{"id":27646,"date":"2015-10-25T08:27:00","date_gmt":"2015-10-25T08:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/25\/limpero-ottomano-e-decaduto-perche-privo-di-unidea-e-di-unetica\/"},"modified":"2015-10-25T08:27:00","modified_gmt":"2015-10-25T08:27:00","slug":"limpero-ottomano-e-decaduto-perche-privo-di-unidea-e-di-unetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/25\/limpero-ottomano-e-decaduto-perche-privo-di-unidea-e-di-unetica\/","title":{"rendered":"L\u2019Impero ottomano \u00e8 decaduto perch\u00e9 privo di un\u2019idea e di un\u2019etica"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Impero ottomano ha conosciuto una fase di rapida ascesa, una stagione di splendore anche&#8217;essa relativamente breve, e poi dei lunghi secoli di decadenza: una decadenza cos\u00ec lunga e sfibrante che, a partire dall&#8217;inizio del XIX secolo, esso era noto alla diplomazia internazionale come &quot;il grande malato d&#8217;Europa&quot;, e tale rimase fino alla sua ingloriosa caduta, come effetto della Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Ora, mentre quasi tutti gli storici non sono pi\u00f9 disposti a considerare, come lo pensavano Gibbon o Montesquieu, che quella dell&#8217;Impero bizantino sia stata solo una continua, incessante, millenaria storia di decadenza, nel caso dell&#8217;Impero ottomano si farebbe fatica a trovare pi\u00f9 di un pugno di storici disposti a negare che gran parte della vicenda dell&#8217;Impero ottomano e della civilt\u00e0 turca non siano state altro che una lunghissima e sempre pi\u00f9 accentuata decadenza.<\/p>\n<p>L&#8217;Impero ottomano, dopo che Maometto II ebbe conquistato Costantinopoli e i Balcani, e dopo aver minacciato il cuore dell&#8217;Europa sia dal mare che da terra, gi\u00e0 a partire dal XVI secolo era avviato sulla strada della decadenza: incapace di rinnovarsi, di dotarsi di una sua scienza e di una sua tecnica, di sviluppare una sua industria, di incoraggiare la formazione di una classe media capace di soddisfare la domanda interna e di ingaggiare una concorrenza con l&#8217;esterno, nonch\u00e9 di creare una classe di governo tratta dalla stessa dinastia regnante. Mentre, in Europa, i Borboni, gli Asburgo, gli Stuart, gli Hannover, gli Hohenzollern, i Romanov, i Savoia, davano ai rispettivi Paesi non solo i sovrani, ma anche i principi del sangue, ammiragli e generali di prim&#8217;ordine, in Turchia i parenti stretti del sultano venivano barbaramente assassinati per prevenire possibili congiure di palazzo e, con ci\u00f2, i sovrani ottomani si trovavano a regnare in una assoluta, disumana solitudine, circondati solo da eunuchi, giannizzeri e da gran visir che dovevano risponde con la loro testa di ogni eventuale insuccesso (come accadde a Kara Mustaf\u00e0 dopo la sconfitta nella battaglia sotto le mura di Vienna del 1683).<\/p>\n<p>Essi regnavano con il terrore, ma non appresero mai il vero segreto del governo: quello di farsi amare dai sudditi e di sviluppare delle forze sociali sulle quali la monarchia potesse poggiare il proprio potere. Se i Turchi ottomani si fossero trovati nelle condizioni di Venezia, a dover lottare, cio\u00e8, contro un nemico cento volte pi\u00f9 potente, il loro impero sarebbe andato in briciole nel giro di qualche decennio: la loro fortuna fu quella di aver a che fare con degli stati cristiani divisi e perennemente discordi. Sarebbe bastata una lega fra l&#8217;Ungheria, i regni balcanici e Venezia, e la marcia trionfale della Mezzaluna si sarebbe infranta gi\u00e0 nel XV secolo. Pur cos\u00ec disuniti com&#8217;erano, i piccoli regni e principati cristiani dell&#8217;area carpatico-danubiana riuscirono a tenere in scacco gli Ottomani piuttosto a lungo. Il principe di Valacchia, Vlad Tepes, sconfisse pi\u00f9 volte gli eserciti del sultano e si divert\u00ec a far impalare migliaia di prigionieri turchi. Il sovrano ungherese Mattia Corvino non solo li tenne a bada, ma don\u00f2 alla sua patria una stagione gloriosa, sia sotto il profilo politico e militare che artistico e culturale. Nella piccola Albania, Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, umili\u00f2 pi\u00f9 volte l&#8217;arroganza ottomana, facendo mordere la polvere ai suoi &quot;invincibili&quot; guerrieri. Il generale veneziano Marcantonio Bragadin, a Cipro, tenne a bada una marea turca, sotto le mura di Famagosta, con un pugno di difensori, prima di dover cedere e venire catturato e massacrato a tradimento; cos\u00ec come un pugno di navi e di soldati genovesi e veneziani erano stati sufficienti a ritardare la caduta dell&#8217;ormai indifesa Costantinopoli per diversi anni. C&#8217;\u00e8 da chiedersi cosa avrebbe potuto fare l&#8217;imperatore Costantino XI Paleologo, se avesse potuto disporre d&#8217;un vero esercito.<\/p>\n<p>Questo, sul piano strettamente militare. Sul piano economico e tecnologico, l&#8217;Impero ottomano visse come una gigantesca caserma, senza incentivare i mercanti e i produttori, senza promuovere una classe di liberi agricoltori che, oltre a pagare le tasse, fossero cointeressati nella difesa dell&#8217;Impero. Questo perch\u00e9 i sultani non sapevano concepire la propria politica se non in termini di guerra permanente: eredi di una tradizione di nomadi guerrieri, per pi\u00f9 di sei secoli essi non fecero altro che organizzare guerre di conquista, senza farsi amare dai popoli conquistati, e soddisfacendo i bisogni dell&#8217;erario con sempre nuove campagne e sempre nuovi saccheggi: una specie di razzia sistematica e pianificata. Ma quando il sultano Bajazet I si trov\u00f2 a dover affrontare, ad armi pari, dei guerrieri nati come loro, i turco-mongoli di Tamerlano, che, come loro, concepivano la politica come guerra e conquista incessante, furono clamorosamente disfatti nella battaglia di Ancyra del 1402; i vincitori invasero l&#8217;Asia Minore, presero e incendiarono la capitale, Bursa, e catturarono perfino l&#8217;harem del sultano.<\/p>\n<p>Sorge la domanda se un simile stato, un simile impero, non si sia precocemente avviato sulla strada della decadenza proprio a causa della sua mancanza di tensione etica. Ogni grande compagine politica nasce e si sviluppa all&#8217;ombra di una grande idea: per l&#8217;Impero di Alessandro Magno, quell&#8217;idea fu l&#8217;ellenismo, la fusione della cultura greca con quella asiatica; per l&#8217;Impero romano, il diritto, la certezza e la sacralit\u00e0 della legge e il privilegio della cittadinanza, che fu estesa, sotto Caracalla, a tutti gli abitanti dell&#8217;immenso stato; per l&#8217;Impero carolingio, l&#8217;ambizione di far rivivere la gloria dell&#8217;Impero romano, questa volta non su scala mediterranea, ma centro-europea, e sotto l&#8217;egida della religione cristiana. Ma qual era l&#8217;idea che stava alla base dell&#8217;Impero ottomano? Non c&#8217;era nessuna grande idea: solo la brama di conquiste e la folle ambizione dei sultani, il loro cieco delirio di onnipotenza, sostenuto dal fanatismo religioso. Per questo i Turchi furono battuti sotto le mura di Vienna, pur avendo un esercito tre o quattro volte pi\u00f9 numeroso di quello cristiano, e per questo gli ulani di Giovanni Sobieski lo fecero a pezzi a sciabolate: perch\u00e9 quell&#8217;orda di fanatici guerrieri musulmani non era sorretta da alcuna idea veramente grande. La scimitarra non \u00e8 un&#8217;idea, come non lo \u00e8 il feroce prelievo fiscale a danno dei popoli vinti e sottomessi.<\/p>\n<p>Ci sembrano degne di riflessione, al riguardo, le osservazioni svolte dal saggista Alberto Leoni nella sua pregevole monografia \u00abLa Croce e la Mezzaluna. Le guerre tra le nazioni cristiane e l&#8217;Islam\u00bb (Milano, Edizioni Ares, 2002, pp. 211-3):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; In buona sostanza, il sistema ottomano fu schiacciato sotto il peso di una sostanziale immoralit\u00e0 nei fini e nei modi che traeva origine dai costumi dei ghazi, i predoni al servizio dell&#8217;Islam. Il tradizionale soddisfacimento dei bisogni primordiali aveva portato i turchi a razziare l&#8217;intera Europa, privandola di donne e di ragazzi, destinati all&#8217;harem e ai reggimenti di giannizzeri con effetti, alla lunga, perversi: una schiava come la russa Roxelana esercit\u00f2 un&#8217;influenza nefasta sull&#8217;ormai anziano imperatore, spingendolo a sopprimere i successori pi\u00f9 dotati, come il prode Mustaf\u00e0, per far posto a suo figlio, Selim II, denominato l&#8217;Ubriacone. I giannizzeri divennero a mano a mano pi\u00f9 numerosi e potenti, estorcendo sempre maggiori concessioni a sultani sempre pi\u00f9 deboli. L&#8217;usanza, divenuta poi legge, di far strangolare tutti i possibili eredi al trono una volta nominato il nuovo sultano, non esprimeva soltanto un atto barbarico legalizzato unico nella storia: era la rinuncia ottusa alla costituzione di una classe nobiliare principesca che assumesse compiti di comando, come nel caso di don Giovanni d&#8217;Austria. lo stesso rapporto tra il sultano, unico signore, e una massa pi\u00f9 o meno distinta di nobili servi e di miseri schiavi, aveva impedito la formazione di quei corpi intermedi quali furono l&#8217;aristocrazia e la borghesia europee, artefici, insieme ai chierici, della moderna societ\u00e0 occidentale. L&#8217;amore per la guerra, radicato nella cultura ottomana, aveva portato tutta la struttura statale a privilegiare obiettivi immediati, piuttosto che quelli di lungo periodo. Mentre l&#8217;Europa cristiana progrediva incessantemente, pur fra guerre tremende, o nel caos politico e religioso, investendo risorse in arte, scienza e tecnica, i turchi si accontentavano di ingaggiare i tecnici europei senza sviluppare una loro tecnologia o un proprio abbozzo di industria nazionale. &quot;Le galee del sultano erano progettate e costruite da maestri d&#8217;ascia, molti dei quali avevano imparato il mestiere all&#8217;arsenale di Venezia. I migliori cannoni turchi erano gettati da fonditori immigrati; il legno di tasso per gli elaborati archi proveniva dalla Germania meridionale; i lunghi remi per muovere le galee corsare erano contrabbandati da Marsiglia via Algeri.&quot; (Jack Beeching, &quot;La battaglia di Lepanto&quot;, Rusconi, 1989, p. 43). Se \u00e8 vero che i turchi mostrarono una estrema duttilit\u00e0 nell&#8217;applicare i precetti del Corano e furono perci\u00f2 molto pi\u00f9 aperti alle novit\u00e0 del resto del mondo islamico, \u00e8 pur sempre innegabile che la propria tradizione militare e culturale era pi\u00f9 rigida di qualsiasi religione. I giannizzeri, inoltre, erano refrattari a combattere come gli europei, in modo meno eroico ma pi\u00f9 organizzato, e la cavalleria timariota continuava a costituire la maggior parte dell&#8217;esercito campale, con tutti i problemi relativi alla cura dei cavalli e alla dipendenza dalla bella stagione per lo svolgimento delle campagne militari. Come si \u00e8 gi\u00e0 notato, le offensive turche non venivano proseguite nei mesi invernali per evidenti problemi logistici.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Aveva dunque torto Machiavelli, quando teorizzava la netta, radicale separazione fra l&#8217;etica e la politica e riservava a quest&#8217;ultima la pi\u00f9 assoluta libert\u00e0 d&#8217;azione, purch\u00e9 fosse accorta e spietata nella gestione del potere, forte come il leone e astuta come la volpe? I sultani turchi ebbero sia la forza che l&#8217;astuzia, ma ci\u00f2 non valse a far s\u00ec che il loro impero affondasse delle solide radici nelle terre e fra i popoli via via conquistati. Solo le popolazioni musulmane gli erano favorevoli, ma, alla lunga, anche una gran parte di esse &#8212; quelle di stirpe persiana e quelle di stirpe araba &#8212; finirono per stancarsene e per unirsi ai suoi nemici. Le popolazioni cristiane &#8212; gli Armeni, i Greci, i Bulgari, i Serbi &#8211; lo subirono e lo sopportarono, finch\u00e9 ebbero il suo giogo implacabile sul collo; quando si offr\u00ec loro una sia pur minima occasione di scuoterlo, tentarono di farlo, a prezzo di qualunque sacrificio e di ad onta di qualsiasi repressione.<\/p>\n<p>Dobbiamo concludere che la moralit\u00e0, dopo tutto, \u00e8 un elemento decisivo nella vita politica, almeno quando si tratta di costruire un grande progetto, che vorrebbe sfidare i secoli? Anche se la storiografia pi\u00f9 recente vorrebbe convincerci che una simile idea equivarrebbe a ricadere nelle tenebre del Medio Evo, parecchi indizi paiono suggerire una risposta affermativa. Nessuna grande politica pu\u00f2 reggersi soltanto sulla forza o sull&#8217;astuzia. Una grande politica ha bisogno sia di grandi idee, sia di forze produttive adeguate, ossia di una classe dirigente degna di questo nome. Un sultano che governa dal chiuso del suo palazzo, circondato da vili cortigiani e immerso nella lussuria del suo harem, e che sa soltanto far strangolare i parenti stretti e tagliare la testa ai suoi generali sconfitti, non pu\u00f2 essere un vero protagonista della politica, perch\u00e9 resta soltanto un piccolo despota, vizioso e crudele, incapace di utilizzare il suo immenso potere per degli scopi che non siamo miopi e sostanzialmente meschini.<\/p>\n<p>I sultani turchi poco si curavano dell&#8217;arte, della scienza, del progresso; per tutto quel che superava le normali necessit\u00e0 di un popolo di pastori semi-nomadi e di un esercito di razziatori e di predoni, dovevano rivolgesi proprio al nemico cristiano, Fu un rinnegato cristiano a costruire per Maometto II il gigantesco cannone che apr\u00ec la breccia fatale nelle mura di Costantinopoli, nel 1453. Da s\u00e9 soli, i Turchi non sapevano costruire n\u00e9 le navi, n\u00e9 le artiglierie onde affrontare degli eserciti organizzati, cos\u00ec come le loro stamperie non pubblicarono dei libri profani d&#8217;alcun genere fino al XVIII secolo inoltrato, e cos\u00ec come il loro sviluppo industriale fu quasi inesistente e le loro finanze, a partire dal XIX secolo, destinate a cadere nelle mani delle potenze straniere.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che nessuna forza politica pu\u00f2 svolgere un ruolo importante nella storia se non supera l&#8217;orizzonte ristretto e la mentalit\u00e0 rozza ed egoistica proprie del despota conquistatore. Il Reich &quot;millenario&quot; dur\u00f2 appena dodici anni perch\u00e9 i suoi capi non seppero perseguire una grande politica, di ampio respiro; non seppero coinvolgere i popoli conquistati in un disegno pi\u00f9 vasto, anzi, fecero quasi tutto quel che stava in loro per suscitare contro di s\u00e9 lo sdegno e la rivolta dei vinti. Machiavelli, forse, aveva torto: senza un&#8217;etica, la politica \u00e8 destinata a crollare. Nessun principe, per quanto abile e potente, pu\u00f2 compensare un <em>deficit<\/em> di tipo ideale.<\/p>\n<p>L&#8217;Impero ottomano fu, appunto, questo: un grande corpo senza un&#8217;idea e senza un&#8217;etica; un esercito che non serviva alcuna causa pi\u00f9 vasta dell&#8217;ambizione del sultano; e uno stato che viveva in gran parte di sfruttamento e di rapina. Troppo poco, anche se aveva la forza. Gli mancava un&#8217;anima&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Impero ottomano ha conosciuto una fase di rapida ascesa, una stagione di splendore anche&#8217;essa relativamente breve, e poi dei lunghi secoli di decadenza: una decadenza cos\u00ec<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[92],"class_list":["post-27646","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27646","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27646"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27646\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27646"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27646"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27646"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}