Quando penso all&#8217;educazione che ho ricevuto da bambino in rapporto ai protestanti, mi viene da rabbrividire. Per molti anni ho pensato a questi cristiani, che in maniera opportuna o meno hanno sognano e tentato di rinnovare la Chiesa riportandola alla freschezza e alla coerenza delle origini, come a dei ribelli, indegni e traditori, non solo arrossisco, ma rinnego quasi i miei educatori.<\/em><\/p>\n<p>Naturalmente, il punto \u00e8 se sia pi\u00f9 giusto che don Trevisiol arrossisca per l&#8217;educazione che ha ricevuto in seminario, oppure che arrossisca per il modo in cui ha scelto di vivere la sua vecchiaia di uomo e di ministro consacrato a Dio; se \u00e8 pi\u00f9 importante che egli quasi rinneghi coloro che hanno concorso alla sua formazione umana e sacerdotale, o che lo rinneghino i cattolici odierni, vedendo in lui non pi\u00f9 il pastore del gregge, ma uno dei tanti fomentatori di novit\u00e0 disordinate o decisamente eterodosse, indegne di un prete e di un cattolico. \u00c8 triste, infatti, vedere come chi avrebbe dovuto accumulare, con l&#8217;esperienza, anche la saggezza, e abbondare nella virt\u00f9 della prudenza (una delle quattro virt\u00f9 cardinali: tali, cio\u00e8, che qualsiasi uomo deve possedere e coltivare, prima ancora della Rivelazione), unirsi al coro della imperante auto-denigrazione della Chiesa, e attizzare le fiamme del senso di colpa per tutte le cose &quot;cattive&quot; che essa ha fatto, come quella di scomunicare Lutero, e per le quali dovrebbe vergognarsi. Dunque, dopo 500 ani, per don Trevisiol risulta chiaramente che Lutero aveva ragione, e la Chiesa torto; che il torto eventuale di Lutero, semmai, \u00e8 stato quello di non aver adoperato sempre la maniera pi\u00f9 opportuna; ma che lui, insomma, voleva solo riportare la Chiesa alla freschezza delle origini. A parte l&#8217;ignoranza storica e teologica che traspare da queste parole (Lutero non voleva rinnovare, ma demolire la Chiesa, per sua esplicita affermazione; e sul piano teologico aveva mille volte torto, compreso il <em>causus belli<\/em> della sua rivolta, la questione delle indulgenze), quello che pi\u00f9 dispiace \u00e8 il rinnegamento di s\u00e9, delle proprie origini, della propria identit\u00e0; e non ci si pu\u00f2 non chiedere quali siano i meccanismi psicologici che sono coinvolti in un simile atteggiamento. Perch\u00e9 un uomo, un sacerdote, di quasi ottant&#8217;anni, deve dire cose simili; perch\u00e9 deve sbugiardare e rimproverare la sua Chiesa, e fare l&#8217;elogio dei suoi peggiori nemici, come se fosse la cosa pi\u00f9 bella e pi\u00f9 cristiana del mondo? \u00c8 la smania di essere all&#8217;avanguardia, di sentirsi giovane, di vivere una seconda giovinezza? O sono la vanit\u00e0 e il narcisismo? Tutto questo scrivere, questo esternare, questi giornalini, questi libri, da dove hanno origine? Una volta, e giustamente, un prete non poteva scrivere quel che gli pareva: doveva chiede l&#8217;autorizzazione dell&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica; ci voleva il <em>nihil obstat<\/em>. Ora che la Congregazione per la dottrina delle fede non fa pi\u00f9 il suo dovere; ora che qualsiasi prete \u00e8 libero di parlare a volont\u00e0, a qualsiasi microfono, e di criticare la Chiesa e la sacra Tradizione, senza temere alcuna conseguenza; ora che i soli preti che vengono punti e allontanati sono quelli, come don Minutella, che si mostrano troppo cattolici, cio\u00e8 indisponibili a gettare nel cestino della carta straccia la loro storia e la loro fedelt\u00e0 alla promessa, la cosa si spiega. Nondimeno \u00e8 qualcosa di assai triste per loro, e di nocivo per le anime&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una domanda che inquieta, e non pu\u00f2 non inquietare, coloro i quali hanno assistito alla stupefacente metamorfosi della Chiesa cattolica nell&#8217;arco degli ultimi cinquant&#8217;anni, e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[109,236,267],"class_list":["post-27647","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-chiesa-cattolica","tag-sacerdozio","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27647","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27647"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27647\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27647"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27647"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27647"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}